ECONOMIA

Mirafiori si ferma ancora il 7 e 8 settembre, l’automotive piemontese cerca la vera ripartenza

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Nuovo stop produttivo a Mirafiori, dove le linee resteranno ferme anche lunedì 7 e martedì 8 settembre. Le due giornate si aggiungono alle sospensioni già previste dal 2 al 4 settembre e riportano l’attenzione sulla situazione dello stabilimento torinese proprio mentre i dati del 2026 mostrano alcuni segnali di recupero per Stellantis. Alla base delle fermate ci sarebbero difficoltà nella disponibilità di componenti destinati alle motorizzazioni, ma per i sindacati resta forte la preoccupazione per le ricadute sui lavoratori e soprattutto sull’indotto piemontese.

Il quadro di Mirafiori è oggi molto diverso rispetto al difficile 2025. Nei primi sei mesi del 2026 dallo stabilimento torinese sono uscite 36.048 vetture, contro poco più di 15 mila nello stesso periodo dell’anno precedente, con una crescita superiore al 135%. A spingere i volumi è soprattutto la Fiat 500 ibrida, affiancata dalla versione elettrica. Il recupero è significativo, ma parte da livelli produttivi particolarmente bassi e non è ancora sufficiente a garantire la piena utilizzazione di un complesso industriale delle dimensioni di Mirafiori. Per l’intero 2026 le stime sindacali indicano una produzione torinese nell’ordine delle 80 mila vetture, al di sotto dell’obiettivo delle 100 mila unità indicato dall’azienda.

Segnali positivi arrivano anche dal quadro nazionale. Nei primi sei mesi dell’anno Stellantis ha prodotto in Italia oltre 252 mila veicoli, con un aumento di quasi il 14% sul 2025. La crescita delle sole automobili sfiora il 28%, mentre resta più debole il comparto dei veicoli commerciali. Anche sul fronte delle vendite il gruppo sta recuperando terreno: nei primi otto mesi del 2026 Stellantis ha immatricolato in Italia circa 341 mila vetture, il 14% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, conquistando una quota superiore al 30% del mercato. Complessivamente, le immatricolazioni italiane sono aumentate dell’8,5%, anche se rimangono ancora sensibilmente inferiori ai livelli precedenti alla pandemia.

Per Torino, tuttavia, la partita va ben oltre Mirafiori. Il Piemonte conserva la più importante concentrazione italiana della componentistica automotive, con circa 717 imprese, quasi 60 mila addetti e un fatturato vicino ai 20 miliardi di euro. È un patrimonio industriale enorme, ma sottoposto a una trasformazione profonda. Negli ultimi anni sono diminuiti fatturato, occupazione ed esportazioni del settore, mentre molte aziende rimangono fortemente dipendenti dalle commesse di Stellantis e dalla produzione di componenti legati alle motorizzazioni tradizionali.

Torino accoglie la community internazionale di ESCP

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La community di ESCP, al fine di accompagnare i nuovi studenti del Bachelor in Management e del Master in Management all’inizio del loro percorso in Italia, propone un programma di appuntamenti tra orientamento, inclusione, sport e networking, pensato per favorire occasioni di incontro, condivisione e nuove connessioni, a cui hanno già aderito 1.334 studenti provenienti da 79 Paesi, a conferma della forte vocazione internazionale del progetto.

“Il rapporto con il territorio è parte integrante della nostra identità come istituzione internazionale – ha commentato Alberta Di Giuli, Professoressa di Finanza e Dean di ESCP Torino – ogni anno accogliamo studenti provenienti da Paesi, culture e contesti diversi, creando a Torino un ambiente naturalmente aperto al confronto e allo scambio. La presenza di questa community porta in città nuove tradizioni, sensibilità e punti di vista, che entrano in dialogo con la cultura e l’identità del territorio. È proprio dall’incontro tra queste diversità che nasce una comunità capace di amalgamarsi e arricchirsi reciprocamente. Vogliamo che i nostri studenti possano conoscere la città, lasciarsi ispirare dalle sue persone e dal suo patrimonio e, allo stesso tempo, contribuire con le proprie esperienze e prospettive.  La relazione con il territorio deve essere uno scambio, in cui Torino entra nel percorso e nel bagaglio di chi la vive, mentre la presenza internazionale degli studenti contribuisce a portare nuove energie e contaminazioni alla città. È da questo incontro che nascono nuove connessioni e un arricchimento reciproco tra la nostra comunità internazionale e Torino”.

I numeri e i dati della partecipazione sono notevoli: 26 Paesi dell’Unione Europea e 53 extra-UE. Francia (28,9%) e Italia (25,1%) sono i Paesi più rappresentati, seguiti da Germania (6,8%), Stati Uniti (4%) e Cina (3,3%). Tra gli studenti provenienti da Paesi extra-UE, gli Stati Uniti rappresentano il 26,56%, seguiti da Cina (22%), Marocco (12,03%), India (10,37%) e Turchia (8,71%). Un mosaico di esperienze, prospettive e background che contribuisce ogni anno alla vita del Campus e al dialogo con la città.

Gli eventi di benvenuto che accompagnano i nuovi studenti alla scoperta della vita in ESCP, alternano momenti di orientamento, formazione e socializzazione. Tra gli appuntamenti centrali, la Student Experience Fair che riunisce dipartimenti, servizi e realtà partner della Business School, offrendo agli studenti una panoramica delle opportunità e delle attività che li accompagneranno durante il percorso accademico.
In parallelo alla fiera, all’aiuola Balbo, gli studenti hanno condiviso un momento di relax all’aperto tra pizza, gelato e caffè con prodotti del territorio: un modo informale per raccontare Torino attraverso alcune delle sue eccellenze.
Accanto alle attività di networking, il programma ha previsto workshop e incontri dedicati agli strumenti utili per affrontare il nuovo percorso universitario, come lo Study Skills Workshop, dedicato all’organizzazione dello studio e degli impegni accademici. Spazio anche ai temi della diversità, dell’inclusione e della gender equality durante l’Inclusion & Diversity Day, con un Business Theatre dedicato ai temi del sessismo e della parità di genere e il workshop “Toward the Other”, pensati per favorire il confronto e il dialogo tra gli studenti.
Gli eventi di welcome hanno portato gli studenti anche sulle rive del Po, con una Giornata dello Sport presso Amici del Fiume. Rowing, beach volley, tennis, calcio e yoga hanno offerto occasioni per conoscersi, fare squadra e vivere insieme uno degli spazi naturali più caratteristici della città. La giornata si è conclusa con un aperitivo di networking e le premiazioni dei team vincitori.
Il calendario degli eventi di benvenuto si concluderà al Monte dei Cappuccini, con una serata che riunirà gli studenti in uno dei luoghi più suggestivi della città, con la Mole e Torino sullo sfondo.

Mara Martellotta

Coldiretti Piemonte, richiesta Tavolo Verde in Regione

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 Per adottare urgentemente ogni azione al fine di evitare ulteriori penalizzazioni per l’emergenza siccità

“Con l’emergenza siccità, che prosegue, è necessario adottare tutte le misure che consentono di salvaguardare le realtà produttive anche attraverso provvedimenti straordinari”. È quanto afferma Coldiretti Piemonte, che ha chiesto la convocazione del Tavolo Verde tramite una specifica lettera all’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni.

“Sono già significativi i danni alle produzioni di quest’annata, situazioni che ovviamente si riflette sul reddito delle imprese e sulla tenuta di importanti settori produttivi regionali – hanno fatto notare Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale – il fondo AgriCat è solo il primo tassello attraverso il quale attivare una rete di effettivo supporto al tessuto imprenditoriale piemontese. Poiché l’emergenza in atto rischia di generare ulteriori ripercussioni nelle varie realtà produttive, è urgente, come già richiesto, adottare ogni provvedimento possibile, che consenta di giungere al riconoscimento dello stato di calamità naturale. Al fine di approfondire i diversi aspetti connessi con lo stato di emergenza in atto, e fornire agli operatori del settore puntuali indicazioni, e urgentemente la Regione convochi, come abbiamo sollecitato, un Tavolo Verde. Ribadiamo, come già più volte fatto, che resta necessario lavorare con una programmazione e pianificazione per ammodernare una rete idrica che disperde una quantità inaccettabile di acqua, al fine di incrementare la capacità di stoccaggio e non arrivare sempre ad operare in emergenza”.

M.M.

Piemonte, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia e Veneto insieme per le politiche economiche

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Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto e imprese mettono a sistema una strategia condivisa sulle politiche industriali. I primi obiettivi sono il censimento e la mappatura del Distretto e credito per le imprese

 Non una semplice interlocuzione tra territori, ma il tentativo di costruire una voce comune del sistema economico e produttivo del Nord. Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto avviano una nuova fase di collaborazione attraverso una ‘Cabina di Regia delle Regioni del Nord’, con l’obiettivo di coordinare le rispettive politiche economiche e industriali e, soprattutto, di rendere più strutturato ed efficace il confronto con il Governo e con la Commissione europea.

La costituzione della Cabina di Regia arriva dopo l’incontro del 30 giugno a Milano tra gli assessori allo Sviluppo economico delle cinque Regioni: Andrea Tronzano (Piemonte), Vincenzo Colla (Regione Emilia-Romagna), Alessio Piana (Liguria), Guido Guidesi (Lombardia) e Massimo Bitonci (Veneto). Un confronto che ha consentito di entrare nel merito delle questioni sulle quali i territori stanno già lavorando e che, proprio per la loro rilevanza strategica, possono essere affrontate con una prospettiva comune. Nella giornata odierna tenutasi a Torino, nel Palazzo della Regione Piemonte, la Cabina di regia ha lanciato la grande scommessa su cui si lavorerà da subito: l’istituzione del Distretto unico della manifattura del Nord con l’intento di essere propositivi nelle relazioni con il Governo italiano e nei confronti della Commissione Europea.

La posta in gioco è significativa. Nel loro insieme, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto rappresentano una componente del sistema economico italiano che contribuisce a più della metà del Pil nazionale. Un peso economico che, nelle intenzioni dei promotori della Cabina di Regia, può tradursi in un contributo ancora più qualificato alla definizione delle politiche industriali, economiche ed energetiche del Paese e dell’Unione europea.

Dalle aree industriali al credito: una piattaforma ampia

Il lavoro avviato dalle cinque Regioni non si limita a un singolo dossier. Al contrario, l’agenda condivisa abbraccia alcuni dei principali nodi che riguardano oggi la competitività del sistema produttivo.

Tra i temi individuati ci sono innanzitutto le aree di accelerazione industriale, insieme agli strumenti territoriali come le Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS), la Zona Logistica Semplificata (ZLS) e le Reti innovative regionali (RIR), il rafforzamento delle filiere industriali e le misure di sostegno agli investimenti. L’obiettivo è capire come rendere più efficace l’utilizzo di questi strumenti, favorendo nuovi insediamenti, rafforzando quelli esistenti e creando condizioni più favorevoli per gli investimenti produttivi.

Altro capitolo centrale è quello dell’accesso al credito. Sul tavolo ci sono la moratoria dei mutui, il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI e, più in generale, gli strumenti necessari a garantire alle imprese condizioni di finanziamento adeguate in una fase nella quale costo del denaro, investimenti e transizione industriale sono strettamente collegati.

La questione riguarda soprattutto il tessuto delle piccole e medie imprese, che costituisce una parte essenziale delle filiere produttive del Nord. Da qui anche l’attenzione alle certificazioni delle PMI e delle filiere industriali, considerate uno degli strumenti attraverso cui rafforzare qualità, affidabilità e capacità competitiva delle imprese.

La sfida dopo il PNRR: innovazione, ricerca e talenti

Un altro terreno sul quale le cinque Regioni intendono coordinarsi è quello dell’innovazione.

Il tema è particolarmente rilevante per un territorio nel quale convivono grandi gruppi industriali, PMI, università, centri di ricerca e filiere altamente specializzate. La questione, dunque, non è soltanto quella di sostenere la nascita di nuove tecnologie, ma di riuscire a trasferirle concretamente nei processi produttivi, aumentando produttività e competitività delle imprese. Un nuovo modello a sistema per essere competitivi anche nell’attrarre e trattenere i talenti. In questo quadro, la collaborazione tra le Regioni può assumere un valore politico preciso: evitare la frammentazione degli interventi e provare a costruire una massa critica sufficiente per competere con i grandi ecosistemi industriali europei.

Aiuti di Stato e dimensione d’impresa: il nodo delle regole europee

La partita non si gioca però soltanto sul terreno delle risorse. Una parte decisiva riguarda infatti le regole.

Tra i temi individuati c’è la revisione del regime degli aiuti di Stato, a partire dal de minimis, insieme alla questione del dimensionamento delle imprese.

La possibilità di intervenire sulle imprese, sostenerne gli investimenti e accompagnarle nei processi di trasformazione dipende quindi anche dal quadro regolatorio europeo. Per le cinque Regioni, il confronto con Bruxelles diventa inevitabilmente parte integrante della strategia.

Lo stesso vale per gli IPCEI di natura nazionale, strumenti attraverso i quali sostenere progetti strategici e tecnologicamente avanzati. Anche in questo caso il coordinamento tra territori può servire a costruire proposte più forti e coerenti rispetto alle singole iniziative regionali.

Casa, Torino recupera terreno: prezzi su del 17,4% negli ultimi cinque anni

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Nel lungo periodo il mattone torinese resta sotto i livelli di vent’anni fa, ma i dati più recenti indicano una netta inversione di tendenza. Milano continua invece a correre e si conferma un caso a parte tra le grandi città italiane

Il mercato immobiliare italiano ha cambiato più volte direzione negli ultimi vent’anni e Torino ne rappresenta bene l’andamento. Se si guarda al lungo periodo, infatti, i prezzi delle abitazioni nel capoluogo piemontese risultano ancora inferiori del 26,9% rispetto a vent’anni fa. Negli ultimi cinque anni, però, la situazione è decisamente cambiata: i valori sono cresciuti del 17,4%, una performance superiore alla media nazionale.

È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, che ha messo a confronto l’andamento dei prezzi delle abitazioni in Italia e nelle quattro grandi città di Milano, Napoli, Roma e Torino, prendendo come riferimento periodi di venti, dieci e cinque anni.

Il dato di lungo periodo restituisce gli effetti delle diverse fasi attraversate dal mercato, a cominciare dalla crisi immobiliare iniziata nel 2007. Complessivamente, in Italia, rispetto a vent’anni fa le abitazioni hanno perso il 24,1% del loro valore. Tra le città considerate, la contrazione più consistente riguarda Napoli, con il -32,4%, seguita da Roma con il -29,8% e Torino con il -26,9%.

A distinguersi nettamente è Milano, unica delle quattro città ad avere oggi valori superiori a quelli di vent’anni fa: nel capoluogo lombardo l’incremento raggiunge infatti il 25,1%.

Lo scenario cambia radicalmente restringendo l’analisi all’ultimo decennio. In Italia i prezzi sono aumentati mediamente del 16,7%. Milano guida ancora la classifica con un balzo del 59,2%, mentre Napoli registra un +17,1%. Più contenuto il recupero di Torino, pari all’8,7%. Roma rimane invece leggermente in territorio negativo, con una variazione del -1,2%.

Sono soprattutto gli ultimi cinque anni a mostrare la nuova fase del mercato torinese. In questo periodo il prezzo delle abitazioni in città è cresciuto del 17,4%, contro una media italiana del 16%. Tra le quattro metropoli esaminate, Torino è seconda soltanto a Milano, dove l’aumento raggiunge il 22,3%. Seguono Napoli con il 15,9% e Roma con il 9,7%.

Il quadro che emerge è quindi quello di una Torino che non ha ancora recuperato le quotazioni di vent’anni fa, ma che negli anni più recenti ha mostrato una rivalutazione significativa del patrimonio residenziale.

“L’analisi su diversi archi temporali – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – evidenzia come il mercato immobiliare residenziale italiano abbia attraversato fasi molto diverse. Se il confronto a vent’anni mostra una contrazione dei valori generalizzata, incorporando la crisi iniziata nel 2007, gli ultimi dieci e cinque anni rivelano una ripresa più marcata, soprattutto in alcune grandi città. Milano si distingue per continuità e intensità della crescita, mentre Torino evidenzia negli ultimi anni un recupero significativo.

Due elementi rendono particolarmente interessante il caso di Milano nel confronto con Napoli, Roma e Torino: dopo la diminuzione dei prezzi iniziata nel secondo semestre del 2007, in linea con il dato nazionale, il capoluogo lombardo è stato il primo a invertire la tendenza, registrando una fase di stabilità già nel secondo semestre del 2016. Inoltre nel 2020, anno segnato dalla pandemia, Milano è stata l’unica tra le quattro città considerate a rilevare prezzi ancora in aumento”.

Variazione prezzi 20 anni 10 anni 5 anni
Italia -24,1% +16,7% +16,0%
Milano +25,1% +59,2% +22,3%
Napoli -32,4% +17,1% +15,9%
Roma -29,8% -1,2% +9,7%
Torino -26,9% +8,7% +17,4%

Fonte: Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

Più giovani nel sistema produttivo piemontese. La Regione punta sulla formazione tecnica

Una filiera della formazione tecnica superiore sempre più forte, capace di offrire ai giovani competenze specialistiche e di rispondere alla crescente domanda di professionalità del sistema produttivo piemontese. La Regione Piemonte rafforza la programmazione 2026-2029 con quasi 6 milioni di euro di risorse aggiuntive, portando l’investimento complessivo da 42,31 a 48,25 milioni di euro.

È quanto prevede la delibera approvata dalla Giunta regionale, che integra le risorse già stanziate per la programmazione dell’offerta formativa regionale del Sistema di Formazione Tecnica Superiore. Complessivamente, 40,57 milioni di euro saranno destinati alle attività degli ITS Academy, mentre 7,68 milioni finanzieranno i percorsi IFTS.

L’integrazione, pari a 5,94 milioni di euro, deriva dalle nuove risorse assegnate al Piemonte dal Ministero dell’Istruzione e del Merito attraverso il Fondo per l’istruzione tecnologica superiore e consentirà di rafforzare ulteriormente il sistema regionale: 3,45 milioni di euro saranno destinati al potenziamento dellofferta formativa degli ITS Academy, mentre 2,49 milioni di euro di risorse premiali sosterranno la gestione, il funzionamento e la sostenibilità delle Fondazioni ITS Academy piemontesi.

Una scelta che si inserisce in una programmazione più ampia con la quale la Regione punta a consolidare una vera e propria filiera della formazione tecnica superiore, attraverso percorsi fortemente orientati all’acquisizione di competenze specialistiche e costruiti per mantenere uno stretto raccordo con l’evoluzione del mercato del lavoro e con i fabbisogni professionali delle imprese.

ITS Academy e IFTS rappresentano infatti due componenti strategiche di questa filiera: percorsi differenti per durata, caratteristiche e livello di specializzazione, ma accomunati dalla capacità di avvicinare formazione e mondo produttivo e di offrire ai giovani strumenti concreti per costruire il proprio futuro professionale.

«Vogliamo costruire in Piemonte una filiera della formazione tecnica sempre più forte e riconoscibile, capace di accompagnare i nostri ragazzi dalla formazione alle competenze e dalle competenze al lavoro. ITS Academy e IFTS sono due strumenti diversi, ma fanno parte della stessa visione: offrire percorsi di qualità, vicini alle esigenze delle imprese e capaci di creare opportunità concrete per i giovani» dichiara l’assessore regionale all’Istruzione e Merito, Formazione professionale e Diritto allo Studio universitario Daniela Cameroni.

«Portare l’investimento complessivo a oltre 48 milioni di euro conferma quanto crediamo in questa direzione: il Piemonte è una terra che produce e innova, per questo motivo ha bisogno di competenze tecniche sempre più qualificate. Il nostro compito è fare in modo che formazione e lavoro continuino ad avvicinarsi, dando ai ragazzi la possibilità di scegliere percorsi validi e alle nostre imprese le professionalità necessarie per continuare a crescere» conclude Cameroni.

Coldiretti Piemonte: Unione Europea, dal 3 settembre stop alla carne brasiliana

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Dal 3 settembre l’Europa chiude le porte a carne e altri prodotti di origine animale brasiliana che non garantiscono il rispetto delle stesse regole imposte agli allevatori europei. Si tratta di una vittoria figlia della battaglia condotta da Coldiretti e Filiera Italia in Italia e a Bruxelles per affermare il principio di reciprocità.  Non una battaglia contro il commercio Internazionale,  ma contro la concorrenza sleale che per troppo tempo ha preteso dagli agricoltori europei gli standard più elevati al mondo consentendo, allo stesso tempo, l’ingresso di prodotti che non offrivano garanzie equivalenti.

“Una decisione che segna un principio fondamentale: non può esserci tutela del reddito degli agricoltori né della salute dei cittadini se nel mercato europeo entrano prodotti ottenuti  secondo standard diversi e meno rigorosi rispetto a quelli richiesti alle nostre imprese – affermano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte , e Bruno Rivarossa, delegato confederale – È la dimostrazione che la reciprocità non è uno slogan, ma può e deve diventare il criterio sul quale costruire la politica commerciale europea. Ai nostri allevatori sono richiesti ogni giorno investimenti e regole rigorose sulla tracciabilità, sul benessere animale  e sulla sicurezza alimentare. Non è più  accettabile che gli stessi obblighi scompaiano quando il prodotto arriva da migliaia di km di distanza. Con lo stop, quindi, difendiamo le nostre razze autoctone, il lavoro degli imprenditori e la salute dei cittadini”.

Dopo le denunce e le mobilitazioni di Coldiretti e Filiera Italia, l’Unione Europea ha finalmente verificato sul campo la capacità del sistema brasiliano di rispettare norme comunitarie. Dal 3 settembre il Brasile non figura, dunque, tra quelli autorizzati per l’ingresso nell’Unione di una serie di prodotti di origine animale, tra cui carni bovine, pollame, miele e prodotti dell’acquacoltura.

“Il commercio è un’opportunità solo quando avviene a condizioni eque, chi vuole vendere alimenti sul mercato europeo deve garantire gli stessi standard degli agricoltori europei. Ci auguriamo che quanto successo con il Brasile, venga attuato anche con il grano canadese trattato in preraccolta con glifosato, secondo pratiche non consentite agli agricoltori italiani, e per tutte quelle formule che non tengono conto delle regole a cui adempiono le nostre produzioni. Lo stop al Brasile dimostra che cambiare le regole è possibile. Ora l’Europa deve trasformare questa decisione in un principio generale che preveda stesse regole, stessi controlli e stesse garanzie per tutti i prodotti che arrivano sulle tavole dei cittadini europei – concludono Brizzolari e Rivarossa”.

Mara Martellotta

A Torino torna il Festival Internazionale dell’Economia. Qual è il futuro dello stato sociale?

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Dal 22 al 25 ottobre oltre 130 appuntamenti. Tra gli ospiti sei Premi Nobel per l’Economia. Da quest’anno la manifestazione si sposta in autunno

Sarà “Salvare lo stato sociale” il tema della quinta edizione del Festival Internazionale dell’Economia, in programma a Torino dal 22 al 25 ottobre 2026. La manifestazione, curata da Editori Laterza, Collegio Carlo Alberto e Torino Local Committee, con la direzione scientifica di Tito Boeri, cambia collocazione nel calendario e da quest’anno si svolgerà in autunno, con l’obiettivo di favorire una maggiore partecipazione di studenti, università e imprese.

Al centro dei quattro giorni ci sarà il futuro del welfare state europeo, chiamato ad affrontare trasformazioni che ne mettono alla prova sostenibilità ed efficacia: invecchiamento della popolazione, crisi demografica, globalizzazione, immigrazione, cambiamento climatico e aumento delle spese militari legato alle tensioni internazionali. Il Festival proverà a interrogarsi sulle possibili riforme necessarie per continuare a garantire protezione sociale, riduzione delle disuguaglianze e sostegno alle fasce più fragili.

Il programma prevede oltre 130 appuntamenti gratuiti e aperti al pubblico, tra lecture, dialoghi, confronti, incontri con gli autori, approfondimenti storici e iniziative dedicate al rapporto tra economia e cinema. A Torino arriveranno economisti, sociologi, demografi, scrittori e studiosi provenienti da diversi Paesi.

Particolarmente significativa la presenza di sei Premi Nobel per l’Economia: Philippe Aghion, David Card, Joel Mokyr, James A. Robinson, Alvin Roth e Michael Spence.

Per Tito Boeri, lo stato sociale rappresenta uno degli elementi distintivi dell’identità europea e una conquista che oggi deve essere non soltanto difesa, ma anche riformata per rispondere ai nuovi rischi economici e sociali. Una riflessione che assume un significato particolare anche per Torino e il Piemonte, territori alle prese con l’invecchiamento della popolazione e importanti trasformazioni demografiche.

Novità dell’edizione 2026 sarà inoltre il gemellaggio con Jéco – Les Journées de l’Économie di Lione, uno dei principali festival francesi dedicati alla divulgazione economica, nato nel 2008.

 

Tra i protagonisti: i Premi Nobel Philippe Aghion, David Card, Joel Mokyr, James A. Robinson, Alvin Roth
e Michael Spence. Oltre a Alan Auerbach, François Bourguignon, Pierre Cahuc, Marco Cappato,
Gianrico Carofiglio, Bea Cantillon, don Luigi Ciotti, Piero Cipollone, John Cochrane, Carlo Cottarelli,
Maurizio Ferrera, Maurizio Ferraris, Raffaele Fitto, Elsa Fornero, Sara Gama, Matthew Gentzkow, Vera
Gheno, Paolo Giordano, Gian Maria Gros-Pietro, Jonathan Gruber, Gordon Hanson, Hilary Hoynes,
Margarita León, Matteo Maggiori, Franca Maino, Branko Milanović, Magne Mogstad, Maurice
Obstfeld, Pier Carlo Padoan, Nando Pagnoncelli, Luca Pancalli, Fabio Panetta, Giōrgos Papandreou,
Antonio Patuelli, Giuseppe Remuzzi, Cecilia Sala, Chiara Saraceno, Matteo Saudino, Fiona Scott
Morton, Guido Tabellini, Philippe Van Parijs, Silvia Vannutelli, Gianluca Violante, Ignazio Visco, Luigi
Zingales.

 

Pignatelli Day: un grande successo con oltre 500 visitatori

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Venerdì 28 agosto nei campi di Fondazione Podere Pignatelli si è svolta una giornata dedicata a confronto varietale e tecniche di coltivazione di mais e soia

Venerdì 28 agosto a Villafranca Piemonte, presso la Fondazione Podere Pignatelli, si è svolto il tradizionale appuntamento annuale del Pignatelli Day, patrocinato da Regione Piemonte, le cui protagoniste sono state due colture centrali per l’agricoltura piemontese: mais e soia. Un evento organizzato in collaborazione con CAPAC e DISAFA (Università degli Studi di Torino), che ha offerto a tutti i presenti l’opportunità di confrontarsi con esperti e tecnici del settore sull’introduzione di nuovi ibridi di mais e varietà di soia, oltre che su metodi di coltivazione, strategie di difesa e produttività delle colture.

Un evento che quest’anno ha coinvolto 24 espositori e attratto un numero altissimo di persone: a visitare i campi sperimentali sono state oltre 500 persone tra agricoltori, tecnici e ricercatori, che hanno avuto anche l’opportunità di conoscere macchinari all’avanguardia e altri strumenti utili nella gestione delle colture.

Amedeo Reyneri, Presidente della Fondazione Podere Pignatelli, ha rimarcato che: “la giornata di oggi, che è stata così partecipata, porta grande valore al territorio, perché è un momento di grande comunicazione diretta da parte della Fondazione verso le aziende agricole. Viviamo in un tempo in cui le informazioni sono spesso mediate, un fatto che porta a sentire sempre di più la mancanza di confronti personali, diretti, dialogati. Questa giornata è l’occasione in cui Fondazione Podere Pignatelli comunica direttamente con gli agricoltori, con dimostrazioni pratiche in campo e quindi ponendosi come punto di riferimento e interlocutore reale”.

Paolo Colombatto, Direttore della Fondazione, ha affermato: “quest’anno abbiamo anticipato l’evento di oltre una decina di giorni, a causa di una campagna molto calda e siccitosa, che ha messo a dura prova le colture in campo. Questo è un sintomo inequivocabile del cambiamento climatico, a cui Podere Pignatelli risponde proponendo strategie efficaci di mitigazione e ricerca continua sul confronto varietale e sulle tecniche di coltivazione. Oggi sono stati presentati più di 90 ibridi di mais delle principali ditte sementiere e 40 varietà di soia, con molte novità: numeri importanti, che dimostrano pienamente il valore della ricerca in campo agricolo”.

L’evento è stato inoltre l’occasione per presentare l’avanzamento di alcuni progetti finanziati in ambito CSR dalla Regione Piemonte e promossi dalla Fondazione in collaborazione con partner del territorio: RADICE, che accompagna la cerealicoltura piemontese verso un modello agricolo più sostenibile e resiliente, GO-FITO, che propone strategie alternative di difesa dalle malattie, e SMARTech, che propone tecnologie di precisione nelle attività agronomiche.

Attività realizzata nell’ambito del progetto “AGRODEMO” finanziato con fondi FEASR – CSR 2023/2027 della Regione Piemonte – Intervento SRH05 – Azioni dimostrative per il settore agricolo – Bando 1/2023

Fiat, comincia l’era Belloni: Torino guarda (con apprensione) al futuro di Mirafiori

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Dal 1° settembre Arnaud Belloni assume la guida di Fiat, Abarth e Lancia, insieme alla responsabilità del marketing di Stellantis in Europa.

Il manager francese prende il posto di Olivier François, protagonista degli ultimi quindici anni del marchio torinese, destinato a proseguire la collaborazione con il gruppo come Strategic Advisor dopo un periodo di affiancamento.

Per Fiat si apre una nuova fase, che interessa direttamente anche Torino e il Piemonte: la questione principale sarà verificare se la ripartenza della 500 Hybrid rappresenterà soltanto una risposta alla fase di difficoltà oppure il primo passo verso nuovi investimenti e altre produzioni capaci di garantire prospettive più solide a Mirafiori e all’indotto piemontese. C’è un clima di apprensione ma anche di cauto ottimismo. La novità è lo stop produttivo alle Carrozzerie di Mirafiori. Infatti Stellantis ha comunicato ai delegati sindacali che le linee resteranno ferme mercoledì 2, giovedì 3 e venerdì 4 settembre per  mancanza di componenti dei motori della Fiat 500 ibrida.

Belloni arriva all’incarico con una lunga esperienza nell’automotive e una conoscenza già consolidata dell’universo oggi riunito sotto Stellantis. Il cambio al vertice avviene mentre Fiat è impegnata a rafforzare la propria offerta e a trovare un equilibrio tra motorizzazioni elettriche e ibride, nuovi modelli e necessità di recuperare volumi sul mercato europeo.

Da Torino l’attenzione è rivolta soprattutto a Mirafiori, dove il 2026 ha portato un’inversione di tendenza rispetto alla pesante contrazione degli anni precedenti. A trainare la ripresa è soprattutto la 500 Hybrid, insieme alla versione elettrica. Tra gennaio e giugno sono uscite dalle linee torinesi poco più di 36 mila vetture, contro circa 15.300 nello stesso periodo del 2025. Un recupero importante che ha permesso di aumentare l’attività produttiva e di procedere anche con nuovi inserimenti di personale.

Non tutti i problemi, però, possono considerarsi risolti. Il traguardo delle 100 mila vetture inizialmente indicato per il 2026 appare difficile da raggiungere e rimane aperta la questione della capacità produttiva ancora disponibile nello stabilimento, anche in seguito alla riduzione dell’attività legata a Maserati. Da qui la richiesta, avanzata da tempo dai sindacati, di destinare a Torino un ulteriore modello.

Qualche segnale favorevole arriva intanto dal mercato automobilistico nazionale. Nei primi sette mesi del 2026 le immatricolazioni in Italia hanno superato quota 1,06 milioni, con una crescita dell’8,9% rispetto all’anno precedente. A luglio Stellantis, comprendendo anche Leapmotor, si è attestata intorno al 26% del mercato italiano.

Il futuro di Mirafiori interessa comunque un’area molto più vasta dello stabilimento. Torino e il Piemonte conservano una filiera automotive di primo piano, formata da aziende della componentistica, dell’ingegneria, della progettazione e dei servizi. La tenuta dei volumi produttivi può quindi avere effetti diretti su una parte rilevante del sistema industriale regionale.