#GiùLeManiDallInformazione
Questa mattina, in piazza Castello a Torino, contemporaneamente a tante altre piazze italiane la Federazione nazionale della Stampa italiana ha organizzato il flash mob #GiùLeManiDallInformazione, aperto non soltanto ai giornalisti, ma anche a cittadini e associazioni che “considerano l’informazione un bene essenziale per la democrazia”. All’iniziativa ha aderito il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. «Ritrovarsi in piazza contemporaneamente – spiega Raffaele Lorusso, segretario generale
della Fnsi – significa respingere tutti insieme attacchi volgari e inaccettabili contro l’informazione e i giornalisti. Ormai non si tratta più di episodi isolati, ma di azioni mirate a screditare una categoria di professionisti con lo scopo di disorientare l’opinione pubblica. Una forza politica, il Movimento 5 Stelle, che teorizza il superamento del Parlamento e della democrazia liberale ha messo nel mirino i giornalisti e gli editori perché per realizzare questo
progetto bisogna togliere di mezzo tutti gli organismi intermedi e impedire ai cittadini di conoscere. Soltanto un’informazione debole, docile o assente può consentire alla disinformazione di massa, veicolata attraverso gli algoritmi e le piattaforme digitali, di prendere il sopravvento e di manipolare il consenso e le coscienze dei cittadini. È un disegno al quale bisogna opporsi con forza».
(foto: R. Chiaravalloti – il Torinese)
Il Piemonte vuole gestire la Tav
La Regione Piemonte chiede di acquisire la partnership nella società per la costruzione della Tav, qualora il Governo volesse abbandonarla
Una possibilità da discutere con l’Esecutivo centrale alla luce dell’approvazione odierna, da parte del Consiglio regionale, dell’ordine del giorno sulla “Gestione opere strategiche infrastrutturali conseguenti all’autonomia differenziata”, primo firmatario Andrea Fluttero (FI). A favore i gruppi di maggioranza e opposizione, hanno votato contro M5s, Leu e M5s. Il documento è collegato alla delibera sulla richiesta di autonomia differenziata da parte del Piemonte approvata la scorsa settimana e intende appoggiare il completamento della Torino-Lione nel contesto del più ampio progetto europeo. Infatti, nel caso “il Governo nazionale intendesse interrompere la realizzazione dell’opera”, l’odg impegna l’Esecutivo regionale a chiedere che la Regione possa “acquisire la titolarità italiana dell’opera”. Il documento chiede anche il subentro della Regione nelle quote di proprietà pubblica delle autostrade sul territorio piemontese e delle relative concessioni, affinché i conseguenti ricavi possano rimanere a disposizione dei cittadini piemontesi. Approvato anche un altro ordine del giorno, presentato dal gruppo Leu (primo firmatario Marco Grimaldi), che impegna la Giunta regionale a migliorare le modalità di sottoscrizione e gestione delle concessioni autostradali e a tenere, quindi, in debita considerazione la ripartizione dei relativi utili nei territori su cui sono generati. Il documento chiede anche di arrivare all’eliminazione del pedaggio nella tangenziale di Torino.
(foto: il Torinese)
Nelle emergenze alluvionali di questi giorni, c’è un dramma nel dramma che rischia di essere sottovalutato: quello degli animali
L’allarme viene dal presidente nazionale del Gruppo di interesse economico (Gie) del settore carne della Cia Agricoltori italiani, nonché delegato della stessa Organizzazione al sindacato europeo Copa Carni Bovine di Bruxelles, Roberto Buratto, allevatore di San Carlo Canavese: «Ci sono in questo momento centinaia di stalle e migliaia di capi animali che in tutta Italia stanno vivendo situazioni disperate. Aziende irraggiungibili – osserva Buratto -, animali morti o feriti, approvvigionamenti di mangimi e foraggi difficili da garantire, produzioni compromesse… A differenza delle altre attività – continua Buratto -, gli allevamenti danneggiati dal maltempo non possono sospendere la produzione, tantomeno abbandonare gli animali loro destino. Devono continuare a mungere e raccogliere le uova, provvedere alla cura dei loro capi e tirare avanti in qualche modo, il più delle volte da soli, tra il disinteresse della maggior parte dell’opinione pubblica». Il presidente nazionale di Cia Agricoltori italiani, Dino Scanavino, ha assicurato il pieno appoggio dell’Organizzazione all’iniziativa di Buratto, che rilancia l’appello a promuovere iniziative di solidarietà a favore degli allevatori in difficoltà: «Pensiamo a una task-force di pronto soccorso delle stalle – dice Buratto -, all’allestimento di camion di foraggio da mobilitare all’occorrenza, all’impiego straordinario di veterinari e farmaci d’emergenza… Gli animali sono esseri senzienti, il loro benessere è prioritario per l’allevatore, così come per la comunità, che dovrebbe attivarsi in caso di bisogno. Tutti dovremmo sentirci chiamati a dare una mano, ognuno secondo le proprie possibilità».
Nel cuore dei Balcani
DAL PIEMONTE – Poco più di due decenni fa finiva la guerra in Bosnia, lasciando cumuli di macerie e tanti, troppi morti. Alla tragedia è seguita una pace imperfetta, fatta di prevaricazione e di giustizia negata, di dolore e di speranze strappate via dal disastro di una quotidianità spesso fatta di umiliazioni e privazioni.
“Nel cuore dei Balcani al tramonto del secolo breve”. Questo è il titolo dell’incontro pubblico che si terrà giovedì 15 novembre, dalle 15.00 alle 18.00, nella Sala Scimé di Mondovì (Cn). L’evento è organizzato dalla Città di Mondovì, l’Anpi, il Centro studi Monregalesi, l’Associazione culturale “Gli Spigolatori”, il liceo “Vasco Beccarla Govone”, l’Associazione italiana di Cultura Classica e l’Unidea di Mondovì. Dopo l’introduzione del prof. Stefano Casarino interverranno lo storico Gigi Garelli, direttore dell’Istituto della Resistenza di Cuneo ( “Come ti costruisco il nemico. La regione dei Balcani dal
sogno di Tito all’incubo di Srebrenica”) e il giornalista e scrittore Marco Travaglini , nella foto (“Bosnia, l’Europa di mezzo. Un viaggio tra guerra e pace, tra Oriente e Occidente”). Poco più di due decenni fa finiva la guerra in Bosnia, lasciando cumuli di macerie e tanti, troppi morti. Alla tragedia è seguita una pace imperfetta, fatta di prevaricazione e di giustizia negata, di dolore e di speranze strappate via dal disastro di una quotidianità spesso fatta di umiliazioni e privazioni. Un incontro per capire non solo le ragioni del conflitto, generato dal demone del purismo etnico e del nazionalismo esasperato, ma anche la forza enorme che permette al popolo bosniaco di non scomparire.Durante l’evento saranno proiettate immagini relative alla Bosnia, tra guerra e pace.
Gli orologi cosmici di Miss Bell
“Temevo di essere un po’ provinciale, non abbastanza intelligente per Cambridge. Ero sicura che prima o poi mi avrebbero scoperta e cacciata da questa grande università. Ma fino a quel momento avrei lavorato sodo per dare il meglio di me”; una delle frasi più emozionanti e uno degli insegnamenti più significativi di Jocelyn Bell si riassume certamente in questa frase, che lei pronuncia quando ha già trascinato il pubblico nell’appassionante cavalcata attraverso la pioneristica radioastronomia degli anni Sessanta. E invece la ragazza di allora, venuta dal profondo dell’Ulster, nell’Irlanda del Nord, e infine dottoranda a Cambridge – dove però, nota con squisito humour britannico, si usavano ancora le valvole mentre “giù al Nord”, in Scozia, dove aveva conseguito i precedenti titoli accademici, già si usavano i transistor – era destinata ad entrare nella storia dell’astrofisica. Nel 1968, infatti, nel brusio cosmico e terrestre di segnali radio (e pensate quello che si vede ora, nell’era dei cellulari e delle telecomunicazioni globali), quasi annegati nel rumore di fondo e incisi su chilometri e chilometri di carta millimetrata, la giovane ricercatrice scopre dei deboli segnali di periodicità piccolissima, che sembrano provenire sempre dalla stessa posizione del cielo.
Non sono segnali umani, proprio per via della loro dipendenza dal tempo siderale, quattro minuti più breve del periodo di rotazione terrestre, e non sono neanche, purtroppo o per fortuna, segnali di piccoli omini verdi, visto che non sembrano subire lo spostamento Doppler che un pianeta in orbita attorno ad una stella subirebbe durante la sua rivoluzione.La risposta è rivoluzionaria: Jocelyn Bell ha individuato la prima prova di un segnale proveniente da un oggetto misterioso ed estremo, una stella di neutroni il cui campo magnetico, disallineato rispetto all’asse di rotazione dell’oggetto, è puntato verso di noi.Come un faro nel cielo, che ruota senza sosta, quando uno dei due poli della stella è rivolto verso la terra, le onde radio irraggiate dagli elettroni accelerati nei potentissimi campi magnetici della stella (si consideri che, se un magnete industriale arriva al massimo a 10 Tesla, la stella di neutroni arriva a qualche centinaio di milioni di Tesla) partono per un lungo viaggio nelle profondità del cosmo e arrivano finalmente a noi dopo viaggi di chissà quante migliaia di anni luce. Esperimento e teoria, ancora una volta, mostrano in queste circostanze la forza della loro sinergia: che le stelle di neutroni potessero esistere, era già stato da lungo tempo predetto, almeno da quando la relatività generale si era affacciata al mondo grazie al genio di Einstein.
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La ricetta è questa: prendete una stella di qualche decina di masse solari, un autentico mostro, ma se alzate gli occhi al cielo ne vedrete almeno un paio, famosissime, Betelgeuse e Bellatrix nella costellazione di Orione che, proprio in questo periodo, si alza nel cielo ed Antares nella costellazione dello Scorpione, che invece ci ha lasciato nel primo autunno. Quando, dopo qualche centinaio di milioni di anni di vita, una stella siffatta esploderà, spargerà nel cosmo buona parte degli elementi che il suo nucleo tumultuoso ha sintetizzato e che noi tutti conosciamo così bene, il ferro, l’oro, l’uranio, il calcio, l’ossigeno, mentre il suo nucleo di ferro e silicio sarà così pesante da andare incontro a trasformazioni qui sulla Terra inimmaginabili; durante il collasso, la materia di cui è fatta si trasforma principalmente in neutroni, impacchettati e sottoposti ad una pressione tale da avere la stessa densità di un singolo nucleo atomico, oppure, per farvi un’idea e non lamentarvi più del sovraffollamento in metropolitana, di tutta l’umanità compressa in un ditale da cucito, diventando un gas degenere, l’unico stato della materia che riesce, purché la massa complessiva del nucleo stesso non sia maggiore di due, massimo tre masse solari (e già questi sono valori eclatanti, il nucleo di una stella che da solo è due o tre volte più pesante dell’intero sole), a raggiungere l’equilibrio con la forza di gravità.Se anche questo limite è superato, si entra nel regno di altri oggetti astrofisici “mitici”, tanto per la scienza come per la fantascienza, i buchi neri.Quindi, che le stelle di neutroni potessero esistere era ragionevole pensarlo: il problema era dimostrarlo, considerato che si tratta di oggetti del raggio di venti chilometri (sic!), che non emettono praticamente luce visibile e non hanno fonti di energia interne; sono stelle, ma non brillano, sono stelle ma probabilmente non sono neppure palle di gas, bensì di materia ferrosa solida in superficie. Ci restano due speranze: gli effetti dei campi gravitazionali estremi che, però, cinquant’anni fa la tecnologia non era ancora in grado di rivelare, e il ricco contenuto in ferro, che genera correnti elettriche superficiali ed i potenti campi magnetici responsabili della radiazione emessa dagli elettroni. Jocelyn Bell stana proprio questo segnale, un segnale estremamente regolare, perché la stella, così compatta, ruota a grandissima velocità, in qualche millisecondo in media, al massimo in un secondo, e perde la propria energia rotazionale su tempi lunghissimi; potremmo osservare per anni e secoli una stella di neutroni e il suo segnale si presenterebbe a lungo puntuale all’appuntamento e, solo con misure di altissima precisione, potremmo dimostrare che anche lei, un po’ alla volta, come la pendola della nonna, “si stanca” e rallenta fino a fermarsi, chissà quando, in qualche milione di anni; ecco perché un giornalista del Daily Telegraph suggerisce il nome, che subito funziona, di Pulsating Star, Pulsar per gli amici.
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Più o meno negli stessi anni, si può dire solo qualche metro di lunghezza d’onda più in là, le antenne dei, curioso cortocircuito della storia, Bell Laboratories, compagnia telefonica americana, scopriranno un altro brusio significativo, questa volta nelle microonde: la radiazione di fondo, non più un segnale pulsato e regolare, bensì un segnale elettromagnetico uniforme che proviene dalle profondità del tempo, appena trecentomila anni dopo il Big Bang, ma questa è un’altra storia. Ci si domanderà se Jocelyn Bell abbia vinto il premio Nobel per questo premio, e la risposta è no: lo vinse il suo supervisore ed altri radioastronomi con cui lei ebbe a collaborare. Vi fu chi recriminò rumorosamente per quella che potrebbe apparire un’ingiustizia, ma lei stessa ha smorzato i toni negli anni visto che, effettivamente, il vero cacciatore di pulsar era stato il suo professore ed a lui si doveva il merito dell’avvio della grande campagna radioastronomica; lei era stata nel momento giusto, al posto giusto, anche se dobbiamo riconoscere a lei si deve l’acume e la caparbietà nello scoprire e nell’escludere, metodica come l’altro suddito di Sua Maestà Britannica, Sherlock Holmes, ogni possibile sorgente che non fossero la prima e poi, dopo una nuova ricerca nella mole di dati accumulati, la seconda e la terza stella di neutroni, che si nascondevano in quel segnale. Torto o non torto, a cinquant’anni dalla scoperta, Jocelyn Bell ha ottenuto comunque un grande premio, quello che l’Osservatorio Astronomico, il dipartimento di Fisica e il Museo dell’astronomia hanno voluto celebrare venerdì al Piccolo Regio: l’americano e ricchissimo Breakthrough Prize, che ne commemora la scoperta, capace di scompaginare il mondo, questa più o meno la difficile traduzione della parola breakthrough, e cinquant’anni di illustre carriera. E, anche in questo caso, Jocelyn Bell si è mostrata rivoluzionaria, destinando quasi tre milioni di dollari alla creazione di borse di studio per donne, minoranze e studenti svantaggiati in genere, perché possano perseguire le proprie idee e i propri sogni, un tema straordinariamente attuale, che dimostra come la scienza sappia essere fonte di pace e progresso, riallacciandosi, ancora una volta, con la radioastronomia che le ha dato la fama, nata dalla riconversione dei radar nelle macerie dell’Europa della seconda guerra mondiale.
Andrea Rubiola
Tutti a scuola di gemmologia
DAL PIEMONTE Valenza, da sempre, vuole dire oro e gioielli, in Piemonte, in Italia e nel mondo. E non è stato infrequente il caso che, anche negli anni passati da Torino e provincia ci si sia rivolti agli artigiani orafi valenzani per acquistare dei manufatti o per apprendere l’arte
Si tratta di un’arte che si tramanda ormai da generazioni e di un sapere che è famoso in tutto il mondo. Di qui la necessità di tramandarlo. In questo ambito è nato, sin dagli anni Settanta, il corso di gemmologia che tiene il professor Luciano Orsini e che partirà il 20 novembre prossimo al Laboratorio Speranza Cavenago dell’Istituto Cellini in strada Pontecurone, grazie alla disponibilità della dirigente Maria Teresa Barisio ed al sostegno della Fondazione Cassa di risparmio di Alessandria che, con il presidente Pierangelo Taverna, ha sempre creduto nell’iniziativa. Il corso, completamente gratuito, si ‘snoda’ in ottanta ore settimanali che si svolgono in orario serale, dalle 20.30 alle 22.30, e si concluderà entro l’anno scolastico. Si rivolge ad operatori del settore o amanti della materia – forze dell’ordine, artigiani, commercianti, appassionati della materia – ma anche a persone che si vogliano avvicinare per la prima volta a questo mondo, non avendone una preparazione specifica e si suddivide in lezioni teoriche e pratiche. E, i partecipanti, sono circa una trentina tutti gli anni, molti dei quali non sono soltanto valenzani, ma vengono anche dalle province e delle regioni vicine. Il docente, Luciano Orsini, è molto conosciuto e non soltanto in ambito valenzano ed il suo curriculum parla chiaro: docente per 40 anni di analisi gemmologica al Cellini, docente a contratto al Politecnico di Torino nel master di Ingegneria del gioiello, perito della Camera di Commercio e presso il Tribunale di Alessandria, consultore della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa, nonché autore di diverse pubblicazioni di carattere scientifico, storico ed artisticom da sempre appassionato della materia, pur non essendo ‘figlio d’arte’. “Il corso è nato – spiega – da molteplici richieste degli operatori e dalla necessità di conoscenze specifiche” e si collega con un altro, sulla conoscenza e la tutela dei beni culturali, che Orsini organizza ogni anno in collaborazione con il comando provinciale dell’Arma dei carabinieri, anch’esso prossimo alla partenza. Le lezioni affrontano diversi aspetti della gemmologia, dall’analisi, alla valutazione, alla storia e simbologia delle gemme a esercitazioni rese possibili grazie alla dotazione scientifica del laboratorio. “Certamente i problemi di oggi – dice ancora Luciano Orsini – non sono quelli di quaranta anni orsono: allora la peggior realtà truffaldina potevano essere le sintesi, oggi sono gli abbellimenti artificiali”.
Massimo Iaretti
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Per informazioni ed iscrizioni, tel. Dalle 9 alle 20 ai numeri 340/1280335 o 0131/940163.
Il turismo in Piemonte
– Simona Ricci – Direttore Associazione Abbonamento Musei
– Angelo Pittro – Direttore Lonely Planet Italia
– Francesco Farinetti – Amministratore Delegato Eataly
motivo di grande soddisfazione e orgoglio. Testimonia il lavoro fatto in questi anni e la capacità di guardare al futuro necessaria per far crescere la nostra regione come meta turistica. – ha spiegato il Direttore di Lonely Planet Italia Angelo Pittro – Il Piemonte,
infatti, conserva, accanto alla dinamicità propria delle città manifatturiere e a una tradizione enogastronomica di eccellenza, l’impronta di una antica capitale. Dimora della dinastia sabauda, custodisce intatte residenze reali che, riconosciute dall’Unesco, sono patrimonio universale, in un contesto ambientale di grande fascino.»
della nostra regione, con una selezione gastronomica e a scelta la tessera Abbonamento Musei o la guida Piemonte firmata EDT. In vendita presso Eataly Lingotto, Lagrange, Pinerolo e Monticello. Prezzo al pubblico: 79,90 € (versione con Abbonamento Musei) e 47,90 € (versione con Lonely Planet).
Un vertice franco-italiano tra il ministro dei Trasporti francese Elisabeth Borne e l’omologo italiano Danilo Toninelli è in calendario lunedì’ prossimo. “Sarà l’occasione di rassicurarlo” scrive il quotidiano Ledauphine, citando le intenzioni dell’esponente politica d’oltralpe Borne nei confronti di Toninelli, a proposito della Tav, espresse all’Assemblea Nazionale (la camera francese), nella risposta a un’interpellanza del deputato della Savoia Emilie Bonnivard. Il parlamentare ha chiesto al governo francese di confermare l’impegno assunto sulla Torino-Lione.
Cercansi donatori per il non profit
Dalle 9 alle 18 a Torino, Cuneo e Alba i giovani Talenti del fundraising “reclutano” potenziali donatori per 6 enti non profit
Sabato 10 novembre, dalle 9 alle 18, la Fondazione CRT organizza a Torino, Alba e Cuneo il primo “Disruptive Donor Experience Day”, una giornata interamente dedicata alla promozione del dono con le tecniche innovative della realtà virtuale e della guerrilla marketing. All’insegna della domanda “Conosci l’impatto della tua donazione?”, 60 giovani Talenti del Fundraising – il progetto della Fondazione CRT che offre un percorso di alta formazione per aspiranti professionisti della raccolta fondi – cercheranno di “reclutare” e coinvolgere donatori per 6 importanti realtà non profit del territorio: Gruppo Abele, La Collina degli Elfi, Fondazione Faro, Fondazione Specchio dei Tempi, Fondazione Nuto Revelli, Santuario della Consolata. Le persone potranno vedere concretamente l’impatto delle donazioni “vivendo” le storie di alcuni beneficiari, attraverso esperienze immersive di realtà aumentata e virtuale ed eventi di guerrilla marketing, ideati e realizzati dai Talenti del fundraising. Infatti, secondo gli ultimi dati Doxa (Donare 3.0 – 2018), il 97% dei donatori ritiene importante la trasparenza nella donazione. Sempre di più, la possibilità di verificare la destinazione dei fondi raccolti diventa un criterio indispensabile nella scelta del donatore. Inoltre, il 40% dei non-donatori afferma che il motivo della mancata donazione sta proprio nell’assenza di trasparenza (Fonte: Italiani solidali – Doxa – 2014). “Fondazione CRT lancia per la prima volta una giornata interamente dedicata al dono, portando ‘in strada’ le storie di chi ha beneficiato della generosità delle persone – afferma il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia –. Siamo convinti che il futuro della nostra società vada costruito sulle solide basi del senso di comunità: ciascuno, con il proprio contributo, può essere protagonista attivo di un welfare responsabile che chiama a raccolta tutti, dalle istituzioni ai singoli cittadini”. “La Fondazione CRT ha negli anni incentivato la capacità di raccolta fondi – sottolinea il Segretario Generale della Fondazione CRT Massimo Lapucci –, da una parte mettendo in campo iniziative volte a rafforzare la capacity building delle associazioni, dall’altra attivando percorsi di formazione finalizzati a creare le skills necessarie per promuovere campagne di fundraising: il ‘kit’ di una campagna di successo deve contemplare la misurazione dell’impatto, la vera leva per conquistare la fiducia del donatore”. Con il “Disruptive Donor Experience Day” – #DDEDay – nel centro di Torino si potranno incontrare 5 “alieni” con la t-shirt “Are we human?” che, attraverso un visore, mostreranno il contesto “extra-terrestre” della vita quotidiana in un centro di recupero e la delicatezza delle storie della Comunità del Gruppo Abele; si potranno conoscere, seduti in un salottino allestito ad hoc, i beneficiari della 13esima dell’amicizia della Fondazione Specchio dei Tempi; si potrà colorare e rendere accogliente una stanza dell’Hospice della Fondazione FARO, nonché vivere in prima persona, tramite un visore di realtà virtuale, l’importanza delle cure offerte dalla Fondazione stessa. Sarà per la prima volta visitabile, sempre grazie alla realtà virtuale, il Cantiere Romanico del Santuario della Consolata, monumento simbolo di Torino di cui la Fondazione CRT è storico sostenitore, mentre tutta la giornata si svilupperanno diversi eventi nella piazza adiacente. A Cuneo e a Torino, con la Fondazione Nuto Revelli, grazie alla realtà virtuale, si potrà visitare la borgata dove Nuto Revelli visse e combatté da partigiano. Ad Alba, in occasione della Fiera del Tartufo, rivivrà in piazza la Collina degli Elfi (associazione che ospita famiglie con bimbi malati di cancro che hanno terminato le cure), da cui verranno fatte rotolare 200 palline colorate, scrigni delle storie e delle emozioni di altrettante famiglie beneficiarie, e sarà inoltre possibile provare l’arte-terapia.




