ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 521

Mensa dei poveri, don Adriano Gennari ringrazia i benefattori

Lo storico ‘Pastificio Virgilio’ ha offerto e preparato gratuitamente pasta artigianale per gli indigenti torinesi da Pasqua sino ad agosto.

Da Pasqua ad Agosto un’onda di fresca e genuina generosità ha letteralmente travolto il palato degli oltre 600 indigenti che ogni domenica mattina affollano speranzosi la ‘Mensa dei Poveri’ in Via Belfiore 12, nel cuore di una Torino difficile, inaugurata nel lontano 2008 da Don Adriano Gennari, fondatore dell’Associazione cattolica di Volontariato ONLUS torinese ‘Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione’ per raccogliere un invito alla solidarietà verso gli ultimi lanciato dall’Arcivescovo Cesare Nosiglia.

Lo stimato e seguito sacerdote cottolenghino torinese, noto anche per le preghiere di intercessione in favore di malati e sofferenti che normalmente seguono le sue affollatissime celebrazioni eucaristiche in grado di richiamare migliaia di fedeli da tutta Italia e anche dall’estero, ha parole piene di autentica riconoscenza e viva tenerezza cristiana per i generosi benefattori che, con tanto amore, per più domeniche sino allo scorso agosto hanno offerto e preparato ingenti quantitativi di pasta fresca artigianale di prima qualità, con tanto di succulenti sughi prelibati di ogni genere e gusto.

Un grazie di cuore allo storico ‘Pastificio Virgilio’ di Torino per l’attenzione viva e operosa mostrata nei confronti dei nostri poveri”, esordisce don Adriano.

Che prosegue: “Per la prima volta nella sua lunga storia, la ‘Mensa dei Poveri’ della domenica ha potuto offrire, oltre ai tradizionali e abbondanti sacchetti-pasto, anche primi piatti altrettanto generosi nella quantità e nella qualità. Lodevole e amorevole l’impegno dei cari fratelli Davide Benedetto e Anna Upinot, titolari del pastificio, e di tutti i loro valenti dipendenti che, con altrettanto entusiasmo e spirito di servizio, si sono alternati per una lunga serie di domeniche nel preparare e servire in loco la pasta artigianale gratuitamente offerta. Un esempio concreto di carità cristiana e cultura d’impresa, che testimonia la sensibilità umana e professionale di imprenditori e maestranze capaci di riconoscere entrambi in pieno accordo e operosa sintonia il Signore Gesù nei poveri, e di servirLo in essi. Vi benedico e ricordo tutti in preghiera”, conclude soddisfatto Don Adriano Gennari.

 

 

Miele, cala la produzione

UNCEM CON ASPROMIELE, PREOCCUPATI PER LA PRODUZIONE IN CALO E PER LA MORIA DI API. DA RAFFORZARE IL PIANO D’AZIONE REGIONALE 

Riceviamo e pubblichiamo

Uncem si unisce alle forti preoccupazioni espresse nei giorni scorsi da Aspromiele in merito alla continua moria di api e alla forte riduzione di produzione di miele nell’annata in corso.  Il gran caldo delle ultime settimane di luglio si somma al danno delle gelate primaverili che hanno azzerato la produzione di acacia. Aspromiele ha inviato una nota ai funzionari regionali per chiedere misure a sostegno del settore, mentre ancora si attendono gli esiti delle domande sulla calamità per gelata dell’acacia nel 2017. Uncem ritiene necessario un piano straordinario di sostegno agli apicoltori che disponga di più risorse rispetto a quello varato nei giorni scorsi dalla Giunta regionale del Piemonte. A disposizione, per il triennio 2019-2021, ci sarebbero solo 1,4 milioni di euro. Una cifra troppo bassa, tantopiù visti i calcoli di Aspromiele che stimano in 27 milioni di euro la perdita relativa al miele di acacia. “Nel 2019 il miele di acacia in Piemonte, che rappresenta lo zoccolo duro della produzione, non è stato prodotto, il caldo eccessivo ha compromesso le successive fioriture, penalizzate nella misura del 30-40% anche in montagna”, evidenzia Alberto Fino, produttore a Ostana.

Assistiamo a fenomeni paradossali: api che non volano a causa del caldo, morie, ma anche episodi di “saccheggio” tra famiglie di api. ” Gli apicoltori professionali italiani – evidenzia Fino – sono penalizzati da un lato dalla massiccia importazione di miele dall’est Europa, dall’altro dal dilagante fenomeno dell’abusivismo di chi, dichiarando alveari per autoconsumo, produce e vende senza le dovute autorizzazioni. Sono necessari m aggiori controlli per evitare le produzioni ‘gonfiate’ da nutrizioni stimolanti e tutelare la qualità finale del prodotto”.

Quando la felicità sta nello smartphone

L’indagine di Axess Public Relations: così si evitano anche stress e traumi da rientro

 

SMART SUMMER 2019 : Tra ombrelloni e Wi-Fi per 2 italiani su 3 la felicità sta tutta in uno smartphone

 

Ecco il decalogo per un uso intelligente del telefonino

 

Addio allo stress da vacanza e ai traumi causati dal rientro al lavoro per 2 italiani su 3 il Ferragosto è stato connesso e senza dubbio “Smart”.

 

È “Smart” infatti la parola d’ordine di questa strana estate italiana, sdoganato lo Smart Working che consente di non rinunciare ai primi week end lunghi di vacanze in famiglia – per 2 italiani su 3 è meglio portarsi il lavoro in vacanza piuttosto che rinunciare alle ferie o doverle ridurre ad una sola settimana. È ciò che emerge da un’indagine svolta su un campione di 500 connazionali da Axess Public Relations, una delle prime agenzie di pubbliche relazioni italiane specializzata in ambito Healthcare, Assicurazioni, Non profit.

 

“La cultura del lavoro – commenta Dario Francolino, Presidente di Axess Pulic Relations –, per alcune professioni si è completamente trasformata come osserviamo ormai quotidianamente grazie o per colpa dello Smart Working. Guardiamo il lato positivo, così si evitano anche stress e traumi da rientro”.

 

“Lo smartworking è un vero toccasana per alcune professioni più creative, che non necessitano di lavorare per forza dall’ufficio – commenta Dario Francolino, presidente e General Manager di Axess PR –. È così che si riescono a conciliare le diverse esigenze dei dipendenti tra cui per esempio la possibilità di avere più supporto nella cura dei figli o dei genitori da parte di parenti e amici”.

Se la modalità vacanza al 50% per venire incontro alle esigenze del menage familiare fa bene al dipendente e all’azienda, dall’Istituto Superiore di Sanità (Rapporto Istisan “Esposizione a radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche”) arrivano notizie confortanti circa l’utilizzo prolungato del cellulare, che se usato per oltre dieci anni, non farebbe incrementare il rischio di neoplasie maligne (glioma) o benigne (meningiomi, neuromi acustici, tumori dell’ipofisi o delle ghiandole salivari).

 

In Axess PR il lavoro agile è stato introdotto lo scorso anno ed è stato un percorso naturale proposto a Elena Pescucci, Head of Media Relations.

 

Un tempo solo i liberi professionisti si avvalevano dello Smart Working, mentre da quando le dinamiche del “work life balance” sono entrate a far parte della filosofia aziendale, in molti hanno iniziato ad adottare contratti di lavoro agile e sembra funzionare sia per i lavoratori che per i dirigenti.

 

Il segreto perché funzioni? Adottare sistemi per lavorare da remoto, rispettando il tempo libero dei dipendenti che non devono lavorare h24.

 

“La fiducia e la responsabilizzazione dei dipendenti sono il presupposto fondamentale per l’adozione di questi modelli contrattuali – afferma Francolino – : ognuno ha degli obiettivi, per me non ha importanza dove e come lo fanno, guardo al risultato”.

 

E Pescucci racconta che:”Da quasi un anno lavoro con un contratto di Smart Working e devo dire che la qualità della mia vita è migliorata tantissimo. Sono una persona molto responsabile e scrupolosa, che rispetta le scadenze e sa come raggiungere il risultato prefissato. È vero anche che bisogna creare un rapporto di fiducia tra il dipendente e il datore di lavoro, senza quello non si riesce a lavorare con serenità e in modo profittevole”.

 

In & out per un uso civile dello smartphone, in vacanza, secondo il campione interpellato
  No IN
1 A colazione, pranzo o cena Si, in modalità silenziosa
2 Mai con vivavoce o con suoneria alta Si sulla propria sdraio in modo riservato
3 Mai sotto l’ombrellone o in baita disturbando i vicini Si alternato alla lettura di un buon libro – sembrerete meno social addicted o workaholic
4 Mai durante le passeggiate in montagna o nei centri relax Si per ascoltare musica
5 Mai mentre si sostiene una conversazione con amici, parenti o conoscenti Si per fare poche e discrete foto o video
6 Mai come “diversivo” per calmare i bambini Si per postare sui social le “migliori” foto della vostra vacanza
7 Mai durante spettacoli specie musicali o teatrali, anche se noiosi … Si per stare in contatto con i vostri figli o genitori se lontani – evitate i parenti oltre il limite 1° grado
8 Evitarne maldestri usi subacquei Si per controllare la posta aziendale se siete in modalità Smart Working
9 Mai da documentarista fotografico Si come navigatore su auto
10 No al ristorante Si per creare chat di gruppo tema vacanze con i vostri amici
*Indagine Axess Public Relations

Continua la crescita delle srl

I Dati emersi dall’ “Osservatorio sui bilanci delle SRL” del Consiglio e della Fondazione Nazionale dei Dottori Commercialisti che analizza il trend 2015-2017

ECONOMIA, CONTINUA LA CRESCITA IN ITALIA : IN PIEMONTE GLI ADDETTI AUMENTANO DEL +3,5% E IL FATTURATO SALE DEL +5,5%

Dall’analisi geografica emerge un aumento degli addetti in Molise (+8,4%), mentre per quanto riguarda il fatturato i migliori risultati in Friuli Venezia Giulia (+9,1%), Emilia Romagna (+9%) e Trentino Alto Adige (+8,6%)

 

 

Le SRL italiane sono in salute: crescono gli addetti (+4,3%), il fatturato (+6,9%) e il valore aggiunto (+6,5%). In Piemonte in particolare, gli addetti aumentano del +3,5%  e il fatturato sale del +5,5%.

I dati emergono dall’ “Osservatorio sui bilanci delle SRL” per il Triennio 2015-2017 realizzato dal Consiglio e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti. Lo studio, che ha riguardato 620.155 Srl, propone un’elaborazione dei principali indicatori economici per provincia, ed ha confermato il trend emerso nell’autunno scorso (erano 413 mila le srl monitorate a fine ottobre 2018). Tra i settori, ottime performance dei trasporti (+8,3%) e del commercio (+8,1% per il 2017), seguiti dal comparto dei servizi professionali, finanziari e assicurativi (+6,7%).

Nel dettaglio, la quota di Srl che chiudono il bilancio in utile passa dal 69,1% del 2016 al 70,3% del 2017 (+1,2 punti percentuali), un po’ meno rispetto a quanto rilevato ad ottobre 2018 (+72,8%).Il ROE (Return on Equity), ovvero l’indice di redditività del capitale proprio, sale dall’8,5% del 2016 al 10,1% del 2017 (+1,6 punti percentuali), in linea con quanto rilevato ad ottobre 2018, mentre il ROI (Return on Investment), ovvero l’indice di redditività del capitale investito, passa dal 9,1% del 2016 al 12,0% del 2017 (+2,9 punti percentuali), manifestando una tendenza migliore rispetto a quella rilevata in autunno.

Soprattutto in relazione al valore aggiunto, sono le medie e grandi imprese a trainare la crescita (+5,9% e +9,9% rispettivamente l’incremento nel 2017), mentre le piccole crescono di meno (+3,1%) e le micro sono in calo (-0,9%). Una dinamica simile si riscontra per ciò che concerne le variazioni di fatturato, valore della produzione e numero di addetti. Dall’analisi geografica emerge una crescita particolarmente sostenuta degli addetti in Molise (+8,4%) ed Emilia-Romagna (+6,3%), con particolare attenzione alla provincia di Modena (+10,8%) Per quanto riguarda il fatturato, invece, è il Nord-Est a far registrare i migliori risultati: in particolare, il Friuli Venezia Giulia (+9,1%), l’Emilia Romagna (+9%) e il Trentino Alto Adige (+8,6%) presentano tassi di crescita più significativi. Infine, in termini di valore aggiunto, le dinamiche più elevate si registrano in Trentino (+9,4%) Emilia Romagna (8,4%), Lazio (8,4%), Umbria (+8,4%), Veneto (+7,2%) e Lombardia (+7%). Al sud le regioni più dinamiche sono l’Abruzzo (+6,4%)e la Campania (+6,1%).

L’Osservatorio completo è disponibile online sul sito della Fondazione Nazionale dei Commercialisti (www.fondazionenazionalecommercialisti.it).

Gli studenti del Poli vincono in Cina

IL PADIGLIONE MODULARE  DI TORINO PRIMO NELLA COMPETIZIONE CINESE TRA UNIVERSITÀ

 

Un Team di studenti di Politecnico e Southeast University di Nanchino ha vinto la competizione internazionale “UIA-CBC International Colleges and Universities Competitive Construction Workshop”

 

 Si è aggiudicato il primo premio dell’edizione 2019 dell’UIA-CBC International Colleges and Universities Competitive Construction Workshop il joint Team di studenti del Politecnico di Torino (Dipartimento di Architettura e Design) e della Southeast University di Nanchino (Scuola di Architettura). La competizione, alla sua quarta edizione, è stata organizzata quest’anno dall’Unione Internazionale degli Architetti (UIA) e dal China Building Center (CBC) nel villaggio di Guoyan, nel Jiangsu, la provincia della Repubblica Popolare Cinese più tecnologicamente sviluppata e allo stesso tempo più legata alle tradizioni culturali cinesi.

Il Team era composto da quindici studenti dei due Atenei (per il Politecnico Anastasia Carvallo Barreto, Alessandro Di Renzo e Alessandra Viotti come progettisti e costruttori, insieme agli studenti progettisti operativi nella prima fase Ksenia Kuzmina e Riccardo Piazzai), guidati dai tutors Wang Chuan (SEU) e Dong YInan (PoliTo), sotto la responsabilità scientifica della professoressa Bao Li (SEU) e del professor Marco Trisciuoglio (PoliTo); gli studenti hanno lavorato intensamente dapprima alla progettazione (superando una prova di selezione il 15 aprile), poi alla prototipazione (da maggio a luglio 2019), quindi alla costruzione (negli ultimi venti giorni) di un padiglione ligneo denominato “Beyond the Module”, omaggio all’area luogo della gara, tradizionalmente dedita alla coltivazione delle pere bianche cinesi.

Il padiglione è stato pensato come un luogo di socialità, progettato su una regola fondata su un sistema di cubi modulari (detta “pixelizzazione”), così da porre a confronto paesaggio, natura e tettonica del manufatto.

Alla fase finale della gara hanno preso parte altri quattordici joint Team, tra i quali la scuola di architettura della Tsinghua di Beijing insieme con l’Università di Lubiana, la scuola della Tianjin University in partnership con la Syracuse di New York, la South China University of Techonology in collaborazione con la Scuola di Architettura di Barcellona (Spagna) e l’Università di Architettura e Tecnologia di Xi’An presentatasi con il Politecnico di Milano.

La partecipazione all’UIA-CBC International Competitive Workshop è una tra le molte attività (di ricerca, di progettazione e di didattica) che vedono impegnata da qualche anno l’unità di ricerca congiunta sino-italiana “Transitional Morphologies”, co-diretta dai professori Bao Li e Marco Trisciuoglio e ufficialmente costituita nel 2017/2018 presso entrambi gli Atenei.

Danni all’agricoltura per i troppi cinghiali

UNCEM CON COLDIRETTI E LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA: TROPPI UNGULATI, DANNO PER AGRICOLTURA E PERICOLO SULLE STRADE. AGIRE CON CACCIA DI SELEZIONE ED ESCHE STERILIZZANTI 

Troppi, in continua crescita, danni per l’agricoltura. Troppi incidenti sulle strade. Uncem sta con Coldiretti e con le altre associazioni di categoria. I cinghiali sono troppi. Una emergenza seria in Piemonte e non solo. Bene hanno fatto gli Assessori regionali alla Montagna Carosso e all’Agricoltura Protopapa a incontrare già nelle scorse settimane gli agricoltori e ad annunciare opportuni interventi. Servono risorse  e precise strategie. L’incidente mortale sulla tangenziale di Alba è solo l’ultimo. Ma non sarà purtroppo l’ultimo. L’elenco è destinato ad allungarsi. Per questo, secondo Uncem, occorre limitare la proliferazione in accordo con gli Ambiti territoriali di caccia, i comparti e le associazioni dei cacciatori. Uscire dalla contrapposizione tra animalisti e cacciatori è decisivo. A questo devono puntare le Istituzioni, in primis Regione. Per troppo tempo, nel cercare di risolvere il problema, le due parti si sono arroccate su posizioni opposte. Pensare a esche alimentari con sterilizzanti all’interno è un fronte di ricerca applicata attuale già sperimentato.

C’è poi un modo alternativo per tenere sotto controllo il numero di cinghiali, il cui incremento annuo arriva al 200 per cento con una popolazione talmente in espansione da sconfinare ormai in città. L’esempio virtuoso arriva dalla Val d’Ossola. Al lavoro c’è un team di ricercatori dell’Università della Svizzera italiana di Lugano e dallo Studio AlpVet. C’è un comprensorio alpino (l’Ossola Nord, 72 mila ettari) dove la caccia in battuta è vietata. Ma i cinghiali ci sono. E creano danni alle colture. Con un lavoro coordinato tra agricoltori, guardie provinciali e cacciatori, promosso fin dal 1996 dal tecnico faunistico Luca Rotelli, si sono ottenuti risultati straordinari di contenimento della specie, senza stragi indiscriminate di animali. Lo strumento è stata la caccia di selezione. È un tipo di attività venatoria del tutto diversa da quella che prevede la battuta. Si pratica in solitaria o insieme con un accompagnatore, senza cani e prevede il prelievo solo di capi con caratteristiche precise per sesso, età, eventuali problemi di salute, scelti sulla base di censimenti e piani faunistici. È lo stesso tipo di caccia che si pratica per il capriolo, il cervo e il camoscio. E per la quale i cacciatori devono seguire corsi con severi esami finali. A quel punto saranno in grado di individuare tutte le caratteristiche dell’animale prima di sparare. Si spara quando l’animale è fermo, a distanze anche notevoli, con un colpo solo e dopo aver osservato l’animale attraverso ottiche di precisione. Il rischio incidenti è, praticamente, zero. In Val d’Ossola il metodo ha portato alla creazione di una rete capillare di cacciatori volontari che hanno cominciato a collaborare con le forze di polizia per ridurre il numero di cinghiali e i loro danni.

Fondo globale, soddisfatte le giovani “ambasciatrici” torinesi

Sofia e Ilaria. “fiere del ruolo dell’Italia nel rifinanziamento”

Durante il vertice del G7, tenutosi a Biarritz (Francia) il 24-26 agosto, il Presidente del Consiglio dimissionario, Giuseppe Conte, ha annunciato un aumento del contributo italiano a favore del Fondo Globale per la lotta ad AIDS, tubercolosi e malaria per il triennio 2020-2023. Si tratterà di una somma pari a 161 milioni di euro, un aumento del 15% rispetto a quanto stanziato dall’Italia nel triennio precedente che dimostra, ancora una volta, la leadership italiana nell’ambito della salute globale. L’Italia, infatti, si riconferma uno dei maggiori donatori pubblici del Fondo Globale, un partenariato tra governi, organizzazioni della società civile e il settore privato nato nel 2002 che, da allora, ha contribuito a salvare 27 milioni di vite.

 

Sofia Rastello e Ilaria Orsi, Giovani Ambasciatrici dell’organizzazione anti-povertà ONE, hanno reagito all’annuncio dichiarando: “L’annuncio del contributo italiano al Fondo Globale ci rende orgogliose del nostro Paese da cittadine italiane, prima che da Giovani Ambasciatrici. È rincuorante sapere che l’Italia è determinata ad investire in meccanismi multilaterali efficaci come il Fondo Globale. In questi mesi, come Giovani Ambasciatori ONE, ci siamo interfacciati con la Presidenza del Consiglio e abbiamo incontrato la Vice Ministra agli Affari Esteri e alla Cooperazione allo Sviluppo, Emanuela Del Re, esortandoli ad annunciare un contributo ambizioso al Fondo Globale perché il tema della salute globale e della lotta alle malattie prevenibili è per noi di primaria importanza: un mondo sano, infatti, non è solamente un mondo più forte, ma anche uno più giusto e più equo. Ecco, dopo l’annuncio del Presidente Conte a Biarritz, sentiamo che, in questa occasione, la politica ci ha prestato ascolto.”

L’annuncio del contributo italiano si inserisce nel contesto della conferenza di rifinanziamento del Fondo Globale che vedrà riuniti i maggiori donatori mondiali a Lione (Francia) ad ottobre. Il Fondo mira a raccogliere un totale di 14 miliardi di dollari, somma che potrà contribuire a salvare altri 16 milioni di vite.

 

Caterina Scuderi, referente di ONE per l’Italia, ha concluso: “La conferenza di rifinanziamento giunge in un momento cruciale nella lotta contro le tre malattie, tra le più mortali al mondo, che rischiano di tornare alla ribalta a meno che la comunità internazionale non si impegni e lavori insieme per sconfiggerle una volta per tutte. Annunciando un contributo ambizioso a favore del Fondo Globale, l’Italia ha fatto un importante passo nella giusta direzione. E a questa storia di successo hanno contribuito anche Sofia e Ilaria, che nel corso degli ultimi mesi hanno portato le istanze di ONE nei palazzi istituzionali e hanno organizzato eventi e attività di sensibilizzazione a Torino, partecipando al Salone OFF 2019 e all’Evergreen Festival, per spiegare l’incredibile impatto che il Fondo Globale ha avuto su milioni di persone.”

Circoscrizioni carenti di personale. E i piccoli Comuni?

 BUSSONE (UNCEM): “COSA DOVREBBERO DIRE I PICCOLI COMUNI? SOFFRIAMO MOLTO DI PIU’ PER PENSIONAMENTI E IMPOSSIBILITA’ DI ASSUNZIONE” 

Riceviamo e pubblichiamo

“Leggo che le Circoscrizioni di Torino e gli uffici di altre grandi Città italiane a settembre entrano in grande sofferenza per mancanza di personale. Tra pensionamenti, quota 100, difficile turn over, resteranno senza donne e uomini negli uffici e sul campo. Così andrebbero a rischio manutenzioni e gestione dei servizi. Non ne sono sorpreso. Ma allora cosa dovrebbero dire i piccoli Comuni? Cosa dovrebbero fare i Sindaci che in Comuni con mille abitanti e cinquanta chilometri quadrati di territorio da gestire, hanno una persona in ufficio e una all’esterno? Non è certo una novità o causa di quota 100, che complica ancor più le cose. Da vent’anni lavoriamo senza personale e facendo volontariato, cioé impegnando agli uffici direttamente i Sindaci, i Vice, gli Assessori, i Consiglieri. Non credo che nelle Circoscrizioni si sia mai fatto”.

Così Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem, a seguito della denuncia dei vertici di Circoscrizioni cittadine torinesi che entrerebbero nel caos per la carenza di personale. “È evidente che serve una riforma organica degli Enti locali, che parta dall’alto e non dal basso, veramente efficace – prosegue il Presidente dell’Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani – ma inviterei qualche presidente di Circoscrizione a fare cambio. Con un Sindaco di un Comune da mille o anche duemila abitanti, oppure con un Presidente di Unione montana di Comuni. Qualcuno mi dirà che questi Enti hanno pochi residenti, pochi cittadini. Gli rispondo invitandoli – sia qualche Sindaco di Città o qualche Presidente di Circoscrizione – a gestire per un settimana centinaia di chilometri quadrati di territorio, esposti a frane e con foreste che aumentano, i problemi causati da lupi e cinghiali, le strade comunali di quei paesi, gli appalti per investire le risorse disponibili, l’aumento dei turisti nella stagione estiva con gli evidenti effetti sulla gestione dei servizi, a personale invariato. Che diventa sempre meno. Capirebbe che pensionamenti e impossibilità di assunzione per i Comuni con meno di cinquemila abitanti sono ben altra cosa rispetto alle Circoscrizioni che hanno ciascuna qualche centinaia di unità di persone. Una persona in meno in un piccolo Comune, senza possibilità di sostituirla, azzera i servizi dell’Ente. Per fortuna i Comuni piccoli sanno lavorare insieme, prima con le Comunità montane e oggi con le Unioni montane”.

“Fanno bene a protestare le Circoscrizioni – sottolinea Bussone – Per noi, per le Unioni montane sono ‘un modello’. Per cosa? Solo per le indennità dei Presidenti e dei Consiglieri.  3.558,18 euro al mese per i primi e  60,43 euro di gettone a seduta per tutti i Consiglieri. Ottime cifre. Sopratutto se paragonate a quelle dei Presidenti e dei Consiglieri delle Unioni montane di Comuni che stanno a zero. Zero indennità, zero rimborso spese, zero gettone. Zero. Solo puro volontariato. Peraltro con responsabilità ben diverse da quelle di un Presidente di Circoscrizione cittadina. Il Presidente dell’Unione montana è obbligato dalla norma a fare volontariato. Così come tanti Sindaci di piccoli Comuni. Dove pensionamenti e impossibilità di assunzione incrinano gli Enti, rendendo anche più fragili i territori montani già complessi, molto più di un quartiere urbano”.

Università e alpini insieme all’osservatorio della regina Margherita

Col d’Olen, 23 agosto: Era il 27 agosto del 1907 quando fu inaugurato, sul massiccio del Rosa, l’Istituto intitolato al Professore dell’Università di Torino Angelo Mosso, un laboratorio scientifico che si affiancava all’Osservatorio già esistente, e che fu fortemente voluto dalla Regina Margherita. Lo scopo dell’Istituto fu quello di mettere a disposizione dei ricercatori laboratori più ampi e di permettere soggiorni di studio anche protratti ad alta quota.

Centododici anni dopo, l’Università di Torino e le Truppe Alpine dell’Esercito hanno voluto ricordare l’avvenimento in forma “ufficiale” attraverso una breve cerimonia, aprendo le porte dell’istituto ai visitatori, regalando anche un momento musicale con l’esibizione del coro “L’Eco” di Varallo Sesia.

Dopo i saluti istituzionali dei sindaci di Alagna Valsesia e Gressoney La Trinité, la giornata è proseguita con la visita guidata all’istituto, che conserva al suo interno un piccolo ma affascinante museo che ripercorre, attraverso l’esposizione di documenti ed attrezzature originali, la storia degli studi e delle esplorazione scientifica nelle Alpi.

Il professor Piergiorgio Montarolo, Direttore Istituto “Angelo Mosso”, ha evidenziato: “il connubio con le Truppe Alpine risale alle ricerche di Alberto Mosso, parimenti identificabile con la nascita dell’Istituto. Grande fu l’aiuto che gli alpini diedero, anche a livello logistico, nel supportare la costruzione dell’Istituto e dell’Osservatorio. Oggi come allora stiamo dando grande impulso all’istituto, grazie a nuovi progetti anche in ambito sanitario”. Queste strutture dell’Università degli Studi di Torino, ospitano oltre gli studenti anche gli alpini del servizio Meteomont che, tramite i dati acquisiti con la stazione di rilevamento, posizionata vicino all’Osservatorio, concorrono al controllo e allo studio per la previsione delle valanghe per la sicurezza in montagna. Oggi, come allora, gli alpini continuano a collaborare con l’Università.

Il Professor Michele Freppaz, della DISAFA (Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Ambientali) ha poi aggiunto: “vi è dal 2003 una convenzione tra le Truppe Alpine e l’Università di Torino, che regola i rapporti in diversi campi, tra cui lo scambio dati, l’assistenza alla ricerca e il contributo alla didattica, cui crediamo molto”. Dati che vengono raccolti sia d’estate sia d’inverno grazie all’attività del servizio Meteomont che, oltre quella presente sul Col d’Olen, analizza i dati anche di altre stazioni e di nuclei di rilevamento mobili, occupandosi anche dell’aggiornamento delle monografie dei settori di competenza.

 

Toccante è stato il momento in cui il Comandante della Brigata Taurinense, Generale di Brigata Davide Scalabrin, ha consegnato un ricordo ai discendenti del Professor Umberto Monterin, Direttore dei Regi Osservatori Geofisici del Monte Rosa dal 1927 al 1940, la cui intensa attività ha consentito l’acquisizione di numerose osservazioni meteorologiche e glaciologiche, che ad oggi costituiscono un patrimonio scientifico di notevole interesse per le attività di ricerca in ambiente alpino, oltre che di forte legame col territorio.

 

L’Istituto oggi è nel pieno della sua attività, con decine di progetti aperti e in corso, come sottolinea lo stesso Direttore. Progetti di respiro europeo e non solo, che fanno del “Mosso” una perla rara ed un ingranaggio essenziale del sistema “montagna” in Piemonte e in Valle d’Aosta.

Massimo Iaretti

 

Re Peperone aiuta la ricerca sul cancro

Dal 30 agosto all’8 settembre 2019 a Carmagnola (TO)
www.fieradelpeperone.it

La Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro ONLUS sarà presente alla 70^ edizione della Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola. Il Direttore Scientifico dell’Istituto di Candiolo – IRCCS, Prof. Anna Sapino, verrà intervistata da Tinto, presentatore di Rai 2, domenica 1 settembre alle ore 20,45 in Piazza Sant’Agostino. Per tutta la durata della manifestazione, presso i punti info, verrà divulgato materiale informativo della Fondazione.


La 70^ Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola, in programma dal 30 agosto all’8 settembre 2019, quest’anno si impegna in maniera decisa anche nel campo della salute, avviando un’importante collaborazione con la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro ONLUS.

In tutti i giorni della Fiera, nei punti info, sarà possibile trovare materiale della Fondazione che allestirà anche un suo stand venerdì 6 settembre. Domenica 1 settembre i ricercatori dell’Istituto di Candiolo – IRCCS, attraverso l’utilizzo di microscopi, daranno una dimostrazione del lavoro che svolgono quotidianamente all’interno dei loro laboratori. La sera, la Prof. Anna Sapino, Direttore Scientifico dell’Istituto di Candiolo – IRCCS, verrà intervistata in Piazza Sant’Agostino, alle ore 20.45, dal conduttore televisivo Tinto di Rai 2 nel corso del format “Le interviste di TINTO: dimmi cos’hai nel frigo e ti dirò chi sei”.

Tinto, al secolo Nicola Prudente, dal 2003 conduce il programma Decanter su Radio2 insieme a Federico Quaranta, è stato per diversi anni nel cast fisso de “La prova del cuoco” su Rai 1 e dal 2015 conduce il programma di Rai 2 “Frigo” dal quale prendono ispirazione le interviste che realizzerà sul grande palco della Fiera, il 30 agosto ad Arturo Brachetti e nei giorni seguenti con altri ospiti.

Anna Sapino, Anatomo Patologa, Professore ordinario della Facoltà di Medicina di Torino, lavora presso l’Istituto di Candiolo – IRCCS dal luglio 2015, come responsabile dell’Unità di Anatomia Patologica. Proviene da un’esperienza trentennale alle Molinette di Torino, dove era Direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio e vicedirettore alla ricerca del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università. Da lei dipendono 250 persone – fra medici, biologi, biotecnologi, bioinformatici, ingegneri informatici e 17 laboratori.

La Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro è stata costituita per offrire un contributo significativo alla sconfitta del cancro attraverso la realizzazione in Piemonte di un polo oncologico, l’ Istituto di Candiolo – IRCCS, capace di coniugare la ricerca scientifica con la pratica clinica e di mettere a disposizione dei pazienti le migliori risorse umane e tecnologiche oggi disponibili.
L’Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo – IRCCS è oggi una realtà viva ed operante: 56.500 mq complessivi, di cui 47.962 mq destinati alla clinica e 8.538 mq destinati alla ricerca. Unico Centro realizzato esclusivamente attraverso donazioni di cittadini ed enti privati, è dotato della tecnologia più all’ avanguardia per la diagnosi e la cura.
Vi lavorano oltre cinquecento persone tra medici, ricercatori, infermieri e tecnici. E’ anche l’unico Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico del Piemonte (IRCCS), riconosciuto dal Ministero della Salute, a testimonianza delle importanti scoperte fatte a Candiolo e pubblicate sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali.

È possibile effettuare una donazione a favore della Fondazione attraverso www.fprconlus.it