ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 520

Caso Sea Watch 3, parla il legale di Carola

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Abbiamo intervistato l’avvocato Leonardo Marino difensore, con il collega Alessandro Gamberini, di Carola Rackete, la capitana della Sea Watch 3

 

1) Perché ritenete sia legittimo avere forzato il blocco per fare sbarcare i migranti?

Il comandante della Sea Watch ha sempre sostenuto di essere stata obbligata per stato di necessità, anche perché la situazione a bordo stava per precipitare. Il giudice che non ha convalidato l’arresto è andata oltre, ritenendo che fosse stata screditata la condotta del comandante in quanto si è limitata ad adempiere il suo dovere di capitano nel soccorrere i migranti e nel rispetto delle convenzioni internazionali.

2) Come valuta la posizione della procura di Agrigento secondo la quale la scarcerazione di Carola Rackete è una “conclusione contraddittoria, errata e non adeguatamente motivata”?

La Procura ha di fatto impugnato soltanto l’aspetto cautelare della convalida dell’arresto ritenendo che il provvedimento del giudice non sia corretto e non richiedendo nessuna misura cautelare.Sarà la Cassazione a vedere se effettivamente il gip di Agrigento ha operato correttamente o meno.

3) È confermata la volontà di chiedere risarcimenti in denaro per gli insulti ricevuti sui social?
Stiamo valutando di intraprendere un’azione legale nei confronti dei soggetti che quasi quotidianamente diffamano l’onore e l’immagine di Carola e della Sea Watch. Cosa certa è la denuncia nei confronti del Ministro dell’Interno italiano per diffamazione e associazione a delinquere.

Le panchine del Centro Jolly sul valore della diversità

Inaugurate a Volpiano nella piazza del Comune

Volpiano il Centro Jolly ha installato di fronte al Municipio due panchine per sottolineare il valore della diversità. L’inaugurazione si è svolta mercoledì 17 luglio con la partecipazione dei ragazzi del Centro Estivo, una esibizione artistica e la realizzazione di alcuni batik da donare alla città; sulle panchine, dipinte di blu (simbolo dell’autismo) e con i colori della pace, sono state scritte le frasi «la diversità che fa la differenza» e «ridono di me perché sono diverso, rido di loro perché sono tutti uguali».

Il centro diurno Jolly è stato aperto nel 1988 per lavorare sul tema dell’integrazione, proponendo progetti didattici insieme alle scuole del territorio e attività di musicoterapia, arte e zooterapia.

Commenta l’assessora ai Servizi alla Persona del Comune di Volpiano Irene Berardo: «È stata una bella giornata che testimonia la continuità di queste iniziative sul nostro territorio; alcuni ragazzi avevano a suo tempo frequentato i centri estivi e ora partecipano alle attività del Centro Jolly, a dimostrazione di quanto le persone possano fare per la comunità anche grazie alla diversità».

Grosso, l’avvocato che non doveva obbedienza alla politica

Di Pier Franco Quaglieni
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Ho conosciuto Carlo Federico Grosso quando era vice sindaco di Torino ai tempi di Novelli sindaco
Non avevo apprezzato- lo dico con sincerità –  la scelta di Grosso e  del mio amico Marziano Guglielminetti  di candidarsi nel 1980,sia pure come indipendenti, nelle liste del PCI, di quel PCI che era ancora un partito strutturato sul vecchio modello del centralismo democratico e che non aveva ancora mosso dei passi  significativi verso il cambiamento, se non  imboccando la strada del consociativismo che tanto danno ha provocato al Paese. Ne apprezzai l’alto livello intellettuale, l’equilibrio, l’ indipendenza anche rispetto ad un sindaco che invece  incarnò a pieno l’apparato  più fazioso del  PCI  di cui, in tempi successivi, rimpianse la fine.
No, Grosso era di un’altra pasta, era già un avvocato affermato ed un docente prestigioso che non doveva nessuna obbedienza alla politica, mentre Novelli era la creatura di un apparato burocratico che vedeva in via Chiesa della Salute e in via delle Botteghe Oscure l’ombelico del mondo. Era figlio di un grande giurista, Giuseppe Grosso, mitico preside della Facoltà di Giurisprudenza di Torino ,presidente della Provincia di Torino e Sindaco di Torino ,mandato indecorosamente  a casa nel 1968 dalle faide democristiane e socialdemocratiche interne alla sua Giunta. Giuseppe Grosso ebbe una personalità più spiccata rispetto a quella di suo figlio che, per altro,  ebbe  una carriera più brillante rispetto a quella del padre sia perché come  avvocato penalista   non tardò a diventare uno dei principi del Foro, sia perché venne eletto vicepresidente del CSM durante la presidenza di Oscar Luigi Scalfaro, un incarico molto importante in anni di aspri conflitti  sul ruolo della Magistratura.
Era stato allievo del grande Marcello Gallo, a sua volta allievo ,come Giovanni Conso ,del geniale  caposcuola Francesco Antolisei. Erano gli anni di una Facoltà torinese di Giurisprudenza che raccolse come docenti e come allievi i più bei nomi del Diritto. A parlarmi di lui fu un altro grande avvocato, Claudio dal Piaz , che apprezzava lo spirito indipendente di Grosso che tendeva a non confondere  mai le ragioni politiche con quelle della giustizia. Io fui molto amico di sua madre , la prof.  Augusta Guidetti Grosso insuperata presidente della storica Pro Cultura Femminile e raffinata intellettuale.
La mamma, a volte,  mi  parlava con orgoglio del figlio, pur non condividendone  alcune scelte politiche in modo piuttosto  esplicito. Simile a lui, per la bravura professionale indiscussa,  io ricordo solo Vittorio Chiusano. Mi piace ricordare una intervista da lui concessa  nel 2015 in cui non esito’ a denunciare l’uso politico della carcerazione preventiva da parte dei giudici, affermando che “la libertà e’ un bene cosi importante che può essere limitata solo in presenza di sentenza definitiva “.Grosso ebbe sempre  chiara la presunzione di innocenza affermata dalla Costituzione che Grosso definiva un principio cardine  della giustizia italiana. Fu un uomo sicuramente di sinistra ,ma non si accodo’ mai a certe vulgate liberticide che in fondo non erano di per se’ per nulla di sinistra ,anche se venivano usate strumentalmente dalla sinistra  giacobina ,oltre che più comprensibilmente  dal leghismo  populista( che esibiva  minaccioso il cappio in parlamento  ) e dal MSI prima del lavacro di Fiuggi.
Una volta mi capito ‘ di incontrarlo per strada ed eravamo in un momento caldissimo per l’uso spesso spregiudicato delle intercettazioni. Ricordo che fu durissimo ,pur riconoscendo l’utilità delle medesime a fini investigativi con dei limiti precisi per non violare la privacy dei cittadini . Fu l’avvocato del gruppo editoriale “Espresso- Repubblica  e credo abbia avuto il suo bel daffare a difendere giornalisti che spesso facevano del killeraggio mediatico  la loro cifra professionale . Il suo predecessore ,l’avvocato romano Adolfo Gatti mi raccontò in confidenza episodi molto emblematici  di certo giornalismo d’assalto più che d’inchiesta.
Sul politico Grosso a me sembra che abbia sempre prevalso l’avvocato anche se io avrei visto molto bene Grosso ministro di Grazia e Giustizia. Fu protagonista di importanti  processi che seppe affrontare con la grinta propria del grande giurista e che gli diedero fama nazionale . Grosso e’ stato un unicum, come lo fu suo padre. Un unicum di cui l’Italia, Torino e il Piemonte possono andare orgogliosi.
scrivere a quaglieni@gmail.com

Planet Smart City e Politecnico, partnership internazionale

Ricerca, innovazione e formazione. L’obiettivo dell’accordo è di creare eccellenze sui temi di frontiera dell’architettura, dell’ingegneria e del design

 

Le sinergie tra università e le imprese sono la base per generare eccellenze nella ricerca e nella formazione sui temi di frontiera: si inserisce in questa prospettiva l’accordo, sottoscritto tra Planet Smart City e Politecnico di Torino, che avrà una durata quinquennale e interesserà trasversalmente diverse aree di competenze dell’Ateneo e di azione dell’azienda, con l’obiettivo di generare idee, studi di pre-fattibilità, progetti di ricerca congiunti finanziati anche da enti esterni, attività di ricerca e trasferimento tecnologico nei campi dell’architettura, dell’ingegneria e del design.

 

Planet Smart City potrà, tra l’altro, contribuire all’attività formativa del Politecnico di Torino offrendo applicazioni pratiche per studi specifici (tesi, stage, ecc.), favorire attività di supporto alla formazione accademico-professionale di studenti e dottori di ricerca per migliorarne la conoscenza del mercato del lavoro, promuovere dottorati di ricerca. La società è già tra i sostenitori di TECHs 4 Change, master universitario che insegna agli studenti metodi e tecniche per affrontare le problematiche evidenziate dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU.

 

La partnership prevede anche un’attività internazionale. Planet Smart City e il Politecnico di Torino svolgeranno azioni comuni per costruire un network di relazioni internazionali. Rientrano nell’accordo l’organizzazione di eventi istituzionali per promuovere la cultura scientifico-tecnologica e imprenditoriale del territorio e iniziative per creare sinergie tra i rispettivi network italiani e il network internazionale costruito congiuntamente.

 

Tra le finalità dell’accordo rientra il rafforzamento del legame con il territorio, anche in termini sociali e culturali, attraverso la diffusione nel tessuto locale di conoscenze ed esperienze ad elevato contenuto tecnologico.

 

Giovanni Savio, Fondatore e CEO di Planet Smart City, ha dichiarato: “Con 1,6 miliardi di persone che attualmente vivono in alloggi non sicuri e sovraffollati, c’è bisogno di nuove idee per quanto riguarda il modo in cui costruiamo, manteniamo e viviamo nelle nostre città. La ricerca di soluzioni innovative è al centro del nostro impegno nel garantire quartieri di alta qualità a prezzi accessibili in tutto il mondo. Risposte adeguate possono essere raggiunte solo attraverso la collaborazione tra ricercatori e professionisti, ed è per questo che attribuiamo un valore strategico alla partnership con il Politecnico di Torino”.

 

“Planet perseguirà partnership simili con le istituzioni dei Paesi in cui opera, Regno Unito, Brasile e, si spera, presto anche l’India. Il nostro obiettivo è quello di creare una rete globale di partner che lavorano per migliorare la qualità e la sostenibilità della vita nelle città di tutto il mondo attraverso nuove tecnologie e metodi di progettazione e costruzione urbana”, afferma Graziella Roccella, Chief Research and Urban Planning di Planet Smart City.

 

“Il nostro obiettivo è generare e sostenere processi di sviluppo fondati sulle nostre competenze tecniche e scientifiche facendo sistema con gli attori pubblici e privati che sul territorio contribuiscono a creare e diffondere conoscenza”, ha dichiarato Guido Saracco, Rettore del Politecnico di Torino. “In questo senso, l’accordo siglato con una realtà come Planet Smart City, che a Torino ha stabilito il suo centro di competenza, contribuirà al processo sul quale l’Ateneo sta indirizzando la propria azione strategica, cioè la creazione di un significativo impatto sul territorio per le proprie attività di ricerca, innovazione e formazione”.

Yemen, guerra senza fine

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Focus internazionale  di Filippo Re

Sauditi, emiratini, iraniani, russi e americani, sembra che non ci sia potenza regionale o internazionale che voglia fermare una volta per tutte il conflitto nello Yemen che si trascina da oltre quattro anni.

Una guerra quasi dimenticata che fa comodo a tanti, come ai governi europei che vendono le armi e agli estremisti islamici che approfittano del caos. Uno scontro che nel frattempo continua a falcidiare la popolazione sia per i bombardamenti sia per la fame. Secondo alcune organizzazioni umanitarie sono quasi 100.000 le persone uccise in Yemen nel conflitto che da marzo 2015 oppone i sauditi che guidano una Coalizione internazionale ai ribelli sciiti Houthi armati dall’Iran. “Non dimentichiamo il disastro dello Yemen”: le parole che il vescovo Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale (comprendente Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen) più volte pronuncia con la speranza che questa tragedia non venga ignorata perchè, forse, meno importante di altre crisi mediorientali, sembrano cadute nel vuoto. Con il risultato che la situazione nel Paese asiatico resta drammatica per la fame, la povertà, la siccità, la guerra e l’epidemia di colera. Quasi 11 milioni di persone sono sull’orlo della carestia, oltre l’85% della popolazione vive grazie agli aiuti umanitari mentre tre milioni di yemeniti sono sfollati. Sono milioni le persone che hanno necessità di assistenza sanitaria e sono privi di servisi igienici e di acqua potabile ma la preoccupazione maggiore in queste settimane è per la crisi di colera che ha già ucciso un milione di yemeniti. Si aggrava anche la situazione dei minori.

Nei primi quattro mesi del 2019 oltre 400 ragazzi sono stati uccisi o sono rimasti feriti e più di 3 bambini al giorno perdono la vita o restano mutilati. La Camera dei Deputati ha fermato le bombe italiane che cadono sullo Yemen ma dal cielo continua la pioggia incessante di ordigni devastanti su ospedali, scuole, aeroporti quasi 20.000 sono i raid condotti finora dalla coalizione saudita e migliaia sono i minori vittime di bombe, attacchi kamikaze, congegni esplosivi e mine, armamenti prodotti all’estero e venduti dai governi stranieri alla Coalizione saudita. Tra questi ci sono anche le bombe prodotte in Italia dalla fabbrica Rwm in Sardegna la cui esportazione verso i Paesi che violano i diritti umani è vietata dalle leggi italiane. Ora la Camera ha votato una mozione di maggioranza per sospendere la vendita di armi pesanti come missili e bombe d’aereo a Riad e agli Emirati. Dall’inizio del conflitto almeno 6500 bambini sono rimasti uccisi e feriti durante i bombardamenti. La “svolta” è giunta (resta però da vedere se la mozione sarà realmente applicata) dopo che nei mesi scorsi anche Germania, Danimarca, Finlandia e Gran Bretagna avevano deciso di sospendere le esportazioni di armi pesanti verso l’Arabia Saudita. Londra è il secondo esportatore di armi a Riad dopo gli Stati Uniti con sei miliardi di dollari dal 2015, quando la guerra cominciò, pari al 42% delle vendite totali di armi inglesi. Nello Yemen continua intanto la guerra regionale “per procura” tra Riad e Teheran. Gli insorti sciiti, grazie ai missili ricevuti da Teheran, hanno alzato il tiro e colpiscono gli aeroporti nel sud dell’Arabia Saudita in risposta ai raid sauditi sulle loro città nello Yemen del nord. Nel 2014 gli Houthi presero il controllo della capitale Sana’a costringendo il presidente Mansour Hadi, filo-saudita, alla fuga. A marzo 2015 l’offensiva dei ribelli sciiti verso la città Aden nel sud del Paese dove nel frattempo si era rifugiato Hadi scatena la reazione dei sauditi che formano una Coalizione sunnita di dieci Stati, del Golfo, oltre all’Egitto e al Sudan con l’obiettivo di aiutare l’ex presidente con raid aerei. In quattro anni sono morti oltre 100.000 yemeniti per i combattimenti e altri 120.000 di fame e malattie.

Approfittando della guerra e dell’anarchia centinaia di miliziani di Al Qaeda e dell’Isis hanno occupato porzioni di territorio. I negoziati in Svezia hanno avuto finora poco successo e la fine della guerra è lontana. Gli interessi in gioco sono tanti, da una parte e dall’altra. La monarchia di Riad non può mollare lo Yemen ai filo-iraniani e quindi vuole riprendere completamente il controllo di quel territorio che ha sempre considerato il proprio “giardino di casa” . Lo Yemen è fondamentale per controllare lo stretto di Bab el Mandeb dove transita il petrolio del Golfo diretto in Europa e i sauditi, acerrimi rivali di Teheran, non possono certo lasciarlo nelle mani di un gruppo che obbedisce agli ordini dei pasdaran che tramite gli insorti sciiti aumenterebbero la loro influenza sull’intera regione. Una soluzione potrebbe essere quella di tornare a due Stati distinti, uno al nord e uno al sud, oppure alla formazione di più di due Stati perchè all’interno dello Yemen ci sono varie regioni che hanno mire indipendentiste. Per Paul Hinder la strada giusta potrebbe essere uno Stato confederato, quindi meno centralizzato di come era in passato.

Dal settimanale “La Voce e il Tempo”

Case-vacanze, lontani dalle truffe in 10 mosse

Fiaip Torino: Visura catastale da un agente immobiliare per riconoscere un imbroglio. Oggi i truffatori copiano annunci esistenti e chiedono caparre basse

Inserzioni fasulle, immagini finte, richieste di caparra su carte ricaricabili: sono diversi i segnali che ci permettono di capire se dietro un annuncio per una casa vacanza si nasconde una truffa. Fiaip Torino (Federazione italiana agenti immobiliari professionali) stila un decalogo di consigli per accorgersi in tempo se stiamo cadendo vittime di un raggiro e se l’affare che stiamo per concludere in realtà sia una sonora truffa.

Dieci mosse da incrociare perché nessuna da sola è a garanzia della veridicità dell’annuncio. Nell’insieme però rappresentano uno strumento per stare tranquilli o per allarmarci.

1- EFFETTUARE LA VISURA CATASTALE. “L’unica verifica che può rivelarci se dietro un annuncio c’è il vero proprietario o un imbroglione è la visura catastale”, spiega Aurelio Amerio, presidente di Fiaip Torino. “Un controllo semplice e poco costoso, che un agente immobiliare può fare in pochi minuti attraverso il programma “Sister” dell’Agenzia delle Entrate, per il quale occorre il codice fiscale del proprietario”.

2- CONTROLLARE L’ANNUNCIO. “Oggi i truffatori sono più accorti, consapevoli delle campagne di informazione per stanarli”, sintetizza Lucia Vigna, vice presidente di Fiaip Torino. “Tendono a non inventarsi case inesistenti – prosegue – prendono annunci reali pubblicati da altri, magari dai legittimi proprietari: si impossessano delle informazioni e delle foto, riproponendo lo stesso annuncio su altri siti. Così quando facciamo una ricerca della casa e del luogo in cui è sita, ci rilassiamo vedendo che su Google map il posto, la via e l’appartamento corrispondono all’annuncio”. Occorre inserire le immagini dell’annuncio su Google Image per vedere se i proprietari nei vari portali sono sempre gli stessi o cambiano da un sito all’altro.

3- ATTENZIONE A CAPARRE E METODI DI PAGAMENTO. Quasi tutte le truffe si consumano attraverso caparre del 50% su ricariche Postepay. Per quanto la caparra sia legittima non dovrebbe mai essere superiore al 20%. “I truffatori ormai sanno che chiedere una caparra del 50% fa insospettire e sono i primi a ribassarla per conquistarsi la fiducia del malcapitato”, aggiunge Vigna.

Meglio pagare tramite bonifico. Con l’iban si possono fare alcune ricerche in modo da capire a chi appartiene il conto su cui stiamo per versare i nostri soldi.

4- VERIFICARE L’IDENTITA’ DELL’INSERZIONISTA. Nome e cognome su internet o su Facebook per capire se la persona esiste davvero e se si trattasse di un truffatore potrebbero saltare fuori recensioni negative sulla persona.

5- OCCHIO AL PREZZO. “Il buon senso è la prima accortezza per evitare che la vacanza si trasformi in una disavventura”, dice Aurelio Amerio, presidente di Fiaip Torino. Affidandosi a privati sul web aumentano le occasioni di prezzi competitivi ma anche le possibilità di cadere in imbrogli. Super ville a prezzi stracciati devono sollevare dubbi. Occorre guardare se l’abitazione è in linea con il resto del mercato.

 

6- CHIEDERE ALTRE FOTO E LE COORDINATE. Nel dubbio meglio chiedere al proprietario altre foto della casa, di dettagli e particolari che chi è in possesso dell’appartamento non dovrebbe avere troppe difficoltà a mandarvi. Le coordinate servono per localizzare l’appartamento e capire dove si trova attraverso street view.

7- INSISTERE PER UN INCONTRO. È un buon metodo per capire le reali intenzioni di chi ci sta per affittare casa, anche se non si ha una reale possibilità di recarsi sul posto ci permette di capire l’altra parte come reagisce.

8- FARSI MANDARE I DOCUMENTI. Non è una garanzia perché potrebbero essere documenti falsi o rubati. Non è insolito che chi finisce in una truffa di questo tipo abbia poco dopo problemi con il furto della propria identità, in seguito appunto all’invio dei propri documenti. Neanche la formulazione di un contratto mette al riparo da una possibile truffa perché una volta consumato il raggiro la persona sparisce e di fatto quel nome e cognome o sono inventati o appartengono ad un’altra persona.

 

9- CHIEDERE UN TELEFONO FISSO. I cellulari sono difficilmente rintracciabili. Appena un colpo viene messo a segno i cellulari vengono disattivati e la persona non è più raggiungibile.

10- VERIFICARE L’IP DI UNA MAIL RICEVUTA. Verificare da dove è stata inviata una mail. Basta aprire il messaggio, cliccare su ‘messaggio originale’, copiare l’indirizzo ip e inserirlo in un sito per verificare la località dell’ip (iplocation.net) e scoprire se coincide o meno con quella dell’inserzionista. Da sola questa operazione non è detto che funzioni perché dipende da dove è ubicato il server su cui si appoggia il servizio di posta elettronica del mittente.

Sanità, la Regione vuole direttori più efficienti

La Giunta regionale ha introdotto alcune novità nella valutazione dei direttori generali delle aziende sanitarie piemontesi per il 2019.

L’assessore alla Sanità, Luigi Icardi, afferma: “chiediamo più efficienza nella loro attività manageriale. Li valuteremo in base alle risultanze del bilancio consuntivo: il pareggio di bilancio deve diventare una priorità se vogliamo mantenere i conti in equilibrio ed evitare problemi in futuro. Una novità rispetto al passato”.

La delibera approvata durante la riunione del 19 luglio introduce inoltre, recependo le disposizione del decreto legislativo 17/2016, tempi più ristretti per il pagamento dei fornitori. “Altro elemento – sottolinea Icardi – che concorrerà nella valutazione complessiva dell’operato dei direttori generali e di conseguenza nel riconoscimento del trattamento economico integrativo”

Commercialisti: online l’informativa “Finanza Aziendale”

Sul sito della Fondazione Nazionale (www.fondazionenazionalecommercialisti.it). Focus sul documento “Rating advisory e pianificazione finanziaria alla luce dell’evoluzione del quadro regolamentare”.

 

Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato l’Informativa dell’Area “Finanza Aziendale”.Uno studio incentrato sulla ricognizione dell’attività istituzionale svolta dal CNDCEC e sulle tematiche di maggior interesse e attualità in materia. Tre le sezioni. Nella prima ampio spazio ai documenti tra cui “Rating advisory e pianificazione finanziaria alla luce dell’evoluzione del quadro regolamentare: il nuovo rapporto banca-impresa e il ruolo del commercialista”. Nell’ambito delle PMI italiane, che rappresentano la struttura portante del tessuto economico e produttivo del Paese, il credito bancario continua a rappresentare la principale fonte di risorse finanziarie esterne.

Per le imprese, alla luce di richiesta di requisiti patrimoniali sempre più severi e una gestione del credito più prudente da parte delle banche, si impone una adeguata pianificazione finanziaria. Un processo dove si riscontrano difficoltà specie per predisporre e condividere in maniera continuativa un set informativo per le banche. Diventa dunque fondamentale il supporto di un vero Rating advisory, incaricato di analizzare, valutare ed elaborare in modo efficace le informazioni relative alla condizione economica, finanziaria e patrimoniale dell’azienda nell’ambito del processo di assegnazione di un giudizio di rating da parte degli istituti di credito. Un ruolo dove è cruciale la figura del commercialista.

Nella seconda parte dell’informativa si passa in rassegna l’attività del CNDCEC, in particolare i progetti dei gruppi di lavoro “Wealth management e family office”, “Pianificazione Finanziaria e rating” e “Brexit”.Conclude il lavoro, una sezione riservata alle novità e opportunità con una analisi approfondita delle modifiche del “decreto crescita”, Incentivi allo sfruttamento di brevetti e beni immateriali, Agevolazioni per attività di ricerca e sviluppo nell’ambito dell’economia circolare, Modifiche alla disciplina del crowdfunding e consultazione Consob.

L’informativa completa online sul sito della Fondazione Nazionale dei Commercialisti (www.fondazionenazionalecommercialisti.it).

Borrelli e la stagione della giustizia arcigna

Di Pier Franco Quaglieni
Con la scomparsa di Francesco Saverio Borrelli all’età di 89 anni si conclude la pagina più significativa della storia della Procura di Milano ai tempi di Tangentopoli 
Il procuratore capo che amava l’equitazione, ma nel contempo esibì vistosamente il suo giacobinismo arrabbiato, e’ stato l’emblema di una tragedia italiana  in cui si arrestavano le persone per estorcere loro una confessione. Nella città di Beccaria Borrelli rappresento ‘ una giustizia arcigna ed anche arrogante. Quel “resistere,resistere,resistere “ e’ rimasto come  il ricordo di una magistratura esageratamente politicizzata. Forse più di lui ,sul versante plebeo e populista, si distinse solo Di Pietro che costituì addirittura un partito, destinato a franare proprio in seguito alla gestione dei fondi : un vero e proprio contrappasso.
Il tono sprezzante di Borrelli resta nella memoria di chi visse quegli anni caratterizzati anche da alcuni suicidi  strettamente legati alle inchieste giudiziarie
Sarà anche stato sicuramente  un magistrato preparato e per certi versi esemplare, degno del massimo rispetto, ma è difficile non imputargli di aver dato un colpo decisivo ai partiti della I Repubblica che, se dovevano finire, dovevano essere sfiduciati dal voto popolare e non dai processi mediatico- giudiziari. Una volta Giovanni Conso allora ministro della Giustizia mi parlò con franchezza di Borrelli e del pool ambrosiano che pensava di rivoltare l’Italia come un calzino. La furia iconoclasta verso un’ intera classe politica fu un grossolano errore che tra l’altro favori’ la discesa in campo proprio del nemico Berlusconi. Nel 1991 / 1993 non esitai a scrivere contro le degenerazioni di Tangentopoli che fecero finta di non sapere che le responsabilità sono sempre personali.
In quel periodo tempestoso per la storia della Repubblica con un presidente come Scalfaro che sostenne dal Quirinale il pool di Milano,lo storico  Luciano Perelli documentò con un libro che la corruzione nell’antica Roma era molto superiore a quella della I Repubblica . Fu linciato dal giornale “Repubblica” in modo indegno . Poco prima di morire mi telefonò per ringraziarmi della solidarietà che gli espressi in un articolo e mi disse : certo il Pool non ha ancora raggiunto l’efficienza della Gestapo,ma ci sta arrivando. Si erano suicidati l’ing. Cagliari e l’industriale Gardini in quella terribile estate di venticinque anni fa. Una pagina che avrebbe fatto inorridire  non solo Beccaria e Sciascia,ma tutti gli uomini che hanno il senso della Giustizia ed esigono una Magistratura indipendente che rispetti la divisione dei poteri senza  indebite invasioni di campo. Purtroppo il nome di Borrelli ci evoca prepotentemente un periodo storico che non avremmo voluto vivere.

Uomo Virtuale – Corpo – Mente- Cyborg

Nella quiete appartata e un po’ dimenticata del Mastio della Cittadella, all’angolo tra via Cernaia e Corso Siccardi, si tiene fino ad ottobre, una mostra al crocevia tra medicina, scienza e tecnologia.

 La mostra, curata dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, è una vera gioia per gli occhi e per la mente, sicuramente stimolante per il profano e ugualmente appassionante per chi, venga egli dal mondo della fisica, dell’ingegneria o della medicina, voglia conoscere come il suo ambito si possa intersecare ed applicare alla dimensione del corpo umano, per curarlo, studiarlo o, addirittura, estenderne le potenzialità.

 

Non si tratta di una semplice, magari un po’ retorica, descrizione di come i principi della fisica, le tecnologie avanzate, la programmazione e le reti neurali o i risultati della ricerca fondamentale possano essere applicati alla vita quotidiana e alla risoluzione di problemi concreti, quasi in difesa rispetto all’eterno quesito su quale sia il fine della ricerca scientifica.

Al contrario, è un’intelligente rete di collegamenti, stretti, profondi e vari, quasi come le connessioni tra i nostri neuroni, in cui, esposto un determinato principio della fisica, il visitatore viene spinto ad applicarlo con installazioni semplici e assieme particolarmente istruttive –  particolarmente efficace quella sul campo magnetico e il momento degli elettroni alla base della risonanza magnetica – per poi scoprire, sempre facendo molta attenzione affinché la fisica alla base emerga, la sua applicazione di fisica medica, di ricerca o di misurazione.

 

Ci si muove sui due piani dell’edificio: al primo, nei grandi spazi dell’androne, una breve introduzione storica ci porta dal microscopio allo sfigmomanometro, dai raggi X all’ “ubriacatura radioattiva” che, fin quasi a ridosso degli anni ‘50, aveva indotto ad introdurre il radio persino nei cosmetici e nei vestiti e a sponsorizzare (andate a cercare il manifesto!) una marca d’acqua tutt’oggi venduta come “La più radioattiva del mondo”.

 

Si passa poi alle applicazioni, dalla radioterapia all’adroterapia, sempre con l’opportunità di toccare con mano modelli, riproduzioni o parti di strumentazione che nulla hanno da invidiare ai loro gemelli più grandi, i possenti acceleratori del Cern.

 

La mostra fa una piccola deviazione e  si occupa anche, nella pervasività eclettica che è propria della fisica applicata, dell’uso della Tac nel campo dei beni culturali: viene presentato un bellissimo studio, cui hanno preso parte istituzioni torinesi come l’Istituto di Fisica e il Centro di Conservazione e Restauro di Venaria, sul crocefisso ligneo di Donatello conservato a Padova, nella chiesa di Santa Maria dei Servi.

Si possono esplorare tutti i dati dello studio diagnostico, dalle indagini al microscopio ottico alle Tac e alle radiografie, comprendendo, anche in questo caso, quali siano i metodi e le risposte che la scienza può dare per intuire lo stato di salute di un’opera d’arte a suo modo ammalata, offesa dal tempo e dai suoi acciacchi, e come, noto il suo stato, le si possa donare nuova vita o conservarla almeno perché la sua attempata bellezza rimanga patrimonio per i prossimi secoli.

 

Al secondo piano, si passa dalle applicazioni di fisica fondamentale a quelle di ingegneria e tecnologia: tramite il machine learning possiamo “educare” una rete neurale, mentre con un visore si può avere l’esperienza di una retina artificiale, che lascia una sensazione agrodolce: il contrasto tra quello che già si è riusciti a realizzare e l’estrema semplificazione delle forme e dei colori che il sensore deve fare rispetto alla ricchezza di dettagli e di risoluzione che l’occhio riesce fornire, per cui anche un’operazione come maneggiare e collocare una forma geometrica semplice nel suo alloggiamento non è immediata, a dimostrazione di quanto delicata e complessa sia la coordinazione tra il movimento e i nostri sensi, e di quante variabili si debbano considerare durante la rieducazione motoria o la sostituzione degli arti con strumenti meccanici che riproducano la stessa precisione, fluidità e sensibilità degli arti umani.

 

Una piccola sezione finale, una sorta di bonus organizzata in collaborazione con il museo del fumetto di Milano, consente di esplorare la prospettiva dell’estensione delle facoltà umane tramite la metafora dei supereroi degli universi Marvel e DC Comics.

 

Rispecchiando una visione un po’ datata, sono pur sempre personaggi nati negli anni ‘50-’60, gran parte dei loro superpoteri ruota attorno ai presunti effetti della radioattività, tranne nel caso degli X-Men dove è la genetica a determinare la loro condizione oltreumana.

I pannelli sono sempre accompagnati dall’interpretazione scientifica, un utile approfondimento che si può ulteriormente estendere leggendo il libro, ormai di culto, di James Kakalios “La fisica dei supereroi” pubblicato da Einaudi.

 

Si esce dalla mostra con il senso di felicità e soddisfazione che una bella avventura intellettuale può donare, avendo ben chiaro quella che probabilmente è la più significativa via di interpretazione della mostra: la fisica non è solo uno strumento risolutivo di problemi medici, ma una base necessaria per indagare il funzionamento del nostro corpo, sia nella sua settecentesca comprensione elementare di un coacervo di fluidi, leve, reazioni chimiche e scariche elettriche che si può ben cogliere in inglese, lingua nella quale la distanza tra medico, physician, e fisico,physicist, è quella di un suffisso, ma anche nella complessità sistemica rappresentata dai neuroni della corteccia cerebrale, la cui simulazione e la cui imitazione passa necessariamente dalla programmazione.

 

Una mostra da vedere, piena dello spirito di Leonardo, il cui cinquecentenario la città sta commemorando con un grande numero di proposte culturali e che, unita alla mostra “Archeologia Invisibile” al Museo Egizio, può fornire una visione approfondita e complessiva delle multiformi applicazioni della fisica ai vari campi del sapere.

 

Andrea Rubiola

 

Per informazioni:

 

http://home.infn.it/it/comunicazione/mostre-e-installazioni/mostre/3478-uomo-virtuale-corpo-mente-cyborg