ilTorinese

5 stelle e Pd, addio al centro sinistra

Dopo la più grande operazione trasformistica del secondo dopoguerra, la politica italiana è
destinata a cambiare in profondità. Nulla sarà più come prima. Certo, e’ perfettamente inutile
ricordare ciò che ormai tutti – o quasi tutti – sanno. Ovvero, il sostanziale “terrore” dei due partiti
che si accingono a governare, delle elezioni anticipate perché sarebbero state sconfitte dalle urne.
Almeno così hanno sostenuto ripetutamente i leader dei due partiti. La conferma del seggio, e
quindi dello stipendio, per un arco di tempo non breve per gli eletti. Il tutto condito e giustificato dal
fatto che, come da copione, siamo di fronte al rischio della “minaccia fascista”, del pericolo di una
“dittatura” strisciante, del restringimento delle “libertà democratiche”, della “concentrazione dei
poteri” e via discorrendo con queste amenità. Oltre a queste considerazioni, peraltro note e ormai
straconosciute da tutti, il governo Pd/5 stelle introduce anche un altro tema, sino ad oggi non così
platealmente confermato e anche teorizzato. E cioè, d’ora in poi la cosiddetta “coerenza” in politica
diventa sostanzialmente un optional, un accessorio, un elemento del tutto estraneo ed avulso dalla
dialettica politica italiana. Ci si può insultare per 10 anni esaltando, scrivendo, sostenendo,
votando, evidenziando le diversità insormontabili e invalicabili tra due partiti e dopo, nell’arco di
pochi giorni, siglare addirittura un “accordo politico”, di “lunga durata” , “strategico” e quasi
“storico”. Tutto cancellato, tutto rimosso, tutto azzerato. Appunto, e’ scomparsa ogni sorta di
coerenza politica, culturale, programmatica e anche di natura comportamentale. Ma, ripeto, si
tratta di considerazioni e di riflessioni talmente note e conosciute che non meritano neanche di
essere ulteriormente commentate.
Quello che, invece, merita un supplemento di riflessione dopo il varo del governo degli ex nemici
irriducibili 5 stelle/Pd, e’ il destino di quello che comunemente e per molti decenni si è chiamato
“l’alleanza di centro sinistra”. È un dato altrettanto scontato che l’alleanza con un partito
antisistema, populista, assistenziale, giustizialista e con l’obiettivo di favorire una “decrescita felice”
segna la fine – momentanea o definitiva lo verificheremo nei prossimi anni – di quella esperienza
che ha segnato in profondità la storia politica italiana. Una alleanza che, seppur nelle diverse fasi
storiche, ha saputo elaborare politiche e ricette di governo frutto dell’incrocio e della sintesi fra le
migliori culture riformiste e costituzionali del nostro paese. È persin ovvio ricordare che l’accordo
storico e di lunga durata con il partito di Grillo e Casaleggio, come lo definisce Zingaretti, chiude
quella pagina e ne apre un’altra del tutto diversa che, ad oggi, non si capisce ancora quale ne sarà
il profilo, la natura e soprattutto il progetto politico e di governo. Ma, al di là di ogni considerazione,
e’ del tutto evidente che si chiude una lunga fase storica e si apre una nuova pagina. Ancora tutta
da decifrare e da scrivere. Del resto, che si chiuda una pagina lo dicono le tonnellate di insulti, di
contumelie, di diffamazioni, di attacchi personali e politici che hanno accompagnato i rapporti tra gli
esponenti principali di quei 2 partiti da oltre 10 anni e che sono stati misteriosamente ed
inspiegabilmente sospesi da circa 15 giorni. E cioè, per elevarla su un terreno politico – si fa per
dire – una contrapposizione politica frontale che per alcuni lustri ha caratterizzato i comportamenti
a livello nazionale e a livello locale tra i due partiti e che poi si sono sciolti come neve al sole in
pochissimi giorni.
Ora, per chi crede ancora che una prospettiva politica, culturale e programmatica di centro sinistra
possa ancora dare un contributo importante per la vita di questo paese, non può rinunciare a
riproporre un patrimonio che e’ stato decisivo per la stessa qualità della nostra democrazia e per la
credibilita’ della cultura riformista italiana. A cominciare da quelle culture e da quei filoni ideali che
in questi decenni non hanno rinunciato a dispiegare, seppur tra mille difficoltà e contraddizioni, la
loro potenzialità nelle diverse fasi storiche. Penso, nello specifico, alla tradizione e alla storia del
cattolicesimo democratico e popolare che non può essere sacrificata sull’altare di uno
spregiudicato disegno trasformista e di potere.
Certo, i conti si fanno sempre con i dati che la realtà di volta in volta ti propone. Anche quando si
tratta della più grande operazione trasformistica del secondo dopoguerra. Però, alla fine, forse la
coerenza alle proprie radici e alla propria cultura potrà ancora giocare un ruolo decisivo per
rafforzare la nostra democrazia e irrobustire il miglior riformismo democratico, costituzionale e
sociale del nostro paese.

Giorgio Merlo

Sequestrati 40 chili di pesci e crostacei trasportati in auto al caldo

Nel corso delle norme attività di controllo del territorio, una pattuglia del comando della IV sezione della Polizia municipale (San Donato), nel primo pomeriggio di ieri, in via Duchessa Jolanda, veniva fermata una normale autovettura che, si è poi verificato, trasportava preparazioni alimentari senza rispetto delle condizioni igienico sanitarie necessarie (celle frigorifere, contenitori speciali etc.).

Il conducente, cittadino di nazionalità cinese, dichiarava di operare normalmente in quel modo, essendo il titolare di una gastronomia in corso Regina Margherita che rifornisce diversi bar e ristoranti in città.

Arrivati in corso Regina gli Agenti hanno trovato un esercizio formalmente in regola per le autorizzazioni ma in cattive condizioni igieniche.

Quindi, gli Agenti provvedevano a denunciare all’autorità giudiziaria i titolari, a segnalare la situazione all’ASL per i provvedimenti di chiusura di sua competenza e a sottoporre a sequestro circa 40 chilogrammi di crostacei, pesci e altri alimenti.

Un pilota torinese di Alitalia accompagna Papa Francesco in Mozambico

Papa Francesco è partito questa mattina alle ore 8.00, per Maputo con il volo Alitalia AZ 4000 per il Viaggio Apostolico che lo porterà anche in Madagascar e a Mauritius. L’atterraggio all’aeroporto della capitale del Mozambico è previsto alle ore 18.30. Il volo è effettuato con Airbus A330 “Giovanni Battista Tiepolo”.

Ad accompagnare Papa Francesco, un equipaggio composto da quattro piloti e nove assistenti di volo. Il supervisore delle attività di bordo sarà il comandante Alberto Colautti, 15.000 ore di volo, capo dei piloti Airbus, 57 anni, friulano, ex elicotterista della Marina Militare, esperto in resilienza e processi cognitivi. Insieme a lui il comandante Paolo Manzoni – 16.000 ore di volo, 62 anni, triestino, sposato due figli, laureato in scienze aeronautiche, appassionato di karate (cintura marrone) che pratica insieme ai figli (cinture nere) – e i primi ufficiali Paolo Marrocco – 15.000 ore di volo, 56 anni, romano, sposato, due figli, laureato in scienze aeronautiche e in scienze religiose – e Luca Garofoli, 12.000 ore di volo, 38 anni, torinese, sposato, una figlia, nel tempo libero pratica a livello agonistico crossfit.

Con Papa Francesco, oltre alla delegazione pontificia, viaggeranno i rappresentanti della stampa italiana e internazionale. Presente a bordo anche il team Alitalia dedicato ai voli speciali.

Dal 1964, in occasione del viaggio in Terra Santa di Paolo VI, Alitalia è la compagnia di riferimento della Santa Sede per i Viaggi Apostolici all’estero.

La politica industriale dell’auto una questione nazionale 

La politica piemontese riporti la questione economica al primo posto. 
Se non ci muoviamo ne subirà effetti pesanti anche l’indotto che invece negli ultimi anni grazie a iniziative meritorie della imprenditoria locale aveva retto
 
Lettera aperta  di Mino GIACHINO ai segretari regionali dei partiti 
 
Carissimi,
Con la pubblicazione dello studio della FIOM sul fortissimo calo della produzione di Auto a Torino la politica non può più stare ferma. Da anni parlo invano del declino economico di Torino e del Piemonte. Ora la situazione è diventata  pesantissima. Dallo studio della FIOM e’ chiaro che  la situazione era visibile già dieci anni fa quando qualcuno diceva che a Torino la trasformazione era un caso di successo. Augurandomi che vi siano ancora margini di recupero Vi scrivo pregandovi di mettere subito al centro della politica piemontese e nazionale  la situazione economica in generale e la situazione dell’auto in particolare.
Torino e il Piemonte hanno dato ma hanno ricevuto anche molto dal settore Auto. Posti di lavoro, crescita del benessere, ricerca scientifica , sviluppo urbano . Torino e il Piemonte con gli stabilimenti automobilistici, con i Centri di ricerche Fiat e Gm, con il Salone dell’Auto hanno rappresentato per decenni nel mondo Torino e la sua gente operosa.
Negli anni 50,60,70,80 la politica era attentissima alle scelte della Fiat da quelle felici a quelle meno felici.
Negli ultimi anni invece la attenzione delle Amministrazioni alla economia produttiva e alla Fiat si è molto attenuata e Torino  ha perso.
Dal 2001 al 2018 mentre il PIL nazionale cresceva di 1,8 punti, il Piemonte perdeva 1,6.
Nel calo economico della nostra Regione ,di Torino d del Paese il calo della produzione delle auto negli stabilimenti torinesi ha sicuramente influito .
Meno male che l’indotto si è trasformato e ha tenuto.
Molti però negarono il declino di Torino come dice oggi anche  il segretario della FIOM.
I dati dello studio della FIOM sono pesantissimi.
Nel 2009 con gli incentivi il Governo di cui ho avuto l’onore di far parte diede un contributo alla ripresa delle produzioni. Io stesso al Governo destinai quasi 100 milioni per la sostituzione dei vecchi camion con i nuovi Euro 5.
Le Amministrazioni torinesi però stettero troppo passive.
Occorre intervenire urgentemente.
Con il Movimento SITAV abbiamo salvato la TAV ma se perdiamo l’auto il danno sarebbe gravissimo per tutto il Paese.
Il Piemonte deve portare la questione AUTO a livello nazionale prima che sia troppo tardi.
Mino GIACHINO 
Associazione SILAVORO SITAV 

In servizio il nuovo direttore Inail del Piemonte

Dal 1 settembre Giovanni Asaro è il nuovo responsabile della Direzione regionale dell’Inail, dopo essere stato per 4 anni al vertice della Direzione regionale della Toscana.

Dal 1° settembre 2019 assume l’incarico di responsabile della Direzione regionale Piemonte Giovanni Asaro, dopo aver guidato per quattro anni la Direzione regionale Toscana.

Procuratore legale, cultore del diritto previdenziale (dipartimento di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari), ha percorso tutta la carriera lavorativa all’interno dell’Istituto ricoprendo vari ruoli ed incarichi di responsabilità. Dal 2000 ha diretto diverse sedi provinciali, nonché la Direzione regionale Calabria nella qualità di Vice direttore. Direttore regionale dal 2011, è stato alla guida delle Direzioni regionali Sicilia, Puglia e infine Toscana.

Giovanni Asaro, convinto assertore della collaborazione tra istituzioni pubbliche, associazioni di categoria e parti sociali, dichiara: “È mia intenzione sviluppare, in continuità con quanto finora realizzato, azioni condivise per contribuire a elevare la qualità dei servizi offerti ai cittadini e alle imprese. A tal fine confido nella disponibilità di quanti sul territorio a vario titolo si occupano della sicurezza sul lavoro per progettare insieme interventi che, in linea con la mission dell’Inail, abbiano l’obiettivo di migliorare le condizioni di sicurezza sul lavoro, ridurre il numero degli infortuni e delle malattie professionali, favorire il reinserimento e la riabilitazione delle persone infortunate e tecnopatiche”.

Massimo Iaretti

Famiglia a caccia di case da svaligiare o persone da truffare

Sequestrato kit per furti e truffe, denunciati due genitori
Torino, 4 settembre I carabinieri di Chivasso hanno denunciato due persone per possesso di oggetti atto allo scasso. Viaggiavano in macchina a Chivasso, alle 23, con i loro figli minori quando una  pattuglia li ha fermati e controllati. È accaduto l 31 agosto scorso.
La perquisizione ha permesso di sequestrare diversi berretti con visiera con la scritta carabinieri, radiotrasmittenti , cacciaviti e vari strumenti utilizzati per commettere furti o truffe ad anziani.  Il materiale era nascosto in una sacca con i giochi per i bambini, di 5 e 8 anni.  La coppia, di 33 e 31 anni, residente in provincia di Massa Carrara, ha diversi precedenti penali per reati contro il patrimonio

“Cara Italia, ti racconto come cambia lo sguardo”

INTERVISTA CON SUSANNA TRIPPA

Sulle orme di Oriana Fallaci: in libreria l’intensa scrittura tra cuore e mente dell’appassionata scrittrice bolognese, da anni in terra lombarda.

In un momento storico di continui cambiamenti, indecisioni e relativismi di ogni genere che fioriscono come funghi, val la pena fermarsi a riflettere. Per capire chi siamo, da dove proveniamo, e, soprattutto, dove stiamo andando. Quale direzione abbiamo intrapreso, e soprattutto quale approdo ci attende.

Per capire, per l’appunto, ‘Come cambia lo sguardo’ (Curcio Editore), alle volte, il più delle volte, occorre guardarsi indietro, alle spalle. E rivolgere l’occhio alla memoria dei ricordi: quelli più sottili, più fragili, forse anche più intimi e personali, ma che, spesso, sono anche i soli in grado di dare una giusta e corretta lettura al passato perché sia di piena utilità alla comprensione del presente.

Proprio come ha saputo fare Susanna Trippa, stimata scrittrice e intellettuale, che nel suo ultimo romanzo approfondisce, sul filo dell’autobiografia mai autoreferenziale né tantomeno celebrativa, i volti, i colori, gli umori, i pensieri, gli stili, le abitudini e gli atteggiamenti di un’epoca – il Sessantotto e i suoi lasciti – che, per certi aspetti, molto ricalca del momento attuale. Ecco che cos’ha raccontato ai nostri microfoni.

Susanna Trippa, dai racconti alla cronistoria autobiografica. ‘Come cambia lo sguardo’, in prospettiva narrativa?

I racconti di CasaLuet sono stati per me il riemergere della Scrittura che, anche se in sordina, era sempre rimasta al mio fianco fin da quando – bambina – m’immedesimavo nel personaggio di Jo in ‘Piccole Donne’. Devono il nome alla buffa casetta in collina dove sono andata a vivere, da quando scrivo. Tranne uno, I tre porcellini – ispirato a un episodio realmente accaduto a mio padre nel corso della seconda guerra mondiale – i racconti sono animati da personaggi che, come dice bene Stephen King, “s’inventano da soli”; e, aggiungo io, “cucendosi addosso ognuno la propria storia”. Come cambia lo sguardo è nato invece scandagliando dentro di me, lasciando con calma che i cassettini dei ricordi si aprissero e rilasciassero sulla sabbia i loro fumi del passato come fa la risacca.

Ognuno di noi lo può fare…

All’inizio pare di non ricordare, e invece la memoria fa riemergere episodi, sensazioni, persone che parevano del tutto dimenticati. Ricordare – dal latino Re-cor-da-re che significa “riportare al cuore” – perché, come scrisse Rudolf Steiner, “Dietro i ricordi sta il nostro Sé”. I miei si sono presentati, li ho trascritti in modo spontaneo, quasi in una sorta di scrittura “automatica”. Già lì mi accorsi che, in quel percorso di formazione – da bambina a donna, e soprattutto attraversando fasi storiche tanto diverse – lo sguardo cambiava, e tanto! Recentemente, una scrittura nascosta tra le righe mi ha chiamato con forza a verificare che lo sguardo era di nuovo cambiato: a quel punto sono nate le Riflessioni iniziali, in cui ho cercato di evidenziare i collegamenti – innegabili direi – tra quel passato, il Sessantotto in particolare, e il momento presente.

Che cos’è stato, per Lei, il Sessantotto?

Ragazza nella rossa Bologna, in quegli anni era quasi fisiologico essere affascinati dall’area del Movimento, farne parte: anche se costantemente da “cane sciolto”, come me. Rincorrevo un ideale di giustizia, e il Sol dell’Avvenir mi pareva incarnarlo. Molto guidava l’emozionalità. Il Sessantotto allora, anche se nato dalla contestazione globale e all’inizio quindi non politico, aveva poi finito per identificarsi con la Sinistra. Per me – e sicuramente non solo per me – significava anche rompere con tanti schemi vecchi che non convincevano più, fare conquiste personali, anche nel privato. A rivedere ora quei tempi… ha voluto dire anche illudersi di essere quasi onnipotenti, di non avere limiti… ha portato al disequilibrio, perché poi ti scontravi con la realtà, e i conti non tornavano. Io ne ero attratta e, allo stesso tempo, il mio sempiterno spirito critico mi faceva sorgere l’ennesimo dubbio. Calandosi poi in ambito strettamente politico, che belle le manifestazioni! Ma poi sentivo urlare “A piazzale Loreto c’è ancora posto!”, e non mi ci ritrovavo. E i compagni del servizio d’ordine mi parevano giocare alla guerra, come i bambini maschi che, nel cortile quando si era piccoli, con la cerbottana infilzavano lucertole.

 Come nasce l’idea di questo libro?

Il racconto autobiografico è nato con spontaneità. Mi sono accorta che mi piaceva molto ricordare, l’ho fatto e ho trascritto. L’idea delle Riflessioni iniziali è invece stata una scelta razionale. Scorgendo tanti e tali collegamenti tra quel passato e l’attualità, ho pensato che la mia testimonianza potesse essere utile. Il che mi fa pensare che non sono cambiata poi tanto: nonostante il mio occhio sia diventato molto critico nei confronti del Sessantotto, inseguo ancora ideali di giustizia.

 Quale, secondo Lei, un episodio cardine del Suo romanzo autobiografico?

Uno all’inizio, nei primi anni Cinquanta. Il ricordo principe della mia infanzia – quando, da piccolissima in un mattino di giugno, m’incantai dinanzi alle campanule screziate di rosa sulla rete del cortile, e mi parve l’Inizio, il primo mattino del mondo. Fu simbolico della meraviglia dell’infanzia – la mia in quel caso – di fronte alla vita. L’altro verso la fine del mio raccontare, quando, nel marzo del “77 mi ritrovai in una Bologna messa a ferro e fuoco dai “kompagni”, con ‘Radio Alice’ che guidava la guerriglia, e la polizia che caricava. Me ne andai, prendendo finalmente le distanze da tutto quel mondo, mentre pensavo: “Davvero ‘Radio Alice’ pensa si possa prendere Bologna? come il Palazzo d’inverno a San Pietroburgo? Ci hanno lasciati giocare, adesso dicono basta. Che ridicoli anche questi compagni!” Per me rappresentò la vera fine di un’illusione. E ancora una volta cambiò lo sguardo.

La ‘Città delle Due Torri’, oggi, secondo Lei, come appare rispetto a ieri?

Penso che Bologna, come molte altre città italiane, abbia un aspetto sempre più globalizzato. Quando ero ragazza io, la politicizzazione dei giovani era molto evidente, però accanto a questo fenomeno ancora resistevano le tradizioni. Penso a mio zio, che era il classico bolognese di una volta. Penso a certe mattine in cui, attraversando Piazza Maggiore, per andare all’Università, nell’aria nebbiosa scorgevo qualche vecchio ancora avvoltolato nella capparella nera che usavano nelle campagne, penso alle vecchie osterie – qualcuna ancora autentica – dove si andava la sera, a quella “Delle Dame” dove iniziò Francesco Guccini, alla vecchia trattoria del Mulino Bruciato. Ora a Bologna fanno politica sindacati, coop e partiti di pseudo sinistra, sostenendo a spada tratta la necessità dell’accoglienza più sfrenata di clandestini. Al posto della lotta di classe c’é il dogma dello ius soli e sempre più islam, ramadan, negozi etnici, burka etc. Succede così che molti ex compagni e operai e proletari si sentano messi da parte dai loro storici partiti di riferimento e votino Lega per esempio o FdI.

Un tempo Bologna, e oggi, invece, a quale o più città italiane attribuirebbe quel ruolo di focolaio o focolare della protesta?

Non mi pare che ci sia oggi un centro specifico, in Italia, per la protesta. Qua e là solo qualche manifestazione sporadica – colorata di vecchi schemi e temi – di centri sociali, Anpi et similia. Per paradosso – come insegna il filosofo inglese Roger Scruton – penso che i conservatori siano i veri rivoluzionari di oggi.

Destra e Sinistra: esistono ancora?

Sono categorie vetuste ormai. Lo scontro è tra l’Alto (grande finanza globalizzata) e il Basso (la gente, il popolo). In quest’ottica mi spiego l’enorme successo di Matteo Salvini presso la gente con la formula del “buon senso” che lui stesso sottolinea. La vera protesta oggi passa attraverso quelle persone – giovani e meno giovani – che non seguono più i vecchi schemi della politica. Persone che cercano di decodificare i pericoli di un’eccessiva globalizzazione, che vanno contro l’automatismo e la spersonalizzazione, che tentano di recuperare il legame con le proprie radici, il rapporto con la natura e i suoi ritmi, il che di conseguenza li aiuta anche a ritrovare in sé una dimensione più spirituale. Persone che cercano di ragionare con la propria testa, e s’inventano lavori nuovi in questa direzione. Sempre più consapevoli del grande danno dell’inquinamento, senza però cadere nella trappola/Greta che, come ho letto sull’Opinione delle Libertà, è un “movimento nato e studiato a tavolino, nel senso che è ingenuo ritenere che l’uomo unicamente sia responsabile di cambiamenti climatici, verosimilmente corrispondenti a fasi naturali nella vita del nostro pianeta”.

Anche da questo fenomeno però si può assimilare un elemento positivo…

Ogni cosa ha in sé un po’ di cattivo e un po’ di buono, ne sono convinta, anche perché altri ben più saggi di me l’hanno sempre sostenuto. E così può rappresentare uno stimolo a contrastare di più l’inquinamento – di cui non si può contestare l’esistenza – modificando abitudini personali oltre che collettive.

Come si inserisce, nel contesto culturale e storiografico generale attuale, il Suo romanzo?

Lo considero una testimonianza, che si unisce alle voci di quanti oggi (politici, giornalisti/scrittori e tanta gente “comune”, perspicace più di quanto si creda) vogliono riappropriarsi delle proprie vite contro i poteri forti che veicolano il pensiero unico.

Evidenzia nelle Riflessioni iniziali di come il Sessantotto abbia grandi responsabilità nelle dinamiche sociali e politiche attuali, in quanto, nel vuoto di principi fondanti, il Sessantotto ha finito a sua volta per rafforzare la posizione egemonica della Sinistra, che ormai sostiene solo le élite, pur camuffando il suo vero atteggiamento dietro la visione edulcorata di un mondo sempre più globalizzato, multiculturale e relativistico.

Evidenzia il pericolo dell’Islam in un mondo – il nostro – che è diventato estremamente – troppo – relativistico e appunto vuoto di principi. Tutto questo è avvenuto perché – liberi di crederci o no – esiste un piano contro l’autodeterminazione dei popoli.

Come per l’appunto aveva già compreso decisamente bene queste dinamiche Oriana Fallaci, da molti criticata.

Il mio romanzo – nella sua parte narrativa autobiografica – mostra anche, leggendo tra le righe degli accadimenti quotidiani, di come si abbia avuto troppa fretta di eliminare quanto era stato fatto negli anni Cinquanta e Sessanta in Italia, dalla ricostruzione in poi.

Ritiene che, anche oggi, vi sia un nuovo, possibile, Sessantotto?

Il Sessantotto di oggi sarà finalmente quella “contestazione globale” contro l’eccessivo consumismo, che doveva avvenire ma non avvenne, ingoiata come fu dalla politica. Però tale contestazione avrà finalmente compreso che non si può “uccidere il padre” perché occorre sempre avere un limen un confine, altrimenti il tutto si disequilibra. Avrà anzi compreso che deve rimettere Dio – il Sacro – all’interno del suo vivere.

Che cosa ne pensa di quanto accaduto a una Sua collega allo scorso ‘Salone del Libro di Torino’?

Sì, l’episodio di cui è stata protagonista la casa editrice ‘Altaforte’ e la scrittrice Chiara Giannini per il libro/intervista al ministro dell’interno Matteo Salvini, in cui è stata attaccata la libertà di espressione e di stampa, per cosa poi? per un’intervista innocente in cui Matteo Salvini dichiara di sentirsi lontano da tutti gli “ismi”.

Episodio che farebbe anche ridere perché l’esclusione di Altaforte dal Salone del Libro di quest’anno ha provocato un’enorme visibilità per il piccolo editore e il libro, in oggetto, è schizzato al primo posto nelle vendite. Oltretutto, questa esclusione si è rivelata ipocrita perché comunque in altri stand erano presenti, come sempre, libri fascisti e nazisti.

Mi trovavo anch’io al Salone del Libro – per fortuna il mio editore ‘Curcio’ dignitosamente non ha esposto quella dichiarazione strumentale di antifascismo con cui parecchi stand cercavano di cavalcare l’onda. Tutto questo sbandieramento di antifascismo contrastava invece ai miei occhi con l’enorme incombente stand – generosamente collocato all’ingresso nonostante le torture, le esecuzioni capitali e le discriminazioni – dello stato di Sharjah, uno dei sette emirati arabi, ospite d’onore al Salone quest’anno.

Una scelta che ha sollevato anche le critiche di Amnesty International.

Mi disgusta, devo essere sincera, questo eterno doppioppesismo, queste cause pseudo morali impugnate per motivi strumentali. In questo caso la dichiarazione “Io sono fascista” di Francesco Polacchi utilizzata – insieme ad altri numerosi strumenti tra cui attacchi della magistratura – contro la Lega durante la campagna elettorale prima del voto europeo. Ormai queste dinamiche sono talmente scoperte però, che la gente non se le beve più. Lo stesso vale per il fenomeno dell’accoglienza indiscriminata – con le scritte deliranti “Siamo tutti clandestini” in cui pezzo per pezzo anche questa trappola è stata smontata, scoprendo il business che sta dietro e, ancora più indietro, il piano per introdurre nuovi schiavi nel mondo del lavoro, con il doppio scopo di abbassare i salari, e poi sradicarci e frullarci insieme anche etnicamente per renderci sempre più automi che devono solo consumare. Il vero progetto che sta sotto a tutto è questo: il piano Kalergi dell’inizio Novecento. Non è fantascienza, basta guardarsi attorno per accorgersi che si sta attuando. Nelle mie Riflessioni iniziali ne parlo.

Chi sono per Lei, oggi, gli ‘antifascisti’?

Gli ‘antifascisti’ di oggi sono quelli che continuano a gridare: “Al lupo! Al lupo!” non accorgendosi – o rifiutando consciamente di accorgersi – che queste due ideologie Fascismo e Comunismo sono finite con il Novecento. Come ho già detto, il pericolo di oggi non è il fascismo ma la globalizzazione sfrenata in mano ad un capitale senza scrupoli che guarda alle persone solo come massa da sfruttare.

L’antifascismo è però ancora quel collante, ormai con poca presa però – già definito da Pasolini antifascismo “archeologico” – che tiene unito il popolo della ormai defunta Sinistra. A mio avviso, con questi comportamenti prevaricatori, gli antifascisti di oggi rischiano di essere i veri “fascisti”.

Media e antifascismo, presunto o reale. Ci spiega questo rapporto, per favore?

I media, tranne alcune eccezioni, rappresentano la cassa di risonanza del “pensiero unico”, del “politically correct” di cui l’antifascismo è uno dei cardini principali. Per sostenerlo utilizzano argomentazioni ormai fruste e rifruste, a cui forse non credono più neppure loro. Però devono obbedire agli ordini.

Si parte sempre dall’assunto che il fascismo sia per forza peggio del comunismo. Quindi per esempio, sì va beh… potremmo condannare anche le foibe o i gulag… ma vuoi mettere con i crimini fascisti e nazisti? Non c’è paragone.

E invece, se ci si documenta davvero storicamente, si vede che non è affatto così, proprio per niente. Negli ultimi anni sono stati anche aperti archivi storici, per cui esiste la possibilità di documentarsi maggiormente e rivedere delle posizioni. E invece no, stanno sempre tutti lì, non si staccano da luoghi comuni, che poi ultimamente abbiamo visto fare tanti danni. Con la scusa di esportare la democrazia siamo andati infatti in Iraq e in Libia a destabilizzare zone calde, anzi caldissime.

Con conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti…

A questo proposito mi ha molto colpito una riflessione del Dalai Lama, intervistato nel 1968 da Oriana Fallaci all’età di trentatré anni, già in esilio dopo l’invasione del Tibet da parte della Cina comunista: Il fatto è che oggi non si può più pensare in termini di comunismo e anticomunismo, capitalismo e anticapitalismo: bisogna pensare alla soluzione che beneficia di più un popolo in particolari circostanze economiche, storiche, culturali. Trovo che questo pensiero del Dalai Lama –

F-35 in volo su Torino

Alcuni  velivoli dell’aeronautica militare sorvoleranno il cielo di Torino nell’ambito di un’attività di addestramento. Si tratta di due caccia F-35 – il nuovo velivolo jet di 5a generazione entrato di recente in servizio in Aeronautica militare – e di un aereo di trasporto C-130J, con  sorvolo  previsto a partire dalle 10:30. Il Comando aeronautico  sottolinea che “l’attività, preventivamente coordinata con le autorità competenti, pianificata e condotta in aderenza alle procedure e alle previste normative di sicurezza del volo, verrà svolta nell’ambito di una missione di addestramento e consentirà tra l’altro di realizzare riprese video-fotografiche”. Si tratterà di brevi passaggi che potranno costituire anche un’opportunità per i cittadini di realizzare scatti fotografici inusuali con  lo sfondo di Torino e che sarà poi possibile condividere sui social network utilizzando l’hashtag #leVostrefoto”

Ritorna la Notte Bianca di Corso Traiano 

Dopo il successo della scorsa edizione, dalle ore 18 alle ore 24 di sabato 7 settembre corso Traiano diventa una passeggiata ancora estiva tra i negozi.
Il corso sarà reso pedonale e ci saranno molte attrazioni musicali (jazz, rap, commerciale, karaoke, danza del ventre, tecno, latina).Lungo la passeggiata saranno disponibili giochi di legno per bambini (e non solo) per mettere alla prova la propria abilità manuale e cognitiva. Non mancheranno giostre, auto tunning e musica.
Alle ore 21.30 è prevista la sfilata dei negozi della via (presentano Elia Tarantino e Wlady) e alle 23.00 circa gran finale con Franco Branco Dj  (il più famoso e seguito dj delle notti estive e non solo) direttamente dalla Liguria.
Gli organizzatori consigliano di vestirsi di bianco.

Preoccupa il calo del mercato dell’auto

Da settembre 2018 all’agosto 2019, il mercato auto in Italia ha perso il 5,1% rispetto allo stesso periodo di 12 mesi  tra il 2017 e il 2018. Lo segnala  Unrae, l’associazione delle case automobilistiche estere, che sostiene la necessità di una strategia di lungo periodo allo scopo di “rinnovare il parco auto circolante, tra i più vecchi d’Europa”. In agosto in Italia sono state immatricolate 88.939 auto, un calo del 3,1% rispetto all’agosto del 2018. Per i costruttori di auto è necessario che “le esigenze di finanza pubblica, seppur imprescindibili, non vedano ancora una volta l’auto nel mirino del fisco, con misure punitive per fare cassa con accise, bolli, tasse e imposte, colpendo consumatori e imprese al tempo stesso”.