ilTorinese

“Per la Regione Sicurezza e Salute non sono una priorità”

Riceviamo e pubblichiamo

La sicurezza e la salute della collettività e dei lavoratori non sembrano una priorità per il governo
regionale. Due mesi orsono abbiamo inviato all’assessore alla Sanità una richiesta di audizione,
l’assenza di risposta è irrispettosa e inaccettabile.
I temi da trattare dovrebbero essere noti, ci uniamo all’accorato l’appello del Presidente
dell’Ordine dei Medici torinese sulle aggressioni ai camici bianchi negli ospedali, al suo posto
avremmo incluso anche gli altri lavoratori colpiti da questa piaga criminale, ad esempio le Forze
dell’Ordine, gli Infermieri e chi è quotidianamente impiegato in attività al servizio della persona.
La sicurezza sui luoghi di lavoro è altrettanto importante: non sappiamo se la notizia
sull’imminente trasferimento del 112 e della Centrale dell’emergenza sanitaria presso l’ex
palazzo doganale del sito interporto di Orbassano corrisponda al vero, ma se così fosse ci
chiediamo come si possano ubicare due funzioni così strategiche a meno di trecento metri dallo
scalo merci ferroviario, nonché probabile snodo del TAV.
Ci interesserebbe conoscere sul tema gli autorevoli pareri del Comandante dei Vigili del Fuoco,
del Questore e di Sua Eccellenza il Prefetto. Alcuni anni fa un carro cisterna contenente residui
di cloro, urtato da un altro vagone di gas Gpl, si è squarciato liberando fumi tossici; solo
l’improvviso volgere del vento ha evitato l’evacuazione totale dell’ospedale san Luigi, costretto
comunque a bloccare attività chirurgica per molte ore. Se la cisterna fosse stata piena nessuno
nelle vicinanze oggi potrebbe raccontare l’accaduto, ma a parità di condizioni e con le Centrali
trasferite, un evento analogo paralizzerebbe l’intera risposta di emergenza della Città
Metropolitana di Torino e della Valle D’Aosta.
Gentile Presidente Cirio, Il silenzio dei suoi assessori, probabilmente sordi al dialogo come i
loro predecessori, ci costringe a rivolgerci direttamente a Lei: i bisogni di salute e sicurezza non
si manifestano soltanto durante le campagne elettorali; mantenga quindi l’impegno assunto
quando ha firmato pubblicamente il manifesto “Piemonte sicuro”, illustrato nella conferenza
stampa congiunta del 15 maggio scorso. Non è una promessa che ha fatto a noi, ma ai cittadini.

Professioni Infermieristiche Vigili del Fuoco Polizia di Stato

NURSIND: F. Coppolella

CONAPO: A. Maglione

SIULP: E.Bravo
CONFSAL VVF: S. Astrella

SAP: A. Perna

FNS- CISL: A. Mazzitelli

UIL-PA: R. Molin

A Moncrivello un carico di solidarietà per la madonna del Trompone

Il giornalista e saggista cattolico Maurizio Scandurra racconta il grande raduno del 14 e 15 settembre nel Vercellese con i mezzi storici della ‘Collezione Carlo Marazzato’.

 

“Camion carichi di storia. Gravidi di emozioni. Veicoli che portano su di sé il peso, e il coraggio, del cambiamento e la trasformazione di un tempo, difficile ma prodigo, non tanto distante dal nostro.

Mezzi la cui opera preziosa e ruggente hanno permesso all’Italia di risollevarsi dalle tristi ceneri di un conflitto sulla cui fine tutto si sarebbe potuto pensare e sperare, fuorchè il destino dell’araba fenice che ne fiorì.

Autocarri fantastici, allora avveniristici, affascinanti, rombanti, cromati e decorati come vasi e suppellettili preziose con cui abbellire una tavola dai grandi confini: la strada, emblema per eccellenza dell’evoluzione, che inesorabile corre e scorre come una linea retta altresì non priva di curve, a volte anche difficili da superare. Come del resto la vita, di cui è paradigma più che perfetto per lo più condiviso, anche attraverso i secoli, nell’arco della storia delle civiltà.

Oggetti fedelmente riprodotti anche in scala nei formati, le dimensioni e i materiali più svariati indistintamente anche dalle maggiori case modellistiche e di giocattoli, trascorrendo in egual misura dalla nicchia costosa per gli appassionati al ben più ampio e diffuso mondo consumer: che avvicinano i giganti della strada del tempo che fu al momento presente, rendendoli facilmente riconoscibili anche dalle nuove generazioni che non li hanno conosciuti e vissuti direttamente e in prima persona.

Mezzi che ancora, talvolta (anzi, spesso, per fortuna!) sbucano e spuntano fuori qua è là sulle statali e provinciali delle campagne verdeggianti del Belpaese, colpendo l’occhio e al contempo rallentando il traffico (anche se pur meno dei trattori).

Che ancora lavorano con la stessa indefessa forza e slancio, forse soltanto con qualche sbuffo del motore in più, nel continente africano, laddove è ancora assente (per fortuna o purtroppo, a seconda del pensiero di ciascuno) qualsivoglia sigla e/o categoria Euro 0 e via dicendo, ma ben forte e presente l’esigenza primaria di risollevarsi e riscattarsi da una mordente, indegna povertà.

‘Fiat’, ‘Om’, ‘Alfa Romeo’, ‘Volvo’. ‘Isotta Fraschini’, esemplari multimarca dai primi del ‘900 a oggi. ma più semplicemente camion. Di ogni genere, tipologia, modalità d’impiego, a due, tre o quattro assi: tutti insieme per un poker di solidarietà giocato sul tavolo della beneficenza.

La posta in gioco? Un aiuto concreto e sincero al complesso del Santuario della Beata Vergine del Trompone a Moncrivello, in quel lembo di vercellese tutto riso e agricoltura spicciola cosidetta ‘a km 0’ al confine con la provincia di Torino, sorto agli albori del 1600 a seguito dell’apparizione miracolosa della Madonna a una certa Domenica di Millianotto di Cigliano, che le cronache dell’epoca riferiscono come una donna “gobba, balbuziente e che cascava di male caduco” (a indicar così anticamente ciò che la scienza moderna in anni ben più recenti avrebbe ribattezzato come epilessia), completamente riabilitata nella buona salute in seguito a quell’evento prodigioso fuori dall’ordinario. La fede fa miracoli. E il collezionismo autentico, profondo, viscerale, è proprio il caso di dirlo, la segue a ruota.

Oggi, in quel luogo sacro e misterioso che fu la base per l’avvio dell’opera assistenziale e ricettivo-sanitaria dei Silenziosi Operai della Croce del beato casalese Luigi Novarese (a dispetto del cognome sulle orme di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, il Santo della Divina Provvidenza, è sorta una preziosa struttura polifunzionale che assiste e cura al meglio i pazienti affetti da SLA e Alzheimer, e che necessita in primis di essere conosciuta, rispettata, aiutata e sostenuta.

Uomini, donne, bambini sui quali si riversa copioso il carico di amore e solidarietà che gli autocarri d’epoca finemente preservati dalla demolizione, restaurati e riportati ai primigenii splendore e funzionalità dal generoso Carlo Marazzato (solido industriale piemontese leader nel settore della logistica e delle soluzioni avanzate per l’ambiente da più di 60 lunghi anni con l’omonimo ‘Gruppo Marazzato’ – oggi presente anche in larga parte del mondo – da lui fondato, con, nonché il più grande e stimato collezionista di camion storici d’Europa: ne possiede ben oltre 250), che per l’occasione, il prossimo 14 e 15 Settembre sfileranno e poseranno – come nella più degna e sfavillante delle passerelle di moda – proprio davanti all’amato Santuario, in occasione della fortunata kermesse ‘Motori & Sapori al Trompone’, promossa e patrocinata dall’Associazione di Veicoli Storici ‘Quattro Assi Più’ (per informazioni, tel. 0161 320311, associazione4assi@gmail.com) che festeggia quest’anno la sua Settima Edizione.

A disposizione degli appassionati e di quanti vorranno, anche solo con la propria presenza, offrire un contributo dignitoso all’iniziativa benefica, ponendo l’attenzione su una così nobile causa e facendola conoscere anche ad altri.

Un modo simpatico, efficace e pedagogico per venire a contatto con le radici di un’Italia allora capace di costruire e di fare bene: cui bisognerebbe ancor più oggi rifarsi, guardare, a dispetto dei fremiti e delle turbolenze, delle contingenze incerte del momento attuale.

Sentirsi tutti realmente famiglia, nel senso più proprio, collante ed esteso del termine. Perché, a ben vedere, quei camion dal profumo ormai quasi mitologico, così fedeli e ligi al proprio dovere – e altrettanto infaticabili – sono in fondo un po’ nostri nonni anche loro”.

                                                                                                                       MAURIZIO SCANDURRA

Incidente in autostrada, feriti bambino e mamma

Questa mattina sull’autostrada Torino-Milano in direzione Torino una  Fiat 500 e una Hyundai si sono scontrate  nei pressi dello svincolo di Chivasso centro. L’urto è stato molto forte, a bordo  della Hyundai un bambino,  ferito  con la mamma e il conducente della 500. I tre sono stati trasportati all’ospedale di Chivasso dopo essere stati liberati dalle lamiere delle vetture dai vigili del fuoco.

Movimento Progetto Piemonte: “No alla fusione dei Comuni delle terre del Chiusella”

I Comuni dell’Unione Terre del Chiusella si fonderanno in un’unica entità municipale entro il 1 gennaio 2021? In questi giorni, secondo le intenzioni dell’attuale presidente dell’Unione e sindaco di Parella, Marco Bollettino, sta prendendo il via un procedimento che dovrebbe (il condizionale è sempre d’obbligo in questi casi) portare alla meta della fusione. Bollettino, infatti, rieletto presidente dell’Unione ‘Terre del Chiusella’ il 19 luglio aveva posto come condicio sine qua non per poter procedere alla sua candidatura ed elezione un programma ed un cronoprogramma riguardante Colleretto Giacosa, Parella, Quagliuzzo e Strambinello avente come prima tappa la votazione, entro il 15 settembre, di un parere formale sul programma da parte dei singoli consigli comunali.

Ed ora si sta arrivando al redde rationem, in quanto martedì 10 l’argomento è all’ordine del giorno a Colleretto Giacosa, mercoledì 11 a Parella e giovedì 12 a Strambinello. Non ci sarà, invece un consiglio a Quagliuzzo dove l’amministrazione di Ernesto Barlese, con larga intesa in consiglio, sta per inviare un parere negativo al progetto.

A Parella il capogruppo di minoranza di Progetto Parella MPP, Bruno Tegano, ha depositato una articolata interpellanza sin da inizio agosto chiedendo all’amministrazione quale sia la posizione e se prima non intenda fare precedere ogni decisione da un consiglio comunale aperto alla cittadinanza e da una adeguata informazione alla stessa su quelli che potrebbero essere i vantaggi effettivi e gli svantaggi di una fusione che, comunque, metterebbe fine alla storia di più entità comunali.

D’intesa con il gruppo consigliare è il Movimento Progetto Piemonte che già in primavera aveva organizzato un convegno a Quagliuzzo dal titolo molto chiaro: “Fusioni di comuni: i motivi del no”. Sull’argomento interviene Massimo Iaretti, presidente MPP, già consigliere a Parella dal 2010 al 2014 e consigliere dell’Unione nei suoi primi anni di vita: “La nostra posizione è fortemente negativa per il metodo che viene portato avanti, ovvero il legare il futuro dell’Unione con quello della fusione, dal momento che si tratta di due entità giuridiche diverse e la legge parla di fusioni di Comuni, senza che le Unioni ne abbiano parte alcuna. Senza entrare nel merito vorrei evidenziare che quella che il consiglio dovrà votare è una delibera, quindi un atto che, di fatto, vincolerà chi si esprimerà a favore. Si deve anche conto che il referendum cui verrà sottoposto il tutto, prima di arrivare alla legge regionale, non è un atto che – allo stato attuale – possa modificare il parere espresso dai consigli comunali, anche se ci fosse un voto contrario. Per questo come MPP, insieme ad alcuni comitati e gruppi consigliari abbiamo inoltrato una richiesta al presidente della Regione, all’assessore agli enti locali ed al presidente del Consiglio regionale di provvedere ad una modifica legislativa su questo punto. Fermo restando che la volontà dei cittadini è assolutamente sovrana e che, qualora si esprimessero in un senso o nell’altro dovrebbe venire sempre rispettata. Allo stato attuale non possiamo che dichiararci contrari alla fusione fredda dei quattro comuni che, va ricordato, ai tempi del fascismo erano stati uniti forzatamente sotto il nome di Pedanea e dopo la proclamazione della Repubblica si erano separati. Vogliamo forse tornare indietro e cancellare tutto con un colpo di spugna facendo finta di niente. Inoltre, e bene sottolinea l’interpellanza del capogruppo Tegano, allo stato non risulta che tale proposta sia stata mai condivisa con la popolazione”.

“Martin Eden” raccontato tra le acque e le strade di Napoli

Coppa Volpi alla Mostra veneziana per Luca Marinelli

 

Pianeta Cinema a cura di Elio Rabbione

 

Trasportandolo dalle coste e dai porti della California al panorama partenopeo, con le sue acque, con le strade anguste ed i panni messi ad asciugare da un capo all’altro, con le sue aree distese tra ruderi e sterpaglie, con le sue facce ferite di popolani, Pietro Marcello – classe 1976, cresciuto con il gusto del film documentario, vincitore nel 2009 del TFF con La bocca del lupo, affermatosi a Locarno alcuni dopo con Bella e perduta e oggi giunto al suo primo e autentico, corposo, lungometraggio applaudito al Lido e ora sugli schermi – in piena libertà d’espressione imprime inaspettatamente al Martin Eden di Jack London un respiro di casa nostra e allo stesso tempo una visione ed un’anima assai più universali. Marcello (sceneggiandolo con Maurizio Braucci) tradisce le origini letterarie e sperimenta, non va per strade narrative usuali, cerca la giravolta inaspettata, vuole sferzare, coinvolgere drammaticamente, stupire: forse raggiunge lo scopo ma corre allo stesso tempo il forte rischio di buttare disordine, di confondere, di riempire di troppi elementi superflui, di schiacciare certi passaggi narrativi, di cancellare quella compostezza e quella narrazione più adagiata che in molte parti del film si tenderebbe a pretendere. La parabola del marinaio del tutto privo di cultura che, salvato da un pestaggio il giovane Arturo, rampollo di una facoltosa famiglia, viene accolto nella casa del ragazzo e ne conosce la sorella, Elena, che lo spingerà a leggere (Baudelaire come prima opera tra le mani!) e a cercare un’istruzione e gli farà nascere, contro i dubbi e le maledizioni di molti, il desiderio della scrittura, suona come un sacrosanto quanto rabbioso horror vacui della mente, come la perseveranza verso l’eccesso, come la sfrontatezza intellettuale, come la riaffermazione senza se e senza ma del quisque faber di scolastica memoria.

Una ricerca a lungo portata avanti, in un secolo del ‘900 che corre avanti e indietro (qualcuno nelle ultime immagini grida lo scoppio della guerra ma parecchio assai più vicino a noi è già stato mostrato) e lungo il quale s’inventa una privazione del tempo stesso, ad affermare l’eguaglianza di sempre; che getta sullo schermo reperti d’archivio (inevitabile che Marcello ritorni alla sua prima passione) degli anni Venti e Trenta come quelle dei Sessanta e Settanta (un gioco pure musicale, che allinea sullo stesso piano Debussy e Teresa De Sio) e finzione, in una a tratti inverosimile mescolanza di abiti, di oggetti, di automobili, di arredamenti con tanto di televisori figli del boom economico. Una ricerca che coinvolge anche l’amore e lo stato sociale difficilmente raggiungibile, le lotte socialiste e l’aspirazione all’individualismo rivendicato con forza, che deve fare i conti con le sconfitte, con i continui plichi dei racconti inviati agli editori e pronti a tornare indietro con la loro scritta “rinviato al mittente”. Lo squarcio è un editore dall’accendo meneghino, il successo arriva ma con esso il cambiamento, la frustrazione nel toccare con mano che chi lo ha prima rigettato adesso lo acclami e lo pretenda, la consapevolezza del proprio mutamento di scrittore ed intellettuale che ha attraversato persone e tempi e cose.

Marcello, man mano che la parabola scende verso la fine, s’accartoccia come la sua storia, mostra il fiato corto e fa rimpiangere una prima parte che interessa di più. Come lui il suo protagonista, un pur bravo Luca Marinelli che come ognuno ora sa s’è portato a casa la Coppa Volpi come miglior interprete, rimandando a mani vuote il Joker Joachim Phoenix dato come spudorato vincitore. Marinelli mette un’intima naturalezza per buona parte che gli fa stringere di diritto tra le mani quella Coppa, poi i toni esagerati della rivolta personale sono in agguato, il tutto diventa malamente lineare e superfluo, quella compostezza fatta di sguardi leggeri e cenni pieni di misura che lo avevano fatto apprezzare sparisce, come uno scossone del tutto inaspettato.

Commissioni autonomia e legalità al via

DA PALAZZO LASCARIS

Hanno ufficialmente preso il via nell’ambito della Giunta per il regolamento, i lavori per l’istituzione di due nuove Commissioni permanenti per l’autonomia e per la legalità.

I componenti della Giunta hanno concordato sull’ipotesi di avviare, nelle prossime settimane, la discussione e il confronto rispetto a eventuali proposte emendative, dettaglio delle materie di competenza e modalità e tempistiche operative delle due commissioni.

La commissione autonomia, tra le materie di competenza, si occuperà anche di affari istituzionali, enti locali, sburocratizzazione  e semplificazione. La commissione legalità, di contrasto a i fenomeni mafiosi.

“Certamente c’è soddisfazione per l’avvio tempestivo dei lavori – ha specificato il presidente del Consiglio, Stefano Allasia, al termine dell’incontro della Giunta per il regolamento –  ma credo sia altrettanto corretto e necessario affrontare con le giuste tempistiche la discussione su temi cosi complessi e articolati, in maniera tale che tutti i consiglieri dell’assemblea legislativa e dunque non solo i componenti di questa Giunta,  abbiano la possibilità di fare in maniera scrupolosa e costruttiva, proposte e valutazioni”.

È stata un’estate più sicura. Grazie alla Polfer

La Polizia Ferroviaria, durante il periodo estivo dal 1 giugno al 1° settembre 2019, ha intensificato i servizi istituzionali con l’impiego di 3136 pattuglie in stazione e 1178a bordo treno, provvedendo a scortare, nell’intero periodo3050 convogli ferroviari (con una media di circa 33 treni al giorno). Sono stati predisposti 262 servizi antiborseggio in abiti civili per contrastare i furti in danno dei viaggiatori. Sono state elevate 300 sanzioni amministrative di cui 128 in materia di sicurezza ferroviaria.

Nel periodo preso in esame, il numero degli identificati è stato di 30371 persone tra cui 13 gli arrestati, 146 gli indagati; 7 i minori non accompagnati rintracciati nelle stazioni ferroviarie del territorio dal personale della Specialità.

Particolarmente efficace si è dimostrata la nuova applicazione per gli smartphone in uso alle pattuglie (SMART SDI 2.0), che ha permesso al personale della Polizia Ferroviaria di effettuare un maggior numero di controlli anche grazie alla funzione di lettura ottica dei documenti elettronici.  

Nella Stazione di Torino Porta Nuova da giugno ad agosto sono stati eseguiti 9 arresti, di cui 5 a seguito di ordini di cattura per esecuzione di pena. Destinatari di tali provvedimenti tre cittadini italiani, un nigeriano ed un cittadino rumeno.

Sono stati effettuati, poi, 2 arresti per possesso stupefacenti da parte di un cittadino italiano e di un cittadino nigeriano, 1 arresto per resistenza a pubblico ufficiale da parte di un cittadino italiano e 1 arresto per furto aggravato da parte di un cittadino peruviano.

Sempre a Torino Porta Nuova nel mese di agosto è stato denunciato 1 cittadino italiano autore di furto di un trolley contenente gioielli per un valore di 100.000 euro; i gioielli sono stati consegnati alla legittima proprietaria.

Inoltre, sono stati indagati in stato di libertà 2 cittadini italiani per la reiterazione di reati commessi a danno di minori, in particolare truffa e furto con strappo.

Nel mese di agosto, invece, un cittadino italiano veniva deferito in stato di libertà per procurato allarme, lesioni aggravate e interruzione di pubblico servizio in quanto a bordo di un convoglio in partenza per Bardonecchia aveva spruzzato una bomboletta spay al peperoncino provocando danni in particolare a  due viaggiatrici italiane.  

Nella Stazione di Torino Porta Susa  una bambina di 6 anni è stata rintracciata e successivamente riconsegnata alla propria madre, dopo che quest’ultima aveva momentaneamente lasciato la piccola sulla banchina mentre si accingeva a caricare le numerose valigie sul treno. Intenta ad effettuare tale operazione, le porte del treno si richiudevano e la bambina restava da sola in stazione.

Nella Stazione di Alessandria sono stati effettuati 2arresti. In particolare, nel mese di giugno è stato tratto in arresto un cittadino del Gambia per violenza a Pubblico Ufficiale e lesioni aggravate e nel mese di luglio un cittadino bosniaco per avere fatto rientro in Italia in seguito a provvedimento di espulsione con accompagnamento coatto in frontiera.

Ad Asti, gli operatori Polfer, a seguito di misure cautelari coercitive disposte dal Gip del Tribunale di Asti, traevano in arresto 2 cittadini nigeriani resosi responsabili di concorso di reato di rapina ed estorsione ai danni di un cittadino italiano.

Infine ad Alessandria e Ceva (CN) la squadra di Polizia Giudiziaria del Compartimento a seguito della predisposizione di specifici servizi  indagava in stato di libertà 4 giovani per deturpamento ed imbrattamento di carrozze ferroviarie.

Conferita a Pragelato la cittadinanza onoraria a Denisa Zamfira

Il Sindaco di Pragelato Giorgio Merlo ha conferito , a nome dell’Amministrazione Comunale, la cittadinanza onoraria a Denisa Zamfira. Una giovane pragelatese di origini rumene che si è particolarmente distinta in questi anni nel campo scolastico ed accademico.

“Ma la vita e l’esperienza di Denisa, ha detto il Sindaco durante il conferimento dell’onorificenza, e’ anche e soprattutto un modello di integrazione e di inclusione sociale, culturale e territoriale oltre al riconoscimento del merito. Per questi motivi – ha concluso il Sindaco – la cittadinanza onoraria a Denisa assume una importanza decisiva anche per il dibattito sull’immigrazione che da tempo attraversa e caratterizza il nostro paese”.

Breve pausa di pioggia, ma il clima mite proseguirà per tutto il mese

Altri temporali  sul Piemonte da martedì, solo una parentesi di maltempo, ma ritornerà l’anticiclone delle Azzorre da mercoledì con una fase soleggiata e il rialzo delle temperature massime,  come prevede Arpa. Le temperature saliranno a 25-26 gradi sulle pianure e  colline, zero termico a 4.500 metri da giovedì. Il clima mite potrebbe proseguire fino a dopo il 20 settembre con un bilancio di temperature settembrine più alte rispetto alla media, nonostante i primi giorni ‘freddi.

A “Vicenza in lirica” trionfa il maestro Michele Campanella

Il festival  si è  aperto al teatro Olimpico sotto l’egida della musica di Gioachino Rossini

Esistono analogie tra due arti apparentemente diverse quali musica ed architettura, tanto che spesso si ricorre alla sinestesia di “architettura musicale” per un brano e di “ritmi spaziali” per un’architettura. Prova ne è stata il concerto rossiniano che ha aperto la rassegna “Vicenza in lirica”, giunta alla sua settima edizione, sabato 31 agosto scorso, nella straordinaria cornice del teatro Olimpico della città veneta, realizzato dall’architetto vicentino Andrea Palladio.

Questo celebre festival, diretto da Andrea Castello, si è aperto sotto il segno di un famoso brano composto da Gioachino Rossini, la Petite Messe Sollennelle, eseguito da un cast di eccezione, formato dal Maestro Michele Campanella al primo pianoforte ( al suo ritorno sulla scena del teatro palladiano dopo diversi anni di assenza), dal soprano Barbara Frittoli e dal contralto Sara Mingardo, voci note a livello internazionale e per la prima volta ascoltate insieme in un’esecuzione al teatro Olimpico. Accanto a loro il basso Davide Giangregorio, il tenore Alfonso Zambuto, il coro della Schola San Rocco di Vicenza diretto dal maestro Francesco Erle, Silvio Celeghin all’harmonium e Monica Leone al secondo pianoforte.

La Petite Messe Sollennelle, composta da Rossini in Francia nel 1863, si articola secondo le sezioni tradizionali dell’Ordinarium della Messa cattolica con, in aggiunta, il Preludio religioso da eseguirsi nel corso dell’Offertorio (per pianoforte solo ed harmonium) e il Mottetto “O salutaris hostia” per soprano, inserito tra il Sactus e l’Agnus Dei.

Il Kyrie, strutturato nella forma di dialogo tra i Soli ed il Coro, è un Andante maestoso che si apre con un pianissimo di particolare evidenza ritmica, con le ottave staccate che si inseguono sul basso. Il coro della Schola San Rocco di Vicenza ha dimostrato grande maestria nell’entrare quasi sottovoce, con un motivo totalmente indipendente dal pianoforte suonato in modo magistrale dal maestro Michele Campanella. Il cuore della Petite Messe è rappresentato dal Gloria, un edificio sonoro sorprendente e monumentale, capace di occupare più di un terzo dell’intera composizione.

Sicuramente il brano in cui il maestro Campanella ha dato prova di tutta la sua abilità pianistica è stato quello del Preludio religioso, che precede il Sactus per Soli e coro. In esso ha dato vita al tema della fuga, reso in tutta la sua cromaticita’ ed essenzialità. Qui Rossini si richiama alla tradizione che fa capo a Bach e pare anticipare moduli che saranno tipici di un compositore come Cesar Franck. La soprano Barbara Frittoli ha dimostrato l’altezza sopranile che contraddistingue il suo timbro vocale nel Mottetto “O salutaris hostia”, testo che Rossini aveva già affrontato nel 1857 per quartetto vocale senza accompagnamento. Oltre che confermarsi valida interprete in questo concerto rossiniano, da tre anni è anche docente della masterclass che viene realizzata dal festival “Vicenza in lirica”, per iniziativa dell’associazione Concetto culturale, d’intesa con l’archivio storico Tullio Serafin, guidati da Andrea Castello. Anche nel Crocifixus la soprano, ora ormai milanese, ha dimostrato una sintesi di tecnica perfetta e di una fedele interpretazione ad un testo che Rossini chiamò “Petite” solo per modestia, in quanto questa Messa appari’, subito, alla sua prima esecuzione, grandiosa.

Sara Mingardo, contralto di origine veneziana, ha dimostrato unccurata ricerca del suono, unita al timbro inconfondibile della sua voce, che ha avuto il momento più sublime nell’ Agnus Dei, il cui finale è risultato intimo e prezioso. Le due voci maschili hanno mostrato altrettanta bravura, sia quella del giovane tenore Alfonso Zambuto, che ha dimostrato una straordinaria capacità canora e comunicativa, sia quella de l basso Davide Giangregorio,  capace di cantare con grande naturalezza e che ha rappresentato una splendida scoperta. Il coro della Schola di  San Rocco ha seguito benissimo la direzione di Campanella ed i suoi accenni sicuri, uniti alla sua capacità  di suonare in simbiosi con il secondo pianoforte  Monica Leone. Molto valido anche Silvio Celeghin all’harmonium.

 

Mara Martellotta