ilTorinese

Il Lovers Film Festival lancia l’iniziativa Lovers on line

Si svolgerà dal 30 aprile al 4 maggio, nei giorni originariamente destinati all’edizione 2020.

Lovers on line #cimanteniamoinlinea è una rassegna cinematografica completamente gratuita pensata per continuare a restare in connessione con gli autori, il nostro pubblico e la comunità lgbtq+ in questo momento di emergenza sanitaria.

Ogni giorno, per i 4 giorni di rassegna, verranno messi online gratuitamente due lungometraggi (fiction e documentario) e due cortometraggi italiani passati sugli schermi del più antico festival sui temi LGBTQI (lesbici, gay, bisessuali, trans, queer e intersessuali) d’Europa e terzo nel mondo nelle precedenti edizioni. I link gratuiti e visionabili per l’intero periodo (dalle ore 11:00 di giovedì 30 aprile fino alla mezzanotte di lunedì 4 maggio) saranno comunicati sul sito del Lovers Film Festival e sulle pagine Facebook e Instagram.

Fra i titoli selezionati: Riparo (Italia, 2007, 100′) di Marco Simon Puccioni con Maria De Medeiros e Antonia Liskova – il secondo lungometraggio del regista italiano presentato al Festival del Cinema di Berlino nel 2007 nella sezione Panorama, ha come tema centrale l’amore tra due donne, l’operaia Mara e la borghese Anna, e affronta efficacemente il tema della convivenza fra le diversità –  e Come mi vuoi di Carmine Amoroso con Enrico Lo Verso, Monica Bellucci, Vincent Cassel e Urbano Barberini: film d’esordio di Amoroso a tematica transgender che ha fra i suoi interpreti anche Vladimir Luxuria.

“Un festival di cinema è molto più della somma delle singole parti – sottolinea la direttrice del festival Vladimir LuxuriaE’ la sala piena e le luci che si spengono poco prima dell’inizio dei titoli di testa, è il pubblico che sfoglia un programma costruito con passione e competenza in mesi e mesi di ricerca, è la costruzione continua di un lessico culturale, è il lavoro imprescindibile di tutte le persone che compaiono nei titoli di coda, è la passione dei nostri volontari, è il pubblico, è un luogo dove essere comunità, è sentirsi plurali. Continuiamo il nostro lavoro fiduciosi di poterci rincontrare presto nelle nostre sale per continuare tutti i discorsi che avevamo iniziato. Cogliamo l’occasione – continua Luxuria a nome di tutto il gruppo di lavoro – per ringraziare con moltissimo affetto le autrici e gli autori che hanno deciso di aderire a questa iniziativa rendendo visibile gratuitamente il proprio lavoro”.

 

“I festival cinematografici sono una realtà importante del nostro Paese e siamo tutti al lavoro per trovare soluzioni – afferma Enzo Ghigo, Presidente del Museo Nazionale del Cinema. In un momento di grandi cambiamenti dobbiamo tutti fare quadrato e portare avanti il bene comune. Sono convinto che anche il Lovers Film Festival ne uscirà rafforzato mantenendo salda la sua carica identitaria, in attesa che si riaprano le sale cinematografiche”.

 

“Il Museo Nazionale del Cinema in questo momento sta trasferendo online tutte le sue attività – racconta Domenico De Gaetano, Direttore del Museo Nazionale del Cinema. Il progetto Lovers on line #cimanteniamoinlinea è una bella iniziativa che conferma l’importanza del festival e il lavoro che la direttrice Vladimir Luxuria e il suo team stanno portando avanti, in attesa dell’evolversi della situazione”.

Il Lovers Film Festival dal 2005 è integrato nel Museo Nazionale del Cinema di Torino e si svolge con il contributo del MiBACT, della Regione Piemonte e del Comune di Torino.

L’iniziativa fa parte di ‘Torino Città del Cinema 2020. Un film lungo un anno, un progetto di Città di Torino, Museo Nazionale del Cinema e Film Commission Torino Piemonte, con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, in collaborazione con Regione Piemonte, Fondazione per la Cultura Torino. www.torinocittadelcinema2020.it

Lavori pubblici? Qui ci vuole il modello Genova

Riceviamo da Uncem e pubblichiamo / La legge sui lavori pubblici attuale è troppo complessa per i piccoli e medi interventi tipici dei Comuni. Fissa rigide procedure che non si preoccupano della qualità dei lavori ma solo di ostacolare una presunta corruzione generalizzata delle stazioni appaltanti. Non lascia alcuna autonomia gestionale e responsabilità tecnica al direttore lavori e al Rup, che sono trattati come meri esecutori di procedure. Uncem, in una nota delle scorse ore a Governo e Parlamento, è chiarissima. 

Se il Ponte di Genova ricostruito è il “cantiere dell’Italia che sa rialzarsi”, modello per gli interventi pubblici, replicabile nelle regole e nelle modalità che hanno portato alla realizzazione, Uncem propone al Governo e al Parlamento alcuni elementi di semplificazione e modifica della normativa per gli appalti e per i lavori pubblici che sarebbero molto utili in questa fase e successivamente, a conclusione dell’emergenza. Lo scrive il Presidente Uncem Marco Bussone in una lettera trasmessa al Presidente Conte, alla Ministra De Micheli, al Ministro della Pubblica Amministrazione Dadone, al Sottosegretario agli Interni Achille Variati, ai Parlamentari. “Semplificazione e sburocratizzazione? Fondamentali e urgenti, da vent’anni – evidenzia Bussone – adesso, con questa emergenza sanitaria, non vi è altro tempo disponibile. Se Genova e il Ponte sul Polcevera ricostruiti sono un modello, lo siano fino in fondo. Per tutti. Norme chiare per un nuovo patto con gli Enti locali. Tutti”.

Di seguito, le proposte Uncem:

1) Controlli in fase di affidamento
Sono troppi. Ogni stazione appaltante ha una lista di verifiche che è tenuta a fare autonomamente sull’operatore economico vincitore (casellario giudiziario, carichi pendenti, tribunale fallimentare, white list Prefettura, DURC, regolarità Agenzia Entrate, ANAC annotazioni riservate, ANAC casellario, Antimafia BDNA, Camerale). Tanto varrebbe avere una anagrafe centralizzata, una ditta o è dentro o è fuori. Così vi sarebbe un solo controllo da fare.
2) Procedure di affidamento: troppe, cervellotiche, senza garantiscono la scelta migliore
Nessun buon padre di famiglia affiderebbe un lavoro a casa propria con il codice dei contratti. Il codice sembra garantire solo la “rotazione”, la “pubblicità” e il rispetto di rigide procedure, dove il funzionario è un mero esecutore (salvo i lavori sotto 40.000 euro).
Oggi abbiamo queste soglie con i corrispondenti procedimenti minimi: 40.000 = affidamento diretto; 150.000 = affidamento diretto con tre preventivi (c.d. “semplificata”); 350.000 = negoziata con 10 operatori (anche sorteggiati); 1.000.000 = negoziata con 15 operatori; 5.350.000 = procedura aperta.  Può avere senso una rotazione sui vincitori di gara, ma perché costringere alla rotazione degli operatori economici che hanno solo partecipato ad una gara senza vincerla?
Quindi Uncem propone di eliminare la rotazione degli inviti. Semplificare le soglie per i lavori (es. 100.000 – 300.000 – 1.000.000). Togliere il sorteggio dalle negoziate, lasciando libera scelta negli inviti. Soprattutto nelle piccole e medie realtà le stazioni appaltanti sanno se un certo operatore economico lavora bene o male, i funzionari dei vari Enti si scambiano tra loro tali informazioni, tantopiù a livello sovracomunale all’interno di Unioni montane di Comuni o di Comuni montani che gestiscono in forma associata la stazione appaltante. Una stazione appaltante deve avere il diritto non di invitare operatori economici che lavorano male o creano problemi, nell’interesse della comunità. Non si tratta di favorire presunti amici ma di favorire la qualità dei lavori e per una buona gestione dei soldi dei contribuenti.
3) Le varianti: rappresentano una necessità ma sono state rese quasi impossibili dall’art. 106
Sulle varianti (modifiche al contratto) l’approccio burocratico ha colpito duro, rendendole praticamente irrealizzabili come se fossero il peccato capitale dei lavori pubblici, con vincoli rigidissimi, obbligo di comunicazioni ad Anac, obbligo di formalità di riapprovazione…  Tuttavia chiunque abbia progettato e diretto lavori pubblici sa che arrivare in fondo a un lavoro senza qualche aggiustamento è praticamente impossibile. Vero è che ci sono stati casi di cattiva progettazione; ma è anche vero che non si può gestire un cantiere senza dare alla Direzione Lavori una autonomia operativa. Per come è scritto il Codice, il direttore lavori sarebbe quasi superfluo, dato che è tutto normato e regolato da liste di adempimenti che si basano sul falso presupposto che un progetto sia perfetto ed omni-comprensivo.
La proposta è di riscrivere ex novo l’art. 106 prevedendo una procedura semplificata per varianti e aggiunte ai lavori e una super-semplificata per la vecchia “variata distribuzione di spesa”.
4) Tempi della burocrazia e tempi dei cantieri
Oggi i funzionari sono inchiodati in ufficio a seguire le carte, tanto varrebbe nominare negli uffici lavori pubblici avvocati e non ingegneri. Essi per non incorrere in pericolose sanzioni debbono rincorrere comunicazioni, protocolli, cavilli, banche dati (altro punto dolente! SmartCIG, Simog, BDAP…) e non hanno tempo di seguire i lavori. La verità è che se le opere sono importanti i funzionari devono avere il tempo di seguire i cantieri. Si potrebbe dire che più le procedure sono rigorose, peggio vengono le opere.
L’impianto normativo collide con la gestione di un cantiere. Quando una impresa inizia un lavoro non è giusto doverla fermare a ogni minimo intoppo in attesa dei tempi burocratici che servono per sistemare comunicazioni, modifiche, perché non è giusto accollarle dei costi parassiti legati all’inefficienza della pubblica amministrazione. Le stazioni appaltanti cercano con il buon senso di contemperare l’esigenza dell’operatore economico di essere produttivo con gli obblighi burocratici calati dall’alto. La proposta è quindi di semplificare tutto l’impianto dell’art. 107, permettendo alla direzione lavori di adottare la dovuta flessibilità gestionale.
5) La questione scottante dei subappalti, da limitare
La visione “mercatistica” europea dice di lasciare la massima libertà al subappalto, ma questo comporta dei problemi. Esempio, il buon padre di famiglia per un dato lavoro chiama il muratore X, con l’attuale norma non potrebbe rifiutare di trovarsi in casa il manovale Y in subappalto. Il paradosso è che nel mondo dei lavori pubblici esistono imprese con qualifica illimitata che gestiscono commesse da decine di milioni di euro con solo geometri e capisquadra, senza operai propri subappaltando tutto il resto.
Sarebbe molto sensato lasciare alla stazione appaltante la scelta sui limiti del subappalto, non solo in termini di percentuale ma proprio di quale lavoro sia subappaltabile e quale no. Un funzionario conosce benissimo quali sono le lavorazioni specialistiche per le quali è opportuno lasciare la facoltà di subappalto. Il criterio principe dovrebbe essere questo: se una impresa non è in grado di fare un certo lavoro, non partecipa. Oggi ovviamente non è così, qualunque operatore economico partecipa a qualsiasi gara sperando di prenderla e poi subappalta il più possibile a soggetti più piccoli e con minor potere contrattuale.
Tutti questi aspetti semplificano e vanno nella direzione di responsabilizzare i funzionari delle stazioni appaltanti, nella gestione efficace ed efficiente del lavoro, liberandoli da procedure sclerotiche: scelta degli invitati, flessibilità di gestione di tempi e modifiche, riduzione dei subappalti al minimo desiderato per la specifica opera.
E Uncem aggiunge:
 
6) Un Lavoro Pubblico è diverso da un Servizio o da una Fornitura, ma non per il Codice
Anche qui la visione burocratico-procedurale ha forzato l’accorpamento di mondi diversi, applicando le stesse regole alla costruzione di una piazza, alla fornitura di mascherine e al servizio di pulizia.
Mentre un lavoro pubblico richiede delle specifiche competenze tecniche, una generica fornitura o un servizio non tecnico possono essere anche seguiti da un funzionario amministrativo.
Potrebbe essere lasciato in vigore il codice dei contratti per le forniture e i servizi generici, prevedendo a parte norme specifiche per i lavori, i servizi di manutenzione e i servizi tecnici (progettazione e direzione lavori, con soglie ben più basse).
È importante capire che una manutenzione non può essere assoggettata agli stessi livelli di progettazione di un’opera pubblica: per gestire una buona manutenzione non serve un progetto, può bastare un capitolato tecnico ed un elenco prezzi.
7) Una buona occasione per eliminare una assurdità della Sicurezza sui Cantieri
Il D.Lgs. 81/2008 è altra norma infarcita di cavilli. Essa contiene in particolare un punto unanimemente riconosciuto come assurdo e illogico, ma mai corretto. Detto punto prevede che il Coordinamento per la Sicurezza debba essere eseguito ovunque lavori più di una impresa, anche se in tempi diversi! Che senso ha “coordinare” un idraulico che va a montare sanitari laddove i muratori se ne sono già andati? Un elettricista che va a cablare dei cavidotti già posati da una ditta di scavi?
Il senso è solo di aumento dei costi e dei tempi burocratici (infatti oggi bisogna: – nominare un coordinatore; – preparare un piano di coordinamento; – farlo girare per consultare tutti i soggetti; – farlo sottoscrivere; – ricevere i piani operativi  – notificare il cantiere alla Asl- non essendovi in realtà niente da coordinare).
Quindi cancellare dal D.Lgs. 81/2008, art. 90, c. 3 e 4, le parole “anche non contemporanea”; inserire un nuovo comma 5-bis che stabilisca che “le disposizioni di cui i precedenti commi 3 e 4 non si applicano per cantieri in cui la presenza di più imprese esecutrice non sia contemporanea”.

Da Trieste a Lampedusa, “Premio Lattes Grinzane 2020”

Martedì 5 maggio, l’annuncio dei cinque finalisti e del Premio Speciale.  Oltre venti Giurie scolastiche

Monforte d’Alba E’ in dirittura d’arrivo il “Premio Lattes Grinzane” edizione 2020. Promosso dalla Fondazione Bottari Lattes, sede a Monforte d’Alba, voluta e presieduta da Caterina Bottari Lattes in memoria e omaggio al grande marito Mario Lattes (fra i più importanti intellettuali del secolo scorso), il Premio “nasce dalle ceneri del Grinzane Cavour” travolto dai noti scandali del 2009 ed è rivolto alle opere di narrativa italiana e internazionale pubblicate in Italia, per quanto riguarda l’odierna edizione, fra il gennaio 2019 e il gennaio 2020.

Cinque, anche quest’anno, i romanzi finalisti. Quali? Lo si saprà il prossimo martedì 5 maggio. Annullata, causa emergenza sanitaria, la cerimonia di designazione già prevista nel mese di aprile in un appuntamento aperto al pubblico presso lo “Spazio Incontri” della Fondazione CRC di Cuneo, l’annuncio dei magnifici cinque e del vincitore del “Premio Speciale” ( assegnato a un’autrice o autore internazionale che, nel corso del tempo, si sia dimostrato meritevole di un condiviso apprezzamento di pubblico e di critica) avverrà a mezzo stampa e sulla pagina Facebook della Fondazione Bottari Lattes, sull’account Twitter @BottariLattes, oltre che sul sito www.fondazionebottarilattes.it. Dopo la selezione dei cinque romanzi finalisti da parte della Giuria Tecnica (presieduta da Gian Luigi Beccaria, linguista, critico letterario e saggista), la scelta del libro vincitore sarà affidata al giudizio degli studenti delle oltre venti Giurie Scolastiche diffuse in tutta Italia (a Torino, saranno impegnati gli studenti del Liceo Classico Statale “Massimo D’Azeglio”), da Trieste a Lampedusa. Continua dunque, nonostante tutto, l’affascinante viaggio del “Lattes Grinzane”. E in proposito afferma la presidente Caterina Bottari Lattes: “L’emergenza sanitaria ha costretto la Fondazione a sospendere gli appuntamenti culturali rivolti al pubblico, ma non a bloccare i progetti in corso, come appunto il ‘Premio Lattes Grinzane’, che continua il suo percorso e rimane in contatto con lettori, studenti, appassionati di libri e affamati di cultura”.
I vincitori delle passate edizioni del “Premio Lattes Grinzane” sono stati: Alessandro Perissinotto (Mondadori) nel 2019; Yu Hua (Feltrinelli) nel 2018; Laurent Mauvignier (Feltrinelli) nel 2017; Joachim Meyerhoff (Marsilio) nel 2016; Morten Brask (Iperborea) nel 2015; Andrew Sean Greer (Bompiani) nel 2014; Melania Mazzucco (Einaudi) nel 2013; Romana Petri (Longanesi) nel 2012 e Colum McCann (Rizzoli) nel 2011.

Per quanto riguarda invece il “Premio Speciale”, le precedenti edizioni sono state vinte da: Haruki Murakami (Giappone; Einaudi) nel 2019; António Lobo Antunes nel 2018 (Portogallo; Feltrinelli); Ian McEwan nel 2017 (Inghilterra; Einaudi); Amos Oz nel 2016 (Israele; Feltrinelli); Javier Marías nel 2015 (Spagna; Einaudi); nel 2014 Martin Amis (Gran Bretagna; Einaudi); Alberto Arbasino nel 2013 (Adelphi); Patrick Modiano) nel 2012 (Francia – Premio Nobel 2014; Guanda e Einaudi); Enrique Vila-Matas nel 2011 (Spagna; Feltrinelli).
Le giornate dedicate agli scrittori e alla loro premiazione sono previste per venerdì 9 e sabato 10 ottobre nelle Langhe.

Per info: tel. 0173/789282 – eventi@fondazionebottarilattes.it – WEB fondazionebottarilattes.it / TW @BottariLattes /YT FondazioneBottariLattes

g. m.

Nelle foto
– Caterina Bottari Lattes consegna il “Premio Speciale”, vinto nel 2018 dallo scrittore portoghese Antonio Lobo Antunes
– Il Castello di Grinzane Cavour

Furto di cellulare, carabinieri fermano baby gang di ragazzine

Hanno rubato il cellulare a un anziano e poi gli hanno chiesto il riscatto per riaverlo

I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Torino Oltre Dora hanno fermato tre ragazze minorenni, tra i 13 e i 17 anni, di un campo nomadi della città, con l’accusa di furto aggravato ed estorsione. Ieri mattina, le ragazze sono state bloccate alla fermata del tram di corso Potenza, subito dopo essersi fatte consegnare la somma di 70 € da due coniugi ultrasettantenni quale riscatto per restituirgli il telefono cellulare rubato il giorno precedente.

Il furto è avvenuto all’esterno di un supermercato di Torino, dove le ragazze hanno accerchiato la coppia e distratto l’uomo e con la scusa di chiedergli l’orario gli hanno rubato il cellulare. La moglie del derubato ha immediatamente chiamato il numero del marito e dopo diversi tentativi le ha risposto una “bambina” che le ha chiesto 120 euro di riscatto per lo Smartphone. Dopo una lunga trattativa le parti si sono accordate per 70 euro. La coppia ha immediatamente informato i carabinieri, che si sono presentati all’appuntamento con i coniugi, ma a distanza. Subito dopo lo scambio, i militari sono intervenuti e hanno fermate le tre ragazzine. La 17enne è stata arrestata e accompagnata all’Istituto Penale Minorile “Ferrante Aporti” mentre le sue baby complici, non imputabili, sono state segnalate alla Procura per i minorenni, riaccompagnate al campo e affidate ai parenti. Agli anziani, sfortunati protagonisti della vicenda, tranquillizzati e rassicurati dai Carabinieri, sono stati restituiti il cellulare e la somma estorta. Particolarmente elevata è l’attenzione della Procura per i Minorenni di Torino a tutela delle persone anziane che, soprattutto in questo delicato momento di emergenza sanitaria possono essere vittime di odiosi reati predatori.

 

(foto archivio)

Take away da lunedì in Piemonte ma non a Torino

La nuova ordinanza regionale, in firma in serata,  autorizza la vendita da asporto di alimenti dal 4 maggio (sempre purché il loro consumo non avvenga in loco), in Piemonte ma non a Torino 

Dal prossimo  lunedì gelaterie, bar, kebab,  ristoranti, pizzerie e  pasticcerie, saranno quindi autorizzati a vendere alimenti da asporto, ma nel capoluogo si dovrà rinviare forse a sabato 9 maggio.

La Regione è infatti  preoccupata dalla curva dei contagi nel capoluogo , considerando anche i quartieri  come san Salvario o il centro città, dove i locali della ristorazione sono troppo vicini tra loro, rendendo pressochè impossibile il rispetto delle distante di sicurezza.

 

Coronavirus: i pazienti guariti sono quasi 5000, ma le vittime superano ormai quota 3000

Il bollettino della Regione Piemonte delle ore 19 di mercoledì 29 aprile

 

4.911 PAZIENTI GUARITI E 2.538 IN VIA DI GUARIGIONE

Oggi pomeriggio l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che i pazienti virologicamente guariti, cioè risultati negativi ai due test di verifica al termine della malattia, sono  4.911 (287  in più di ieri): 446  in provincia di Alessandria, 195 in provincia di Asti (+10), 255 (+24) in provincia di Biella, 549 (+45) in provincia di Cuneo, 401 (+30) in provincia di Novara, 2.479 (+135) in provincia di Torino, 256 (+28) in provincia di Vercelli, 268 (+11) nel Verbano-Cusio-Ossola, 62 (+4)  provenienti da altre regioni.

Altri 2.538 sono “in via di guarigione”, ossia negativi al primo tampone di verifica dopo la malattia e in attesa dell’esito del secondo.

I DECESSI SALGONO COMPLESSIVAMENTE A 3.032

Sono 66 i decessi di persone positive al test del “Coronavirus Covid-19” comunicati nel pomeriggio dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, di cui 14 al momento registrati nella giornata di oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente dall’Unità di crisi può comprendere anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).

Il totale è ora di 3.032 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi su base provinciale: 564 ad Alessandria, 168 ad Asti, 162 a Biella, 236 a Cuneo, 257 a Novara, 1.346 a Torino, 158 a Vercelli, 110 nel Verbano-Cusio-Ossola, 31 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.

LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

Sono 25.995 (+457 rispetto a ieri) le persone finora risultate positive al Covid-19 in Piemonte: 3.354 in provincia di Alessandria, 1.557 in provincia di Asti, 964 in provincia di Biella, 2.471 in provincia di Cuneo, 2.266 in provincia di Novara, 12.938 in provincia di Torino, 1.102 in provincia di Vercelli, 1.005 nel Verbano-Cusio-Ossola, 233 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 105 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 199 (-3 rispetto a ieri).

I ricoverati non in terapia intensiva sono 2.621 (- 16 rispetto a ieri)

Le persone in isolamento domiciliare sono 12.694

I tamponi diagnostici finora eseguiti sono 152.447, di cui 81.195 risultati negativi.

Salizzoni: “Io nella task force? Grazie ma decide il Pd”

Ringrazio chi mi ha proposto di entrare a far parte della task force guidata da Ferruccio Fazio.

Sono convinto che la Fase 2 che ci attende sia estremamente complicata e le decisioni che verranno assunte necessitino di un grande sforzo di compattezza istituzionale.

Come già fatto fino ad oggi, non farò mai mancare le mie proposte e il mio contributo indipendentemente dalla partecipazione al lavoro della task force. Pur apprezzando la volontà di volermi coinvolgere, e nutrendo personale stima nei confronti dei componenti la task force, la decisione finale non può prescindere dal confronto con il gruppo consiliare regionale del Pd e con la forza politica con la quale sono stato eletto a maggio, tenendo conto che il mio attuale ruolo istituzionale e politico di vice Presidente di minoranza del Consiglio regionale del Piemonte non è compatibile con un impegno diretto nella task force.

Mauro Salizzoni – vice Presidente Consiglio regionale del Piemonte

Spacca finestrino con la mano, le tracce di sangue lo tradiscono

Arrestato ventottenne italiano nel quartiere Santa Rita

Domenica notte un cittadino affacciato dal proprio balcone nota un soggetto armeggiare accanto al finestrino di un’autovettura parcheggiata. L’uomo allerta immediatamente il 112 NUE. Nel frattempo il reo, cittadino italiano di 28 anni, è riuscito ad aprire lo sportello dell’auto, rompendo il finestrino con le mani. Dopo aver rovistato nel portaoggetti del cruscotto, preleva un telefono cellulare e si da alla fuga. Poco dopo gli agenti della Squadra Volante incrociano in via Tunisi un individuo con le mani e gli indumenti sporchi di sangue. I poliziotti intuiscono possa trattarsidel soggetto appena segnalato dalla centrale operativa, feritosi in seguito all’azione delittuosa. Il ventottenne viene allora fermato e perquisito. Gli operatori, dopo aver rinvenuto il cellulare nella tasca della giacca, arrestano l’uomo per furto. Il ventottenne, con precedenti specifici di Polizia, viene inoltre denunciato per violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale, di cui era destinatario da gennaio dello scorso anno, e per le prescrizioni atte al contenimento epidemiologico.

Palazzo in centro città venduto a 60 milioni di euro

Importante operazione immobiliare nel centro di Torino: Kryalos SGR ha venduto  per 60 milioni di euro il palazzo di via Gramsci 7, che aveva acquistato nel 2018 attraverso Perseus, Fondo di investimento Alternativo (FIA)

Nell’immobile ha attualmente sede anche la Bim (Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestione). L’acquirente – secondo quanto scrive l’ansa –  sarebbe Invesco limited, la società di gestione degli investimenti quotata alla borsa di New York. Si prevede la riconversione degli spazi ad uso uffici in residenziale e la riqualificazione degli appartamenti esistenti posizionandoli tra i più alti standard di mercato.

Ruffino e Napoli (Fi): “Il Piemonte riapra!”

Dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio mi aspetto il coraggio e la chiarezza mancati al presidente del Consiglio. Vietare il consumo di cibo take away o ritardare la riapertura di bar, parrucchieri, ristoranti, centri estetici significa amplificare i danni già terribili subiti dal tessuto economico e sociale della nostra Regione.

La prudenza invocata dal presidente Cirio è giusta, ma per praticarla è sufficiente attenersi ai consiglio del virologo Bassetti, primario del San Martino di Genova: indossare la mascherina e i guanti in ogni occasione pubblica, lavarsi spesso le mani, rispettare la distanza sociale e ogni locale pubblico deve attrezzarsi con il dispenser e sapone igienizzante. Poche e chiare regole alle quali i cittadini si sono abituati in questi due mesi. Bene farebbe il presidente Cirio ad ascoltare l’appello dei rappresentanti della piccola e media impresa, per capire il fiato grosso in cui si trovano molte aziende. Ritardare la riapertura, oltre ai problemi sanitari, significa piegare le ginocchia alla ripresa economica.

Osvaldo Napoli e Daniela Ruffino, parlamentari di Forza Italia