GREEN PASS, ITALEXIT ACCENDE LA PROTESTA DI TORINO: “IL GOVERNO VUOLE L’APARTHEID? I COMMERCIANTI NON SARANNO COMPLICI!”
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO Nella serata di giovedì 22 luglio Italexit è stata parte viva della manifestazione contro il Green Pass in Piazza Castello a Torino: centinaia di persone si sono radunate per rivendicare la propria contrarietà alla misura che imporrà pesanti restrizioni per accedere ad attività aperte al pubblico, mezzi di trasporto ed eventi. Nei giorni scorsi Italexit ha lanciato la campagna #IlPassNonPassa, raccogliendo rapidamente migliaia di adesioni e diventando il punto di riferimento della protesta in tutta Italia.
Roberto Mossetto, segretario della sezione torinese, spiega così le ragioni del partito di Gianluigi Paragone: “Draghi e Speranza hanno già deciso di chiudere tutto a ottobre ma hanno bisogno di un pretesto per non ammettere il fallimento della loro azione di Governo. Il Green Pass serve esattamente a questo: imporre un apartheid in salsa europeista per aumentare le tensioni sociali e scaricare tutte le colpe sui cittadini e i commercianti che non intendono sottostarvi. Questa sera in piazza c’è la rabbia di una città che, dopo 18 mesi di immobilismo, è stanca dei ricatti e teme per il proprio futuro”.
Parlando di elezioni comunali, Mossetto evidenzia come Italexit sia l’unico partito ad essersi esposto sulla questione Green Pass: “Lo abbiamo messo nero su bianco nel nostro programma elettorale di Torino e Milano: se saremo eletti, ci opporremo in ogni modo contro questa discriminazione”. In questi giorni Italexit ha inoltre avviato una raccolta firme su scala nazionale contro il Green Pass, che a Torino avrà luogo sabato 24 ai Giardini Balbo a partire dalle ore 15.
Riprende, dopo l’interruzione causata dall’emergenza sanitaria, la serie di incontri annuali su figure di artisti del territorio, tenuti in “San Giovanni Battista”, Santuario della “Virgo Fidelis”, alla Villa di Incisa Scapaccino, nell’alessandrino. Guidati come sempre dallo storico dell’arte Francesco De Caria, sabato prossimo 24 luglio, ore 18, si farà dovuta memoria della figura e delle opere del celebre scultore, fra i protagonisti di maggior spessore del nostro Novecento artistico, Giovanni Taverna, nato ad Alluvione Cambiò nel 1911 e scomparso a Torino nel 2008. “La Forma e l’Idea”: Giovanni Taverna “fra lezione bistolfiana e ritorno al classico”, il tema – sottolinea De Caria – su cui s’incentrerà l’incontro-conferenza, corredato dalla proiezione di immagini e da un’essenziale esposizione di alcune opere dell’artista.
L’arte come abbraccio totale di vita. Idea mantenuta anche nell’attività di direttore artistico della torinese azienda di ceramiche “ESSEVI” di Sandro Vacchetti, che Giovanni Taverna portò avanti dalla fine degli anni Trenta, di ritorno dalla campagna d’Africa, sino al ’42, quando in un bombardamento la “ESSEVI” fu distrutta. Erano gli anni in cui si assisteva ai “fulgori” della “Lenci” ed il Taverna firmò anche vari modelli della stessa “ESSEVI”, esposti nel 2015 nella grande mostra sulla “Lenci” al Castello di Monastero Bormida. “Artista faber”: tiene a precisare De Caria. “Artista che progetta con calcoli matematici, sulle proporzioni e sugli equilibri delle masse, i monumenti e le ‘sculture da salotto’, che esegue i modelli in plastilina, che segue l’operazione della formatura e i procedimenti della fusione in bronzo o l’opera degli sbozzatori di marmo, che poi rifinisce anche con le patine – alcune ‘segreto di artista’ – che conferiscono al marmo il tono ‘caldo’ o ‘freddo’ e al bronzo una tonalità brillante o opaca, bruna o grigioverdastra”. A Taverna, il paese natale di Alluvioni Cambiò ha dedicato un’importante Gipsoteca e a lui si devono anche grandiose opere pubbliche, dal “Monumento ai Caduti” di Sale Alessandrino al “Monumento all’Alpino” di Leinì fino al “Monumento al migrante” per la Città di Pittsbourgh. Da ricordare, fra le tante opere, anche un ritratto bronzeo del poeta dialettale piemontese Giuseppe Pacotto (Pinin Pacòt) al Castello di Annone e il busto del ministro Marcello Soleri in Montecitorio. Una minima antologica permanente dello scultore è stata creata anche nelle sale di casa Taverna – De Caria di piazza Bezzi alla Villa di Incisa. Creata e conservata con amore e saggia intelligenza dalla figlia Donatella (giornalista, scrittrice, critica d’arte e, negli anni giovanili, anche pittrice), cresciuta a “pane e arte” fin dalla prima infanzia. Anche lei parteciperà all’incontro del prossimo sabato. “Qualche anno prima di morire – ci racconta Donatella – il papà, perfezionista al massimo che trovava sempre i miei dipinti imperfetti (come del resto i suoi lavori), mi disse ‘Perché non hai continuato a dipingere’? Eri brava!”. E sorride: “Credo comunque che con tutti gli alti e bassi anche di successo che la vita di un artista comporta, quello di esserne la figlia sia stato per me un assoluto privilegio, culturalmente ed umanamente”.
