ilTorinese

L’isola del libro

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

Serena Dandini  “La vasca del Führer”   -Einaudi-  euro  17,50

L’idea di questo libro è nata dall’incontro dell’autrice con un’emblematica fotografia che  immortala una donna bellissima immersa in una vasca da bagno: lei è la famosa Lee Miller e la foto scattata dal collega David Scherman la ritrae nel bagno di Hitler.

Da questa folgorazione ecco l’idea di raccontare la vita eccezionale di Elizabeth Miller, donna incredibile che si è reinventata più volte ammantando la sua vita di un fascino unico.

Nata nel 1907 a Poughkeepsie, nello Stato di New York, a 20 anni è una modella di “Vogue”, ricercatissima e considerata la donna più bella del mondo. Ma l’esteriorità non le basta e le copertine patinate lasciano un vuoto…lei è alla ricerca di ben altro. Così a 22 anni la troviamo a Parigi dove strega il cuore del grande Man Ray e da lui si fa insegnare tutto sull’arte della fotografia.

E’ l’ingresso nella leggenda che la vede personaggio fuori dagli schemi, avanti e indietro nel mondo, macina amori che prende e lascia, è inafferrabile, inquieta e coraggiosa al limite dell’incoscienza. Diventa amica di personaggi del calibro di Picasso, poi a 27 anni sposa un  ricchissimo egiziano, Aziz Eloui Bey, che la lascia libera di inseguire se stessa e perdersi nei deserti della vita.

A Parigi incontra l’artista surrealista e curatore di mostre importanti, Lord Roland Penrose: il loro sarà un amore libero, capace di attraversare la Manica, continuare a Londra, sopravvivere alla guerra e sfociare in nuovo matrimonio con tanto di erede.

Lee è riuscita a convincere “Vogue” ad arricchire le sue pagine con le crude immagini della devastazione e diventa la sua corrispondente di guerra, una delle poche donne fotografe ammesse al fronte. Si troverà spesso al momento giusto nel posto giusto, finalmente fa il lavoro al quale si sentiva destinata, quello che dà il senso più profondo alla sua vita, ma che la consuma anche nell’anima.

E’ tra le prime ad entrare nel campo di concentramento di Dachau, dove di fronte alle “pile di morti accatastate come legna da ardere” ingaggia la sua personale battaglia contro l’orrore, stringendo la sua Rolleiflex tra le mani tremanti.

Ha 38 anni e il volto segnato, le viene assegnato l’alloggio di Hitler, dove entra quasi in trance scoprendo un ambiente squallido e mediocre. E’ nella vasca da bagno del Führer che cerca di lavare via la disperazione e l’odore di morte.

Quello che ha visto, raccontato e fotografato cambierà per sempre la sua vita, sprofondandola tra depressione e alcol. Non basterà diventare Lady Penrose, avere un figlio a 40 anni, Antony -che vive più come fastidio e col quale il rapporto sarà sempre difficile-. Non basterà rifugiarsi a Farley Farm (nel Sussex, oggi un museo) per salvarla dalla caduta. Gli ultimi tempi, divorata dal cancro, sono il triste epilogo di una vita irripetibile e camaleontica. Muore a 70 anni, nel 1977, e le sue ceneri sono disperse nel terreno della fattoria.

 

Tra i libri fotografici dedicati a Lee Miller vi segnalo di Antony Penrose  “The Lives of Lee Miller”  – Thames &Hdson-  in cui il figlio ricostruisce con dovizia di immagini la vita della madre. Dai primi anni tra 1907-1929, prosegue in una carrellata che attraversa il periodo fulgido nell’affascinante New York, poi gli anni di guerra, per arrivare all’ultima tranche della sua vita. Un volume ricco di foto famose scattate dalla Miller, ma anche foto private che la ritraggono con amici, affetti e conoscenti

 

 

Juliet Grames “Storia di Stella Fortuna che morì sette o forse otto volte”  –

HarperCollins-   euro   19,50

Questa è la storia dell’incredibile resilienza di una donna di altri tempi. E’ Stella Fortuna della quale seguiamo la vita a partire dai suoi 16 anni –quando lascia il povero paesino calabrese di Ievoli- e attraversa l’oceano alla volta degli Stati Uniti. Siamo nei primi anni del 900 in cui l’emigrazione poteva essere la svolta verso una vita meno grama per milioni di italiani.

Stella è frutto della fantasia, ma il quadro generale della sua vita è in parte ispirato ad Antonia Rotundo, nonna della giovane scrittrice americana Juliet Grames: editor della Soho Press, nata ad Hartford nel Connecticut, ma di famiglia italo-americana.

Il romanzo è un portentoso affresco familiare che segue le protagonista nel corso della sua lunghissima vita fino a 95 anni: tra sacrifici, forza interiore, sentimenti profondi ed energia portentosa.

C’è di più: la sua esistenza è costellata da gravi incidenti: ustioni gravissime, attacchi di maiali, rischi di soffocamento e altre inspiegabili disgrazie che l’hanno condotta ogni volta sulla soglia della morte. Alla fine il suo corpo è distrutto, ricoperto di cicatrici e suture, ma è anche la testimonianza vivente del suo tenace attaccamento alla vita, con toni da realismo magico.

Stella nasce in Calabria nel 1920 e cresce in un mondo di donne, con l’adorata madre Assunta e la sorella minore Cettina (Tina) alla quale è legatissima. E’ bellissima, intelligente e sogna una vita libera e indipendente in cui essere padrona di sé stessa e del proprio corpo.

La sua ribellione però viene schiacciata dal dominio assoluto del padre Antonio, uomo violento e pervertito che ne piegherà la volontà a suon di cinghiate. Perché nel loro ambiente una donna poteva lasciare la casa paterna solo per sposarsi, altrimenti era vista come una prostituta.

E’ così che si ritrova sposata al giovane Carmelo, che la violenta durante il viaggio di nozze e sfoga il suo forte appetito sessuale mettendola in cinta più volte, al ritmo di una gravidanza dopo l’altra, per un totale di 10 figli sopravissuti e dei quali seguiamo le vite.

Poi il sommo degli incidenti: quando sta per compiere 69 anni un’emorragia cerebrale rischia di ucciderla e viene sottoposta a un’operazione del lobo frontale. Invece di vivere come un vegetale, ancora una volta Stella sorprende tutti, anche se il suo carattere cambierà per sempre e determinerà un’insanabile frattura nei confronti della sorella …e scoprirete  perché.

 

 

Julian Barnes “L’uomo con la vestaglia rossa”  -Einaudi.  Euro 22,00

Questo libro raffinatissimo ci immerge nella Belle Époque europea, decadente, narcisista e affascinante. L’uomo con la vestaglia rossa del titolo compare in un famoso dipinto di John Singer Sargent ed è il dottor Samuel-Jean Pozzi, famoso e ricercatissimo ginecologo vissuto tra il 1846 e il 1918.

Figlio di un pastore di provincia, esteta decadente, abile seduttore seriale di nobildonne, ereditiere, artiste ed intellettuali; ma soprattutto uomo di scienza che riuscì ad entrare nel bel mondo della noblesse parigina di fine 800.

La sua vita è ai massimi livelli: diventa il medico dell’alta società, cura reali, aristocratici, attrici, scrittori e drammaturghi.

Si muove nell’orbita di personaggi del calibro della famiglia Proust, del conte Robert de Montesquiou, Flaubert, Oscar Wilde, Edmond de Goncourt, il principe Edmond de Polignac e la moglie  Winaretta Singer (erede della famigli produttrice delle macchine per cucire e grande mecenate) e Sarah Bernhardt (anche lei cadde nelle spire del Don Giovanni col bisturi).

Nel 1980 pubblica il suo “Trattato di ginecologia clinica e operatoria” in due volumi, corredato di diagrammi e  illustrazioni perlopiù  basati sui suoi stessi disegni. E’ qualcosa di assolutamente innovativo nel panorama medico, nato dallo studio delle pratiche inglesi, tedesche e austriache alle quali Pozzi aggiunge le proprie osservazioni ed esperienze, maturate negli anni come internista presso l’ospedale pubblico Lorcin-Pascal.

Il Trattato gli assicura fama in Europa e America, ricchezza ed entrature privilegiate anche presso il presidente della Repubblica francese col quale va a caccia nella foresta di Rambouillet.

Amicizie altolocate e una vita privata costellata di amanti sono i tratti salienti della sua vita nel corso della quale non solo diventa famoso, ricco e stimato, ma è eletto anche senatore della Dordogna e sindaco del suo paese.

Difficili i rapporti con la moglie totalmente sottomessa e con la figlia Catherine che nelle sue memoria altalena giudizi negativi sul padre ad altisonanti dichiarazioni di amore figliale.

Tutto raccontato sullo sfondo di un’epoca che ancora oggi conserva un fascino tutto suo, che Barnes ricostruisce attraverso le vicende di personaggi passati alla storia.

Purtroppo dopo tanto splendore  una fine imprevedibile e violenta stronca la vita del dottor Pozzi.

 

 

Toshikazu  Kawaguchi  “Basta un caffè per essere felici”   -Garzanti-  euro 16,00

Dopo il successo del libro di esordio “Finchè il caffè è caldo”, ora lo scrittore 44enne giapponese ci regala il secondo capitolo della quadrilogia ambientata in un locale leggendario di Tōkyō, dove bevendo una tazza di caffè e rispettando certe regole è possibile tornare indietro nella propria vita al momento in cui si era presa una decisione errata.

La caffetteria centenaria è in un piano seminterrato nel centro della città ed è un luogo decisamente speciale. Chi entra perché vuole tornare nel passato deve sottostare alle seguenti norme.

Le uniche persone che si possono incontrare nell’altra dimensione devono essere entrate a loro volta nel locale; qualsiasi cosa si faccia quando si torna indietro non si potrà cambiare il presente; c’è solo una sedia che veicola nel passato e da quella non ci si può alzare altrimenti si è immediatamente rispediti nel presente; il tempo che si può trascorrere all’indietro comincia quando il caffè viene versato nella tazza e dura solo finché è caldo.

In  questo secondo capitolo nel locale entrano più personaggi intenzionati a ripercorrere le  loro vite.

Sono Gotaro che non ha mai detto la verità sulla sua nascita alla ragazza che ha cresciuto come una figlia dopo che i genitori erano morti in un incidente e vuole rincontrare l’amico deceduto.

Yukio che ha inseguito i suoi  sogni e trascurato la madre nel momento  in cui avrebbe avuto più bisogno della sua vicinanza.

Katsuki che temendo di far soffrire la fidanzata le ha nascosto una dolorosa verità; e ancora, Kiyoshi che non è riuscito a dire addio alla moglie come avrebbe voluto.

Alla fine dei loro incredibili viaggi a ritroso tutti arriveranno a capire che per ritrovare la felicità non occorre cancellare il passato, piuttosto imparare a perdonare se stessi e gli altri per guardare più serenamente al futuro.

L’UE sceglie Torino come capofila dei Centri di competenza per l’Innovazione Sociale

La Città di Torino attraverso il Settore Fondi Europei e Innovazione, ha vinto, in qualità di capofila, il progetto europeo bandito nella call EaSI, ‘Centri di competenza per l’Innovazione Sociale’.

 

Questo riconoscimento è il risultato degli sforzi fatti nel consolidare a Torino un ecosistema unico nell’ambito dell’Innovazione sociale – afferma Marco Pironti, assessore all’Innovazione della Città di Torino -. Il Centro rappresenterà un fondamentale strumento per un reale impatto di lungo periodo sul territorio, rafforzando il ruolo di sperimentatore di pratiche di innovazione sociale, anche attraverso i fondi del Pon Metro”.

 

È un successo importantissimo che suggella il ruolo di Torino come uno dei più importanti centri al mondo per l’Innovazione Sociale e la finanza a impatto – dichiara Mario Calderini, portavoce di Torino Social Impact -. Non per caso Torino è stata scelta come sede di due eventi internazionali che sono stati inclusi dalla stampa specializzata tra i dieci più importanti al mondo del 2021 e la Commissione Europea ha presentato il caso Torino come uno degli esempi guida nella costruzione del Social Economy Action Plan che lancerà tra qualche mese“.

 

Il programma EaSI (Employment and Social Innovation) è uno strumento finanziario europeo che punta a promuovere un elevato livello di occupazione sostenibile e di qualità, a garantire una protezione sociale adeguata e dignitosa, a combattere l’emarginazione e la povertà e a migliorare le condizioni di lavoro.

 

L’obiettivo del progetto è sostenere la creazione e lo sviluppo di un Centro di Competenza nazionale per l’Innovazione Sociale, con le funzioni di: sviluppo delle capacità dei principali stakeholder dell’innovazione sociale; trasferimento transnazionale di conoscenze; creazione di sinergie tra il programma EaSI e il FSE (Fondo Sociale Europeo), soprattutto nell’ottica di ideare, supportare, monitorare e integrare azioni innovative che potrebbero essere estese e/o replicate usando i fondi del FSE  nei prossimi anni; networking per realizzare una rete e cooperare con altri Centri di competenza selezionati, usando l’apprendimento reciproco e sviluppando, valutando e ottimizzando congiuntamente metodi e strumenti pertinenti anche raccogliendo e disseminando esempi, modelli e pratiche fonte di ispirazione.

 

Con questo progetto – il cui budget complessivo è di circa 900mila euro – si vuole costruire un ponte tra le politiche pubbliche e le pratiche sociali al fine di integrare l’Innovazione Sociale in Italia e nei Paesi partner come approccio all’innovazione incentrato sull’uomo, capace di promuovere lo sviluppo tecnologico e al tempo stesso di affrontare le sfide sociali e societarie più urgenti.

 

La strategia è creare un Centro di Competenza nazionale sull’Innovazione Sociale quale piattaforma per collegare le politiche pubbliche e le comunità di pratica al fine di facilitare la comprensione reciproca, favorire una migliore cooperazione e aumentare la capacità dei decisori politici e dei professionisti di promuovere il tema nel paese (e all’estero).

 

Il Centro mira quindi a facilitare la promozione, il mainstreaming e l’upscaling dell’innovazione sociale sulla base delle caratteristiche specifiche del contesto di ciascun partner coinvolto basandosi su una forte partnership strategica tra autorità pubbliche, università e centri di ricerca, intermediari e professionisti che condividono una visione comune sull’innovazione sociale quale motore chiave per lo sviluppo inclusivo e sostenibile europeo. A tal fine dovrà sostenere e coordinare i nascenti Centri in Grecia, Romania e Slovenia.

 

Sarà attivata una Cabina di regia, a livello italiano, composta da ANPAL, l’Autorità di Gestione del Pon Inclusione e del Pon Metro con funzioni di coordinamento e indirizzo.

 

Il progetto – i cui partner sono Fondazione  Brodolini, Politecnico di Milano, Università di Bologna, Politecnico di Torino, Euricse, Fondazione Italia Sociale – ha raccolto il sostegno di oltre 30 stakeholders italiani pubblici i privati.

 

“Piemonte cuore d’Europa”, terminato il roadshow

L’ultimo incontro sul territorio per condividere con gli attori economici e gli enti locali le linee guida dei nuovi fondi europei e del Recovery Plan.  Il presidente Cirio: “Saranno la benzina da mettere nel motore del Piemonte”

“Se da una parte dobbiamo camminare con l’occhio vigile alla sanità e al vaccino, dall’altra dobbiamo riservare un’attenzione altrettanto vigile all’economia e alla ripartenza di un Piemonte in cui tutti chiedono di poter tornare a lavorare il prima possibile. E oggi abbiamo gli strumenti per poterlo fare, ovvero il Recovery Plan e i fondi europei scritti con il territorio, che saranno la benzina da mettere nel motore del Piemonte”: è quanto ha dichiarato il presidente Alberto Cirio a conclusione della tappa di Torino di “Piemonte Cuore d’Europa”, svoltasi nella Sala della Trasparenza del Palazzo della Regione e in diretta streaming su https://piemonte2021-2027.eu

E’ così terminato il roadshow che la Regione ha voluto organizzare per condividere con i rappresentanti del mondo economico, sociale e istituzionale di tutte le province i documenti di lavoro che delineano le priorità su cui concentrare le risorse in arrivo nei prossimi anni dall’Europa: dai fondi del Recovery Plan, per i quali è stato presentato un piano del valore di 13 miliardi di euro, alla prossima programmazione dei fondi europei 2021-2027, che avrà un valore di quasi 4 miliardi di euro (circa un miliardo in più rispetto al passato). Una programmazione che si concentrerà su 5 obiettivi: un Piemonte più intelligente e competitivo, più verde e sostenibile, più connesso, più sociale e inclusivo, più vicino ai cittadini.

Tra i temi evidenziati dai rappresentanti delle istituzioni, delle varie categorie economiche, dei sindacati e dalle numerose istituzioni (tra i partecipanti il prefetto Claudio Palomba, il presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia, la sindaca di Torino e della Città metropolitana Chiara Appendino, il presidente della Camera di Commercio Dario Gallina e della Fondazione CRT Giovanni Quaglia, il segretario generale della Compagnia di San Paolo Alberto Anfossi, il direttore dell’Unione Industriale Angelo Cappetti, i rettori dell’Università e del Politecnico di Torino Stefano Geuna e Guido Saracco) l’individuazione di pochi ma grandi progetti capaci di generare competitività e occupazione con particolare riguardo alla filiera dell’innovazione, la redazione di bandi calibrati sulle esigenze dei destinatari per facilitarne l’accesso, l’utilizzo veloce delle risorse a disposizione come strategia basilare per colmare il divario con gli altri Paesi, la creazione dei distretti del commercio, l’investimento sull’istruzione e sulla formazione professionale in quanto chiavi di volta per la riconversione delle imprese e la coesione sociale, il recupero delle aree dismesse, lo sviluppo della digitalizzazione per favorirne l’attrattività e la sostenibilità. Tra i progetti prioritari il Parco della Salute, il Manufacturing Center e la Città dell’Aerospazio di Torino, la Città della Scienza di Grugliasco. Senza dimenticare la semplificazione amministrativa, il contrasto al dissesto ideogeologico, l’attenzione alla qualità della vita nelle zone di montagna.

“Entro fine marzo avremo consolidato il documento che arriverà al premier Draghi – ha aggiunto il Presidente – e che scriveremo dopo essere andati nelle varie province con un’iniziativa che ha rappresentato un momento di concertazione per fare in modo che i documenti non vengano scritti in un palazzo o in un ministero, ma sui territori. Trasmetteremo le istanze che sono pervenute e, Covid o non Covid, andremo avanti senza perdere neanche un minuto su questi strumenti di ripartenza economica e sociale. Potremo però ripartire davvero quando saremo tutti vaccinati. La pandemia non ci deve fermare nel programmare la ripresa del Piemonte. Ma nulla ha senso se non ci vacciniamo, perché vincerà la sfida del futuro chi vaccinerà prima i propri cittadini. Il Piemonte è virtuoso, ai vertici nel rapporto residenti/vaccinati, ma lo fa in base alle dosi che ha”.

Il presidente Cirio ha poi evidenziato come questo sia un momento storico, perché si stanno definendo le linee di indirizzo per lo sviluppo dei prossimi 10 anni: “Abbiamo a disposizione cifre che non vedremo mai più e che ci permetteranno di favorire lo sviluppo del sistema produttivo e infrastrutturale. Ma saremo competitivi solo se sapremo individuare e condividere progetti con immediate ricadute sul territorio, oltre a investire sull’istruzione e sulla formazione professionale. Sono certo che se porteremo al presidente Draghi un documento del Piemonte, e non solo della Regione, daremo alla nostra voce più forza. Importante sarà anche poter applicare il cosiddetto ‘Modello Genova’ per le opere pubbliche, perché, senza abbassare di un centimetro l’attenzione verso la legalità, abbiamo bisogno di regole veloci e facili da applicare”.

Infine, riassumendo le richieste più ricorrenti pervenute dai partecipanti agli incontri sul territorio, il presidente Cirio ha messo l’accento sul fatto che “il Piemonte è una terra che patisce anni di isolamento ed ha sete di infrastrutture, di autostrade, di metropolitane, di collegamenti ferroviari da costruire o da terminare. Ce ne sono in ogni provincia. Per questo non appena avremo disponibilità dei primi fondi partiremo con le opere mancanti di accompagnamento alla Torino-Lione, la Novara-Vercelli, la Pedemontana, il collegamento con la Svizzera, il completamento del Tenda da una parte e il collegamento con la Liguria dall’altra, alle quali voglio unire un grande sistema di opere per il turismo outdoor, dalla ciclopedonalizzazione del lago Maggiore all’utilizzo delle tratte ferroviarie abbandonate da anni per farne piste ciclabili e consentire così al Piemonte di diventare una regione modello per questo tipo di offerta”.

Ad affiancare il presidente Cirio si sono succeduti il vicepresidente della Regione Fabio Carosso e gli assessori Andrea Tronzano, Elena Chiorino, Fabrizio Ricca e Maurizio Marrone, che hanno parlato dell’importanza dell’ascolto dei territori in un momento così importante, della necessità che le azioni politiche siano perfettamente integrate tra loro senza esclusioni e riportando al centro il ruolo della famiglia, del lavoro – in particolare quello femminile -, della formazione con strumenti come le Academy, che favoriscano l’incontro tra la formazione e le esigenze delle imprese.

I cinque obiettivi della programmazione dei fondi strutturali

Piemonte più intelligente

Sviluppare innovazione e competitività del sistema produttivo con attenzione alle pmi partendo dalle filiere manifatturiere tradizionali

Diffusione di tecnologie digitali e servizi digitali

Digitalizzazione per cittadini, pubblica amministrazione, imprese, trasporti

Rafforzamento dei processi di crescita e competitività delle pmi

Formazione

Mobilità sostenibile, nuovi vettori energetici, idrogeno

Banda ultralarga

Piemonte più verde

Infrastrutture verdi in ambiente urbano e periurbano

Efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico

Sviluppo di reti, strutture e impianti di stoccaggio dell’energia

Supporto alla produzione di energie rinnovabili

Adattamento ai cambiamenti climatici, prevenzione dei rischi e resilienza alle catastrofi

Economia circolare

Gestione forestale sostenibile

Gestione sostenibile delle risorse idriche e riduzione degli inquinanti

Rafforzamento della biodiversità

Tutela del paesaggio e tutela del suolo

Miglioramento qualità dell’aria attraverso mobilità urbana sostenibile e ciclabilità

Piemonte più connesso

Sviluppo della logistica come comparto strategico

Potenziare ed ammodernare i sistemi di trasporto su ferro

Sviluppare l’intermodalità

Sviluppo di reti ciclabili

Trasformazione digitale della logistica

Piemonte più sociale

Rafforzamento ed adeguamento dei percorsi formativi a tutti i livelli con potenziamento di servizi individualizzati

Academy verticali, Itse Ifts, alta formazione

Inserimenti lavorativi con tirocini ed apprendistato

Formazione continua legata alle esigenze di riqualificazione delle imprese o di riconversione produttiva

Sostegno all’imprenditorialità, al lavoro autonomo e alla creazione d’impresa

Sostegno alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro

Favorire l’accesso ai servizi per l’infanzia e minori e per le famiglie vulnerabili

Contrasto alla dispersione scolastica

Misure a sostegno della natalità

Consolidamento ed informatizzazione centri per l’impiego e servizi sociali

Sostegno al turismo, al patrimonio culturale e paesaggistico, al percorso di valorizzazione delle residenze reali

Sostegno allo sport, alla qualificazione degli impianti sportivi

Piemonte più vicino ai cittadini

Rafforzamento della capacità amministrativa

Rilancio delle periferie

Rigenerazione urbana

Città a misura dei cittadini:verde,sostenibile,vicina, solidale e partecipata

Progettazione integrata di area con ampia concertazione per aree omogenee

Superamento del digital divide

Sviluppo aree interne

Attenzione alle città medie

Maggiori informazioni su https://piemonte2021-2027.eu

I maestri di Sci: “Soddisfazione per il decreto Sostegni”

Giuseppe Cuc e Maurizio Bonelli:
È stato fatto il primo importante passo grazie alla costanza, alla serietà e ad un metodo improntato più sulla logica ‘del fare che dell’apparire’, con cui abbiamo interloquito prima con il Governo Conte e poi con il nuovo Governo Draghi, per fare capire il ruolo e l’importanza dei Maestri di sci nell’economia della montagna”

AMSI – Associazione Maestri Sci Italiani e COL.NAZ. – Collegio Nazionale dei Maestri di Sci Italiani, a nome degli oltre 15.000 Professionisti della Neve e le oltre 400 Scuole esprimono soddisfazione nel prendere atto che nel decreto Sostegni (approvato ieri e atteso nel suo testo ufficiale in Gazzetta Ufficiale all’inizio della prossima settimana), finalmente si riconoscono, in uno specifico comma dell’art. 2, i Maestri e le Scuole di sci quali attori primari e sostanziali del comparto turistico montano che dovranno essere ristorati concretamente.

Ecoisole a San Salvario: si accede solo con tessera elettronica

Come già comunicato precedentemente, Amiat Gruppo Iren ricorda che a partire dal 24 marzo 2021 verranno definitivamente chiuse le nuove ecoisole in attivazione nel quartiere di San Salvario e si potrà accedere ai cassonetti solo tramite la propria tessera elettronica.

 

La zona interessata include l’area compresa tra corso Marconi, via Nizza, corso Vittorio Emanuele II e corso Massimo D’Azeglio.

 

Per aiutare e facilitare i conferimenti dei rifiuti per tutti i cittadini residenti nelle suddette aree, da oggi e fino al 31 marzo 2021, operatori Amiat presidieranno le ecoisole della zona, spostandosi sul territorio, per assistere gli utenti al corretto uso delle stesse e per ricordare le buone norme di una raccolta differenziata efficace.

 

Inoltre, sempre nello stesso periodo verranno affisse locandine informative sui nuovi cassonetti per ricordare la data di chiusura imminente e per sollecitare chiunque non abbia ancora ritirato le tessere a recarsi presso il punto info distributivo allestito all’interno del centro di raccolta Amiat di via Zini 139, aperto fino al 10 aprile, tutti i mercoledì, giovedì e venerdì dalle 16.00 alle 20.00 e tutti i sabati dalle 9.00 alle 13.00.

Amianto: a Verolengo iniziata la bonifica

Dopo la raccolta firme depositata in Comune

nel 2019, svariate lettere di sollecito da parte del legale di Domenico

Giraulo e il sopralluogo effettuato dall’A.R.P.A. lo scorso ottobre, è

finalmente iniziata la procedura di bonifica dall’amianto nell’ex

fabbrica di materiali edili Nicoletta S.N.C.

 

Domenico Giraulo, rappresentante dei cittadini, commenta soddisfatto:

“Finalmente si è sbloccata la situazione relativa all’amianto in Via

Aldo Moro, che giaceva in condizioni estremamente pericolose per la

salute dei verolenghesi. Questa è la dimostrazione che la perseveranza

da sempre i suoi frutti.”

 

“Grazie alla competenza dello studio legale Arnone di Torino, al quale

ho chiesto consulenza ad agosto 2020 per affrontare questa delicata

battaglia – prosegue Giraulo – il rimpallo decennale di responsabilità

tra le istituzioni locali e regionali sulla bonifica dell’area è giunto

al termine.”

 

Massimo Iaretti

Cirio e Cavour

Frecciate Cirio chiama a testimonial della campagna vaccinale Cavour. Lo lasci stare. Emergerebbero troppo le differenze abissali tra i due.

L’Arciere

Sinistra italiana, il discorso di fine mandato di Grimaldi

Piemonte – Congresso regionale di Sinistra Italiana.

Discorso di fine mandato di Marco Grimaldi: “Cara sinistra, serve vincere le battaglie e difenderle come se fosse in gioco la nostra vita”. Eletta Fiammetta Rosso: “Vogliamo contribuire a una declinazione della conversione ecologica che non taccia la responsabilità delle politiche economiche che hanno prodotto la crisi climatica”.

Arriviamo da un anno terribile che sembra non finire mai, la pandemia ci ha tolto molto e cataclismi come questo fanno credere che la politica non c’entri nulla e non possa nulla, ma non è così. Noi continuiamo a dire che senza un piano strutturale di interventi pre-distributivi e redistributivi la situazione non migliorerà se non in modo temporaneo. Dobbiamo una volta per tutte escludere il ricorso a forme contrattuali atipiche e sottopagate, spostare il carico fiscale dal lavoro e dai consumi su ricchezza e redditi da capitale, aumentare la spesa pubblica per sanità, l’istruzione a partire dagli asili nido e dalla scuola d’infanzia. E dobbiamo batterci per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, per un salario minimo legale, per la parità salariale fra uomini e donne, per il congedo di paternità obbligatorio di 5 mesi e per l’estensione delle stesse tutele per le lavoratrici e i lavoratori autonomi. Non possiamo e non vogliamo tornare a essere quelli di prima, non rivogliamo indietro la nostra vecchia realtà, perché quella realtà era carica di ingiustizie e la pandemia ce lo ha mostrato nel modo più lampante. Perché l’incubo finisca bisogna che tutto cambi”. – ha aperto così il suo ultimo intervento da Segretario Regionale di Sinistra Italiana, Marco Grimaldi, Capogruppo di LUV, dopo avere ringraziato i suoi compagni e compagne e gli ospiti presenti al congresso regionale che si è svolto oggi, eleggendo la nuova direzione che ha votato all’unanimità la nuova Segretaria regionale, Fiammetta Rosso, e riconfermato il tesoriere Marco Rossi. Al congresso erano presenti il Segretario nazionale di SI Nicola Fratoianni e Tino Magni, della Segreteria nazionale, Paolo Furia (Segretario regionale PD), Federico Fornaro (Capogruppo LEU alla Camera), Dario Omenetto (Articolo uno), Francesca Druetti (Possibile), Giorgio Prino (Legambiente), Gabriele Moroni (Segretario regionale Arci) ed Ezio Montalenti (ANPI).

A Torino e in Piemonte stiamo dimostrando che la nostra comunità politica è in grado di restare unita e proporre una visione per il territorio” – ha concluso Grimaldi. – “Cara Sinistra, serve vincere le battaglie, difenderle come se fosse in gioco la nostra vita, spostare sempre l’asticella, guadagnare centimetri di libertà, metri di salario, chilometri di giustizia. Sono certo che ne siamo capaci e sono sicuro che ci siano tante donne e tanti uomini che sapranno condurre questa comunità politica più in là. Una di loro è Fiammetta Rosso. È coraggiosa e umile, intelligente e capace. Piccola e forte, come in Piemonte, la nostra Sinistra Italiana”.

Fiammetta Rosso, classe ’71, avvocata e Assessora alle Politiche sociali nel comune di Saluzzo, è la neoeletta Segretaria dalla nuova assemblea regionale piemontese: “In questo nostro Piemonte così geograficamente frammentato, la volontà comune della nostra iniziativa politica si deve concentrare in primo luogo sul consolidare, far crescere Sinistra Italiana e sul far uscire da uno stato di minorità le nostre proposte” – ha dichiarato. – “In questo lavoro serve la partecipazione più ampia possibile dei circoli e dei coordinamenti e la ‘cura’ delle relazioni umane e politiche”.

Vogliamo contribuire a una declinazione della conversione ecologica che non taccia la responsabilità delle politiche economiche che hanno prodotto la crisi climatica, la fragilità emergenziale dei territori, un consumo di suolo abnorme. È necessario riprendere la discussione sul deposito unico e sicuro delle scorie nucleari” – ha proseguito Rosso. – “La transizione ecologica deve essere insieme una critica collettiva di uno stile di vita e di un modello di sviluppo, della filiera dello spreco e delle responsabilità sociali a monte, se vero che il 10% delle persone più ricche produce il 18% delle immissioni di CO2 contro il 40% più povero che ne produce solo 4%. Una riforma della progressività fiscale è strettamente connessa a ciò e deve essere ispirata a criteri di giustizia redistributiva e al tema non più differibile di quale sostenibilità vogliamo”.

“Donne e follia in Piemonte”, il libro di Bruna Bertolo

Storie e immagini di vite femminili rinchiuse nei manicomi, nel nuovo libro della saggista e scrittrice rivolese 

Donne fragili. Negli occhi, nei corpi e nell’anima i pesanti fardelli dell’instabilità mentale. Ma anche solo donne “diverse” e per questo sospette, inquiete, libere e perfino geniali tanto da creare fastidiose intollerabili scomodità. E soprattutto “donne”.

Caratteristica considerata – insieme alle altre – un’aggravante in più e, all’epoca, non da poco per famiglie e società. Da nascondere ben bene e senza pietà fra le agghiaccianti mura di un manicomio. Sono loro le protagoniste, quasi mai nominate fatte salve alcune debite eccezioni, del nuovo libro-ricerca “Donne e follia in Piemonte” (232 pagine, pubblicata da “Susalibri Editore”) di Bruna Bertolo, già autrice di numerosi saggi di argomento storico, tra cui “Maestre d’Italia” e “Donne nella Resistenza in Piemonte”. Alla stesura del libro (ricco di documenti originali, con fotografie di Renzo Miglio e Sergio Sut, un capitolo finale scritto dallo psichiatra Pier Maria Furlan e una premessa di Alberto Sinigaglia, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte), la scrittrice rivolese è arrivata seguendo un meticoloso “lavoro di ricerca – è lei a raccontarlo – attraverso le cartelle cliniche, per circa un secolo di storia”. Dalla seconda metà dell’800 fino agli anni che precedono l’entrata in vigore della “Legge Basaglia”, Legge 180 del 1978, che restituì dignità alla malattia mentale, non più considerando il paziente come “oggetto” da aggiustare, ma come “persona” da accogliere, ascoltare, comprendere ed aiutare. Altra cosa dalle storie vissute nei manicomi-prigione di cui racconta la Bertolo.“Sorie dimenticate, ignorate. Donne scomode internate in manicomio. Un’umanità femminile dolente…Tante storie. Uscivo dall’Archivio dell’ex manicomio di Collegno veramente spossata”. Addosso e dentro, l’amaro groviglio di emozioni, rabbie, compassione per vite tormentate, crudelmente torturate, vite nascoste alla vita. Raramente la Bertolo riporta i nomi. Tranne poche eccezioni. Come per Lucia Saltarin, ricoverata per molti anni al manicomio di Collegno e che “scriveva belle poesie ed era bravissima nel dipingere, ma affetta da deliri di tipo mistico”. Di lei “faccio il nome – precisa la scrittrice – perché lo stesso Guido Ceronetti, nella sua rubrica di prima pagina su ‘La Stampa’, aveva pubblicato la sua poesia ‘Madonna d’Egitto’”. Accanto alla Saltarin, si citano anche Anna Sworova la “smemorata di via Giulio”, Fiorella la “ribelle” di Racconigi, le alienate e le “pellagrose”, le “corrigende” e le “maddalene” del Buon Pastore fino a Ida (Aida) Peruzzi Salgari, moglie del celebre scrittore veronese che da lei ebbe quattro figli in vent’anni di matrimonio. Fino a quando l’estenuante condivisione dei quotidiani problemi legati alla frenetica estenuante attività del celebre marito, portarono la donna – in gioventù promettente attrice nei teatri veronesi – ad una tale difficoltà di vivere da necessitare di un ricovero in manicomio a Torino, dove i Salgari si erano trasferiti nel 1900. Fu “reclusa” nel reparto dei “relitti sociali”. Era mercoledì 19 aprile 1911. Pochi giorni dopo, il 25 aprile, il marito scrittore si tolse la vita nal parco di Villa Rey, sulla collina poco sopra corso Casale, dove al civico 205 una targa commemorativa ricorda ancora oggi la permanenza dei Salgari nel capoluogo piemontese. Lei lo amò fino alla pazzia e lui fino alla morte, scrisse Giovanni Arpino. Storie, quella di Ida Peruzzi e di tante altre sventurate, che scivolano con amara tristezza nelle pagine della Bertolo che ricorda ancora: “L’Archivio di quello che fu una delle realtà manicomiali più importanti del Piemonte, Collegno, permette di raccogliere frammenti di vita, di dolore, di alienazione, spesso di morte, che rappresentano uno squarcio di umanità dolente”. Perché davvero “il manicomio è una grande cassa/ di risonanza/ e il delirio diventa eco/ l’anonimità misura, il manicomio è il Monte Sinai/ maledetto, su cui tu ricevi/ le tavole di una legge/ agli uomini sconosciuta”. Versi della grande Alda Merini. Un’esperienza decennale in tre diversi manicomi. Una grande donna che, attraverso l’arte e la scrittura, ha saputo trasformare nel tempo la tragedia di veri e propri lager manicomiali in sublime poesia.

Gianni Milani

Con la “convenzione vaccino” 5 euro di sconto sul taxi

L’Unità di Crisi della Regione Piemonte e la società cooperativa Taxi Torino hanno stipulato una convenzione per il trasporto a tariffa agevolata delle persone che hanno appuntamento per la vaccinazione in uno dei centri cittadini.

Taxi Torino effettua pertanto uno sconto di 5 euro sull’importo totale indicato dal tassametro per ciascuna corsa richiesta da chi deve recarsi al centro vaccinale. Lo stesso sconto viene praticato per la corsa dalla sede vaccinale all’abitazione.

Per ottenere l’agevolazione si deve comunicare all’operatrice del centralino della cooperativa che si vuole usufruire della “Convenzione Vaccino”.

“L’obiettivo – dichiara il coordinatore Emergenza Covid-19 dell’Unità di Crisi, Gianfranzo Zulian – è consentire alle persone che intendono vaccinarsi, soprattutto a chi ha più di 70 anni oppure rientra tra la popolazione estremamente vulnerabile o con grave disabilità, di raggiungere in sicurezza i centri preposti. Per alcuni di loro la fruizione dei mezzi pubblici può essere problematica sotto l’aspetto della mobilità e sicuramente più a rischio di contagio”.

“E’ un’iniziativa – rileva Alberto Aimone Cat, presidente della Cooperativa Taxi Torino – che rappresenta al meglio lo spirito mutualistico della nostra cooperativa: da una parte offre alla cittadinanza un sistema di trasporto pubblico verso i centri vaccinali in totale sicurezza e con un significativo risparmio; dall’altra ci permette di sostenere i nostri soci, gravemente colpiti dalla situazione, assumendoci parte della spesa e incentivando il numero di corse”.