ilTorinese

Ryanair lancia l’operazione estate: 76 voli da Caselle

 Ryanair ha lanciato oggi (14 aprile) il suo operativo estivo da Torino, con 76 voli settimanali verso 19 destinazioni, incluse 4 nuove rotte per Chania (Creta), Corfù, Palma di Maiorca e Pescara, tutte con frequenza bisettimanale a partire da luglio.

Ryanair conferma il proprio impegno su Torino e si aspetta che il suo operativo estivo 2021 contribuirà a stimolare il traffico aereo, mentre l’implementazione dei programmi di vaccinazione prosegue e l’Europa riaprirà in tempo per le vacanze estive.

La programmazione di Ryanair da Torino per l’estate 2021 prevede:

  • 76 voli settimanali
  • 19 rotte da Torino
  • 4 nuove rotte verso Chania (Creta), Corfù, Palma di Maiorca e Pescara, tutte bisettimanali a partire da luglio
  • Collegamenti con destinazioni turistiche come Ibiza e Malta, con mete ideali per un city break come Barcellona e Londra, nonché collegamenti domestici con Brindisi e Cagliari.

I consumatori italiani possono ora prenotare le loro vacanze estive a tariffe ancora più basse e con la possibilità di usufruire dell’offerta “Zero Supplemento Cambio Volo” nel caso in cui i loro piani dovessero subire modifiche. Per l’occasione, Ryanair ha lanciato un’offerta speciale con tariffe disponibili a partire da soli € 19.99 per i viaggi fino alla fine di ottobre 2021, che devono essere prenotati entro la mezzanotte di venerdì 16 aprile sul sito Ryanair.com.

Il Direttore Commerciale di Ryanair, Jason Mc Guinness, ha dichiarato:

“Mentre i programmi di implementazione delle vaccinazioni continueranno nei prossimi mesi, il traffico aereo è destinato a crescere questa estate e siamo lieti di annunciare il nostro operativo estivo aggiornato per Torino con 76 voli settimanali verso 19 destinazioni, comprese quattro nuove rotte per popolari mete estive come Chania, Corfù, Palma di Maiorca e Pescara.

I clienti Ryanair possono ora prenotare la loro meritata pausa estiva con la certezza che se i loro piani dovessero cambiare, possono spostare le date di viaggio due volte senza pagare il supplemento di cambio volo fino alla fine di ottobre 2021, e pagando solo l’eventuale differenza di prezzo tra il volo originale ed il nuovo volo.

Per l’occasione, abbiamo lanciato un’offerta speciale con tariffe a partire da soli € 19.99 per viaggi fino alla fine di ottobre 2021. I voli devono essere prenotati entro la mezzanotte di venerdì 16 aprile. Poiché queste incredibili offerte andranno a ruba rapidamente, invitiamo i clienti a collegarsi al sito www.ryanair.com per non perdere l’occasione”.

Andrea Andorno, Amministratore Delegato di Torino Airport, ha dichiarato:

“Siamo lieti che Ryanair abbia deciso di lanciare ben 4 nuovi voli da Torino per la prossima stagione estiva. Si tratta di un investimento su nuove destinazioni per il nostro aeroporto e che perciò assume particolare rilevanza rispetto al ritorno alla normalità del nostro settore.

Con l’avvio dei collegamenti su Corfù, Creta, Palma de Mallorca e Pescara il network complessivo della compagnia arriverà nell’estate 2021 a 19 rotte in tutto, ben 8 in più rispetto alla scorsa stagione estiva, confermando Ryanair il primo vettore per numero di tratte servite da Torino.

L’avvio delle tre rotte internazionali consentirà ai piemontesi l’accesso a destinazioni turistiche del Mediterraneo di grande interesse, mentre l’apertura della tratta su Pescara risponde a una domanda molto forte espressa da tempo sia dal nostro territorio che da quello abruzzese”.

Il bollettino Covid di mercoledì 14 aprile

COVID PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 16.00

LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato 1.439 nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19 (di cui 114 dopo test antigenico), pari al 6,5% dei 21.986 tamponi eseguiti, di cui 9.453 antigenici. Dei 1.439 nuovi casi, gli asintomatici sono 606 (42,1%).

I casi sono così ripartiti: 182 screening, 918 contatti di caso, 339 con indagine in corso; per ambito: 16RSA/Strutture Socio-Assistenziali, 115 scolastico, 1308 popolazione generale.

Il totale dei casi positivi diventa quindi 333.736 così suddivisi su base provinciale: 26.934 Alessandria, 16.211Asti, 10.246 Biella, 47.655 Cuneo, 25.831 Novara, 178.599Torino, 12.512 Vercelli, 11.907 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.411 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 2.430 sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 311 (5 rispetto a ieri).

I ricoverati non in terapia intensiva sono 3.430 (- 96rispetto a ieri).

Le persone in isolamento domiciliare sono 21.517

I tamponi diagnostici finora processati sono 4.052.135 (+ 21.986 rispetto a ieri), di cui 1.423.955 risultati negativi.

I DECESSI DIVENTANO 10.835

Sono 70 i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, di cui 3 verificatisioggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).

Il totale è ora di 10.835 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia: 1.508 Alessandria, 666 Asti, 403 Biella, 1.322 Cuneo, 884 Novara, 5.127 Torino, 484Vercelli, 350 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 91 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.

297.643 GUARITI

I pazienti guariti sono complessivamente 297.643 (+ 2.500 rispetto a ieri) così suddivisi su base provinciale: 24.108Alessandria, 14.410 Asti,9.153Biella, 41.811 Cuneo, 23.142 Novara, 159.340 Torino, 11.226 Vercelli, 11.000Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.290 extraregione e 2.163in fase di definizione.

Luigi Resegotti, una grande perdita per la scienza e la cultura

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

E’ mancato a 90 anni  l’ematologo  di fama internazionale prof  Luigi Resegotti, già primario ospedaliero alle Molinette

E’ stato uno scienziato e un uomo di rara umanità che sapeva condividere la sofferenza con il malato. Lo proposi a Ciampi per la commenda al Merito della Repubblica che gliela conferì con motu proprio, ma Resegotti,da vecchio piemontese, era legato ai Savoia ed era anche commendatore mauriziano. Era un uomo che amava sobriamente anche la gioia di vivere, era un gastronomo raffinato che sapeva mettersi ai fornelli.  Le serate passate a casa sua restano indimenticabili, sempre con  ospiti di primo piano. Ricordo le serata con mons. Peradotto,  la contessa e medico Provana di Collegno, la farmacista Ricotti Platter, il Conte Balbiano d’Aramengo   e l’avvocato Cagna, l’assessore regionale Bajardi,  tanto per citare qualche nome. D’estate si andava la domenica  in Val Sesia a Carega nella vecchia casa di famiglia,un luogo di rara suggestione.  Il professore ,quando dirigeva il Reparto di Ematologia, non si staccava mai dai suoi malati anche d’estate,  rinunciando alle ferie che si riducevano a pochi giorni trascorsi in famiglia a Carega, come faceva il Presidente Viglione che andava a Ferragosto tre giorni in un un albergo io di  Santo Stefano al mare. Anche lui andava via la vigilia della festa dell’Assunta ed era già di ritorno per san Rocco,  una generazione di medici che scompare con Gigi .
Resegotti ha  scritto libri importanti di storia e di varia umanità che ci danno la cifra intellettuale del medico di gran nome che ha una profonda cultura umanistica , secondo la tradizione dei suoi maestri  i grandi fratelli Dogliotti che scrissero una stagione della storia della medicina. Aveva arricchito il Centro “Pannunzio”  e altre associazioni tra cui il Lions (che condivideva con i comuni  amici prof. dal Piaz , principe del Foro e con il prof. Abeatici ) con brillanti conferenze molto seguite ed apprezzate perché sempre arricchite di intelligente ironia. Era un cattolico laico con una robusta  cultura storica legata al nostro Piemonte. Era orgoglioso del figlio Paolo che aveva scelto la vocazione religiosa ed è  parroco a Grugliasco , una parrocchia di frontiera. Pur malato, anche quest’anno con la moglie Nuccia,  raffinata scrittrice e il figlio dottor Andrea Resegotti con la moglie Elisabetta Rusina’, volle rinnovare l’iscrizione al Centro , un ultimo atto di amicizia. Dovevamo rivederci il 14 marzo  dello scorso anno a palazzo Carignano a rendere omaggio insieme a Vittorio Emanuele II , il Padre della Patria. Non fu possibile a causa del COVID.
Peccato perché tra di noi uno dei motivi della nostra amicizia consisteva proprio nell’amore per il Risorgimento . Noi eravamo persone fatte così, che  amavano disperatamente, malgrado tutto,  l’Italia, la vecchia Italia con la sua storia. Continueremo nel suo ricordo e sul suo esempio  a cercare di essere  buoni italiani.

Lo scudetto non assegnato del 1927

Campionato 1926-27 il Toro si laureò campione d’Italia ma lo scudetto venne revocato per un presunto caso di corruzione.

Da allora non è mai stato assegnato.
La commissione d’indagine voluta dal presidente della FIGC Gravina ha concluso il suo lavoro e dopo l’estate la federazione Italiana giuoco calcio assegnerà il titolo al Torino oppure al Bologna che arrivò secondo.
Ricordiamo quali furono i fatti.
Lo Scudetto venne revocato al Torino a causa del “caso Allemandi”, il giocatore della Juventus,terzino sinistro molto forte,venne  pagato con 25mila lire da un dirigente del Torino prima di un derby Toro-Juve affinché indirizzasse il risultato del derby a favore dei granata. Il Torino aveva effettivamente vinto 2-1 quel derby, ma Allemandi si era segnalato come uno dei migliori in campo; ad ogni modo, nel novembre 1927 il Torino si era visto togliere lo Scudetto dalla Federcalcio. Senza però riassegnarlo alla seconda classificata, cioè il Bologna, essenzialmente perché il Regime Fascista non voleva che questa decisione potesse essere presa a pretesto per accusare di imparzialità la Federcalcio capeggiata dal solito Leandro Arpinati,gerarca fascista e grande tifoso del Bologna nonché numero uno della federcalcio nazionale,atto a screditare l’immagine dell’intero Regime. Lo Scudetto 1927 rimase non assegnato.
Quando il Grande Torino perì a Superga nel maggio del 1949,i funerali solenni  l’allora presidente della federazione Italiana giuoco calcio Ottorino Barassi promise che presto lo scudetto sarebbe stato restituito ai granata ma ciò non avvenne.Ad ottobre finalmente sapremo come andrà a finire.Il Torino riavrà, probabilmente,il suo ottavo e legittimo scudetto.

Vincenzo Grassano

TorinoDanza Festival entra nel circuito di Big Pulse Alliance 

Il Festival di TorinoDanza assume una dimensione ancora più internazionale, entrando a far parte di BIG PULSE DANCE ALLIANCE, un nuovo network di dodici festival e istituzioni di danza europei, che ha quale finalità il rafforzamento e lo sviluppo del settore della danza contemporanea in tutta Europa.

Nell’ambito del Sismograf Dance Festival che si tiene a Olot in Spagna sono stati illustrati i prossimi progetti e le attività di BIG PULSE DANCE ALLIANCE, annunciando anche i primi artisti selezionati dalle Commissioni di Big Pulse, che ha ricevuto il cofinanziamento da parte del Programma Europa Creativa dell’Unione Europea.
“La partecipazione al network Big Pulse Dance Alliance – spiega il Direttore di TorinoDanza Anna Cremonini – conferma il posizionamento di TOrinodanza quale un festival nel cuore dell’Europa. Si tratta di una occasione straordinaria di crescita e si sviluppo per la nostra manifestazione, che sarà ancora maggiormente in grado di intercettare i gusti, le tendenze creative e innovative della danza
Internazionale”.
Big Pulse Alliande ha quale mission quella di avvicinare artisti e pubblico grazie a progetti transnazionali, capaci di sfruttare luoghi teatrali e spazi non convenzionali, riunendo artisti e pub liceo favorendo una coreografia innovativa capace di celebrare il potere del corpo in movimento.
BDPA invita a una manifestazione di interesse da parte di artisti i interessati a sviluppare idee coreografi ed agili, ecologicamente consapevoli e green con i dodici partner paneuropei, che vi hanno aderito.
I progetti dovranno pervenire in lingua inglese all’indirizzo info@torinodanzafestival.it
Scadenza il 16 aprile 2021.

Mara Martellotta

I nuovi componenti del cda di Fondazione Crt

Avanzo di esercizio superiore a 55 milioni di euro, patrimonio netto di oltre 2,27 miliardi, posizione finanziaria netta di 387 milioni, fondo di stabilizzazione delle erogazioni di 144 milioni: il Bilancio tutto in positivo della Fondazione CRT per il 2020 è stato approvato oggi in via definitiva e all’unanimità dal Consiglio di Indirizzo.

 

In un anno pesantemente condizionato dall’emergenza Covid19, la Fondazione CRT ha messo complessivamente a disposizione del territorio 65 milioni di euro, tra tradizionali modalità di intervento (per welfare, salute pubblica, contrasto della povertà educativa, ricerca e formazione, arte e beni culturali) e ulteriori iniziative a prevalente contenuto sociale orientate allo sviluppo (social impact investments o mission related investments).

 

L’onere per le imposte sfiora i 10 milioni di euro e il carico fiscale complessivo sostenuto dalla Fondazione arriva a 14 milioni di euro.

 

Poiché con l’approvazione del Bilancio termina il mandato del Cda eletto nel 2017, il Presidente Giovanni Quaglia ha ringraziato i consiglieri uscenti per l’impegno e la collaborazione, ripercorrendo in sintesi l’attività della Fondazione CRT nell’ultimo quadriennio, con il sostegno erogativo a circa 5.500 iniziative non profit e risorse per 265 milioni di euro.

 

Nella riunione di oggi il Consiglio di Indirizzo ha quindi nominato i sei nuovi componenti del Consiglio di Amministrazione che resterà in carica per 4 anni, fino al 2025: nel “board” guidato dal Presidente Quaglia entrano Caterina Bima (notaio), Davide Canavesio (imprenditore e manager), Anna Maria Di Mascio (rappresentante del mondo della cooperazione e del Terzo Settore), Marco Giovannini (imprenditore), Maurizio Irrera (professore e avvocato), Antonello Monti (imprenditore, esperto in ambito nazionale nella gestione dei beni ecclesiastici).

 

“Il nuovo Cda, eletto dal Consiglio di Indirizzo, è formato da personalità di grande esperienza e alto profilo, rappresentative del territorio e di diversi settori e aree culturali – commenta il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia, nel congratularsi con i neoeletti –. Questa scelta di terzietà rafforza il dialogo con il territorio e la capacità di co-progettare e co-programmare, insieme alle istituzioni elettive e ai corpi intermedi, le traiettorie di sviluppo e crescita per il bene comune, in linea con il recente pronunciamento della Corte Costituzionale”.

Rodari, una proposta didattica nell’anniversario della scomparsa

Caro direttore, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende commemorare la figura delicata, colorata e pensosa di Gianni Rodari; morto il 14 aprile del 1980 a Roma, ricorre proprio quest’anno il 41° anniversario della sua scomparsa.

 

Tutti conoscono Gianni Rodari; quasi ciascuno di noi ha imparato a sillabare e a leggere attraverso le invenzioni geniali e fantasiose dello scrittore piemontese. Quello che forse alcuni di noi scordano e che abbiamo imparato anche a pensare attraverso le righe giocose e le rime melodiose delle sue filastrocche. È stato un uomo che ha molto sofferto; del suo dolore ha fatto uno strumento per conoscere il prossimo e sentirlo affine. Difendeva i deboli, gli esclusi, gli ultimi della società, in nome della libertà e della verità; d’altra parte era stato pure partigiano anche se ripudiava la guerra e la violenza con tutte le sue forze. Il suo pensiero andava sempre ai bambini; specialmente quelli sfortunati, come forse era stato anche lui.

“Quest’anno mi voglio fare / un albero di Natale / di tipo speciale, / ma bello veramente. / Non lo farò in tinello, / lo farò nella mente, / con centomila rami / e un miliardo di lampadine, / e tutti i doni / che non stanno nelle vetrine. / Un raggio di sole / per il passero che trema, / un ciuffo di viole / per il prato gelato, / un aumento di pensione / per il vecchio pensionato. / E poi giochi, / giocattoli, balocchi / quanti ne puoi contare / a spalancare gli occhi: | un milione, cento milioni / di bellissimi doni / per quei bambini / che non ebbero mai / un regalo di Natale, / e per loro ogni giorno | all’altro è uguale, / e non è mai festa. / Perché se un bimbo / resta senza niente, / anche uno solo, piccolo, / che piangere non si sente, / Natale è tutto sbagliato. (Gianni Rodari, “Un abete speciale”)
Rodari insegnava quella pedagogia che per alcuni può sembrare un po’ retrò: essere ubbidienti, non mentire, fare i bravi, volersi bene, studiare; ma anche giocare e sognare. Siamo sicuri che siano concetti sorpassati e che non possano essere d’aiuto per gli educatori e i piccoli di oggi?
“Ci sono cose da fare ogni giorno: / lavarsi, studiare, giocare, | preparare la tavola a mezzogiorno. / / Ci sono cose da fare di notte: | chiudere gli occhi, dormire, / avere sogni da sognare, / orecchie per non sentire. / Ci sono cose da non fare mai, / né di giorno né di notte, / né per mare né per terra: / per esempio la guerra.” (Gianni Rodari , “Promemoria”)
Il poeta dava un peso enorme soltanto agli aspetti veramente importanti della vita che sfuggono ai più superficiali, agli adulti indaffarati. Eppure la sua lungimiranza in alcuni casi diventa più eversiva di tanti autori osannati per l’audacia sfrontatezza o l’impegno politico.
“Tutti gli usi della parola a tutti”: mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.” (Gianni Rodari)
I diritti civili non mancano mai nei suoi contenuti, come appare evidente nella favola “Giacomo di cristallo”, in cui il bizzarro Giacomo, omino trasparente, inizialmente penalizzato dalla sua impossibilità di nascondere il proprio pensiero in un regime dittatoriale, riuscirà ad affermare la forza della verità e della libertà:
“[…] Ma allora successe una cosa straordinaria. I muri della cella in cui Giacomo era stato rinchiuso diventarono trasparenti, e dopo di loro anche i muri del carcere, e infine anche le mura esterne. La gente che passava accanto alla prigione vedeva Giacomo seduto sul suo sgabello, come se anche
la prigione fosse di cristallo, e continuava a leggere i suoi pensieri. Di notte la prigione spandeva intorno una grande luce e il tiranno nel suo palazzo faceva tirare tutte le tende per non vederla, ma non riusciva ugualmente a dormire. Giacomo di cristallo, anche in catene, era più forte di lui, perché’ la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano.” (Gianni Rodari, “Giacomo di cristallo”)
Conosceva tutta la sofferenza delle anime più indifese e lese; per loro invocava giustizia, istruzione e dignità, anticipando molti temi presenti nella Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dell’ONU.
“Quanto pesa una lacrima? La lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra.” (Gianni Rodari)
Il CNDDU propone una lettura dei diritti umani attraverso l’opera di Rodari. Gli studenti di ogni ordine e grado, seguiti dai loro docenti, potrebbero inventare un percorso originale attraverso immagini, slogan, e-book che coniughi la realtà del nostro presente con le sue storie. Si propone la realizzazione di un logo per l’anniversario da inviare alla nostra email (coordinamentodirittiumani@gmail.com); i più significativi saranno pubblicati sui nostri canali social.
“Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo.” (Gianni Rodari)

Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

Dalla vendita di Iveco ai cinesi all’Istituto per l’intelligenza artificiale. Sberleffi per Torino

Oggi l’assemblea ordinaria degli azionisti di Iveco dovrebbe esprimersi sulla vendita o meno ai cinesi. Iveco è un gioiello della galassia Exor ( di cui john Elkan è il presidente) , il suo quartier generale è a Torino, ma nelle stanze dei bottoni cittadini regna il silenzio.

La stampa, il giornale di famiglia,   pubblica con grande enfasi l’assegnazione a Torino di un quarto di finale della coppa Davis, una settimana d tennis. Fumo negli occhi? La sindaca Appendino esulta , ma sull’Iveco, un altro pezzo da 90 dell’industria automobilistica torinese che prende il volo , non dice nulla. Le forze politiche tacciono, distratte o ignoranti.

A rompere il silenzio un articolo dell’ex top manager Fiat Giorgio Garuzzo sulle pagine torinesi del Corriere della sera. Un articolo di dura critica dal titolo “ Perchè Iveco deve restare a guida italiana” . Garuzzo ricorda come  Iveco fu una delle idee  di strategia industriale fra le più importanti dell’Italia degli anni ’80. “L’azionista Fiat potè andarne giustamente orgoglioso” , scrive Garuzzo. “A molti giovani manager italiani, come ai progettisti e ai tecnici, si aprivano opportunità di carriera nel mondo…si era costruito il gruppo industriale  più internazionale di cui il nostro Paese disponesse, l’unico di tali dimensioni a godere di una quota di mercato da numero uno in Europa. Tutto sotto il controllo di management italiano. Nell’eventuale passaggio di Iveco in mano cinese di cui oggi si parla si potrebbe vedere quasi uno storico sberleffo”.

Il 29 marzo Bloomberg  aveva confermato i rumors che da tempo agitavano le ovattate stanze della finanza mondiale : “China FawGroup Co”, scriveva Bloomberg, “ sta procedendo con i preparativi per una potenziale offerta per il business di autocarri e autobus Iveco di proprietà della miliardaria CNH Industrial della famiglia Agnelli”

Aggiungeva Bloomberg le preoccupazioni del governo francese edel ministro per lo sviluppo economico italiano, Giancarlo Giorgetti, che avrebbe dichiarato all’inizio di marzo che “il paese ha bisogno di elaborare una “strategia di difesa” per quanto riguarda Iveco.”  E sottolineava come “La vendita di uno dei produttori di autocarri più iconici d’Europa potrebbe scuotere il settore e potenzialmente attirare le critiche interne alla famiglia Agnelli per aver venduto uno dei suoi beni storici a un acquirente straniero. John Elkann, il 44enne leader del clan miliardario che ha fondato la Fiat, è stato impegnato negli ultimi anni a fare affari mentre riduceva la dipendenza della famiglia dagli investimenti automobilistici e si è trasferito in nuove aree come i beni di lusso e i servizi finanziari“

E faceva notare come “La Fiat Chrysler Automobiles NV di Agnelli ha  accettato nel 2018 di vendere la sua attività di ricambi auto Magneti Marelli alla giapponese Calsonic Kansei Corp. All’inizio di quest’anno, Fiat Chrysler ha completato una combinazione con il produttore Peugeot PSA Group per formareStellantis , il quarto più grande produttore di automobili al mondo . L’accordo ha visto diminuire l’influenza della famiglia Agnelli, sebbene la sua holding Exor rimanga il principale azionista unico della società combinata.”

Guardando a Torino, tutta la vicenda ha alcuni aspetti preoccupanti e molte conferme. Non solo per il continuo depauperamento del patrimonio ex Fiat e per il disimpegno  dalla città di quella che possiamo continuare a chiamare  la famiglia Agnelli. Possono cambiare le strategie industriali ed economiche della famiglia , ma Exor avrebbe la possibilità di compensare le perdite con altri investimenti importanti sul territorio torinese, che producano sviluppo, che portino centri direzionali, sedi, almeno italiane, di multinazionali. Perché non fare avere a Torino qualche ricaduta positiva dagli investimenti in “beni di lusso e i servizi finanziari“? Ma se Jonh Elkan non ci pensa,  nessuno nemmeno glielo chiede.

Per Torino la conferma di una pericolosa china, iniziata oltre vent’anni fa, quando si abbaiava alla luna di un nuovo modello di sviluppo per la più grande area industriale europea e intanto si perdevano banche e assicurazioni , scomparivano o non decollavano grandi appuntamenti fieristici , si chiudevano industrie nella impotenza di una classe dirigente sempre meno influente a livello nazionale e povera di idee che non fossero pure chimere. Ma intanto si sviluppano piste ciclabili e si punta sui monopattini, mentre sulla Tav, grazie al Governo Conte e alla Ministra Demicheli condizionati dai 5 stelle, si è  accumulato un ritardo di 2 anni sui progetti da inviare in Europa e sulla nomina del Commissario.

Un ultimo preoccupante sussurro gira per la città : che fine ha fatto la sede italiana dell ‘istituto per l’intelligenza artificiale che doveva essere collocata a Torino, dopo che la sindaca aveva rinunciato a competere con la onnivora Milano per la sede del TUB, il tribunale europeo dei bevetti?

Assicurava  a ottobre 2020 a Il sole 24 ore l’assessore comunale Pironti: a gennaio il dossier per la sede e le 600 assunzioni di scienziati. Vuole qualcuno chiedere a Pironti spiegazioni?  E’ vero che le sedi saranno 8 ? Perchè a Napoli si fanno progetti e si preparano sedi? Perché tutti tacciono?

IBIS

 

La Taurinense ricorda il Maresciallo Massimiliano Taddeo ad un anno dalla scomparsa

Nel sud del Libano gli alpini della Brigata Taurinense ricordano il Sottufficiale scomparso lo scorso anno.

Presso la Base di Shama, nel sud del Libano, lo scorso 10 aprile è stata officiata una Santa messa in ricordo del Maresciallo Massimiliano Taddeo, l’alpino della Taurinense che, il 7 aprile 2020, perse la vita in un incidente stradale mentre si recava presso l’Unità di crisi della Regione Piemonte dove operava nell’ambito dell’emergenza da Covid-19.

La celebrazione, officiata da Don Diego Maritano, cappellano della Brigata Taurinense e del Contingente Italiano in Libano, nasce dalla volontà del Generale Davide Scalabrin, Comandante della Brigata Taurinense, e dei numerosi colleghi del Maresciallo Taddeo presenti in Libano, di dedicare un momento di ricordo alla memoria del collega. Dopo la funzione religiosa, i commilitoni di Massimiliano si sono quindi video-collegati con i familiari del Sottufficiale scomparso per esprimere la loro vicinanza morale e spirituale.

 

“Guarda in su…guarda in giù. Nel cuore di Torino”

Preziosa guida alla scoperta di una Torino mai abbastanza conosciuta nell’ultimo libro  di Giusi Audiberti

Scriveva nel 1753 la contessa Angelica Kottulinsky, dama d’onore della principessa Vittoria di Savoia Soissons: “Non ho mai visto una città così ben pulita e tenuta così accuratamente in ordine come Torino; tutti i mercoledì si fa passare in tutte le strade, attraverso dei canali, l’acqua della Dora; fiume che si getta nel Po a ottocento passi dalla città; vi si spazzano dentro tutti i rifiuti; l’acqua che scorre rapidamente pulisce nello spazio di un’ora tutta la città”. Città meraviglia delle meraviglie per la giovane contessa austriaca. Città bella, ordinata e soprattutto pulita. A scapito, però – ci viene da sottolineare – del suo povero fiume, allora “a ottocento passi dalla città” e che oggi tuttavia non pare vivere tempi troppo migliori. A ricordarci l’elogio subalpino dell’austriaca contessa (cui già aveva dedicato per altro un interessante libro nel 2016) è la scrittrice torinese Giusi Audiberti, autrice di una piccola preziosa guida edita di recente da Neos Edizioni con il titolo “Guarda in su…guarda in giù nel cuore di Torino”. Come in una semplice ma suggestiva e intrigante filastrocca articolata in 80 pagine, il centro di Torino “si dispiega negli sguardi in su e in giù” attraverso “una passeggiata frizzante, attenta, storica, nel cuore della città sabauda alla scoperta di segreti e tesori nascosti”. Quelli davanti ai quali, proprio noi “turineis” (doc o d’adozione) passiamo magari tutti i giorni o anche più volte al giorno senza manco accorgercene. Quanti “nuovi” particolari di una città sicuramente fra le più belle d’Italia (“sobria e barocca, raffinata ed elegante, nobiliare e popolana”) scopriremmo ex-novo, se anche solo per un attimoalzassimo gli occhi al cielo o li abbassassimo a terra, guidati da quella saggia curiosità troppo spesso cancellata dalla malmostosa disattenzione e dal tran trandel vivere quotidiano! In questo può aiutarci la Guida di Giusi Audiberti, che è un vero e proprio “atto d’amore”, come scrive nella prefazione la giornalista Franca Cassine, che aggiunge: “tra le pagine scorre l’affetto per quei luoghi che diventano scrigni densi di ricchezze da scoprire”. Che sono proprio tante. Dal palazzo con il “piercing gigantesco” all’albergo dove soggiornò Mozart nel 1771; dal punto di piazza Castello dove fu arso sul rogo nel 1558 il pastore valdese Goffredo Varaglia all’Obelisco di piazza Savoia innalzato a seguito delle leggi Siccardi. Via via fino al luogo dove nel 1847 il maestro Michele Novaro musicò l’Inno di Mameli alla centrale piazza San Carlo dove 52 torinesi, nel 1864, vennero uccisi durante le proteste contro il traferimento della capitale. Per finire con la storia degli spartiti autografi di Antonio Vivaldi, di cui si erano perse le tracce, ricomparsi nel 1926 nell’alessandrino e ora conservati nella Biblioteca Nazionale Universitaria e conla torre circolare della chiesa di San Lorenzo, che ricordala parigina Colonne Mèdicins facendo così sorgere ildubbio che anche quella torinese fosse una torre astronomica dalla quale osservare il cielo sopra Torino. “In tempo di lockdown (ma non solo) – spiega l’autrice, che oggi si occupa anche di volontariato culturale ed é titolare di un corso di storia ‘al femminile’ all’Unitre di Torinoquesta passeggiata cittadina è dedicata a chi non sa resistere al fascino di Torino, per scoprire o riscoprire storia e storie, arte e cultura, curiosità e dettagli inediti nel centro antico della prima capitale d’Italia”.

Gianni Milani