“Basta incoerenze: serve un cambio di passo della maggioranza e della Giunta. Pronta una proposta di legge sulla partecipazione dei cittadini”
21 febbraio 2022 – Si è tenuto oggi il Consiglio regionale aperto finalizzato a aprire un confronto con tutti i soggetti interessati su misure e interventi concreti sullo stato di emergenza eco-climatica e raggiungere l’obiettivo dell’Ue della riduzione del 55% delle emissioni climalteranti entro il 2030.
“Il Consiglio aperto di oggi ha rappresentato una grande opportunità di ascolto e di apprendimento per i decisori politici regionali e spiace che una parte della maggioranza abbia ancora un approccio negazionista e relativista rispetto al problema. Occorre, invece, superare il livello della propaganda e agire di conseguenza” afferma il Consigliere regionale Domenico Rossi.
“Nel corso della discussione è emerso con chiarezza – aggiunge il consigliere Dem – come l’emergenza non sia climatica, ma ecologica. La posta in gioco non è il rispetto dell’ambiente, ma la sopravvivenza della specie umana. Sono tante le cose da fare con urgenza, ma vanno inserite in una comprensione del fenomeno che deve partire dalla revisione del rapporto che abbiamo con l’ambiente circostante e con i nostri simili: non più contro, ma interdipendenti, come ci ha insegnato la pandemia. Ci si evolve e ci si salva solo insieme. Vale per l’ambiente, ma vale anche per la crisi sociale”.
Purtroppo però il Consiglio regionale aperto ha registrato ancora una volta la più totale incoerenza della Giunta Cirio tra ciò che dice e ciò che fa. “Oggi discutiamo di emergenza ambientale e domani affronteremo una legge in materia urbanistica che apre ad un’edilizia selvaggia, con buona pace delle tante belle parole sul consumo del suolo. Oggi discutiamo di futuristici treni all’idrogeno e da domani torneremo a parlare, in Commissione Trasporti, di vecchie linee ferroviarie sospese. Siamo perfettamente al corrente e ce l’ha ripetuto più volte l’Assessore Gabusi, che la Giunta Cirio non ha previsto a bilancio nemmeno le risorse per garantire le linee oggi attive, altro che aprirne di nuove!” dichiara il Consigliere regionale del Partito Democratico Alberto Avetta. “Nel frattempo in Emilia Romagna l’età media dei treni è scesa a 1 anno e da noi resta vicina ai 20 anni. In queste condizioni come pensiamo di convincere i piemontesi a utilizzare il treno? Come pensiamo di convincerli a rispettare le regole di pianificazione urbanistica quando di fatto facciamo leggi di principio e poi, con la scusa della semplificazione, introduciamo deroghe edilizie anche per le zone alluvionabili? Tutto questo è davvero paradossale!” prosegue il rappresentante Dem.
“E’ giunto il tempo di un cambio di rotta radicale che metta al centro dell’azione della Regione la riduzione delle emissioni climalteranti, lo stop del consumo di suolo e la sua rigenerazione, la promozione di un passaggio all’economia circolare, la difesa della biodiversità e la lotta alle diseguaglianze” concludono Rossi e Avetta, sottolineando che: “Le risorse del PNRR non devono essere utilizzate per svuotare i cassetti di vecchi progetti, ma aiutare il Piemonte ad essere all’altezza della sfida che abbiamo di fronte. Analogamente è necessario rendere strutturale l’ascolto e la partecipazione dei cittadini e proprio su quest’ultimo aspetto il gruppo del PD presenterà una proposta di legge nei prossimi giorni ispirata al principio delle assemblee deliberanti”.
C’è ancora un soffio d’incantevole arte natalizia alla Reggia di Venaria. E per viverne appieno le suggestioni, occorre affrettarsi. Si chiuderà infatti la prossima domenica 27 febbraio, nella Cappella di Sant’Uberto (in corrispondenza dell’altare sinistro), il prestigioso “Presepe del Re” realizzato da Giovanni Battista Garaventa (Genova 1776 – 1840) nel primo quarto del XIX secolo. Noto anche come “Presepe Reale” o “Presepe dei Savoia”, gli studiosi ne hanno ipotizzato una probabile committenza sabauda avvenuta verosimilmente negli anni che seguirono l’annessione dei territori liguri al Regno di Sardegna nel 1814. Autentico capolavoro, in cui l’artigianalità s’intreccia appieno con elementi plastici di altissima qualità artistica, il “Presepe” consta in tutto di 84 sculture, fra figure ed animali. Ogni statuina è impreziosita da eleganti ed elaborati costumi in seta, cotone, velluto e tela jeans, mentre gli abiti sono dotati di passamanerie in argento e filo d’oro, corpetti e armature in cuoio e metallo argentato, accanto ad accessori sofisticati come corone e sciabole, lance e scudi in metallo sbalzato, catene e cinture in cuoio, utensili ed attrezzi vari, che indicano giocoforza una committenza di altissimo rango e cospicue disponibilità economiche. Una vera e propria meraviglia per occhi e cuore, E per chiuderne, come si conviene a manufatti di tal rango, i due mesi espositivi, alla Reggia hanno pensato bene di organizzare – in collaborazione con l’ “Assessorato alla Cultura” della Città di Venaria Reale – per giovedì 24 febbraio (ore 17) una “Conversazione a corte” dedicata alla tematica del “Presepe nell’arte”, fra le rafigurazioni più rappresentate e amate nella storia dell’arte. D’ogni tempo. Vi partecipano Rosa Giorgi, direttrice del “Museo dei Cappuccini” di Milano (suo il recente “Il Presepe nell’arte. Viaggio nell’iconografia della Natività”, Milano, Terra Santa, 2021) e Paolo Cozzo, docente di “Storia del Cristianesimo e delle Chiese” all’Università di Torino. Modera Andrea Merlotti, direttore del “Centro Studi delle Residenze Reali Sabaude”.
senza trascurare le più importanti scuole regionali del Centro e Sud Italia, dalla fine del Settecento ad oggi”. Il tutto attraverso un’eccezionale carrellata di opere, che sono specchio delle diverse forme assunte dalla rappresentazione del Paesaggio in Italia nell’arco di oltre due secoli di pittura: dalle poetiche romantiche del pittoresco e del sublime, all’affermazione positivista del vero, passando attraverso le nuove ricerche divisioniste e simboliste e le provocazioni delle Avanguardie, fino ad arrivare alle semplificazioni della Pop Art e alle concettualizzazioni dell’arte contemporanea. Un lungo cammino che parte dalle tempere e dagli acquerelli di Giuseppe Pietro Bagetti e di Giovanni Battista De Gubernatis per arrivare, attraverso la grandiosa “Cascata delle Marmore” di Jean-Baptiste Camille Corot, alle visioni poetiche di Antonio Fontanesi e alle tele dei Macchiaioli, alla “Scuola di Rivara” e alla “Scuola Grigia” di Rayper e D’Andrade, così come alle sensibilità divisioniste e simboliste di Angelo Morbelli , Pellizza da Volpedo e Giovanni Segantini. Il Novecento è soprattutto inno a Giorgio De Chirico (con la genialità pre-concettuale del “quadro nel quadro”), a Carlo Carrà e ai “paesaggi decantati” di Giorgio Morandi, non meno che alla linguistica libertà di Filippo De Pisis e alla parsimoniosa attrazione paesistica di Felice Casorati accanto ad alcune opere davvero interessanti dei “Sei di Torino”, da Gigi Chessa a Enrico Paulucci. Gli anni successivi parlano la lingua dell’Informale (Renato Birolli, Ennio Morlotti e Luigi Spazzapan), via via fino alla Pop Art (Mario Schifano e Piero Gilardi) per concludersi con l’arte contemporanea che dialoga con l’ambiente e il paesaggio: installazioni concettuali, fotografie su seta, decollage, la grande videoinstallazzione “Orbite Rosse” di Grazia Toderi, i dipinti di Francesco Casorati, Francesco Tabusso, Mimmo Paladino, Salvo, in una lista che prosegue a ruota libera per arrivare alle fotoinstallazioni “non-luoghi” delle periferie industriali di Botto & Bruno. Per info: tel. 011/4992300 o