Ospite d’eccezione del DF Talk di venerdì 25 febbraio 2022 alle ore 19 presso il Centro Servizi Vol.To, in via Giolitti 21, sarà Younis Tawfik.

Nel corso dell’incontro lo scrittore iracheno dialogherà con Andrea Donna, presidente dell’Associazione “ Difendiamo il Futuro” e presenterà il suo volume “La sponda oltre l’inferno”.
Tawfik, scrittore e traduttore iracheno nativo di Mossul,naturalizzato italiano, ha pubblicato diverse poesie su varie riviste irachene, vincendo il Premio di Poesia nazionale nel 1978 e conseguendo la laurea in Lettere presso l’Università di Torino nel 1986. Da allora si è dedicato alla divulgazione della letteratura araba, traducendo e curando testi di autori mediorientali quali Gibran, e scrivendo numerosi romanzi.
In questo nuovo avvincente romanzo, dal titolo “La sponda oltre l’inferno”, tema del dialogo tra lo scrittore e Andrea Donna, Tawfik pone al lettore alcune domande cruciali, quali quelle sul numero di vite che si perderanno ancora nel Mediteranneo, quale sarà il destino dei migranti giunti sulla sponda oltre l’Inferno. E lo fa attraverso cinque destini e cinque vite di uomini superstiti di un naufragio avvenuto al largo della Libia, che si incontrano sotto la luna di Lampedusa.
L’appuntamento sarà alle 19 presso il Centro Servizi VolToin via Giolitti 21, a Torino.
Mara Martellotta
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La Manovra ha confermato che
Il primo incontro tra i due avvenne sette anni fa allorché Maurizio De Giovanni adattò per il palcoscenico “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Kesey, poi arrivò il successo del commissario Lojacono e dell’avamposto poliziesco dei “Bastardi di Pizzofalcone” (una sorta di 87° distretto newyorkese con stanza a Napoli), con le sue facce, con i drammi personali, con i casi da risolvere. Una collaborazione, fatta di amicizia e di desiderio di sperimentare su più fronti, quella nata tra Alessandro Gassmann e il giallista più acclamato di casa nostra (il pubblico che corre in libreria o punta gli occhi sulla tivù di casa per i casi del commissario Ricciardi, di Mina Settembre o dell’ex agente segreto Sara), da cui è nato “Il silenzio grande”, visto al cinema e giunto finalmente al Carignano per la stagione dello Stabile torinese.
Da buon giallista, anche in quella biblioteca che parrebbe immersa nella vivace linearità del racconto, De Giovanni trova modo di costruire inaspettatamente l’essere e l’apparenza, di unire il mondo dei vivi e quello dei morti (ma più non si può dire, scoprirà felicemente ogni cosa lo spettatore). La regia di Gassmann srotola a poco a poco lo svolgersi della vicenda, le cose mai dette, gli angoli dei sentimenti negati, a volte con piccoli particolari, con gesti o con giochi di luci, con gli attimi di un tempo impressi nel velo che divide il pubblico e la scena. Il teatro mette ancora più a fuoco l’ambiente claustrofobico che il cinema poteva spezzare in qualche respiro all’esterno, forse qui spinge il pedale della comicità ma senza mai interrompere il clima di drammaticità sottile che riempie il palcoscenico. Ha un prezioso alleato in Massimiliano Gallo, chiuso saldamente nel bozzolo di Valerio, nella sua moderna misantropia, nella propria ingenuità, nella volontà di voler rimanere intimamente ancorato al passato, e pronto a esplodere nelle verità che gli si concretizzano davanti, dialogo dopo dialogo, una prova davvero matura, giocata tra mille sfumature, dove l’attore attinge, nella parola e nei gesti, nel modo di muoversi attraverso la scena, al panorama eduardiano o a certi dialoghi spezzettati che ricordano da vicino il compianto Troisi. Accanto a lui, Stefania Rocca, Pina Giarmanà dalla schietta umanità, e i figli Paola Senatore e Jacopo Sorbini, capaci di costruire nei loro interventi due personaggi pieni di precisi, apprezzati chiaroscuri. Un vero successo alla prima. Repliche sino a domenica 6 marzo.