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“Chiamatemi Tonino”, nel libro di Verrigni il vero amore risponde a molte domande

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Si possono affrontare e superare con la sola forza dell’amore gli ostacoli della quotidianità? Si può chiamare vita una vita senza la persona che si ama? Si può essere davvero se stessi rinunciando a essere ciò che si è per la persona amata? Si può portare la propria vita al limite dell’esistenza e continuare a esistere in virtù di una promessa? Quando a rispondere a questi interrogativi è il vero amore, la risposta è sicuramente sì.

L’AUTORE

Domenico Verrigni, per tutti Mimmo, Nasce a Corato nella provincia barese, il 3 aprile 1965. La sua famiglia si trasferisce a Trani nel 1969 e da allora vive in questa meravigliosa cittadina affacciata sul mare nel nord barese con sua moglie Teresa e la sua bassottina Livia. È un artista semplice e visionario, un sognatore con la passione per la scrittura e in particolar modo per la poesia, passione che si concretizza nel gennaio del 2017 con la pubblicazione di 31 componimenti poetici scelti fra i tanti scritti dall’autore, nasce così: “Sinfonie del Profondo” edito da Cervino Edizioni, una raccolta che è viva espressione delle passioni e dei sentimenti del poeta.

L’opera è arricchita dalle illustrazioni di uno dei più grandi protagonisti dell’arte contemporanea, il pittore e scultore William Tode e dalla prefazione del critico d’arte e letterario il prof Angelo Calabrese che di lui dice: “Mimmo è così: riesce a diluire la marea della complessità nella semplicità dell’amore e dei sentimenti”. Con i suoi versi e i suoi racconti, è presente in molte antologie poetiche e letterarie, ricevendo apprezzamenti e menzioni di merito. Si cimenta nella stesura di un racconto in prosa e, nel dicembre 2021, viene pubblicato dalla Pav Edizioni il suo primo romanzo dal titolo: “Ora mi vivi dentro”. Presenta e promuove questo romanzo in molte città italiane da: “il Salotto di Milano” a Milano, al Festival del libro di Palermo “Una marina di libri”, a “Libri nel Borgo Antico” a Bisceglie, riscuotendo molti consensi.

Nel gennaio del 2023 viene pubblicato sempre dalla Pav Edizioni: “ULIVART”, una selezione di 13 poesie e altrettanti scatti artistici del fotografo francese Fred Di Girolamo, avente come tema e unico protagonista, l’albero d’ulivo. ULIVART diventa anche una mostra itinerante. La sua fucina-pensatoio, nella quale traduce in versi e racconti le sue emozioni e riflessioni, è sempre aperta e pronta a dare libero sfogo a nuove e avvincenti sfide. Infine nel mese di aprile 2023 pubblica, sempre con Pav edizioni, l’ultimo suo lavoro letterario, un nuovo romanzo dal titolo “Chiamatemi Tonino” presentato a maggio al SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO di Torino. Una nuova storia d’amore e non solo che in maniera elegante e discreta, affronta numerosi temi antropologici, tra cui quello drammaticamente attuale della violenza sulle donne. Questo nuovo romanzo ha lo scopo, al di là della pura e semplice storia narrata, di indurre il lettore alla riflessione sul complesso mondo dei sentimenti umani.

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IL LIBRO: “CHIAMATEMI TONINO”

Si possono affrontare e superare con la sola forza dell’amore gli ostacoli della quotidianità? Si può chiamare vita una vita senza la persona che si ama? Si può essere davvero se stessi rinunciando a essere ciò che si è per la persona amata? Si può portare la propria vita al limite dell’esistenza e continuare a esistere in virtù di una promessa? Quando a rispondere a questi interrogativi è il vero amore, la risposta è sicuramente sì. Ada e Cristoforo, o meglio Tonino, uniti dalla passione per l’arte, per la scrittura, per la natura e per la vita si trovano, si perdono e si ritrovano in questa storia avvincente, sentimentale, tragica e a tratti surreale, senza mai arrendersi. In un eterno momento, in bilico tra materia e spirito, non tradiranno le loro promesse. “Sorseggiavo quel caffè i cui aromi si mescolavano con i meravigliosi profumi del mare, un tiepido sole di una primavera appena sbocciata illuminava la mia bella Trani e i nostri volti, mentre i miei occhi, protetti da oscuri occhiali da sole, godevano del panorama infinitamente bello che il mare ci offriva. Guardando quell’orizzonte, mi perdevo in pensieri e viaggi mai fatti e in un senso di assoluta libertà e serenità. Sono Cristoforo Lorusso ma tutti gli amici mi chiamano Tonino, quindi fatelo anche voi: “CHIAMATEMI TONINO”.

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I libri dell’autore Mimmo Verrigni sono acquistabili su tutti i maggiori store online, prenotandolo in libreria o direttamente sul sito della casa editrice -Pav Edizioni-

https://pavedizioni.it/prodotto/chiamatemi-tonino

Italia Lib-Pop: “Bandiere Palestina in piazza, insulto a donne oppresse”

“Mentre non una parola è stata detta a favore delle donne iraniane, che da oltre un anno lottano per i propri diritti a costo della vita, ed a favore delle donne israeliane, rapite, violentate ed uccise il 7 Ottobre scorso, nelle manifestazioni del 25 Novembre a Torino, così come a Firenze, sono comparse bandiere palestinesi, simbolo evidente dell’ideologizzazione politica di piazze in favore di diritti che non dovrebbero avere colore politico”, così Claudio DesiròSegretario di Italia Liberale e Popolare, commenta le manifestazioni organizzate in occasione della Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne.

“Segnali e simboli di una strisciante ideologia anti occidentale che pervade determinati ambienti, o parte di essi, e che delegittima la stessa lotta per i diritti, declinandola a seconda di chi abusi, violenze e negazione dei diritti li vive quotidianamente sulla propria pelle”, aggiunge Desirò.

“Manifestare per i Diritti delle Donne esibendo la bandiera di uno Stato in cui vige una Teocrazia Islamica che assegna alla donna un ruolo di serie b è un controsenso che svuota di contenuto e valore la lotta stessa”, continua Desirò.

“Almeno che per il femminismo italiano le Teocrazie Islamiche non siano divenute improvvisamente il faro della lotta contro la violenza di genere ed a favore dei Diritti Fondamentali, il controsenso e la cecità ideologica che si sono evidenziate rappresentano un insulto nei confronti delle donne che vivono in regimi oppressivi, evidentemente simpatici ai movimenti femministi nostrani”, conclude Desirò.

Italia Liberale e Popolare

Ruffino, limiti web ai minori: “Proposta attuale”

“Torna più che mai attuale la proposta di Carlo Calenda di vietare l’accesso ai social per i minori  di 14 anni. La violenza contro le donne ha trovato un terreno di coltura straordinario nei social network, penso ai reato di body-shaming o porn-revenge consumati quasi tutti da adolescenti o giovanissimi. La violenza contro le donne ha bisogno di un’accresciuta vigilanza di genitori e insegnanti soprattutto nella prima adolescenza. È dalle famiglie che deve partire il primo argine per impedire una maturazione affettiva distorta o malata. Se viene meno il controllo famigliare diventa difficile per la scuola supplire alla famiglia assente”. Così  l’on. Daniela Ruffino (Azione):

Pnrr, piccoli comuni in difficoltà

Le modifiche del PNRR approvate da Bruxelles non risolvono i problemi dei piccoli Comuni, questioni sollevate da Uncem sin dal luglio 2020 quando è iniziato in Conferenza Interministeriale Affari Europei il lavoro sul PNRR. La logica municipalista che gli ultimi Governi hanno accettato, fortemente voluta da alcune lobbies e associazioni, per dare tutto a tutti, millantare efficienza, promettere il bello della partecipazione, impedisce accelerazione ed efficacia degli investimenti. I Comuni rinunciano ai fondi. O non sanno come spenderli, come avviene per gli eccessivi voucher per la digitalizzazione della PA, capaci di sballare il mercato e portare il costo di un sito comunale da 5mila a 35mila euro. Come scrive il mio predecessore in Uncem, Enrico Borghi, ‘a ver lasciato i piccoli Comuni a se stessi, rinunciando a una vera riforma degli Enti locali in grado di assicurare efficienza e rappresentanza – si può fare, in Francia i Comuni sono 36.000 contro i neanche 8.000 dell’Italia, ma sono organizzati in ‘comunità di aggregazione’ territoriali, ‘Communauté de communes’, in modo obbligatorio – determina la perdita di investimenti per territori deboli. In assenza della Politica, pagano sempre i più fragili. E senza le riforme per modernizzare il sistema-Paese, il PNRR rischia di essere una straordinaria occasione perduta’. Uncem ripete da un po’ che dobbiamo finalmente affrontare la domanda: ‘come si sta insieme’, come riorganizziamo dall’alto, in modo duraturo, i Comuni, piccoli e grandi insieme, che lavorano insieme, città e paesi, montagna e zone di pianure. Insieme. E vale per le Regioni, come per per i Comuni. Alla domanda su come ci si aggrega, come si fa insieme, come si agisce in comunità, gli ultimi Governi non hanno risposto. E così la frammentazione, il municipalismo che ha mosso tutti i bandi PNRR – tranne quello della Strategia delle Green Communities, con 135 milioni di euro, che abbiamo voluto e orientato – il municipalismo logica perversa del tutti contro tutti, non aiutano. Poi è arrivato il Ministro Fitto che ha spostato senza motivo risorse PNRR delle quali non sappiamo ancora modalità di sostituzione e dunque logiche di intervento, in particolare su dissesto idrogeologico e piccole opere comunali. Regnano dubbi e incertezza anche su appalti e interventi avviati dagli Enti locali. Se i Comuni lavorano da soli, sul PNRR in particolare, si va poco lontano. Insieme, nella logica sinodale che stiamo affrontando, si è vivi e si spendono bene risorse alle quali oggi i Comuni rinunciano, o non sanno come fare a spendere. E andranno in crisi. Perché è impensabile spendere 200 o 300 mila euro, o più, nei Comuni con meno di 5mila abitanti, e aspettare un anno prima che Roma rimborsi la cifra spesa. La Politica abbia la forza di fare riforme. Dall’alto. Dallo Stato, chiedendole alle Regioni anche con un potere sostitutivo. Registriamo mancanza di sussidiarietà e di riforme. Un modello istituzionale più moderno, dalle Regioni ai Comuni, va costruito nella logica comunitaria, nell’insieme, nel favorire dialogo, lavoro congiunto, fiducia e stima reciproca. Anche questo deve fare la Politica, frenando ogni logica municipalista, che serve a nulla, vanifica gli investimenti, frena ogni sviluppo”.

Lo afferma Marco Bussone, Presidente Uncem. 

Judo, il VII DAN per Enrico

Enrico D’Abbene è un importante punto di riferimento per il judo UISP. Una figura storica in quest’arte marziale, per la competenza e per il ruolo che riveste nella UISP dal 1988. Il Maestro D’Abbene è un tecnico nazionale UISP e la settimana scorsa a Rimini, durante lo stage Nazionale DO Uisp, ha ricevuto un ambito riconoscimento, il VII Dan, frutto di grande esperienza e passione, in questo sport diventato parte integrante della sua vita. Merito di un percorso iniziato nel 1993 nel Centro Sportivo ad Alpignano, quando decise di formare e costituire un gruppo di atleti disabili. Gruppo che tuttora segue, con atleti disabili intellettivi e con la Sindrome di Down, ora tra i 55 e 65 anni, cresciuti con il Maestro. La cosa più bella è che l’aggregazione di questo gruppo, ha dato vita a convivenze, matrimoni, figli; alcuni componenti di questo gruppo hanno anche ottenuto, dopo esame ed un giudizio imparziale e oggettivo della commissione tecnica di settore, il II Dan nel judo.
Tra le esperienze sportive, fiore all’occhiello di Enrico D’Abbene c’è la collaborazione con l’Albergo Etico di Asti, una struttura dove la parola d’ordine è “indipendenza”, un percorso di formazione e lavoro per giungere ad una vera autonomia delle persone con sindrome di down. Compito del Maestro è quello di introdurre al judo i ragazzә per migliorare il movimento corporeo, l’equilibrio e la coordinazione. Anche lo studio della tecnica del cadere è, senza alcun dubbio, uno degli esercizi base più importanti per il judo, ma non solo: la capacità di cadere e rialzarsi diventa una competenza determinante nel momento in cui si affronta la vita quotidiana. Il Maestro D’abbene non ha nessuna intenzione di riporre il judoji nell’armadio, anzi, “i ragazzi mi hanno insegnato qualcosa e mi hanno dato tanto ed è grazie a loro se in fondo è arrivato al VII Dan, non si smette mai di imparare!”
Alma Brunetto

La polizia sequestra 1,5 kg di cocaina e oltre 37mila euro

Nella tarda mattinata di mercoledì, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un trentenne cittadino albanese poiché gravemente indiziato di detenzione di sostanza stupefacente.

Il personale del Commissariato di P.S. Dora Vanchiglia, nell’ambito dei servizi volti a contrastare lo spaccio di sostanze stupefacenti e a seguito di attività info-investigativa, viene a conoscenza di presunte attività illecite nel quartiere Parella.

Nello specifico, viene notato un uomo salire ripetutamente su un’autovettura di colore azzurro, posteggiata in Via Boselli, e discenderne dopo aver armeggiato all’interno, per poi allontanarsi a bordo di un altro veicolo.

I poliziotti del Commissariato, insospettiti da questi movimenti, intervengono bloccando l’uomo ancora a bordo dell’auto e con un involucro in cellophane in mano, dopo che per l’ennesima veniva visto salire e scendere dalla vettura parcheggiata. Sul tappetino anteriore lato passeggero dell’auto viene ritrovata una busta con 22 involucri di cocaina, per un peso complessivo di 1 kg e mezzo. Sotto il cruscotto, invece, gli agenti rinvengono 15.000 euro in contanti. Altri 500 euro e un telefono cellulare vengono trovati addosso al cittadino albanese.

La perquisizione domiciliare nel quartiere Cenisia permette agli agenti di rinvenire altri 17.000 euro in contanti, suddivisi in banconote di vario taglio, occultate nell’armadio della camera da letto. Qui veniva trovato e sequestrato anche un secondo telefono cellulare.

Successivamente, dopo ulteriori accertamenti, venivano sequestrati altri 5.000 euro nascosti sotto uno dei sedili di una terza auto anch’essa nella disponibilità del trentenne.

Alla luce dei fatti l’uomo viene tratto in arresto per le violazioni in materia di stupefacenti.

Il procedimento penale si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari, pertanto vige la presunzione di non colpevolezza dell’indagato, sino alla sentenza definitiva.

Graffiti sulle scuole: gli studenti ripuliscano i muri

E’ possibile contrastare il fenomeno dei graffiti che deturpano la città e in particolare molti edifici scolastici, partendo dal ruolo della scuola. Tra gli edifici presi maggiormente di mira dai writers vi sono infatti le scuole, imbrattate ripetutamente con spray e pennarelli. Inoltre la presenza di graffiti sui muri delle scuole favorisce la diffusione degli stessi sui muri degli edifici privati circostanti. Poiché gli autori di graffiti e tags sono soprattutto adolescenti che frequentano le scuole, sarebbe utile e formativo se fossero gli stessi studenti, a rotazione, a doversi occupare del decoro degli edifici scolastici ripulendo periodicamente i muri imbrattati dai graffiti. In questo modo ci sarebbe un cambiamento di mentalità tra i giovani i quali non solo imparerebbero a prendersi cura della cosa pubblica, favorendo il decoro urbano e il rispetto della proprietà altrui, ma finirebbero con il disapprovare anche il comportamento di quei loro compagni di classe che imbrattano sui muri. Quello di coinvolgere in prima persona gli studenti sarebbe un’attività educativa molto importante, perchè disincentiverebbe questa pratica.

LM

Al teatro Carignano va in scena Clitennestra

Con Isabella Ragonese per la regia di Roberto Andò

 

Debutto al teatro Carignano, alle 19.30 di martedì 28 novembre, di ‘Clitennestra’, tratto dal romanzo “La casa dei nomi” di Colm Toibin, per l’adattamentio e la regia di Roberto Andò. Interpreti Isabella Ragonese, Ivan Alovisio, Arianna Becheroni, Denis Fasolo, Katia Gargani, Federico Lima Roque, Cristina Parku, Anita Serafini.

È in collaborazione con il Teatro di Napoli, Teatro Nazionale Campania Teatro Festival.

Al teatro Gobetti, sempre nelle stesse date, dal 28 novembre al 3 dicembre prossimo, andrà in scena la piéce ‘Tipi umani seduti al chiuso. Partitura sentimentale per biblioteche’ di Lucia Calamaro. Interpreti Riccardo Goretti, Lorenzo Marangoni, Cristiano Maioli, Cristiano Parolin, Filippo Quezel, Susanna Re, Simona Senzacqu. In collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto.

Nell’elegante ed essenziale lingua che gli appartiene l’irlandese Colm Toibin fa rivivere e attualizza in questo testo le figure epiche della casa di Atreo, restituendo ai personaggi carne e sangue e donando loro motivazioni, psicologia e toni fortemente contemporanei. Si tratta di un processo di umanizzazione necessario, la conseguenza irreversibile della scomparsa di un orizzonte divino: Clitennestra, qui interpretata da Isabella Ragonese, è dunque, ancora la rancorosa regina del mito, ma anche una donna alle prese con una gestione complessa e moderna del proprio potere, una figura più sfaccettata, matura e dal grande fascino.

“Leggendo di romanzo di Colm Toibin “La casa dei nomi” – spiega il regista Roberto Andò- ho provato una grande emozione e alla fine, quasi senza accorgermene, mi sono sorpreso a fantasticare sulla possibilità di mettere in scena il personaggio più grandioso che vi è narrato, Clitennestra. Una figura che nell’Odissea è presentata come l’anti Penelope, il prototipo della donna infedele e assassina. La stessa che quando Ulisse scende nel mondo dei morti e si imbatte nel fantasma di Agamennone è qualificata con l’appellativo di “perfido mostro”. Invece nell’Orestea di Eschilo Clitennestra è una regina assetata di potere, autrice di una vendetta che si prolungherà oltre la morte. Essa uccide il marito Agamennone che, oltre ad infliggerle gravissimi torti, aveva sacrificato in nome della guerra sua figlia Ifigenia ed è uccisa a sua volta dal figlio Oreste, che perseguita da morta fino al delirio.

“Riabilitata” da filosofi e scrittrici, Clitennestra è rimasta a lungo il prototipo dell’infamia femminile. La sua vicenda è giunta a noi soprattutto grazie all’Orestea, la trilogia ( Agamennone, Coefore ed Eumenidi) in cui Eschilo nel 458 a.C celebrò la fine del mondo della vendetta e la nascita del diritto.

Nel romanzo di Toibin, la tragica storia di rancore e solitudine, di sangue e vendetta, di passione e dolore, è narrata da tre punti di vista, ma soltanto le due donne, Clitennestra e Elettra, raccontano in prima persona e la loro voce è decisamente la più drammatica.

Chi conosce Toibin sa che egli compone in ogni suo libro una drammaturgia del dolore e della perdita ed è interessato al silenzio che si crea attorno al dolore, alla vita di donne sole che portano con sé il peso di un trauma. Voci che parlano con il timbro speciale loro conferito dalla violenza subita.

Se Clitennestra ci è stata tramandata come un personaggio estremamente negativo, qui si trovano dispiegate le sue ragioni umane. Ed è ciò che mi ha attratto di questo testo, per il quale ho subito individuato un’interprete straordinaria come Isabella Ragonese. Un’attrice in grado di esaltare e modulare i toni complessi, e emotivamente risonante, di Clitennestra. Toibin non esprime giudizi, accoglie la potenza emotiva che scaturisce da questo personaggio e ne esplora le azioni, confrontandole con le parole che adopera per far luce nel buio della sua interiorità danneggiata. Ne nasce un teatro di ombre, di voci, di fantasmi, che si muove dentro e fuori: dentro, tra i labirinti della mente, fuori in un luogo senza tempo dove vivi e morti dialogano senza requie”.

 

Dal 28 novembre al 3 dicembre prossimi al teatro Carignano Clitennestra da “La casa dei nomi” di Colm Toibin

 

Teatro Carignano piazza Carignano 6

Orario degli spettacoli martedì giovedì e sabato ore 19.30; mercoledi e venerdì ore 20.45. Domenica ore 16.

 

Mara Martellotta

 

Il Veleno, il primo noir ambientato a Pino Torinese

Il primo romanzo giallo di Gianluigi De Marchi, uno stricnina gate

 

Il paese delle stelle, Pino Torinese, ha il suo ‘gate’, inteso orme scandalo, facendo riferimento e richiamandosi al celebre scandalo del Watergate di Nixon. Qui ad essere protagonista è la stricnina, un veleno, che sta dietro tre misteriose morti tutte provocate, secondo  le perizie legali, dall’ingestione di arance dell’Etna in  cui era presente della stricnina. Questo il nucleo dell’ultimo romanzo, intitolato “Il Veleno” di Gianluigi De Marchi, scritto insieme all’amico milanese Giuseppe Zambetti.

Si tratta della sua ultima fatica letteraria,  ma della prima nei panni di giallista, dopo la stesura di oltre trenta libri di finanza, tre romanzi, due raccolte di racconti e un’antologia di poesie.

La storia è  ambientata a Pino Torinese, dove De Marchi abita in zona Cento Croci, e la vicenda ruota intorno a tre vittime per avvelenamento,  un generale, un informatico e una tennista che non pare abbiano legami tra di loro. Il paese entra in fibrillazione e i sospetti si intrecciano, e passano sotto la lente degli investigatori un pensionato e un dipendente del supermercato dove sono state vendute le arance.

È lo stesso De Marchi a raccontare la scena centrale: ”Il banchetto della frutta in un supermercato in cui troneggiavano delle splendide arance dell’Etna, una specie abbastanza rara dal colore accattivante. Chissà perché la notte ho sognato un vecchietto che palpava quei frutti e armeggiava una siringa… al mattino ho preso un po’ di appunti e ho costruito una storia articolata ricca di personaggi e avvenimenti”. Nel romanzo sono presenti anche torinesi e abitanti del Pino più o meno noti, mascherati da nomi e cognomi manipolati.

Gianluigi De Marchi risulta abile nel creare quella “caccia al personaggio “ che ogni lettore può attuare e che rende la lettura estremamente piacevole. La città di Pino emerge soprattutto in due luoghi, il supermercato e il tennis club e la scelta di questa città è dovuta al fatto che De Marchi, pur essendo genovese di nascita, ormai da quaranta anni è residente a Pino Torinese. Il messaggio che vuole darci lo scrittore è  che la tragedia non esclude nessuno. La giustizia del paese spesso viaggia in direzioni che non sono quelle della giustizia dei tribunali.

Nella storia dell’umanità  ci sono stati tanti gate, non solo il Watergate, ma il Cablegate, lo scandalo dei documenti diplomaticidiffusi da Wikileaks, l’ Hackgate dei giornali britannici, l’Irangate,che accusò le manovre illecite dell’amministrazione Reagan per finanziare i ribelli in Nicaragua con la vendita di armi all’Iran, e poi il Sexgate del Presidente Clinton e il Rubygate italiano.

Con il suo giallo un po’ noir De Marchi ci regala il suo “strictina gate” che si consuma nei supermercati tra Pino Torinese e Chieri. L’autore lo fa con la consapevolezza che i giornalisti tanto ci mettono un cancello, senza interrogarsi sul vero significato della parola. Dal mitico Watergate sono passati più di cinquanta  anni, eppure a nessuno scandalo si nega il suo gate.

Il Veleno, il primo noir ambientato a  Pino Torinese, è un giallo che si legge velocemente e traccia lo spirito del paese, che ruota intorno  alle scuole, ai supermercati, ai nonni e nipoti.

 

 

Mara Martellotta

Inclusione, fondi per disabilità e famiglie

Sono state approvate dalla Giunta Comunale, su proposta di Jacopo Rosatelli, Assessore al Welfare, Diritti e Pari opportunità, le modalità di partecipazione della Città all’avviso pubblico del Ministero delle Disabilità che consentono l’accesso ai finanziamenti previsti dal Fondo per le periferie inclusive.

Il Fondo favorisce e promuove l’inclusione sociale delle persone con disabilità, contrastando, al contempo, i fenomeni di marginalizzazione nelle aree periferiche urbane delle grandi città che hanno una popolazione superiore ai 300mila abitanti. Il Comune di Torino beneficerà di risorse pari a 1milione di euro. La procedura di accesso scadrà il 19 dicembre 2023.

Le risorse finanzieranno progetti che hanno l’obiettivo di migliorare  la condizione e la qualità della vita di persone con disabilità e delle loro famiglie, in particolare per accrescere le opportunità di inclusione sociale erafforzare il livello di autonomia di coloro che sono in condizione o a rischio di isolamento e fragilità sociale e, al contempo, sviluppare la qualità, l’accessibilità e l’integrazione dei servizi presenti nelle aree periferiche per potenziare l’inclusività del territorio, anche attraverso il coinvolgimento di tutta la comunità. Più precisamente le progettualità dovranno sviluppare percorsi individualizzati, personalizzati e partecipati per persone con disabilità che vivono in zone disagiate.

La Città potrà presentare uno o più progetti che abbiano una durata compresa tra i 18 e i 24 mesi e dovrà identificare l’area o le aree periferiche in cui saranno realizzati sulla base delle problematiche e dei bisogni specifici, facendo riferimento a quelle caratterizzate da situazioni di marginalità economica e sociale, degrado edilizio e carenza di servizi. Il numero delle persone con disabilità seguite dai servizi sociali come il numero di minori con disabilità in età scolare con interventi di supporto, l’assistenza economica erogata dal Comune, l’incidenza della popolazione straniera o delle famiglie numerose sono alcuni degli indicatori per la loro individuazione. Le aree individuate dall’Amministrazione Comunale sono: Circoscrizione 2 (Mirafiori sud), Circoscrizione 3 (Aeronautica), Circoscrizione 4 (Alta Parella), Circoscrizione 5 (intero territorio), Circoscrizione 6 (intero territorio), Circoscrizione 7 (Aurora – Porta Palazzo), Circoscrizione 8 (Lingotto).

I fondi confluiranno nel Piano di inclusione sociale della Città, con la pubblicazione di un avviso dedicato, per l’avvio di un percorso di coprogettazione per l’utilizzo delle risorse, in linea con la lunga tradizione cittadina.

Con questo programma promuoviamo percorsi individualizzati per le persone con disabilità e interventi di attivazione di empowerment delle comunità – spiega Rosatelli -.  Agiamo nelle aree più fragili della Città, investendo su di esse per stimolarne le potenzialità e, come da tradizione, utilizziamo gli strumenti della coprogettazione per valorizzare il protagonismo del terzo settore”.