Impresa Formativa avviata da Città di Nichelino ed ENGIM
Grazie a un accordo tra l’Amministrazione e ENGIM, si è completamente rinnovata la gestione del bar tra il Centro “Nicola Grosa” e l’Informagiovani in via Galimberti 3. È nato Bar Lab.
“Abbiamo deciso di avviare e sostenere un percorso di rilancio del bar che è una sorta di trait d’union tra due spazi di aggregazione molto importanti per la città – raccontano il Sindaco di Nichelino Giampiero Tolardo e l’Assessore al Lavoro e alle Politiche giovanili Fiodor Verzola -. Lo scopo era duplice, da un lato l’esigenza di migliorare qualitativamente la fruizione dei locali e, dall’altro, puntare a una forma di gestione finalizzata alla valorizzazione di percorsi di inserimento di giovani nel mondo della formazione professionale, favorendo apprendimento e l’autonomia. Per procedere ci siamo affidati all’Impresa Sociale Formativa Non Simulata”.
A supporto dell’Amministrazione, allo scopo di rendere concreta l’iniziativa. l’Ente di formazione Fondazione ENGIM Piemonte Ets.
«L’inaugurazione dell’impresa formativa Bar Lab accanto all’Informagiovani e al Centro Sociale “Nicola Grosa” del Comune, ci fa sentire ancora più vicini al territorio nel quale la nostra sede formativa è radicata sin dalla fine degli Anni ’70 – affermano Davide Bonino e Costantino Sanfilippo, responsabili della sede ENGIM di Nichelino -. La grande opportunità che il Bar Lab offrirà ai nostri allievi per fare esperienza con clienti reali, va di pari passo con la soddisfazione di poter assumere un ex allievo nell’impresa formativa, confermando la formazione professionale come un percorso completo che accompagna gli allievi nella loro crescita per il mondo del lavoro».
Le Imprese Formative avviate da ENGIM hanno l’obiettivo di far sperimentare gli allievi in luoghi di lavoro reali, dove i ragazzi continuano a formarsi, ma hanno già a che fare con clienti e commesse vere. Sono realtà che consentono ai giovani di entrare “gradualmente” nel mondo del lavoro, in cui a tutti viene data la possibilità di sperimentarsi in un luogo di lavoro “protetto”, adatto anche ai più fragili.
Le Imprese Formative ENGIM sono veri e propri hub in cui è incoraggiata la partecipazione delle comunità locali per favorire i legami sociali del territorio e valorizzare il ruolo delle persone che vi abitano.
Bar Lab è la terza impresa formativa ENGIM aperta in Piemonte – dopo il BARtigianelli di Torino e La Bottega di LEO a Pinerolo – e la tredicesima sul territorio nazionale.
“Engim ha coinvolto direttamente gli studenti e le studentesse dei corsi per il conseguimento della qualifica biennale di operatore Sala e Bar, oltre ad ed ex studenti che negli anni passati hanno conseguito positivamente il titolo – hanno spiegato il Sindaco Tolardo e l’Assessore Verzola -. Lo stesso ente individua i docenti e i tutor delle attività e delle progettualità avviate all’interno del punto bar, oltre alla figura professionale che sarà responsabile e gestore del Bar. A queste vanno aggiunte eventuali altre figure di supporto, eventuali altre figure professionali assunte con contratto, tirocinanti e collaboratori, coinvolgendo eventuali studenti/lavoratori fragili. L’Impresa Formativa si impegna a dare massima visibilità e valorizzazione agli studenti partecipanti al processo di Impresa Sociale Non Simulata. Una grande opportunità per i nostri giovani”.
Il progetto di restyling è stato pensato in evoluzione, con diverse fasi di gestione oraria in graduale estensione alle quali andrà di pari passo un maggior numero di risorse umane direttamente coinvolte.








un fiasco di vino. Solo Giovanni stava zitto. Parlò solo quando venne sollecitato (“E tu, Giovanni, cosa porti?”), rispondendo con noncuranza: “Io porto mio fratello”. Ariberto, nato e cresciuto nelle case torinesi della barriera di Milano, era un tontolone, un pezzo di pane, un gariboja. In piemontese per indicare uno sciocco si usa dire “a l’é furb coma Gariboja”. Non si tratta certamente un epiteto lusinghiero poiché non si segnala la destrezza di chi se la cava con l’imbroglio ma bensì la dabbenaggine dell’individuo. Gianluigi, professore di storia e grandissimo scassatore di scatole, ci ha raccontato che il nome Gariboja risale ad un francese originario della Borgogna, tale Jean Gribouille, personaggio popolare in Francia e molto simile al nostro Bertoldino, altro bell’esempio di credulone. Oltralpe fu protagonista del romanzo La Sœur de Gribouille scritto nel 1862 da Sophie Rostopcina, contessa di Ségur. Importato da noi in Piemonte il buon Gariboja è diventato l’emblema di una ingenuità spinta ai confini della stoltezza, tant’è che vi sono moltissime espressioni che lo riguardano. Si diceva che nascondesse i soldi in tasca degli altri per timore di essere derubato (così se qualcuno li rubava non erano più soldi suoi), che la paura di bagnarsi sotto la pioggia lo induceva a nascondersi nell’acqua o che tentasse di spaccare le noci con le uova. Anche sul commercio aveva le sue idee come, ad esempio, quella di acquistare le uova a dodici soldi la dozzina per rivenderle a un soldo l’una, immaginando di ottenere un guadagno sulla quantità. Per questo l’essere furbo come Gariboja non era propriamente un complimento. Fatto sta che una sera, uscendo dall’osteria dopo aver ecceduto un tantino con le libagioni, ci avviammo sul sentiero che attraversava i campi fino a raggiungere l’alta recinzione che circondava la centrale.