ilTorinese

Gli “Snodi Culturali”della “Fondazione Cesare Pavese”

In “Zona Cesarini” gli incontri proseguono a Neviglie e a Guarene con altre due proposte d’indubbio interesse

Martedì 19 e giovedì 21 maggio

Neviglie/Guarene (Cuneo)

Al via dal 16 aprile scorso e in programma fino al prossimo 26 maggio, sta dunque per concludersi “Snodi Culturali”, il ciclo di 11 incontri gratuiti e aperti al pubblico organizzato dalla “Fondazione Cesare Pavese” (con il coordinamento di Pierluigi Vaccaneo) al “belvedere” di Neviglie e negli “hub” di Guarene e Piea, con lo scopo di “promuovere la Cultura come strumento concreto per la riqualificazione e rivitalizzazione dei piccoli centri dell’Alta Langa e del Roero”, oltre la scadenza del “PNRR”.

Tra gli appuntamenti ancora in agenda, i prossimi due meritano una particolare attenzione.

Il primo, martedì 19 maggio (ore 18), presso la “Chiesa dei Battuti Bianchi” di Neviglie, vedrà protagonista Luca Luongo, con un incontro dedicato alla “Progettazione culturale come leva strategica per lo sviluppo dei territori”.

Potentino di Matera (classe 1989), Luongo è operatore culturale, autore ed organizzatore di eventi, occupandosi, in particolare, di “costruzioni di reti” tra Istituzioni e Associazioni attive nel concreto sul territorio. Dal 2017 dirige l’Associazione “Lu. Pa.”, da lui fondata insieme a Miriam Pallotta (e acronimo dell’Associazione materana) attiva a livello nazionale e tra i beneficiari del bando “Arte et Iubilaeum” per il “Giubileo 2025”. Notevole l’esperienza maturata da Luongo anche nella mediazione tra amministrazioni civiche, operatori culturali e territorio. Nell’incontro a Neviglie, proprio a partire da queste sue esperienze operative, “si esploreranno pratiche, strumenti e visioni capaci di generare impatto sociale, attivare comunità e costruire reti”, all’interno di un confronto aperto su modelli sostenibili, innovazione e ruolo degli operatori culturali oggi.

Secondo incontro, giovedì 21 maggio (ore 18), a Guarene, presso la “Sala CCLN” (piazza Roma, 6), già sede di incontri organizzati da “ANCI Piemonte”, come la XIX “Assemblea Piccoli Comuni” ivi tenutasi lo scorso febbraio. Ospite di rilievo sul tema “Il patrimonio è di tutti”, sarà Daniele Lupo Jallà, storico e presidente del “Museo diffuso della Resistenza”. L’incontro partirà da un sacrosanto presupposto: “Per lungo tempo la tutela del patrimonio è stata una competenza pressoché esclusiva dello Stato”. Presupposto oggi non più accettabile. Non più accettabile “perché oggi – si sostiene – questa responsabilità non ha più un unico centro”“Al modello tradizionale – spiega Jallà – si affianca e sempre più spesso si integra un approccio che riconosce alle Comunità un ruolo attivo e condiviso nella cura e valorizzazione dei beni culturali, secondo quanto conferma, in estrema sintesi, il principio della ‘Convenzione quadro’ del ‘Consiglio d’Europa’ del 2005, nota come ‘Convenzione di Faro’ e ratificata anche dall’Italia nel 2020”. L’incontro sarà dedicato ad approfondire questi due modelli, solo in apparenza contrapposti, per comprendere come “possano dialogare ed integrarsi in una visione più ampia e partecipata della tutela del patrimonio culturale”.

Daniele Lupo Jallà, storico di formazione, è stato funzionario e dirigente della “Regione Piemonte” e dei “Servizi museali” della Città di Torino, presidente di “ICOM Italia” (il principale network italiano di “Musei” e “Professionisti Museali”, con più di 5mila soci, individuali e istituzionali), docente di “Museografia” e “Museologia” presso vari Atenei italiani. Attualmente è presidente del “Museo diffuso della Resistenza” di Torino ed è impegnato nella creazione del “Museo nazionale della Resistenza” di Milano. Nelle Langhe, ha progettato il Museo all’aria aperta “In vigna” al Castello di Grinzane Cavour, innovativo Museo e “percorso didattico” immerso nella “Vigna del Conte”, ai piedi dello storico maniero, che racconta, attraverso 65 pannelli e 110 illustrazioni (dislocati tra i filari) il ciclo vitale della vite ed il lavoro del vignaiolo, offrendo una suggestiva esperienza immersiva nel paesaggio vitivinicolo del “Patrimonio UNESCO: Langhe – Roero e Monferrato”.

Per maggiori infowww.progettosnodi.it

g.m.

Nelle foto: Luca Luongo e Daniele Lupo Jallà

Sistema Canavese e la Guida alle Eccellenze 2026

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Il progetto di Fondazione Canavese2030 al Salone del Libro

La Fondazione Canavese2030 arriva al Salone del Libro di Torino, sabato 16 maggio alle 12.30, presso lo Spazio Arancio di Lingotto Galleria Visitatori, per presentare ufficialmente “Sistema Canavese e la guida alle Eccellenze del Canavese 2026, un macroprogetto in cui la Fondazione sceglie di raccontarsi attraverso un metodo e una visione strategica precisi..

“Portare il Canavese al Salone del Libro significa scegliere il palcoscenico culturale più importante d’Italia per dire che questo territorio ha qualcosa da dire – ha dichiarato Fabrizio Gea, Presidente della Fondazione Canavese2030 –  e lo dice con un progetto serio, costruito nel tempo. Sistema Canavese non è uno slogan: è una visione operativa che mette insieme turismo, identità, ambiente e innovazione digitale. È il modo in cui il Canavese decide di presentarsi all’Italia e al mondo”.

Il progetto “Sistema Canavese”, che sarà narrato da Maurizio Vermiglio, giornalista del settimanale Il Canavese; Alberto Conte, ideatore de Il Cammino di Europa e fondatore del Movimento Lento, project manager del Macro Progetto Sistema Canavese; Fabrizio Gea, Presidente di Fondazione Canavese2030; Andrea Zanusso, Vicepresidente Esecutivo e Cristina Natoli, architetta e PhD, membro del Consiglio Direttivo di Canavese2030, si articola sul fronte del turismo e sul racconto di un lavoro riguardante la costruzione di un’infrastruttura di mobilità lenta — ciclovia del Canavese, cammini canavesani e ippovia — sostenuta da un piano di marketing territoriale incentrato sui filoni dell’ outdoor e dello slow tourism. Sul fronte ambientale, in partnership con il Politecnico di Torino,
è in corso la definizione e la disseminazione di un’identità di territorio condivisa con i Comuni e le associazioni del terzo settore.
Sul fronte digitale, la Fase 2 del progetto Canavese Digitale prevede l’evoluzione della piattaforma canavese.com con strumenti ottimizzati per l’intelligenza artificiale, mentre il progetto Canavese Experience sviluppa un marketplace — su sito e app — per valorizzare eccellenze, esperienze, eventi, pubblicazioni e merchandising del territorio.

La Guida alle Eccellenze del Canavese 2026 riguarderà invece  lo strumento operativo del progetto, una raccolta di 759 indirizzi del buon vivere (imprese, artigianato, ristorazione, cultura, turismo) selezionati da oltre 200 fonti.
Realizzata in collaborazione con l’editore Atene del Canavese, è disponibile nello shop di canavese.com (https://canavese.com/pubblicazioni/).

Mara Martellotta

Menarini Bus, nostalgia del futuro grazie a Seri Industrial

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Presentati con successo a Milano ‘Flash’ e ‘Airon’, i nuovi campioni italiani del trasporto pubblico firmati dai designers chieresi di fama internazionale Mario e Sandro Vernacchia.

Menarini, folla di giornalisti, tecnici e appassionati all’avveniristico stand dello storico produttore italiano di autobus ieri 13 maggio al ‘Next Mobility Exhibition’ a Milano, presso l’area della Fiera di Rho.

La rinomata azienda bolognese, il cui trend è in forte espansione garantendo consolidamento, occupazione e prospettiva, ha presentato con successo i primi due modelli, frutto del nuovo corso destinato alla mobilità urbana: ‘Flash’ e ‘Airon’, rispettivamente veicoli destinati al trasporto persone da 8 e 12 metri, tutti elettrici e realizzati con materiali ecosostenibili di ultimissima e inedita generazione. Inclusi gli interni, scocca, telai e allestimenti, che garantiscono minor impatto ambientale e pesi più leggeri grazie all’introduzione di una tecnologia innovativa esclusiva frutto dell’esperienza del Gruppo ‘Seri Industrial’, affermata società quotata leader nel settore di batterie e accumulatori.

Una realtà industriale di primissimo piano in Italia e in Europa, nata grazie alla lungimiranza e la competenza di Vittorio Civitillo, stimato Sindaco di Piedimonte Matese, nel Casertano, e imprenditore visionario illuminato cui si deve anche la rinascita del marchio ‘Menarini’ con la guida sicura del nuovo e capace Ad Fabio Vannacci.

Un uomo e un professionista riconosciuto innamorato del proprio territorio, cui ha assicurato solida continuità trasferendo la produzione nello storico stabilimento di Flumeri, un tempo ‘Iveco’, in Valle Ufita: il più grande nel suo settore in Italia, praticamente il tempio degli autobus, e fra i primissimi anche in area UE. 

Quando due eccellenze s’incontrano, nascono storie destinate a durare nel tempo, fra cultura delle radici e prospettive affascinanti tutte ancora da esplorare. 

Ma quando due eccellenze, invece, si ritrovano, la magia è ancor più grande e stupisce e sorprende ancor più. A firmare infatti i due nuovi giganti della strada, incluso il restyling di logo e brand sono stati i notissimi designers Mario e Sandro Vernacchia, entrambi pionieri dello stile e ingegneri di lungo corso, il cui headquarter operativo è a Chieri, nel Torinese, il cui nome è altresì indissolubilmente legato anche all’epopea della ‘Ferrari’.

Due firme di primo piano a livello internazionale cui si devono già moltissimi dei modelli di bus urbani firmati da Menarini, e che grazie all’incontro con il nuovo Management in capo a ‘Seri Industrial’ sono tornati a completare una squadra che sta suscitando interesse, ammirazione e rispetto anche nel resto d’Europa per l’altissima qualità di gamma dei propri prodotti destinati alla movimentazione quotidiana delle persone, e per il pionierismo che ne contraddistingue, con concreta eleganza, ogni passo.

I profili dei veicoli guardano al domani strizzando però con classe, gusto ed equilibrio l’occhio alla tradizione, recuperando segni e stilemi che sottolineano la preziosità di una storia più che secolare che prosegue dal lontano 1919. E che, oggi più che mai, grazie all’esperienza della Famiglia Civitillo, da sempre sinonimo di risultato, serietà e trasparenza, può continuare a percorrere sicura altrettanti infiniti chilometri sulla strada dello sviluppo, guardando con fiducia a orizzonti sempre nuovi e stimolanti.

“Per prima cosa desidero ringraziare di vivo e vero cuore tutti coloro che hanno reso possibile il taglio di questo traguardo”, ha esordito il Presidente Vittorio Civitillo, nominando con schietta gratitudine e un pizzico di emozione uno a uno, innanzi ai numerosi presenti, tutti i componenti della sua altrettanto autorevole e valevole squadra e sottolineandone di ciascuno il valore. “Oggi rivolgiamo ancor più fiduciosi lo sguardo al domani, certi del fatto che le ottimizzazioni strategiche apportate all’intera filiera della supply chain costituiscono la miglior base di partenza per proseguire con impegno ed entusiasmo crescenti sul cammino già solidamente in corso”, ha concluso entusiasta il vertice, amichevolmente intrattenendosi a fine presentazione con tutti i partecipanti intervenuti.

MAURIZIO SCANDURRA

Anteprima Salone del Libro con Capossela, Nada e Paolo Rossi

Serata di anteprima del Salone del libro all’Auditorium Rai con Capossela, Nada e Paolo Rossi nel “bosco di latte” di Dylan Thomas

C’è un momento, ogni anno, in cui il Salone Internazionale del Libro di Torino comincia prima ancora di aprire le sue porte. Succede all’Auditorium Rai Arturo Toscanini, nel silenzio raccolto di una platea che sa già di stare per entrare in punta di piedi dentro qualcosa di diverso da una semplice inaugurazione. Più vicino a un rito, a una veglia poetica, a una chiamata collettiva all’immaginazione.
È accaduto questa sera mercoledì 13 maggio, alle 20.30, nell’evento di preapertura del Salone: un’ora sospesa tra letteratura, musica e teatro, capace di trasformare la parola in materia viva. A firmarla è stato Vinicio Capossela, che da anni porta avanti un personale percorso artistico e poetico attorno all’opera del gallese Dylan Thomas e al suo universo visionario.

In apertura, Capossela ha anche lasciato spazio a un breve ricordo di una Torino personale e notturna, quella dei Murazzi e di una stagione che ha segnato gli anni ’90, evocando una scena musicale in cui vita e musica sembravano coincidere. Un tempo in cui certi luoghi, tra locali storici e incontri casuali, portavano con sé una dose di brivido, di imprevedibilità, di energia non addomesticata. Una dimensione che, nelle sue parole, apparteneva pienamente all’esperienza del vivere, oggi più difficile da ritrovare in spazi sempre più ordinati e sicuri.

Con L’infanzia del mondo. Dentro il bosco di latte con Dylan Thomas, Capossela ha riportato al centro della scena la forza evocativa della parola ascoltata, amata, respirata. Un progetto che nasce da un lungo lavoro attorno a Under Milk Wood, il radiodramma che Thomas scrisse per la radio e che continuò a rimaneggiare fino agli ultimi giorni della sua vita.
Thomas morì precocemente nel novembre del 1953, pochi mesi dopo la prima esecuzione pubblica dell’opera in forma di oratorio, avvenuta il 14 maggio dello stesso anno. Da allora, quella data è diventata il Dylan Thomas Day. Fino all’ultimo, il poeta lasciò agli interpreti una sola indicazione: “Love the words”. Amate le parole. Ascoltatele, lasciatele respirare, diventare suono prima ancora che significato.
Ed è esattamente ciò che è accaduto sul palco torinese.
La voce ruvida di Capossela ha guidato il pubblico dentro questo “bosco di latte”, luogo simbolico e notturno dove il tempo sembra fermarsi. La voce intensa e quasi sciamanica di Nada ha attraversato il testo con una delicatezza ipnotica. E poi Paolo Rossi, straordinario nel dare ai personaggi quella fragilità ironica e malinconica che rende l’opera di Thomas ancora così contemporanea.
Più che uno spettacolo, è sembrata una seduta collettiva di ascolto e immaginazione. Le parole di Sotto il bosco di latte sono riemerse come creature vive: sussurrate, cantate, evocate. Nessuna vera trama, soltanto il passare delle ore in un piccolo villaggio gallese, Llareggub, microcosmo poetico e anarchico il cui nome, letto al contrario, significa provocatoriamente “bugger them all”, “al diavolo tutti”.
Eppure proprio quella comunità di anime marginali appare oggi rassicurante, più sana del mondo esterno, travolto dalla velocità, dalla violenza e dal rumore.
Il progetto coinvolge un coro di altre grandi voci italiane: Ornella Vanoni, Alessandro Bergonzoni, Stefano Bollani, Geppi Cucciari, Luciana Littizzetto e Patty Pravo.

L’opera verrà trasmessa su Rai Radio 3 in cinque episodi dal 25 al 29 maggio all’interno di Ad Alta Voce, e integralmente il 3 giugno nella programmazione di Radio 3 Suite.
È stata un’ora di poesia e ombre luminose, in cui il pubblico ha avuto la sensazione di ascoltare il respiro stesso delle storie.
E forse è proprio questo il modo migliore per aprire il Salone del Libro: ricordare che, prima dei numeri, delle uscite editoriali e delle file agli stand, la letteratura nasce sempre da una voce nel buio che qualcuno decide di ascoltare.

GIULIANA PRESTIPINO

DNArt Gallery presenta “Sottotraccia”

Nel cuore di Torino prende forma “Sottotraccia”, la nuova mostra collettiva firmata DNART LOFT: un percorso tra arte contemporanea, fotografia e visioni fuori dagli schemi. Un’esposizione dedicata agli artisti emergenti che scelgono di raccontare il presente senza chiedere permesso, attraverso linguaggi autentici e personali.
Pittori e fotografi si incontrano in uno spazio dove immagini, colori ed emozioni diventano voce di una generazione che crea nuove prospettive e nuove forme di espressione. Un invito a lasciarsi sorprendere, con un bicchiere in mano e la testa piena di sogni.
DNART LOFT – Via Chanoux 12 int.2, Torino
17 e 24 maggio Dalle ore 16:00 Ingresso libero
“Sottotraccia” non è solo una mostra, ma un luogo di incontro tra arte, idee e libertà creativa.

Enzo Grassano

Coppa Italia all’Inter: è doppietta!

 

Dopo aver conquistato lo storico scudetto numero 21, l’Inter mette in bacheca anche la decima Coppa Italia della sua storia, completando una straordinaria doppietta stagionale.
Nella finale contro la Lazio, i nerazzurri si impongono per 2-0 grazie all’autogol di Marušić e alla rete del solito implacabile Lautaro Martínez, ancora una volta decisivo nei momenti più importanti della stagione.
La squadra di Chivu ha dominato l’annata con qualità, carattere e continuità, confermandosi la più forte in Italia. Lo scudetto e la Coppa Italia rappresentano il premio perfetto per un gruppo che ha saputo entusiasmare i tifosi con gioco spettacolare e mentalità vincente.
Adesso, però, l’obiettivo si sposta oltre i confini nazionali. Dopo aver conquistato tutto in Italia, l’Inter dovrà puntare con decisione anche all’Europa nella prossima stagione, per riportare i nerazzurri ai vertici del calcio internazionale.

Enzo Grassano

Grattacielo Piemonte, per il vento materiale pericolante. Intervento dei vigili del fuoco

Intorno alle 17 i vigili del fuoco di Torino sono intervenuti presso il grattacielo della Regione Piemonte dopo la segnalazione di alcuni elementi ritenuti potenzialmente pericolosi, a causa di danni provocati dal vento. Al lavoro alcune squadre impegnate nei controlli di sicurezza, con l’ausilio di droni SAPR e operatori specializzati negli interventi in quota. Per motivi precauzionali è stata delimitata e chiusa al passaggio una parte dell’area ai piedi dell’edificio, mentre proseguono gli accertamenti sulla struttura

“Applausi e sputi”. Pezzuto racconta le due vite di Enzo Tortora

L’INTERVISTA

Una vita in due atti: il trionfo e la caduta. Enzo Tortora ha assaporato il successo straordinario del giornalista e presentatore amato dagli italiani, volto simbolo della televisione popolare e di programmi entrati nell’immaginario collettivo. Poi il dramma improvviso e devastante. Un uomo del tutto innocente e impotente, crollato sotto il peso di accuse rivelatesi false e di quello che ancora oggi viene considerato il più grande orrore – non soltanto errore – giudiziario della storia italiana.

In “Applausi e sputi”, pubblicato da Edizioni Piemme, il giornalista Vittorio Pezzuto ricostruisce entrambe le vite di Tortora. Un racconto che intreccia analisi storica approfondita e indagine umana, restituendo il ritratto complesso di un uomo travolto da una vicenda che ha cambiato per sempre il rapporto degli italiani con la giustizia e con l’informazione.

Nelle pagine del suo libro scopriamo più di un Enzo Tortora.

«Con Portobello e gli altri suoi programmi, il Tortora televisivo, pioniere e innovatore, aveva portato sul piccolo schermo l’Italia reale, la gente comune, ottenendo un successo di pubblico strepitoso e guadagnandosi anche tante invidie. Non fu soltanto un grande giornalista e uomo di spettacolo. Divenne anche un protagonista civile e politico. Dopo il suo arresto Marco Pannella lo candidò al Parlamento europeo. Eletto con mezzo milione di preferenze, scelse di dimettersi all’indomani della condanna in primo grado a 10 anni di carcere per spaccio di droga e appartenenza alla camorra. Trasformando il suo calvario personale in una battaglia radicale per i diritti e la giustizia giusta, lottò fino all’ultimo giorno per migliorare la condizione dei detenuti, contro l’abuso della carcerazione preventiva e a favore della responsabilità civile dei magistrati. Amava ripetere: “Ero liberale perché avevo studiato, sono radicale perché ho capito”. È stato uno straordinario leader politico, una persona molto seria e rigorosa, con un grande senso dello Stato».

Lei sostiene che il caso Tortora abbia inaugurato il processo mediatico.

«Senza dubbio. Tortora venne arrestato alle quattro del mattino all’Hotel Plaza di Roma. Fu trattenuto per ore in caserma e fatto uscire soltanto quando fuori c’era la certezza di trovare un plotone di telecamere e fotografi appositamente convocati per distruggerne l’immagine e la reputazione. Da quel momento si prese poi l’abitudine di depositare direttamente in edicola gli atti che riguardavano l’inchiesta a suo carico: uno stillicidio di menzogne e testimonianze false dai contenuti surreali».

Che cosa è cambiato oggi rispetto ad allora?

«Oggi il processo mediatico è diventato permanente. Con i social si viene giudicati colpevoli o innocenti all’istante, in base alla simpatia o antipatia che si suscita. Quanto alla televisione, ormai non c’è fascia oraria che non proponga la sua dose di talk show sul caso giudiziario più appetitoso. Ci sono avvocati e giornalisti che abitano letteralmente negli studi tv, dibattendo per ore e ore di cose che non conoscono o di atti che per legge dovrebbero restare riservati. Negli anni Ottanta il Paese disponeva ancora di anticorpi importanti: giornalisti e uomini di cultura come Leonardo Sciascia, Giorgio Bocca ed Enzo Biagi compresero quasi subito l’assurdità delle accuse rivolte a Tortora. Oggi tutto è più rapido e più feroce. Eppure i processi veri continuano a essere lentissimi e il loro verdetto quando arriva non interessa più a nessuno: nel frattempo l’opinione pubblica è stata infatti  sedotta da altre vicende di cronaca nera. Dal caso Tortora in poi si contano decine di migliaia di errori giudiziari e casi di ingiusta detenzione. E continua il malcostume di moltissimi cronisti che ogni volta fanno da acritica cassa di risonanza alle tesi colpevoliste della Procura di turno. Credo che la riforma più urgente dovrebbe essere la separazione delle loro carriere da quelle dei pubblici ministeri che passano loro le carte».

Pensiamo anche al recente referendum…

«Il corpaccione elettorale non ha ragionato davvero sul merito del quesito, ha votato su altro. Ad esempio al Sud ha protestato contro la cancellazione del reddito di cittadinanza. Abbiamo peraltro assistito a un pessimo dibattito, frutto di due trasformismi politici: pur di ridurre la consultazione a un maxi-sondaggio sul governo e su Meloni, gran parte della sinistra ha deciso di buttare a mare la sua storica posizione a favore del giusto processo e della separazione delle carriere dei magistrati; mentre la destra, che in buona parte è sempre stata giustizialista e manettara, ha provato a difendere le ragioni del Sì ma senza convinzione perché poco convinta. Un’occasione perduta per l’intero Paese».

Gran parte della prima vita di Tortora, quella degli applausi, è legata alla televisione. Che cosa deve la tv italiana a Enzo Tortora?

«Innanzitutto uno stile. Tortora portò in tv eleganza, precisione linguistica, persino il corretto uso del congiuntivo. Era colto e raffinato ma mai pedante, popolare senza essere volgare. Aveva la capacità di innovare continuamente il linguaggio televisivo. Inventò formule televisive che anticiparono ad esempio il televoto, la moviola e le nomination. Fu anche un pioniere delle televisioni private e lottò per difendere la loro esistenza, contro l’allora monopolio della Rai: passando da Telebiella a Telealtomilanese e arrivando ad Antenna 3 Lombardia contribuì a immaginare e soprattutto a realizzare una tv diversa. Diversa perché libera».

C’è un episodio che racconta bene il suo modo di fare televisione?

«Quando morì il calciatore granata Gigi Meroni, Tortora decise di non dare immediatamente la notizia durante La Domenica Sportiva, perché voleva essere sicuro che la famiglia non lo apprendesse dalla televisione. Era un giornalista che aveva un fortissimo senso umano e professionale del limite. Oggi quanti farebbero lo stesso?».

Tortora – e per questo fu licenziato – definì la Rai “un jumbo guidato da boy scout”. Vale ancora quella definizione?

«Non è più un “jumbo” in termini di ascolti e influenza, ma resta pur sempre una macchina enorme retta direttamente dai partiti e dai loro dipendenti. Quando qualcuno si ostina ancora a definirla “la più grande azienda culturale del Paese” mi viene da sorridere. E il sorriso si trasforma in riso se penso a quanti libri leggono ogni anno i suoi dirigenti».

Le è piaciuta la serie Portobello di Marco Bellocchio, che ha tratto sicuramente ispirazione anche dal suo libro?

«Ne sono stato il consulente storico e il prodotto finale mi ha soddisfatto. Per definizione ogni fiction contiene anche elementi di fantasia ma è stata fatta con grande rigore professionale. Fabrizio Gifuni si è confermato un mostro: attore di straordinario valore e persona di grande sensibilità, è riuscito a restituirci appieno gli occhi, i movimenti del corpo, la parlata stessa di Tortora».

Sa che molti giovani con cui ho parlato non sanno neppure chi fosse Enzo Tortora? Ma è mai possibile?

«Purtroppo sì. È il segno di un Paese che coltiva poco la memoria collettiva. Anche per questo ho scritto la prima edizione di Applausi e sputi nel 2008 e ho deciso oggi di aggiornarla: perché la sua storia continua a parlarci del presente. Quando uscì la prima edizione, la vicenda era già stata quasi rimossa. Molti, troppi giornalisti antropofagi avevano interesse a dimenticare e a far dimenticare il loro turpe contributo nel tiro al Tortora. Quanto ai magistrati che arrestarono prima e condannarono dopo Tortora, non hanno mai riconosciuto i propri errori, non sono stati sanzionati, non hanno dovuto pagare alcun risarcimento a lui e alla sua famiglia e hanno continuato a fare carriera per anzianità. Soltanto uno si dimostrò diverso, onorando la sua professione: il giudice istruttore Michele Morello, che lesse davvero le carte e comprese quanto quelle accuse fossero inconsistenti, false e contraddittorie. E la storia, fortunatamente, finì in altro modo».

 

Cristiano Bussola

 

 

Scontro tra auto e moto sulla 460: centauro finisce in ospedale

Un centauro è finito in ospedale dopo lo scontro tra la sua moto Honda CBR e una Volkswagen Polo, avvenuto intorno alle 13:30 di oggi sulla statale 460 a Feletto. Sul posto sono giunti immediatamente i soccorsi del 118 e i carabinieri di Rivarolo Canavese.

In esito allo scontro, il conducente della moto è stato sbalzato sull’asfalto ed è stato immediatamente trasportato all’ospedale di Cuorgné per accertamenti: fortunatamente, le ferite sono lievi.

Sono in corso le indagini sulla dinamica da parte dei carabinieri.

VI.G

GF Musiné, a Caselette non mancheranno i campioni

 

Nuova tappa per il circuito Nord Ovest Mtb. Domenica si torna in Piemonte, per la sesta edizione della Granfondo Musiné a Caselette (TO). Una gara che si è ritagliata uno spazio importante nel calendario delle ruote grasse, con molti team che l’hanno inserita nella propria agenda primaverile per un test su una distanza non troppo lunga ma con caratteristiche tecniche di rilievo. Il tracciato misura 37 km disegnati nella bassa Valle di Susa, per un dislivello di 1.450 metri, attraverso piste tagliafuoco e sentieri in grandi di fare selezione, fra i comuni di Albese e Rubiana. Il medio è di 19 km per un dislivello di 400 metri e sarà aperto anche a Esordienti e Allievi. Siamo sulla montagna più vicina a Torino, recentemente salita alla ribalta delle cronache locali anche per numerosi avvistamenti di UFO…

A una settimana dall’evento erano già oltre 250 gli iscritti e fra loro nomi di spicco del panorama nazionale come gli Elite della neonata GS Aosta capitanata da Giuseppe Lamastra; Diego Rosa, ex pro su strada e soprattutto ex campione italiano Marathon; il campione uscente Adriano Caratide e Daniele Mensi della Leynicese Racing Team.

Appuntamento in Piazza Cays a Caselette, dove si potranno ritirare numeri e pacchi gara sabato dalle 16:00 alle 19:00 e domenica dalle 7:30 alle 9:00. Partenza per tutti alle 10:00, le premiazioni inizieranno alle 14:30. C’è ancora tempo per aderire, al costo di 35 euro fino a venerdì, poi sul posto a 50 euro.

Per informazioni: Boscaro Racing Team, https://www.gfmusine.it/