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Il vecchietto dove lo metto?

Tra i molti cambiamenti intervenuti nella nostra società negli ultimi decenni vi è anche l’aumento della vita media; non è infatti difficile ormai trovare persone che hanno compiuto 90 anni ed oltre, specie nei Comuni di montagna.

All’aumento dell’età, però, non sempre corrisponde una qualità della vita accettabile: patologie degenerative sempre più frequenti, solitudine, problemi deambulatori costringono gli anziani al ricovero presso le strutture dedicate, le “Residenze Sanitarie Assistenziali”.

Se da un lato questi ricoveri mostrano che la società si è organizzata per sistemare gli anziani non autosufficienti, dall’altro denota il forte mutamento nelle abitudini sociali cominciato una ventina di anni fa almeno e tutt’ora in forte espansione.

Pensate soltanto a quanti anziani conosciamo, degenti presso queste strutture perché i figli sono entrambi occupati con il lavoro o impossibilitati ad occuparsi di loro per altre ragioni.

Un primo dubbio da sollevare è il rapporto tra stipendio percepito e costo della degenza in RSA: a fronte di uno stipendio (buono) di 2000 euro al mese, va considerato che un mese in RSA ha un costo che si aggira tra i 2500 ed i 3000 euro + IVA al mese.

Vale dunque la pena lavorare e, per questo motivo, dover spendere circa 1000 euro al mese in più di quanti ne guadagniamo, nella migliore delle ipotesi? Certo, qualcuno sosterrà che in tal modo si crea occupazione perché in una RSA trovano impiego OSS, infermieri, medici, cuochi e cucinieri, tecnici, giardinieri, ecc, ma pensando unicamente all’aspetto occupazionale arriveremo a perdere di vista ogni valore umano, a catalogare le persone in base a quanto contribuiscano all’aumento del PIL e non in base agli affetti o alla relazione di parentela.

Se tornassimo ad occuparci dei nostri ascendenti, come loro si sono occupati di noi quando le parti erano invertite? In una società i più grandi hanno il compito di allevare ed educare i più giovani fin quando questi siano in grado di badare a se stessi; dopo, però, non vanno buttati via perché inutili ma, anzi, aiutati perché non più in grado di essere autonomi, in una sorta di patto sinallagmatico tra le generazioni.

Spesso sembra che le persone vengano paragonate agli oggetti di uso quotidiano: fino a qualche anno fa portavamo a riparare la TV, la radio o l’elettrodomestico guasti, chiamavamo il tecnico per frigo, lavatrice o forno quando si guastavano e il falegname quando i mobili mostravano segni di usura nello scorrimento dei cassetti, le maniglie non chiudevano più correttamente e così via.

Ora, complice la tecnologia che rende obsoleti oggetti di 3 anni, appena qualcosa si guasta valutiamo se sia di una classe energetica superiore, se la garanzia aggiuntiva sia scaduta e 90 volte su 100 decidiamo di buttare via l’oggetto per acquistarne uno nuovo; con quello che abbiamo speso, il risparmio energetico derivante alla nuova classe energetica si manifesterà dopo almeno 4 anni, quando probabilmente cambieremo nuovamente l’elettrodomestico.

Con gli anziani rischiamo di fare la stessa cosa: quando non ci servono più e diventano impegnativi meglio destinarli ad una struttura che li accudisca per noi, anche se non è la scelta economica migliore, pur di non modificare le nostre abitudini, non rinunciare alla nostra libertà, non sacrificarci in nome dell’amore parentale.

Ma è una ruota che gira: quando toccherà a noi preferiremmo avere uno dei nostri congiunti, anche solo qualche ora, a casa ad alternarsi ad una badante o essere scaricati in una struttura dove saremo poco più che numeri e vedere i nostri cari quando si liberano?

Se la ricerca scientifica puntasse davvero sul migliorare la qualità della vita anziché prolungarla soltanto? Se coinvolgessimo gli anziani in tutti i livelli della nostra società, anziché esautorarli quando non sono più attivi, quando diventano un peso? Non dimentichiamo che gli anziani rappresentano la nostra memoria storica e la loro esperienza può aiutarci ad evitare il ripetersi di errori.

Pensiamoci, potrebbe toccare a noi.

Sergio Motta

Merlo: Acea cessione ramo d’azione, debolezza politica pinerolese indebolisce territorio

“Senza mettere affatto in discussione il ruolo e le iniziative intraprese dai vari Sindaci ed
amministratori locali, è indubbio che sul complicato e complesso tema della ‘cessione del ramo
d’azienda’ e del futuro dell’Acea è mancata del tutto una vera e propria regia politica del territorio.
Ognuno, come ovvio e legittimo, aveva ricette diverse sul come affrontare e risolvere un problema
che lasciava pochi margini di azione. Ma la profonda divisione tra gli amministratori locali e i
Sindaci, e quindi dei vari territori che rappresentano, ha certificato la sostanziale impossibilità di
arrivare ad un risultato convincente e capace di incidere sull’esito finale dell’intricata vicenda.
Ora, si tratta di una partita che ha evidenziato due elementi di fondo.
Innanzitutto la mancanza radicale di un coordinamento politico territoriale frutto e conseguenza
dell’ormai assenza dei partiti come strumenti capaci di rappresentare e di farsi carico delle istanze
importanti che emergono dal territorio. E, al contempo, la sostanziale assenza di esponenti
amministrativi che vengono riconosciuti come ‘riferimento’ politico per tutto il territorio.
In secondo luogo, e giunti a questo punto, le uniche due garanzie che non possono essere
sacrificate sull’altare dell’assenza di una qualsivoglia guida politica, sono la certezza che per il
cittadino utente non ci sia alcun danno e che, dall’altro, i singoli Comuni non vengano indeboliti o
mortificati.
Tutto il resto è secondario. Purtroppo, però, non possiamo non registrare che a volte l’assenza di
un riconosciuto e autorevole coordinamento politico del territorio finisce per danneggiare
irreversibilmente la credibilità e la forza di un intero comprensorio. Nello specifico, il territorio
pinerolese”.

Giorgio Merlo, già parlamentare e amministratore locale.

Torino fa ripartire le lancette dei suoi orologi storici

Per decenni hanno accompagnato la vita quotidiana dei torinesi, scandendo con precisione i momenti della giornata. Con l’avvento del digitale e dei dispositivi mobili hanno perso progressivamente centralità, e la scarsa manutenzione li ha resi silenziosi testimoni del tempo che scorre. Ora, nella città che un tempo indicava l’ora esatta a tutta Italia grazie al segnale emesso dall’Istituto Galileo Ferraris, le lancette degli orologi pubblici torneranno a muoversi.

Nell’ambito del progetto EfficienTo – il piano di efficientamento energetico degli edifici comunali sviluppato dalla Città di Torino e dato in concessione a Iren Smart Solutions – è stato infatti avviato un intervento dedicato al controllo, alla riattivazione e alla futura manutenzione dei circa 60 orologi storici pubblici presenti in città, dislocati in diverse vie e piazze sia in centro che in periferia.

Nei giorni scorsi, sulla facciata dell’ex dazio in corso Moncalieri 80 sede di un distaccamento dei Vigili del Fuoco, è stato riposizionato e riattivato il primo orologio che è stato oggetto di un attento intervento di restauro e manutenzione. Nei prossimi mesi saranno messi in funzione progressivamente tutti gli orologi, e questi elementi inconfondibili dell’arredo urbano torinese torneranno a segnare l’ora esatta dopo anni di inattività.

“In un’epoca dominata dal digitale, ci piace l’idea che i torinesi possano tornare a guardare all’insù per consultare l’ora, ritrovando quei punti di riferimento che da decenni caratterizzano facciate, incroci e scorci della nostra città. Le lancette di un orologio in movimento simboleggiano una città viva e in movimento – commenta l’assessore alla Cura della città, Francesco Tresso – e inoltre, con questa iniziativa vogliamo anche rendere omaggio alla storia di una città che è stata all’avanguardia anche in questo campo. Dal 1979, infatti, il segnale di ora esatta trasmesso dalla Rai partiva proprio da Torino, accompagnando per oltre trent’anni la quotidianità di milioni di italiani”.

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Il nuovo housing sociale di via Fiesole

 

Appartamenti e stanze singole per rispondere all’esigenza temporanea e urgente di un’abitazione da parte di famiglie e persone che si trovano in difficoltà perché hanno perso la casa o il lavoro. È il nuovo housing sociale che è stato inaugurato questo pomeriggio in via Fiesole 15/A.

L’immobile, di proprietà comunale e in precedenza utilizzato dai Servizi educativi, è stato oggetto di importanti interventi di ristrutturazione a carico di Intesa Sanpaolo, per uno stanziamento di 2,5 milioni di euro, che hanno restituito una struttura completamente rivista, tanto negli spazi interni quanto in quelli esterni. Per la struttura è inoltre attivo il servizio di accompagnamento realizzato attraverso progetti nell’ambito del piano di inclusione sociale con il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo, impegnata nel costruire sinergie e processi efficaci per migliorare la qualità della vita delle persone più fragili e accompagnarle verso l’autonomia. La Città di Torino ha impegnato 1.245.000 euro di risorse PN Metro Plus cofinanziate da spesa comunale per la gestione della struttura per il periodo 2024-2026, oltre a 210mila euro per l’acquisto di arredi e attrezzature.

A tagliare il nastro sono stati oggi il sindaco Stefano Lo Russo e l’assessore alle Politiche Sociali e Abitative Jacopo Rosatelli insieme al presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro, al presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo Marco Gilli e al presidente della cooperativa Animazione Valdocco Paolo Petrucci.

Per il sindaco Stefano Lo Russo si tratta di “un nuovo tassello attraverso il quale la Città di Torino prosegue nella creazione di un sistema integrato di servizi per rispondere ai bisogni dei cittadini con difficoltà di tipo abitativo, economico e occupazionale. In questo luogo – spiega – persone e famiglie fragili troveranno una risposta concreta per far fronte all’emergenza abitativa e alle diseguaglianze socio-economiche e un approdo da cui ripartire. Quello che inauguriamo oggi è davvero un bell’esempio dei benefici della collaborazione tra pubblico e privato”.

Gian Maria Gros-Pietro, presidente Intesa Sanpaolo, commenta: “La riqualificazione dell’immobile di via Fiesole è un progetto che parla di assistenza alle persone, di emergenza abitativa e di rigenerazione urbana. In Intesa Sanpaolo crediamo molto in iniziative come questa, utili a ridurre le disuguaglianze, dal 2018 uno dei nostri obiettivi strategici. Il progetto porta pieno vantaggio per la cittadinanza perché migliora la situazione di nuclei familiari in difficoltà, recupera un bene in disuso, ha ricadute in termini occupazionali e sarà di beneficio a tutto il quartiere: rappresenta quindi una collaborazione pubblico-privato fattiva e concreta che mette Torino al centro”.

La sinergia tra la Fondazione Compagnia di San Paolo e la Città di Torino è un elemento strategico in un contesto che vede la collaborazione tra enti pubblici e privati – come in questo caso Intesa Sanpaolo – per rispondere, con un approccio integrato e multidimensionale, alle problematiche sociali della comunità, sviluppando modelli e processi di welfare innovativi e sostenibili. In particolare, con interventi come l’Housing di Via Fiesole, tutti contribuiamo al superamento della povertà abitativa: la casa rappresenta una leva fondamentale per ridurre le disuguaglianze e migliorare la qualità di vita delle persone in difficoltà” afferma Marco Gilli, presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo.

L’edificio è stato completamente rimesso a nuovo ed è organizzato su due livelli, con oltre 1500 metri quadrati di superficie e un’area verde di pertinenza. Due sono le tipologie di ospitalità previste che potranno accogliere persone e nuclei in condizione di fragilità: quella di medio lungo periodo, in ambienti dedicati e composti sia da unità abitative autonome per nuclei familiari, che da stanze di tipo alberghiero, per una capienza totale di 69 persone e quella di breve periodo dedicata all’accoglienza in pronto intervento ed emergenziale, sia per singole persone che per nuclei familiari, per una capacità massima di 20 posti e in connessione all’operatività del Servizio di Pronto Intervento Sociale della Città.

Il progetto gestionale della struttura, assicurato invece attraverso le risorse del programma PN Metro Plus, è stato affidato con gara di appalto ad un’associazione temporanea di imprese, costituita dalla Cooperativa Animazione Valdocco Onlus e dalla Cooperativa Sociale P.G. Frassati Scs Onlus. Compiti dell’associazione temporanea, in raccordo con i Servizi sociali invianti, saranno anche quelli di assicurare l’affiancamento nei percorsi personalizzati dedicati agli ospiti e mirati all’inclusione sociale e all’autonomia abitativa, garantire l’attività di mediazione culturale e facilitare l’accesso ai servizi messi a disposizione da Istituzioni e Terzo settore.

Paolo Petrucci, presidente della Cooperativa Animazione Valdocco, aggiunge: “Inauguriamo un servizio, unico nel suo genere, in cui le attività degli operatori professionali delle nostre cooperative hanno l’obiettivo di costruire e intraprendere dei percorsi orientati all’autonomia e al pieno inserimento sociale delle persone ospiti dell’housing. Ancora un esempio in Città di buone pratiche di collaborazione tra pubblica amministrazione e terzo settore”.

Particolare attenzione sarà inoltre riservata all’ospitalità dei minori dei nuclei accolti. Per loro sono previste iniziative e attività specifiche orientate al benessere e all’integrazione, in particolare attraverso opportunità di socializzazione e di inclusione sportiva e ricreativa presenti sul territorio.

L’attenzione al territorio si rinforza inoltre con l’apertura degli spazi interni ed esterni della struttura, con attività e collaborazioni con le associazioni già presenti e con la comunità locale, oltre che col fatto che il progetto prevede che la struttura stessa sia anche un presidio territoriale sempre aperto.

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Riapre la linea Cuneo-Saluzzo-Savigliano

Si è svolto ieri  il viaggio inaugurale del primo treno della linea ferroviaria Cuneo-Saluzzo-Savigliano, che riapre al traffico lunedì dopo 13 anni.

A bordo del convoglio, partito da Cuneo, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi, l’assessore regionale Marco Gallo, i Consiglieri regionali della zona, il presidente della Provincia Luca Robaldo, tutti i sindaci della tratta e moltissimi amministratori del territorio. Alla cerimonia hanno partecipato, inoltre, i vertici di Arenaways, dell’Agenzia della Mobilità Piemontese e la Direzione regionale di RFI.

La riapertura di questo collegamento ha comportato un impegno economico significativo per la Regione Piemonte, che ha destinato 4,5 milioni all’anno per i prossimi 10 anni.

I treni viaggeranno tutti i giorni, con arrivo e partenza delle stazioni di Cuneo e Savigliano, fermeranno nelle stazioni di Busca, Costigliole Saluzzo, Verzuolo, Manta, Saluzzo.

Per consentire la ripresa del traffico viaggiatori, Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS) ha investito undici milioni di euro nella sistemazione dell’armamento e delle opere d’arte (ponticelli, sifoni, sottovia), oltre che del risanamento dei cavi di segnalamento. Sono stati aggiornati i sistemi di telecomunicazioni e circolazione con l’upgrading del Sistema di Controllo Marcia Treno (SCMT). Ulteriori interventi di sistemazione sono stati eseguiti per la pavimentazione dei marciapiedi e la messa in sicurezza delle stazioni intermedie di Busca, Manta, Verzuolo, Costigliole e Saluzzo, dove sono partiti i lavori di restyling. Completate anche le attività di messa in sicurezza dei 48 passaggi a livello lungo la linea, sostituendo le casse di manovra e, laddove necessario, eseguendo modifiche sostanziali all’intero sistema ,nel rispetto della normativa vigente.

L’impegno di RFI proseguirà con un ulteriore investimento di 36 milioni di euro destinati a interventi di manutenzione straordinaria sulla tratta Saluzzo-Bivio Madonna dell’Olmo con il rinnovo dell’armamento, risanamento dei cavi di segnalamento e consolidamento di opere d’arte.

La definizione degli orari è stata studiata attentamente per rispondere alle principali esigenze di mobilità del territorio, garantendo collegamenti efficaci verso le destinazioni con flussi di traffico più significativi, offrendo soluzioni integrate per una mobilità completa e funzionale.

La produzione della linea prevede 142 treni alla settimana nel “periodo di alta” ossia da settembre a giugno, e 50 treni alla settimana nel “periodo di bassa” corrispondente alle vacanze scolastiche estive.

In alta stagione, nei giorni feriali dal lunedì al venerdì sono previsti 24 collegamenti al giorno, di cui 14 lungo tutto il percorso Cuneo-Saluzzo-Savigliano e 10 nella tratta Saluzzo-Savigliano. Il sabato sono previsti 14 collegamenti lungo tutto il percorso Cuneo-Saluzzo-Savigliano e 8 la domenica e festivi.

In bassa stagione, nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì, sono previsti 10 treni al giorno di cui 6 lungo tutto il percorso Cuneo-Saluzzo-Savigliano e 4 nella tratta Saluzzo-Savigliano.

Questa riapertura rappresenta un’importante opportunità per migliorare la mobilità di un vasto territorio. Si stima infatti che il bacino d’utenza potenziale della linea sia di circa 180.000 persone, comprendendo non solo i residenti delle città di Cuneo, Saluzzo e Savigliano, ma anche quelli dei numerosi comuni limitrofi e delle valli circostanti. Il ripristino del servizio ferroviario offre un’alternativa sostenibile ed efficiente per studenti, lavoratori e turisti, contribuendo alla riduzione del traffico su strada e al miglioramento della qualità della vita nel territorio.

“Amava il Chelsea Hotel”, monologo con Marina Bassani

In scena al teatro Baretti, il 12,13 e 14 febbraio, il monologo con Marina Bassani che reciterà l’hallelujah di Leonard Cohen, promosso da Teatro Selig. Verrà presentata la storia del più grande cantante del Novecento.

Leonard Cohen è stato poeta e cantautore. La sua nota canzone, Hallelujah, riassume tutto il suo mondo. È un’esclamazione di gioia, in quanto l’autore, accanto al dolore, pone la gioia. Ogni sua canzone è lo specchio del suo passato, ma nelle sue canzoni è possibile leggere anche il nostro futuro. Il passato di Len, denso di racconti biblici, entra in ogni sua canzone, e la madre Masha, e il nonno Klein, il padre Nathan. La musica è la Bibbia e contemporaneamente la guerra. È la nostalgia e la paura, il futuro è la leggerezza e la liberazione. Accanto al passato, in scena prorompe la passione di Len per le donne, passione che lo spinge lontano da casa alla ricerca di una nuova dimensione. In scena vediamo Marianne Hilen, la musa norvegese che più lo ha ispirato. Come uno sciamano, Len riesce a farci credere che le donne siano angeli e messaggeri. Il mondo di Cohen è pieno di simboli e, come uno sciamano, conduce il suo pubblico da una terra all’altra, facendolo volare dalla Terra al cielo. La sua voce ipnotica fa immaginare la terra e il fuoco. Il passato continua a irrompere nella vita di Cohen, e nel dolore e nella disperazione (la depressione, la morte del padre, Cuba, il Vietnam) cerca una via d’uscita. La sua sete di assoluto diventa sempre più forte. Il dio della sua infanzia diventa una presenza sempre più grande. Quando Len va a incontrare il Maestro Zen Sasaki Roshi si compie la sua trasformazione: lascia un’elegante oasi zen. Qui il cantautore si riconcilia con i suoi fantasmi, supera le sue contraddizioni e, in questo luogo sospeso, anche le sue canzoni si trasformano e diventano un unico ringraziamento, un hallelujah.

Teatro Baretti – via Baretti 4, Torino

Telefono: 011 655187 – info e prenotazioni: selig@teatroselig.itinfo@cineteatrobaretti.it

 

Mara Martellotta

Torino al fianco di Sinner. La finale degli Australian Open in diretta nella cornice deluxe del Teatro Regio

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Jannik Sinner raggiunge la finale degli Australian Open. La Città di Torino, dove il campione ha trionfato alle ultime Nitto ATP Finals, si unisce intorno a Sinner dedicando a questo importantissimo incontro una sede prestigiosa e degna del suo talento, il Teatro Regio. Grazie al supporto di Intesa Sanpaolo e Lavazza, unite dalla passione per il tennis, dalla partecipazione alle Nitto ATP Finals e dallo stesso Sinner, il tempio della lirica si trasforma per un giorno nel luogo clou per celebrare il talento del tennista numero 1 al mondo.

Domenica 26 gennaio alle ore 9.30, il pubblico potrà assistere gratuitamente alla proiezione della partita su megaschermo nella sala del Teatro Regio. Per accedere è necessario ritirare i pass online che saranno resi disponibili a partire da sabato 25 gennaio alle ore 12 sul sito del Teatro Regio all’indirizzo www.teatroregio.torino.it/sinner. Sarà possibile ritirare un massimo di 2 pass a persona e l’ingresso in Teatro sarà possibile dalle ore 9.

Il Sindaco della Città di Torino e Presidente del Teatro Regio Stefano Lo Russo dichiara: «Torino ha stretto un legame speciale con Jannik Sinner, un giovane che incarna perfettamente lo spirito della nostra città, determinato, riservato, ma con una passione forte e una grande cultura del lavoro che lo hanno portato a raggiungere i massimi livelli nel mondo del tennis. Per questo, in attesa della prossima edizione delle Nitto Atp Finals dove speriamo di vederlo nuovamente grande protagonista, abbiamo deciso di organizzare un momento pubblico per dare la possibilità a tifosi e appassionati di seguire una delle sue imprese sportive all’interno di un luogo iconico della nostra città».

Il Sovrintendente del Teatro Regio Mathieu Jouvin saluta con gioia l’iniziativa: «Siamo molto felici di poterci unire idealmente e fattivamente a tutta la cittadinanza di Torino e non solo nel sostenere Jannik Sinner. Non è stato semplice riorganizzare l’attività del Teatro, che nella stessa giornata mette in scena la prova generale dell’Elisir d’amore di Donizetti, e per questo ringrazio tutto il personale per la prontezza e la flessibilità dimostrata nel rendere possibile questa manifestazione. Ci sentiamo il Teatro della città e siamo pronti ad “alzare il sipario” su uno spettacolo così coinvolgente come la finale degli Australian Open 2025».

A lanciare l’idea di un “watch party” sono stati i Carota Boys, che saranno presenti all’evento: «Siamo entusiasti di questa straordinaria iniziativa che per la prima volta riunisce gli appassionati di tennis in un teatro! E il fatto che sia un luogo storico come il Regio di Torino ci rende ancora più orgogliosi. Sarà un’occasione unica per vivere insieme la passione per il tennis, celebrando i valori e le emozioni di un tifo sano e positivo per il nostro idolo! Go Sinner, go! Un grazie alla Città di Torino e al Teatro Regio per la preziosa ospitalità».

TORINO CLICK

L‘Istituto Confucio accoglie l’anno del Serpente con iniziative alla Mole, a palazzo Madama e in via Po

Il 29 gennaio prossimo ricorre il Capodanno cinese che quest’anno è dedicato al Serpente, animale non esattamente simpatico ai nostri occhi, ma che, all’interno dell’oroscopo cinese, simboleggia arguzia, saggezza, spirito critico e intuizione.

L’Istituto Confucio dell’Università di Torino si appresta a celebrare questa festa, che riguarda di fatto tutti i Paesi dell’Asia Orientale e che è stata dichiarata dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’umanità, con una serie di eventi e iniziative anche insieme ad altri organismi ed istituzioni.

Come sempre il Consolato della Repubblica Popolare Cinese di Milano saluterà il nuovo anno rivolgendo i propri auguri dall’alto della Mole Antonelliana, che anche quest’anno si illuminerà la sera della vigilia con il simbolo della felicità, la cui grafica riprenderà le caratteristiche dell’animale dell’anno. Alla realizzazione dell’iniziativa contribuiranno l’istituto Confucio, che ha curato la parte grafica, e l’ANGI, l’Associazione Nuova Generazione Italo Cinese.

L’Istituto Confucio realizzerà un’altra iniziativa, utilizzerà la facciata di un altro edificio aulico in centro città per portare gli auguri alla cittadinanza. Dal 26 gennaio, grazie alla collaborazione con la Fondazione Torino Musei, le colonne che incorniciano gli splendidi finestroni di palazzo Madama verranno utilizzate come fossero i battenti delle porte cinesi tradizionali e la sera su di esse si illuminerà un dittico augurale, proprio come accade in questo periodo su palazzi ed abitazioni in Cina. Il dittico giocherà con i caratteri utilizzati per trascrivere in cinese il nome di Torino, , il cui senso in traduzione suona come “anima da città capitale”. I versi recitano “Il serpente sacro porta con sé gli auguri per il nuovo anno e la città accoglie la nuova primavera con un paesaggio di rinnovato splendore”.

Nel nostro mondo globalizzato, fondere tra loro culture e tradizioni diverse, facendo convivere in armonia tutte le anime di una città, rappresenta probabilmente la sola strada per lo sviluppo e il progresso civili della nostra civiltà urbana – spiega Stefania Stafutti, direttrice di parte italiana dell’Istituto Confucio dell’Università di Torino e docente ordinaria di Lingua e Letteratura Cinese del Dipartimento di Studi Umanistici. “ Questo cammino richiede tempo e conoscenze ed è in questo spirito che l’Istituto Confucio ha pensato di offrire alla cittadinanza un’opportunità di conoscere qualche cosa di più su questa importante ricorrenza, semplicemente passeggiando per via Po, alternando lo shopping a qualche pillola di conoscenza. A partire dal 27 gennaio fino al 2 febbraio, sotto i portici della via verranno disposti dei totem con il codice QR e basterà scansionarlo con il cellulare per saperne di più sulla Festa e i suoi costumi. L’iniziativa è stata resa possibile anche grazie alla collaborazione dell’Associazione Commercianti di via Po.

L’Istituto Confucio sarà presente presso Torino Outlet Village nei giorni 2, 8 e 9 febbraio. Le insegnanti cinesi offriranno saggi di calligrafia e trascriveranno in cinese il nome di tutti coloro che vorranno avvicinarsi all’affascinante mondo dell’arte calligrafica cinese.

Mara Martellotta

 

 

 

 

 

Sospesa licenza bar in borgo San Paolo

La Questura di Torino ha sospeso per 8 giorni, ai sensi dell’art. 100 TULPS, la licenza di un bar di corso Racconigi, con la contestuale chiusura dell’esercizio.

Il provvedimento nasce da ripetuti controlli effettuati nelle scorse settimane dai poliziotti dal Comm.to di P.S. San Paolo, che hanno messo in luce l’abituale e significativa presenza al suo interno di persone pregiudicate e/o pericolose.

In occasione di almeno 5 controlli, infatti, all’interno dell’esercizio commerciale sono stati identificati avventori gravati da precedenti di natura penale e/o di polizia. In un caso un cittadino straniero, gravato da un provvedimento di espulsione e da un ordine di carcerazione, veniva trovato “nascosto” in un ripostiglio posto nel retro del locale.

In un successivo controllo, un cliente veniva denunciato all’A.G. in stato di libertà per ricettazione, l’uomo veniva trovato in possesso di materiale provvisto di dispositivi antitaccheggio.

Durante un controllo effettuato dalla Divisione P.A.S. della Questura di Torino, la titolare dell’esercizio veniva sanzionata amministrativamente per la detenzione di tabacchi lavorati all’estero, per violazioni in materia di igiene e per l’omessa esposizione di schede informative.

In considerazione della significativa e non casuale presenza nell’esercizio di persone arrecanti una reiterata e persistente turbativa all’ordine pubblico, il Questore ha disposto la sospensione della licenza di attività di somministrazione di alimenti e bevande per 8 giorni, a decorrere dal 24 gennaio.   

La sinistra sociale non è mai stata con Prodi

LO SCENARIO POLITICO   di Giorgio Merlo

Nell’arcipelago cattolico del nostro paese, storicamente, c’è una pluralità di voci, di tradizioni, di
sensibilità e anche di culture. Lo spiegava molto bene Rosy Bindi nei giorni scorsi durante la
presentazione del mio ultimo libro “Cattolici al centro”. Diceva l’ex ministro della Sanità che è
sucientemente noto che il cattolicesimo democratico non può essere confuso con il
cattolicesimo sociale e, men che meno, con il cattolicesimo popolare. Una osservazione
quantomai calzante e precisa che giustica anche, ma non solo, l’ormai profondo e radicato
pluralismo politico ed elettorale dei cattolici stessi. Da questa banale ed oggettiva considerazione
si deduce anche l’atteggiamento ridicolo, per non dire grottesco, di chi pensa – come è emerso
qua e là dal convegno di una corrente del Pd che si è svolta a Milano sabato scorso – che i
cattolici impegnati in politica si riconoscono prevalentemente, se non del tutto, nella sinistra. E,
nello specico, in una corrente che si riconosce nel Partito democratico a guida Schlein.
Ma, al di là delle vicende correntizie che riguardano il Pd e la collocazione tattica dei suoi dirigenti
cattolici o sedicenti tali, c’è un elemento quasi storico che merita anche di essere ricordato
all’interno di questo profondo e radicato pluralismo politico e culturale che caratterizza l’area
cattolica italiana. E cioè, l’esperienza della ‘sinistra sociale’ di ispirazione cristiana si è sempre
distinta – e profondamente – rispetto alla sinistra cattolica di matrice prodiana. Cioè di quella
sinistra cattolica tecnocratica, modernizzante e profondamente radicata nei gangli del potere
economico del paese. Una sinistra, quella di marca prodiana, che non ha mai avuto grandi punti
di contatto – anzi, un vero e proprio contrasto – con quella ‘sinistra sociale’ prima all’interno della
Dc nella prima repubblica e poi nelle formazioni politiche che si sono succedute dopo la ne della
Dc. Basti pensare ai contrasti irriducibili tra la ‘sinistra sociale’ di Carlo Donat-Cattin con il gruppo
dell’Arel che vedeva la presenza di gure importanti e signicative come quelle di Prodi, appunto,
di Umberto Agnelli e di molti altri dirigenti politici ed economici dell’epoca o a quella guidata da
Franco Marini nella cosiddetta seconda repubblica. Al riguardo, è appena il caso di ricordare lo
scontro frontale che avvenne nel 1999 quando proprio l’Asinello di Prodi si candidò alle elezioni
europee in aperta competizione con il Ppi guidato da Franco Marini e che decretò, come ovvio e
scontato, l’inizio della crisi dell’esperienza del Ppi. Si trattò di una operazione mirata, al di là delle
chiacchiere e delle conseguenti ipocrisie, a demolire il consenso del Partito Popolare Italiano. Ma,
al di là di questa concreta vicenda elettorale, non si può non ricordare che la lunga e feconda
esperienza della ‘sinistra sociale’ di matrice cattolica si è sempre trovata distinta e distante dalla
sinistra cattolica e progressista riconducibile alle modalità concrete del far politica di Prodi e dei
suoi riferimenti politici, economici e sociali.
Una dierenza, questa, che non è riconducibile, come ovvio e scontato, ai caratteri o alle
incomprensioni personali dei rispettivi leader. C’era, com’è altrettanto ovvio, una diversità
culturale, politica, sociale, programmatica e forse anche di natura etica tra le due esperienze. Che,
del resto, hanno costellato il cammino concreto della vicenda travagliata ma, comunque sia,
entusiasmante dei cattolici nella vita pubblica del nostro paese. Una diversità che, forse, è
presente anche oggi se è vero, com’è vero, che persiste un forte pluralismo politico e culturale, e
quindi anche elettorale, nella galassia cattolica del nostro paese. Perchè il passato, soprattutto
quando parliamo di leader e statisti come Carlo Donat-Cattin e Franco Marini, non può e non
deve essere frettolosamente e qualunquisticamente archiviato o aggirato. E le dierenze che
c’erano ieri semplicemente restano anche oggi. Soprattutto quando si parla di cultura politica, di
scelte e progetti politici e dei rispettivi valori di riferimento.