FOCUS INTERNAZIONALE di Filippo Re
Nove anni dopo gli iraniani ci hanno provato di nuovo ma anche questa volta non hanno avuto la forza di opporsi al regime degli ayatollah che regge il Paese con il pugno di ferro da quasi 40 anni. La contro-rivolta è subito scattata per spegnere i fuochi di paglia di una protesta sociale troppo spontanea e senza guida politica. Decine di migliaia di persone si sono radunate in tutto l’Iran per una massiccia dimostrazione di sostegno al regime dopo giorni di violenti disordini durante i quali 21 persone sono morte e oltre 450 sono state arrestate. La repressione è già in atto ma non potrà spegnere un malessere sempre più diffuso nella popolazione e destinato a
propagarsi. Il potere degli ayatollah non è eterno. Come è stato imprevedibile l’avvio delle manifestazioni è difficile dire adesso cosa potrebbe succedere in futuro. Nel 2009 il movimento di opposizione dell’Onda Verde trascinò nelle strade di Teheran milioni di persone per protestare contro la rielezione truffa di Ahmadinejad ma non si diffuse nelle altre grandi città. Fu una sorta di “golpe” contro i brogli elettorali con la speranza di cambiare e migliorare dall’interno il sistema teocratico iraniano. Finì molto male: nella capitale il movimento venne brutalmente cancellato e i capi di quella rivolta sono ancora oggi agli arresti domiciliari che il presidente riformista Rouhani, rieletto nel maggio 2017, non ha mai revocato nonostante le promesse più volte ribadite in campagna elettorale. La rivolta degli iraniani si è scagliata contro il governo responsabile della crisi economica, del caro vita e della corruzione dilagante e contro la teocrazia degli ayatollah, al potere da troppi decenni. L’intenzione era quella di seppellire la Repubblica islamica e guardare altrove, gli slogan dei ribelli non hanno risparmiato nessuno, né i governanti né i vertici della Repubblica. Tutti, ai loro occhi, sono responsabili di un disagio crescente e contagioso in un Paese privato di qualsiasi libertà. Ma anche questa volta non
cambierà nulla. Le proteste si sono diffuse in lungo e in largo nel Paese ma politicamente sono molto più deboli di quelle di nove anni fa. Nelle piazze iraniane manca un leader della ribellione, manca un coordinamento, non ci sono programmi precisi, c’è invece molta spontaneità nelle proteste, molta voglia di cambiare con il rischio di andare allo sbaraglio. Teheran, con i suoi nove milioni di abitanti, è rimasta relativamente ai margini della rivolta e la Guida Suprema Alì Khamenei ha potuto dormire sonni tranquilli. “I nemici dell’Iran hanno provato a minare il nostro sistema islamico con il denaro, le armi e la politica” ma non ci sono riusciti, avverte minaccioso il leader supremo della dittatura religiosa. Le Guardie della Rivoluzione e le milizie paramilitari Basiji, le forze che dominano l’economia e gli apparati di sicurezza del Paese, accusano alcuni Paesi stranieri di essere dietro le manifestazioni antigovernative accolte invece con soddisfazione da Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita per i quali l’Iran è un rivale da abbattere o quanto meno da indebolire. I servizi segreti israeliani hanno rivelato in questi giorni che negli ultimi cinque anni Teheran ha investito miliardi di dollari in Siria e in Iraq per estendere la propria influenza nella regione. Trump non ha perso tempo e si è schierato subito dalla parte dei manifestanti e in risposta alla repressione messa in atto dal governo iraniano potrebbe decidere nuove sanzioni contro il Paese. Mancano dichiarazioni ufficiali da parte della monarchia
saudita ma il giovane principe Mohammed bin Salman è impegnato in duro braccio di ferro con l’Iran per ridurne l’influenza strategica in Medio Oriente. La polizia ha sparato sulla folla e ci si chiede se finirà come nel 2009 con la feroce repressione degli oppositori. Il regime minaccia di ricorrere alla pena di morte per i reati più gravi compiuti durante gli scontri mentre i famigerati pasdaran, più forti dopo la vittoria militare in Siria, aspettano il via libera della Guida suprema, da cui dipendono, per andare a caccia dei rivoltosi. Gli studenti universitari gridano la loro rabbia, bruciano i ritratti di Rouhani e Khamenei e inneggiano perfino allo scià di Persia. In piazza contro il regime è scesa una nuova generazione composta da giovani e donne nati dopo la rivoluzione khomeinista del ’79, che odiano il sistema e vogliono reagire, chiedono libertà e un lavoro, guardano i loro coetanei in Occidente, preferiscono navigare sulla rete che obbedire alla sharia e coprirsi con il velo. La giovane, laureata e disoccupata, che si toglie il velo bianco e lo sventola davanti alla folla dei manifestanti, sapeva di finire dietro le sbarre ma l’ha fatto lo stesso ed è diventata il simbolo della protesta. Le manifestazioni sono iniziate lo scorso 28 dicembre nella grande città di Mashad, importante centro sciita nel nord-est
dell’Iran, forse scatenate dalla notizia di un aumento improvviso del 50% dei prezzi delle uova e di altri generi alimentari ma gli slogan hanno subito preso di mira tutti i politici, responsabili dell’aumento della disoccupazione e delle enormi spese sostenute per la guerra in Siria e inYemen, compresi Ali Khamenei e il presidente moderato Hassan Rouhani. Ed è forte anche lo sdegno per un’economia che, malgrado l’accordo sul nucleare e la fine delle sanzioni, stenta a decollare. “Morte a Khamenei” e “Morte a Rouhani” sono gli slogan di un movimento senza leader che attacca l’intero sistema. Il movimento dell’Onda Verde che si oppose alla rielezione del presidente conservatore Mahmoud Ahmadinejad, accusato di brogli elettorali, era guidato dai leader riformisti Mousavi e Karroubi, ancora agli arresti domiciliari. I rivoltosi rimproverano al presidente Rouhani di non aver ancora realizzato le sue promesse sui diritti umani e di non aver ottenuto benefici reali per la gente con l’accordo internazionale del 2015 sul nucleare che ha permesso la revoca di sanzioni internazionali contro la
Repubblica Islamica. Per la gente della strada non è cambiato molto, anzi molti iraniani ultraconservatori rimpiangono la presidenza Ahmadinejad di cui ricordano la pioggia di sussidi elargiti alle fasce più povere della popolazione e festeggiano proprio in questi giorni la sua rielezione a presidente nel 2009. Dietro le proteste si può scorgere quindi la mano della fazione più conservatrice schierata contro l’esecutivo di Rouhani. Ma è difficile rimpiangere la politica economica di Ahmadinejad che fu disastrosa per otto anni. I problemi economici restano gravi nel Paese. Un terzo della popolazione vive sotto la soglia di povertà, in cifre circa 30 milioni di persone. La disoccupazione è al 12%, secondo i dati ufficiali, ma in realtà avrebbe superato il 20 per cento, (oltre il 30% per i giovani che sono più della metà degli iraniani), mentre l’inflazione è risalita al 10 per cento. Il futuro politico dell’Iran resta denso di incognite. Tutti i centri di potere del Paese restano saldamente nelle mani dell’anziano leader Ali Khamenei e, in mancanza di un erede, di un vice Khamenei, la transizione verso la nuova Guida Suprema del Paese è ancora tutta da definire.
“La 5^ Maratonina della Felicità – manifestazione podistica basata sulla guida umanitaria scritta da L. Ron Hubbard intitolata La Via della Felicità – si svolgerà come sempre in autunno con partenza dal parco Colletta, ma attendiamo una conferma ufficiale della data richiesta.”
autore di numerosi saggi sull’antropologia del corpo, descrive la pelle come un sottile foglio di tessuto che avvolge il corpo, un organo piuttosto semplice, ma che dal punto di vista sociale e psicologico, diventa invece un organo altamente complesso
“Per risolvere gli inestetismi della parte alta del volto è necessario impiegare la tossina botulinica – spiega il Dott. Spaziante – perché è l’unico trattamento che permette di alleggerire quelle piccole rughe presenti sulla fronte e intorno agli occhi (“zampe di gallina”). Con questo tipo di approccio in una sola seduta si riesce ad ottenere un miglioramento immediato che durerà fino a circa 6 mesi. Stessi effetti duraturi si hanno con l’impiego dei filler a base di acido ialuronico, una molecola del tessuto connettivo che il nostro stesso organismo produce e che è totalmente riassorbibile. “I filler servono a riempire i solchi del volto – spiega il Dott. Spaziante – e a ripristinarne i volumi bilanciandone le proporzioni”. Anche in questo caso basterà un’unica seduta da ripetere ogni sei mesi circa. Altra tecnica che garantisce buoni risultati è la biorivitalizzazione, che leviga le piccole rughe superficiali del volto nell’area delle guance e intorno alla bocca. Il ciclo completo comprende 6 sedute ogni 7-14 giorni, da ripetere ogni 6-12 mesi. Il Dott. Spaziante impiega anche la tecnologia laser, utile per la rimozione di capillari, per le macchie della pelle e per un ringiovanimento generale del volto. In questo caso il numero di sedute varia in base al tipo di inestetismo da trattare.
“PRP”, (Platlet Rich Plasma), una sorta di siero naturale che noi stessi produciamo naturalmente. L’utilizzo del plasma arricchito di piastrine è una tecnica scientifica utilizzata già da molti anni in chirurgia plastica, nella cura, ad esempio, delle ustioni e su quei pazienti con ferite che hanno serie difficoltà di guarigione con tecniche convenzionali. I fattori di crescita racchiusi nelle piastrine sono capaci di stimolare diversi meccanismi cellulari richiamando e attivando le cellule staminali con l’obiettivo di migliorare lo stato della cute e di tutti gli annessi cutanei della zona trattata. I fattori di crescita possono essere iniettati (attraverso microiniezioni) nel volto, per favorirne il ringiovanimento o in caso di acne, o anche a livello dei capelli per contrastarne la caduta. Altro trattamento che spesso viene richiesto al Dott. Spaziante è il peeling, ovvero l’esfoliazione e la rimozione degli strati superficiali della cute del volto attraverso alcuni acidi specifici opportunamente dosati e applicati. Questo tipo di intervento si dimostra molto efficace soprattutto nel miglioramento dell’acne e degli esiti di acne o semplicemente per rendere la cute più compatta e luminosa prevenendo i segni del tempo. “La scelta del trattamento più indicato – conclude il Dott. Spaziante – deve essere sempre concordata con il paziente dopo un’accurata visita per definire insieme un programma personalizzato”. Solo così si potrà arrivare ad una ritrovata freschezza del volto senza un’alterazione delle sue caratteristiche naturali perché comunque “ La pelle con le sue caratteristiche di colore, odore, rugosità, con gli elementi suoi propri, permette di evidenziare una individualità unica ed irripetibile: ogni individuo possiede la sua pelle personale” (Didier Anzieu, psicoanalista francese).
Alcune scuole materne e primarie torinesi sono rimaste chiuse, oggi, dopo le vacanze di Natale, per lo sciopero delle maestre proclamato dall’Anief, associazione nazionale insegnanti e formatori
centro (foto). Oltre alle scuole chiuse, diversi dirigenti scolastici hanno ridotto gli orari in alcune classi e sospeso le lezioni in altre creando disagi alle famiglie. Gli insegnanti, infatti, non sono tenuti a comunicare in anticipo alle segreterie le proprie intenzioni. Anche il personale Ata, bidelli e segretari, hanno aderito allo sciopero lamentandosi dell’aumento di stipendio troppo modesto che avranno nel 2018.
Nove i minori denunciati dai carabinieri per aggressioni, droga, armi e abuso di alcol nel corso dei controlli effettuati negli ultimi mesi presso il centro commerciale Le Gru di Grugliasco
E’ stato ufficializzato in questi giorni dal team del Guinness World Records di Londra il record del mondo della “
DAL FRIULI VENEZIA GIULIA