redazione il torinese

SCUOLA, RUFFINO (FI): REGIONE PIEMONTE NON STIA ALLA FINESTRA


Lancio un appello alla Regione Piemonte e all’assessore all’Istruzione affinché si facciano carico delle legittime richieste espresse dal mondo della scuola durante le manifestazioni avvenute  in tutto il Paese“. A sostenerlo la vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte Daniela Ruffino, che ha partecipato insieme agli insegnanti allo sciopero ed é stata al loro fianco in delegazione sindacale dal Direttore dell’USR Piemonte Fabrizio Manca.


Oggi la scuola vive una situazione pericolosamente sospesa – spiega l’esponente regionale di Forza Italia -. una sorta di limbo, dove solo in Piemonte circa 900 insegnanti hanno un contratto di ruolo subordinato e sono privi di ogni certezza. Questi lavoratori hanno bisogno di una soluzione definitiva in modo da salvaguardare l’anno scolastico e il loro futuro professionale“.


Conclude Ruffino: “Reputo che la Regione abbia la possibilità, pur conoscendo le difficoltà nel legiferare a Camere sciolte, di dare un segnale politico a tutti quegli insegnanti che, essendo in possesso dell’abilitazione, chiedono la conferma del proprio ruolo con riserva dalle Graduatorie ad esaurimento a tempo indeterminato in modo da vedere garantita la continuità didattica. C’è stata una sentenza del Consiglio di Stato che mette in forse tutto il sistema; Paese civile deve intervenire per mettere in sicurezza il diritto alla continuità didatticaLa Regione faccia la sua parte per sensibilizzare il Governo ad intervenire visto che il problema è noto da tempo“.

 

Anacronismi, lentezze e mancanza di autenticità per il rapimento del rampollo Getty

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

Ci può essere la curiosità, di derivazione gossipara, di andare a vedere Tutti i soldi del mondo per rendersi conto di quanto Ridley Scott abbia lavorato (9 giorni di riprese aggiuntive per 17 ore a giornata, non tacendo i dieci milioni di dollari sborsati per coronare l’impresa, già impiegati i trenta precedenti) cancellando e rigirando il ruolo del vecchio Paul Getty che era appartenuto a Kevin Spacey prima che i lampi del mondo hollywoodiano non esplodessero e non si tornasse a essere improvvisamente puritani, scacciando lontano da sé il reprobo macchiatosi per anni di abusi sessuali: sacrosanto dubbio finale, facciamo del cattivone tabula rasa perché con l’aria che tira gli incassi potrebbero andare un po’ storti, non per ansiosità morali. Così, come tutti ormai sanno, la palla è passata a Christopher Plummer che ha calzato come un soffice guanto il ruolo granitico, scolpendo tutta l’avidità (con la a minuscola) grigia di un uomo che si crede la reincarnazione dell’imperatore Adriano e si fa costruire la villa di Malibu ad immagine di quella antica diTivoli, che in albergo si lava calzini e mutande per risparmiare sulla lavanderia e in casa ha fatto installare una cabina telefonica semmai gli ospiti dovessero fare un’interurbana. E rendendo viva e vivifica una interpretazione che è un’ancora di salvataggio per l’intero film. Perché non sono soltanto le traversie della produzione a interessare, ma vivaddio pure quei risultati che colano allo stesso tempo buona professionalità e dabbenaggini, disaccordi temporali e narrativi, ridicolaggini, per non parlare di quel procedere lento e ripetitivo che esclude una guida che ben più fermamente, bisturizzando all’interno della vicenda, della società dell’epoca, dei rifiuti e dei compromessi, delle cilecche delle forze dell’ordine, avrebbe

dovuto reggere il gran materiale di cronache, di ricordi e di testimonianze a disposizione. Perché alla base ci sta la biografia Painfully Rich: the Outrageous Fortunes and Misfortunes of the Heirs of J.Paul Getty di John Pearson, inedita in Italia, cui s’aggiunse nel 2013 Uncommon youth scritto da Charles Fox, ovvero il giornalista statunitense che già all’epoca s’era occupato del caso, avendo di prima mano le parole degli inquirenti e dei famigliari, e raccolse poi dal rampollo della dinastia ad alto sapore petrolifero il racconto autentico e monologante del rapimento, sino al 2011, anno in cui – colui che aveva riempito le pagine dei giornali con la sua faccia, con il suo orecchio mozzato, con l’iniziale sospetto di un teatrino personalmente tirato su alla spicciolata per spillare un bel gruzzolo al nonno – era scomparso, cieco paralizzato e disartrico a seguito di un ictus che lo aveva colpito trent’anni prima.Questa la storia, che avrebbe potuto rivestire una incisiva correttezza cinematografica. Invece. Invece Ridley Scott dice di essersi ritrovato tra le mani una “splendida” sceneggiatura, quella di David Scarpa e di aver dato corpo a un soggetto che da anni avrebbe voluto affrontare. E allora disturbano perché davvero riempitive e non necessarie le scene iniziali nel deserto a spiegare come la ricchezza del Grande Vecchio abbia avuto origine; disturbano anche i particolari, se si pensa che il diciassettenne fu prelevato la sera del 10 luglio del ‘73 in piazza Farnese (sarebbe stato rilasciato il 17 dicembre, sulla Salerno-Reggio Calabria, scoperto tutto solo da un camionista di passaggio) e non di fronte a ruderi romani che fanno tanto affresco della capitale e in mezzo a un crocicchio di puttane dispensatrici di consigli morali, a protezione dell’infanzia; disturba, s’è detto, la lentezza e la ripetitività con cui è trascinata la vicenda, le telefonate tra mamma e rapitore (anche dal cuore tenero), gli incontri senza eccessivi scossoni emotivi dei tanti incontri tra mamma (papà, il II° della serie, è troppo occupato in Marocco a farsi di droga con l’amico Mick Jagger) e vecchio genitore, l’una troppo trattenuta, studiata a tavolino (Michelle Williams), l’altro un incrocio troppe volte tra un racconto natalizio di Dickens e Paperon de’ Paperon di disneyana memoria. Disturbano le scene ad effetto, il taglio dell’orecchio su cui la macchina da presa indugia o il disperdersi nel plumbeo cielo inglese dei fogli di giornale che la mater dolorosa ha mandato in regalo perché la controparte si possa rendere conto dello stato del sangue del suo sangue; sono fuori luogo, da cartolina del sud, i rapitori con aria truce ma anche con tarantella e tamburello neppure in grado di calarsi una calzamaglia sul viso quando accompagnano alla latrina il prigioniero, da debole raccontino come le comparse italiane ingaggiate per l’occasione. Siamo in pieno ridicolo con la scampagnata nel covo delle Brigate Rosse dello svogliato negoziatore Mark Wahlberg, pregasi suonare il campanello per ritrovare foto di Lenin e gagliardetti autoreferenziali, siamo all’imbroglio cinematografico se si pretende di far crepare, immerso tra i propri fantasmi notturni e tra i bagliori horror del camino, Getty I che invece se ne andrà al Creatore due anni dopo, con molte colpe (all’inizio fu la frase “ho 14 nipoti, se comincio a pagare per uno, finirà che me li rapiranno tutti quanti”) e poco ravvedimento: richiedendo indietro al nipote la somma sborsata (si era partiti da 17 milioni di dollari, si arrivò a poco meno di due miliardi di lire) con gli interessi del 4%. Ci si stupisce in ultimo che l’autore di Thelma & Louise, del Gladiatore e di Alien si sia lasciato aggrovigliare in un finale da copione televisivo, con vittime carnefici e soccorritori che si mettono a giocare a guardie e ladri sotto il protettivo suono delle pale degli elicotteri, che più arrivano i nostri! non potrebbe essere. È mancato lo studio di un grande tema come quello dell’Avidità (con la a maiuscola), analizzata con il Denaro che si fa Essere umano e privata di tutto un contorno che continua a saper troppo di facile caricatura, è mancata la profondità del racconto, pubblico e privato. O anche soltanto il buon senso.

Slavina su condominio a Sestriere

Nella serata di ieri una slavina ha colpito una casa di Sestriere, sfondando porte e finestre del condominio Bellenuove. Sono sette le famiglie evacuate dai carabinieri e dai vigili del fuoco, 24 persone, ma nessuno è ferito. Il palazzo ha subito danni seri  al piano terra e al primo piano, ed è stato dichiarato inagibile. La neve è entrata al primo piano e al seminterrato dell’ edificio, riempiendo porte e finestre e interessando locali comuni e appartamenti.

Zero Robotics Competition in finale a Torino

La competizione tra Scuole superiori di tutto il mondo porterà in città 150 studenti di tutta Europa 

GLI STUDENTI SI SFIDANO A COLPI DI PROGRAMMAZIONE

Aula Magna “G.Agnelli”, Politecnico di Torino, Corso Duca degli Abruzzi 24

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Un torneo tra studenti delle scuole superiori di tutto il mondo che si sfidano nella programmazione degli Spheres, piccoli satelliti sferici ospitati all’interno della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La Zero Robotics Competition (http://zerorobotics.mit.edu/), organizzata per l’Europa da Politecnico di Torino, ASI, Università degli studi di Padova, Ufficio scolastico regionale del Piemonte e Rete Robotica a scuola, si concluderà quest’anno proprio al Politecnico, che ospiterà 150 dei ragazzi arrivati in finale, tra i quali anche gli alunni di tre scuole piemontesi. Gli studenti assisteranno in diretta all’ultimo torneo della competizione, che si svolgerà a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e in collegamento con il MIT di Boston e con l’Università di Sidney, dove si troveranno per assistere alla finale gli studenti provenienti da Stati Uniti e Australia. La finale torinese è organizzata da Politecnico di Torino insieme ad AMMA, Camera di commercio di Torino, ITS Mobilità sostenibile Aerospazio Meccatronica, Unione Industriale di Torino, Turismo Torino e provincia.

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11 gennaio 2018, ore 13.15 – Il programma:

12.00
Arrivo degli studenti finalisti al Politecnico e visita all’esposizione dei lavori di gruppi di ricerca e team studenteschi in ambito aerospazio (Sala Consiglio di Facoltà)

13.15
Competizione (Aula Magna)
– Saluti istituzionali

– Presentazione degli astronauti della ISS e della missione

– Torneo finale della Zero Robotics Competition

– Premiazione

Il cinema del reale in Piemonte

Ripartono gli appuntamenti della rassegna gLocal Doc / Il cinema del reale in Piemonte, realizzata da Associazione Piemonte Movie, Museo Nazionale del Cinema e Film Commission Torino Piemonte nell’ambito del Piemonte Cinema NetworkgLocal Doc è una vetrina del documentario e dei documentaristi piemontesi con incontri, presentazioni di progetti e proiezioni con l’obiettivo di valorizzare il ricco panorama del cinema del reale girato e prodotto in regione.

 

Le prossime proiezioni in programma al Cinema Massimo di Torino:

 

– Venerdì 12 gennaio 2018, ore 20.30

I’m in Love With My Car di Michele Mellara e Alessandro Rossi (Italia, 2017, 72’)

Proiezione introdotta dai registi con Paolo Manera, Gaetano Capizzi, Stefano Boni, Enrico Miletto e Donatella Sasso (autori del libro Torino città dell’automobile), Elena Testa e Alessandro Gaido.

Ingresso 6 € (ridotto 4 €)

Usando materiali d’archivio e interviste a scienziati, ingegneri, antropologi e piloti, il film indaga come le automobili hanno cambiato le nostre città, ma anche il modo di vivere e di pensare il mondo: il primo bacio sui sedili dell’utilitaria, i pomeriggi cullati dal ronzio della Formula1, il primo viaggio alla scoperta del mondo, l’esodo estivo, Stanlio e Ollio sulla piccola Ford T, il taxi giallo di De Niro, la spider in bianco e nero di Gassman e Trintignant e le auto nere di 007.

Più di ogni altra invenzione, in 100 anni, le automobili hanno antropologicamente cambiato la natura umana, ma l’uomo che si è modificato per adattarsi all’autovettura, presto dovrà nuovamente mutare: inquinamento, aumento dei costi dei carburanti e danni alla salute stanno accelerando questo processo di trasformazione sociale e sarà un cambiamento di vastissima portata.

I’m in Love With My Car è sviluppato con il contributo del Piemonte Doc Fund di Film Commission Torino Piemonte.

Il documentario sarà in replica lunedì 15 gennaio, ore 18.00, presso la Sala ‘900 del Polo del ‘900.

Materiale stampa completo > https://goo.gl/7MDTnH

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 Domenica 14 gennaio 2018, ore 20.30

Cinematografica Perona di Azzurra Fragale e Mauro Corneglio (IT, 2017, 41’)

ANTEPRIMA ASSOLUTA introdotta dai registi e da Lorenzo Ventavoli. Ingresso 6 € (ridotto 4 €)

I​l film ​delinea una riflessione sul rapporto tra cinema e comunità attraverso la storia della famiglia Perona, che da quattro generazioni gestisce cinema a Cuorgnè e da quasi un secolo è il punto di riferimento per tutti gli appassionati della settimana arte del Canavese. Seguendo Vilma, Gabriella, Chiara e Fernando Perona in un percorso di riscoperta di luoghi e memorie, il film racconta le storie di una famiglia che ha segnato la vita di un’intera comunità, attraverso le tre sale attive a Cuorgnè nel corso del ’900.

Nel Teatro Comunale ottocentesco si schiudono i ricordi dei film muti degli Anni ’20, con gli spettatori che incitano i cowboys durante gli inseguimenti. Al Cinema Perona, nuova sala all’avanguardia inaugurata nel 1949, approdarono i grandi film americani la stagione neorealista e la magia dei cartoni animati. La magia del cinema oggi continua al Margherita, dedicato alla memoria della nonna, che mantiene gli ampi spazi degli Anni ’70.

Cinematografica Perona è prodotto da Collettivo Cromocinque e con il contributo di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT e Archivio Mario L. G. Ceretto.

Dolce Crostata Bargiolina

crostata bargiolina

La mela renetta Grigia di Torriana e’ stata di recente inserita nel paniere dei prodotti tipici della Provincia di Torino tra le “antiche mele piemontesi”

 

La mela renetta Grigia di Torriana e’ stata di recente inserita nel paniere dei prodotti tipici della Provincia di Torino tra le “antiche mele piemontesi”. Coltivata a Barge (Cn) e dintorni questa mela ha come caratteristica la buccia rugginosa (rusnenta), un sapore dolce acidulo, polpa bianca, tenera, particolarmente adatta alla cottura in forno, succulenta su una base di pasta frolla.

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Ingredienti:

 

200gr.di farina 00

120gr.di burro

70gr. di zucchero

2 tuorli

1 pizzico di sale

2 cucchiai di marmellata di albicocche

2 cucchiai di latte

3 grosse mele renette qualita’ Grigia di Torriana

1 chiodo di garofano

½ limone

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Preparare la frolla impastando velocemente la farina con lo zucchero (60gr.), il burro freddo, i due tuorli e il pizzico di sale. Lasciar riposare in frigo almeno 30 minuti. Pelare le mele, tagliarle a cubetti, metterle in una ciotola, irrorarle con il succo di limone, il rimanente zucchero e il chiodo di garofano. Lasciar macerare 30 minuti. Stendere la frolla in una tortiera, bucherellare il fondo, spennellare con la confettura di albicocche, versare le mele a cubetti (togliere il chiodo di garofano) e formare una grata con la frolla rimasta. Spennelare con il latte, infornare a 180 gradi per circa 30 minuti. Lasciar raffreddare e servire, e’ buonissima.

 

Paperita Patty

 

 

Toro, Cairo: “Mazzarri ed io maniaci dei dettagli”

Il presidente granata, Urbano Cairo, ha spiegato a ‘Radio anch’io sport’, la decisione di esonerare Mihajlovic e sostituirlo con Walter Mazzarri. Sul tecnico serbo ha detto: “è un buon allenatore, ha fatto cose importanti, con noi è rimasto un anno e mezzo, per più di  60 partite. Ma già nel ritorno della scorsa stagione le cose sono andate meno bene e in questo campionato non s’è mai visto il Toro che io voglio. Resta la stima per la persona e l’allenatore”. E aggiunge: “volevo portare Mazzarri al Toro già nel 2007, ma era impegnato con la Samp. Ho continuato a seguirlo e quando era libero ne ho approfittato. E’ un uomo totalmente focalizzato sugli obiettivi in partita, già nel suo primo allenamento l’ho visto molto attento ad ogni dettaglio, in modo maniacale, che ritengo una cosa importantissima: anch’ io sono così”.

Arsenale della Pace, il Sermig punta sull’ accoglienza delle donne in difficoltà

di Paolo Pietro Biancone *

 

Si chiama Nuova Accoglienza il primo impegno del 2018 del Sermig –Arsenale per la Pace, Servizio Missionario Giovani, nato a Torino nel 1964 da un’intuizione di Ernesto Olivero, insieme a sua moglie e a un gruppo di amici e che porta soccorso a popolazioni colpite da calamità naturali e ha realizzato oltre 77 missioni di pace in Paesi in guerra quali Libano, Rwanda, Somalia, Iraq, ex Jugoslavia ecc. Sarà Matteo Baronetto, chef stellato del Ristorante Il Cambio, a sostenere il progetto, preparando una cena per 200 invitati presso il Sermig – Arsenale della Pace, mettendo la sua preziosa competenza a servizio della solidarietà. L’intero incasso sarà utilizzato per portare a termine la nuova struttura recettiva per l’accoglienza di donne in difficoltà che bussano alla porta dell’Arsenale della Pace. Al termine della cena – in programma il 9 febbraio prossimo – si terrà un’Asta solidale con maglie di Juventus, Torino, Inter, Milan. L’accoglienza femminile del Sermig, che nel tempo ha realizzato oltre 3mila interventi di sviluppo nei 5 continenti e vive di giorno in giorno grazie al contributo di migliaia di volontari, è stata aperta nell’ottobre del 1998, registrando oltre 13mila passaggi. Di fronte al crescente numero di donne sole immigrate senza casa e in cerca di un lavoro e italiane in situazioni di precarietà economica, nasce l’esigenza di aprire un’accoglienza notturna femminile che offrisse al maggior numero possibile di donne un’accoglienza in un luogo sicuro, in locali puliti, affinché chi si trova senza casa possa consumare almeno un pasto caldo al giorno, la colazione, usufruire della doccia, della lavanderia e di un posto letto per la notte. “Nel tempo – dicono dal Sermig – il confronto con l’aumento di richieste di accoglienza da parte di donne italiane e immigrate con bisogni complessi, quindi più fragili (incinta, malate, dimesse dai reparti psichiatrici, maltrattate, sfruttate, con bambini) e il desiderio di offrire risposte adeguate e flessibili consone ai reali bisogni delle persone ci ha più volte portato a cambiare i criteri e le modalità di accoglienza. La nostra attenzione si è concentrata in modo particolare su tutte quelle situazioni che, per motivi diversi, non rientrano nei percorsi di tutela dei servizi sociali territoriali”. Attualmente il Sermig è, in grado, di offrire quotidianamente ospitalità a 55 donne sole e/o con bambini negli spazi dell’Arsenale e negli alloggi e strutture esterne. A ciò si aggiungono 24 posti per donne sole o con bambini nella struttura sita all’interno dell’Arsenale della Pace di Torino. Spazi insufficienti, che hanno stimolato nuove ambizioni: il progetto è destinare la ristrutturazione dell’ultimo padiglione dell’ex Arsenale militare assegnatoci a locali per l’accoglienza di donne sole e con bambini in situazione di maggior fragilità, prevedendo di poter offrire ospitalità complessivamente a 37 persone.

Più precisamente:

-ospitalità serale- notturna (16-8.00) a 17 donne sole in stanze da 2, 3, 4, 6 persone, ognuna con servizi;

-ospitalità residenziale a 20 donne sole o con bambini in stanze doppie o al massimo triple dotate di servizi.

Per entrambe le accoglienze sono previsti spazi comuni come la lavanderia, la sala mensa e la sala tv, il soggiorno, una sala giochi per i bambini e un angolo cucina. Lo scopo del servizio di accoglienza che viene offerto tra le mura dell’Arsenale della pace è affiancarsi alla persona che sta vivendo un momento particolarmente delicato e difficile proponendo un intervento costruttivo affinché la precarietà non diventi la normalità di vita.

 

 

*Professore ordinario di economia aziendale e coordinatore del corso di dottorato in Business e Management dell’Università di Torino

 

Basterà un “vaffa” a cambiare la politica?

LA VERSIONE DI GIUSI  di Giusi La Ganga

In questi giorni di avvio della campagna elettorale emerge la difficoltà delle forze politiche, per così dire, istituzionali nel contrastare la propaganda del Movimento 5 Stelle.   Ma emerge ancor di più un’impostazione della polemica, che a me pare sbagliata, inefficace e talora controproducente. Il voto ai 5 Stelle non è, almeno per la maggioranza degli elettori, un voto per un programma di governo o per una classe dirigente qualificata. Può darsi lo possa diventare in futuro, ma, al momento, è essenzialmente un “vaffa” espresso con la scheda elettorale. E il “vaffa” deriva da una sensazione di inadeguatezza della politica tradizionale nel fronteggiare i problemi generati dalle trasformazioni del mondo. Questo si manifesta nell’espressione di tesi aberranti sulla rappresentanza diretta, nella prospettazione di miracolistiche soluzioni, nella promozione di un ceto politico ancor più raccogliticcio e dequalificato di quello della seconda repubblica, nello sbandierare una diversa moralità (questa l’abbiamo già vista), e, infine – ma è la cosa più importante – dando voce alla generazione sotto i 35 anni, a cui si offre, con il reddito di cittadinanza e con una generica prospettiva di rottamazione delle classi dirigenti, la speranza di un futuro migliore. E’ una campagna insidiosa, che si fonda su una miscela di verità e di menzogne, che sfrutta il sentimento diffuso di ostilità alla politica, come se anche la loro non fosse politica. Il centrodestra è più attrezzato a reagire e a contrapporsi, perché è portatore di una pluralità di disegni, anzi di sogni, che possono competere sullo stesso terreno.

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Per una forza di governo di centrosinistra è tutto più difficile, soprattutto quando non sfrutti i tuoi punti di forza e accetti lo stesso terreno di gioco dell’avversario. Ma qui il centrosinistra, e soprattutto il PD, scontano errori antichi. Pensiamo allo slogan “onesti contro disonesti”, che affonda le sue radici nella propaganda comunista dell’altro secolo. Per una nemesi della storia oggi è usato contro coloro che lo usarono a piene mani, contribuendo a distruggere partiti e storie politiche. Oggi quasi mi intenerisco quando ascolto persone perbene (e sono quasi tutte) del PD, sorprendersi per l’uso spregiudicato di intercettazioni telefoniche, di inchieste giudiziarie, di vicende amministrative spesso controverse e di difficile interpretazione. “C’è sempre qualcuno più puro di te, che ti epura”, diceva Pietro Nenni. Pensiamo alla campagna antipolitica. Il confronto con i grillini è del tutto impari. Se tu non ti dai una linea, coerente con i tuoi principi, e la difendi con durezza, l’alternativa è inseguire la demagogia, senza raggiungere mai l’avversario, che è imbattibile. E’ stato così con il finanziamento pubblico dei partiti e dei gruppi parlamentari. Le vergognose degenerazioni hanno fatto diventare il finanziamento pubblico una sorta di male assoluto, portandoci alla situazione di oggi, in cui la politica sembra diventare terreno solo per ricchi, per servi di qualche lobby, o per persone dabbene inconsapevoli di essere espressione di interessi governati altrove. Naturalmente sono le degenerazioni che favoriscono questa ondata. L’idea del mandato parlamentare vincolato e imperativo (tipico dei regimi autoritari) viene riproposto come antidoto al trasformismo senza decenza. E non si ha più il coraggio di difendere principi che sono il fondamento della democrazia liberale.

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Non so se siamo ancora in tempo per organizzare una controffensiva adeguata. Per farlo occorrono persone dotate di credibilità e di autorevolezza, che abbiano uno stile diverso da quello sguaiato che ci aggredisce. Io penso che in politica l’offerta condizioni e dia forma alla domanda. Se offriamo versioni bonsai delle ricette populiste altrui, saremo sempre perdenti. La nostra offerta politica deve valorizzare Gentiloni, Padoan, Calenda, Minniti. So che anche a loro vengono rivolte critiche. E’ normale ed accettabile. Ma sono comunque un modello di azione di governo seria, che rispetta compatibilità e non illude nessuno. Ma il problema del come contrapporsi ai 5 Stelle non riguarda solo il PD, ma anche il neonato movimento dei Liberi ed Uguali.   E qui cadono le braccia. Nell’attuale crisi sociale italiana è legittimo e in teoria sarebbe utile un soggetto politico che provi a modernizzare e a rafforzare la rappresentanza del mondo del lavoro, che ha subito non pochi torti nell’ultimo decennio. Ma questo implica un preciso e radicale distinguo rispetto al populismo. La sinistra storica, di origine marxista, ma non solo, nasce, si sviluppa e diventa egemone proprio contrapponendosi ai movimenti demagogici. Pensare che dopo le elezioni politiche LeU possano porre sullo stesso piano il centrosinistra e i 5 Stelle è assolutamente sconcertante. E’ purtroppo l’ennesimo sintomo di uno sbandamento culturale delle classi dirigenti. Si dice che sia l’elettorato a spingere in quella direzione. Ma si dimentica una lezione fondamentale: i partiti nascono per orientare e formare l’opinione pubblica, non per subirla. E si dimentica altresì che se non poni vincoli e barriere che ti distinguano nettamente, ammetti implicitamente l’utilità di un voto populista. E lì andranno gli elettori.

Salone del Libro, avviso di garanzia a Fassino e all’assessore regionale Parigi

All’assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Antonella Parigi, e all’ex sindaco di Torino Piero Fassino è stato notificato un avviso di garanzia dalla procura di Torino, in relazione agli accertamenti sul Salone del Libro di Torino. L’ex primo cittadino scrive in una nota: “Nel pomeriggio di oggi ho ricevuto dalla Procura della Repubblcia di Torino un avviso di garanzia con riferimento alle indagini sul salone internazionale del libro di Torino. Sono assolutamente sereno, avendo sempre operato nell’interesse della Città di Torino”.  L’assessore Parigi “esprime la propria fiducia nell’operato della magistratura, a cui offrirà la massima collaborazione”.  Parigi sarebbe indagata per concorso in turbata libertà del procedimento nella scelta del contraente. L’inchiesta riguarda anche  l’ipotesi di turbativa d’asta, falso ideologico e falso in bilancio sull’affidamento dell’edizione 2015 dell’evento  e la predisposizione del bando di gara per l’edizione dell’anno dopo.