Eccoci al consueto appuntamento mensile con i lettori del gruppo FB Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri. Per voi questo mese abbiamo scelto:
Kahled Hosseini, autore tra i più commentati, con il suo recente Preghiera del mare (SEM) occupa il primo posto sul podio del mese, sebbene non siano tutti pareri positivi; sembra mettere tutti d’accordo, invece, Ilaria Tuti con il suo thriller Fiori sopra l’inferno (Mondadori), molto citato e amato nel gruppo; ultima menzione per un libro che, invece, ha appena iniziato a far discutere: M il figlio del secolo, di Antonio Scurati (Bompiani).
Focus on: New York
Una recente discussione sul gruppo ha riguardato la narrativa ambientata nella Grande Mela: da lì abbiamo selezionato tre titoli recensiti dai nostri utenti, per chi fosse interessato a fare un giro letterario a New York.
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Iniziamo con il classico romanzo di formazione di Betty Smith Un albero cresce a Brooklyb (Neri Pozza), nel quale la città fa da sfondo alla crescita umana e spirituale della giovanissima Francie; rimaniamo nel campo dei classici di formazione con il poetico Chiamalo sonno, di Henry Roth (Garzanti), nel quale la Grande mela è vista con gli occhi del piccolo David, immigrato dall’Austria nei primi anni del secolo XX; chiudiamo la nostra selezione con Uomo invisibile di Ralph W. Ellison (Einaudi), allucinata e drammatica presa di coscienza di un giovane afroamericano che spera di uscire dal ghetto. Ai lettori curiosi, questo mese consigliamo tre storie vere, raccontate in modo molto diverso l’una dall’altra: nella prima, La mia vita con gli animali, di Desmond Morris (Mondadori), l’autore, in un divertente diario, racconta la nascita della sua passione per gli animali; nella seconda Fastnet Forza 10 (Mursia) di John Rousmaniere, troverete l’emozionante ed agghiacciante cronaca di una tempesta abbattutasi su una regata nel 1979; infine la terza La lana della salamandra (Ediesse) di Giampiero Rossi è un saggio che indaga la vicenda dei danni dell’amianto a casale Monferrato. Ricordiamo a tutti i nostri lettori che per partecipare alle nostre discussioni basta iscriversi al nostro gruppo su FB, dal quale potranno anche inviare le recensioni in un tweet che vengono pubblicate sul sito.
Ci rileggiamo il mese prossimo!
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Podio di Ottobre
Preghiera del mare, di K. Hosseini – Fiori sopra l’inferno, di I. Tuti – M il figlio del secolo, di A. Scurati
Focus on: New York
Un albero cresce a Brooklyn, di B. Smith – Chiamalo sonno, di H. Roth – Uomo invisibile, di R. W. Ellison
Consigli per lettori curiosi:
La mia vita con gli animali, di D. Morris – Fastnet Forza 10, di J. Rousmaniere – La lana della salamandra, di G. Rossi.
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Testi : valentina.leoni@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it
Grafica e Impaginazione : claudio.cantini@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it






Era la sera del 30 giugno 1990. Venotto anni fa, a Firenze.
d’ordine indicava meglio di altre il sentimento che univa i popoli della Jugoslavia, sottolineandone lo spirito laico, interetnico e tollerante sulla base del quale era stato rifondato il paese dopo il 1945. Una vicenda emblematica del rapporto perverso tra sport e politica. Proprio per la sua popolarità il calcio è sempre servito al potere come strumento di propaganda, dal fascismo che “usò” i trionfi del 1934 e 1938 ai generali argentini che sfruttarono il Mondiale in casa del 1978, per far dimenticare orrori e violenze della dittatura di Videla. Stessa cosa per l’Isis che decide di colpire lo Stade de France a Saint-Denis, nella banlieue parigina, durante una partita amichevole di calcio fra Francia e Germania, allo scopo di amplificare il suo messaggio di terrore. Ma, come si legge nel libro del caporedattore del settimanale “L’Espresso”, in nessun luogo come nella ex Jugoslavia il legame tra politica e sport è stato così violento e “malato”. Attraverso la vita del protagonista e dei suoi compagni (molti dei quali diventati poi famosi in Italia, da Boban a Mihajlović, da Savićević a Bokšić, da Jozić a Katanec),si scopre il travaglio di quella rappresentativa nazionale e del suo allenatore Ivica Osim, detto “il Professore”, o “l’Orso”. Nelle loro gesta s’intravede, come un immagine riflessa da uno specchio, la disgregazione della Jugoslavia e la volgare spregiudicatezza dei suoi leader politici, che vollero utilizzare lo sport e i suoi protagonisti per costruire il consenso attorno alle idee separatiste. E’ in questa chiave di lettura che il calcio può essere definito come il prologo del conflitto che insanguinò i Balcani occidentali nella prima metà degli anni ’90 del “secolo breve”. Come se su quei rettangoli d’erba verde ci si predisponesse alla prova generale delle future battaglie. Non a caso si attribuisce agli scontri tra i tifosi della Dinamo Zagabria e della Stella Rossa di Belgrado il primato di aver messo in scena, in uno stadio il primo vero episodio del conflitto. Era il 13 maggio del 1990 e, paradossalmente, il nome dello stadio della capitale croata era ( ed è tutt’ora) “Maksimir”, con un evidente sottolineatura della parola “mir”, cioè “pace”. E’ ormai noto come proprio nelle curve degli ultrà siano stati reclutati i
miliziani poi diventati tristemente famosi per la ferocia della pulizia etnica a Vukovar come a Sarajevo, a partire da quel Željko Ražnatović, meglio conosciuto come “Arkan”,leader degli ultrà della Stella Rossa e poi capo sanguinario delle milizie paramilitari serbe delle “Tigri”. Per il loro valore emblematico le vicende narrate ne “L’ultimo rigore di Faruk”, pur risalendo a un quarto di secolo fa, sono ancora terribilmente attuali e il libro le propone con grande intensità e passione. Faruk Hadžibegić oggi ha cinquantanove anni e vive in Francia. Ha conservato il fisico asciutto dell’atleta e fa l’allenatore di calcio (attualmente del Valenciennes, seconda divisione del campionato d’Oltralpe). Quella parata nell’angolino da parte di Goycochea l’ha rivista e pensata mille e mille volte in questi 26 anni. Quando la rimuove, ci sono gli altri a ricordargliela. Come quando torna nei paesi che un tempo formavano la Jugoslavia e al controllo passaporti, porgendo il documento alle guardie di frontiera di cui ben conosce l’idioma ( si possono cambiare i confini, non la lingua) si sente dire “Faruk Hadžibegić..Ah, se lei avesse segnato quel rigore! Forse cambiavano i destini del Paese”. Alle frontiere ci sono i dazi e questo è il suo dazio. Ci è abituato ormai,l’ex capitano dei “Plavi”: “otto volte su dieci, quando incontro ex jugoslavi è così”. La memoria di quel rigore è andata oltre, si è fatta leggenda. Faruk a volte s’interroga su cosa sarebbe successo se avessero sconfitto l’Argentina e poi, magari, giocato la semifinale e la finale. Forse non ci sarebbe stata la guerra, se avessero vinto la coppa del Mondo? Non c’è risposta, ovviamente. Resta solo il rimpianto dell’errore. E Gigi Riva, in chiusura, commenta: “Più passa il tempo più la benevolenza prevale sul rimprovero. L’eroe soccombente è comunque eroe. Ettore non è meno valoroso di Achille, nel suo lato fragile anche più simpatico. Non poteva essere diversamente nella terra dove si celebrano le gloriose sconfitte: la consolazione dei perdenti”.



La zucca regina d’autunno. Colore acceso, polpa carnosa, sapore morbido, dolciastro e delicato; tutto questo e’ la zucca, un alimento povero di calorie che ben si presta alla preparazione di innumerevoli piatti sia dolci che salati. Questa che vi propongo e’ una deliziosa e sostanziosa zuppa che vi coccolera’ nelle fredde sere d’inverno.




