redazione il torinese

Il gioco dell’oca non basta a vincere contro i gialloverdi

Difficile definire i pentastellati. Probabilmente ognuno è quel che è. Non hanno tratti comuni con noi mortali che fino ad oggi ci siamo abituati alla vecchia politica, con i vecchi comportamenti dei vecchi politici. Nella nostra città al ballottaggio c’ è stato un plebiscito per la Chiara Appendino. 5 anni prima Piero Fassino aveva vinto al primo turno superando il 60 % . Diciamolo in altro modo. Sono bastati neanche tre anni e i torinesi hanno conosciuto l’ homo pentastellato per poi ricredersi sulle scelte fatte. Poi conosciuti meglio di Maio Toninelli e Castelli il giudizio negativo si è sedimentato. Esiste ed esisterà lo zoccolo duro, indubbiamente. Ma gli irriducibili si schermiscono: perché non giudicate quello che hanno fatto quelli del PD?  Risposta: già fatto, come hanno confermato i risultati elettorali. Poi mi sembrano come quello che chiede: dove stai andando ? La risposta: porto pesci. Non c’entra evidentemente nulla.
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Anche i leghisti in fondo non se la passano molto bene. Persino un bambino capisce che sulla manovra economica hanno iniziato con  “Spezzeremo le reni all’ Europa” e poi hanno letteralmente calato le braghe. Ed eccolo il solito Berlusca che fa trapelare un sondaggio riservatissimo che vede  il carroccio e  i pentastellati  arretrare di oltre 10 punti. Novità? Mi sembra chiaro che la luna di miele sta finendo, con un matrimonio neppure consumato. Non ci vorrà la Sacra Rota per scioglierlo. Persino il riflessivo Castagnetti sprona il suo amicissimo Salvini nel lasciare perdere. Ovviamente dopo le europee, ma lasciar comunque perdere. Mi ha convinto le affermazioni di un leghista canavesano: “Impossibili le alleanze elettorali con i pentastellati. La nostra base è nettamente contraria”. Tutta ? “Tutta”. Salvini ha poco tempo. Salvini non ne ha. Mai come oggi vale il famoso detto “chi va con lo zoppo impara a zoppicare”. L’alleanza tra Borboni ed Asburgo non esiste più. Non serve continuare a dire di godere di ottima salute quando la febbre alta produce solo delirio.  Persino un bambino se n’è accorto.
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Ed eccoli i guastatori. Sempre in senso politico.  L’ex senatore Stefano Esposito continua nello sparare sul quartier generale di ciò che rimane del suo partito, il  PD. Non è stato di promessa. Mi sono stufato non farò più politica. Ritorno al mio lavoro. Lo sappiamo, è più forte di lui e lo apprezziamo. Questo ritorno del tema della Tav è stato per lui il cacio sui maccheroni. Sulla Tav costruiamo il fronte del Nord. Logicamente i leghisti sono arruolati a pieno titolo. Del resto Molinari è arrabbiato per  lo scippo dei soldi olimpici in quota Piemonte. Arrabbiato verso il governo, non verso il suo Capo Salvini. Aveva detto: vado io a trattare con Bruxelles. Ma anche Mattarella gli ha fatto sapere che erano meglio Conte e Tria. Loro qualcosa di più ne sanno. Ed allora, il Fronte del Nord? Obiettivo: due fronti piemontesi. Fronte del Nord, e pentastellati  con la sinistra sbrindellata insieme. Se mai avvenisse l’esito è scontato a favore del primo. Con Chiampa candidato? La ciliegina sulla torta. Personalmente la vedo dura. Ma oramai tutto é possibile. Non si è fatto nulla ma proprio nulla in questi tre anni a Torino. In questi 10 mesi in Italia. Anzi qualcosa si è fatto. Si è peggiorata la situazione complessiva. Ma qualche movimento di “ribellione” c’è. Solo che mi sembra un movimento circolare. Come il gioco dell’oca si torna alla partenza. E il Pd? Troppo indaffarato nelle beghe interne.
Patrizio Tosetto

A Torino elegante

di Fabio Strinati

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Vallate alpine che si espandono

fino a rispecchiar nell’anima Taurasia,

della sua parte collinare e piana

e spesso soleggiata agli occhi del Po,

una goccia d’acqua che la bagna

di poetica rugiada!

 

Negli inverni asciutti e da contorno,

che vi si rivelano le geometrie

dei quattro fiumi e sul volto acceso di Torino,

il bacio fine della Dora Riparia, scendere,

sulle labbra di una strada

come “ da addolcimento “ una nevicata

lenta che vi si prepara solcando

in viso una nota d’arte del Teatro Regio,

come danzano le Alpi che sullo sfondo

cesellano una cartolina in quota,

una mano d’alba che lievita al giorno

come lattescente il vestito di una sposa.

Un progetto per far rinascere la monorotaia

Italia ’61. In quell’espressione era condensata la volontà da parte di Torino, in occasione dell’Esposizione Internazionale del Lavoro, di richiamare alla memoria collettiva il fasto del capoluogo subalpino quale prima capitale del Regno d’Italia e, successivamente, capitale dell’industria e dell’innovazione

Parteciparono all’evento promosso dal presidente del Comitato Italia ’61, Giuseppe Pella, l’allora sindaco di Torino Amedeo Peyron ed il presidente del Consiglio direttivo, Achille Mario Dogliotti. Molte erano le attrazioni, oggi quasi del tutto dimenticate, che sorsero in prossimità del Palazzo del Lavoro, progettato dal noto ingegnere Pierluigi Nervi, e del Palavela, progettato da Annibale Rigotti, fino a giungere al Museo dell’Automobile, nato come sede congressuale. “Erano inoltre presenti nell’area di Italia ’61 – spiega l’ingegner Valzano, che ha ideato un progetto di recupero di alcune di queste strutture ormai quasi dismesse presenti nella zona – la monorotaia ALWEG, il Circarama della Walt Disney e l’Ovovia di Ugo Carlevaro. Dall’attuale zona della Scuola di Amministrazione Aziendale di Italia ’61 piccole cabine a due posti collegavano quest’area dell’Expo al Parco Europa a Cavoretto. Si trattava di una funivia interamente alimentata da energia elettrica, capace di snodarsi per 871 metri, per un dislivello di 118 metri tra la stazione di partenza e quella di arrivo. Un altro fiore all’occhiello del progetto di Italia ’61 era rappresentato dalla monorotaia, che ne divenne una delle figure simbolo. Si trattava di un mezzo di trasporto dal design futuristico e visionario al tempo stesso, che si estendeva per 1800 metri, correndo su un percorso sopraelevato di calcestruzzo armato che fungeva da sostegno, con alimentazione elettrica per il treno”.

“Il design della monorotaia – precisa l’ingegner Valzano – era metafora e paradigma di una modernità quasi onirica, ma al contempo realizzabile. Rispondeva a gusti e criteri tipici degli anni Sessanta: la scelta cromatica, la snella linea aerodinamica la rendevano simile alla fusoliera di un aereo, tanto da essere definita “aereo-treno”. Due le sue stazioni, una Nord, in prossimità del Museo dell’ Automobile, una Sud, di fronte al Palazzo del Lavoro, in corso Unità d’Italia. Mentre la stazione Nord, dopo anni di triste abbandono, è stata riconvertita in un centro di accoglienza per le famiglie i cui bambini sono ospitati nel vicino ospedale Regina Margherita, la stazione Sud e parte del tracciato della monorotaia continuano ad essere completamente abbandonati. Oggi sono , purtroppo, oggetto di ripetuti atti di vandalismo, ma anche visitati da curiosi e utilizzati dai torinesi che amano praticare jogging ed esercizi ginnici”.

“Abbiamo ideato – spiega l’ingegner Valzano – un progetto di recupero della stazione Sud della monorotaia e dei resti del tracciato dismesso che possa armonizzarsi con la futura destinazione del Palazzo del Lavoro, quale possibile centro commerciale. La monorotaia, di cui sopravvive solo una parte dell’originale struttura, in un simile contesto, potrebbe collegare il Palazzo del Lavoro con il parcheggio antistante il Palavela attraverso un percorso pedonale sopraelevato di grande suggestion. Il nostro progetto si prefigge di mantenere vivo il ricordo e lo spirito incarnato da Italia ‘61 e i valori di progresso di cui si era fatta promotrice questa Esposizione. Nella stazione abbiamo previsto la creazione di uno spazio espositivo multimediale in grado di illustrare la storia , la rilevanza e le ricadute positive di questo evento a cui si aggiungono una caffetteria e ulteriori servizi per il pubblico, al fine di creare una struttura di pubblica fruizione e un possibile futuro accesso al Palazzo del Lavoro.

Mara Martellotta

Dalla sindaca auguri a chi lavora durante le feste

La sindaca Chiara Appendino ringrazia su Facebook chi  lavora nei giorni di festa e augura buon Natale a chi sta attraversando momenti difficili. Un augurio a chi “nei giorni di festa lavorerà al servizio della comunità per garantire la sicurezza e i servizi essenziali che consentiranno a chi potrà godere delle feste di farlo con serenità e tranquillità. Un  abbraccio soprattutto  a chi non ha magari amici, parenti, una famiglia con cui condividere i momenti di festa. A loro  va la nostra solidarietà e vicinanza con un grandissimo abbraccio di buon Natale ma soprattutto di vicinanza e sostegno”. La prima cittadina auspica che il  2019 possa essere un anno  ricco di “speranza, serenità e ottimismo in cui lavorare per la nostra straordinaria comunità”.

 

(foto: il Torinese)

L’isola del libro. Speciale Natale

Panoramica settimanale sui libri

Natale è alle porte e tra i tanti regali perché non infilare anche dei libri? Ecco qualche spunto…

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Donato Carrisi “Il gioco del suggeritore” –Longanesi- Euro 22,00.

 

Il re del thriller italiano Donato Carrisi, torna con un’altra storia mozzafiato “Il gioco del suggeritore”. Fresco di stampa e a distanza di 10 anni dal successo internazionale “Il suggeritore” Rispunta la poliziotta cacciatrice di persone scomparse Mila Vasquez, che ha lasciato il lavoro e con la figlioletta Alice si è rifugiata in una vita più tranquilla sulle rive di un lago. Ma l’incubo ricomincia con questa nuova indagine, a cui non può sottrarsi, perché la riguarda da vicino più di quanto immagini. Questa volta il male viaggia al limite tra mondo reale e quello virtuale, perché oggi l’avvento di Internet ha sparigliato le carte della comunicazione planetaria e spalancato la porta su un terreno di caccia che può rivelarsi pericolosamente insidioso. Dunque uno scenario decisamente contemporaneo che ci riguarda un po’ tutti. Nel thriller compare un killer subliminale che usa la rete per manipolare le emozioni altrui. Di più non vi dico per non togliervi la suspense che la lettura vi garantirà. Però, per chi ancora non avesse letto i suoi libri, vale la pena ricordare che Carrisi -specializzato in criminologia e scienza del comportamento- maneggia con estrema abilità le sue trame e mette a frutto la sua esperienza di sceneggiatore (per cinema e serie tv) scrivendo con ritmo e verve quasi cinematografiche. Non è un caso che abbia debuttato anche come regista e vinto il David di Donatello con il film “La ragazza nella nebbia” tratto dal suo romanzo omonimo (del 2015) interpretato da Tony Servillo, Alessio Boni e Jean Reno.

 

Alberto Angela “Cleopatra. La regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità” -HarperCollins-

Euro 20,00.

Di Alberto Angela siamo tutte un po’ innamorate: pochi sanno raccontare immensamente bene e in modo accattivante storia, scienza, cultura ad ampio spettro come lui e suo padre Piero Angela. Bella riscossa della cultura in TV. L’esempio più recente? Il suo programma di altissimo livello “Meraviglie, la penisola dei tesori”(prime time di oltre 5 milioni e mezzo di telespettatori). E’ il divulgatore per eccellenza: che lo faccia dallo schermo o nei libri…..riesce sempre ad appassionare. (C’è anche chi lo vorrebbe Ministro dei Beni Culturali: sarebbe una gran bella mossa perché finalmente ecco chi ne capisce …).In “Cleopatra” racconta –tra saggio e romanzo- luci ed ombre di una delle sovrane che hanno fatto la storia. Vissuta in un’epoca storica cruciale. Nata tra il 69 e il 70 a C., salita sul trono dei faraoni a soli 18 anni. Morirà poco prima di compierne 40, dopo aver regnato per 21 anni e conquistato nuove terre e ricchezze. Ultima regina d’Egitto, destinato al tramonto sotto il giogo di Roma (nuova potenza del mondo, in via di trasformazione da Repubblica ad Impero).Chi era questa gran donna, alta solo 1 metro e 55, sinuosa, esperta di profumi e veleni, sensualissima? Alberto Angela cerca di capire come questa figura “…minuta e sola, in un mondo dominato dagli uomini, sia riuscita a portare il Regno d’Egitto a una delle sue massime espansioni di tutti i tempi”. E come abbia conquistato alcuni tra gli uomini più potenti di Roma, come Cesare e Marco Antonio. Non è stata solo abilità ammaliatrice da alcova…Cleopatra fu incredibilmente moderna, intelligente, audace, coltissima, forte e indipendente, una stratega eccezionale che sapeva come muoversi sullo scacchiere internazionale. Regina, moglie, amante e madre capace di grandi innamoramenti e sfuriate di gelosia. Alberto Angela (con la cognizione di chi ha puntigliosamente consultato documenti e fonti attendibili) entra nei palazzi del potere e cerca di descrivere anche gli stati d’animo dei protagonisti. Ed ecco un grandioso affresco storico che diventa piacevole racconto; a partire dal 44 a.C sul viale del tramonto della Repubblica romana …fino alla morte di Antonio e Cleopatra (la cui tomba non è mai stata ritrovata).

 

Tara Westover “L’educazione” –Feltrinelli- Euro 18,00

Opera prima della giovane scrittrice americana narra le vicende di una singolare famiglia mormone che vive sulle montagne dell’Idaho, i cui capisaldi sono la religione, l’isolamento, l’autosufficienza e l’attesa della fine del mondo. Il padre, mormone fino al midollo, è rigido al confine della follia; la madre fa quello che può, ma non riesce a smarcarsi dalla sottomissione femminile ancestrale. I figli Tara, Audrey, Luke e Richard non sono stati registrati all’anagrafe, non si sono mai seduti sui banchi di scuola, né hanno mai visto un medico. Niente libri e nessuna cognizione della storia o di tutto il mondo che sta fuori. Il padre esaltato ed opprimente ha instaurato una vita autarchica in cui i figli fin da piccoli vengono arruolati nei mille lavori (anche pesanti) della fattoria. Lui recupera metalli: la madre diventa, suo malgrado, ostetrica della comunità, abilissima nel preparare medicamenti a base di erbe. Un microcosmo lontano 1000 miglia dalla vita a cui noi siamo avvezzi. Inimmaginabile, eppure esiste davvero e la Westover lo racconta benissimo, con una notevole capacità di introspezione. Poi ecco lo spiraglio e la salvezza: Tara scopre l’educazione e con essa gli strumenti per emanciparsi, per svoltare e riannodare i nuovi fili del suo futuro. Un romanzo che parla di legami familiari, atteggiamenti borderline, volontà di cambiamento e la forza per attuarlo.

 

Giorgio Caponetti “Riccardo Gualino” – UTET – Euro 17,00

Soprattutto per i torinesi è affascinante leggere la biografia che racconta vita, imprese, raffinatezza, spregiudicatezza…e tutto quello che ha costellato la vita dell’imprenditore e principesco mecenate Riccardo Gualino e di sua moglie Cesarina. Il libro ripercorre l’incredibile avventura terrena di uno dei più ricchi e visionari uomini italiani del 900. Nato a fine 800 in una ricca famiglia di imprenditori biellesi, si lancia giovanissimo in un’ascesa vertiginosa in cui acquisisce aziende, banche, tantissime altre imprese, fonda la Snia in società con Giovanni Agnelli (che però poi gli farà un bello sgambetto). Nel 1928 la sua fama è alle stelle, tra i 5 uomini più ricchi d’Europa. Perché vede lontano, sogna in grande e anticipa i tempi, si occupa di Radio, cinema, trasporti, commerci vari ….di tutto un po’. Per lo più ha successo; a volte invece cade rovinosamente. Come quando acquista un immenso terreno sulla Nieva per costruire di sana pianta una nuova San Pietroburgo ispirata a Manhattan. Peccato non abbia avvertito le folate della Rivoluzione di Ottobre che gli sequestra tutto. Ma se c’è una cosa in cui Gualino è maestro è saper bypassare le sconfitte. La sua sarà una parabola tra ascesa, caduta e risalita. Ascendente: tra affari di successo, viaggi, amicizie importanti con i massimi personaggi del 900 (tra cui i Kennedy), ricchezza e mecenatismo a dismisura, dall’arte alla danza, al teatro. Poi discendente: con l’arresto nel 1931 “per aver nuociuto all’economia nazionale”, il sequestro di tutti beni, il carcere e il confino a Lipari decretato da Mussolini. La risalita: quando negli anni 50 lo ritroviamo a capo della Lux che produce i film nientemeno che di Visconti, Lattuada…. Tra alti e bassi avrà sempre al fianco la moglie Cesarina. La viziava comprandole tutto quello che voleva, soprattutto quadri -di Cimabue, Tiziano, Giotto….e poi Renoir, Modigliani e via così- creando la famosa e pregiatissima collezione Gualino. A stroncare quest’uomo unico è un ictus, a 85anni, il 6 giugno 1964. Cesarina gli sopravvive per 28 anni. Muore centenaria (a quota102) dopo aver vissuto da gran signora e sperperato abbondantemente nel periodo della vedovanza. Ai nipoti preoccupati rispondeva “Non mi importa quello che ho. Mi basta quello che avuto”.

 

E poi, in ordine sparso ecco i libri più belli dell’anno, da leggere se ancora non l’avete fatto.

 

Joël Dicker “La scomparsa di Stephanie Mailer” – La nave di Teseo – Euro 22,00

In realtà sono appassionanti tutti i suoi libri, a partire da quello che l’ha lanciato nell’Olimpo dei migliori giovani scrittori oggi sulla piazza “La verità sul caso Harry Quebert” (2013). Personalmente ho amato soprattutto “Il libro dei Baltimore” (2016).“La scomparsa di Stephanie Mailer” ruota intorno alle indagini per scoprire chi, nella cittadina di Orphea, nello stato di New York, ha massacrato la famiglia del sindaco, mentre vicino alla casa viene ritrovato anche il cadavere di una ragazza. Ma il mistero è ben più fitto…..

 

Mary Lynn Bracht “Figlie del mare” – Longanesi – Euro 18,60

Romanzo di esordio della scrittrice americana, di origine coreana, che vive a Londra. Nel 2002 ha voluto visitare il villaggio dov’era nata sua madre e scoperto la drammatica storia delle “comfort women”. Le donne che in Corea nel 1943 venivano catturate dai soldati giapponesi, deportate in Manciuria e rinchiuse in bordelli gestiti dall’esercito. Una brutale pagina storica rimossa dalla memoria dell’Occidente, ma che ha distrutto intere vite.

 

 

Pierre Lemaitre “I colori del’incendio” – Mondadori – Euro 20,00

E’ il secondo romanzo della trilogia inaugurata con “Ci rivediamo lassù”che è valso allo scrittore francese il Premio Goncourt nel 2013. In “I colori dell’incendio” il dramma si scatena nel 1927, giorno del funerale del banchiere Marcel Pericourt, che lascia le redini del colossale impero finanziario alla figlia Madeleine. Ma proprio durante le esequie il suo piccolo di 7 anni sembra compiere un gesto inspiegabile che cambierà per sempre le loro vite. Lemaitre con la sua maestria mette a fuoco la difficile lotta contro le avversità e ci racconta un indimenticabile personaggio femminile.

 

Christopher Bollen “Orient” – Bollati Boringhieri – Euro 20,00

Semplicemente splendido questo romanzo scritto dal talentuoso americano 43enne. Un thriller di altissimo livello ambientato negli Hamptons, dove molti artisti newyorkesi hanno comprato case- rifugi per i week end e c’è una certa tensione tra i nuovi arrivati e chi da sempre vive ad Orient. Gli abitanti guardano con sospetto gli stranieri, in modo particolare l’arrivo di un giovane orfano appena uscito dalla dipendenza dalla droga. Da quando c’è lui la tranquillità del paesino viene completamente sconvolta da una serie di omicidi. Ed ecco un magnifico affresco e un’indagine dell’animo umano. Bollen si destreggia abilmente tra segreti, frustrazioni, oscurità della vita interiore, sorrisi, lacrime e aggressività repressa.

 

Jeffrey Archer i primi 2 libri della sua saga dei Clifton. “Solo il tempo lo dirà” e

”I peccati del padre” – HarperCollins

L’autore è un personaggio poliedrico. Scrittore, saggista, drammaturgo, per 25 anni deputato della Camera dei Lord e membro del Parlamento Europeo. Nella sua trilogia (aspettiamo con ansia il 3° volume) narra l’epica storia di Harry Clifton e dei suoi discendenti a partire dal 1920. Tra Inghilterra ed America sullo sfondo della grande Storia ecco il dipanarsi di vite avventurose, privilegiate ma anche difficili, con oscuri segreti, scandali, avventure che emozionano e drammi familiari.

 

Scontro frontale tra auto: muore 37enne

È’ ancora da chiarire la dinamica dell’incidente nel quale ha perso la vita un uomo di 37 anni residente nel Cuneese. Invece un 72enne astigiano è ricoverato all’ospedale di Asti per le ferite riportate quando sulla statale di Costigliole d’Asti, alla guida di una Audi, si è scontrato con la Fiat Panda del 37enne. Sul posto i carabinieri della Compagnia di Canelli.

Controllo del vicinato in missione romana

Il presidente nazionale dell’Associazione Controllo del Vicinato – Acdv, Ferdinando Raffero ha avuto due importanti incontri istituzionali nella Capitale

Giovedì 20 dicembre, con Enzo Musardo, componente del comitato esecutivo di Acdv e Massimiliano De Juliis, referente dell’associazione nel Quadrante Sud di Roma ha incontrato il delegato comunale alla sicurezza Marco Cardilli. L’incontro era stato sollecitato dallo stesso Raffero che aveva scritto al sindaco della Città Eterna, Virginia Raggi, ricevendo poi la convocazione in Campidoglio. Successivamente la delegazione ha incontrato a Montecitorio il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli. In entrambi gli incontri è stata evidenziata l’importanza del controllo del vicinato come strumento di sicurezza partecipata e ne sono stati illustrati il progetto, le finalità e l’attuazione del programma, consegnando in entrambi gli incontri sia lo statuto che una documentazione riguardante Acdv. Il doppio incontro romano fa seguito ad altri appuntamenti avuti da parte del presidente Raffero sul territorio nazionale, tra cui quello di qualche settimana fa in Regione Lombardia.

Massimo Iaretti

 

Ragazzo di 19 anni muore nello schianto in auto il giorno del compleanno

Tragedia nel Cuneese  dove un ragazzo di 19 anni è morto nella notte in un incidente stradale avvenuto a Sanfre’. Era su un’automobile insieme a tre amici coetanei, tra cui due ragazze: stavano andando a festeggiare il suo compleanno. I tre sono rimasti feriti in modo grave. La vettura ha sbandato e  si è schiantata contro un semaforo. Un ferito è all’ospedale Santa Croce di Cuneo, gli altri al Cto.
(Foto archivio/ il Torinese)

La Madamin di Torino

Dopo la grande manifestazione Si Tav di sabato 10 novembre, in Piazza Castello a Torino, sono assurte a notorietà, anche nazionale, le organizzatrici della manifestazione. Con loro, le sette donne, professioniste, è diventato noto ai più il termine torinese, piemontese, madamin. Tanto che l’unico uomo che ha proposto e concorso ad organizzarla, l’ex sottosegretario ai Trasporti del governo Berlusconi, Bartolomeo ” Mino ” Giachino, è stato definito, un po’ per assonanza con il cognome ed un po’ per sminuirne il ruolo, madamino. Coniando così, non esistendo nella lingua piemontese, un neologismo. Ma la vera madamin di Torino è Lei, il Sindaco della città di Torino, Chiara Appendino. Questo non per situazione famigliare, colgo l’occasione per informare chi non conoscesse bene i termini piemontesi ed il loro significato. Si chiamava madamin la ragazza che si sposava ed andava, come succedeva una volta, specialmente in campagna e qualche volta anche in città, a vivere nella famiglia del marito assumendone anche il cognome. La suocera era madama e lei madamin. A Torino, tra l’altro, la madama era il termine con il quale si chiamava ed ancora si chiama la Polizia ed anche, sigh, la Juventus, ma questa è un’altra storia. Tornando alla nostra madamin Appendino in questi due anni e mezzo di consiliatura si è dimostrata proprio una “piccola” signora. Ha dimostrato una modestia, una mancanza di guida, di visione e progettualità imbarazzante e preoccupante. Ha evitato e si è sottratta, non presenziando, a tutte le sedute del Consiglio comunale dove poteva esserci uno scontro, Tav, Trasporti o, incredibile, la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nei giorni della nascita del governo. Il buon giorno si è visto dal mattino con la scelta della “squadra” di assessori. Tranne due o tre il resto dei carneadi che con il passare del tempo non si sono rivelati dei campioni ma quasi tutti incapaci e nel migliore dei casi di una modestia sconvolgente. Fino ad ora una vera e propria “via crucis”. Dopo un anno, giugno 2017, cambia l’assessore all’ambiente Stefania Giannuzzi per manifesta inadeguatezza è la prima e molto probabilmente non sarà l’unica. I ” boatos” pongono in testa a questa particolare classifica l’assessore ai Trasporti Maria Lapietra che ha il triste primato del più grande ingorgo, Piazza Baldissera, mai avvenuto a Torino. E che dire della superficialità con la quale ha scelto i suoi più stretti collaboratori, il potente capo di gabinetto Paolo Giordano, prima coinvolto nella vicenda Ream, poi nella tragedia di Piazza San Carlo, voglio ricordare che vi fu un morto e oltre 1500 feriti, neanche nei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Poi “intercettato” in un’indagine sul bilancio GTT che coinvolge i vertici dell’azienda pubblica dei Trasporti, Giordano non è coinvolto, chiede al Presidente dell’azienda di togliere una multa per mancanza di biglietto ad un suo “amico “e per la quale e per il sommarsi delle vicende precedenti fu costretto, tra il tripudio di molti “grillini”, a dimettersi.

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E che dire della scelta del capo ufficio stampa del Comune? Quel Luca Pasquaretta che si era guadagnato, occupandosi di tutto e di più, il nomignolo di “pitbull”. In due anni, Pasquaretta, realizza l’exploit di finire in due inchieste, quella, sempre lei, della tragedia di Piazza San Carlo, per avere autorizzato senza nessun atto ufficiale l’allestimento, al Parco Dora, di un maxi schermo e la seconda, che gli costa le dimissioni, per una, sembrerebbe finta, consulenza al Salone del Libro. Se per Giordano si era scatenato il tripudio per Pasquaretta siamo alla “ola”. Ed ancora il ritardo sulla seconda linea della metropolitana, il “coprifuoco”, unica grande città italiana, la sera dello scorso fine anno. Si sprecarono gli sfottò sui social, i torinesi a capodanno ad Asti. Chi di social ferisce di social perisce. Per non dimenticare due feste patronali, San Giovanni, la prima praticamente a numero chiuso. Era più facile entrare in un carcere di massima sicurezza che in piazza. La seconda con i ” fuochi” digitali e silenziosi per pochi eletti , alla faccia del popolo tutto. Parte la rivoluzione dei biglietti del tram con due vere “perle” un aumento degli abbonamenti stratosferici ed il biglietto elettronico “BIP” che non funziona tanto da portare ad una precipitosa retromarcia. Su tutte la madre di tutte le promesse, cancelleremo il “sistema Torino”. Risultato? Tutti quelli di prima confermati! Per non parlare di una serie di nomi indicati nelle società pubbliche o partecipate. In qualche caso senza i requisiti negli altri con una costante, modesti. Non possiamo dimenticare poi il gruppo consiliare, del Movimento 5 stelle, che ha la maggioranza assoluta in “Sala Rossa” i cui componenti si distinguono per un’estemporaneità, un’approssimazione ed una debolezza che a pochi paragoni e mai verificatasi prima nel consiglio comunale torinese. Lo specchio di questa situazione, dove brilla per pochezza e mancanza di incisività, è l’opposizione che non ha ancora elaborato il lutto della sconfitta, Ci sono poi i dati di fine anno riportati dall’edizione torinese del Corriere della Sera. Il confronto con la precedente consiliatura, quella guidata dal Sindaco Piero Fassino, è impietoso. L’attuale Consiglio comunale parla poco e decide meno.

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Il segno meno svetta su tutto, sedute, ore impegnate, interventi e presenze in aula e nelle commissioni. L’unico segno positivo lo si trova nelle dichiarazioni dei redditi di Sindaco, Assessori e Consiglieri comunali a Cinque Stelle che hanno visto aumentare il proprio reddito da un +5% ad un +612%. Per alcuni si è rivelato, in anticipo, un vero e proprio reddito di cittadinanza. Fermandomi dall’andare avanti in questo lungo elenco dove senz’altro manca qualcosa, non posso non fare un’ultima considerazione sulla nostra madamin Appendino. Non le basterà, se mai dovesse ripresentarsi, venendo così meno a quanto ha dichiarato e cioè che con questa esperienza termina la sua avventura politica ed amministrativa, continuare a fare una delle poche cose che gli riesce bene e cioè andare per centri d’Incontro per anziani, Feste di Via, Case di Riposo con in testa il Cottolengo quasi che fosse una madamin di carità. Da questo vero e proprio cahier de doleances la nostra madamin Sindaco sarà travolta. La sciagurata e tragica, proiezione della finale di Champions League, con tutte le conseguenze immediate in essere e future, l’accusa di falso in bilancio, vicenda Ream, per un debito non inserito nel bilancio della Città, la manifestazione Si TAV di Piazza Castello che ha creato una vera frattura tra la città ed il suo Sindaco. Se la consiliatura dovesse arrivare alla fine naturale, tra due anni e mezzo, non so ancora cosa riusciranno a combinare. Lavorando poco per fortuna si riducono le possibili negatività, ma concorrono ad aumentare il declino di Torino che, come ho già scritto, è iniziato con il Sindaco Chiamparino, proseguito con Fassino e continua, ancora più speditamente, con madamin Appendino. Nonostante tutto questo, a dimostrazione della rottura profonda che si era creata e che portò al successo di Chiara Appendino e del Movimento 5 Stelle, la maggioranza dei torinesi non rimpiange la precedente amministrazione.

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P.S. A Natale si dice che bisogna essere più buoni ed io mi sono impegnato, in quanto scritto sopra, ad esserlo. Con questa ultima “fatica” chiudo questo 2018 di “Parole Rosse” e ci ritroviamo il prossimo anno. Colgo così l’occasione per fare gli auguri di Buon Natale e di un felice e sereno Anno Nuovo.

Roberto Placido