Il gioco dell’oca non basta a vincere contro i gialloverdi

in POLITICA
Difficile definire i pentastellati. Probabilmente ognuno è quel che è. Non hanno tratti comuni con noi mortali che fino ad oggi ci siamo abituati alla vecchia politica, con i vecchi comportamenti dei vecchi politici. Nella nostra città al ballottaggio c’ è stato un plebiscito per la Chiara Appendino. 5 anni prima Piero Fassino aveva vinto al primo turno superando il 60 % . Diciamolo in altro modo. Sono bastati neanche tre anni e i torinesi hanno conosciuto l’ homo pentastellato per poi ricredersi sulle scelte fatte. Poi conosciuti meglio di Maio Toninelli e Castelli il giudizio negativo si è sedimentato. Esiste ed esisterà lo zoccolo duro, indubbiamente. Ma gli irriducibili si schermiscono: perché non giudicate quello che hanno fatto quelli del PD?  Risposta: già fatto, come hanno confermato i risultati elettorali. Poi mi sembrano come quello che chiede: dove stai andando ? La risposta: porto pesci. Non c’entra evidentemente nulla.
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Anche i leghisti in fondo non se la passano molto bene. Persino un bambino capisce che sulla manovra economica hanno iniziato con  “Spezzeremo le reni all’ Europa” e poi hanno letteralmente calato le braghe. Ed eccolo il solito Berlusca che fa trapelare un sondaggio riservatissimo che vede  il carroccio e  i pentastellati  arretrare di oltre 10 punti. Novità? Mi sembra chiaro che la luna di miele sta finendo, con un matrimonio neppure consumato. Non ci vorrà la Sacra Rota per scioglierlo. Persino il riflessivo Castagnetti sprona il suo amicissimo Salvini nel lasciare perdere. Ovviamente dopo le europee, ma lasciar comunque perdere. Mi ha convinto le affermazioni di un leghista canavesano: “Impossibili le alleanze elettorali con i pentastellati. La nostra base è nettamente contraria”. Tutta ? “Tutta”. Salvini ha poco tempo. Salvini non ne ha. Mai come oggi vale il famoso detto “chi va con lo zoppo impara a zoppicare”. L’alleanza tra Borboni ed Asburgo non esiste più. Non serve continuare a dire di godere di ottima salute quando la febbre alta produce solo delirio.  Persino un bambino se n’è accorto.
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Ed eccoli i guastatori. Sempre in senso politico.  L’ex senatore Stefano Esposito continua nello sparare sul quartier generale di ciò che rimane del suo partito, il  PD. Non è stato di promessa. Mi sono stufato non farò più politica. Ritorno al mio lavoro. Lo sappiamo, è più forte di lui e lo apprezziamo. Questo ritorno del tema della Tav è stato per lui il cacio sui maccheroni. Sulla Tav costruiamo il fronte del Nord. Logicamente i leghisti sono arruolati a pieno titolo. Del resto Molinari è arrabbiato per  lo scippo dei soldi olimpici in quota Piemonte. Arrabbiato verso il governo, non verso il suo Capo Salvini. Aveva detto: vado io a trattare con Bruxelles. Ma anche Mattarella gli ha fatto sapere che erano meglio Conte e Tria. Loro qualcosa di più ne sanno. Ed allora, il Fronte del Nord? Obiettivo: due fronti piemontesi. Fronte del Nord, e pentastellati  con la sinistra sbrindellata insieme. Se mai avvenisse l’esito è scontato a favore del primo. Con Chiampa candidato? La ciliegina sulla torta. Personalmente la vedo dura. Ma oramai tutto é possibile. Non si è fatto nulla ma proprio nulla in questi tre anni a Torino. In questi 10 mesi in Italia. Anzi qualcosa si è fatto. Si è peggiorata la situazione complessiva. Ma qualche movimento di “ribellione” c’è. Solo che mi sembra un movimento circolare. Come il gioco dell’oca si torna alla partenza. E il Pd? Troppo indaffarato nelle beghe interne.
Patrizio Tosetto