
Plauso alle diverse forme di sponsorizzazione dei restauri conservativi anche per il patrimonio artistico-piemontese, fatto di castelli, dimore reali, cattedrali, chiese, palazzi, reperti archeologici romani, medievali, e così via. Il sostegno può partire dagli sponsor aziende, da cordate di cittadini, uniti in associazione, da Fondazioni bancarie e non, da fondi sovrani e da azioni di crowdfunding
di Paolo Pietro Biancone*
Italia è sinonimo di “patria dell’arte”, capitale mondiale della cultura” e “museo diffuso”. Certamente la vastità, l’importanza e la capillarità del patrimonio storico e artistico del nostro Paese sono percepibili “a occhio nudo”, ma non esiste a tutt’oggi un elenco esaustivo ufficiale dei beni culturali, né è stato mai realizzato un lavoro sistematico di ricognizione, inventariazione e di catalogazione. Così come non esiste un programma di valorizzazione che parte dalla conservazione e dal restauro del patrimonio artistico-culturale: questo in primo luogo per scarsità di risorse pubbliche adeguate a finanziare gli investimenti, spesso ingenti.
In tal senso, sono virtuose le esperienze di restauro e intervento conservativo avviate per alcune opere romane: il Colosseo è in fase di recupero, Il cantiere per la ripulitura e messa in sicurezza dell’anfiteatro più famoso del mondo è partito con la sponsorizzazione del gruppo Tods. La Fontana di Trevi è tornata agli antichi splendori grazie alla sponsorizzazione della maison Fendi. Bulgari sta sostenendo il restauro conservativo di Trinità dei Monti.
Tutti esempi di restauro sostenibile, che, oltre a tenere in considerazione gli imprescindibli aspetti architettonici e ambientali, supera le criticità finanziarie.
Plauso, dunque, alle diverse forme di sponsorizzazione dei restauri conservativi anche per il patrimonio artistico-piemontese, fatto di castelli, dimore reali, cattedrali, chiese, palazzi, reperti archeologici romani, medievali, e così via. Il sostegno può partire dagli sponsor aziende, da cordate di cittadini, uniti in associazione, da Fondazioni bancarie e non, da fondi sovrani e da azioni di crowdfunding.
Ciascuno sponsor può organizzarsi secondo logiche di interesse e di ritorno di immagine, in modo tale che il beneficio e la soddisfazione sia di tutte le parti coinvolte. In più, è possibile beneficiare dell’Art bonus, è stato introdotto un credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura e dello spettacolo, quale sostegno del mecenatismo a favore del patrimonio culturale. Chi effettua erogazioni liberali in denaro per il sostegno della cultura, come previsto dalla legge, potrà godere di importanti benefici fiscali sotto forma di credito di
imposta. La legge di stabilità 2016 ha stabilizzato e reso permanente l’Art bonus, agevolazione fiscale al 65% per le erogazioni liberali a sostegno della cultura.
In relazione alla qualifica del soggetto che effettua le erogazioni liberali sono previsti limiti massimi differenziati di spettanza del credito d’imposta.
In particolare:
• per le persone fisiche ed enti che non svolgono attività commerciale (dipendenti, pensionati, professionisti), il credito d’imposta è riconosciuto nel limite del 15% del reddito imponibile;
• per i soggetti titolari di reddito d’impresa (società e ditte individuali) ed enti non commerciali che esercitano anche attività commerciale il credito d’imposta è invece riconosciuto nel limite del 5 per mille dei ricavi annui.
La consapevolezza è che l’operazione di restauro finanziariamente sostenibile è creatrice di valore sotto diversi punti di vista: in primis per il territorio, ma anche per gli amministratori locali che conducono l’investimento e per le aziende e le fondazioni che si fanno coinvolgere nell’operazione. Anche in questo caso, Vince la squadra non i singoli.
* Director of the European Research Center for Islamic Finance
Editor in Chief European Journal of Islamic Finance
Department of Management
University of Turin
(Foto: il Torinese)


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