Mercoledì 8 marzo, dalle ore 20.30, Patzè, locale di Torino in piazza Cavour 2b, propone per la Festa della Donna una serata di teatro e buona cucina.
«Game Lover, imprevisto d’amore» è il titolo dello spettacolo scritto da Calogero Marchese, interpretato da Alessandra Tartaglia eMarco De Martin Modolado, a cura di TeatròMovie: tra una portata e l’altra, un campanello modifica il corso degli eventi, salvando da innumerevoli gaffe un ragazzo e una ragazza durante un corteggiamento. Il menù comprende tartare tiepida di verdure e riso Venere, linguine ai carciofi salsiccia e zafferano, spezzatino di vitello impanato alla milanese zucca verza e patate, meringa al caffè con crema al mascarpone. Costo per cena e spettacolo, 23 euro escluso le bevande.Prenotazioni al 366.4081745. Patzè cook&bar, locale in centro a Torino, è aperto da colazione a cena, con una cucina di qualità in un ambiente rilassante e piacevole. Organizza serate a tema, abbinando spettacoli ed eccellenze gastronomiche, dalla musica al teatro, per offrire alla clientela un’atmosfera coinvolgente. TeatròMovie nasce nel 2003 a Roma per poi trovare la propria sede ideale a Torino, con il direttore artistico e insegnante Calogero Marchese. Organizza corsi di teatro e classi di acting-coach cinematografico, per stimolare gli allievi a «creare la propria arte dentro lo spettacolo».
E’ la trentesima vittoria casalinga consecutiva per la Juve
la Roma all’Olimpico
Tal
con il sindaco Luca Salvai in testa, presso l’impianto Acea Pinerolese Industriale Spa. Qui l’amministratore delegato Francesco Cacioffo ha illustrato alla delegazione capitolina la storia e le principali caratteristiche dell’impianto la cui tecnologia permette il recupero ed il trattamento dei rifiuti organici provenienti dalla raccolta differenziata, ed ha evitato di dover aprire nuove discariche. All’incontro è intervenuto anche il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Federico Valetti.
A Mirafiori sud riaprirà presto la Mensa nel Parco in via Panetti 1 angolo via Artom.
nel 1944 in corso Vinzaglio angolo via Cernaia, nello stesso luogo in cui nel 1945 venne giustiziato il federale fascista di Torino Giuseppe Solaro, il cui cadavere venne gettato nel Po . Pensavamo che Vian meritasse un ricordo bel diverso da quello attuale,ormai reso quasi illeggibile dal tempo,ma non riuscimmo a fare qualcosa di concreto per cambiarlo.Marco Castagneri tentò generosamente di agire ,ma dovette fermarsi,malgrado il suo entusiasmo coriaceo e incorreggibile di vecchio alpino. Don Benevelli parlò con voce ferma e chiara, nel traffico caotico di una Torino che apparve indifferente a quel raduno in cui i fazzoletti azzurri di Mauri e quelli gialli degli amici di don Benevelli furono protagonisti. Il sacrario di Mauri a Bastia di Mondovì era un comune ritrovo:i suoi mille Caduti testimoniavano di un nuovo Risorgimento dell’Italia tra il 1943 e il 1945, di una Resistenza che potremmo definire senz’altro tricolore,animata cioè non da ideologie di parte ,ma da valori autenticamente patriottici. La morte di don Benevelli,come quella a Savona di Lelio Speranza un mese fa, ci ricorda che la Resistenza non fu solo comunista o azionista. Ci furono don Benevelli, Perotti, Montezemolo, Pamparato,Martini Mauri ,comandante delle Divisioni Alpine Autonome e liberatore di Torino e tanti altri,spesso colpevolmente quasi dimenticati.
Nel 2017 ricorrono i 50 anni dalla morte di don Lorenzo Milani,il prete della scuola di Barbiana sul Mugello,autore della famosa “Lettera ad una professoressa” che divenne nel 1968 uno dei manifesti della contestazione.
molti sembravano inutili sotto il profilo pratico. Non avevano letto neppure Concetto Marchesi, latinista e comunista. Alla citazione latina è subentrata quella inglese, anche da parte di chi non sa l’inglese,oltre a non conoscere l’italiano. 
Venaria,ma poi l’esistenza della reggia impose anche ai faziosi di ripensare ad una scelta che negava in modo palese la storia.Benedetto Croce, nel suo viaggio torinese dopo la guerra, aveva scritto a Filippo Burzio lamentando i cambiamenti della toponomastica cittadina volti a cancellare alcuni nomi dei Savoia. Il senso della storia non poteva consentirlo, scrisse il filosofo. Non si capisce perché Villafranca non senta la necessità di riprendere il suo storico nome. Conservo la lettere e le cartoline di Vittorio Prunas Tola, che passava l’estate nell’antica casaforte di Marchierù e che datava sempre le sue missive ,scrivendo Villafranca Sabauda. Non era il vezzo di un vecchio nobiluomo d’antico stampo,e ra la storia.
LETTERE
150 anni di vita italiana in cui ha inserito la storia del giornale. Quindi non si tratta di una storia del giornale vera e propria,come forse sarebbe stato auspicabile.Non ho difficoltà a dar ragione a Jas, di cui resto amico oggi come ieri :dopo decine d’anni anche i direttori di epoca fascista vanno storicizzati. Tra il resto , Curzio Malaparte ed Alfredo Signoretti non erano certo dei direttorini. Malaparte,tra il resto, finì al confino fascista e, dopo la guerra, aderì al partito comunista. La storia è sempre più complessa di quello che si possa pensare.
Lo sappiamo, fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo. Lo so in prima persona. Per questo non voglio giudicare o stigmatizzare nessuno, ognuno è libero di provare a far crescere i figli secondo i propri valori e i propri ideali
cancellare la diversità tra maschi e femmine. Niente di più falso.
Questo non vuol dire costringere le persone a diventare ciò che non vogliono essere o voler negare le diversità tra maschi e femmine. Non c’è in atto nessun attacco alla famiglia tradizionale. Mettere in discussione i ruoli tradizionali del maschio e della femmina che erano ritenuti naturali qualche decennio fa ed estendere uguali diritti a tutte e a tutti non minaccia la libertà di nessuno.
È uno dei vincitori dell’edizione 2015 dell’Europäischer Kulturpreis conferito dalla Pro Europa Stiftung di Dresda,
Dopo i rilievi della Corte dei Conti sui bilanci comunali dell’era Fassino (nel 2015 sarebbero state sovrastimate le entrate del Comune) , l’ex sindaco Pd replica 