E ora che farà il Pd? Soprattutto il Pd torinese ed il sindaco di Torino Lo Russo?
Sia ben chiaro, sino a prova contraria si è innocenti fino al terzo grado. Un avviso di garanzia o un rinvio a giudizio non vogliono dire automaticamente una condanna. Ma indubbiamente la chiusura delle indagini preliminari per Mauro Laus, l’assessore Mimmo Carretta e il Presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo peserà come un macigno sulla politica torinese.
I tre esponenti politici hanno in comune l’iscrizione al Pd, addirittura Carretta è stato segretario provinciale.
La coop Rear è appena uscita da una ispezione straordinaria del Ministero del Lavoro. Una sorta di controllo sulla attività sociale economica della coop. Risultato finale: azzeramento degli organi di vigilanza, nominati nuovi sindaci e rinnovo del cda.
Solo il vecchio presidente confermato.
Praticamente il Ministero ha “elegantemente commissariato” la coop che ha lavori in tutta Italia, anche a Roma. Un conto è l’iter civile ed un conto quello penale.
Praticamente, se ho capito bene, nell’iter di carattere civile c’è stato un rinvio a settembre. Per la procura di Torino una bocciatura. Personalmente credo difficile dimostrare in dibattimento la colpevolezza ma non sono avvocato o magistrato e dunque, su questo punto mi taccio.
Rimane un problema: che rapporto ci deve essere tra chi fa politica, economia, affari? Ovviamente il pezzo da novanta è Mauro Laus.
È stato deputato e senatore e per tre legislature consigliere regionale. Si fece anche una commissione regionale per stabilire se era incompatibile essere consigliere Regionale e Presidente di coop. Secondo la commissione era compatibile e Laus continuò la sua attività sia economica sia politica. Ed ora? Appunto questo è il punto. Personalmente auguro davvero per tutti gli inquisiti una piena assoluzione. Ma ad onor di logica o fai politica o fai altro. Del resto non a caso furono i socialisti nel volere uno stipendio per i Parlamentari o consiglieri comunali etc. Inoltre più incarichi possono talvolta confliggere tra di loro vanificando l’impegno politico e sociale. La questione non è solo politica ma anche di comportamenti politici. Dunque, se volete, una questione di Etica. Ricapitolando: vedremo gli sviluppi della vicenda giudiziaria auspicando che vengano chiarite tutte le posizioni e che vi sia un responsabile atteggiamento della politica prima, durante e dopo.
PATRIZIO TOSETTO
Ieri sera sono stato a cena in un ristorante dell’entroterra ligure che abbiamo escluso dalle nostre mete future, malgrado il fresco e il verde. Durante il desinare, quasi inevitabilmente, abbiamo toccato tra amici lo scandalo che fa traballare Milano e la sua Giunta comunale. Un commensale, noto impresario edile, si è dichiarato quasi subito colpevolista perché il dilagare del cemento a Milano durante il governo di Sala “è stato al di là di ogni norma“. L’imprenditore sembrava un novello Antonio Cederna che sul “Mondo“ di Pannunzio fece grandi battaglie per la tutela del paesaggio urbano. Un impresario convertito? No. Da quanto ho colto, c’era anzi un po’ di invidia non confessata verso i colleghi meneghini che hanno fatto ciò che a lui non sarebbe mai stato concesso. A illuminarmi con una sua intervista sulla situazione milanese è stata Tiziana Parenti, la Pm di Mani Pulite che nel 1992 con coraggio si ribellò al procuratore Borrelli e prese le distanze dal collega Di Pietro in nome di un garantismo liberale che stava per essere travolto da un giacobinismo purificatore, appoggiato anche dalla Lega (che esibiva il cappio in Parlamento) e dal MSI, fino ad allora quasi vergine in quanto non aveva quasi mai toccato palla nella politica italiana almeno nel Nord Italia. Furono anni terribili in cui solo pochi denunciarono la barbarie del” tintinnare di manette“ e del gettar via la chiave del carcere preventivo per estorcere confessioni. Sono pagine da archiviare nella storia peggiore d’Italia, privata di un sistema politico che aveva scritto la Costituzione, impedito il giogo comunista, promosso il benessere con il miracolo economico. Certo aveva anche accumulato errori a partire dal 1968 in poi, senza riuscire ad affrontare il problema della governabilità nel 1953 e della vita democratica dei partiti, pur essendo essi citati nella Costituzione. Come era prevedibile e previde Arturo Carlo Jemolo il finanziamento pubblico dei partiti non fu sostitutivo di quello clandestino che anzi fu incrementato anche perché in primis il PCI che pure sollevò la questione morale, godette dell’oro di Mosca, come documentò un celebre libro dimenticato scritto in base ai documenti ritrovati negli archivi ex sovietici. Nacque una seconda Repubblica che è stata peggiore della prima.
