POLITICA
Leggi l’articolo su L’identità:
La sicurezza sarà uno dei temi principali della campagna elettorale
POLITICA
Leggi l’articolo su L’identità:
La sicurezza sarà uno dei temi principali della campagna elettorale
E’ stata discussa oggi in Consiglio comunale l’interpellanza presentata dalla Capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale Federica Scanderebech per fare chiarezza sull’applicazione delle nuove disposizioni del Codice della Strada riguardanti i monopattini elettrici e sulle differenze nell’attività di controllo tra Torino e Milano.
Dichiara SCANDEREBECH (FI): “Questa interpellanza nasce da una domanda molto semplice: perché a Torino si continua a tollerare una situazione che sta diventando sempre più pericolosa? Mi riferisco in particolare ai monopattini elettrici in sharing, che stanno evidenziando gravi criticità sotto il profilo della sicurezza stradale. Gli incidenti sono in aumento: dalla data di entrata in vigore dell’obbligo di utilizzo del casco sono stati 577 con un totale di 4 deceduti e 552 feriti; dall’entrata in vigore della nuova normativa, si registrano quasi due casi al giorno, con un totale di 52 feriti. Ogni settimana si leggono notizie di persone coinvolte in sinistri, anche gravi, con un conseguente aggravio per i Pronto Soccorso. Pedoni investiti, anziani costretti a scansarsi sui marciapiedi, conducenti senza casco, due persone sullo stesso monopattino, mezzi che circolano contromano o attraversano gli incroci con il rosso: per molti utenti il Codice della strada sembra non esistere. Questa non è mobilità sostenibile. Questa è anarchia.”
Aggiunge SCANDEREBECH(FI): “Il Governo è intervenuto introducendo regole più severe: casco obbligatorio, contrassegno identificativo, assicurazione e sanzioni. Ma le regole servono solo se vengono fatte rispettare. A Milano, appena entrate in vigore le nuove disposizioni, sono partiti i controlli e sono state elevate decine di sanzioni fin dai primi giorni. A Torino, invece, continuiamo a registrare pochissime multe e controlli praticamente inesistenti. Non si può giustificare questa situazione richiamando la carenza di agenti della Polizia Locale: si tratta di una precisa scelta politica dell’Amministrazione di centrosinistra, che ha deciso di privilegiare la prevenzione rispetto alla repressione. Un’impostazione che lo stesso Assessore ha dichiarato in Aula e che, nei fatti, si traduce in un’applicazione troppo debole delle regole.”
Continua SCANDEREBECH (FI): “Il messaggio che passa è devastante: a Torino chi viola le regole può continuare a farlo senza particolari conseguenze. Mentre molti privati si stanno adeguando alle nuove disposizioni, i servizi di monopattini in sharing risultano ancora inadempienti. E allora pongo una domanda politica: quanto ancora dobbiamo aspettare? Quanti altri incidenti dovranno verificarsi prima che questa Amministrazione prenda atto che il sistema attuale non funziona e intervenga con decisione?”
Conclude SCANDEREBECH (FI): “In molte città, anche all’estero, si è arrivati a limitare fortemente o addirittura a sospendere il servizio di monopattini in sharing perché i rischi per la sicurezza erano diventati insostenibili. Credo che anche Torino debba avere il coraggio di aprire questa discussione. Se non si riesce a garantire il rispetto delle regole e la sicurezza di pedoni e automobilisti, bisogna valutare seriamente la sospensione del servizio. La sicurezza deve venire prima di tutto.“
Il Piemonte esce con un bilancio positivo dal Governance Poll 2026, l’indagine pubblicata dal Sole 24 Ore che ogni anno misura il livello di consenso raccolto da sindaci e presidenti di Regione.
Nella graduatoria dedicata ai governatori, Alberto Cirio si conferma tra gli amministratori regionali più apprezzati d’Italia. Il presidente della Regione Piemonte ottiene il 60% del gradimento, risultato che gli vale il quarto posto nazionale, condiviso con il presidente della Calabria Roberto Occhiuto. Davanti a lui si collocano soltanto il presidente della Puglia Antonio Decaro, che guida la classifica con il 66%, il presidente del Veneto Alberto Stefani e il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga.
Per Cirio si tratta di un dato particolarmente significativo anche perché il consenso registrato dall’indagine supera quello ottenuto nelle elezioni regionali del 2024, confermando un apprezzamento che, secondo il sondaggio, è cresciuto durante il secondo mandato.
Anche sul fronte dei sindaci arriva un segnale incoraggiante per Torino. Stefano Lo Russo risale infatti la graduatoria nazionale, attestandosi al 33° posto. Pur restando distante dalle primissime posizioni, il sindaco torinese interrompe la flessione registrata nelle precedenti edizioni del Governance Poll e mette a segno un recupero nel livello di consenso.
La classifica dei primi cittadini vede al comando Sara Funaro, sindaca di Firenze, con il 66% delle preferenze. Alle sue spalle figurano Marco Fioravanti, sindaco di Ascoli Piceno, e Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, che completano il podio dei sindaci più apprezzati dagli italiani.
Il Governance Poll rappresenta uno dei principali indicatori sul gradimento degli amministratori locali. L’indagine, realizzata annualmente da Noto Sondaggi per il Sole 24 Ore, non misura le intenzioni di voto in vista di future elezioni, ma fotografa il giudizio espresso dai cittadini sull’operato di sindaci e presidenti di Regione nel corso del loro mandato.
LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
Forse ha ragione Pina Picierno. Quando si parla, oggi, di riformisti, di europeisti e di centristi – e quindi si respingono al loro destino i populisti, gli estremisti e i massimalisti – non si può non convergere tutti nel medesimo campo. O luogo, o soggetto, o partito o lista elettorale che dir si voglia. Fuorchè, come purtroppo capita concretamente, non ci si rassegni a giocare un ruolo del tutto irrilevante, insignificante ed ininfluente sul versante politico, culturale e, soprattutto, programmatico. Perchè quello che avviene oggi è proprio questo. Ovvero, le forze centriste e riformiste sono e rischiano di essere definitivamente marginali nel contesto complessivo delle due coalizioni maggioritarie. Ora, anche un marziano si rende conto che nel cosiddetto “campo largo” le forze centriste sono del tutto impercettibili e politicamente insignificanti. Fuorchè si voglia sostenere, comicamente e fantasiosamente, che il Pd della Schlein è un partito di centro o di centro sinistra e i vari Maraio, Spadafora, Magi e Onorato rappresentano la nervatura centrista essenziale della coalizione. E visto che Carnevale è ormai passato da un pezzo, nessuno ci crede, come ovvio e persin scontato. Appunto, il Centro da quelle parti è quello che mirabilmente ha descritto in tempi non sospetti l’antico ed efficace stratega delle manovre all’interno Pd e dello stesso “campo largo”, Goffredo Bettini. Ovvero, diceva Bettini, serve una “tenda” – ovviamente pianificata dall’alto come è puntualmente avvenuto – che, com’altrettanto ovvio, non metta affatto in discussione la funzione, il profilo, la natura e il progetto politico dello zoccolo duro dell’alleanza. Che era, e resta, chiaramente di sinistra e progressista. Una sorta, cioè, di nuova ed aggiornata “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria. Sul versante del centro destra l’autorevolezza, il carisma e il peso della Premier Giorgia Meloni sono talmente forti ed invadenti che qualunque altra sensibilità politica e culturale è certamente importante ma drasticamente minoritaria. Insomma, destinata a svolgere un ruolo puramente ancillare se non addirittura fastidioso. Ed è per queste motivazioni, semplici ma essenziali nonché oggettive, che chi oggi vuole concretamente e credibilmente rappresentare nella cittadella politica italiana le ragioni di un Centro riformista, europeista e di governo non può che guardare da un’altra parte. Ben sapendo che tutti coloro che pensano, o vogliono, declinare un’offerta politica centrista, riformista e di governo in contenitori elettorali che negano alla radice quei postulati, lavorano direttamente – o indirettamente – per indebolire se non addirittura per annullare definitivamente quella specificità politica e culturale. Ecco perchè, come sosteneva giustamente Pina Picierno, è partita l’ultima chiamata per tutti i riformisti, gli europeisti e i centristi del nostro paese. La sfida politica è alta e in gioco c’è anche la sopravvivenza di un progetto politico, culturale e programmatico che non può più essere sacrificato sull’altare del ritorno degli “opposti estremismi” che oggi sono anche e soprattutto opposti populismi.
Leggi l’articolo su L’identità:
Basta nominati, l’Italia ha bisogno di eletti non di vassalli
Torino, 3 luglio 2026 – Prosegue anche a Torino la raccolta firme promossa da Carlo Calenda per sostenere una riforma dell’Unione europea che consenta di superare il diritto di veto nelle decisioni strategiche, rafforzare la difesa comune europea e rilanciare la competitività del continente.
Nel corso del banchetto organizzato da Azione Torino, numerosi cittadini si sono fermati per confrontarsi sui temi europei e hanno scelto di sottoscrivere la petizione, partecipando attivamente al dibattito sul futuro dell’Europa.
«Il confronto diretto con le persone è sempre il modo migliore per fare politica – dichiara Sergio Bartoli, Coordinatore di Azione Torino –. Oggi abbiamo riscontrato interesse, partecipazione e la volontà di contribuire a un progetto europeo più forte e più efficace. Un’Europa capace di decidere rapidamente sulle questioni strategiche significa un’Europa più autorevole, più sicura e più competitiva, in grado di affrontare con maggiore efficacia le sfide internazionali.»
Bartoli ha inoltre ringraziato gli iscritti e i volontari di Azione Torino che hanno contribuito all’organizzazione dell’iniziativa e tutti i cittadini che, con la loro presenza e la loro firma, hanno voluto sostenere la proposta.
La raccolta firme proseguirà nei prossimi giorni con nuovi appuntamenti sul territorio, con l’obiettivo di coinvolgere un numero sempre maggiore di cittadini in un percorso di partecipazione e di rafforzamento del progetto europeo.
Leggi l’articolo su L’identità:
Slitta di una settimana l’esame della riforma elettorale in aula alla Camera