LIFESTYLE- Pagina 111

L’”invenzione” del Sax, per creare musica e atmosfere

Accadde oggi

Passando per il centro di Torino verso Piazza Bodoni capita quotidianamente di ascoltare musica proveniente dalle sale studio del Conservatorio Giuseppe Verdi con tanti strumenti differenti che ingentiliscono l’aria creando un clima di bellezza nella bellezza tra palazzi, piazze, antichi portoni, monumenti che fanno del centro di Torino un luogo di storia e di fascino unico.Tra i tanti strumenti musicali che rendono possibile l’espressione dell’armonia, ben 540, interessante è dare uno sguardo alla carta che li contiene tutti e tra gli aerofoni ad ancia semplice incontriamo il sassofono o sax, di cui oggi ricorre la data della sua invenzione avvenuta ben 174 anni fa per opera di un geniale musicista inventore artigiano belga, Adolphe Sax,(1814 – 1894 ) nel suo studio parigino ! Presso il Conservatorio torinese esiste un corso biennale per chi vuole suonare il sax, con attenti studi che lo valorizzano creando professionisti qualificati. Si può ben pensare che l’essere umano e la musica stiano tra loro come il giorno sta alla luce, tanto sono inscindibili e correlati nel tempo e nella storia.

I tanti strumenti musicali, con la loro unicità, per dar forma e colore alle emozioni di note e di armonie, sono la dimostrazione tangibile che l’uomo ha sempre voluto creare nuovi mezzi per esprimere la musica pienamente in tutti i suoi tanti toni e colori ! Così quel 28 Giugno 1846 Monsieur Sax brevettò il nuovo strumento che porta il suo nome e che ebbe grande fortuna in tutta Europa, tanto che venne ampiamente perseguitato e vessato dagli altri costruttori di strumenti musicali. Fu lui ovviamente il primo insegnante della sua creatura presso il Conservatorio Superiore di Parigi mentre in Italia fu il grande Rossini a suggerirne l’acquisto al Conservatorio di Bologna e fu così che il primo sax fece la sua comparsa in Italia. Ma il grandissimo seguito di questo nuovo strumento avvenne in America con il genere jazz e blues ma anche nel pop e rock oltrechè nel genere bandistico, ormai impensabili senza questo strumento lucido e sinuoso, che ricorda il clarinetto ed il flauto, con la sua campana da cui esce il suono, ampia e generosa che ricorda la corolla di un fiore. Quanti musicisti hanno fatto di questo strumento la loro massima espressione ! Uno fra tutti : Charlie Parker ma anche Stan Getz, Benny Carter e tanti altri sublimi sassofonisti, esecutori e amanti di questo strumento espressivo e duttile che nelle loro mani dette il meglio di sè.

Patrizia Foresto

Opera, la cucina che racconta Torino attraverso la meraviglia del gusto

SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO 
A due passi da Piazza San Carlo, in una di quelle vie del centro dove il tempo sembra rallentare per lasciare spazio alla bellezza, si trova “Opera”, un ristorante che non si limita a servire piatti: racconta storie. Varcata la soglia del locale, ci si ritrova in un ambiente intimo, elegante senza ostentazioni, fatto di luci calde, legno chiaro e dettagli curatissimi. C’è una calma gentile che avvolge tutto, dal sorriso discreto del personale alla musica che accompagna senza disturbare. La sala è luminosa di giorno, morbida e raccolta la sera, ideale per un pranzo riflessivo o una cena da ricordare. Lo stile è moderno ma profondamente radicato nel territorio, proprio come la cucina che propone: una ricerca attenta, quasi filologica, degli ingredienti e delle tradizioni piemontesi, interpretate con mano contemporanea e spirito curioso.
Il cuore pulsante di Opera è lo chef Stefano Sforza, che porta avanti una visione personale e coerente della cucina: ogni piatto è il risultato di un equilibrio tra tecnica, materia prima e ispirazione. Qui non si viene solo per mangiare, ma per fare esperienza. Il menu cambia seguendo le stagioni, ma non mancano mai sorprese e riletture creative di grandi classici. Tra le proposte più apprezzate, le animelle glassate con cipollotto e fondo al Marsala, o la reinterpretazione del vitello tonnato che gioca su consistenze e acidità senza tradire l’anima del piatto originario. Il pane, fatto in casa ogni giorno, è servito con burro mantecato e olio extravergine piemontese: un inizio semplice ma già rivelatore. Anche la carta dei vini merita attenzione: una selezione mai banale, con molte etichette del territorio accanto a scelte più internazionali, tutte pensate per accompagnare con precisione il percorso gastronomico.

Un’esperienza che unisce eleganza e calore, senza perdere autenticità
Opera non è un ristorante “di tendenza”, è qualcosa di più duraturo. Ha l’eleganza di chi sa il fatto suo ma non sente il bisogno di ostentarlo. La sensazione è quella di essere ospiti, non clienti. Il servizio è preciso ed umano, con personale attento, preparato e sempre disposto a raccontare un piatto, un ingrediente o un accostamento. Si percepisce un rispetto profondo per il lavoro, la materia e le persone, in cucina come in sala. Anche i dessert meritano un discorso a parte; piccoli capolavori di equilibrio, mai troppo dolci, sempre centrati. Il sorbetto al sedano e mela verde, ad esempio, sorprende per freschezza e pulizia, chiudendo il pasto con leggerezza e finezza. Il ristorante offre anche un menu degustazione che si snoda in sette portate, ognuna pensata come tappa di un racconto coerente, dove nulla è lasciato al caso. Le porzioni sono calibrate, l’impiattamento sobrio ma elegante e ogni piatto arriva al tavolo con il suo tempo, senza fretta.
Nel cuore di Torino, un luogo dove il cibo diventa racconto.
Opera è il luogo ideale per chi cerca qualcosa in più di una buona cena. È una destinazione per torinesi curiosi e per viaggiatori attenti, per chi vuole riscoprire i sapori della tradizione piemontese senza rinunciare all’innovazione, per chi apprezza il dettaglio e la coerenza, per chi crede che mangiare bene sia un atto culturale prima ancora che un piacere. Non ci sono effetti speciali, ma sostanza. Non ci sono forzature, ma autenticità. È un ristorante che ha scelto la via dell’identità e della cura e la percorre con coerenza e passione. In un momento storico in cui la ristorazione tende spesso all’eccesso o alla spettacolarizzazione, Opera rappresenta una forma di resistenza elegante e concreta. E quando si esce, dopo il caffè servito con piccola pasticceria fatta in casa, si ha la sensazione di aver vissuto qualcosa che resta. Qualcosa che non si dimentica. Proprio come le grandi opere.
NOEMI GARIANO

Gran tour tra i siti Unesco in bicicletta

A cura di Piemonteitalia.eu

In Piemonte c’è un ambiente che stupisce. Un “grande parco” che si estende dal Monviso all’Adamello, con al centro il Monte Rosa e il distretto dei laghi, dove elementi naturali, culturali, storico artistici del patrimonio UNESCO disegnano un mondo da scoprire con lentezza, a piedi e in bicicletta su strade bianche, argini di fiumi e canali…

Leggi l’articolo:

https://www.piemonteitalia.eu/it/esperienze/gran-tour-tra-i-siti-unesco-bicicletta

“Castelli in Rosa” ad Arignano

Un fine settimana fra danze storiche, letteratura “romance” e picnic d’epoca al “Castello delle Quattro Torri”

Sabato 28 e domenica 29 giugno

Arignano (Torino)

Sarà il “Castello delle Quattro Torri” di Arignano (l’unico di stile rinascimentale in Piemonte, fatto costruire dalla famiglia dei Conti Costa fra il 1407 ed il 1430), ad ospitare il prossimo weekend, sabato 28 e domenica 29 giugno, l’evento “Castelli in Rosa”, ultimo e certamente fra i più raffinati appuntamenti della Rassegna “Tutti i colori della cultura”, ideata per celebrare i trent’anni del progetto “Castelli Aperti”, organizzato dall’Associazione “Amici di Castelli Aperti”. Particolarmente ricco e “tarato” su quella che può considerarsi la “dimensione più romantica, letteraria e conviviale” del vivere il nostro patrimonio culturale, il programma, pensato per pubblici d’ogni età, mette insieme “performance” in costume, momenti conviviali, incontri letterari e visite guidate fra storia e architettura. Ideale per un viaggio d’altri tempi e remoti linguaggi, nonché per l’offerta di suggestioni indimenticabili, è sicuramente – sotto questo aspetto – la scelta del “Castello” di Arignano con le sue “Quattro Torri”, le sale affrescate e la spettacolare balconata affacciata sul verde.

Sabato 28 giugno si apre, alle 11, con il “Grande Ballo dell’Ottocento” a cura della “Società di Danza Torinese” : una raffinata esibizione tra quadriglie, valzer, mazurke e danze figurate ispirate all’etichetta dell’aristocrazia risorgimentale, su musiche di Verdi e Strauss, eseguite da danzatori in splendidi costumi d’epoca.

A seguire, alle 12,30, il Parco del Castello si animerà con un gustoso “picnic all’aperto” e giochi d’epoca come il “pallmall” e il “gioco degli anelli”, in un’atmosfera tesa a rievocare le abitudini ludiche delle famiglie ottocentesche. I partecipanti potranno rilassarsi sul prato, degustare prodotti locali e lasciarsi coinvolgere da un intrattenimento dal sapore “retrò”. Alle 14,30 sarà possibile scoprire i segreti del “maniero” con una visita guidata” tra architetture, affreschi e scorci panoramici, mentre, alle 15,30, la“letteratura” diventerà protagonista con la scrittrice sondriese di Chiavenna, Silvia Montemurro , che presenterà “Il segreto di villa Carlotta” (Giunti), romanzo d’esordio di una saga ambientata sulle rive del lago di Como, ispirata alle storie vere di cinque principesse che hanno vissuto in celebri dimore storiche. L’incontro, moderato da Petunia Ollister , divulgatrice letteraria e volto noto della “cultura pop”, sarà l’occasione per esplorare il fascino dell’“historical romance”tra storia, mistero e passioni. Alle 17, il secondo “Gran Ballo dell’Ottocento” riporterà il pubblico tra i fasti della danza di società, seguito da una nuova “visita guidata” del Castello alle 18 . La giornata si chiude alle 19.30 con un “aperitivo in balconata” , un momento suggestivo per brindare ammirando il paesaggio collinare che circonda il Castello, immergendosi in un’atmosfera sospesa nel tempo.

Ad aprire la giornata di domenica 29 giugno, un nuovo “picnic” nel Parco (ore 13) con prelibati “cestini gourmet” preparati ad hoc. Nel pomeriggio, due nuove visite guidate” al Castello (14,30 e 17,30) si alterneranno ad incontri con le protagoniste della scena letteraria “romance” italiana contemporanea.

Alle 15,30 sarà ospite Camy Blue (al secolo Silvia Ciompi) , giovane scrittrice italiana, che ha esordito su “Wattpad” prima di arrivare in libreria, facendo appassionare migliaia di lettori e guadagnando l’affetto di una vasta community. L’autrice presenterà il suo ultimo libro “Wild Hearts” (Magazzini Salani), una storia d’amore estiva, in mezzo alla natura del Montana.

Alle 18.30 toccherà a A.J. Foster (pseudonimo di Aurora, 21enne scrittrice marchigiana di Senigallia) , già autrice di bestseller con oltre 150mila copie vendute, che presenta “Unconditionally Mine” , nuovo capitolo della fortunata “saga degli Harrison”, incentrato sulla figura di Asher, il più enigmatico e amato dei fratelli. Un intreccio di promesse, legami e amore assoluto, per una lettura che emoziona e coinvolge.

Gran finale, ancora una volta, con l’“aperitivo in balcone” alle 19.45 : un momento conviviale, intimo e panoramico, per chiudere il fine settimana in bellezza.

Per info dettagliate e aggiornamenti: www.castelliaperti.it

g.m.

Nelle foto: Il “Castello delle Quattro Torri” di Arignano; “Grande Ballo dell’Ottocento”; A.J. Foster

Via Padova 5, l’inizio di tutto in Barriera di Milano tra fuliggine e profumo di biscotti

Sono nato in via Padova 5, alloggio in affitto.

Correva l’ anno 1957. Mia madre raccontava che era talmente piccola che incinta all’ottavo mese non riuscì più a rialzarsi perché incastrata tra il letto e l‘armadio. Stava facendo le pulizie. Non si perse d’animo e piano piano si rialzò. Abituata nel cavarsela da sola. A 10 anni andò a lavorare alla Marus che sarebbe diventata Facis in corso Emilia a due passi da Porta Palazzo.  Orfana. Mio nonno per soli tre mesi non aveva compiuto 40 anni. Non arrivo’ mai al fronte perché morì prima di pleurite. Faceva il decoratore. Raccontatomi da tutti come uomo mite. Vivevano in via Bra ed erano nati in via Cuneo.

Precisamente non  in piena barriera di Milano. Ma tant’è che , almeno in quegli anni  faceva un tutt’uno oltre piazza Crispi ed il Dazio.  Metà case e metà officine meccaniche ed artigianali.  Grandi Motori da un lato e Ceat gomme dall’ altra parte. La Wamar il corso Mortara. Sicuramente il ricordo è anche il misto d’odore tra fuliggine , colate di gomma ed il profumo dolciastro dei biscotti. Il mio primo ricordo in assoluto è all’eta di tre anni. Ci eravamo trasferiti in via Cherubini 64. Avevo un febbrone da cavallo e chiedevo ai miei di comprare il televisore. Lo fecero gli zii paterni. Ero unico erede della famiglia. Scuola materna in via Monterosa e elementari alla Gabelli. Li’ organizzai un esercizio. Proprio così. Facevo la colletta per contrattare tutta la farinata di Giacu che si presentava sempre alle 12, 30. In questo modo anche chi non aveva soldi poteva mangiare. Egualitarismo  ante-litteram. Poi qualcuno fece la spia e cazziatone prima della maestra e poi dei genitori.  Un mese senza televisione. Poi le medie alla Baretti. Tre anni di puro divertimento e di pochissimo studio. Nonostante ciò uscii con ottimo. Erano  ancora i tempi in cui bastava stare attento alle lezioni. In quegli anni il mio incontro con lo sport.

Ginnastica artistica alla Palestra Sempione e pallacanestro all’oratorio Michele Rua. Poi un po’ di atletica, che non guasta mai. Dove  trovassi le risorse è ancora un mistero. Mi sono sempre piaciuti gli inizi.  Debbo confessare : deboluccio sulla lunga distanza.  Del resto non si puo’ avere tutto dalla vita. Sono gli anni in cui la frase più ricorrente era: non abbiamo dubbi sull’intelligenza di suo figlio, ma non si applica.

Destino cinico e baro. Addirittura mia madre mi portò all’Onmi.  Istituita dal fascismo e non abrogata dalla Repubblica. Una specie di consultorio famigliare vecchia maniera. Tecnicamente ragazzino difficile. Test attitudinali con relativa diagnosi: instabile psicomotorio con evoluzione intellettiva di un anno avanti rispetto alla media. In altre parole birichino ma intelligente. Tutto ma proprio tutto in Barriera. Ero decisamente sbordante anche perché decisamente grosso. Alle medie ebbi la prima cotta.  Ricordo ancora il nome: Lucia.  Fatale la festicciola di fine anno. Il classico scantinato con il classico mangia dischi e patatine e popcorn e Coca- Cola.

Non l’avrei più rivista ma quelle ore restano  indelebili nella memoria. Gli ardori sessuali rinviati al Liceo scientifico Albert Einstein.  Via Pacini, ovviamente in Barriera.  Forse tra i primi licei in Barriera e due diverse compagnie di amici.

I  giardini di via Mercadante e il basket dell’oratorio Michele Rua alias Auxilium Basket Monterosa. Devo al gioco della Pallacanestro le prime incursioni fuori Barriera.  Domenica si giocava. Una partita in casa ed una partita fuori casa . Oratorio San Luigi in via Ormea o al Martinetto al fondo di via San Donato. Fino all’altra parte della città, all’Oratorio Giovanni Agnelli,  il tempio del Basket.  Impossibile non ricordare la Crocetta in via Piazzi.  All’Agnelli ci giocai per tre anni. Praticamente tutti i giorni sul tram 10 tra allenamenti e partite.

Anche qui mi vennero d‘aiuto gli zii regalandomi il vespino 5o. Brigavo in giro cercando di rimorchiare.  Faceva la differenza. Poi si bighellonava nelle panchine dei giardini o sulla scalinata della chiesa. Giusto per turar tardi per la cena. Si studiava anche, vi assicuro.  Chi più chi meno. Qualcosa però si studiava. Magari non eravamo secchioni ma sì, qualcosa si studiava. La summa erano i campionati studenteschi. Addirittura andai a Roma per le finali dei giochi della Gioventù. Potremmo dire : dalla Barriera con furore, sfiorando la felicità e la spensieratezza.  Quel profumo di libertà che oggi non sento più. Libertà di conquistare quello a cui si ambiva. Sicuramente non era tutto facile. Ma era tutto possibile. Possibile ciò che era lecito. Piccoli valori e piccole morali che si trasmettevano nei reciproci comportamenti.

Piccole felicità nel fare quel canestro vincendo la partita  e piccole felicità  con quella ragazzina che  al cinema appoggiava la resta sulla tua spalla facendoti sembrare adulto. Tutto questo crescendo, tutto questo in Barriera di Milano.

Patrizio Tosetto

Dog friendly o human friendly?

Vacanze con il cane tra accoglienza, benessere e responsabilità

📅 Giovedì 26 giugno, dalle 18:00 alle 19:00
Nuovo appuntamento (e ultimo del palinsesto 2024-2025) con Parla con Me®, il format ideato e condotto da Simona Riccio, dedicato alla comunicazione strategica e ai temi trasversali del food, del turismo e del benessere.

Questa puntata sarà un vero e proprio vademecum per chi viaggia con un cane, ma anche un momento di confronto per strutture ricettive, professionisti del turismo e operatori del settore pet che vogliono comprendere (e migliorare) cosa significa essere davvero pet friendly oggi.

🎤 Ospiti della puntata:

Adriano De Sanctis – Consulente e formatore per l’eccellenza nella Dog Hospitality
Rocco Voto – Editore di Dogsportal.it | Consulente e formatore in marketing cinofilo

🔎 Di cosa parleremo?

• Come riconoscere una vera struttura pet friendly (e non solo “pet tolerant”)
• Dog hospitality: dalla comunicazione ai servizi reali
• Aerei, treni, auto: viaggiare sereni con il proprio cane
• Pet food e benessere animale (parte 2): tendenze, etica, sostenibilità
• Marketing cinofilo e strategia digitale per strutture e territori
• Turismo responsabile, educazione, inclusione: cosa significa oggi “accogliere”?

Una puntata che intreccia storytelling, esperienze e formazione.
Pensata per:
✔️ Viaggiatori con cani al seguito
✔️ Strutture turistiche che vogliono migliorare la loro offerta
✔️ Professionisti della comunicazione e del marketing
✔️ Chi opera nel settore pet e vuole fare la differenza

📺 Diretta streaming su:
• LinkedIn – profilo Top Voice di Simona Riccio
• Facebook – Simona Riccio
• YouTube – Parla con Me® https://www.youtube.com/@parlaconme802

Per rivedere le puntate precedenti www.parlaconmeofficial.it

🎙️ Vi aspettiamo in diretta, per chiudere insieme una stagione ricca di spunti, dialoghi e contaminazioni positive.
Perché essere dog friendly è una scelta di cultura e consapevolezza.

Simona Riccio  

Lo strudel di Cavour con gli asparagi di Santena

Dolci, teneri, rinfrescanti e delicati dal caratteristico colore verde-viola

Parliamo di asparagi, in particolare della varieta’coltivata a Santena che appartiene ai prodotti agroalimetari tradizionali della Regione Piemonte. Proprio quelli di cui, il “goloso” Camillo Benso conte di Cavour contribui’ a rafforzare la fama di prodotto alimentare d’eccellenza, gradevolmente dolci, teneri, rinfrescanti e delicati dal caratteristico colore verde-viola. Si prestano a tantissime preparazioni, provateli cosi’…

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Ingredienti:

1 rotolo di pasta sfoglia rotonda

½ kg. di asparagi di Santena

3 fette di prosciutto cotto

3 cucchiai di ricotta fresca

3 cucchiai di Parmigiano grattugiato

1 uovo intero, piu’ un tuorlo

sale e pepe q.b., qualche foglia di menta

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Pulire gli asparagi, cuocerli a vapore, lasciar raffreddare. Stendere la sfoglia su di un foglio di carta forno, coprirla con le fette di prosciutto cotto. In una terrina, amalgamare la ricotta con l’uovo intero, il parmigiano, la menta tritata, il sale, il pepe e gli asparagi tagliati a tocchetti. Spalmare il composto sulle fette di prosciutto e avvolgere la pasta formando uno strudel. Spennellare i bordi con il tuorlo, cuocere in forno pre-riscaldato a 200 gradi per circa 30 minuti. Lasciar intiepidire e servire a fette.

 

Paperita Patty 

“Il  Risveglio del Ceppo” presentato alla Cantina Barbera dei Sei Castelli 

Venerdì 20 e sabato 21 giugno scorsi sono state due giornate intense ed emozionanti per la Cantina Barbera dei Sei Castelli di Castelnuovo Calcea in quanto la Cantina ha presentato ai media nazionali il “Risveglio del Ceppo”, un progetto culturale e produttivo che unisce il vino all’arte e al territorio.

Protagonista assoluta di questa due giorni  è  stata la nuova linea di vini che prende il nome di “Risveglio del Ceppo”, presentata per l’annata 2023. Questo progetto va ben oltre ogni singolo prodotto in quanto questi vini provengono da vigneti realizzati utilizzando il patrimonio genetico di vigneti storici  risalenti ad inizio Novecento  e coltivati secondo i principi della viticoltura rigenerativa.
I partecipanti hanno potuto nelle due giornate vivere degustazioni guidate in un contesto immersivo e il tutto è  poi culminato nella visita collettiva alla Vigna madre, risalente ai primi anni del Novecento dove i primi ceppi, tuttora produttivi, sono stati preservati  e trasformati nel cuore pulsante  del progetto. È qui che si può cogliere il legame profondo tra il gesto artistico e la cura della terra.

A conclusione del percorso vi è stata la visita al museo immersivo permanente denominato “L’anima del vino”, dove si sono potute ammirare le opere dell’artista Ezio Ferraris, che sono sculture realizzate da vecchi ceppi di Barbera, capaci di restituire forma e voce alla memoria vinicola.

In questo spazio evocativo e al tempo stesso suggestivo gli ospiti hanno assistito in anteprima  assoluta alla presentazione dell’annata 2023 della Barbera d’Asti denominata “Il Risveglio del Ceppo”. A fare da cornice le musiche originali del maestro Christian Ravaglioli, che hanno scandito i momenti salienti, trasformando la presentazione in un rito collettivo in cui l’aspetto identitario della terra è diventato gesto, suono e racconto.

La Cantina Barbera dei Sei Castelli  è stata fondata nel 1960 e deve il suo nome alla volontà cooperativa di viticoltori originari di sei Comuni delle colline astigiane, Agliano Terme, Castelnuovo Calcea, Moasca, San Marzano Oliveto, Calosso e Costigliole d’Asti. Il suo nome deriva dai castelli che ancora oggi dominano su questi borghi medievali.

La Cantina  vanta 260 soci viticoltori, 800 ettari coltivati e 7 milioni di fatturato, ponendosi come un simbolo di cooperazione agricola e innovazione culturale, capace di promuovere un’agricoltura sostenibile e un vino che diventa narrazione di un territorio.

Mara Martellotta

Ultimi giorni: “La meraviglia Unesco di Langhe Roero e Monferrato”

Visto il grande successo di pubblico, la mostra fotografica “La meraviglia Unesco di Langhe Roero e Monferrato”, esposta a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte, è prorogata fino a venerdì 27 giugno.

La mostra e il catalogo sono stati realizzati in collaborazione con l’Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, a cura di Gian Mario Ricciardi.

I magnifici scenari delle colline puntellate da vigneti e antichi borghi compongono la mostra fotografica con gli scatti di tre fotografi locali – Enzo Massa, Carlo Avataneo, Enzo Isaia – che hanno saputo immortalare la vera essenza di questi luoghi ormai conosciuti in tutto il mondo.

La mostra, composta da 60 immagini a colori, è aperta al pubblico nella Galleria Spagnuolo di Palazzo Lascaris (via Alfieri 15 – Torino), dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17, ingresso gratuito.

 

Il territorio entrato a far parte della World Heritage List Unesco il 22 giugno 2014, è stato riconosciuto come “paesaggio culturale patrimonio dell’umanità” grazie all’antica e autentica arte della vinificazione che qui si è evoluta nel corso dei secoli, diventando fulcro della vita economica e sociale del territorio, testimonianza dell’interazione tra l’uomo e l’ambiente.

 

L’Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferratonata nel 2011, si occupa di gestire il sito. All’associazione aderiscono oltre cento comuni e numerose associazioni ed aziende che partecipano attivamente all’ambizioso progetto legato all’unicità ed eccezionalità di questo paesaggio.

I territori che fanno ufficialmente parte dei Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte riconosciuti dall’Unesco comprendono circa 10mila ettari nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo e sono i seguenti:

•          La Langa del Barolo

•          Il Castello di Grinzane Cavour

•          Le Colline del Barbaresco

•          Nizza Monferrato e il Barbera

•          Canelli e l’Asti spumante

•          Il Monferrato degli Infernot

 

Info: www.paesaggivitivinicoliunesco.it