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“L’intervento per risolvere le criticità lungo la Provinciale 1 a Traves, – precisa il Vicesindaco metropolitano con delega ai lavori pubblici Jacopo Suppo – interessa nel suo complesso il tratto compreso tra il km 33+100 e il km 34+100 ed è finanziato per oltre 1 milione di euro con fondi del PNC – Si procede con il consolidamento del muro di sostegno in sottoscarpa e con l’allargamento della sezione stradale, che consentirà di ovviare alle attuali difficoltà nell’incrocio dei mezzi pesanti. Il finanziamento PNC deve essere speso in tempi molto stretti e ugualmente stretti sono i tempi per la rendicontazione dei lavori e dei pagamenti alle ditte appaltatrici. Le somme messe a disposizione dal PNC consentono oltre la sistemazione del reticolo di smaltimento delle acque piovane e la bitumatura del tratto stradale“.
Si scrivono ancora e fa piacere riceverle
Quando si tornava dalle vacanze estive si andava a guardare la buca delle lettere per vedere se erano arrivate cartoline. Chi dalla montagna, chi dal mare o dalle capitali raccontava in versione brevissima lo spirito e i luoghi visitati durante ferie mandando allo stesso tempo saluti affettuosi. Era un rito, una abitudine piacevole, una parte delle vacanze dedicata alla scrittura di queste suggestive immagini su cartone. Per oltre un secolo sono state il simbolo dell’estate, le cartoline hanno accompagnato generazioni di viaggiatori e vacanzieri, diventando molto più di un semplice mezzo di comunicazione: un ricordo tangibile, una piccola testimonianza di un luogo visitato e, soprattutto, un pensiero dedicato a qualcuno. Oggi, nell’epoca degli smartphone e dei social network, sembrerebbero destinate a scomparire, eppure le cartoline continuano ad esistere, seppur in forme diverse, e conservano un significato che la tecnologia non è riuscita a cancellare. 
La storia delle cartoline inizia nella seconda metà dell’Ottocento, quando il turismo comincia a diffondersi e il servizio postale diventa sempre più efficiente. La prima cartolina ufficiale della storia fu introdotta il 1° ottobre 1869 dall’amministrazione postale austriaca. Si chiamava Correspondenzkarte e fu ideata per semplificare la corrispondenza: un supporto economico, senza busta, con affrancatura ridotta. Nel 1873 arrivarono in Italia quelle non illustrate e dopo il 1880 quelle con le immagini. L’illustratore torinese Aurelio Bertiglia (1891 -1973) ebbe un ruolo importante nella creazione e diffusione delle cartoline in Italia; il suo stile era ironico, quasi caricaturale e le sue erano considerate “piccole” opere d’arte. In poco tempo la cartolina illustrata conquista l’Europa e l’Italia. Per molti anni rappresenta il modo più semplice ed economico per inviare un saluto. Le immagini raccontano città, paesaggi, monumenti e tradizioni locali, contribuendo anche a costruire l’immaginario turistico di intere generazioni. Tra gli anni Cinquanta e Ottanta, durante il boom economico, la cartolina vive probabilmente la sua stagione più felice. Le vacanze diventano un’abitudine per milioni di italiani e spedire una cartolina è quasi un obbligo morale. Si sceglie con cura l’immagine, si cercano le parole giuste da scrivere nello spazio limitato sul retro e si acquista il francobollo. Spesso la cartolina arrivava quando il mittente era già rientrato a casa, ma questo non ne diminuiva il valore. Anzi, l’attesa faceva parte del rito.
Con l’arrivo di internet e poi dei telefoni cellulari, tutto cambia. Le fotografie possono essere inviate in tempo reale, i messaggi raggiungono il destinatario in pochi secondi e i social network trasformano ogni viaggio in un racconto immediato e continuo. La cartolina potrebbe apparire improvvisamente lenta, superata, quasi inutile, eppure qualcosa resiste, chi la riceve non ha soltanto un’informazione, ma un oggetto, un piccolo frammento di carta che è stato scelto, scritto, affrancato e spedito. Un gesto che richiede tempo e attenzione. È forse proprio questa lentezza a renderla ancora speciale. Negli ultimi anni, inoltre, la tecnologia ha trovato un modo curioso per riportarla in voga. Diverse applicazioni, come MyPostcard, consentono di creare cartoline personalizzate utilizzando fotografie scattate con lo smartphone. L’utente sceglie l’immagine, scrive il messaggio e inserisce l’indirizzo del destinatario. A quel punto, stampa la cartolina e la spedisce realmente per posta; un incontro tra tradizione e innovazione che sta conquistando soprattutto chi desidera offrire qualcosa di più personale rispetto a una semplice fotografia inviata tramite chat. Parallelamente continua ad esistere anche il mercato delle cartoline tradizionali. Nelle località turistiche, nelle edicole, nelle librerie e nei negozi di souvenir, infatti, le rastrelliere colorate sono ancora presenti. Meno affollate rispetto al passato, certo, ma non scomparse. Oggi sono diverse, non mostrano solo una paesaggio o un dettaglio di un luogo, ma sono caratterizzate anche da un design e uno stile particolare, generalmente moderno. Molti viaggiatori le acquistano per collezionarle, altri per conservarle come ricordo del viaggio, altri ancora per il piacere di sorprendere qualcuno con un messaggio inatteso. Forse il segreto della longevità della cartolina è proprio questo, in un periodo dominato dalla velocità, rappresenta un gesto controcorrente, non compete con WhatsApp, con Instagram o con le email, offre qualcosa di diverso: la possibilità di lasciare una traccia fisica. Perché mentre migliaia di fotografie digitali finiscono dimenticate nella memoria di un telefono, una cartolina può restare per decenni in un cassetto, tra le pagine di un libro o appesa a una parete.
E così, tra vecchie cartoline ingiallite e nuove versioni create con le app, continua a sopravvivere un modo di comunicare che sembrava destinato a sparire. Cambiano gli strumenti, cambiano le abitudini, ma resta immutato il desiderio di condividere un luogo, un’emozione, un ricordo. In fondo, ieri come oggi, una cartolina dice la stessa cosa: “Sono qui e ho pensato a te”.
Maria La Barbera

Non va agli arresti domiciliari il poliziotto accusato del lancio di un lacrimogeno che ha ferito un tifoso prima del derby fra Torino e Juventus dello scorso 24 maggio. La decisine è del gip del tribunale di Torino, che ha ordinato la sospensione dal servizio per un anno. I domiciliari erano stati chiesti dalla procura della Repubblica.
ESSERE SEMPRE CONNESSI PUO’ STANCARE.
Sovraccarico tecnologico, stanchezza mentale o stress da iperconnessione, ecco alcuni modi per definire la fatica e la debilitazione da social overdose. Ore e ore passate al computer ad aggiornare profili, leggere e commentare quelli delle altre persone, stare al passo con i tempi dei social network, tutto questo puo´ provocare indebolimento ed esaurimento fino ad arrivare all’allontanamento, a volte definitivo ma piu´ spesso temporaneo, giusto il tempo di disintossicarsi.
La sindrome generale da burnout e´una risposta ad una situazione percepita come stressante che attiva meccanismi di difesa capaci di affrontare la sensazione di esaurimento psichico e fisico. La mancanza di forze e il senso di sconforto puo´anche sfociare in una despressione e non e´da sottovalutare, ma da tenere sotto controllo per scongiurare eventuali complicazioni piu´dificili da gestire e curare.
Questo stress cronico, che nella sua considerazione generale e´ legato perlopiu´ alla vita professionale, si puo´ riscontrare anche in altri ambiti, quello relativo ai social media e´una declinazione specifica che presenta gli stessi sintomi della sindrome da burnout comune: ansia, mancanza di energia e umore altalenante dovuto allo stress.
La fatigue da iperconnessione e´da poco all’attenzione della psicologia, sono cominciati i primi studi e ricerche per capirne le dinamiche. Oltre al tempo passato davanti ad uno schermo, che sia di un computer o di un cellulare, la fonte dello stress proviene dalla velocita´ richiesta per aggiornare i profili e allinearsi con quelli degli altri; riempire le pagine social di contenuti rispettando i ritmi dettati dalla rete e´ faticoso, stressante, nemico della qualita´ e impiega ingenti risorse mentali e fisiche che la maggior parte delle volte non hanno un corrispettivo in un riconoscimento di qualsiasi tipo. E´come una competizione continua con tanti concorrenti che non ha limiti ne´ troppe soddisfazioni e quindi il divertimento iniziale si converte in frustrazione che costringe prima a prendere le distanze e poi a smettere. E´ una illusione virtuale che porta all’esaurimento e alla necessita´di disintossicazione. I social media, purtroppo e per fortuna, evolvono molto velocemente, aggiungono strumenti e aggiornamenti in grado di contenere sempre piu´contenuti ed informazioni, questo e´ certamente coinvolgente e seducente ma allo stesso tempo richiede maggiore risorse e tempo, e´ come un lavoro, un’ attivita´ ´sempre piu´difficile da seguire. Le aziende che gestiscono queste piattaforme si stanno gia´confrontando con gli abbandoni social causati dal digital burnout e dovranno trovare soluzioni per affrontare le conseguenze economiche dovute a questi disagi di ultima generazione che forse potevano essere prevedibili perche´ qualsiasi attivita´deve essere fonte di equilibrio e benessere e persino la tecnologia che ci supporta sempre di piu´in tante delle nostre attivita´deve fare i conti con il nostro essere umani.
Moderazione, dunque, sara´la parola d’ordine insieme ad equilibrio e senso della misura. I genitori dovranno monitorare i figli affinche´questi non passino tutto il loro tempo libero davanti ad uno schermo e infine i fornitori di servizi saranno costretti a considerare maggiormente la soddisfazione del cliente fruitore e soprattutto la sua salute, psicologica e fisica.
MARIA LA BARBERA
Sordevolo (Bi) si prepara ad accogliere una nuova edizione del Connessione Festival, la rassegna che tra giugno e luglio trasforma il suggestivo Anfiteatro Giovanni Paolo II in uno dei principali palcoscenici estivi del Piemonte. Il festival propone un cartellone che unisce musica, spettacolo e cultura, portando nel Biellese artisti di primo piano del panorama nazionale e internazionale.
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Sulla “Pista 500” del Lingotto, arriva il grande “cinema contemporaneo” raccontato da un poker vincente di sue registe
Da giovedì 9 a martedì 14 luglio
Sul tetto del Lingotto, inseriti nel programma della terza edizione di “Cinema sulla Pista 500”, quattro appuntamenti – “Soggettive d’autrice” – per incontrare quattro tra le “protagoniste” di primo piano (per forza narrativa e potente singolarità) della regia cinematografica italiana. Quattro rendez-vous, “pensati per andare oltre lo schermo”. “Ogni proiezione – precisano infatti gli organizzatori – sarà un’occasione unica per il pubblico di incontrare direttamente le autrici, che introdurranno le opere, sveleranno i retroscena del processo creativo e dialogheranno con gli spettatori in un’atmosfera intima e suggestiva”.
Il “focus” arricchisce la rassegna estiva organizzata da “Distretto Cinema” e “Pinacoteca Agnelli”, in collaborazione con “Film Commission Torino Piemonte” e “Museo Nazionale del Cinema”, in programma fino a domenica 26 luglio con inizio sempre alle ore 21,30. In questa cornice straordinaria, la “Pista 500” si trasforma in una delle arene all’aperto più affascinanti d’Italia, “un luogo sospeso tra il cielo e la storia industriale di Torino dove l’iconica architettura incontra la magia della settima arte per regalare un’esperienza totalmente immersiva”.
Sulla linea di partenza, per “il via”, giovedì 9 luglio, “Il rapimento di Arabella”, secondo lungometraggio della regista, scrittrice e sceneggiatrice Carolina Cavalli (nota particolarmente come regista e sceneggiatrice di “Amanda”, 2022, e come co-sceneggiatrice di “Fremont”, 2023), presentato in concorso nella sezione “Orizzonti” dell’82^ “Mostra del Cinema” di Venezia, con una successiva “première” internazionale al “BFI London Film Festival”. Già felicemente “incassata”, per “Amanda” una “nomination” al “David di Donatello” e ai “Nastri d’Argento” nella categoria “miglior regista esordiente” nonché vincitrice, nel 2024, per “Fremont”, del “Premio John Cassavetes” agli “Independent Spirit Awards”, Carolina Cavalli sarà ospite per “Soggettive d’autrice” sulla “Pista 500”, il prossimo giovedì, per raccontare dunque del suo “Il rapimento di Arabella”. Interpretato da una “magnetica” Benedetta Porcaroli affiancata da una star internazionale del calibro di Chris Pine e da Lucrezia Guglielmino, il film si muove abilmente “tra la commedia stranita e il racconto di formazione non convenzionale, confermando la cifra stilistica unica della sua autrice”.
Si gira completamente pagina, venerdì 10 luglio, con l’arrivo della regista romana Lucia Calamaro, straordinaria drammaturga teatrale (Tre “Premi UBU” per lo spettacolo “L’origine del mondo” e, nello stesso anno “Premio Enriquez” per la regia) prestata, nel 2025, alla macchina da presa con “Antartica – Quasi una fiaba”, dopo aver co-firmato la sceneggiatura di “Follemente” con Paolo Genovese. La regista (docente di “Drammaturgia”, dal 2014, alla “Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi” di Milano) introdurrà “una pellicola delicata e profonda, un racconto sospeso tra realismo e suggestione poetica” che si avvale di un cast di primissimo piano del cinema italiano composto da Silvio Orlando, Barbara Ronchi e Valentina Bellè.
La scena sarà tutta per Francesca Archibugi (Tre “David di Donatello”, quattro “Nastri d’argento, un “Globo d’oro” e un “Premio Flaiano”), vero “colpo grosso” della rassegna (tra le sue “perle” “Mignon è partita” e la recente trasposizione televisiva de “La Storia” di Elsa Morante) che, domenica 12 luglio, al torinese “Lingotto” porterà, per disquisirne con il pubblico, la sua nuova opera dal titolo “Illusione”. Contando sulla presenza di interpreti intensi come Jasmine Trinca, Michele Riondino e la giovane Angelina Andrei, il film “scava nelle pieghe dei sentimenti umani e delle complessità relazionali con la consueta sensibilità psicologica ed eleganza formale che da sempre contraddistinguono la filmografia dell’autrice romana”.
A chiudere il ciclo, martedì 14 luglio, sarà la sceneggiatrice (cinematografica e televisiva) nonché scrittrice romana, Ludovica Rampoldi, qui nelle vesti di regista con “Breve storia d’amore”, raffinato “dramma sentimentale”, che vede protagonisti Pilar Fogliati e Adriano Giannini insieme a un’icona del nostro cinema come Valeria Golino, sapientemente calati “in un gioco di specchi emotivi e tensioni psicologiche di grande impatto visivo e narrativo”.
L’accesso alle proiezioni avviene dalla biglietteria della “Pinacoteca Agnelli”, situata all’interno del “Centro Commerciale Lingotto”, in via Ermanno Fenoglietti 15, a Torino. I biglietti si possono acquistare sul sito ufficiale della “Pinacoteca” al costo di 7 euro per l’intero e di 5 euro per il ridotto, riservato ai minori di 12 anni e ai “caregiver”.
G.m.
Nelle foto: “Il rapimento di Arabella”; “Antartica – Quasi una fiaba”; Ludovica Rampoldi
Vero capolavoro del rococò piemontese, la chiesa del complesso conventuale delle Clarisse è progettata da Bernardo Antonio Vittone, e costruita tra il 1742 e il 1748…
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https://www.piemonteitalia.eu/it/cultura/abbazie-e-chiese/chiesa-di-santa-chiara-0
Questa mattina, la Sala Rossa di Palazzo Civico ha ospitato la cerimonia per il conferimento delle Civiche Benemerenze per l’anno 2026, da parte del Sindaco, Stefano Lo Russo e della Presidente del Consiglio Comunale, Maria Grazia Grippo.
I riconoscimenti, approvati dal Consiglio Comunale lo scorso 8 giugno, sono stati attribuiti come segno di profonda stima e gratitudine della Città nei confronti di cittadini ed enti che si sono distinti per l’impegno profuso sul territorio, per atti di coraggio civico o per l’eccellenza nei rispettivi campi professionali.
La Presidente del Consiglio Comunale ha sottolineato come questa edizione coincida con il quinto anniversario del regolamento per le onorificenze cittadine, nato per valorizzare chi contribuisce concretamente alla comunità, distinguendosi nella vita civile, sociale e culturale. Grippo ha espresso profonda riconoscenza verso i premiati, definiti esempi di talento, coraggio, senso civico, generosità e resilienza. Ha poi collegato l’evento alle celebrazioni per l’80° anniversario della Repubblica e della prima Assemblea Costituente, ricordando come la Costituzione sia nata su principi di libertà, uguaglianza e solidarietà grazie al lavoro delle madri e dei padri costituenti. Le storie dei benemeriti di oggi, ha rimarcato, dimostrano proprio come la Carta costituzionale sia un testo vivo, capace di tradursi in scelte quotidiane e concrete che fanno la differenza per tutti.
Il sindaco Stefano Lo Russo ha sottolineato il profondo valore dell’unanimità con cui il Consiglio Comunale ha conferito le Benemerenze. Richiamando l’80° anniversario della Repubblica, il primo cittadino ha evidenziato la necessità di onorare i valori costituzionali attraverso l’esempio concreto, espresso nei comportamenti e nei linguaggi quotidiani, per orientare le giovani generazioni oltre le divisioni della “politica urlata”. In un momento in cui la coesione sociale è messa a dura prova, Lo Russo ha ringraziato i premiati come simboli di cittadinanza attiva e testimoni dell’anima più autentica di Torino, una città storicamente fondata sull’inclusione, sull’accoglienza e sul lavoro.
(Qui la mozione approvata con i nomi delle persone che hanno ricevuto la Civica Benemerenza con le relative motivazioni: https://servizi.comune.torino.it/consiglio/prg/intranet/display_testi.php?doc=T-M202616387)
Le dieci persone premiate hanno voluto esprimere gratitudine alla Città.
Mauro Glorioso, intervenendo da remoto, ha ricordato come la comunità torinese, in particolare quella accademica, gli sia rimasta accanto con grande generosità nei tre anni successivi agli eventi che lo hanno costretto ad allontanarsi e ha sottolineato come questa benemerenza rappresenti per lui un onore e uno stimolo a proseguire con dedizione la professione medica, non escludendo un futuro ritorno a Torino. Juri Nervo ha condiviso una riflessione nata dal suo lavoro in carcere e nelle scuole, citando l’esempio mai dimenticato dello storico cappellano padre Ruggero Cipolla, invitando tutti a riflettere sulla responsabilità individuale ed esortando ciascuno a diventare in prima persona un costruttore di pace nella vita quotidiana. Luciano Dematteis ha espresso l’auspicio che in futuro sempre più persone possano ottenere questo riconoscimento per il bene che fanno sul territorio mentre Augusto Grilli ha dedicato la benemerenza alla moglie, con cui condivide vita e carriera artistica da 59 anni. Ha ricordato la scelta di lasciare il lavoro da ingegnere per fondare la compagnia teatrale e la Fondazione Marionette Grilli, nate con l’obiettivo di donare gioia al pubblico, un modo per regalare sollievo e un sorriso capaci di aiutare le persone ad affrontare i problemi quotidiani con un animo diverso.
I due agenti della Polizia di Stato Lorenzo Virgulti e Alessandro Calista, esprimendo ringraziamento alla Presidente del Consiglio Comunale e al Sindaco, hanno rivolto un pensiero a tutte le donne e a tutti gli uomini che svolgono il loro lavoro nelle forze dell’ordine lontano dai riflettori
Mario Mazzei ha dedicato l’onorificenza alla sua famiglia sottolineando il valore del rispetto per il lavoro. Ha espresso orgoglio per la continuità generazionale della storica azienda “Deagostini Biliardi”, presidio artigianale e sociale in un quartiere complesso come Barriera di Milano. Per Marco Pugliese (ZanzibarHelp ets) ha ritirato il riconoscimento l’amico Enrico Bonino dedicandolo ai volontari e alle famiglie di ZanzibarHelp, definendolo uno stimolo a continuare il percorso di solidarietà verso i più fragili.
A nome di oltre 140 skater e delle loro famiglie, Riccardo Minardi ha ritirato il riconoscimento per l’associazione 4Wheels Skate School, una benemerenza, ha evidenziato, che premia il senso di comunità. Ha sottolineato l’impegno dell’associazione nel trasmettere il valore degli spazi pubblici come patrimonio collettivo, ribadendo che questo riconoscimento stimola a fare ancora di più per lo sport e per il bene comune della città.
Infine Stefania Ferrero ha dedicato il premio alla famiglia che ha sempre sostenuto la sua indipendenza e la sua carriera in ambito internazionale nella robotica. Ha infine sottolineato l’importanza di inserire sempre più donne nelle discipline STEM e di preservare la centralità dell’aspetto umano e multidisciplinare come vera ricetta per il futuro.
Da CittAGora’. Le foto sono di Gianluca Platania – redazione web Città di Torino
E’ stata discussa oggi in Consiglio comunale l’interpellanza presentata dalla Capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale Federica Scanderebech per fare chiarezza sull’applicazione delle nuove disposizioni del Codice della Strada riguardanti i monopattini elettrici e sulle differenze nell’attività di controllo tra Torino e Milano.
Dichiara SCANDEREBECH (FI): “Questa interpellanza nasce da una domanda molto semplice: perché a Torino si continua a tollerare una situazione che sta diventando sempre più pericolosa? Mi riferisco in particolare ai monopattini elettrici in sharing, che stanno evidenziando gravi criticità sotto il profilo della sicurezza stradale. Gli incidenti sono in aumento: dalla data di entrata in vigore dell’obbligo di utilizzo del casco sono stati 577 con un totale di 4 deceduti e 552 feriti; dall’entrata in vigore della nuova normativa, si registrano quasi due casi al giorno, con un totale di 52 feriti. Ogni settimana si leggono notizie di persone coinvolte in sinistri, anche gravi, con un conseguente aggravio per i Pronto Soccorso. Pedoni investiti, anziani costretti a scansarsi sui marciapiedi, conducenti senza casco, due persone sullo stesso monopattino, mezzi che circolano contromano o attraversano gli incroci con il rosso: per molti utenti il Codice della strada sembra non esistere. Questa non è mobilità sostenibile. Questa è anarchia.”
Aggiunge SCANDEREBECH(FI): “Il Governo è intervenuto introducendo regole più severe: casco obbligatorio, contrassegno identificativo, assicurazione e sanzioni. Ma le regole servono solo se vengono fatte rispettare. A Milano, appena entrate in vigore le nuove disposizioni, sono partiti i controlli e sono state elevate decine di sanzioni fin dai primi giorni. A Torino, invece, continuiamo a registrare pochissime multe e controlli praticamente inesistenti. Non si può giustificare questa situazione richiamando la carenza di agenti della Polizia Locale: si tratta di una precisa scelta politica dell’Amministrazione di centrosinistra, che ha deciso di privilegiare la prevenzione rispetto alla repressione. Un’impostazione che lo stesso Assessore ha dichiarato in Aula e che, nei fatti, si traduce in un’applicazione troppo debole delle regole.”
Continua SCANDEREBECH (FI): “Il messaggio che passa è devastante: a Torino chi viola le regole può continuare a farlo senza particolari conseguenze. Mentre molti privati si stanno adeguando alle nuove disposizioni, i servizi di monopattini in sharing risultano ancora inadempienti. E allora pongo una domanda politica: quanto ancora dobbiamo aspettare? Quanti altri incidenti dovranno verificarsi prima che questa Amministrazione prenda atto che il sistema attuale non funziona e intervenga con decisione?”
Conclude SCANDEREBECH (FI): “In molte città, anche all’estero, si è arrivati a limitare fortemente o addirittura a sospendere il servizio di monopattini in sharing perché i rischi per la sicurezza erano diventati insostenibili. Credo che anche Torino debba avere il coraggio di aprire questa discussione. Se non si riesce a garantire il rispetto delle regole e la sicurezza di pedoni e automobilisti, bisogna valutare seriamente la sospensione del servizio. La sicurezza deve venire prima di tutto.“