‘La ragione del silenzio’ il primo romanzo di Patrizia Monzeglio, edito per tipi della Neos Edizioni, ha un doppio pregio. Da un lato è ambientato in Monferrato, tra Casale, un paese della collina che pur avendo un nome di fantasia, tutte le descrizioni portano ad identificarlo in Vignale e Torino, dove si cela il segreto attorno al quale ruota tutta la vicenda. Dall’altro, proprio attraverso la trama che porterà a svelare il segreto e ‘La ragione del silenzio’ di uno dei protagonisti si apre una finestra su un passato che oggi si tende a dimenticare ma chi era giovane negli anni Settanta e Ottanta ha ben presente: il terrorismo. In 166 pagine, seguendo un arco temporale di poco più di due mesi, si vengono a conoscere i protagonisti: Letizia, che si impegna in una nuova attività dopo aver perso il marito, Michele, l’ex studente che ha rilevato le quote di una libreria, Giovanni il suo enigmatico e misterioso socio, il professor Gaspardi, Sergio il marito della sindacalista. La trama procede agile, ben scritta, con riferimenti storici e culturali, descrizioni puntuali dei luoghi, il mistero cheruota attorno ad una data, il 20 settembre 1980, origine di una serie di eventi che avvengono oltre 40 anni dopo, con un clamoroso ritorno al passato. Patrizia Monzeglio, nata a Vignale, due lauree in economia e commercio ed in filosofia, una carriera a livello manageriale, è rimasta sempre legata al paese dove e nata ed a Torino, dove vive ed ha studiato. Nel libro ha portato quei ricordi dell’epoca degli ‘anni di piombo’, patrimonio comune di chi in quegli anni aveva vent’anni e studiava, in una città profondamente dal fenomeno del terrorismo. E’ un testo che merita di essere letto non solo per la scorrevolezza ma per gli affreschi ed il recupero della memoria che reca. Dopo le presentazioni di Torino, Vignale e Rubiana a giugno e luglio, il 16 settembre sarà ad Alessandria ed il 17 a Casale per un incontro con i lettori alla Libreria Coppo e poi ancora a Torino il 29 settembre.
Massimo Iaretti





Il “Principe“ e’ un luogo caro a me e alla mia famiglia. Conservo delle fotografie di mio padre vestito di un abito estivo elegantissimo scattate davanti all’hotel. Ci sono stato io stesso molte volte e sempre mi provoca una certa emozione soggiornare al “Principe” che in effetti assunse questo nome nel 1938 anche se nacque nel 1922.
A sessant’anni dalla scomparsa, avvenuta l’11 luglio del 1962, il Comune di Coassolo (dove nacque il 28 novembre del 1882) torna a ricordare il suo figlio più celebre ed indimenticato, Domenico Riccardo Peretti Griva, attraverso una ricca retrospettiva fotografica curata da Giovanna Galante Garrone, storica dell’arte e nipote delle stesso Peretti Griva, in cui si presentano fotografie facenti parte della collezione privata di famiglia (furono più di 25mila gli scatti a sua firma), riproduzioni da originali del “Museo Nazionale del Cinema” di Torino (che custodisce il fondo donato dalla figlia Maria Teresa) e del Comune di Lanzo Torinese, che già ospitò la mostra nel luglio scorso. Tutte riunite in un’unica esposizione, fino al prossimo mercoledì 31 agosto, presso la “Sala Consigliare” del Comune, “si tratta di opere – sottolinea Giovanna Galante Garrone – realizzate nella prima metà del secolo scorso e che restituiscono una preziosa sintesi delle predilezioni tematiche e delle scelte estetiche di Riccardo Peretti Griva”. “Le sue fotografie in bianco-nero – prosegue – testimoniano una forte attenzione al chiaroscuro che nel procedimento di stampa, assume caratteri pittorici di particolare liricità”. Magistrato, giurista, fervente antifascista e provetto alpinista – come l’amico magistrato Umberto Balestrieri, che lo iniziò alla passione per la fotografia – in magistratura Peretti Griva rimase per 43 anni, partendo come pretore di Morgando e arrivando (in una carriera per molti “scomoda”, da “magistrato del vecchio Piemonte” come ebbe a definirlo il genero Alessandro Galante Garrone) fino a ricoprire la carica di primo presidente della “Corte d’Appello” di Torino”. Sua costante compagna di strada, l’inesauribile passione per la Fotografia. Formatosi nella “Scuola Piemontese di Fotografia Artistica”, è nel 1905, sull’onda dell’“Esposizione Internazionale” tenutasi a Torino che inizia la sua incalzante avventura artistica, che lo porterà, fra il 1920 ed il 1950, ad essere considerato uno dei principali esponenti del cosiddetto “pittorialismo” italiano, attratto in particolare dal tema della natura, cristallizzata in poetiche atmosfere romantiche, attraverso la sofisticata tecnica al “bromolio”, con l’utilizzo di interventi manuali in grado di conferire alle foto le sembianze di un disegno a carboncino, e meno frequentemente con quella al “bromuro d’argento”. Nel 1923 viene premiato alla “Prima esposizione internazionale di fotografia, ottica e cinematografia” e da allora partecipa costantemente ai “Salons d’arte fotografica internazionale di Torino”, nonché a numerose altre manifestazioni in Italia e all’estero. Molte anche le mostre dedicategli in seguito.

