Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Giancarlo Marinelli “11” -La nave di Teseo- euro 18,00
Potremmo definirlo un romanzo corale in cui Marinelli ricostruisce 30 ore che precedono l’attacco alle Torri Gemelle e lo fa attraverso spezzoni di vita in cui si intrecciano più voci. Una sorta di polifonia, narrata con ritmo cinematografico e che mette insieme un caleidoscopio di personaggi.
20 anni dopo tutti ricordiamo il peggior attacco terroristico che ha cambiato il mondo. Alle 8,45 dell’11 settembre 2001 un aereo di linea si schianta contro la Torre Nord scatenando l’inferno; alle 9,03 un secondo aereo si infila in quella Sud; alle 9,37 un terzo colpisce il Pentagono. E’ il peggior attacco non solo agli Stati Uniti ma a tutto l’occidente. A scatenarlo è al Qaeda.
Alle 9,59 la torre Sud crolla in un gigantesco tornado di polvere, distruzione e morte; e poco dopo tocca alla torre Nord; e alle 10,03 il volo United 93 si schianta al suolo, a Shanksville in
Pennsylvania. Dei passeggeri che avevano cercato di sventare l’attentato resta ben poco… l’esplosione li ha disintegrati.
Il bilancio delle vittime è agghiacciante. Muoiono 2977 persone; i feriti sono più di 6000.
Ma Giancarlo Marinelli fa un passo indietro nel tempo che precede la tragedia: dalle 2,12 di notte del 20 settembre alle 9,06 del mattino dopo. E’ questo l’arco temporale in cui ricompone le vite di vari personaggi, da quelli più famosi a quelli sconosciuti; e sono tutti reali.
Tra loro, il presidente americano George W. Bush alcolista pentito ma sempre sulla soglia della tentazione; la moglie Laura alle prese con tragedie del suo passato; la consigliera per la sicurezza nazionale Condoleezza Rice.
Lo scrittore Harold Pinter che pronuncia un discorso spinoso contro gli Stati Uniti mentre sta per ricevere la laurea honoris causa all’ateneo di Firenze.
Poi ci sono padre Mychal Judge, prima vittima certificata che seguì i pompieri all’interno delle Twin Towers; Konstantin Petrov, giovane esule estone che fa l’elettricista al piano 106 della torre Nord e con la sua macchina fotografica immortala oggetti minimi del cuore finanziario della Grande Mela.
E ancora, tra gli altri, Alia Ghanem, madre di Osama Bin Laden che nel nulla del deserto afghano attende di incontrare il diabolico figlio.
Un’angolazione inedita da cui guardare la peggior tragedia del nostro tempo, e un libro dai tratti epici e commoventi.
Ana Maria Matute “Ricordo di un’ isola” -Fazi Editore- euro 17,00
L’autrice, nata a Barcellona nel 1925 e morta nel 2014, è una delle scrittrici più importanti del 900 spagnolo; ha iniziato a scrivere all’età di 16 anni e da allora non si è più fermata. Ha vinto numerosi premi prestigiosi ed è stata anche candidata al Nobel.
“Ricordo di un’isola” è del 1959, ed è il primo volume di una trilogia che ora Fazi ha il grande merito di portare in Italia.
E’ un romanzo di formazione ambientato durante un’estate nell’isola di Maiorca. E’ lì, lontano dagli echi della guerra civile spagnola che viene spedita la giovane Matia. E’ un’adolescente in piena ribellione. E’ stata espulsa dal convento in cui studiava per aver sferrato un calcio alla priora; è orfana di madre ed abbandonata dal padre.
L’estate che l’aspetta la vede ospite della ricca nonna sull’isola di Maiorca, dove divide spazio e tempo con la zia Emilia e soprattutto con il cugino Borja.
Lui ha 15 anni, la tempra del furfantello imbroglione, è incline alla tristezza e bravissimo nel dissimulare con la nonna i suoi veri sentimenti.
Matia ha 14 anni, anela ad essere amata e in qualche modo finisce soggiogata dal cugino; entrambi si sentono fuori posto e soprattutto si annoiano a morte.
Così tra lezioni private, sigarette fumate di nascosto e fughe in barca verso antri nascosti ammazzano il tedio, inanellando una scorribanda dopo l’altra, insieme ad altri ragazzini costretti come loro sull’isola.
Tra i vari giovani del luogo Matia è attratta soprattutto da Manuel, che è di una famiglia tenuta un po’ ai margini della vita isolana. Cosa provi esattamente per lui è cosa che scoprirete leggendo, così come vi addentrerete in un racconto che sviscera la ribellione adolescenziale, il senso di abbandono, la difficoltà di crescere e la perdita dell’innocenza che prelude a un’età più matura, in cui non tutto è bene.
Roberto Cotroneo “Loro” -Neri Pozza- euro 17,00
Ha pennellate gotiche questo enigmatico romanzo in cui Cotroneo mette a fuoco un concetto a lui caro, quello del bene e del male. E lo fa imbastendo una storia in cui compaiono fantasmi e misteri.
Dal diario che Margherita scrive dall’Australia, -dove ha ripreso e sta completando gli studi universitari-emerge la cronaca di una sua inquietante esperienza precedente, nell’estate del 2018.
Racconta di quando è stata assunta come istitutrice di due gemelle di 10 anni, Lucrezia e Lavinia Ordelaffi. Appartengono ad una famiglia aristocratica e vivono in una villa di vetro: unica e prestigiosa, priva di muri esterni, progettata da un architetto famoso, immersa in un parco alle porte di Roma.
E lì che Margherita deve badare alle bimbe, bionde, bellissime, molto dotate e intelligenti. Talmente identiche che persino i genitori a volte stentano a riconoscerle; ma soprattutto misteriose e a tratti decisamente inquietanti.
E’ la loro madre, Alessandra –altro personaggio che riserverà sorprese- che spiega a Margherita quello che dovrà fare. Insegnare alle gemelle due lingue straniere, impartire lezioni di pianoforte a Lucrezia; perfezionare l’attività agonistica di Lavinia, particolarmente portata per l’equitazione.
A prima vista sembra facile, però le bambine monozigoti hanno un mondo privato ed esclusivo: hanno codici e segreti che solo loro possono decodificare. E c’è’ di più…….
Margherita si troverà di fronte a fenomeni inspiegabili, presenze misteriose, apparizioni e scomparse, sulla soglia di un altro mondo e con lo spettro di morti antiche che forse sono tornate per vendicarsi.
A confondere le idee si metteranno anche altri personaggi (dipendenti della famiglia) e soprattutto il padrone di casa Umberto che adora e vizia le figlie e porta ulteriore scompiglio nel cuore e nella mente di Margherita.
Ps. La bellezza della copertina merita un approfondimento. La foto è dell’artista olandese Gemmy Woud- Binnendijk che riproduce -in foto magnifiche- pose, costumi, gioielli, luci e atmosfere dei dipinti antichi, soprattutto del XVII secolo. Andate a vedere il suo sito e scoprirete un mondo di bellezza, lontano ma allo stesso tempo genialmente contemporaneo.
Alberto Angela “L’inferno su Roma” -Harper’s Collins- euro 19,50
Non ha bisogno di presentazione Alberto Angela, giornalista, paleontologo, naturalista e, tra le altre cose, conduttore di programmi di successo di divulgazione storica e scientifica.
Questo libro è il secondo della trilogia su Nerone; segue “L’ultimo giorno di Roma” del 2020, e narra il grande incendio che distrusse l’urbe, dall’innesco sabato 18 luglio del 64 D.C. fino al nono giorno, il 27 luglio.
Ci ricorda che la maggior parte degli storici concordano nell’affermare che l’incendio non è imputabile a Nerone, e ricostruisce anche la genesi dell’idea dell’imperatore incendiario.
Angela ripercorre come in un romanzo, scorrevole e appassionante, una tragedia che è stata studiata a fondo, ma che presenta ancora parti lacunose. E lo fa con un approccio interdisciplinare che include dati archeologici, storici; inoltre ha coinvolto vari esperti e studiosi, dai meteorologi ai vigili del fuoco.
La narrazione vi catapulta nelle strade romane dell’epoca, lungo la via dei “vestiarii” che costeggia il Circo Massimo: la concentrazione di legname più grande della città, una bomba incendiaria pronta ad esplodere.
Tutto parte da un banale incidente. Una giovane schiava tenta di sfuggire alla presa del suo padrone ubriaco che inavvertitamente urta una lucerna e la fa cadere: da un’esile fiammella il fuoco inizia a crescere. Lingue di fuoco avvolgono il Circo Massimo. L’incendio divampa, alimentato dal vento e divora tutto quello che incontra. E’ l’inizio della fine di Roma ed entra di diritto nelle pagine di Storia.
Alberto Angela è magistrale nel raccontarvi i fatti e farvi sentire come se foste presenti, spettatori della tragedia, che lui sa ricostruire come in un set che appassiona dall’inizio alla fine.
Juan Gómez – Jurado “Regina Rossa” -Darkside Fazi Editore- euro 18,00”
Questo volume è il primo di una trilogia e in Spagna è al vertice delle classifiche e delle vendite. Non è il primo libro scritto dal giornalista radiotelevisivo Juan Gómez –Jurado (l’esordio fu un thriller vaticano “La spia di Dio”, pubblicato da Longanesi nel 2006), ma è il primo suo grande successo. Per scrivere “Regina Rossa” ha impiegato tre anni, fatto ricerche, consultato esperti e il risultato di tanto lavoro si vede.
Gran parte del merito consiste in una scrittura veloce, quasi visiva, continui colpi di scena e una trama accattivante.
Ma il vero colpo da maestro è la protagonista Antonia Scott. Non una poliziotta, né una criminologa; non porta armi né distintivi ma ha un quoziente intellettivo eccezionale ed ha risolto decine di casi. Capisce subito più cose immediatamente, forse troppe e a volte rischia di andare in tilt.
Non sente gli odori, in passato ha avuto qualche inciampo e la sua dose di sofferenza.
Intelligentissima, ora attraversa una crisi senza fondo. Si porta dietro il peso di un marito in coma e un figlio affidato a suo padre che è un ambasciatore inglese piuttosto cinico. E dettaglio non trascurabile….ogni giorno pensa al suicidio per almeno 3 minuti che però l’ancorano alla terra.
A stanarla dal suo volontario isolamento è l’ispettore della Polizia nazionale di Bilbao, Jon Gutiérrez: omosessuale sovrappeso, dotato di una sensibilità che non sopporta le ingiustizie e finito nei guai per aver seguito il suo buon cuore ed aiutato una prostituta.
I due diventano alleati, reclutati da un’unità segreta della polizia spagnola che lavora sottotraccia, e devono risolvere 2 casi legati al mondo miliardario del lusso e dell’alta finanza.
Lo spietato omicidio di un ragazzo –non vi dico come è stato ucciso, ma la scena è magistrale- figlio della presidentessa della banca più grande d’Europa.
Lavorano anche al sequestro della figlia di uno degli imprenditori più ricchi al mondo –e anche in questo caso resterete inchiodati alle pagine.

Anche una mostra d’arte può essere “partecipazione”. Impieghiamo tecniche personali, le più diverse, cerchiamo di guardare dentro quegli occhi, in tutta la loro profondità, ricordiamo la saggezza e la felicità di un tempo, diamo vita ai volti oscurati, alle sensazioni e alle emozioni, ai dolori che crescono di giorno in giorno e alle fughe sperate, alle urla e alle marce di quelle donne che ancora tentano la loro flebile rivoluzione, ma fino a quando?, alla nutrizione che viene sempre meno e ai volti dei bambini che cercano cibo, allo strazio di quelle madri e di quei padri costretti a vendere un figlio per poter sfamare gli altri rimasti a casa. Affidiamo allora a venti artisti, con la scultura, con l’acquerello, con la pittura, con la ceramica raku, l’idea e il compito di guardare a quell’universo femminile. Sono Franca Baralis, Ines Daniela Bertolino, Nadia Brunori, Raffaella Brusaglino, Luca Ciavarella, Luisella Cottino (di rilievo il suo acquerello “Non solo macchie blu”, la fuga di tre donne in un oscuro paesaggio di solitudine e rovine), Giuliana Cusino (i suoi colori – “Dalla finestra” – anche nella forzata reclusione), Piero Della Betta, Elisa Donetti, Maria José Etzi, Giuseppe Garau, Sonia Girotto, Susanna Locatelli (“Fatima”, una terracotta), Enrico Massimino, Mahtab Moosavi (significativa l’idea arabeggiante e soprattutto prosciugata di “Guardami” e “Abbandonatemi”), Patrizia Moretti, Oscar Pennacino, Elena Piacentini (ancora una fuga, in un panorama che sa di guerra e distruzione, di una madre con i suoi figli), Mara Tonso e Nino Ventura.
Da sabato 6 novembre prossimo dalle 18 si aprirà una nuova mostra retrospettiva digitale dedicata allo scultore Osvaldo Moi, dal titolo “From the world’s rooftop/ dal tetto del mondo”, opere scelte dal 2003 al 2021, a cura di Monica Nucera Mantelli.
su qualsiasi dispositivo, quali smartphone, tablet e PC, connessi alla rete, le oltre ottanta opere in rassegna, prodotte in poco più di un ventennio dallo scultore originario di Silius, in provincia di Cagliari. La mostra è suddivisa in tre sezioni, di cui la prima è dedicata alle opere ispirate alle “Religioni, difese e Superstizioni”; la seconda illustra i lavori che rappresentano denunce, fughe e abbandoni; la terza è dedicata al tema delle bellezze e delle elevazioni.
Osvaldo Moi, che ha svolto la professione di elicotterista come Sottoufficiale, sin dall’infanzia ha mostrato una propensione per l’arte della scultura e per la performing art. La sua vena creativa ha preso avvio a scuola, quando, lontano dagli occhi della maestra, utilizzava i temperini per intagliare le matite, creando così piccole sculture.
In questo ambito ha realizzato numerosi progetti benefici, tra cui il Trofeo per la gara di Golf del Monte Carlo Golf Club organizzato da Helga Piaget per la Fondazione Passion Sea. L’organizzazione no profit sostiene temi molto cari all’artista, quali la sfida umanitaria volta a ripristinare la qualità dell’acqua sul pianeta, a favore di un approccio più consapevole dell’importanza di proteggere i mari, gli oceani, i laghi e i fiumi. Molti anche i ritratti da lui realizzati, tra cui quello di Giorgio Napolitano, Emanuele Filiberto di Savoia, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, il principe Alberto II di Monaco, Renato Zero, Silvio Berlusconi, Walter Veltroni e Vittorio Sgarbi.

“Platone diceva che la musica è per l’anima ciò che la ginnastica e per il corpo”.