La mostra Apart Fair alla Promotrice di Belle Arti di Torrino ha aperto, con la sua quinta edizione, la serie di rassegne dedicate da Torino all’arte contemporanea e non
La settimana torinese tutta dedicata alle arti anche contemporanee è stata introdotta quest’anno dalla mostra “Apart fair”, apertasi lo scorso 3 novembre fino al 7 novembre e giunta alla sua quinta edizione.
Nella storica palazzina della Promotrice di Belle Arti Apart si consolida quale l’appuntamento più importante in Piemonte nell’ambito del mondo dell’antiquariato e tra i più significativi a livello nazionale, con quaranta espositori provenienti da tutta Italia e dall’estero. Si trovano, così, raccolte e esposte le loro opere migliori dall’archeologia al design contemporaneo, interessando continenti diversi dall’Europa all’Asia fino all’America.
All’interno dell’esposizione sono anche presenti contaminazioni contemporanee possibili grazie alla collaborazione con la galleria Franco Noero per l’inserimento nel salone centrale di una grande scultura di rilievo internazionale, dal titolo “Black Fern”di Mark Handforth. È anche presente una mostra collaterale di manifesti esposti riguardanti i concerti tenuti dai Pink Floyd. Sono, infatti, esposti ben trenta manifesti originali già presenti nella Pink Floyd Exhibition, promossa dal Victoria and Albert Museum, risalenti alla fine degli anni Sessanta e rappresentanti la fase psichedelica di questo tipo di produzione.
Anche emozionante l’esposizione al pubblico, per la prima volta, della Madonna Consolata di Antoniazzo Romano, commissionataprobabilmente dal cardinale della Rovere all’artista sul finire del Quattrocento, insieme a quella conservata nel Santuario della Consolata, e presentata nella rassegna dalla galleria L’Estampe di Torino, che espone, nel suo stand, anche manifesti di Razzia, uno dei massimi artisti al mondo nel campo dei manifesti e dell’illustrazione pubblicitaria del secondo Novecento.
Di grande interesse anche l’omaggio tributato a Torino da parte della galleria Previtali di Bergamo che, dopo 150 anni, ha riportato alla Promotrice di Belle Arti la scultura di Antonio Tantardini ( Milano 1829-1879), dal titolo “La bagnante”. Presentata alla stessa Promotrice nel 1870, riscosse un successo straordinario e fu anche presente alle Esposizioni Universali di Londra e Filadelfia, tanto che all’artista ne vennero richieste repliche per la collezione Rotschild e il Museo di Buenos Aires.
Altre opere di notevole interesse, esposte presso lo stand della galleria torinese Bertola, sono i gessi di Edoardo Rubino, artista torinese di fine Ottocento. Si tratta dei bozzetti per i gruppi plastici monumentali del Padiglione delle Belle Arti al Valentino, realizzati in occasione della Prima Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna di Torino nel 1902.
Edoardo Rubino, che frequentò i corsi serali di Plastica Ornamentale all’Accademia Albertina di Belle Arti tenuti dallo scultore Luigi Belli, fu poi ammesso in seguito al Corso superiore di Scultura della stessa Accademia, divenendo allievo di Odoardo Tabacchi. Rappresentò una delle firme più significative in campo scultoreo tra Otto e Novecento non soltanto a Torino, ma anche in campo internazionale. Fu pluripremiato e autore di importanti monumenti cittadini, da quello dedicato a De Amicis alle sculture per il caffè Baratti & Milano in piazza Castello, oltre ad essere uno scultore molto amato e richiesto dalla famiglia Agnelli.
Nella rassegna di antiquariato non mancano quadri di noti artisti che si collocano tra fine Ottocento e pieno Novecento, quali Lorenzo Dalleani, Filippo De Pisis, Emilio Vedova, Giorgio De Chirico, Mario Sironi e Salvatore Fiume.
Un contest fotografico coinvolgerà all’interno della mostra gli studenti dei corsi di fotografia dello IED, Istituto Europeo di Design. La giuria sarà presieduta dall’avvocato Fulvio Gianaria e coordinata dall’artista Bruna Biamino.
L’evento è organizzato dall’Associazione Piemontese Antiquari A.P.A, in collaborazione con ASCOM Confcommercio Confcommercio Torino e Provincia e Federazione Italiana Mercanti d’Arte F.I.MA., con il patrocinio del Comune di Torino, Regione Piemonte e contributo della Camera di Commercio di Torino.
Mara Martellotta
Doppia inaugurazione nei giorni scorsi alla “GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea” di Torino. Con la prima si é inteso presentare il nuovo allestimento delle Collezioni permanenti del “Contemporaneo” alla luce di un rafforzato percorso che mette in mostra 56 opere (molte delle quali mai esposte negli ultimi anni, se non per brevi periodi) a firma di 33 grandi artisti di diverse generazioni, appartenenti alla più blasonata scena artistica dell’avanguardia internazionale: dalla serba naturalizzata statunitense Marina Abramovic, la “nonna della performance art” (sua autodefinizione), al sudafricano William Kentridge, al cubano Kcho, fino al britannico Liam Gillick, solo per citarne alcuni. La seconda, dal titolo “Luigi Ontani. Alam Jiwa & Vanitas”, ha invece focalizzato l’attenzione su oltre 130 opere su carta alle quali l’artista settantottenne di Vergato ha rimesso mano negli ultimi due anni. La personale di Ontani, visitabile fino al 30 gennaio del prossimo anno, a cura di Elena Volpato, è un “meraviglioso” gioiello di istrionica fantasia che non poteva che trovare spazio nella “Wunderkammer” del Museo di via Magegenta.
coerentemente nei decenni successivi, come già dimostrato con la mostra “Strangers. Tra informale e pop dalle collezioni GAM”, realizzata nel 2012. Non solo. Se infatti, fino a pochi decenni fa, era normale, in certo senso, aprirsi in primis all’arte parigina e a quella americana, negli ultimi 25-30 anni nella collezione GAM sono altresì entrate, accanto ad opere di provenienza europea, altre arrivate da culture e linguaggi espressivi estremamente diversi – dalla Cina, da Cuba e dall’Africa ad esempio – ormai itineranti e ampiamente accolte nel più sofisticato circuito artistico globale.
Con “Alam Jiwa & Vanitas” Luigi Ontani porta in mostra 130 opere su carta, che sono una rivisitazione pittorica di disegni a china realizzati fra gli anni Ottanta e Novanta: un affascinate “microcosmo intriso del suo immaginario”, cui già ci aveva abituato con i celebri “tableaux vivants” e con la “Stanza delle Similitudini”. Qui si aggiungono estranianti elementi di “sacro” e “profano”, cui non poco deve avere influito il suo ritiro a Bali durante il periodo del lockdown. “Anche questa mostra – scrive Elena Volpato – è un ambiente-mondo attraversato da un’unica ghirlanda allegorica di innumerevoli figure e significati, sacri e profani, della cultura d’Oriente e d’Occidente”. Il tutto sotto il segno della “Natura dell’anima” (come recita il titolo dal balinese) e della “Vanità”. Segni da scoprire “come una cifra nascosta, tra le sinuose linee dell’opera di Ontani”.
E’ stato davvero un piacere per me intervistare Giancarla Tiralongo e partecipare alla presentazione del suo libro,
Il 16 novembre 1840 Balzac annunciava a Madame Hanska: “A partire dal momento in cui riceverete questa lettera, scrivetemi al seguente indirizzo: M. de Breugnol, rue Basse n.19, Passy, vicino a Parigi. Sono là, nascosto per qualche tempo (…) Ho dovuto spostarmi molto rapidamente e devo restare là”. Per la sua casa di rue de Batailles, a Chaillot, dove aveva vissuto tra il 1835 e il 1838, aveva utilizzato uno pseudonimo femminile, “Veuve Durande”, “Vedova Durande”, mentre per Passy è diventato Monsieur de Breugnol.
“La mia opera ha la sua geografia come ha la sua genealogia e le sue famiglie, i suoi luoghi e le sue cose, i suoi personaggi e i suoi fatti; come ha il suo stemma, i suoi nobili e i suoi borghesi, i suoi artigiani e i suoi popolani, i suoi politici e i suoi dandys, i suoi eserciti e infine tutto il suo mondo” scrive Balzac. La morte prematura, avvenuta a soli 51 anni, ha impedito a Balzac di unificare l’opera e, probabilmente, di effettuare altre revisioni, altre correzioni.
Le singole vite si trasformano nelle vite degli altri, nelle vite di tutti, nelle nostre vite ed è facile per il lettore ritrovare un po’ di sé nei personaggi e nella complessità delle loro relazioni esattamente come in tutti loro è fortissima l’influenza dell’autore. Scriveva, infatti, Charles Baudelaire: “Insomma in Balzac ciascuno, anche le portinaie, ha del genio. Tutte le anime sono piene fino al collo di volontà…”.
pronuncia al cimitière du Père Lachaise.






Un climatologo, di quelli che vanno oggi per la maggiore, volto noto della Tv. E un attore comico, anche lui di ampia notorietà e forte richiamo. Luca Mercalli e Giobbe Covatta. Sono loro i prossimi ospiti della rassegna “CuneiForme 2021”, realizzata dall’Associazione Culturale “Progetto Cantoregi” e da “Le Terre dei Savoia”, dedicata quest’anno al tema di assoluta attualità del “riCostruire”. Primo appuntamento, il prossimo venerdì 5 novembre, con Luca Mercalli, climatologo torinese, classe ’66, presidente della “Società Meteorologica Italiana” e docente di “Sostenibilità Ambientale” (materia che lui stesso sperimenta ogni giorno in prima persona “vivendo in una casa a energia solare, viaggiando in auto elettrica e coltivando l’orto”) presso l’“Università di Torino-SSST”, in Svizzera e in Francia. Mercalli terrà al Teatro “Politeama” di Bra ( piazza Carlo Alberto 23, ore 18,30) una lezione dal titolo “Noi e l’ambiente”, incentrata sul tema attualissimo dell’“emergenza climatica”. Com’è cambiata la nostra relazione con l’ambiente? Come “riCostruire” un rapporto sano e rispettoso con l’ambiente, l’ecosistema, il clima? Sono alcune delle domande a cui la lezione di Mercalli darà sicuramente convincenti risposte. L’incontro, aperto al pubblico e gratuito, è realizzato in collaborazione con la Città di Bra.
Si trascurava l’Alto Medioevo forse per non perdere troppo tempo con dei barbari sanguinari che uccidevano solo e si comportavano in modo selvaggio, per esempio strappando con le mani la carne da mangiare, divorando il cibo come animali, un po’ come si vede nei film. Ebbene, oggi sappiamo qualcosa di più. Teodorico e la sua corte gota erano tutt’altro che barbari e già 1500 anni fa mangiavano a tavola con forchette, cucchiai e coltelli. Usavano le posate, perbacco, come noi.
appartenessero a un personaggio così importante.
sparisce e tra le rovine gli studiosi trovano anche sette delicatissimi cucchiai insieme a un piccolo piatto. Inizialmente si parla di “tesoretto bizantino” ma ulteriori più dettagliati studi datano quel prezioso materiale all’epoca di re Teodorico che sigla il manico di un cucchiaio. Una firma reale tutta speciale con una croce e sei lettere.