In anteprima a Saluzzo il nuovo spettacolo di “Progetto Cantoregi”
Giovedì 15 settembre, ore 21
Saluzzo (Cuneo)
“Un inno alla natura, un monito al rispetto dell’ambiente”. E un omaggio al protagonista delle terre cuneesi e del Basso Piemonte: il Monviso, con i suoi 3.841 metri, la montagna più alta delle Alpi Cozie, soprannominata per questo il “Re di pietra”. Tratto dal libro “La leggenda del Re di Pietra” della pinerolese Silvia Bonino (professore onorario nella “Facoltà di Psicologia” dell’Università di Torino) edito nel 2013 da “Araba Fenice”, questo vuol essere lo spettacolo teatrale “Il gigante. La leggenda del Re di Pietra” che l’Associazione Culturale “Progetto Cantoregi” porterà in scena in anteprima, giovedì 15 settembre (ore 21), presso il “Monastero della Stella” , in piazzetta Trinità 4, a Saluzzo (Cn). Al centro della storia, proprio lui, il Re Monviso ( riconosciuto formalmente nel 2013 come “Riserva della Biosfera nazionale e transfrontaliera” nel programma UNESCO “Man and Biosphere”) raccontato attraverso un monologo, interpretato da Alessio Giusti – Compagnia Teatrale Saluzzese “Primoatto” – che affonda le radici in una leggenda tramandata dalla notte dei tempi.

Quando Re Vesulo e la sua sposa Besimauda regnavano in tutta la Val Varaita. “Come spesso succede – narra la favola – tra moglie e marito, i due ebbero una discussione riguardo l’atteggiamento del re verso le dame di corte Vallanta e Soustra. Cosi Vesulo perse le staffe e scalciò Besimauda fuori dal reame. La regina, esiliata ed infastidita, imprecò contro il re talmente forte che gli dei, irritati da tanto baccano, si scagliarono contro la coppia e l’ira divina sfogò tramutando Vesulo e Besimauda in pietre. Vesulo pentito del suo gesto espresse agli dei un ultimo desiderio: che lui e la sua sposa fossero posti talmente in alto da potersi almeno guardare in viso. Gli dei lo accontentarono, cosi Vesulo, il ‘Re di Pietra’ o di Viso, e la sua dama Besimauda o Bisalta, vennero posti al di sopra di tutti i monti, destinati per l’eternità a guardarsi da lontano rimpiangendo il loro litigio”. Una leggenda “ecologica”, che ha per protagonista la natura ed i venti dell’ovest, dell’est, del sud e del nord che dialogano con il gigante di pietra, narrandogli le strabilianti avventure dell’umanità. “Una storia per tutti, con un messaggio di vita eterno quanto le montagne”.
Progetto e composizione sono a firma di Marco Pautasso e Fabio Ferrero. Di quest’ultimo anche la regia. Coro dei venti: Irene Avataneo, Elide Giordanengo, Manlio Pagliero e Federico Scarpino. Prenotazione consigliata: tel. 0175/291447 o
www.monasterodellastella.it/prenotazioni.
Dopo l’anteprima di Saluzzo, lo spettacolo debutterà il prossimo venerdì 28 ottobre (ore 21) alla “Soms” di via Costa 23, a Racconigi (Cn). Ingresso: 10 Euro intero / 8 Euro ridotto. Prenotazione consigliata: tel. 349/2459042 o info@progettocantoregi.it .
g.m.
Nelle foto:
– Alessio Giusti
– La locandina dello spettacolo



Il Terzo Reich, dal giugno del 1940, vi aveva installato una delle più importanti basi per i sommergibili della Kriegsmarine e per questa sua posizione strategica subì 165 bombardamenti aerei da parte degli Alleati che provocarono quasi un migliaio di morti e centinaia di feriti gravi. La grande offensiva alleata nel settore occidentale del fronte di Normandia, denominata “operazione Cobra”, aveva come obiettivo la conquista dei porti e quello di Brest, principale base della marina francese prima della guerra, era il più a ovest e il più importante per garantire i rifornimenti alle truppe d’invasione. Una carneficina che ispirò anche una delle più importanti poesie di sempre. “Rappelle-toi Barbara. Il pleuvait sans cesse sur Brest ce jour-là. Et tu marchais souriante. Épanouie ravie ruisselante. Sous la pluie (Ricordati Barbara. Pioveva senza sosta quel giorno su Brest. E tu camminavi sorridente. Serena rapita grondante. Sotto la pioggia)”. Barbara è tra le poesie più famose di Jacques Prévert. Nel 1946, terminata la guerra, non più giovanissimo ( era nato a Neuilly-sur-Seine il 4 febbraio del 1900, all’alba del secolo breve) pubblicò la raccolta di poesie Paroles dove troviamo anche questo poema che figura tra i più belli di Prévert. Dopo il periodo surrealista, i testi delle canzoni, l’attività teatrale con il Gruppo d’Ottobre, le collaborazioni cinematografiche con Jean Renoir e Marcel Carné e nuovamente l’attività teatrale, videro la luce queste poesie ( insieme ad altre, raccolte in Histoires) che, nell’edizione curata da René Bertelé per Le Point du Jour, ebbero un enorme successo. In perfetta sintonia con il clima culturale del tempo la silloge poetica rappresentò una novità assoluta e dirompente, mostrando una potenza evocativa intrisa da quell’ansia bruciante di andare oltre le pagine dei libri per entrare prepotentemente nella vita di tutti i giorni. Già dai primi versi Prévert delineò il luogo in cui l’opera era ambientata: la città di Brest, importante porto bretone nel dipartimento del Finistère. La città era stata quasi completamente distrutta da un devastante bombardamento nell’estate del 1944. La pioggia di bombe l’aveva rasa al suolo a tal punto che solo qualche vecchia fortificazione medievale in pietra aveva miracolosamente resistito. Il padre di Prévert era bretone e proprio in Bretagna il piccolo Jacques aveva trascorso parte della sua infanzia portando con sé per tutta la vita l’impronta di quella terra battuta dai venti e impregnata dall’odore salmastro dell’oceano. Barbara, con il suo lungo testo vide il poeta esprimersi in prima persona, filtrando il ricordo di una ragazza, osservandone gli incontri , i gesti e i movimenti mentre felice correva incontro al suo uomo e lo abbracciava. Emozioni e sorrisi che si tradussero in versi diventati immagini indimenticabili e senza tempo, vere e proprie icone per intere generazioni, veloci e brevissime incursioni su un avvenimento tanto doloroso, dove l’intimità di una storia d’amore s’incuneava nella più grande storia francese. Così la quasi anonima Barbara venne trasformata da Prèvert da vittima in un potente simbolo, donandogli l’immortalità, contestando l’orrore della guerra che, ieri come oggi, uccide anche gli amori felici come quello di Barbara e dell’uomo che la chiamava al riparo di un portico mentre “pioveva senza tregua su Brest”.

Piuttosto originale è poi stata la “Passeggiata con l’artista”, avvenuta alle 17.30, per raggiungere lo spazio ex Lancia, oggi più noto come “Cumiana 15”, situato in prossimità dell’atelier, in cui e stato possibile visionare, insieme all’autore, le svettanti sculture allestite per l’occasione sulle pareti dell’edificio.

