FONDAZIONE EGRI per la DANZA
diretta da Susanna Egri e Raphael Bianco
I PUNTI DANZA 2021-2022
PIETÀ PER ICARO
Compagnia Francesca Selva
TEATRO MATTEOTTI
Via Matteotti, 1 Moncalieri
Martedì 30 novembre 2021 ore 21
Martedì 30 novembre alle ore 21 continua la Stagione Itinerante de IPUNTIDANZA 2021/2022 della Fondazione Egri per la danza al Teatro Matteotti di Moncalieri con lo spettacolo Pietà per Icaro della Compagnia Francesca Selva.
“(Figlio figlio, povero figlio). Conosciamo la storia: la tracotanza di Icaro viene esaltata dal volo, sempre più vicino al sole, l’astro più importante del cielo che ci sovrasta. Disobbedisce al padre e.… precipita. Vittima della sua insolenza. E se invece Dedalo fosse responsabile della morte del figlio? Dedalo il genio, il Leonardo ante-litteram della mitologia greca, l’ingegnere costruttore…come ha potuto lui stesso dimenticarsi di essere stato giovane? Come sottovalutare l’euforia, l’entusiasmo, la follia dell’emozione che un giovane cuore sperimenta per la prima volta? Come non essere orgoglioso di un figlio che sfida il potere del sole, che vuole andare oltre alla mediocrità di una vita che ti lascia poi prigioniero e senza sogni? Icaro ha volato troppo in alto. Essere punito per un sogno. Non è forse quello che la mediocrità della morale comune vuole?”
Partendo dalla libera interpretazione della storia mitologica di Dedalo ed Icaro, quello che ha interessato la Compagnia è il concetto del labirinto, decodificando una metafora della società odierna. Dedalo è stato l’artefice, il costruttore del labirinto, ma non riesce nemmeno lui a trovare la via di uscita. Diventa lui stesso vittima e prigioniero, insieme al figlio Icaro. Il rapporto padre-figlio, lo scontro generazionale, apre lo scenario di una perdita sostanziale di quei valori, quei riferimenti anche di coscienza politica e sentimentale, che disorientano il padre, colpevole di non aver avuto la lungimiranza di tutelare il futuro del figlio e delle nuove generazioni.
“IPUNTIDANZA 2021/2022 sono una rassegna di grande prestigio e la collaborazione tra la Fondazione Egri e Moncalieri è stata avviata ormai 6 anni fa, e da allora confermata convintamente ad ogni successiva stagione – dichiara soddisfatta l’assessore alla Cultura di Moncalieri Laura Pompeo – Una rassegna ricca, versatile e itinerante, ai vertici dell’intrattenimento e della ricerca artistica, che ha portato a Moncalieri produzioni splendide, nelle più prestigiose e suggestive location della città, tra cui il Castello Reale, le Fonderie Limone, Cascina Le Vallere”.
Pietà per Icaro
Progetto per un attore e un danzatore
Coreografia: Francesca Selva
Soggetto: Marcello Valassina
Interpreti: Roberto Gonnelli, Luciano Nuzzolese
La Stagione Itinerante de IPUNTIDANZA 2021/2022 è realizzata con il patrocinio di: Città di Torino, Città di Moncalieri, Città di Vigliano Biellese, Città di Verbania, Città di Cuneo
e con il sostegno di: MIC – Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Fondazione CRT, Fondazione CRB, Fondazione CRC, TAP, Città di Moncalieri
La Stagione Itinerante de IPUNTIDANZA 2021/2022 focus Torino-Moncalieri è in collaborazione con: Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani, OGR – Officine Grandi Riparazioni, Associazione COORPI, Officina della Scrittura, Aurora
Media partner della Rassegna Interscambi Coreografici: Il Biellese, Radio Energy, Sipario, DanzaSi, La Guida.
Ufficio Stampa: Cristina Negri – cristina.negri@fastwebnet.it – cell. 333 8317018
INFO E PRENOTAZIONI: promozione@egridanza.com / 366.4308040
BIGLIETTI: Intero € 15 Ridotto € 12 (over 65, under 12) Ridotto scuole e gruppi di 5 persone in su € 10
PROMOZIONE SCUOLE DI DANZA. Per le scuole di danza si offre la possibilità di prenotare in gruppo: il costo del biglietto per persona è di 10 euro (al posto del biglietto intero a 15 euro o ridotto a 12 euro) mentre qualora si volesse partecipare anche allo spettacolo del 23 novembre (Cigno): promozione speciale scuole di entrambi gli spettacoli sarà di 15 euro totali.
Per usufruire di tale promozione chiediamo di prenotare o di contattarci entro e non oltre giovedì 18 novembre entro le ore 18.00



Animali, in gran numero, esotici e domestici. E autoritratti. Tanti. Disarmante e geniale nella ricerca di un’autoviolenza atroce e distruttiva é l’“Autoritratto con mosche” realizzato nel ’57 e di certo fra i più interessanti e dolorosamente amari nel gruppone di quelli posti in mostra. Il volto come sempre di sguincio, nessuna concessione alla benché minima positività, le mosche artigliate al collo e all’occhio destro che sembra trasudare sangue, il cranio malformato dal rachitismo sviluppato (insieme al “gozzo”) fin dall’infanzia, ogni singola imperfezione volutamente accentuata con pennellate di colore che calano sulla tela come sciabolate mortifere. In volo due corvacci, gracchianti dolorose cantilene foriere di oscuri presagi. Sofferenza. Dolore. Compagnia assidua di una vita disperata. Di un’infanzia negata. Di continue entrate e uscite dai manicomi.”Questo è il mio volto, se volete non ‘gradevole’, ma questo io sono” sembra dire l’artista, impegnato a rendersi ancor più “sgradevole”, autolesionista all’eccesso in una sorta di autoironica rappresentazione, esorcizzante forse il suo profondo malessere interiore. Antonio Ligabue, al secolo Laccabue (dal cognome del patrigno che egli rifiutò per tutta la vita) si trovava allora a Gualtieri, nel Reggiano, dov’era arrivato nel ’19, dopo aver aggredito la madre adottiva durante una lite. Arrivava dalla Svizzera (era nato a Zurigo, nel 1899) e aveva già conosciuto l’affidamento adottivo, la vita randagia, le case di cura.
A Guatieri dove visse come “straniero in terra straniera” era, per tutti o quasi, “Toni el matt”, nonostante in alcune opere come nel superbo “Autoritratto con cavalletto”, egli ami raffigurarsi vestito di tutto punto mentre en plein air dipinge un trionfante gallo. Un Toni quasi irriconoscibile, come i “normali” lo avrebbero voluto. Ampio spazio è dedicato in mostra anche alla scultura (oltre venti opere in bronzo, soprattutto di animali) cui l’artista iniziò a dedicarsi fin dai primi anni di attività usando al principio la creta del Po, resa più malleabile attraverso una lunga masticazione e solo più tardi ricorrendo alla cottura. E infine, altro filone ben narrato in mostra, quello dei paesaggi padani, dove sullo sfondo irrompono le raffigurazioni dei castelli e delle case, con le loro guglie e bandiere al vento, della natia e mai dimenticata Svizzera. Qui troviamo un velo di fanciullesca pittura “naive”. Ma solo un velo. Perché Ligabue fu soprattutto un grande “espressionista tragico” e, per certi versi, un “primitivo” alla Rousseau il Doganiere, pur se affascinato da van Gogh, non meno che da Klimt, dai “fauves” e dagli espressionisti tedeschi. Un artista diventato “mito”. Forse a sua insaputa. Mitizzato dall’attenzione dei rotocalchi degli anni Cinquanta fino a quella a lui ancor oggi riservata dal teatro (“Un bes” di Mario Perrotta) e dal cinema (dal recente “Volevo nascondermi”) di Giorgio Diritti. In mostra, a tal proposito, non mancano anche testimonianza dirette di autori, registi ed attori.