Dopo una lunga interruzione la rassegna I Concerti del Lingotto è pronta a ripartire presso l’Auditorium Giovanni Agnelli, confermando la realizzazione dei due concerti già previsti nel mese di maggio e annunciando la riprogrammazione di altri due appuntamenti annullati nei mesi scorsi, portando così a 4 i concerti previsti prima della pausa estiva.
lunedì 10 maggio 2021
Accademia Bizantina, Ottavio Dantone, Alessandro Tampieri
Sarà l’Accademia Bizantina di Ottavio Dantone a dare inizio, lunedì 10 maggio, alla ripresa delle attività sotto il segno di Antonio Vivaldi. Originariamente previsto nel mese di dicembre e già da tempo riprogrammato in maggio, il concerto si colloca nell’ambito del secondo capitolo del progetto Vivaldinsieme realizzato in collaborazione con l’Istituto per i Beni Musicali in Piemonte e mantiene l’iniziale formulazione in doppio turno. Il programma della serata propone alcune scintillanti pagine del Prete Rosso tratte dal corpus della produzione per archi con i Concerti senza solista RV 118, 138, 161, 167 e i Concerti per violino RV 273 e viola d’amore RV 394 affidati all’archetto di Alessandro Tampieri.
ORARI:
Turno A: 17.15
Turno B: 20.00
L’orario di inizio dei due turni, originariamente previsti per le 18.00 e le 21.00, è stato anticipato per consentire il rientro del pubblico a casa entro l’orario di entrata in vigore del coprifuoco.
BIGLIETTI
Prezzo unico solo Platea A: 54 €
Nuovi biglietti in vendita su www.anyticket.it a partire da sabato 1 maggio e in biglietteria nei giorni 7, 8 e 10 maggio.
NB: I biglietti già acquistati per la data di dicembre mantengono la loro validità.
venerdì 21 maggio 2021
Les Dissonances, David Grimal, Mario Brunello, Lucas Debargue
Esordio al Lingotto venerdì 21 maggio per il gruppo francese Les Dissonances, protagonista di un concerto monografico dedicato a Ludwig van Beethoven, con la partecipazione eccezionale dei solisti Lucas Debargue, David Grimal e Mario Brunello, interpreti del Triplo concerto per pianoforte, violino e violoncello op. 56. Completa il programma la Sinfonia n. 4 in si bemolle maggiore op. 60.
ORARI:
Turno unico: 19.00
L’orario di inizio, originariamente previsto per le 20.30, è stato anticipato per consentire il rientro del pubblico a casa entro l’orario di entrata in vigore del coprifuoco.
BIGLIETTI
Prezzi: da 44 a 54 € – 25% di sconto per chi acquista più di un biglietto.
Biglietti in vendita su www.anyticket.it a partire da giovedì 6 maggio e in biglietteria nei giorni 7, 8, 10, 19, 20 e 21 maggio.
mercoledì 30 giugno – giovedì 1 luglio 2021
Orchestra da Camera di Mantova, Alexander Lonquich
(integrale dei Concerti per pianoforte di Beethoven)
Programmato inizialmente come appuntamento inaugurale della stagione 2020-2021 e successivamente riprogrammato a dicembre, il doppio concerto beethoveniano dedicato all’integrale dei Concerti per pianoforte, eseguiti in due serate da Alexander Lonquich alla guida dell’Orchestra da Camera di Mantova, trova una nuova collocazione come appuntamento di chiusura di stagione nelle giornate del 30 giugno (1°, 2° e 3° Concerto) e 1 luglio (4° e 5° Concerto). Viene mantenuta la formulazione originaria in doppio turno.
ORARI:
Turno A: 17.30
Turno B: 21.00
L’orario di inizio dei due turni potrebbe subire variazioni a seconda di quella che sarà la normativa vigente in materia di coprifuoco.
BIGLIETTI
Prezzi, settori e calendario di vendita saranno comunicati entro la fine di maggio.
NB: I biglietti già acquistati per le date di novembre mantengono la loro validità.
Ulteriori informazioni e aggiornamenti sul sito www.lingottomusica.it
La stagione 2020-2021 è resa possibile grazie al sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Piemonte, Città di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo (maggior sostenitore), Fondazione CRT, Reale Mutua, Banca del Piemonte, Vittoria Assicurazioni, Lingotto 2000, IPI, Lavazza, Arriva, Acqua Sant’Anna, Alfa Romeo, AON e Banca Sella.
“Le sedie” dunque, “un classico” capace d’arrivare oggi placidamente senza scombussolare più di tanto gli spettatori degli anni Duemila, abituati a ben altro. Con il titolo confratello sono il manifesto di quel teatro dell’assurdo – tradotto da noi dall’estro e dall’intelligenza di Gian Renzo Morteo – che fece la filosofia teatrale e la fortuna dell’autore franco-rumeno, il panorama su un mondo malato e squinternato anche nel linguaggio, spezzettato e controcorrente in tutti i suoi nonsense, nei suoi rapporti malati, nelle convenzioni sociali da buttare al macero. Nello spazio delle Fonderie Limone di Moncalieri, nello spettacolo (finalmente) messo in scena dallo Stabile torinese con la regia di Valerio Binasco (repliche sino al 16 maggio), ritroviamo, forse all’indomani di un evento apocalittico, in un enorme stanzone polveroso, un battuto terroso dove rotolano sassi, una grande finestra unico sguardo sul mondo, aperta su un oceano ormai privo di vita, un ammonticchiarsi di sedie su di un lato (la scena è di Nicolas Bovey), lui e lei (Semiramide, remissiva e servizievole, evanescente, una bella prova di Federica Fracassi) pronti a scambiarsi ricordi di una vita trascorsa insieme, forse settanta forse cento forse mille anni, mentre attendono l’arrivo dei loro ospiti, catturati tra le più disparate professioni e i più diversi ranghi sociali, che l’uomo ha convocato per una conferenza. È anche atteso un oratore, si dovrà pur ben fare una telefonata ad un Imperatore ossequiato e deriso per ottenere la sua approvazione. Ci vorranno sedie, tante sedie, all’arrivo di ognuno, parole di presentazione, ed ecco che Semiramide inizia a disporre in un relativo ordine sedie quasi ovunque.
Ionesco intesse con un ordine capovolto i piccoli rapporti di complicità della coppia, le loro solitudini, il desiderio di vivere e la stanchezza, le infermità, frantuma quel vecchio ordine in mille parti (Michele Di Mauro è l’emblema di quella scomposizione, e di quella catastrofe, a cominciare da quel linguaggio fatto a pezzi, da quel farfugliare continuo, da quel rincorrersi lento e affaticato delle sillabe: una prova d’attore assai bella e convincente). Binasco, da parte sua, mentre ci ricorda che “l’assurdo ha senso solo nella misura in cui gli venga negato il consenso” (sono parole di Camus), reclama il diritto di prendere i suoi personaggi, facendone due attori marcatamente truccati, e di smussare da essi e dal testo quel tanto di cattiveria – Binasco nelle note di regia parla di “odio”) – da parte dell’autore per il vecchio teatro e di far posto a quell’amore che sfocia poi in uno spazio ben più ampio, la vita. “Una storia di tenerezza umana”, fatta, capovolgendo inaspettatamente l’assurdo, “l’assurdo dell’assurdo”, di piccoli affetti, di gesti familiari, di premure coniugali, di gag quotidiane. Ma tutti si spegne, lui e lei s’avvicinano alla grande finestra e vi salgono sopra, per un salto nel vuoto, che è la negazione di tutto. Uno spettacolo che per 80’ tiene vivacemente attenta l’attenzione dello spettatore (tutti ben distanziati e felici di poter rioccupare le poltrone di una sala teatrale), ben diretto e ottimamente recitato, più e più volte applaudito al termine di una repliche: lo consigliamo in questa riapertura di cui non vedevamo l’ora, che ci auguriamo mantenga le proprie promesse, senza alcun passo falso.
Un avvenimento, sostenuto dal Consiglio regionale del Piemonte tramite il Comitato Resistena e Costituzione, che consente la visione di un centinaio di immagini inedite scattate con la sua Leica dal fotoreporter partigiano nella XIV Brigata Garibaldi durante la Resistenza. La selezione degli scatti è stata suddivisa in quattro momenti: la discesa della brigata in città, gli aspetti delle giornate insurrezionali (fucilazione di cecchini, morti in strada, segni della pietà popolare su luoghi di eccidi), la sfilata del 6 maggio 1945 (dove l’occhio del fotografo-pittore coglie soprattutto volti e gruppi nella folla) e i giorni antecedenti la smobilitazione delle brigate partigiane. Un’occasione importante per conoscere e apprezzare il lavoro di testimonianza di Felix De Cavero che riporta alla mente quanto scriveva il grande fotografo Henri Cartier-Bresson: “fare una fotografia vuol dire allineare la testa, l’occhio e il cuore. È un modo di vivere. Una fotografia non è né catturata né presa con la forza. E’ lei che si offre. È la foto che ti cattura”. Negli scatti di De Cavero sono impresse immagini che ci restituiscono alcuni dei momenti fondativi della nostra vicenda democratica e repubblicana c’è un discorso storico, un racconto visivo importantissimo. Le foto diventano fonte storica, testimonianza diretta degli eventi, capaci di suscitare, in chi le vede, emozioni e riflessioni che lasciano un segno profondo. In realtà quelle immagini hanno rappresentato un ritorno nella città della Mole se pensiamo che i torinesi, nell’agosto del ’45, durante la prima estate del secondo dopoguerra, videro qualche fotografia esposta nella prima mostra della Resistenza che De Cavero allestì su incarico del Comitato di liberazione nazionale.
Discendente da famiglia nobile spagnola ( il padre Antonio era stato ufficiale d’ordinanza di Garibaldi nella campagna dei Vosgi e poi colonnello nell’esercito degli Stati Uniti) Felix De Cavero nacque a Diano Marina nel dicembre del 1908. Diplomatosi nel ’30 all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, fu tra i pittori protagonisti dell’arte tra tardo futurismo e esperienze d’avanguardia a Genova e a Milano. Richiamato alle armi nel gennaio del ‘42 nel 1° Alpini, l’armistizio dell’8 settembre 1943 lo sorprese a Monforte, nelle Langhe, dove iniziò la sua attività nella Resistenza con le prime bande e, dal settembre 1944, nel comando della XIV brigata Garibaldi come fotoreporter e redattore del giornale “Stella Tricolore”, il periodico clandestino delle formazioni garibaldine langarole. Nell’agosto del ‘45 fu lui l’ideatore della prima mostra della Resistenza a Torino, esposizione che ripropose, ampliata, in Francia – a Nizza e Grenoble – e successivamente a Genova nel gennaio 1946. Il suo era uno sguardo sull’Europa che si ritroverà nell’esperienza artistica del dopoguerra. Nello stesso 1946 realizzò una mostra dell’esercito italiano su incarico del generale Clemente Primieri, già comandante del Gruppo di combattimento “Cremona”. Nel 1953 fu il creatore del Gruppo d’arte Decalage che operò per circa quarant’anni con rilevanti riconoscimenti nazionali e internazionali. Conclusa l’esperienza del gruppo dal 1991 si dedicò con la figlia Paola alla realizzazione di un nuovo ciclo di opere pittoriche, “Incantesimi”. Scomparve a Torino il 7 agosto 1994. Riposa nella tomba di famiglia al Cimitero Monumentale, accanto alla moglie Lucy Cristofoli. Una targa-stele, apposta dalla Città di Torino, ne ricorda la figura di artista e partigiano.








