Gigantesche, misteriose, indecifrabili ma terribilmente attraenti … Niente paura! Sono le opere del grande scultore inglese Tony Cragg
Fino all’8 gennaio 2023
“Ci sono molte più cose che non esistono di quelle che esistono”: pensiero e parole di Tony Cragg, fra i massimi e più acclamati esponenti della scultura contemporanea a livello mondiale. Pensiero e parole che ci fanno da guida sapiente nell’addentrarci in quell’universo di forme non poco spaesate e inquietanti che paiono essere misteriosamente calate da altri mondi per invadere la sacralità dei Giardini e dei magnifici esterni della “Reggia di Venaria”. Se infatti Cragg, classe ’49, nato a Liverpool ma dagli anni Settanta residente in Germania, a Wuppertal (dove ha dato vita nel 2008 allo “Skulpturenpark Waldfrieden”, un grande parco dove sono visibili le opere scultoree di tanti celebri artisti contemporanei) la pensa così, ci sentiamo decisamente meno impreparati e più incoraggiati ad affrontare la mostra – curata dal direttore della Venaria Guido Curto – e a lui dedicata, fino all’8 gennaio del prossimo anno, nel percorso espositivo permanente della Reggia, dal ’97 Patrimonio Mondiale dell’Umanità-UNESCO. Quelle opere di notevolissime dimensioni, monumentali, dalle forme mosse e sinuose, plasmate usando svariati materiali – dal bronzo al legno, dalla vetroresina all’acciaio – e in tanti casi in lite accesa (così sembra a prima vista) con le leggi dell’equilibrio, ci raccontano allora quale sia per l’artista il ruolo da lui attribuito all’arte scultorea.

Ovvero, partire dall’inquieta e straniante manipolazione della materia e dal suo casuale rapportarsi con l’ambiente reale di cui siamo parte (uomo e opera d’arte) per scoprire e dare vita a nuove forme e significati “ai sogni e ai linguaggi” ad essi associati. Di qui l’immensa, perfino indescrivibile, suggestione delle dieci sculture, realizzate da Cragg fra il 1997 e il 2021, allocate negli spazi esterni della Reggia ( dalla Corte d’Onore al Parco Alto dei Giardini fino all’atrio delle Scuderie Juvarriane ) “in una sorta di ridefinizione post – moderna dello stile Barocco e Rococò”. Non dissimili, per concezione filosofica, alle tre sculture in bronzo (Titolo: “Punti di vista”) dalle “insolite forme di colonne sinuosamente tortili, con spirali ellittiche che si elevano verso il cielo” e che svettano in bella mostra a Torino, in corso Sebastopoli, di fronte all’ingresso dello “Stadio Olimpico” (ex “Stadio Comunale”) così ridefinito in occasione delle Olimpiadi invernali di “Torino 2006”. Uguale meraviglia, altra location. Senza paragone. Di maggiore carica poetica, ovviamente, la mostra nei Giardini della Reggia. Che s’affianca, se vogliamo, a quella dedicata dalle “Gallerie degli Uffizi” alle opere di Cragg nel 2019 all’interno del “Giardino di Boboli”. Sedici opere disseminate nei luoghi più suggestivi del Giardino, nei pressi della “Grotta del Buontalenti”, nell’“Anfiteatro” e di fronte alla “Palazzina della Meridiana”. Teatro perfetto, per le sculture dell’artista. Al pari della “Reggia di Venaria”. “Infatti – ebbe giustamente a scrivere in quell’occasione Eike Schmidt, direttore degli ‘Uffizi’ – il tema della scultura nel parco è centrale nella poetica dello scultore e include necessariamente forme ispirate alla natura e alla sua forza misteriosa, che Cragg crea per suscitare una reazione forte nell’osservatore, che sia di pura emozione o di interpretazione intellettuale”.

Parallelamente alla mostra di Tony Cragg viene presentata ufficialmente alla Reggia, al centro del Gran Parterre dei Giardini (dov’è esposta in permanenza da diversi anni), anche l’opera “Dove le stelle si avvicinano di una spanna in più” di un altro grande maestro contemporaneo, Giovanni Anselmo, 88 anni, di origini eporediesi, esponente di spicco di quell’“Arte Povera” che a Torino accomunò – sotto le ali protettive del grande critico Germano Celant – artisti della levatura di Mario e Marisa Merz, di Giuseppe Penone e Gilberto Zorio, per citarne alcuni. Doveroso rendere omaggio oggi ad Anselmo. Scrive in proposito Guido Curto: “Questo suo lavoro, costituito da sei gigantesche lastre di granito nero, con sopra scandita e incisa in profondità la scritta che dà origine al titolo, rimanda a una sorta di bradisismo alto approssimativamente quanto la misura di una mano aperta; l’opera, su cui si può salire, consente alle stelle, che notte e giorno si avvicendano sulla sua verticale, di avvicinarsi di una spanna in più”.
Gianni Milani
“Tony Cragg alla Reggia di Venaria”
Reggia di Venaria, piazza della Repubblica 4, Venaria Reale (Torino), te. 011/4992300 o www.lavenaria.it
Fino all’8 gennaio 2023
Orari: dal mart. al ven. 10/13 e 13,30/15,30; sab. dom. e festivi 10/13 e 13,30/17
Ph: Pino Dell’Aquila
– Tony Cragg: “Runner”, bronzo, 2015
– Tony Cragg: “Senders”, fibra di vetro, 2018
– Tony Cragg: “Outspan”, bronzo, 2008
– Giovanni Anselmo: “Dove le stelle si avvicinano di una spanna in più”, lastre di granito con iscrizioni incise, 2001 – 2013

Di Piero io ricorderò soprattutto l’indipendenza, lo spirito critico, la calma anglosassone del parlare. Piero Angela con il suo distacco cordiale, proprio dell’uomo di scienza che sapeva condividere con gli altri le sue conoscenze, è stato un unicum neppure solo sul piano televisivo. La boria dei colti non gli apparteneva e anche gli incolti refrattari ai temi della cultura scientifica, dovevano un qualche modo dargli ascolto. Ricordo che una volta quando Norberto Bobbio concesse l’Aula Magna dell’Accademia delle scienze alla CGIL che confuse quella sede prestigiosa con la Camera del lavoro, attivando una polemica dozzinale e faziosa, Angela mi disse il proprio disgusto. Angela veniva da solidi studi costantemente aggiornati nel corso dei decenni come si impone ad un uomo che studia la scienza. Non aveva amato i suoi professori del “d’Azeglio“ dove non tornava volentieri. Ricordava invece con affetto la sua compagna Bertini che fu anche il suo primo amore e me lo fece conoscere. Fu certamente un grandissimo divulgatore che rifiutò sempre la semplificazione a cui il piccolo schermo condanna per conquistare pubblico. Anche la semplificazione ideologica gli fu estranea e rifuggi ‘ dall’impegno politico. Amico di Pannella , sentì fastidio per la Bonino. Basti pensare per capire lo stile Angela ad un suo collaboratore come Alessandro Barbero che gli deve la sua notorietà. Tanto semplificatore e fazioso è Barbero, quanto equilibrato, chiaro e profondo era Angela. Appartenne ad una famiglia illustre del Canavese, il padre medico ebbe una clinica in cui salvo ‘ molti ebrei. Aveva vissuto lui stesso il dramma della guerra civile e una volta mi raccontò il suo orrore per la fine barbaramente inumana a cui fu condannato un giovane repubblichino di Salo’ nei giorni della fine di aprile 1945 . Non era un uomo di parte, mantenne sempre l’onestà intellettuale dell’uomo libero e questa resta la sua più grande lezione intellettuale e civile. Ha fatto bene l’amico Gilberto Pichetto Fratin a proporre come viceministro un francobollo a lui dedicato. Quando gli consegnai il Premio “Pannunzio“ imperversava Santoro in Tv e io lo definii l’antiSantoro come definii anni dopo Daverio l’antiArgan. Gli feci un grave torto nell’accostarlo a questo volgare erede di Masianello, ma lui capi’l’intento delle mie parole che volevano evidenziare il rifiuto di ogni facile demagogia nel suo rapporto umano e televisivo. Angela è stato l’esempio alto dell’Italia civile che pochi uomini hanno rappresentato con dignità solitaria. Lui stesso si definì un pannunziano e interese la sua laicità sopratutto come indipendenza dello spirito. Il suo magistero è destinato a restare e il suo esempio rappresenta una delle pagine più alte della vita intellettuale. Ha onorato Torino come pochi. Occorse un mio articolo per ricordare la necessità di conferirgli la cittadinanza onoraria perchè forse Appendino non sapeva neppure chi fosse. Torino è stata fredda con uno dei suoi figli più illustri. Adesso è tutta una gara per proporre l’intitolazione di vie e lapidi. Un segno ancora una volta del provincialismo piemontese. Non a caso Angela per affermarsi da dovuto come tanti torinesi, da Soldati a Zolla, trasferirsi a Roma.
Il 22 dicembre 1928 nasce a Torino Piero Angela, divulgatore scientifico, giornalista, conduttore televisivo e saggista, celebre soprattutto per la trasmissione “Quark”, programma documentaristico di grande successo, realizzato secondo uno stile anglosassone.
Nel corso della sua vita riceve dodici lauree “honoris causa” e altri numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero; nel 1993 l’UNESCO gli conferisce il Premio Kalinga per la divulgazione scientifica, e nel 2002 vince la medaglia d’oro per la cultura della Repubblica Italiana. Nel 2008 arriva un altro premio, il primo dei sette Telegatti che riceverà successivamente, nel 2010 riceve il Premio Speciale della Giuria del Premio Letterario Giuseppe Dessì. Il suo nome collega astri e abissi nel vero senso della parola poiché gli astronomi Andrea Boattini e Maura Tombelli, nominano l’asteroide 7197 “Pieroangela” in suo onore, mentre alcuni studiosi di biologia marina gli dedicano la scoperta della “Babylonia pieroangela”, un mollusco gasteropode del mar Cinese. Padova, città da sempre legata a Galileo Galilei, gli ha riconosciuto la cittadinanza onoraria per il suo “contributo di eccellenza dato alla divulgazione scientifica”, mentre Torino, appunto sua città natale, il 23 ottobre 2017, ha deciso di riconoscergli la cittadinanza onoraria per essere “la conferma vivente della tradizione scientifica della città” e per aver contribuito con la sua carriera professionale ad incrementare “la cultura e la conoscenza degli italiani anche mediante il mezzo televisivo”. Nel 2018 riceve inoltre il premio “Torinese dell’Anno 2017”, assegnato dalla Camera di Commercio di Torino, “per aver rappresentato lo stile torinese dell’impegno e della passione per il lavoro”.