CULTURA E SPETTACOLI

DNArt Gallery presenta “Sottotraccia”

Nel cuore di Torino prende forma “Sottotraccia”, la nuova mostra collettiva firmata DNART LOFT: un percorso tra arte contemporanea, fotografia e visioni fuori dagli schemi. Un’esposizione dedicata agli artisti emergenti che scelgono di raccontare il presente senza chiedere permesso, attraverso linguaggi autentici e personali.
Pittori e fotografi si incontrano in uno spazio dove immagini, colori ed emozioni diventano voce di una generazione che crea nuove prospettive e nuove forme di espressione. Un invito a lasciarsi sorprendere, con un bicchiere in mano e la testa piena di sogni.
DNART LOFT – Via Chanoux 12 int.2, Torino
17 e 24 maggio Dalle ore 16:00 Ingresso libero
“Sottotraccia” non è solo una mostra, ma un luogo di incontro tra arte, idee e libertà creativa.

Enzo Grassano

“Applausi e sputi”. Pezzuto racconta le due vite di Enzo Tortora

L’INTERVISTA

Una vita in due atti: il trionfo e la caduta. Enzo Tortora ha assaporato il successo straordinario del giornalista e presentatore amato dagli italiani, volto simbolo della televisione popolare e di programmi entrati nell’immaginario collettivo. Poi il dramma improvviso e devastante. Un uomo del tutto innocente e impotente, crollato sotto il peso di accuse rivelatesi false e di quello che ancora oggi viene considerato il più grande orrore – non soltanto errore – giudiziario della storia italiana.

In “Applausi e sputi”, pubblicato da Edizioni Piemme, il giornalista Vittorio Pezzuto ricostruisce entrambe le vite di Tortora. Un racconto che intreccia analisi storica approfondita e indagine umana, restituendo il ritratto complesso di un uomo travolto da una vicenda che ha cambiato per sempre il rapporto degli italiani con la giustizia e con l’informazione.

Nelle pagine del suo libro scopriamo più di un Enzo Tortora.

«Con Portobello e gli altri suoi programmi, il Tortora televisivo, pioniere e innovatore, aveva portato sul piccolo schermo l’Italia reale, la gente comune, ottenendo un successo di pubblico strepitoso e guadagnandosi anche tante invidie. Non fu soltanto un grande giornalista e uomo di spettacolo. Divenne anche un protagonista civile e politico. Dopo il suo arresto Marco Pannella lo candidò al Parlamento europeo. Eletto con mezzo milione di preferenze, scelse di dimettersi all’indomani della condanna in primo grado a 10 anni di carcere per spaccio di droga e appartenenza alla camorra. Trasformando il suo calvario personale in una battaglia radicale per i diritti e la giustizia giusta, lottò fino all’ultimo giorno per migliorare la condizione dei detenuti, contro l’abuso della carcerazione preventiva e a favore della responsabilità civile dei magistrati. Amava ripetere: “Ero liberale perché avevo studiato, sono radicale perché ho capito”. È stato uno straordinario leader politico, una persona molto seria e rigorosa, con un grande senso dello Stato».

Lei sostiene che il caso Tortora abbia inaugurato il processo mediatico.

«Senza dubbio. Tortora venne arrestato alle quattro del mattino all’Hotel Plaza di Roma. Fu trattenuto per ore in caserma e fatto uscire soltanto quando fuori c’era la certezza di trovare un plotone di telecamere e fotografi appositamente convocati per distruggerne l’immagine e la reputazione. Da quel momento si prese poi l’abitudine di depositare direttamente in edicola gli atti che riguardavano l’inchiesta a suo carico: uno stillicidio di menzogne e testimonianze false dai contenuti surreali».

Che cosa è cambiato oggi rispetto ad allora?

«Oggi il processo mediatico è diventato permanente. Con i social si viene giudicati colpevoli o innocenti all’istante, in base alla simpatia o antipatia che si suscita. Quanto alla televisione, ormai non c’è fascia oraria che non proponga la sua dose di talk show sul caso giudiziario più appetitoso. Ci sono avvocati e giornalisti che abitano letteralmente negli studi tv, dibattendo per ore e ore di cose che non conoscono o di atti che per legge dovrebbero restare riservati. Negli anni Ottanta il Paese disponeva ancora di anticorpi importanti: giornalisti e uomini di cultura come Leonardo Sciascia, Giorgio Bocca ed Enzo Biagi compresero quasi subito l’assurdità delle accuse rivolte a Tortora. Oggi tutto è più rapido e più feroce. Eppure i processi veri continuano a essere lentissimi e il loro verdetto quando arriva non interessa più a nessuno: nel frattempo l’opinione pubblica è stata infatti  sedotta da altre vicende di cronaca nera. Dal caso Tortora in poi si contano decine di migliaia di errori giudiziari e casi di ingiusta detenzione. E continua il malcostume di moltissimi cronisti che ogni volta fanno da acritica cassa di risonanza alle tesi colpevoliste della Procura di turno. Credo che la riforma più urgente dovrebbe essere la separazione delle loro carriere da quelle dei pubblici ministeri che passano loro le carte».

Pensiamo anche al recente referendum…

«Il corpaccione elettorale non ha ragionato davvero sul merito del quesito, ha votato su altro. Ad esempio al Sud ha protestato contro la cancellazione del reddito di cittadinanza. Abbiamo peraltro assistito a un pessimo dibattito, frutto di due trasformismi politici: pur di ridurre la consultazione a un maxi-sondaggio sul governo e su Meloni, gran parte della sinistra ha deciso di buttare a mare la sua storica posizione a favore del giusto processo e della separazione delle carriere dei magistrati; mentre la destra, che in buona parte è sempre stata giustizialista e manettara, ha provato a difendere le ragioni del Sì ma senza convinzione perché poco convinta. Un’occasione perduta per l’intero Paese».

Gran parte della prima vita di Tortora, quella degli applausi, è legata alla televisione. Che cosa deve la tv italiana a Enzo Tortora?

«Innanzitutto uno stile. Tortora portò in tv eleganza, precisione linguistica, persino il corretto uso del congiuntivo. Era colto e raffinato ma mai pedante, popolare senza essere volgare. Aveva la capacità di innovare continuamente il linguaggio televisivo. Inventò formule televisive che anticiparono ad esempio il televoto, la moviola e le nomination. Fu anche un pioniere delle televisioni private e lottò per difendere la loro esistenza, contro l’allora monopolio della Rai: passando da Telebiella a Telealtomilanese e arrivando ad Antenna 3 Lombardia contribuì a immaginare e soprattutto a realizzare una tv diversa. Diversa perché libera».

C’è un episodio che racconta bene il suo modo di fare televisione?

«Quando morì il calciatore granata Gigi Meroni, Tortora decise di non dare immediatamente la notizia durante La Domenica Sportiva, perché voleva essere sicuro che la famiglia non lo apprendesse dalla televisione. Era un giornalista che aveva un fortissimo senso umano e professionale del limite. Oggi quanti farebbero lo stesso?».

Tortora – e per questo fu licenziato – definì la Rai “un jumbo guidato da boy scout”. Vale ancora quella definizione?

«Non è più un “jumbo” in termini di ascolti e influenza, ma resta pur sempre una macchina enorme retta direttamente dai partiti e dai loro dipendenti. Quando qualcuno si ostina ancora a definirla “la più grande azienda culturale del Paese” mi viene da sorridere. E il sorriso si trasforma in riso se penso a quanti libri leggono ogni anno i suoi dirigenti».

Le è piaciuta la serie Portobello di Marco Bellocchio, che ha tratto sicuramente ispirazione anche dal suo libro?

«Ne sono stato il consulente storico e il prodotto finale mi ha soddisfatto. Per definizione ogni fiction contiene anche elementi di fantasia ma è stata fatta con grande rigore professionale. Fabrizio Gifuni si è confermato un mostro: attore di straordinario valore e persona di grande sensibilità, è riuscito a restituirci appieno gli occhi, i movimenti del corpo, la parlata stessa di Tortora».

Sa che molti giovani con cui ho parlato non sanno neppure chi fosse Enzo Tortora? Ma è mai possibile?

«Purtroppo sì. È il segno di un Paese che coltiva poco la memoria collettiva. Anche per questo ho scritto la prima edizione di Applausi e sputi nel 2008 e ho deciso oggi di aggiornarla: perché la sua storia continua a parlarci del presente. Quando uscì la prima edizione, la vicenda era già stata quasi rimossa. Molti, troppi giornalisti antropofagi avevano interesse a dimenticare e a far dimenticare il loro turpe contributo nel tiro al Tortora. Quanto ai magistrati che arrestarono prima e condannarono dopo Tortora, non hanno mai riconosciuto i propri errori, non sono stati sanzionati, non hanno dovuto pagare alcun risarcimento a lui e alla sua famiglia e hanno continuato a fare carriera per anzianità. Soltanto uno si dimostrò diverso, onorando la sua professione: il giudice istruttore Michele Morello, che lesse davvero le carte e comprese quanto quelle accuse fossero inconsistenti, false e contraddittorie. E la storia, fortunatamente, finì in altro modo».

 

Cristiano Bussola

 

 

“Lucio Dalla e Roberto Roversi. Automobili. Un disco” in mostra al MAUTO

 Fino a domenica 20 settembre prossimo

Il Museo Nazionale dell’Automobile presenta il progetto espositivo dal titolo, ”Lucio Dalla & Roberto Roversi. Automobili. Un disco”, in esposizione da mercoledì 13 maggio a domenica 20 settembre prossimi, nella Project Room al primo piano. La mostra raccoglie materiali di archivio, illustrazioni e automobili che accompagnano il visitatore  in un percorso in cui le canzoni dell’album prendono forma nello spazio espositivo, intrecciando memoria storica, immaginario collettivo e riflessione contemporanea sul ruolo che l’automobile ha nella nostra società.
“Il Museo Nazionale dell’Automobile rappresenta il contesto ideale per accogliere e ampliare il progetto “Lucio Dalla & Roberto Roversi. Automobili. Un disco” – ha spiegato il Direttore del MAUTO Lorenza Brevetta –  Da luogo tradizionalmente deputato alla conservazione e valorizzazione dell’oggetto automobile, il Museo si configura oggi come uno spazio culturale più ampio, in sintonia con una strategia che privilegia approcci trasversali e intersezionali. Portare questa mostra al MAUTO significa spostare lo sguardo da oggetto tecnico a fenomeno culturale complesso  e interrogare le narrazioni che hanno costruito il mito dell’auto, metterle in discussione e aprire nuove prospettive di lettura  capaci di coinvolgere musica, letteratura, arte e società. La mostra si inserisce pienamente nella nuova visione del Museo, un’istituzione capace di raccontare l’automobile quale lente privilegiata per comprendere le trasformazioni del Novecento e le sfide della contemporaneità.  “Automobili” diventa allora un archivio vivo, un racconto aperto, uno strumento critico”.

Nel 1976  la casa discografica RCA pubblica “Automobili”, il concept album di Lucio Dalla e Roberto Roversi dedicato al simbolo per eccellenza della modernità e delle trasformazioni del Novecento.
Il cantautore e il poeta, entrambi bolognesi, avevano composto undici brani destinati alla scena teatrale. La scelta di ridurli a soli sei per la pubblicazione  su LP segna, al tempo stesso, il culmine e la rottura della loro collaborazione, una decisione che rende necessario oggi riscoprire le cinque canzoni escluse , che risultano fondamentali per comprendere la portata sociale e politica della loro visione del rapporto tra l’uomo e l’automobile.
Le recensioni dell’epoca ne sottolinearono la natura spiazzante, considerandolo un concept album che smontava il mito dell’automobile proprio nel momento nel quale raggiungeva la sua massima espansione. Nelle parole di Dalla e Roversi, infatti, l’automobile diventa teatro di contraddizioni, promessa di libertà ma, al tempo stesso, strumento di alienazione, icona di modernità e simbolo di crisi industriale.
A distanza di cinquanta anni “Automobili” si rivela un’opera sorprendentemente attuale. In un’epoca come quella attuale segnata dalla transizione ecologica,  dalla ridefinizione dei modelli di mobilità  e da un radicale ripensamento del rapporto tra ambiente, uomo e tecnologia, il futuro incompleto evocato dal disco risulta una chiave di lettura potente per interpretare il nostro tempo.
Le canzoni diventano matrici narrative capaci di attivare una serie di linguaggi per costruire un racconto stratificato, in grado di attraversare storia, cultura, pop, industria, immaginario e critica sociale.

Sono in esposizione materiali originali provenienti dall’archivio di Antonio Bagnoli, nipote di Roberto Roversi, dedicati all’universo di Automobili e alla collaborazione tra Lucio Dalla e il poeta, programmi di sala, locandine dello spettacolo teatrale “Il futuro dell’automobile “ 1976, taccuini manoscritti  di Roberto Roversi con testi e scalette preparatorie, lettere autografe tra Dalla e Roversi, documenti legati alla richiesta dello pseudonimo Norisso presso la SIAE, interviste e articoli pubblicati sui giornali dell’epoca e testi originali delle canzoni, oltre a materiale audiovisivo, tratti dal programma televisivo “Automobili” andato in onda nel 1977.

Accanto ai documenti figurano due vetture,  la Alfa Romeo tipo B P3 del 1932 e la Autobianchi Bianchina 4 posti del 1967 che, accostate, restituiscono la parabola culturale dell’automobile italiana, da simbolo eroico e visionario a presenza diffusa e contraddittoria della modernità contemporanea.
La prima vettura rimanda alla dimensione epica evocata dal brano Nuvolari e al racconto della velocità come mito moderno. Si tratta dell’automobile delle corse, delle mille miglia e dei grandi piloti celebrati nel disco, una macchina simbolo di un’Italia che costruisce il proprio immaginario sportivo e tecnologico attraverso figure leggendarie e imprese collettive.
La Bianchina rappresenta l’altra faccia del racconto, l’automobile popolare, entrata nella vita quotodiana degli italiani durante gli anni del boom economico. Si tratta della vettura degli italiani, delle vacanze, della motorizzazione di massa che Dalla e Roversi osservano criticamente.

Mara Martellotta

Quaglieni presenta al Salone del Libro “Da Cavour alla Repubblica”

Il suo ultimo libro edito da Edizioni Pedrini

Giovedì 14 maggio, alle ore 17.15 presso la Galleria Sala Malva del Salone del Libro di Torino, è in programma la presentazione del libro “Da CAVOUR alla REPUBBLICA – I rapporti tra Stato e Chiesa – laicità e laicismo nella storia d’Italia” (Edizioni Pedrini, 2026). All’incontro presenzieranno il prof. Pier Franco Quaglieni, autore dell’opera e Presidente del Centro Pannunzio, il caporedattore del Corriere della Sera, Carmine Festa, Alessio Stefanoni di CNA Editoria Piemonte e il direttore editoriale Ennio Pedrini.

Pier Franco Quaglieni

I temi trattati nel saggio spaziano dalla storia dei rapporti tra Stato e Chiesa cattolica in Italia a quella del separatismo liberale e laico tra la sfera politica e quella religiosa, dal Concordato del 1929, voluto da Mussolini,  ai Patti Lateranensi inseriti nella Carta Costituzionale repubblicana del 1948, e ancora la proposta d’abrogazione del Concordato da parte di Marco Pannella e la revisione dei Patti Lateranensi del 1984 voluta da Bettino Craxi.

Nel nuovo libro del prof. Quaglieni, i temi riguardanti la laicità e il laicismo non sono proposti solo come fatto politico, ma anche come dimensioni culturali e filosofiche, valutazioni storiche, giuridiche e politiche che partono da punti di vista differenti, attuando la pratica della laicità.

Mara Martellotta

Compagne di banco: «Tenere il filo della realtà e della comunità, oltre la rete»

Compagne di banco è un’associazione culturale nata dall’incontro di due ex compagne di classe per rimettere al centro i valori della condivisione e della costruzione in comune, uscire dal mondo digitale e dare vita a spazi di incontro fatti di parole, libri, silenzio.

Elena Forno e Chiara Avidano, le due fondatrici, compagne di banco lo sono state sui banchi del Liceo classico Alfieri, e a marzo 2024 hanno dato vita vita al blog omonimo sul Quotidiano Piemontese per poi passare nel breve a realizzare incontri culturali dal vivo: letture silenziose condivise, incontri con autori, laboratori.

L’obiettivo è un progetto di scambio culturale, sociale e generazionale, perché in mezzo a libri, lettura, scrittura e bigliettini i partecipanti possano uscire dal mondo digitale che assorbe e svuota e trovare insieme una nuova dimensione, fatta di empatia e tempi lenti.

LA BIBLIOTECA CONDIVISA E DIFFUSA
«Uno spazio per i libri a disposizione di chi desidera leggere, prendere in prestito, tenere o regalare un libro, se gli ha fatto battere il cuore». L’associazione gestisce e coordina la Biblioteca condivisa e diDusa nata per salvare i libri usati dall’abbandono e dal macero, dando loro una nuova vita libera, in spazi culturali e sociali accessibili e inclusivi. I libri raccolti, tramite donazione, vengono collocati in luoghi che li mettono a disposizione di chi lo desidera, senza vincolo di restituzione, con la libertà di essere restituiti, reintegrati o implementati.

Perché una casa?

Perché tutti, anche i libri, hanno bisogno di un luogo.

Perché chi desidera lasciar andare i propri libri sappia che ci sono delle “case” che li possono
accogliere.

Per costruire un meccanismo di scambio, condivisione, incontro e libera circolazione dei libri
donati e raccolti.

Per dare vita a piccoli spazi di comunità e socialità intorno al tema della lettura, della scrittura,
della messa in comune dei pensieri.

LE PAROLE TRA NOI DA SALVARE
«Per ridare vita e senso alla scrittura a mano, come gesto di cura verso le parole e le persone alle quali dedichiamo il tempo per scrivere». Durante gli incontri i presenti sono invitati a scrivere dei bigliettini, retaggio di quelli che si scambiavano in classe prima del mondo digitale: su quei foglietti di carta si posano, volta a volta, pensieri e sentimenti, idee e sensazioni, ricordi e desideri dei partecipanti. Naturale evoluzione di questo gesto spontaneo, il progetto Le parole tra noi da salvare, che invita i presenti e chi lo desidera a fermarsi a pensare quale sia la parola che sentono di voler salvare, che sia d’amore, di rabbia, di nostalgia, di gioco, per ridare senso alla scrittura a mano, come gesto di cura verso le parole e le persone a cui si dedica il tempo per scrivere. Ecco, quindi, le cassette delle lettere, dove si mettono bigliettini, lettere, parole da salvare, una raccolta che vuole contribuire a creare un’opera collettiva, un diario di parole dalla città.

«Andiamo in controtendenza e invitiamo le persone a prendere carta e penna e ridare senso al gesto dello scrivere, inteso come momento intimo di cura verso la persona a cui si pensa ma anche verso sé stessi – dicono – Si dà spazio al pensiero che, dalla mente, passa alla mano e scende nelle lettere tracciate su carta. Quindi, è davvero parola pensata».

I LUOGHI
La Biblioteca condivisa e diRusa e le cassette delle lettere sono a disposizione in alcuni luoghi strategici: il Villino Caprifoglio al parco del Valentino, la Casa del quartiere Bagni pubblici di via Agliè, l’hub culturale Via Baltea 3, la Casa nel parco di Mirafiori Sud, il Comala e la bocciofila San Pietro di borgo San Pietro a Moncalieri.

LE AUTRICI
Elena Forno è nata e vive a Torino, dove si laurea in Storia Contemporanea e lavora in ambito amministrativo in UniTo. Tre figli, un compagno, due gatte. Dal 1993 al 1995 partecipa al lavoro di ricerca storica sull’eRetto di epurazione delle leggi razziali del 1938 sul Liceo Classico Vittorio Alfieri, dove consegue la maturità classica. Nel 1994 è in giuria giovani al Festival del Cinema di Venezia, l’anno dopo vince il primo premio per i 50 anni della resistenza con il testo teatrale “L’ora del lupo”. Si occupa di teatro in ambito civile, come regista, attrice e con laboratori per giovani. Dal 2017 collabora con Orme Scuola di Arti Sceniche e Impegno civile. Nel 2017-2018 collabora con Asai al doposcuola di aggregazione di
Mirafiori Sud per un progetto di integrazione dei giovani nelle Periferie Urbane.

È fondatrice e presidente dell’associazione Primavera Pajetta, comitato civico per il recupero di spazi, luoghi e tempi urbani sul territorio di Mirafiori e partecipa alla fondazione di Historia Magistra, associazione culturale per il diritto alla storia. Nel 2024 pubblica “I motori della Rivoluzione” con Buendia Books.

Chiara Avidano nasce a Milano il 23 settembre 1976 e diventa torinese nel giro di qualche anno. Frequenta il liceo classico Vittorio Alfieri e si laurea all’Università degli studi di Torino in Lettere Moderne in Storia del Teatro. Collabora con alcuni giornali locali come correttrice di bozze e scrive articoli di costume e cultura sull’inserto “NordOvest” del Sole24Ore. Nel 2006 incontra il mondo dell’enogastronomia ed è amore: comincia ad occuparsi di comunicazione e marketing in progetti di valorizzazione gastronomica della Regione Piemonte, fino a portare gli chef stellati in giro per il mondo e nelle carceri per attività di formazione e informazione.

Prosegue il suo percorso professionale come freelance, lavorando in settori diversi, da quello politico a quello sociale, occupandosi di comunicazione, progettazione, copy-writing. A fine 2022 pubblica la raccolta di poesie “Misto Archivio”, NeosEdizioni.

Per informazioni:
info@compagnedibanco.it
www.compagnedibanco.it
www.facebook.com/compagnedibanco90
www.instagram.com/compagnedibanco1990

Santiago Zabala alla Gam tra arte e filosofia

RISONANZE
Ciclo di conferenze 

a cura di Chiara Bertola e Federico Vercellone

 

da giugno 2025 a maggio 2026

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

GIOVEDI 14 MAGGIO 2026 ORE 18

Sala incontri

Santiago Zabala

Estetica dell’Avvertenza. Perché solo l’arte può salvarci?

 

La più grande emergenza del ventunesimo secolo è la mancanza di emergenze. Siamo costantemente avvertiti da scienziati riguardo all’inquinamento, alle temperature estreme e alle pandemie future, ma raramente ascoltiamo. Ascoltare un avvertimento richiede un coinvolgimento che riguarda la nostra esistenza e le nostre emozioni, piuttosto che argomentazioni razionali o rappresentazioni oggettive. Le recenti opere di artisti contemporanei come Filippo MinelliDiane Burko o Josh Kline sono inviti ad ascoltare queste avvertenze attraverso installazioni e dipinti che non riguardano semplicemente la nostra sopravvivenza, ma anche la salvezza. In una condizione in cui la scienza ha perso la capacità di avvertirci, solo l’arte può salvarci, in altre parole, riscattarci dentro le emergenze ignorate che caratterizzano questo secolo.

 

Santiago Zabala è professore ordinario (Icrea) di Filosofia contemporanea presso l’Università Pompeu Fabra, a Barcellona. Tra i suoi libri: The Hermeneutic Nature of Analytic Philosophy (2008), The Remains of Being (2009), Comunismo Ermeneutico (con G. Vattimo, 2014), e Essere dispersi (2020), Solo l’arte può salvarci (2023), e Segni dal Futuro. Per una filosofia degli avvertimenti (2026). Ha inoltre curato: Outspoken: A Manifesto for the Twenty-First Century (2023, con Adrian Parr), Il futuro della religione. Solidarietà, ironia, carità (2005, di G. Vattimo e R. Rorty), Consequences of Hermeneutics (2010), e Una filosofia debole. Saggi in onore di Gianni Vattimo (2012). Collabora con New York Times, Al-Jazeera e Los Angeles Review of Books.

Costo: 5€ con acquisto in biglietteria

6€ con acquisto online

Per l’occasione la caffetteria della GAM, il Bar Baglio è aperta con orario prolungato.

Tra giugno 2025 e maggio 2026 la GAM di Torino organizza un ciclo di incontri, in collaborazione con il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Torino, curato da Chiara Bertola e Federico Vercellone.

Gli incontri, articolati in singole conferenze, ripercorrono i temi delle Risonanze che attraversano la programmazione espositiva della GAM dall’ottobre il 2023 alla primavera del 2026: luce, colore e tempo; ritmo, struttura e segno; incanto, sogno e inquietudine, e vedono la partecipazione di studiosi e studiose di rilievo internazionale nel campo della filosofia, della storia dell’arte e delle scienze umane, offrendo un’occasione unica di riflessione interdisciplinare, in cui pensiero e visione si intrecciano per generare nuovi livelli di lettura delle opere e dell’esperienza estetica.

Il primo ciclo di incontri da giugno a ottobre 2025 ha visto alternarsi grandi esperti di arte, estetica e filosofia contemporanea: Horst Bredekamp, Elio Franzini, Victor Stoichita e Anna Maria Coderch, Riccardo Venturi, Claudia Cieri Via e Salvatore Tedesco.

Il secondo ciclo di incontri ha preso avvio a partire da novembre 2025 e si concluderà a maggio 2026, con personalità come Fabio BelloniTonino GrifferoChiara SimonighMassimo CacciariFrançois Jullien e Santiago Zabala.

Costo per ogni conferenza: 5€ acquistabile in biglietteria

Acquisto online 6€ (1 € di prevendita)

GAM – GALLERIA CIVICA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA – Via Magenta, 31 – 10128 Torino

Orari di apertura: martedì – domenica: 10:00 – 18:00.
Chiuso il lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima.

Capovilla e I Cattivi Maestri: all’Hiroshima Mon Amour un concerto tra rabbia e poesia  

 

A Torino il rock torna a farsi parola politica. Giovedì 14 maggio, sul palco di Hiroshima Mon Amour, approda Pierpaolo Capovilla con il progetto Pierpaolo e I Cattivi Maestri, inaugurando una nuova tappa del proprio percorso artistico: un suono essenziale, tagliente e profondamente immerso nelle contraddizioni del presente.

Figura tra le più intense e riconoscibili della scena indipendente italiana, Capovilla attraversa da oltre trent’anni il panorama musicale nazionale lasciando un’impronta netta e inconfondibile. Prima con gli One Dimensional Man, poi con Il Teatro degli Orrori, ha contribuito a ridefinire il linguaggio del rock italiano attraverso una scrittura capace di fondere tensione poetica, rabbia civile e riflessione politica. Parallelamente alla musica, ha sviluppato un percorso pubblico tra reading, interventi culturali e incursioni cinematografiche, fino alla recente partecipazione al film Le città di pianura.

Con Pierpaolo e I Cattivi Maestri, l’artista sceglie una dimensione ancora più diretta e militante. Il progetto debutta nel 2022 con l’omonimo album pubblicato da Garrincha Dischi: un lavoro ruvido e compatto, costruito su arrangiamenti asciutti e sulla centralità assoluta della parola, sospesa tra invettiva e confessione personale.

Il nuovo capitolo arriva il 9 marzo 2026 con il singolo Dimenticare Maria, pubblicato per La Tempesta. Capovilla lo definisce un brano che tiene insieme tensione spirituale e coscienza politica: un atto d’accusa ma anche un’invocazione collettiva contro l’anestesia emotiva del presente. La canzone affronta temi come la solitudine, la responsabilità condivisa e il rischio dell’indifferenza, interrogando chi ascolta sulla possibilità concreta di non voltarsi dall’altra parte.

Dal punto di vista musicale, Dimenticare Maria si muove lungo una linea elettrica e scarna, dove la parola resta al centro di una tensione costante. Alla produzione torna Manuele Fusaroli, che accompagna la band verso una dimensione sonora coerente, asciutta e incandescente.

Sul palco, insieme a Capovilla, saliranno Fabrizio Baioni alla batteria, Loris Cericola alla chitarra e Federico Aggio al basso. Un collettivo compatto che trova nella dimensione live il proprio habitat naturale: concerti senza filtri, attraversati da energia, urgenza e una fisicità che trasforma ogni brano in una presa di posizione.

Valeria Rombolà

Torino Fringe Festival 2026, il futuro sale sul palco

Lavoro, città e relazioni nella prima settimana di “Metropolis”

Dal 19 al 24 maggio il Torino Fringe Festival inaugura la sua XIV edizione trasformando Torino in una grande mappa teatrale attraversata da precarietà, identità, conflitti sociali e nuove forme di relazione. Il tema scelto, Metropolis. Il futuro che verrà, non immagina un domani distante e fantascientifico: lo mette sotto i riflettori qui e ora, dentro le tensioni del presente.

La prima settimana  si muove tra teatro civile, comicità, performance immersive e riscritture contemporanee, costruendo un programma che guarda al lavoro, alla scuola, alla città e alle fragilità umane con linguaggi diversi ma con la stessa urgenza narrativa.

Tra gli spettacoli più emblematici c’è Pomodoro, satira surreale sullo sfruttamento e sul caporalato che ribalta il punto di vista affidando il racconto proprio a un pomodoro in attesa di essere raccolto. Sul palco Pasquale Buonarota e Alessandro Pisci, duo che da oltre trent’anni attraversa il teatro popolare e quello dedicato alle nuove generazioni. Lo spettacolo sarà in scena dal 19 al 24 maggio alle ore 20 al Tingel Tangel.

Il lavoro e la disumanizzazione produttiva ritornano anche in Blasé. Si può vendere una rivoluzione?, produzione di Officine Gorilla e Teatro della Juta già premiata nei circuiti Fringe italiani ed europei. Qui il protagonista è un giovane lavoratore schiacciato da una macchina produttiva che lentamente incrina la propria struttura fino alla ribellione. Appuntamento alle 20 al Lombroso16.

Sempre al Lombroso16, ma alle 21.30, Tutte le cose più grandi di me affronta invece il difficile passaggio all’età adulta, intrecciando memoria personale e costruzione dell’identità in un contesto sempre più instabile.

Il tema della formazione entra con forza nel cartellone grazie a SOTTObanco. Sei solo un altro mattone nel muro del Teatro delle Temperie, spettacolo che attraversa il sistema scolastico come luogo di crescita ma anche di profonde contraddizioni. Sarà ospitato a San Pietro in Vincoli alle ore 21. Nello stesso spazio, alle 19.30, BELLY BUTTON. Comprenderti è rivoluzionarmi della compagnia Crack24 rompe la barriera tra palco e platea trasformando il pubblico in parte attiva dell’esperienza teatrale.

La città contemporanea e le sue crepe emergono in Senza motivo apparente, spettacolo che parte da un episodio circoscritto per allargare progressivamente lo sguardo alle tensioni sociali collettive. In scena al Tingel Tangel alle 21.30.

Tra le produzioni internazionali spicca invece MONO. Una relazione per un’accademia, prima nazionale dalla Spagna ispirata a Kafka. Lo spettacolo costruisce un dispositivo scenico fisico e visivo che riflette sui temi della libertà, dell’adattamento e dell’identità. Andrà in scena alle 19.30 all’Off Topic.

Il Fringe 2026 dedica spazio anche a narrazioni che affrontano questioni sociali e familiari delicate. Un bravo ragazzo di Santibriganti Teatro racconta il punto di vista della madre di un femminicida, spostando il centro emotivo della vicenda su chi resta a convivere con l’orrore. Al contrario Caivano Dreamin’ sceglie il tono ironico e paradossale per parlare di emigrazione: due napoletani arrivano in America con un disegno di topo che richiama in modo surreale l’universo di Walt Disney e Mickey Mouse. Entrambi gli spettacoli saranno ospitati allo Spazio Kairòs.

Il programma attraversa anche la comicità contemporanea e la performance musicale. Ridi, piangi, ti ecciti del duo Alessio Genchi e Innocenzo Capriuoli è una filastrocca teatrale frenetica e poetica sulla velocità della vita contemporanea, mentre Street Beatles. Love love love utilizza l’immaginario dei Beatles e il romanzo Lo scarafaggio di Ian McEwan per trasformare “All you need is love” in una dichiarazione collettiva di pace e resistenza.

Sul fronte della stand up e del teatro comico, il Circolo Amici della Magia ospiterà A Beautiful Sht* di Lara Gallo, monologo sarcastico e tagliente al debutto nel Fringe, e Fricassea di Alessandro Ciacci, tra le voci più originali della nuova comicità italiana, già vincitore del Premio Alberto Sordi e volto di LOL Talent Show e LOL 5.

Il 21 maggio il festival allargherà il suo raggio oltre il teatro con due appuntamenti speciali. Alle 18.30, all’Off Topic, Paolo Verri sarà protagonista dell’incontro Il futuro che verrà, dedicato alle trasformazioni urbane e sociali in collaborazione con Fondazione Mondadori. In tarda serata, alle 23.45, partirà invece il Late Night Fringe Show, format notturno tra talk, performance e interviste condotto da Massimiliano Loizzi e Cecilia Bozzolini.

Tra le esperienze partecipative più particolari figura infine L’abbraccio che cura di Fabio Castello, un progetto collettivo che trasforma il gesto dell’abbraccio in un’esperienza condivisa e accessibile a tutti, in programma il 23 e 24 maggio al Tingel Tangel.

Il Torino Fringe Festival conferma così la propria natura: non soltanto una rassegna teatrale, ma una lente puntata sulle inquietudini del presente. Un laboratorio urbano dove il teatro smette di essere semplice intrattenimento e diventa termometro emotivo della città.

Valeria Rombolà

Talk e presentazioni di libri al Mercato Centrale

In occasione del Salone del Libro 2026 il cuore pulsante della cultura si sposta dai padiglioni del Lingotto al Mercato Centrale Torino, dove prenderà vita l’Official After Party del Salonevento domenica 17 maggio, evento che trasforma la passione per la letteratura in pura energia, con un’intera giornata di festa. Dalle 14 alla mezzanotte Mercato Centrale Torino, grazie alla collaborazione del dj e producer Teo Lentini, ospiterà una serie di talk e presentazioni di libri a tema musicale, seguiti da musica e DJSet, per festeggiare tra musica e parole. Si tratterà di una giornata evento dedicata al legame indissolubile tra letteratura, musica e trasformazione sociale attraverso il racconto di tre libri fondamentali che ripercorrono l’epoca d’oro del club inglese e della techno in Italia. Alle 14 si inizierà con il talk “Tutte le mani del Maffia”, scritto dal collettivo Maffia a trent’anni dalla nascita del leggendario Maffia Illicit Music Club di Reggio Emilia. Il collettivo si riunirà per raccontare un hub creativo che ha anticipato il futuro. A seguire, interverrà l’autore del libro “Un pubblico meraviglioso. Dj, centri sociali e club culture 1996-2006”, edito da Milieu, di cui è autore Andrea Lai, che racconta gli anni d’oro del Brancaleone di Roma e la nascita del club culture contemporanea. Una cronaca di dj, politica e personaggi di culto, è un libro che rappresenta un mix tra un saggio e il romanzo di formazione. I talk si concludono con la presentazione del libro “La visione techno” di Andrea Benedetti, edito da Agenzia X, dove si racconta come tutto sia informazione e tutto sia sempre disponibile.

Oggi la musica che balliamo non sembra più ciò che ci rappresenta, ma una transizione identitaria automatica. Andrea Benedetti ricostruisce un’altra storia del suono, soffermandosi sulle svolte epocali della relazione tra musica e tecnologia, e sulle teorie di tanti artisti geniali che ha no cercato di  ambire lo status quo oltre ogni previsione possibile. Dalle ore 16 la parola passerà alla musica con una maratona di djset che vedrà protagonisti di grande livello, tra cui i dj Stefano Fontana, Lorenzo LSP, Max Casacci dei Subsonica insieme a Teo Lentini, Bruno Bolla, Lele Sacchi, Gandalf, Lello B, Pierfunk, Andrea Lai, Andrea Benedetti e molti altri artisti.

Ingresso libero e consigliato l’accredito al link https://niceurl.co/2u5gm.

Il Mercato Centrale ospiterà giovedì 14 maggio, dalle 19 alle 21.30, in Spazio Fare, l’Associazione Swap Party Torino, che si occuperà dello Swap Book. Un’occasione per scambiare i libri con altri lettori. Sarà possibile portare fino a un massimo di 10 libri per dare loro nuova vita prendendo quelli desiderato in modo consapevole e in ottica di buonsenso.

Venerdì 15 maggio, dalle 18 alle 19, nello Spazio Fare, verrà presentato “2050. La guerra dei ghiacci”, moderato dal giornalista Sandro Orlando con la coautrice Cecilia Sandroni, che presenterà il lavoro realizzato con Giovanni Tonini sul tema dell’artico, esplorando la regione dei ghiacci a 360⁰, indagandola non come frontiera remota ma come laboratorio del futuro globale, dove il cambiamento climatico apre rotte commerciali inedite e innesca dispute di sovranità tra le potenze mondiali. Sarà presente anche l’esploratore artico Nanni Acquarone.

Mara Martellotta

“Perché tu, così come sei, sei l’unica cosa di cui avrò mai bisogno”

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CHIARA DE CARLO

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