CULTURA E SPETTACOLI

Paolo Mieli e Pier Franco Quaglieni a Bordighera

In Liguria dal 27 al 30 agosto alla Città delle palme Paolo Mieli e Pier Franco Quaglieni al 13mo Bordighera Book Festival. L’estate bordigotta tra novità librarie e saggisti affermati

Ritorna il prestigioso appuntamento con il Bordighera Book Festival, l’evento culturale inserito

nel calendario delle manifestazioni estive della Città di Bordighera, con il patrocinio del Comune

e della Regione Liguria.

Tra i numerosi volti noti che presenteranno le ultime loro opere, il dott. Paolo Mieli giornalista e

saggista, con il libro “ Il grande inganno” (edito da Rizzoli), ed il prof. Pier Franco Quaglieni,

Presidente del Centro Pannunzio di Torino, storico, ed editorialista del Corriere della Sera di

Torino, che dopo i clamorosi recenti successi di pubblico ad Alassio ed a Bardonecchia,

presenta il volume “Da Cavour alla Repubblica. I rapporti tra Stato e Chiesa, laicità e laicismo

nella storia d’Italia” (edito da Edizioni Pedrini).

Entrambi gli appuntamenti avranno luogo ai Giardini Lowe, nello Spazio Arena, con Mieli giovedì

27 alle ore 21.15, e Quaglieni venerdì 28 alle ore 18.45.

Il libro di Quaglieni, presentato a Roma alla Camera dei Deputati lo scorso 7 luglio, consta dioltre 300 pagine di ricerca e commento storico, e si propone con la copertina realizzata da Ugo

Nespolo. All’interno del volume, numerosi i temi trattati tra i quali: la storia dei rapporti tra Stato e

Chiesa cattolica; la storia del separatismo liberale e laico tra la sfera politica e quella religiosa; il

Concordato del 1929 voluto da Mussolini che portò alla Conciliazione tra le due sponde del Tevere

diventato “più stretto”, parafrasando Spadolini.

Il libro affronta inoltre diversi argomenti, tra i quali: il tema dei Patti Lateranensi inseriti nella Carta

Costituzionale repubblicana del 1948; l’abrogazione del Concordato proposta da Marco Pannella e la

revisione dei Patti Lateranensi del 1984 voluta da Bettino Craxi. Nel contesto si chiarisce altresì il tema

della laicità e del laicismo intesi non solo come fatto politico, ma anche in termini culturali e filosofici

sino a considerare la società multireligiosa ed i possibili rapporti conflittuali con l’Islam.

L’ingresso agli eventi di presentazione è libero, è previsto il firma copie con gli autori.

Le case più particolari di Torino: quelle che fanno fermare a guardare

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

 

Torino è una città elegante, ordinata, dove spesso si cammina pensando alla meta senza fare troppo caso a quello che ci circonda. Eppure basta imboccare una via diversa dal solito per ritrovarsi davanti a edifici che sembrano appartenere a un’altra città. Alcuni sono così insoliti da spingere le persone a fermarsi per una fotografia, altri invece li si nota solo dopo esserci passati davanti decine di volte.

Il caso più famoso è sicuramente il 25 Verde, in via Chiabrera. Chi lo vede per la prima volta rimane quasi spiazzato: alberi veri crescono dai balconi e attraversano la struttura dell’edificio, dando l’impressione che il palazzo sia stato costruito intorno a un piccolo bosco. L’architetto Luciano Pia ha immaginato un modo diverso di vivere gli spazi urbani, portando la natura all’interno dell’architettura invece di lasciarla confinata nei parchi.

Ogni stagione cambia completamente il suo aspetto. In estate il verde quasi nasconde parte della facciata, mentre in inverno la struttura metallica torna protagonista. Non sorprende che sia diventato uno degli edifici più fotografati di Torino.

Dal Liberty ai draghi scolpiti nelle facciate

Non serve però cercare solo edifici moderni. Torino conserva alcune delle più belle testimonianze dello stile Liberty italiano e basta passeggiare tra Cit Turin e Crocetta per rendersene conto.

Tra gli esempi più conosciuti c’è Casa Fenoglio-Lafleur, progettata all’inizio del Novecento dall’architetto Pietro Fenoglio. Le decorazioni floreali, i balconi in ferro battuto e le grandi finestre la rendono uno degli edifici simbolo di questo stile. È una di quelle costruzioni davanti alle quali vale la pena fermarsi qualche minuto, perché ogni lato rivela un particolare diverso.

Poco distante c’è anche la curiosa Casa dei Draghi, chiamata così per le figure scolpite sulla facciata. Non è difficile capire da dove derivi il soprannome: osservando bene si notano queste creature fantastiche che sembrano sorvegliare il palazzo da oltre un secolo. È uno di quei dettagli che molti torinesi scoprono quasi per caso.

Una città che continua a sorprendere

Forse è proprio questo uno degli aspetti più belli di Torino. Oltre ai monumenti più famosi e alle piazze che tutti conoscono, esiste una città fatta di dettagli, di edifici insoliti e di piccoli capolavori che spesso passano inosservati.

Le case più particolari non sono semplicemente belle da vedere. Raccontano un’epoca, il carattere di chi le ha progettate e, in alcuni casi, idee che erano decisamente in anticipo sui tempi. Dal Liberty di inizio Novecento all’architettura sostenibile contemporanea, ogni edificio aggiunge un tassello alla personalità della città.

La prossima volta che vi trovate a passeggiare per Torino, forse vale la pena rallentare per qualche minuto. Magari proprio dietro l’angolo c’è una facciata che non avevate mai notato e che, da quel momento in poi, diventerà una delle vostre preferite.

NOEMI GARIANO

Palazzina di Caccia di Stupinigi: Diana&Co

Domenica 30 agosto si terrà una visita speciale alla Palazzina di Caccia di Stupinigi dal titolo “Diana & Co”

Domenica 30 agosto alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, alle 15.45, si terrà una visita speciale per famiglie tra miti, dei e leggende, intitolata a “Diana & Co”.

Diana, dea della luna e della caccia, occupa un posto di rilievo nell’immaginario delle corti europee e della palazzina di Stupinigi.
Il “Mito di Diana” è  dipinto nella volta dell’Anticamera del Re, il “Trionfo di Diana” nel Salone d’Onore, le storie di Diana cacciatrice negli Appartamenti Reali e due sculture in marmo di Diana e Atteone si trovano nell’Atrio di Levante a ricordare la leggenda secondo cui Atteone fu trasformato dalla dea in Cervo e dato in pasto ai suoi stessi cani per averla spiata mentre faceva il bagno.

Storie e miti di “Diana & Co” saranno raccontati domenica 30 agosto in una visita guidata a misura di bambino, in occasione di FAMU, Famiglie al Museo, che trasforma il percorso museale in un’esperienza coinvolgente, in cui opere d’arte, affreschi e sculture diventano strumenti per raccontare miti e leggende dell’antichità.
La palazzina di Caccia di Stupinigi si presenta così come un museo sempre più family friendly, offrendo ai più piccoli una visita costruita su misura , capace di incuriosire e stimolare la scoperta attraverso il racconto.

Palazzina di Caccia di Stupinigi, Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi- Nichelino ( TO)

Domenica 30 agosto 2026 ore 15.45

Prezzo attività 5 euro + biglietto d’ingresso

Prenotazione obbligatoria per l’attività entro il venerdì  precedente

Info: 0116200601 stupinigi@ biglietteria.ordinemauriziano.it

Mara Martellotta

 

Il segreto delle Porte Palatine: tra storia romana e suggestioni medievali

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO
Passeggiare oggi in piazza Cesare Augusto, nel cuore di Torino, significa compiere un salto indietro di duemila anni. Tra il traffico cittadino, i palazzi moderni e la vita frenetica del centro, all’improvviso si aprono davanti agli occhi le Porte Palatine, imponenti e silenziose.
Le Porte Palatine non sono solo un monumento. Sono un ponte tra epoche diverse, un luogo dove storia e leggenda si intrecciano. Forse per questo, ancora oggi, continuano ad affascinare torinesi e turisti, attirando chi vuole scoprire un lato più intimo e antico della città.
Una delle porte meglio conservate dell’Impero romano
All’epoca della sua fondazione, Julia Augusta Taurinorum era una città strategica: sorgeva lungo la via che collegava Roma alla Gallia e, in seguito, alle province settentrionali dell’Impero. La città era protetta da mura poderose e quattro porte principali permettevano l’accesso da ogni lato.
Le Porte Palatine erano l’ingresso settentrionale, quello che conduceva verso Ivrea e le vallate alpine. Oggi sono considerate uno dei migliori esempi di architettura romana conservati in Italia.
Nonostante le vicissitudini dei secoli, la struttura ha mantenuto intatto il suo fascino. Non è un caso che il sito sia stato inserito nel percorso di Torino romana e che rappresenti una delle mete preferite da chi vuole conoscere la città partendo dalle sue radici.
Dal Medioevo alla rinascita
Dopo la caduta dell’Impero romano, le Porte Palatine conobbero un periodo di abbandono. Come molte strutture antiche, furono inglobate nelle nuove costruzioni medievali e in parte smantellate per riutilizzare i materiali.
Nel corso del Medioevo, le torri furono trasformate in fortificazioni e poi in dimore nobiliari.
Fu solo tra il XVIII e il XIX secolo, con l’arrivo dei Savoia e la crescente attenzione per le origini della città, che le Porte Palatine tornarono al centro dell’interesse culturale. Gli scavi archeologici avviati nell’Ottocento riportarono alla luce gran parte della struttura originaria, restituendole dignità storica e valore artistico.
Leggende e suggestioni
Intorno alle Porte Palatine non si intrecciano solo fatti storici, ma anche leggende popolari che contribuiscono al loro fascino misterioso.
Una delle più note riguarda l’imperatore Augusto. Si dice che, poco dopo la fondazione della città, egli vi si sia recato di persona per benedire il passaggio delle legioni. Secondo la tradizione, avrebbe pronunciato parole propiziatorie per il futuro di Torino. Non ci sono prove storiche, ma la leggenda ha alimentato per secoli l’immaginario collettivo.
Un’altra suggestione riguarda le energie esoteriche. Torino è famosa per essere parte del cosiddetto “triangolo della magia bianca”, insieme a Lione e Praga. Alcuni sostengono che proprio le Porte Palatine siano uno dei nodi energetici più potenti della città. Non ci sono conferme scientifiche, ovviamente, ma basta visitare il sito di notte per percepire un’atmosfera diversa, sospesa, quasi fuori dal tempo.
Le Porte Palatine oggi
Oggi le Porte Palatine sono al centro di un grande progetto di valorizzazione promosso dal Comune di Torino. L’area circostante è stata riqualificata, con nuovi percorsi pedonali, pannelli informativi e visite guidate organizzate in collaborazione con il Museo di Antichità.
NOEMI GARIANO

La Fondazione Amendola dedica una personale a Francesco Casorati

Dal 17 settembre al 10 ottobre prossimi la Fondazione Amendola dedica un’importante mostra a Francesco Casorati, concludendo il progetto espositivo nato tra Vigone e Torre Pellice, intitolato “Una passione razional- geometrica incantata”.
Dopo il successo delle prime due edizioni dedicate a Piero Ruggeri e Marco Gastini, il progetto di valorizzazione dei grandi artisti torinesi, nato a Vigone e Torre Pellice, approda quest’anno a Torino alla Fondazione Giorgio Amendola con la mostra dal titolo “Francesco Casorati. Una passione razional- geometrica incantata”, curata da Francesco Poli e Luca Miotto, ospitata fino al 13 settembre tra Vigone e Torre Pellice, in provincia di Torino.
L’esposizione verrà inaugurata giovedì 17 settembre prossimo alle ore 18 e rappresenta la terza e conclusiva tappa del percorso avviato all’ex Chiesa del Gesù di Vigone e alla Galleria Civica Scroppo di Torre Pellice.

Il progetto è nato nel 2024 da un’idea dei sindaci Fabio Cerato di Vigone e Maurizia Allisio di Torre Pellice e prosegue il suo obiettivo di riscoprire e valorizzare figure centrali dell’arte torinese del secondo Novecento.
Il titolo della mostra “Una passione razional- geometrica incantata” riprende una felice definizione coniata da Italo Calvino nel 1962 per definire la ricerca artistica di Francesco Casorati, comprendente un linguaggio autonomo, distante tanto dal realismo quanto dall’astrattismo, caratterizzato da un equilibrio compositivo rigoroso e da un immaginario poetico, favolistico e quasi araldico.
L’allestimento torinese dialoga con le due sedi precedenti, proponendo, nella prima delle due sale della Fondazione, alcune opere storiche già esposte a Torre Pellice, accanto ai lavori più recenti e, nella seconda sala, una significativa selezione di incisioni, mai presentate nelle altre tappe del progetto.
La mostra rinnova inoltre il rapporto tra Francesco Casorati e la Fondazione Amendola, iniziato con ‘Pittura dipinta’ nel 2008  e proseguito con le esposizioni ‘L’impronta del maestro’ del 2022 e ‘Speranza e fermenti. Arte a Torino dopo il 1945’ del 2025.
La Fondazione si conferma così luogo di ricerca e valorizzazione dell’arte piemontese contemporanea.

Mara Martellotta

Raf Vallone. Sempre in movimento!

Di Debora Bocchiardo

 

Raf Vallone, nome d’arte di Raffaele Vallone, nasce a Tropea il 17 febbraio 1916 e la sua vita è stata un susseguirsi di metamorfosi!

Nei suoi 86 intensi anni di vita è stato partigiano, giornalista, attore di cinema, teatro o fotoromanzi… e persino calciatore!

Appassionato di sport,  di calcio in particolare, milita tra le fila del settore giovanile del Torino ed esordisce in Serie A nella stagione 1934-1935, disputando una partita con nell’anno in cui la squadra vince la Coppa Italia.

In totale accumula 25 presenze in campo, sempre giocando nei granata, e abbandonerà l’attività calcistica nel 1941 per dedicarsi al giornalismo.

Anche in questa sua nuova veste si distingue subito. Fu redattore capo delle pagine culturali dell’Unità, anche se mai s’iscrisse al Pci per evidenziare al sua posizione critica nei confronti dello stalinismo. Divenne poi critico cinematografico per La Stampa.

Solo successivamente inizia a d interessarsi alla recitazione.

La sua prima apparizione risale al 1942, nel film Noi vivi, dove interpreta un marinaio.

Nel teatro debutta nel 1946, al Teatro Gobetti di Torino, con Woyzeck di Georg Büchner, per la regia di Vincenzo Ciaffi.

La svolta della sua carriera arriva nel 1949 con la pellicola che lo consacra nell’immaginario collettivo: Riso amaro, di Giuseppe De Santis.

A questo capolavoro ne seguono altri, tutti indimenticabili.

Nel 1950, con Lucia Bosè, lavora a Non c’è pace tra gli ulivi, sempre di De Santis.

Con Il cammino della speranza, di Pietro Germi, riesce ad imporsi come uno fra gli attori più importanti del neorealismo e decide di dedicarsi unicamente al cinema.

Curzio Malaparte lo definì “l’unico volto marxista del cinema italiano” e lo volle in Il Cristo proibito,  ma gli anni 50 per l’attore sono un fucina di opere indimenticabili e proprio sul set incontrerà anche la futura moglie: Elena Varzi.

Sono gli anni in cui dà corpo a capolavori come Anna e La spiaggia, entrambi di Alberto LattuadaRoma ore 11 di Giuseppe De Santis e, nel 1952,  interpreta anche Garibaldi in Camicie rosse, di Goffredo Alessandrini,

In Francia, nel 1953, con Simone Signoret, diretto da Marcel Carné, lavora in Teresa Raquin, mentre nello stesso anno torna ad essere calciatore, ma sul grande schermo, con  Gli eroi della domenica di Mario Camerini.

In teatro diventa l’indimenticabile protagonista del dramma di Arthur Miller Uno sguardo dal ponte, portato in scena a Parigi nel 1958 e in Italia nel 1967.

Nel frattempo, come molti talenti del suo tempo, anche Vallone si avvicina alla televisione con opere di indubbio valore culturale e intellettuale, oltre che educativo, come  Il Mulino del Po, del 1963,  e alternò l’attività teatrale (Il costruttore Solness, di Henrik Ibsen1975Nostalgia, di Franz Jung1984Luci di Bohème, di Ramón del Valle-Inclán1985Il prezzo di Arthur Miller1987La medesima strada1987Tito Andronico1989Stalin di Gaston Salvatore1989) a quella cinematografica (La ciociara1960Una voglia da morire1965L’altra faccia di mezzanotte1977Il magnate greco1978Retour à Marseille1980Lion of the Desert1981A Time to Die1982Il padrino – Parte III1990).

Nel 2001 pubblicò la sua autobiografia L’alfabeto della memoria, edita da Gremese. Rimase sposato per cinquant’anni con l’attrice Elena Varzi, dalla quale ebbe la figlia Eleonora e i gemelli Saverio e Arabella.

Un autunno di grandi mostre nei musei delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo

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Sarà un autunno di grandi mostre quello proposto dalle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo che, nelle quattro sedi, hanno registrato, nel primo semestre 2026, ben 434 mila visitatori, con un +4 % rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nei quattro musei delle Gallerie d’Italia di Milano, Napoli, Torino e Vicenza verrà  proposto un programma espositivo articolato, capace di attraversare epoche, linguaggi e temi diversi, a partire dalla grande tradizione della pittura italiana alla fotografia, dall’arte contemporanea alla riflessione sull’arte e sui suoi cambiamenti.
Sono otto le nuove mostre che accompagneranno il pubblico tra l’autunno 2026 e i primi mesi del 2027, sette delle quali nelle quattro sedi delle Gallerie d’Italia e una alla Casa Museo dell’Antiquariato Ivan Bruschi di Arezzo, parte del patrimonio di Intesa Sanpaolo. Si tratta di un programma che intreccia ricerca scientifica, valorizzazione delle collezioni e nuove interpretazioni della storia dell’arte, con una particolare attenzione alla fotografia e alla produzione contemporanea.

Dal 1⁰ ottobre 2026 a Torino il programma autunnale si apre con la mostra intitolata “Luca Campigotto, Wandering Europe”, visitabile fino al 7 febbraio 2027 , esposizione curata da Walter Guadagnini  nell’ambito della rassegna “La grande fotografia italiana”, a cura di Roberto Koch.
Il progetto rende omaggio a uno dei protagonisti della fotografia italiana contemporanea,  la cui ricerca si è  sviluppata intorno al viaggio, alle città e ai paesaggi,  esplorati in tutto il mondo attraverso immagini a colore in bianco e nero. Su commissione di Intesa Sanpaolo, Campigotto ha intrapreso un percorso fotografico attraverso l’Europa, confrontandosi con la complessità e le contraddizioni del paesaggio contemporaneo; luoghi segnati dall’inquinamento  e dall’intervento umano convivono con paesaggi naturali ancora grandiosi e incontaminati, in un viaggio alla ricerca di una bellezza capace di comprendere anche il sentimento di meraviglia e di sdegno.
A partire dal 22 ottobre prossimo fino al 7 febbraio 2027 le Gallerie d’Italia di Torino presenteranno una personale dedicata all’artista russo-americana Anastasia Samoylova Harbour, curata da Emanuela Mazzonis.
Questa artista risulta tra le voci più autorevoli  della fotografia contemporanea, sviluppa una nuova ricerca dedicata alle città d’acqua europee e alle trasformazioni del loro paesaggio. Genova, Venezia, Rotterdam, Marsiglia, Lisbona, Atene, Istanbul saranno al centro di un progetto commissionato da Intesa Sanpaolo, che affronta il rapporto tra comunità,  turismo e ambiente e le crescenti fragilità legate alla crisi climatica. Il progetto si inserisce nel percorso di ricerca dell’artista, già al centro di FloodZone, dedicato alle conseguenze dell’innalzamento del livello del mare.

Mara Martellotta

SaltinPiazza: gli Equilibri invisibili e l’arte della Fragilità

Sta per arrivare la 36esima edizione di SantinPiazza, il festival di teatro di strada più longevo del Piemonte e tra i più storici d’Italia, che trasformerà  il paese di Viarigi il 29 e 30 agosto prossimi, nel cuore del Monferrato astigiano, in un grande palcoscenico a cielo aperto dove il programma artistico prenderà una forma unitaria. Non si tratta, infatti, di un semplice calendario di eventi, ma di un progetto culturale nel quale compagnie italiane e internazionali, attraverso il circo contemporaneo, il teatro, la danza, la musica e la performance partecipativa, offriranno diverse interpretazioni sul tema “Equilibri Invisibili: l’Arte della Fragilità “, che rappresenta il fil rouge dell’intera edizione.

Dal 2016 la direzione artistica è  affidata a Milo Scotton, artista, autore e regista di fama internazionale, già interprete del Cirque du Soleil, fondatore della compagnia ArteMakìa e della Chapitombolo Academy, progetto di circo rurale nato nella provincia astigiana di Monale. Nel corso degli anni il suo lavoro ha contribuito a definire l’identità culturale del festival, sviluppando un progetto nel quale ogni edizione prende forma attorno a un tema capace di porre in dialogo spettacoli, compagnie, linguaggi artistici e territorio.
Con il riconoscimento del Fondo nazionale per lo Spettacolo dal Vivo del Ministero della Cultura, questo percorso ha trovato ulteriore slancio attraverso un progetto triennale dal 2025 al 2027. Dopo il tema “Il volo- anime leggere”, proposto nel 2025, l’edizione 2026 sviluppa “Equilibri Invisibili: l’Arte della Fragilità”, affidando agli artisti il compito di esplorare, ciascuno con il proprio linguaggio, le sue molteplici sfaccettature.

Ad aprire il festival sarà la compagnia internazionale Accompany ME con “A Mesure – Handle  with Care”, creazione di circo contemporaneo che esplora la fragilità delle relazioni umane attraverso il linguaggio del corpo, della roue cyr e un delicato gioco di equilibrio e di fiducia reciproca.
Tra gli appuntamenti più attesi spicca il ritorno dei The Black Blues Brothers, acclamati già nell’edizione 2021, e che tornano con il secondo capitolo della saga sui Blues Brothers, uno spettacolo ricco di acrobazie spericolate e fragilità vertiginose al ritmo scatenato della musica cult dei Blue Brothers.
Di particolare rilievo anche “Frailty” della compagnia ‘Noto Ignoto’ con la partecipazione  della soprano guatemalteca Alejandra Flores. Un progetto dal respiro internazionale nel quale la lirica e le performance acrobatiche vengono a fondersi in un linguaggio scenico di grande eleganza e raffinatezza, dando vita ad una delle proposte più originali dell’edizione.
La Compagnia ArteMakìa, riconosciuta dal Ministero della Cultura e diretta da Milo Scotton, presenterà “La solitudine dei dispari”,  intensa creazione tra stunt acrobatico, danza contemporanea e arti circensi, dedicata al conflitto interiore dell’artista e alla ricerca della sua ispirazione.
La riflessione sul limite e sulla trasformazione prosegue con lo spettacolo di teatro-danza verticale “Limen”, portato in scena dalla compagnia ‘Eterea Arte Aerea’. Sulla parete della Torre dei Segnali, storico monumento che domina Viarigi, il corpo dei performer si muoverà in verticale trasformando l’architettura in spazio scenico. Una coreografia sospesa tra terra e cielo che esplora il sottile confine tra equilibrio e caduta, darà forma a un’intensa esperienza poetica e visiva.

Tra i momenti più significativi del festival figura anche “Sogno” di Stalker Teatro, storica compagnia torinese che, da oltre cinquanta anni, sviluppa una ricerca sul teatro partecipativo, coinvolgendo direttamente gli spettatori nella costruzione di una installazione- performance capace di unire creazione artistica, gioco collettivo, rito comunitario e festa.
Ampio spazio sarà poi dato alla formazione con “Deep in my Soul” restituzione scenica del percorso dell’Artistic Group della Chapitombolo Academy, diretta da Milo Scotton, rivolto ad adolescenti tra i 13 e i 18 anni di età. Attraverso circo contemporaneo, teatro, danza, musica e pratiche del movimento, lo spettacolo racconta un percorso di esplorazione, di interiorità, crescita personale, consapevolezza e scoperta della propria identità.
Altra proposta artistica riguarda “Lusin” della compagnia Hanami, nata dall’incontro tra Andrea Cerrato e Micol Veglia. Attraverso roue, cyr, mano a mano, discipline aeree, danza e teatro fisico, lo spettacolo accompagna il pubblico in un viaggio poetico dedicato alla ricerca del sé e al desiderio universale di inseguire i propri sogni.
Il cartellone è  completato da “Far Away” della compagnia ‘Amanti di Paglia’, poetico racconto teatrale  sull’amore e sulla distanza, “FrailTryo” dei Jumpin Jacks, uno spettacolo di clownerie acrobatica che trasforma il gioco in  virtuosismo e divertimento; “ Boy Band” di ZeGnis, teatro di strada ricco di comicità  e coinvolgimento del pubblico e il progetto musicale Lindal, capace di intrecciare la tradizione occitana alla sperimentazione elettronica attraverso interventi itineranti, e il concerto conclusivo del festival.

Per due giorni il festival inviterà il pubblico a vivere Viarigi nella sua interezza, trasformando piazze, vicoli e quelli che sono i luoghi simbolo del paese in scenari di incontro tra arte, comunità e territorio, valorizzandone il patrimonio storico e paesaggistico, arricchito dalla presenza di punti street food e dallo stand gastronomico curato dalla Pro Loco Viarigi.

“SaltinPiazza  è  molto più di un festival di teatro di strada – afferma il sindaco di Viarigi Francesca Ferraris – Si tratta di un progetto culturale che negli anni ha saputo  crescere, coinvolgere la comunità  e valorizzare il proprio territorio attraverso la forza dello spettacolo dal vivo. La qualità delle proposte artistiche, l’attenzione alla formazione delle nuove generazioni e la capacità di mettere in relazione artisti, cittadini e visitatori rendono questa manifestazione un appuntamento di grande valore per il nostro Paese e per l’intero Monferrato. Si tratta di un progetto reso possibile dal lavoro condiviso tra amministrazione comunale, direzione artistica, volontari, associazioni, partner e cittadini, capaci di rendere questa festa aperta a tutti”.

Mara Martellotta

Torino al tempo del Risorgimento

Breve storia di Torino

1 Le origini di Torino: prima e dopo Augusta Taurinorum
2 Torino tra i barbari
3 Verso nuovi orizzonti: Torino postcarolingia
4 Verso nuovi orizzonti: Torino e l’élite urbana del Duecento
5 Breve storia dei Savoia, signori torinesi
6 Torino Capitale
7 La Torino di Napoleone
8 Torino al tempo del Risorgimento
9 Le guerre, il Fascismo, la crisi di una ex capitale
10 Torino oggi? Riflessioni su una capitale industriale tra successo e crisi

 

8 Torino al tempo del Risorgimento

Se parliamo di Risorgimento, parliamo anche di Torino.
Le stesse vie ora intrise di negozi e passanti, brulicanti di turisti e concittadini, odorose di caramelle e caldarroste, un tempo erano percorse da quegli stessi illustri uomini che fanno capolino sui libri di storia: Cavour, Mazzini, dAzeglio, Garibaldi, chi hafatto lItalialha quantomeno pensata proprio seduto tra i caffè torinesi, magari sorseggiando bicerin” o assaporando un bunet”.
Camillo Benso pranzava abitualmente al ristornante del Cambio, che si affaccia su Piazza Carignano ed era assiduo frequentatore dellormai storico Caffè Fiorio, situato sotto i portici di via Po, mentre la Contessa di Castiglione,  nota comela più bella donna mai vista alle corti dellepoca abitava niente meno che in via Lagrange 29, noblesse oblige come si suol dire.

Diversi luoghi cittadini sono intitolati a personaggi famosi di tale periodo, come ad esempio il Borgo Nuovo, dove si trova laiuola Balbo, dedicata a sei differenti figure, in primis al Primo Ministro del Parlamento Subalpino del 1848, oppure, per riportare un esempio meno conosciuto, in Piazzetta Maria Teresa ci si può imbattere nel monumento rivolto al patriota Guglielmo Pepe, il quale, disobbedendo al re Borbone Ferdinando II, ordinò alle sue truppe di attraversare il Po e raggiungere Venezia per sostenere la Repubblica veneziana nel 1848.
Lelenco è decisamente lungo, Torino pullula di nomi e luoghi che andrebbero citati a gran voce, ma temo che, se proseguissi in tal senso, perderei la primaria motivazione di questa serie di articoli riguardanti appunto- le vicende dellantica Augusta Taurinorum.
Mi trovo allora costretta a cambiare argomento, portando il discorso sui fatti e sugli avvenimenti che interessano le vicissitudini dellurbe pedemontana dal 1831 al 1861, senzaltro gli anni più importanti per quel che riguarda la storia della nostra città, che passa dallessere una piccola capitale sabauda alla periferia della Penisola, al divenire lindiscusso centro di comando per lunificazione nazionale.
Come sempre, andiamo per ordine e affrontiamo una tematica alla volta.


Tra le figure essenziali di tale periodo vi è sicuramente Carlo Alberto, il quale da subito garantisce un preciso programma di riforme burocratiche legali ed economiche con lo scopo di traghettare la capitale verso una modernizzazione non solo necessaria ma soprattutto auspicata.
Il re inoltre nomina un Consiglio di Stato, per rendere più funzionale e centralizzato il regno, riforma il sistema legale sabaudo e trova mezzi avanguardistici per contrastare le epidemie di colera. A partire da tali riforme, negli anni 30 viene promulgato un corpus di nuovi codici civili, penali e commerciali, si tratta del celebre Statuto Albertino, che si dimostra ben presto il più avanzato sistema legale dEuropa.
Dal punto di vista culturale Carlo Alberto si impegna in numerose iniziative decisamente ambiziose, tramite le quali desidera esaltare le vittorie e la gloria della casata sabauda, sia per stimolare lorgoglio popolare, sia per ingraziarsi la fedeltà alla monarchia. Vengono cosìrealizzati monumenti, palazzi e dipinti, ed in aggiunta si portano avanti campagne di commissioni architettoniche e artistiche per abbellire le residenze reali di Torino, come Racconigi e Pollenzo. Sicostruiscono poi monumenti pubblici nelle piazze della capitale, ognuno dedicato alla commemorazione di un preciso momento storico ovviamente legato o alla  dinastia sabauda o alla storia della città. Alla conclusione del regno di Carlo Alberto, Torino rivendica un patrimonio artistico nettamente superiore rispetto a quello di qualsiasi altra città italiana.
Di pari modo, per dare alla capitale lo status di centro artistico, il re fonda la Galleria Reale, luogo in cui è conservata la collezione di opere darte della famiglia Savoia: aperta al pubblico,  in alcuni giorni della settimana era possibile visitarla gratuitamente. Nascono in conseguenza a tali iniziative diverse istituzioni culturali, quali la Deputazione Subalpina di Storia Patria, il Consiglio per la tutela delle Antichità e delle Belle Arti e la Società Promotrice di Belle Arti; viene inoltre ampliata la biblioteca  di Palazzo Reale e si edifica la nuova sede per lAccademia di Belle Arti, in ultimo sono finanziate le opere di diversi scienziati tra cui quelle di Giovanni Plana, Amedeo Peyron e Amedeo Avogadro. Per  favorire il consenso popolare, il re stabilisce lintroduzione di nuove feste pubbliche e la reintegrazione di altre, in ogni caso si tratta di parate, giochi pirotecnici, competizioni sportive e balli in maschera.
Alla fine degli anni 40 tuttavia la situazione è tuttaltro che idilliaca, Torino si trova ad affrontare una grave crisi economica, fatto che contribuisce a creare una netta suddivisione della società: da una parte la classe istruita, chiusa nel proprio mondo di vibranti iniziative culturali, dallaltra il popolino, segregato in zone infime della città e destinato al proprio misero destino, – si pensi che un individuo appartenente a tale classe sociale aveva unaspettativa di vita che non superava i trentanni-.
Le tensioni sociali finiscono per indebolire lordine costituito, finché, nel 1847, si definisce una tacita alleanza tra il ceto medio e quello popolare: il 1 ottobre dello stesso anno si accendono effettivamente le prime vere proteste, mentre sui muri si leggono frasi come la guerra di classe non è lontana oppure morte ai nobili.
Le sempre più numerose insurrezioni portano Carlo Alberto ad approvare diverse riforme politiche. I poteri della polizia e dei censori vengono limitati e dallaltra crescono quelli del Consiglio di Stato. In questo clima di subbuglio spiccano importanti figure, dalla parte dei conservatori ricordiamo Vittorio Amedeo Sallier de La Tour e il Conte Carlo Beraudo di Pralormo, dalla parte dei moderati invece troviamo Camillo Benso di Cavour, Cesare Alfieri e Roberto dAzeglio, i quali proponevano una costituzione ultrademocratica e un rinnovamento pacifico della classe dirigente statale.
Mentre nella capitale prevale la posizione dei moderati, il 1848 èsegnato da sommosse e rivolte, la prima in Sicilia, seguita dalla Rivoluzione di febbraio in Francia, che rovescia la monarchia dOrleans.

 


È in questo generale contesto di fermento nazionalista che l8 febbraio 1848 Carlo Alberto emana lo Statuto: una nuova costituzione che prevede un innovativo governo monarchico e rappresentativo in cui il potere legislativo è ripartito fra il re e due camere: una Camera dei deputati costituita su base elettiva e un Senato formato da membri nominati a vita dallo stesso monarca. Lo Statuto viene promulgato nella sua interezza nel marzo dello stesso anno, la sua importanza  varca i confini del Piemonte e diventa modello per la monarchia costituzionale adottata dal nuovo Regno dItalia unitario dopo il 1861. Lo Statuto  testimonia il grande successo dell’élite moderata formata da personaggi di spicco della borghesia torinese, tra i quali emerge il carismatico Roberto dAzeglio.
Sempre nel 1848 Torino affronta una guerra di liberazione nazionale e di espansione contro limpero austriaco. La vicenda tuttavia non trova lieta conclusione, infatti nel marzo 1849 lesercito piemontese viene sconfitto nella battaglia di Novara, Carlo Alberto abdica a favore del figlio Vittorio Emanuele II, il quale negozia gli accordi di pace con gli Austriaci.
I moti rivoluzionari del 48, che avevano sobillato le folle torinesi con speranze patriottiche, si risolvono in unamara delusione e in una seconda restaurazione attuata dagli Austriaci con il sostegno di Pio IX e dello zar Nicola I.
Lunica eccezione al trionfo austriaco è proprio Torino. Il casato dei Savoia è lunica dinastia in Italia che non dipende dallinfluenza austriaca, inoltre la città si presenta come capitale dellunico stato  che mantiene una costituzione in cui c’è un parlamento che gestisce insieme con la monarchia la responsabilità del governo. Vittorio Emanuele accetta le procedure costituzionali per arginare i democratici e per guadagnarsi il supporto dei liberali moderati nelle politiche antiaustriache. La sopravvivenza dello Statuto fa si che Torino si differenzi  dalle altre città. Infine, con lingresso sulla scena politica di Camillo Benso, abilissimo leader, riformatore dinamico, statista di altissimo livello, si inizia a delineare una nuova tipologia di governo che assicura la partecipazione politica di ampie fasce del ceto medio urbano.
Dopo il 48, Torino è nuovamente scenario di iniziative riformiste che tra laltro influenzeranno grandemente il futuro dello Stato italiano dopo il 1861.
Fin dalla sua emanazione lo Statuto ha introdotto un forte cambiamento nella classe politica piemontese, allinterno della quale laristocrazia assume via via un ruolo sempre più modesto, pur continuando a gestire la vita politica della città. La maggioranza dei nobili si identifica nella coalizione di monarchici conservatori guidati dal conte Ottavio Thaon de Revel, il quale beneficia di potenti legami sia con la Chiesa cattolica che con la corte sabauda, inoltre trova sostegno nel corpo diplomatico, nella gerarchia militare e nelle campagne. A questa fazione si contrappone lo schieramento dei riformatori moderati, tra i quali troviamo Camillo Benso di Cavour e Massimo dAzeglio (fratello di Roberto).
Ben presto è proprio  Camillo Benso a emergere come figura politica dominante, prima, sotto il governo di dAzeglio, come ministro dellAgricoltura, del Commercio e della Marina, in seguito, dopo il 52, come primo ministro. Egli è certo un intraprendente imprenditore agricolo, ma soprattutto è un rispettato esperto di politica economica nonché fautore delle ferrovie. Camillo viene descritto dal cugino come un aristocratico per nascita, gusti e natura, lui stesso considerava la nobiltà superiore per natura alla classe borghese. Già dagli anni 30 Cavour porta avanti la sua celebre convinzione del juste milieu, secondo cui un governo deve evitare gli estremi dellassolutismo e dellanarchia e seguire un programma che porti ad un progresso graduale e ordinato. Egli è nemico giurato dei movimenti repubblicani e democratici, ma si trova ad essere fortemente contrastato dalla Chiesa, specie dal monsignor Luigi Franzoni, arcivescovo di Torino tra il 1831 e il 1862.
Camillo Benso, negli anni 50, si pone al centro della lotta per secolarizzare lo Stato piemontese, attraverso la divisione istituzionale dei poteri tra Monarchia e Parlamento; egli risulta altresì figura fondamentale in ambito economico, poiché introduce una politica di libero commercio volta a favorire lingresso del Piemonte sui mercati europei, e a stimolare le esportazioni dei prodotti grezzi piemontesi e a determinare un abbassamento del costo delle importazioni di macchinari e prodotti finiti. Cavour si dedica anche alla problematica del deficit del bilancio statale, che nel 1850 era risultato negativo a causa delle spese di guerra e delle riparazioni allAustria. Altre iniziative importanti riguardano il coinvolgimento del governo per una serie di miglioramenti infrastrutturali  volti alla riorganizzazione del sistema di credito, alla creazione di nuovi istituti finanziari, allampliamento delle casse di risparmio,  e alla fondazione della Borsa di Genova e di quella di Torino.
Nonostante i miglioramenti economici degli anni 50, lintegrazione del Piemonte in un più ampio quadro nazionale si gioca su di un piano tutto politico-culturale; Torino è un laboratorio di idee, nonché meta per moltissimi rifugiati politici in fuga dalle forze reazionarie presenti nella Penisola, tra questi vi sono scrittori, accademici, personaggi politici, che non solo trovano riparo ma riescono ad integrarsi nella società, ricoprendo  impieghi redditizi, attraverso collaborazioni con i giornali, insegnando alluniversità o trovando occupazioni nel settore delleditoria. Se da una parte questi esuli contribuiscono a realizzare unatmosfera cosmopolita, dallaltra non tutti apprezzano tale situazione, come i membri più tradizionalisti dellaristocrazia, che si sentono minacciati nelle loro posizioni.
Torino è ora mossa da una nuova vitalità culturale, che si realizza nella diffusione di unincredibile varietà di spettacoli teatrali e musicali, rivolti ad un pubblico sempre più ampio e variegato, costituito da militari, studenti e membri del ceto medio. Inoltre la cittàè anche centro di informazione, come dimostrano i ben tredici quotidiani che pubblicano sia editoriali che notizie di cronaca, oltre alle cinquanta riviste dedicate alla politica, alle scienze, alla letteratura o alle belle arti.  In quegli anni il giornale più letto è La Gazzetta del Popolo, grazie al prezzo contenuto e al linguaggio semplice, che si rivolge prima di tutto alla fascia popolare della cittadinanza, ossia piccoli negozianti, artigiani ed operai.
In questi anni Cavour ha nuovamente la possibilità di dimostrare il suo genio, che primeggia nellabilità di sfruttare le occasioni e nel talento per limprovvisazione di fronte a eventi inaspettati.
Momento essenziale è poi la guerra di Crimea (1855), alla quale Cavour aderisce tardi e con riluttanza, senza nemmeno convertirsi del tutto allideale nazionalista, ma mosso principalmente dal timore di unalleanza franco-autriaca. Tuttavia tale scontro porta a Torino un discreto prestigio e nel contempo scombussola il vecchio assetto politico: la situazione è prontamente sfruttata da Camillo Benso, che approfitta della divisione tra i Grandi Stati per espandere i propri interessi nella Penisola. Il Primo Ministro decide dunque di adottare una politica estera programmata per lallargamento dei confini del regno verso nord  e per lampliamento del suo controllo sul resto della Penisola. Questa decisione segna in realtà una tappa fondamentale per lunificazione: è la prima volta che uno stato potente acconsente ad abbracciare la causa del nazionalismo italiano.
Tra il 56 e il 59 Cavour porta avanti una coraggiosa, seppur ambigua, politica estera, alla base della quale vi è lobiettivo primario di cacciare gli Austriaci dal territorio. Nel 1858 si presenta lopportunità attesa: Napoleone III stringe un accordo con Cavour in cui è garantito lappoggio militare francese al Piemonte se questo avesse trovato un pretesto diplomatico per provocare una guerra contro lAustria. Le ostilità si aprono nel 1859, con le battaglie di Magenta e Solferino. Nello stesso anno tuttavia Napoleone III firma degli accordi di pace con lAustria e Cavour subisce una forte battuta darresto. Lanno successivo, riconfermato Primo Ministro, Camillo Benso torna allattacco e organizza plebisciti in Toscana e in Emilia per legittimare lannessione di gran parte dellItalia centrale al casato dei Savoia. Vengono ceduti alla Francia i territori della Savoia e di Nizza, tuttavia la cittadinanza torinese può essere più che orgogliosa dei successi conseguiti dal loro concittadino. Cavour non può godere dei propri successi, poiché nello stesso anno, in seguito alle rivolte scoppiate in Sicilia, Giuseppe Garibaldi si mette alla guida della celeberrima Spedizione dei Mille. Camillo allora invade gli Stati Pontifici, giustificando tale azione come unico modo per evitare la rivoluzione, viene infine chiamato il re Vittorio Emanuele II a guidare le truppe piemontesi, escamotage pensato dallastuto Primo Ministro, consapevole del rispetto di Garibaldi per  Vittorio Emanuele.  Garibaldi cede al re i territori appena conquistati, mentre Cavour consolida le nuove acquisizioni e blocca ogni iniziativa per instaurare assemblee costituenti, e indice plebisciti per far approvare lannessione dei nuovi territori al Piemonte.
Il processo di unificazione politica  culmina nei primi mesi del 1861 con lelezione del primo Parlamento Nazionale, il riconoscimento di Vittorio Emanuele II come primo re dItalia e la nomina di Torino a capitale del Regno.  


ALESSIA CAGNOTTO