CULTURA E SPETTACOLI

“A proposito di peli”, esordio a quattro mani di Elena Beatrice e Daniele Lince

Giovedì 17 settembre alle ore 19 in Piazza Paravia a Torino si terrà la presentazione del libro A proposito di peli scritto a quattro mani da Elena Beatrice e Daniele Lince ed edito dalla casa editrice alessandrina Capovolte.
A dialogare con autrice e autore Donatella Santoli, psicologa psicoterapeuta e Dora Mercurio della redazione di Capovolte.
Il testo, un ibrido fra pièce teatrale, saggio critico e diario personale e cosparso da contrappunti fotografici, tenta nella sua forma fluida di restituire la complessità di un tema che è molto più che meramente estetico. I peli, femminili e maschili, sono il modo attraverso cui Elena e Daniele affrontano sessismo, pressione sociale, gerarchia tra i generi e condizionamento del desiderio nella società attuale, molto meno emancipata di quello che ci piacerebbe pensare.
Il cuore del libro, però, non sono tanto i tabù quanto le relazioni: quella con il proprio corpo, condizionata dagli sguardi e dalle paure interiorizzate, e quella di coppia, dove una scelta personale può diventare il simbolo di una distanza molto più grande.
A proposito di peli è un libro che allarga la prospettiva, portandoci a riflettere su obblighi sociali, libertà di scelta e stereotipi, sentimenti e desiderio. Ma anche sull’importanza della parola, del confronto e del non detto nell’intimità.
A proposito di peli, è l’esordio a quattro mani di Elena Beatrice e Daniele Lince — regista e illustratrice lei, regista e autore lui — già coautori del testo teatrale da cui il libro origina.
Elena e Daniele lavorano insieme da circa dieci anni in regia e sceneggiatura. Nei loro lavori cinematografici (tra cui i cortometraggi Verdiana, Monster Sitter e Fulmini e Saette, finalista ai Nastri d’Argento) esplorano spesso le dinamiche relazionali, l’incomunicabilità, le disparità di genere e la salute mentale. Con questo libro scelgono la pagina scritta e la fotografia per dare voce a un fastidio comune e trasformarlo in un’opportunità di cambiamento.

Il Festival Spellbound 26 chiude a Torino 

Sabato 26 e domenica 27 settembre prossimi, presso l’Orto Botanico di Torino e il Magazzino sul Po, tornerà Spellbound 26 per l’atto conclusivo della sua seconda edizione. Dopo il successo ottenuto nelle giornate del 27 e 28 giugno, il festival curato da ALMARE torna nel capoluogo piemontese proseguendo nel percorso dedicato alle relazioni tra ascolto, ambiente e memoria.  Attraverso concerti, installazioni, incontri e pratiche d’ascolto, Spellbound 26 indaga il suono come strumento capace di mettere in dialogo passato e futuro, rielaborando criticamente pratiche e materiali tradizionali e interrogando le trasformazioni imposte dalle dinamiche storiche, sociali ed ecologiche. Concepito come un festival diffuso, Spellbound si sviluppa in diversi momenti e spazi della città di Torino, privilegiando i parchi pubblici come luoghi di produzione culturale e incontro. Spellbound mantiene una forte attenzione all’accessibilità, attraverso prezzi contenuti e forme di sostegno per il pubblico. La direzione artistica è orientata alla produzione di nuove opere, sviluppate in collaborazione con partner internazionali e pensate in relazione ai luoghi che le ospitano.

Sarà l’Orto Botanico dell’Università di Torino a ospitare “Near Silence”, progetto di ALMARE, interpretato dal sound artist kenyota KMRU e regiato da Odede, che pone al centro della sua ricerca le cosiddette “quiet areas”, territori caratterizzati da bassi livelli di rumore antropico. Attraverso registrazioni ambientali e interviste alla comunità locale, “Near Silence” indaga le trasformazioni del paesaggio sonoro e le molteplici agentività del silenzio: da un lato come rimozione della pluralità di voci del mondo naturale e possibile effetto dell’ecocidio in corso, dall’altro come risorsa condivisa da proteggere. L’evento sarà preceduto da un dialogo tra l’artista KMRU e Gascia Ouzounian, professoressa associata di Musicologia all’Università di Oxford, la cui ricerca si colloca all’intersezione tra sound studies e studi urbani, con particolare attenzione alle forme di inquinamento acustico e ai concetti di guerra vibrazionale e occupazione atmosferica.

A inaugurare la serata, un djset presso il Magazzino sul Po tra rielaborazione, trasmissione e reinvenzione di tradizioni sonore: protagonisti saranno il duo britannico Sealionwoman e il live di Takkak Takkak, progetto dei musicisti Shigeru Ishihara (DJ Scotch Egg) e Johanes “Mo’ong” Santoso Pribadi. L’evento proseguirà con il djset del collettivo Jokkoo, tra club culture contemporanee, sperimentazione elettronica e linguaggi performativi. A concludere sarà Pho Bho, collettivo e label indipendente torinese che, attraverso una ricerca orientata alle forme più innovative della musica da club contemporanea, intreccia poliritmi, basse frequenze e influenze
provenienti da diverse geografie sonore.

Mara Martellotta

Massimino, la perla della Val Tanaro

Nella verde Val Tanaro, al confine tra Piemonte e Liguria, in Provincia di Savona, esiste un borgo circondato da castagneti, che con i suoi 106 abitanti rappresentata il più piccolo Comune del Savonese: si tratta di Massimino.
Il paese, ubicato a 540 metri sul livello del mare, deve molto probabilmente il suo nome alla Grangia benedettina di San Massimo, posta sulle sue alture e appartenuta per un certo periodo all’Abbazia di S. Pietro in Varatella di Toirano.
Il suo fascino autentico e la sua aria incontaminata lo rendono una sosta irrinunciabile per il viaggiatore che percorrendo la SS 490 del Colle del Melogno, attraversa questi incantevoli luoghi diretto verso le spiagge della Riviera di Ponente.

LA SUA STORIA

Massimino, come testimoniato da un diploma del 967 d.C. dell’Imperatore dei Romani Ottone I di Sassonia, fece parte della Marca Aleramica, il cui sovrano fu Aleramo I ed il cui capoluogo era Savona.
Aleramo ebbe, tra gli altri, i seguenti figli: Anselmo, che fu il capostipite dei Marchesi di Savona e Ottone, che fu il capostipite di quelli del Monferrato.
Il Marchese di Savona Bonifacio del Vasto, bisnipote di Anselmo, dopo il 19 dicembre 1091, anno della morte di sua zia materna Adelaide di Torino, vedova di Oddone di Savoia, quartogenito di Umberto I Biancamano, il fondatore della Dinastia Sabauda, occupò le Contee di Asti, Alba, Albenga, Auriate e Bredulo. Si spense nel 1125 e nel 1142 i figli avuti dalla seconda moglie
Agnese di Vermandois, si divisero i possedimenti paterni: Manfredo fu il capostipite dei Marchesi di Saluzzo; Berengario, figlio di Guglielmo, diede origine ai Marchesi di Busca; Anselmo ereditò Ceva; Ugo ereditò Clavesana, mentre ad Enrico andarono Savona, Noli, Finale Ligure, Cairo Montenotte e alcuni castelli e borghi minori, tra i quali Altare, Calizzano e Sassello. Alla morte del fratello Bonifacio il Minore, Vescovo e Marchese di Cortemilia, ereditò anche il Marchesato di Cortemilia, con castelli e ville delle Langhe, tra i quali Novello. Egli da Beatrice del Monferrato, figlia del Marchese Guglielmo V, ebbe tra gli altri i seguenti figli: Enrico II e Ottone i, quali furono i primi a portare il cognome Del Carretto in onore del poema “Il cavaliere del carretto”, scritto dal francese Chrétien de Troyes.
Anselmo di Ceva ebbe tra gli altri i seguenti figli: Guglilemo, che portò avanti il ramo di Ceva e Bonifacio, il quale alla morte senza figli dello zio paterno Ugo di Clavesana ereditò i suoi possedimenti e fu il capostipite dei Marchesi di Clavesana.
Massimino divenne possedimento dei Marchesi di Ceva; essi nel XII secolo fecero costruire un maniero del quale rimangono pochi ruderi delle mura che lo circondavano e che cingevano anche il borgo cresciuto ai suoi piedi.
Negli anni ’20 del Duecento, quando regnava il Marchese Guglielmo II di Ceva, passò a suo cugino il Marchese Enrico II Del Carretto, il quale aveva ereditato dal padre, il sopraccitato Enrico I, un feudo vastissimo che andava da Finale Ligure fino ad Alba. Alla morte di Enrico II nel 1233 i suoi possedimenti passarono al figlio Giacomo, il quale da Caterina da Marano, figlia naturale dell’Imperatore dei Romani Federico II di Svevia, ebbe cinque figli, tra i quali Aurelia, che avendo sposato in seconde nozze Francesco Grimaldi detto “Malizia”, divenne la prima Signora di Monaco e tramite il suo figlio di primo letto Ranieri I è l’antenata dell’attuale Principe sovrano Alberto II. Alla dipartita di Giacomo Del Carrretto nel 1268 i suoi tre figli maschi si spartirono i possedimenti paterni: Enrico III fu il capostipite dei Del Carretto di Novello; Corrado di quelli di Millesimo e Antonio di quelli di Finale Ligure.
Massimino entrò a far parte del Marchesato di Finale e per la sua posizione al confine con il Comune piemontese di Bagnasco, che faceva parte del Marchesato di Ceva e dal 1558 del Ducato di Savoia,
ospitò numerose bande di contrabbandieri e briganti che dal Piemonte cercavano rifugio nel Marchesato di Finale Ligure.
Nel 1602, alla morte dell’ultimo marchese Sforza Andrea, il marchesato, incluso Massimino passò a Re Filippo II di Spagna. Gli spagnoli, che possedettero queste terre fino al 1713, destinarono il Castello di Massimino a sede della loro guarnigione.
Con il Trattato di Utrecht del 1713 il Marchesato di Finale Ligure andò all’Austria, la quale lo cedette subito alla Repubblica di Genova, con il vicolo che la popolazione continuasse a beneficiare degli statuti e delle autonomie godute fino a quel momento. Massimino divenne quindi genovese e lo rimase fino al Congresso di Vienna, con il quale venne sancita l’annessione della Repubblica di Genova al Regno di Sardegna. Il maniero venne definitivamente distrutto durante il periodo napoleonico.

L’ECONOMIA

Una delle fonti principali di reddito per la popolazione erano i castagneti che circondano ancora oggi il paese. Molti abitanti con i loro muli e i loro buoi aiutavano il transito dei convogli al Valico dei Giovetti, importante arteria commerciale che collega Calizzano e Murialdo con Massimino e l’alta Val Bormida all’alta Val Tanaro. La loro attività era simile a quella svolta dai “marrons”, i quali aiutavano mercanti e viandanti a valicare il Colle del Moncenisio.

LE BELLEZZE DI MASSIMINO

Nella Borgata di San Vincenzo, sede comunale, si erge la Chiesa Parrocchiale di San Donato, edificata nel 1813.
Nelle vicinanze vi è la chiesetta di San Vincenzo Ferreri, Oratorio dei Disciplinati, risalente al 1797.

Il fiore all’occhiello del paese è la Chiesa di San Giuseppe, edificata a fianco del castello come Oratorio della Compagnia dei Disciplinati prima del XVI secolo.
Al suo interno vi sono tre altari: quello centrale dedicato a San Giuseppe e i due laterali, dedicati rispettivamente a San Rocco e a San Massimo. Gli affreschi che decorano l’abside sono stati realizzati nel 1543, ma parte di essi sono stati ricoperti di calce durante una disinfestazione susseguente ad una delle numerose epidemie pestilenziali che colpirono questo territorio.

Ad un centinaio di metri da questa chiesa, nei verdi boschi, ci sono i ruderi dell’antica Chiesa Parrocchiale di San Donato, che sulla carta topografica di Massimino del 1762 è riportata come Parrocchiale S. Nicolò.

Molti luoghi di culto sono disseminati nelle frazioni.
In Frazione San Pietro c’è l’antichissima chiesetta, intitolata a Sant’Antonio Abate, restaurata nel 1773, mentre in Frazione Costa sorge la Chiesa dedicata a San Giovanni Battista, la più antica di Massimino, che presenta ancora pregevoli affreschi.
In Frazione Muraglia sorge la cappella dedicata a Sant’Antonio da Padova, edificata nel 1744 dalla popolazione.

In località Boscogrande si trovano due cavità naturali ellittiche, scavate sopra un masso affiorante lungo un sentiero, che la fantasia popolare ha trasformato in impronte lasciate dal diavolo.
Tra i Comuni di Massimino, Calizzano e Murialdo c’è l’area protetta del Bric Zerbi, un sito di interesse comunitario della Regione Liguria, istituito nell’ambito della Direttiva 92/43/CEE e designato come Zona Speciale di Conservazione
.
Quest’area di 711 ettari è caratterizzata da una flora composta da faggi e castagni di età e dimensioni notevoli e da una foresta riparia popolata da ontani, salici e dalla calta palustre. Sono inoltre presenti varie specie di orchidee e la bellissima aquilegia scura.
La fauna comprende varie specie di rapaci, tra i quali lo sparviero e il falco pecchiaiolo. Nelle zone umide sono presenti il pesce sanguinerola e alcune specie di anfibi.
La zona occidentale di quest’area protetta è attraversata dall’itinerario escursionistico A51A che collega il Colle dei Giovetti con la Bocchetta di Vetria.

ANDREA CARNINO

 

Germinale Monferrato Art Fest, un museo diffuso

Fino al 4 novembre si svolge la terza edizione di Germinale Monferrato Art Fest, mostra di arte contemporanea promossa da quasi Fondazione Carlo Gloria, in Provincia di Asti

Germinale Monferrato Art Fest è giunta alla sua terza edizione e prosegue il suo cammino trasformando le colline del Monferrato in un museo diffuso, in cui arte contemporanea, storia, tradizione e bellezza naturale si incontrano in un viaggio sensoriale alla scoperta del territorio.

Sono diciannove i Comuni del Monferrato coinvolti, trenta le sedi espositive e 65 gli artisti  interessati in un’edizione che proseguirà fino al 4 ottobre.

Obiettivo del festival è promuovere l’arte e la cultura contemporanea, ma anche valorizzare il paesaggio e il patrimonio unico di queste terre.

La rassegna ormai da tre anni mette in rete  numerosi comuni tra le province di Asti e Alessandria, creando un itinerario artistico ramificato in cui ogni borgo non rappresenta soltanto una tappa di un percorso culturale, ma anche un’opportunità di partecipazione e di condivisione.

Le sedi espositive che compongono la costellazione di Germinale sono state selezionate per il profondo legame che presentano con la storia, l’architettura e la tradizione locale.

Si tratta di chiese sconsacrata, di castelli, costruzioni di pregio storico architettonico e spazi dalla forte valenza simbolica, che diventano lo scenario perfetto in cui ambientare le opere d’arte contemporanea, contribuendo alla loro tutela e valorizzazione.

La mostra d’arte è stata inaugurata venerdì 11 settembre scorso a Rinco di Montiglio Monferrato, in provincia di Asti ed è stata promossa dalla Quasi Fondazione Carlo Gloria.

In questa grande mostra diffusa espongono artisti affermati, mid-career, affiancati da giovani talenti coinvolti in progetti speciali come SELVAartprize o le Residenze d’arte.

Le opere sono collocate in sedi uniche e fortemente simboliche, invitando i visitatori a scoprire attraverso i linguaggi contemporanei gli spazi più suggestivi e le realtà peculiari di questo territorio così vario.

L’offerta della rassegna non si limita all’esposizione visiva di mostre e installazioni open air, ma si arricchisce  di un calendario che affiancherà i contenuti espositivi durante tutto il corso dell’evento, con talk, incontri culturali, pratiche esperienziali e workshop. Un ricco programma di spettacoli e performing arts, curato da Casa degli Alfieri, animerà i giorni di apertura e le varie sedi per l’intero periodo del festival.

Il tema di questa edizione di Germinale, il cui scopo è la produzione di almeno un’opera per ogni edizione che possa rimanere in modo permanente sul territorio, è “Di marne feconde, un mare”, rassegna curata da Francesca Canfora e titolo che invita a un’esplorazione profonda, verticale del territorio. Si parte da un percorso che si addentra nelle sue fondamenta geologiche, laddove il tempo si è fatto roccia. L’identità del Monferrato rappresenta un paradosso geografico: le sue colline sono l’esito di un’antica marina. Le marne, un mix di argilla e calcare, non sono semplici sedimenti, ma archivi biologici che conservano la memoria di un oceano scomparso. Questa “eredità oceanica” ancora oggi agisce nel presente, e rappresenta la materia che trattiene l’umidità, il fossile che riaffiora tra i solchi ricordandoci che ogni paesaggio rappresenta una sovrapposizione di ere. Il rapporto con la marna definisce l’anima del Monferrato anche nel suo farsi architettura. L’uomo ha riconosciuto in questa pietra una docilità feconda, scavando gli infernot, le cattedrali sotterranee nate per custodire il vino e oggi riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio mondiale. In queste stanze ipogee il confine tra natura e cultura si annulla, dove l’architettura rivela il cuore profondo della terra.

“Di marne feconde, un mare” rappresenta una sollecitazione a guardare sotto ciò che calpestiamo: il sottosuolo diventa metafora dell’inconscio, della riserva di risorse, della memoria che non svanisce, ma si trasforma.

Germinale 2026 non celebra solo la terra, ma la sua profondità generatrice: è un invito a scoprire che il terreno su cui camminiamo è un amore solido, un giacimento di storie millenarie che attendono di essere nuovamente narrate.

Sessantacinque sono gli artisti che danno vita alla rassegna, e tra questi sono rilevanti i nomi di Luigi Mainolfi, di cui viene esposta una scultura in bronzo nell’atrio Soltitan nel palazzo di Città, ad Asti; Riky Ferrero, che presenta un‘installazione in un infernot di Vignale Monferrato; Domenico Borrelli, che presenta un’installazione a palazzo Mazzetti, ad Asti, e Carlo Gloria, che ha realizzato un murale dato in omaggio alla comunità di Rinco di Montiglio Monferrato, dove è stata inaugurata la terza edizione di Germinale Monferrato Art Fest.

Mara Martellotta

Sei appuntamenti da settembre a dicembre per “Musica da Camera”

Un viaggio musicale insieme al Gruppo Barocco di Torino “L’Astrée”

Domenica 20 settembre, presso gli spazi di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, inaugurerà l’edizione 2026 di “Musica da Camera”, un viaggio musicale in compagnia del Gruppo Barocco di Torino “L’Astrée” tra musica classica e barocca, finalizzato alla ricerca di quei legami che rappresentano la base di un immaginifico ponte tra il Seicento e la contemporaneità. Spaziando tra il passato e la visione del futuro, la rassegna, composta da sei appuntamenti fino a domenica 13 dicembre, esplorerà artisti e territori europei distanti tra loro sia dal punto di vista geografico sia da quello temporale, e prenderà il via alle ore 17.30 del 20 settembre prossimo, quando il Gruppo Barocco di Torino “L’Astrée” si esibirà tra le partiture vivaldiane del concerto intitolato “Battaglie e Follie”.

Si proseguirà domenica 4 ottobre, sempre alle ore 17.30, con il concerto “Heroines Mytologiques”, incentrato sulle Cantate francesi del Settecento, mentre domenica 18 ottobre andrà in scena “La Scuola delle Nazioni”, un percorso che attraversa le maggiori realtà europee e la storia dei loro musicisti più noti e talentuosi.

Domenica 8 novembre, alle ore 17.30, sarà la volta de “Il Violoncello tra avanguardia contemporanea e riscoperta storica”, un’esplorazione musicale tra strumenti acustici ed elettronica in collaborazione con il Syntax Ensemble, associazione musicale e culturale fondata a Milano nel 2018, affermatasi rapidamente come uno dei principali punti di riferimento in Italia per la musica classica contemporanea e d’avanguardia. “Arie d’Opera e Concerti per Archi” di Antonio Vivaldi sarà il concerto al centro di domenica 22 novembre alle ore 11. Chiuderà la rassegna, domenica 13 dicembre alle ore 17.30, “La Fisarmonica incontra Bach”, un’originale sperimentazione musicale tra la fisarmonica e l’opera del grande compositore tedesco.

L’Astrée è un rinomato gruppo cameristico nato a Torino nel 1991sotto l’egida dell’Istituto per i Beni Musicali e per iniziativa di Giorgio Tabacco. Formazione strumentale specializzata nel repertorio sei-settecentesco secondo criteri storici e con l’utilizzo di strumenti originali, l’ensemble trae il proprio nome da una composizione di Couperin Le Grand che, sul finire del Seicento, chiamò “L’Astrée” una delle sue “Sonades en Trio”. Fin dall’inizio della sua attività, il gruppo rivolge una particolare attenzione al ricco patrimonio musicale piemontese, in gran parte ancora inedito, e ad autori le cui musiche sono conservate presso le biblioteche piemontesi. Questa peculiarità ha suscitato molto interesse da parte del pubblico e della critica internazionale.

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia – Via delle Rosine 18, Torino.

Biglietti: Intero 10 euro / Ridotto (fino a 25 anni) 8 euro / abbonamento intero 40 euro / Abbonamento ridotto 25 euro / gratuito per persone con disabilità

Biglietteria elettronica: www.postoriservato.it

Mara Martellotta

Festa della Nascita 2026 alla Reggia di Venaria

Domenica 20 settembre prossimo, dalle ore 10 alle ore 19, la Reggia di Venaria torna ad ospitare la Festa della Nascita, la giornata dedicata ad accogliere i bambini e le bambine nati nel 2025 e nel 2026 insieme alle loro famiglie. Giunta alla sesta edizione, si tratta di un gioioso rito collettivo di benvenuto che si è affermato come efficace dispositivo territoriale a favore delle famiglie: il programma, inizialmente partito incontrandosi sulla cultura, è andato abbracciando anche gli ambiti della sanità, del sociale, dell’educazione, promuovendo una rete sempre più integrata e una collaborazione stabile. La valutazione di impatto presentata lo scorso giugno conferma l’efficacia dell’iniziativa nel rafforzare la collaborazione tra istituzioni e servizi, e nel favorire la fiducia nelle famiglie verso le reti territoriali di sostegno. Ogni edizione coinvolge circa mille famiglie, oltre 4 mila partecipanti, 15 mila dagli esordi, che accedono gratuitamente ai giardini della Reggia con il passaporto culturale del 9rogramma “Nati con la Cultura”, promosso dalla Fondazione Medicina a misura di Donna e Abbonamento Musei, scaricabile liberamente dal sito www.naticonlacultura.it. Lem32 amministrazioni comunali aderenti invitano nuove famiglie a partecipare alla festa e, in quell’occasione, prevedono alla consegna del passaporto. La festa offre alle famiglie l’opportunità di conoscere i servizi del territorio in un contesto accogliente e rilassante, vivendo esperienze emozionanti, momenti di condivisione con professionisti della salute, dell’educazione e della cultura. La giornata propone incontri, laboratori e attività dedicati alla lettura condivisa, alla musica e al canto, e promuove pratiche da coltivare nella quotidianità, costituendo occasioni di confronto sulla genitorialità, sul benessere delle famiglie e sulla crescita nei primi anni di vita. Numerose r8cerche scientifiche dimostrano come il contatto con la natura e le esperienze culturali favoriscano lo sviluppo cognitivo, emotivo, biologico e sociale già dai primi, cruciali giorni di vita del neonato, contribuendo al ben-essere dell’interno nucleo familiare. La Festa della Nascita è organizzata e curata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, CCW-Culture Welfare Center ETS e La Rete delle Donne, in collaborazione con numerosi partner. L’edizione 2026 sarà dedicata al tempo, inteso come “tempo da dedicare alla crescita delle nuove vite, alle relazioni, alla curae alla condivisione delle esperienze in famiglia”.

Prenotazioni entro il 18 settembre al link festanascita2026.eventbrite.it – info su lavenaria.it

Mara Martellotta

Grattacielo Sanpaolo: “Da Granada a Montmartre”, solista Gaëlle Solal

Martedì 15 settembre alle ore 18 si terrà all’Auditorium del Grattacielo Intesa Sanpaolo un concerto per MiTO SettembreMusica dedicato a pezzi per chitarra  

Grande attesa per il concerto di martedì 15 settembre prossimo per MiTO SettembreMusica, che si terrà alle ore 18 all’Auditorium del Grattacielo Intesa Sanpaolo, dal titolo “Da Granada a Montmartre”, un omaggio a Manuel de Falla, a Federico Garcia Lorca, a Enrique Granados, Isaac Albeniz , Joaquín Rodrigo.
Protagonista alla chitarra Gaëlle Solal. I biglietti sono esauriti.
Figlio di genitori appassionati di musica, Solal scopre la chitarra classica all’età di cinque anni e si iscrive al Conservatorio di Marsiglia, per entrare poi al Conservatorio di Parigi a 16 anni e diplomarsi in un solo triennio con il Primo Premio all’unanimità. Più  attenta alla libertà che alle regole, la Solal è  promotrice di progetti eclettici multidisciplinari, come solista e in ensemble da camera. Fortemente impegnata nel sociale, si batte per la visibilità  delle donne nel mondo attraverso l’associazione Guitar’Elles di cui è  fondatrice. Dal 2011 risiede a Bruxelles.

Secondo concerto di MiTO SettembreMusica di martedì 15 settembre sarà al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino il concerto tutto incentrato su musiche di Robert Schumann, dall’Arabeske in do maggiore op. 18 alla Kreisleriana op. 16, alla Sonata n. 1 in fa diesis minore op. 11. Al pianoforte  il vincitore del Concorso Pianistico Internazionale Busoni 2025 Yifan Wu, nato nel 2005 e avviato allo studio professionale del pianoforte a quattordici anni con Yunlin Yang.
Attualmente prosegue la sua formazione con Stanislav Ioudenitch presso la Escuela Superior de Musica Reina Sofia a Madrid. Oltre al pianoforte, Yifan Wu coltiva anche una forte passione per l’arte contemporanea, in particolare per la fotografia, con la quale ha vinto numerosi premi internazionali  tra cui il titolo di Architecture Photographer of the Year  2022 agli International Photography Awards e le sue opere sono state esposte a New York, Shanghai, Budapest.

Per MiTO per la Città l’Accademia dei Solinghi eseguirà il concerto  intitolato “Amori, sospiri e bizzarrie del Seicento italiano” presso il teatro Sant’Anna alle ore 18.

Mara Martellotta

Il caso Tortora e la giustizia: “Applausi e sputi” di Pezzuto all’Associazione Marco Pannella

La vicenda di Enzo Tortora come punto di partenza per parlare di giustizia, informazione, carcerazione preventiva e garanzie dell’imputato.

Si è svolto a Torino, negli spazi della vineria Oinos in San Salvario, l’incontro di presentazione di Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora, il libro del giornalista Vittorio Pezzuto, pubblicato nella nuova edizione aggiornata da Piemme. L’appuntamento è stato promosso dall’Associazione Marco Pannella.

Il volume ricostruisce le “due vite” di Tortora: quella del giornalista e grande protagonista della televisione italiana, culminata nel successo di Portobello, e quella iniziata drammaticamente nel giugno 1983 con l’arresto sulla base delle accuse di alcuni collaboratori di giustizia. Tortora fu accusato di legami con la camorra e traffico di droga, incarcerato e successivamente condannato in primo grado. Dopo una lunga battaglia giudiziaria venne assolto in appello e definitivamente in Cassazione. Il suo caso è rimasto uno dei simboli più noti dell’errore giudiziario italiano e della battaglia garantista.

Prima dell’intervento dell’autore, sono intervenuti  esponenti del mondo radicale, giuridico e delle istituzioni.

Sergio Barbaro, presidente dell’Associazione Marco Pannella, ha richiamato una frase diventata emblematica del percorso politico e civile di Tortora: «Ero liberale perché ho studiato, sono radicale perché ho capito». Una definizione che lo stesso Tortora amava ripetere e che sintetizza il legame instaurato negli anni più difficili della sua vicenda con Marco Pannella e il Partito Radicale.

L’avvocato Gianluca Pescatori ha posto poi l’accento soprattutto sul rapporto tra giustizia e informazione: «Tortora è una figura che viene distrutta dal rapporto malato tra un certo tipo di giustizia e il giornalismo. Anche oggi sembra talvolta che sia l’imputato a dover dimostrare la propria innocenza e non il contrario». Un tema che attraversa anche il libro di Pezzuto: la trasformazione dell’indagine giudiziaria in un processo mediatico capace di produrre una condanna sociale molto prima della sentenza.

Bruno Mellano, già Garante dei detenuti del Piemonte, ha affrontato il tema della detenzione e del confine, spesso delicato, tra giustizia e ingiustizia, ricordando anche un particolare filo conduttore piemontese della vicenda Tortora. «È incredibile come in questa storia emerga spesso anche un ruolo del Piemonte e dei piemontesi. Tortora, per esempio, inviò una lettera a Raffaele Costa, recentemente scomparso, chiedendogli di fare qualcosa per la vergogna giudiziaria che lo aveva colpito. E poi il Tortora “piemontese” che inventò le tv private con TeleBiella”.

Per l’avvocato Stefano Capra, presidente delle Camere Penali, la vicenda dimostra che «Sarà anche vero alla fine che il sistema ha gli anticorpi e la verità è stata riconosciuta. Ma tutto sarebbe stato diverso se Tortora non fosse stato incarcerato prima del processo». Capra ha inoltre sottolineato la necessità che le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia non vengano considerate sufficienti da sole: «La dichiarazione del pentito deve essere “vestita”, deve cioè trovare riscontri».

Protagonista dell’incontro Vittorio Pezzuto, che con Applausi e sputi ha voluto ricostruire non soltanto l’odissea giudiziaria, ma l’intera figura di Tortora, compreso il grande innovatore della televisione italiana. «Ho scritto la prima edizione nel 2008 e ho deciso oggi di aggiornarla perché la sua storia continua a parlarci del presente». Una scelta dettata anche dalla necessità di trasmettere quella memoria alle generazioni più giovani, molte delle quali conoscono poco o per nulla la figura del conduttore.

Pezzuto ha ricordato la storia di Tortora, non solo Portobello ma anche la Domenica sportiva e poi l’epopea delle tv private. Tortora uomo nobile che non diede in diretta la notizia della morte del calciatore granata Gigi Meroni perché non voleva che la madre apprendesse la notizia dal teleschermo. Tortora che portò i politici a cantare in televisione, che inventò il meccanismo delle nomination in televisione. Insomma un grande innovatore.

Per Pezzuto il caso Tortora rappresenta inoltre uno spartiacque nel rapporto tra cronaca e giustizia: «Oggi il processo mediatico è diventato permanente». Se negli anni Ottanta la gogna passava soprattutto attraverso giornali e televisioni, oggi i social hanno ulteriormente accelerato il meccanismo, consentendo di pronunciare sentenze virtuali di colpevolezza o innocenza nel giro di pochi minuti”.

“La storia di Enzo Tortora continua a parlarci del presente. Il suo calvario personale si trasformò in una battaglia per i diritti e per una giustizia giusta, contro l’abuso della carcerazione preventiva”.

 

“La città che ha tante voci”, progetto culturale di Tangram Teatro

 In collaborazione con la RSA Cooperativa Sociale Caregiver di via Spalato , la scuola IC Ennio Morricone di corso Vercelli e la Scuola Holden di via Borgo Dora 49

“La città che ha tante voci” rappresenta  il  nuovo progetto di Tangram Teatro che, da settembre a dicembre prossimo, porrà in dialogo bambini e bambine, cittadini e cittadine senior, giovani artisti e artiste e professionisti e professioniste  dello spettacolo attraverso un percorso di creazione, ascolto e partecipazione.
Il progetto culturale pone al centro la produzione artistica di qualità quale strumento di coesione sociale e rigenerazione culturale dei territori, prevedendo la partecipazione attiva della comunità, attraverso un percorso partecipato, che coinvolge protagonisti del teatro, studenti delle scuole primarie e cittadini senior, valorizzando l’arte come spazio di ascolto, relazione e trasformazione.
I bambini, sotto la guida di drammaturghi, saranno coinvolti in residenze di drammaturgia finalizzate alla scrittura autonoma di testi teatrali. Questi testi prodotti verranno affidati ad attori professionisti che li porteranno in scena, proponendo un alto livello artistico.
I bambini si misureranno così con un’esperienza professionale, rafforzando l’autostima e la fiducia nelle proprie potenzialità.

L’iniziativa si pone come prima sperimentazione italiana del progetto “Scene& Heard”, nato ventisette anni fa a Londra da un’esperienza newyorchese e oggi riconosciuto nel Regno Unito come uno tra i più validi esempi in grado di coniugare qualità artistica e vocazione sociale.
Parallelamente i senior del territorio diventano custodi e narratori di memorie individuali e collettive e i loro racconti alimenteranno un processo creativo alla base di una performance teatrale, creata dalla formazione under 30 PoEM, che restituirà tracce e testimonianze dei luoghi della quotidianità, in un dialogo aperto tra generazioni.
Al centro di entrambi i processi creativi vi è  il racconto della città intesa come bene e memoria comune, ma anche come città fantastica, evocata dall’immaginazione dei bambini, crocevia di culture, lingue e visioni.

Città invisibile  che abita la città reale. Il progetto costruisce, così,  una mappa emotiva e culturale dei luoghi, intrecciando passato e futuro, centro e margine, pratica artistica e comunità. L’arte diventa occasione di incontro, strumento di inclusione e dispositivo di valorizzazione del territorio, capace di generare un senso di appartenenza e nuove forme di partecipazione culturale.
L’obiettivo è quello di costruire una pluralità di racconti, di cui i cittadini di generazioni diverse sono autori, e in cui gli artisti agiscono da facilitatori, traduttori e mediatori dei linguaggi che rappresentano.
La prospettiva intergenerazionale è  al centro dell’attività del progetto, i piccoli Esploratori e i Custodi, che conservano la memoria dei luoghi, sono i creatori del materiale narrativo e teatrale alla base dei processi artistici. Parallelamente i giovani artisti lavorano a fianco di professionisti più esperti in un continuo scambio di pratiche e esperienze.
Il progetto si articola in nove eventi indirizzati ad un pubblico generico, un evento per un pubblico specifico, tre laboratori, due residenze.
Due saranno gli spettacoli inediti frutto delle due residenze di scrittura creativa, replicati in due circoscrizioni per un totale di quattro spettacoli; una performance realizzata al termine del laboratorio all’interno della RSA di via Spalato e della successiva residenza degli artisti presso Tangram Teatro , con due repliche per pubblico generico, una per un pubblico specifico. Sarà poi indetto uno spettacolo in prima nazionale dal titolo “ A Three Things Day” dell’attore e autore inglese Ben Moor, che ha riscosso un certo successo all’Edinburgh Fringe Festival del 2025.

Le attività sono articolate su tre circoscrizioni  e coinvolgono diversi attori; la Scuola Holden, punto di riferimento riconosciuto a livello nazionale e internazionale per la scrittura creativa, contribuirà all’individuazione di giovani drammaturghi tra i neodiplomati che parteciperanno alla residenza con i bambini delle scuole primarie. Enchiridion ETS garantirà, grazie alla sua collaborazione stabile con Tangram Teatro e con il Community Hub di via Baltea, un coordinamento organizzativo tra i vari attori coinvolti nel progetto.
PoEM, formazione teatrale under 30, nata da una classe per attori del Teatro Stabile di Torino, cui si sono uniti Roberto Tarasco e Gabriele Vacis, garantisce un alto livello artistico nonché un impatto sociale nelle azioni che coinvolgono i cittadini senior.
Tangram Teatro ETS ha scelto di affidare il coordinamento organizzativo a Enchiridion ETS, che da tre anni collabora stabilmente con la struttura occupandosi di ricerca nell’ambito della drammaturgia contemporanea europea e nordamericana, di sperimentazione nell’ambito di nuovi linguaggi digitali, di formazione e di didattica del teatro.

L’ideazione del progetto è  di Francesca Montanino, dottore di ricerca in storia del teatro inglese presso l’Università di Siena, e che si occupa di produzione e organizzazione teatrale. Ha curato la traduzione di molti testi anglosassoni rappresentati per la prima volta in Italia e si è occupata del coordinamento e dell’organizzazione di diverse rassegne in Italia e UK, oltre che di didattica teatrale per bambini ed adolescenti.
Il progetto prevede il coinvolgimento attivo di numerose figure under 35 appartenenti a diverse professionalità dello spettacolo dal vivo, quali drammaturghi, attori, scenografi e organizzatori, inserite in un percorso strutturato di avviamento alla professione. Nella selezione dei giovani partecipanti Scuola Holden agisce da facilitatore nell’individuare giovani autori e autrici tra i suoi diplomati. Enchiridion coadiuva nell’individuazione di giovani attrici e attori, tra i diplomati nelle principali scuole di teatro. In una prima fase i giovani professionisti parteciperanno ad un workshop condotto da Ben Moor, finalizzato all’acquisizione di pratiche artistiche consolidate a livello internazionale. Successivamente,  nell’ambito di due residenze artistiche, i drammaturghi affiancati da professionisti della rete, accompagneranno i dodici bambini della scuola primaria IC Morricone nella creazione di testi originali.

In un’ultima fase residenziale, giovani attori e scenografi lavoreranno alla messa in scena dei testi, in affiancamento a professionisti esperti, contribuendo allo sviluppo delle competenze artistiche e produttive. Le azioni a supporto della produzione artistica si concretizzeranno nella realizzazione di due spettacoli teatrali professionali inediti, replicati due volte negli spazi della rete.
Gli artisti under 30 di PoEM saranno coinvolti in un percorso laboratoriale con gli utenti della RSA di via Spalato, finalizzato alla raccolta di memorie e testimonianze. Tale percorso evolve in una residenza artistica che culminerà nella produzione di una performance, inedita e replicata in tre spazi diversi.

Mara Martellotta