IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
La festa della Repubblica per gli 80 del referendum del 1946 non ha raggiunto pienamente i suoi obiettivi Le bandiere tricolori ai balconi erano quasi del tutto assenti. Quando la Lega di Bossi furoreggiava a Torino io proposi un invito a imbandierare la città come risposta ai continui attacchi al Risorgimento dei leghisti ruspanti di allora. Mi telefono’ il sindaco Valentino Castellani chiedendomi di annullare la mia conferenza stampa perché il pericolo era quello che i torinesi non partecipassero e dessero una implicita vittoria alla Lega. Il ragionamento di Castellani mi convinse e ritirai la proposta. Aveva ragione lui.Ma oggi questi pericoli leghisti non ci sono più, ma nessuno ha pensato di scrivere un invito ad esporre il tricolore come fecero il sindaco Peyron e il presidente di “ Italia 61 “ Dogliotti – il grande chirurgo – per il centenario del Regno d’Italia con l’aiuto de “La Stsmpa” che fece una campagna martellante in proposito. Ricordo che tanti anni prima mio padre mi fece leggere dei passi del “Cuore” di De Amicis in cui viene raccontato il grande entusiasmo di studenti e popolo per la sfilata della Festa dello Statuto della prima domenica di giugno. L’amor di Patria – mi diceva mio padre – devi trarlo da quelle pagine perché la generazione di tuo nonno combatte’ eroicamente sul Piave educata dal “Cuore”.
Oggi sarebbe impossibile usare questi linguaggi perché la paura della guerra ci atterrisce e le manifestazioni di piazza violente dei mesi scorsi sono una minaccia reale alla convivenza civile da parte di plotoni di giovani delinquenti e potenziali terroristi che fanno della rapina e del furto la loro ragione di vita. La Repubblica festeggia, ma i motivi attuali per festeggiare sono pochissimi. La sfilata di Roma (fino al 1961 si faceva anche a Torino in piazza Vittorio) si è svolta in tono minore. La grande via dei Fori imperiali voluta da Mussolini e’ apparsa in Tv meno ampia e maestosa forse per l’aggiunta di altre tribune. Anche lì qualche coccarda, un brutto bandierone e uno stendardo con il simbolo della Repubblica. L’entusiasmo popolare non si percepiva. Forse bisogna risparmiare e allora forse sarebbe bene rinunciare anche alla parata che- dopo le infinite citazioni di un articolo 11 della Costituzione dimezzato- può essere vista come un’esibizione guerresca.
Se vogliamo trarre una riflessione da questa festa della Repubblica – al di là delle mitizzazioni giornalistiche che non danno spazio alla vera riflessione storica – verrebbe da dire che la Repubblica di Mazzini e di Garibaldi si è evaporata e la religione civile della Patria non esiste più. Che sia stato ignorato ciò che scrisse uno dei nostri maggiori storici, Nicolò Rodolico ,sul referendum e che Francesco Cognasso sia del tutto trascurato, non depone bene per un tentativo di storia ,se non condivisa, almeno plurale Oggi ci sono tanti attivisti ignoranti e fanatici, incapaci di produrre un pensiero, che inalberano i cartelli della protesta disgregatrice. Sono il frutto di una scuola che ha smarrito la sua funzione civica. Anche il piccolo Angelo d’Orsi più che un ex professore e’ un attivista che soffia sul fuoco della rivolta sociale. Ad 80 anni di distanza avrebbe forse avuto un significato di pacificazione nazionale di alto valore simbolico provvedere per una degna sepoltura in Italia, con tutti gli onori dovutigli, dell’ultimo Re Umberto II che pati’ l’esilio per 37 anni. Le Nazioni civili sanno comportarsi civilmente almeno con i morti. La Francia ne è un esempio.
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