Torna “La Vendemmia a Torino. Grapes in town” rinnovata nel suo assetto. La manifestazione cresce, si espande e diventa infatti il contenitore di tutte le iniziative di promozione del vino programmate in città dal 12 al 20 ottobre.
Nove giorni di degustazioni, masterclass, incontri, visite guidate per apprezzare il Piemonte in un bicchiere: la cultura del vino, un paesaggio meraviglioso, le dimore più prestigiose, il valore del lavoro, l’accoglienza e la convivialità.
Il programma prenderà il via con la rassegna “Portici Divini”, sabato 12 ottobre per arrivare nei giorni 18-20 ottobre al gran finale con gli appuntamenti della “Vendemmia a Torino”. Un percorso che partendo da vini del torinese raggiungerà quelli di tutto il Piemonte.
“Vendemmia a Torino” inaugura il calendario iniziando il 12 ottobre con “Portici Divini”, consolidata kermesse dei produttori vitivinicoli “Torino DOC”, promossa dalla Città di Torino, sostenuta dalla Camera di commercio di Torino e organizzata dalla Fondazione Contrada Torino onlus. “Portici Divini” da quest’anno proporrà alcune isole di promozione e di degustazione del vino, prodotto dai vigneti della Collina Torinese, del Pinerolese, della Valle di Susa e del Canavese.
Inoltre sotto i portici, spazio distintivo del disegno e dell’urbanistica di Torino, si rinnoverà per turisti e cittadini curiosi l’appuntamento per degustare e apprezzare i vini DOCG e DOC in oltre venti locali, con la possibilità di conoscere direttamente i produttori di Torino DOC, selezionati dall’ente camerale.
E ancora, a Palazzo Birago un fitto programma di eventi animerà le giornate del 12 e 13 ottobre con workshop e degustazioni guidate che, nel fine settimana successivo, si sposterà negli spazi del Mercato centrale.



Ritornano i “Kakemono” al MAO-Museo d’Arte Orientale di Torino. Fino al 4 ottobre
delle squame. E non è solo una questione di stile: “La carpa, in giapponese ‘koi’, rinvia – dicono al MAO – alla parola omofona che significa ‘amore’, e l’associazione simbolica è rafforzata proprio dalla scelta di presentare l’animale in coppia”. Altrettanto fine è ancora il dettaglio delle zampe della “Coppia di gru” di Kawamura Bunpo (1779-1821), artista di Kyoto, nelle cui opere la tradizione tematica giapponese si allarga a influenze realistiche occidentali. “L’augurio di longevità convogliato tradizionalmente da questa creatura si unisce all’auspicio di pace e speranza, di cui la gru è divenuta simbolo dopo la seconda guerra mondiale”. Nel corridoio che al Museo ospita le stampe policrome è anche presentata una selezione di “Ukiyo-e” ( genere di stampa artistica su carta, fiorita nel cosiddetto periodo Edo fra il XVII ed il XX secolo), il cui nucleo centrale è costituito da ritratti di famosi attori di teatro kabuki ad opera di Utagawa Kunisada ( noto anche come Utagawa Toyokuni III), fra i più importanti e celebri artisti del Giappone dell’Ottocento.
“Creature reali e fantastiche”
