ilTorinese

L’acqua stagnante della politica

L’ incredibile a volte avviene. Qualcosa di più
che fa diventare il teatro della politica il teatro dell’
assurdo. Ricapitolando. Il presidente Conte manda
una lettera all’ Europa : nulla osta per il lavori Tav .
Toninelli non firma, ma coerentemente non si dimette
(sic). Matteo Salvini è gongolante: “vedete, l’ ho
fatto ragionare”. Di Maio Vice presidente, sodale
con Conte e Salvini sponsorizza una mozione No Tav in
Parlamento.

Il un comizio di Giggino Matteo diventa quel
tale là. Ora la Lega potrebbe astenersi sulla mozione
pentastellata. Con il risultato finale che la mozione
potrebbe passare . Dunque lo Stato
con la mano destra fa una cosa e con la sinistra
un’ altra. Evidentemente non hanno paura del
ridicolo, con la credibilità del nostro Paese a picco.
Ma non è finita. Apparentemente grande vittoria
della sinistra pentastellata che sbandiera il voto
come una loro vittoria.

Apparentemente? Sì,  per due motivi.
Primo: è assolutamente ininfluente. Parole al vento.
Secondo, prezzo politico pagato il voto favorevole al
decreto sicurezza bis. Tradotto: si può sparare a chi
tenta di far sbarcare i clandestini. Bella botta per i No
Tav. Arriviamo alla ciccia. Gabrielli capo della Polizia è
disperato. L’ organico dovrebbe essere di 119mila unità . Ora
sono 99mila. Da un anno Rambo è ministro dell’ Interno
e non ha assunto un poliziotto. Tanti selfie e Twitter
a go- go. Non parliamo di comizi dove il nostro è
bravissimo. Tante chiacchiere, fatti zero.  Anche qui in
Piemonte nei vari consigli comunali
il caos regna sovrano.

L Appendino è salva per un voto. E la Ferrero
( pasionaria no Tav ) è a casa sua in Val di Susa con
Perino e sostiene di aver incontrato casualmente
Chiaretta . Al massimo 2 o tre volte. Allasia, presidente di Palazzo Lascaris, non
conosce le procedure, non ha polso e si becca
dal Chiampa la reprimenda: il consiglio regionale
non è il Bar Sport.

Corrono Tronzano, Rosso, e lo stesso Cirio per
mediare preoccupati per il dopo.
Dettaglio: tutti e tre arrivano dalla prima Repubblica.
Sarà un caso? Personalmente non credo proprio. Toti
se ne va da Forza Italia. E anche Renzi ha preparato da tanto
tempo le valigie, pronte per uscire dal PD. Insomma
acqua stagnante. Con tante ma tante urla alla Luna. Ma
nessun atto per bonificare la palude.

 

Patrizio Tosetto

 

Detrazioni spese scolastiche: cosa c’è da sapere

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

La detrazione Irpef del 19% riguarda tutte le spese direttamente legate alla frequenza degli istituti del sistema di istruzione nazionale, di ogni ordine e grado, ossia scuole materne, elementari, medie e superiori. Rientrano nel sistema tutti gli istituti pubblici, statali e degli enti locali, e le scuole private paritarie.

Per il 2018 è stato previsto un tetto di spesa detraibile pari a 786 euro per ogni alunno o studente, ossia una detrazione massima di circa 150 euro per ogni figlio iscritto. Dal 2019 il tetto passa a 800 euro.

Tra le spese legate alla frequenza scolastica risultano detraibili ovviamente le somme versate per l‘iscrizione alle scuole private. Per tutte le scuole, comprese quelle private, invece, l’Agenzia delle entrate ha chiarito che lo sconto d’imposta, entro il tetto massimo di spesa previsto, è riconosciuto per: la mensa e gli eventuali servizi integrativi di assistenza alla mensa; i servizi di pre e post scuola; le spese per le gite; l’assicurazione scolastica i corsi di lingua, teatro, ecc. svolti anche al di fuori dell’orario scolastico e senza obbligo di frequenza, purché si tratti di corsi deliberati dall’istituto. Non sono invece mai detraibili le spese relative all’acquisto di libri e al materiale di cartoleria.

È importante ovviamente conservare i documenti: per la mensa occorre la ricevuta del bollettino postale o del bonifico bancario intestata al destinatario del pagamento con la causale “servizio mensa”. Quando è previsto il pagamento in contanti o con bancomat, oppure l’acquisto di buoni mensa in formato cartaceo o elettronico, occorre invece un certificato con l’indicazione del relativo importo.

Un torinese in cammino per far riscoprire le bellezze dell’Italia

Andrea Ferrero, fisioterapista, darà supporto a “Va’ Sentiero”, un trekking che attraverserà tutta l’Italia per oltre 6.000 chilometri

 

Percorrere a piedi l’Italia dalle Alpi allo stivale, per riscoprire il più lungo trekking del mondo, lungo oltre 6.000 chilometri. È il sogno che si sta realizzando di tre ragazzi, i milanesi Yuri Basilico e Giacomo Riccobono e la trevigiana Sara Furlanetto, di 31, 27 e 25 anni, che cammineranno per oltre un anno tra boschi, valli e borghi sperduti per far conoscere il Sentiero Italia, un percorso realizzato tra il 1983 e il 1985 dai volontari del Club Alpino Italiano ma che poi, come tanti tesori della nostra Italia, è finito nel dimenticatoio. A loro, da agosto, si unirà anche un torinese, Andrea Ferrero, fisioterapista osteopata originario di Alba, che per conto della scuola EOM Italia sarà a disposizione per dare assistenza e consigli ai compagni di viaggio che ne avessero necessità.

 

Il progetto si chiama “Va’ Sentiero” ed è aperto alla partecipazione di chiunque voglia prendere parte a una delle 368 tappe previste, che attraverseranno 20 regioni per un totale di 350.000 metri di dislivello. L’iniziativa vedrà la partnership di Eom, la Escuela de Osteopatia di Madrid che in Italia ha sedi a Verona, Roma, Torino, Vado Ligure e Udine, che lungo il percorso “presterà” i suoi fisioterapisti osteopati, pronti a essere a disposizione dei compagni di viaggio con supporto di tipo fisioterapico-osteopatico per rendere più leggero e funzionale il cammino. Nei momenti di break i professionisti, che escono da master post laurea o percorsi di studi quinquennali a Eom, daranno anche informazioni su temi e problematiche più comuni legati al trekking: dolori frequenti, postura, gestione del carico dell’apparato scheletrico e così via.

 

Andrea Ferrero, fisioterapista professionista di Torino, 30 anni, laurea in fisioterapia e percorso didattico di 5 anni a Eom, seguirà per la scuola di osteopatia la partnership con Va’ Sentiero, partecipando lui stesso ad alcune tappe del percorso. “È un’avventura bellissima, al quale io e altri fisioterapisti osteopati di EOM prenderemo parte con entusiasmo – dice Ferrero, originario di Alba, che vive e lavora in un importante poliambulatorio a Torino -. I tre fondatori di “Va’ sentiero sono partiti in maggio da Muggia, in Friuli Venezia Giulia, e, dalla Val di Rabbi a Livigno, stanno per arrivare a Torno, vicino a Como. Il 29 luglio una nostra fisioterapista, la comasca Corinne Valli, partirà con loro e parteciperà alla tappa lungo i sentieri attorno al lago di Como. Io invece in agosto camminerò con loro nei sentieri nella parte alta del Piemonte e della Valle d’Aosta. Faremo circa 20 chilometri al giorno, dormiremo nei bivacchi, nelle baite e nei rifugi. E saremo sempre a disposizione degli altri camminatori, fornendo anche supporto e assistenza tecnica per qualsiasi necessità o inconveniente che si presenti lungo il cammino. Successivamente, dagli Appennini alla Sicilia, si uniranno altri ragazzi e altri osteopati della scuola, fino a completare gli oltre 6.000 chilometri di tragitto a piedi ”.

 

Racconta Sara Furlanetto, 25 anni, fotografa e antropologa di Castelfranco Veneto, una dei tre fondatori di Va’ Pensiero: “Siamo tre viaggiatori, sognatori e accomunati dalla passione della montagna – spiega -. Il Sentiero Italia unisce come un filo rosso monti e borghi bellissimi d’Italia e dopo tanti anni sta per essere riaperto grazie ai volontari del Cai. Il nostro sogno è che questo sentiero venga conosciuto e vissuto da tante persone. Attraverso la rete e i social racconteremo luoghi, storie, mestieri, passioni. Con il Gps tracceremo i percorsi e alla fine faremo anche un libro fotografico, in cui racconteremo i mille volti incontrati lungo il sentiero”.

 

Aggiunge Andrea Turrina, socio fondatore e direttore di EOM Italia: “Come già accaduto con “Osteopatia a due ruote”, che l’anno scorso ci ha visto scendere in pista con i nostri studenti al servizio dei piloti di motociclismo nei circuiti di Coppa Italia e del Campionato italiano di velocità, abbiamo aderito a questa iniziativa per offrire ai nostri studenti, laureati in fisioterapia con percorso formativo in osteopatia, la possibilità di vivere un’importante esperienza professionale all’interno del mondo sportivo. Un laboratorio esperienziale ineguagliabile per i nostri studenti, che va ad aggiungersi al master universitario in osteopatia o all’intero percorso formativo in osteopatia della durata di sei anni, spalancando le porte a innumerevoli possibilità nell’universo professionale”.

 

 

 

 

 

 

Il mondo degli “ultimi” raccontato al PalaGiustizia

“Gli invisibili”negli scatti di Mauro Raffini. Fino al 3 settembre


Vagare per le strade di grandi città (da Torino a Napoli a Nizza fino a Parigi, a Marsiglia e a Londra) per raccontare, attraverso la fotografia, la solitudine e l’ingombrante fardello di povertà di chi quelle stesse strade ha eletto a propria dimora. Per Mauro Raffini, origini cuneesi, ma torinesissimo d’adozione, quegli scatti realizzati in cinquant’anni di attività – fra mille altri dedicati al fotogiornalismo, all’editoria non meno che alle architetture urbane e al paesaggio – rappresentano un atto di fede e di irrinunciabile compassione verso il mondo. Anche e con uno slancio particolare verso chi negli anfratti più oscuri di questo nostro mondo naviga in traversata solitaria, trascinandosi addosso (dentro e fuori) miserie senza limiti e rassegnata disperazione. Sono loro, gli “invisibili” (o i “senza tetto” o gli “homeless” o i “clochards” o – bruttissimo termine, ancora da tanti gettonato – i “barboni”) i protagonisti di una toccante selezione di foto, una trentina complessivamente in bianco e nero e a colori, esposte da Raffini, fino al prossimo 3 settembre, nello Spazio Cultura Inclusiva della Caffetteria del Palazzo di Giustizia di Torino.

Promossa dall’ “Ufficio Pastorale Migranti” (diretto per anni da don Fredo Olivero, ancora oggi apostolo e memoria storica dell’immigrazione straniera a Torino) e dal “Garante dei diritti delle persone private della libertà personale”, la rassegna ha in sé la forza di guidarci con empatico interesse –trasmessoci dallo stesso artista – verso gli “ultimi” e i più “poveri”, che è come “andare –per usare le parole di Papa Francesco – verso la carne di Gesù che soffre”. Perché, in fondo, è ben vero che “i volti degli homeless sono spesso segnati da elementi di santità”, come sostiene un altro grande della fotografia incentrata sul tema, l’inglese Lee Jeffries che prosegue: “E sono i corpi, non le parole a raccontare le pene patite”. Ecco perché nelle foto in mostra non troviamo nomi né titoli. Solo volti e corpi dall’età indefinita, sguardi stupiti o sperduti o pronti alla sfida, qualche volta perfino i segni di antiche agiatezze; accanto sacchetti di plastica o carrelli della spesa arrivati chissà come e ripieni di mille povere improbabili cose. Avanzi di cibo, bottiglie, coperte, maglioni, cappotti su cappotti, cuffie su cuffie.

E’ lì tutta la loro casa, tutta la loro ricchezza, tutta la loro vita; per giaciglio una panchina o un materasso o la custodia di una chitarra, davanti la scatola di cartone per l’elemosina e c’è perfino chi non rinuncia alla lettura e alla musica. Curiosa la pila di libri accanto alla cuffia di lana che esce dalle coperte, con “L’alba di Vasco” appoggiata a “L’ultimo giurato” di John Grisham e a una guida turistica di Praga. “Ho fotografato – racconta Raffini – cercando di capire cosa significhi vivere la strada tutti i giorni, senza mai forzare la situazione per il rispetto che si deve a queste persone e per non violare troppo la loro residuale umanità”. Ma può una fotografia muovere l’osservatore alla pietas? “Nel suo libro ‘Davanti al dolore degli altri’, Susan Sontag – compagna di viaggio di molti operatori dell’immagine che non si fermano alla superficie delle cose – sostiene di no. E io la penso come lei.

Così come sono convinto che la fotografia – aggiunge Raffini – non sia un elemento determinante, tranne rarissime eccezioni, per cambiare particolari situazioni geo-politiche. Oggi ricordiamo appena la foto del piccolo Aylan, il bimbo siriano spiaggiato sulla costa turca di Bodrum; in questi giorni la stessa emozione si ripete per l’immagine del padre e della figlia salvadoregni ancora abbracciati in acqua, morti per annegamento nel Rio Grande. Un’immagine forte, destinata però a essere dimenticata dopo pochi giorni. E il tentativo di raggiungere gli Stati Uniti continuerà inarrestabile”. Tuttavia? “Tuttavia questo non pregiudica – conclude Raffini – la capacità di narrare con le immagini, che mantengono intatto il loro valore testimoniale, un valore etico, documentale e storico”.

Gianni Milani

“Gli invisibili”
Spazio Cultura Inclusiva-Caffetteria del Palazzo di Giustizia, corso Vittorio Emanuele 130, Torino; tel. 011/01123771
Fino al 3 settembre
Orari: lun. e ven. 7,30/15,30; sab. 7,30/13

Comune e Tim insieme per promuovere il 5G

Tim e Città di Torino collaboreranno per  tre anni sullo sviluppo di tecnologie digitali e le soluzioni per la Smart City grazie al 5G.

La sinergia vale soprattutto  per quanto riguarda droni, robotica e guida autonoma. L’accordo è stato firmato, a Palazzo di Città, dalla sindaca Appendino e da Elisabetta Romano, chief technology and innovation officer di Tim. Entro il 2019 sarà coperta dal 5G oltre il 50% della popolazione torinese. “La collaborazione pubblico-privato è fondamentale per creare nuova economia e nuovi posti di lavoro. Torino, da sempre città laboratorio, prosegue la storica collaborazione con Tim che mette la città all’avanguardia” dice la sindaca.

Scontri del primo Maggio, anarchici e No Tav denunciati

Nei giorni scorsi, a seguito di approfondite ed articolate indagini della DIGOS della Questura di Torino, sono stati denunciati, a diverso titolo, 46 militanti di “Askatasuna”, dell’ex posto occupato “Asilo” e del movimento No-Tav, per i reati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, violenza privata e possesso di strumenti atti all’offesa perpetrati in occasione della manifestazione svoltasi a Torino il 1° maggio 2019.

 

Tra gli indagati figurano i principali leder di “Askatasuna” – che hanno anche coordinato materialmente le azioni criminose – e due esponenti del predetto centro sociale nei cui confronti è ancora pendente il procedimento relativo alla richiesta di applicazione della sorveglianza speciale in virtù della loro particolare pericolosità sociale connessa a pregresse azioni criminose ed alle capacità militari acquisite durante il loro impegno nel territorio siriano nelle fila delle milizie dello YPG.

 

I fatti risalgono, come detto, allo scorso primo maggio, allorquando, in occasione del tradizionale corteo dei lavoratori, diversi militanti d’area, posizionatisi in testa allo spezzone sociale composto da circa 2000 persone riconducibili anche al movimento No-Tav ed all’area anarchica torinese, si resero responsabili di ripetute azioni violente a causa dei quali furono necessari diversi e calibrati interventi dei contingenti delle forze dell’ordine e del personale della Digos al fine di impedire la realizzazione di una precisa strategia volta a sovrastare le altre componenti politico-istituzionali intente a sfilare per il centro cittadino e pian piano “conquistare” la testa del corteo con il precipuo obiettivo di dare, tra l’altro, una connotazione prettamente “NoTav” alla tradizionale manifestazione dei lavoratori.

 

 

Urlava per strada armato di coltello: fermato dalle fiamme gialle

Camminava per strada brandendo un grosso coltello da cucina e urlando frasi contro tutto e tutti.

L’uomo, un quarantenne torinese, è stato fermato questa notte  da un equipaggio della Guardia di Finanza Torino nei pressi di Via De Sanctis nel capoluogo.

il quarantenne, con numerosi precedenti per rapina, furto, traffico di stupefacenti, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, ha accumulato l’ennesima denuncia.

Nosiglia resta arcivescovo per altri due anni

Monsignor Cesare Nosiglia andrà avanti  per altri due anni nella sua attività di arcivescovo di Torino.

Il  mandato era in scadenza, compiuti ormai i 75 anni. Ma, spiega lui stesso all’Ansa “La Congregazione per i Vescovi, tramite la Nunziatura Apostolica in Italia, mi informa che il Santo Padre Francesco ha disposto che io possa proseguire il mio mandato come Arcivescovo Metropolita di Torino per altri due anni. Ho quindi accolto la decisione del Papa confidando nel Suo sostegno spirituale e pastorale e in quello dei sacerdoti, dei diaconi, delle religiose, religiosi e laici della Diocesi.”.

Comuni in fiore nel Torinese

Da mercoledì 31 luglio a venerdì 2 agosto le visite nei comuni di Avigliana, Agliè, Ozegna, Ronco Canavese e Villareggia.  La storia e le curiosità della floricoltura torinese

Una nuova intensa settimana di visite attende il team interdisciplinare di commissari Asproflor – Associazione Produttori Florovivaisti, impegnati nella stesura delle valutazioni dei Comuni aderenti al Marchio Nazionale di Qualità dell’Ambiente di vita Comune Fiorito, in vista dell’atteso evento finale di premiazione a Pomaretto (TO), in programma dall’8 al 10 novembre 2019. Il team composto da diverse professionalità del settore, sarà infatti in visita mercoledì 31 luglio ad Avigliana (già medaglia d’argento nel 2009 per il concorso europeo Entente Florale), giovedì 1° agosto ad Agliè e Ozegna, e venerdì 2 agosto a Ronco Canavese e Villareggia, tutti in provincia di Torino. Asproflor, insieme a Confcooperative Piemonte, organizza il concorso nazionale “Comuni Fioriti”, che da quest’anno è diventato “Marchio Nazionale di Qualità dell’Ambiente di Vita” ed è l’unico partner sia del concorso europeo “Entente Florale” che del concorso internazionale “Communities in Bloom”.

 

Quali sono, nel concreto, le ricadute del Marchio di Qualità dell’Ambiente di vita Comune Fiorito? Tra le altre, contribuisce al miglioramento del quadro di vita e dell’ambiente urbano; è un importante elemento dell’immagine del comune e della sua attrattività nei confronti di visitatori e imprese; rappresenta uno strumento di promozione turistica, sia come prodotto turistico in sé che come elemento di qualità dell’accoglienza (lo slogan spesso usato è “Fiorire è accogliere”); gioca un ruolo economico per le ricadute e i posti di lavoro generati nei settori della floricultura, del turismo e del commercio; svolge un ruolo sociale per il suo carattere di impresa collettiva; svolge infine un ruolo educativo e di sensibilizzazione dei cittadini al rispetto dell’ambiente di vita quotidiano e allo sforzo di miglioramento del quadro di vita, attraverso iniziative quali “Il Concorso Case e balconi fioriti”, “Scuole fiorite”.

 

Il torinese è un’area dove la floricoltura riveste un ruolo di assoluta rilevanza: oggi in provincia di Torino operano circa 250 aziende florovivaistiche, per una produzione lorda di 35-40 milioni di Euro e circa 1000 addetti impiegati. Circa il 65% la produzione di piante in vaso, il 32% la produzione di steli recisi, infine il 3% di fronda ornamentale. La produzione floricola ha origine infatti nei primi anni del ‘900 grazie alle produzioni della collina torinese ed in particolar modo nella zona di Moncalieri. Nei primi anni di sviluppo della floricoltura sono state prodotte in particolare specie da bordura o mosaicoltura vendute “a strappo” nella zolla di terra di coltivazione avvolta in un foglio di carta o steli recisi di piccola taglia chiamati “mazzoleria”.

Scompenso cardiaco terminale, un intervento senza precedenti

Salvato un paziente al Maria Pia Hospital. Il dottor Brscic dell’Heart Team dell’ospedale torinese: “Siamo intervenuti con una procedura non descritta in letteratura. Dopo sei ore di intervento il paziente sta bene, ed è in fase riabilitativa”

 

Torino, luglio 2019 – L’Heart Team di Maria Pia Hospital – struttura ospedaliera di Alta Specialità di GVM Care & Research accreditata con il SSN – guidato dal dottor Elvis Brscic, Responsabile dell’Unità Operativa di Cardiologia, ha operato un paziente di 75 anni con scompenso cardiaco in fase terminale, ideando e mettendo in pratica una combinazione inedita di tecniche di cardiologia interventistica.
Ora l’uomo sta bene e si trova nella fase delicata della riabilitazione, cruciale per il completo recupero.

 

Dopo opportune valutazioni sullo stato del paziente, l’équipe multidisciplinare di specialisti dell’Heart Team, composta da emodinamista, cardiologo, cardiochirurgo e anestesista, ha studiato una combinazione di tecniche non chirurgiche. Il risultato è stato un intervento mininvasivo, eseguito dunque per via non chirurgica, ma utilizzando le tecniche TAVI e MitraClip in abbinamento a un sistema di assistenza circolatoria, l’ECMO, modificato con l’inserimento di un drenaggio cardiaco aggiuntivo.

 

Si tratta di una procedura mai descritta prima in letteratura realizzata in contesto proibitivo, per la presenza contemporanea di gravi patologie cardiache ed extracardiache, che ha portato gli esperti del Maria Pia Hospital a trovare una soluzione per il paziente.

“La combinazione non invasiva scelta è stata la sola possibilità di risoluzione completa, al paziente era stata esclusa la terapia chirurgica per via di un rischio operatorio di mortalità superiore al 50%. Sia la valvola aortica che la valvola mitralica presentavano un’insufficienza grave e la funzione contrattile cardiaca era severamente compromessa. Per via del quadro clinico drammatico, sembravano non esserci chance per il paziente”, commenta il dott. Brscic.

Sono state necessarie sei ore di intervento, durante le quali l’équipe è intervenuta direttamente sulle strutture anatomiche del cuore del paziente per trattare le gravi anomalie, adottando tecniche percutanee quali la TAVI e la MitraClip.

 

La TAVI è una metodica mininvasiva utilizzata per la sostituzione della valvola aortica: si accede al cuore attraverso un’arteria periferica, di solito la femorale, e la protesi è veicolata transcatetere; un palloncino allarga la valvola compromessa e successivamente, attraverso un secondo catetere, si trasporta e fissa la protesi che va a sostituire la valvola degenerata.

Per la valvola mitralica, invece, si utilizza la MitraClip: il catetere viene fatto accedere tramite la vena femorale e trasporta una “clip” che, arrivata sulla valvola mitralica, ne ricongiunge i lembi collassati.

 

Al fine di mantenere la stabilità emodinamica durante l’impianto delle endoprotesi, l’Heart Team ha deciso di utilizzare il sistema di circolazione extracorporea ECMO. Inoltre, in aggiunta alle due cannule standard che drenano il sangue venoso e pompano quello arterioso, ne è stata aggiunta una terza, per aumentare il drenaggio e ridurre il sovraccarico del ventricolo sinistro.

 

La criticità cardiaca è stata stabilizzata e il paziente è stato trattato farmacologicamente in terapia intensiva. Anche le patologie associate alla fase post-chirurgica sono rientrate e al momento non si registrano sofferenze a carico di altri organi”, conclude il dott. Brscic.

 

Le cardiomiopatie: cause, sintomi e terapia

Le cardiomiopatie possono essere dovute a malattia coronarica, patologie valvolari, processi infiammatori e altro. Se la causa non viene trattata tempestivamente, l’evoluzione può essere quella dello scompenso cardiaco grave. La terapia standard per i vizi valvolari è quella chirurgica, che non è però stata possibile in questo caso a causa del quadro clinico e delle severe comorbilità.

 

Il sintomo più tipico è l’affanno, dapprima sotto sforzo e poi, col progredire della cardiomiopatia, anche a riposo. La patologia si diagnostica con l’ecocardiogramma. Per prevenire uno scompenso cardiaco grave la tempistica è fondamentale: bisogna intervenire il prima possibile per riparare le valvole cardiache compromesse.