ilTorinese

Scissione Softball dai Jacks Torino, adesione a progetto Asd Avigliana Rebels

A seguito dalla scissione dall’Asd Jacks Torino BS, società che nel 2014 ha accolto con entusiasmo il progetto softball, la “Reale Jacks Torino” ha rinunciato ad iscriversi al campionato nazionale di serie A2.

Questa decisione è stata presa durante la discussione che ha coinvolto tutte le componenti societarie, ed approvata all’unanimità al termine dell’assemblea che si è tenuta a Torino lo scorso 22 novembre.

Successivamente Massimo Incandela e Paula Ferrua hanno presentato le dimissioni rispettivamente dall’incarico di vicepresidente e di consigliera, i quali prima di lasciare il consiglio direttivo dell’associazione torinese hanno ringraziato il presidente Gian Paolo Longhin, rimarcando l’importantissimo apporto dato da tutti i componenti dell’Asd Jacks Torino.

La scelta coinvolge l’intero staff tecnico ed il gruppo atlete del softball, che hanno deciso di continuare la propria attività in un’altra società.

Questa società è l’Avigliana Rebels della presidentessa Bruna Mattea, associazione sportiva con la quale sono state gettate le basi per ripartire dal settore giovanile, che servirà come bacino per rinfoltire nel tempo le fila della Prima Squadra, che già nella scorsa stagione annoverava fra le proprie fila atlete Jacks e Rebels, ha partecipato al campionato di serie B qualificandosi alla fase playoff promozione.

Nei prossimi giorni il nuovo progetto Avigliana Rebels, che coinvolge sia il baseball che il softball, sarà presentato ai tifosi, agli addetti ai lavori ed agli sponsor.

“Adotta un medico”, la Regione e le Fondazioni aiutano gli specializzandi

La carenza di medici è il principale problema che la sanità, non solo piemontese, si trova ad affrontare, risultato di anni di mancata programmazione nazionale.

REGIONE E FONDAZIONI DEL TERRITORIO INSIEME.  FINANZIATE 50 BORSE DI STUDIO PER I MEDICI SPECIALIZZANDI

 

La Regione, consapevole dell’urgenza del problema, ha deciso di finanziare con risorse proprie 15 borse di studio aggiuntive per i medici specializzandi e di coinvolgere le Fondazioni del territorio, con il progetto “Adotta un medico”, con l’auspicio che finanzieranno ulteriori 35 borse di studio.

Come annunciato fin dai primi giorni dal nostro insediamento, si tratta di un atto fondamentale per garantire la continuità del servizio sanitario nazionale, che oggi si trova ad affrontare carenze di organico drammatiche che mettono a rischio l’attività di interi reparti e strutture” – hanno detto il presidente Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità, Luigi Icardi nel corso della conferenza stampa che si è svolta presso il palazzo dell Regione a Torino.

Erano presenti il rettore dell’Università del Piemonte Orientale, professor Avanzi e il professor Albera per l’Università di Torino.

Sono felice che anche il mondo dell’Università definisca questa iniziativa “straordinaria”. La Regione Piemonte inizia il programma per risolvere il problema della carenza dei medici e lo fa in un modo molto semplice: con le risorse dei piemontesi e con l’aiuto delle fondazioni e dei privati pagheremo le specializzazioni dei medici che vengono a studiare in Piemonte, vincolandoli a svolgere poi per cinque anni il servizio della loro attività medica sul nostro territorio. In questo modo riusciremo ad avere nell’arco di qualche anno una iniezione di medici giovani, freschi e preparati, che vinceranno il concorso nazionale e quindi saranno anche bravi, e che presteranno il loro servizio negli ospedali del Piemonte. Ringrazio tutte le Fondazioni che hanno già cominciato a sostenere questo progetto” – ha detto il Presidente Cirio.

I vincoli del bilancio approvato dalla Giunta precedente ci consentono di aggiungere solo 5 borse di studio rispetto alle dieci già finanziate. Contiamo con il prossimo bilancio di integrare ulteriormente il numero, viste le necessità di incremento. Il precedente governo ha finanziato 511 contratti, 129 in più rispetto ai 382 dell’anno accademico 2017-2018Ad oggi i contratti totali assegnati (statali + aggiuntivi regionali) per l’anno accademico 2018-2019 sono 531, mentre il fabbisogno per l’anno accademico 2019-2020 è di 672, con un differenziale di 141 contratti. Dunque, ci sono gli spazi per incrementare” – ha detto l’assessore Icardi.

La Giunta ha approvato gli schemi di convenzione con le Università di Torino e del Piemonte Orientale, con i quali la Regione finanzia- con 1.920.000 euro- 15 contratti di formazione medico specialistica aggiuntivi a decorrere dall’anno accademico 2018/19 e per tutti i cinque anni del ciclo formativo.

15 contratti finanziati direttamente dalla Regione riguardano Anestesia, Rianimazione e Terapia intensiva e del dolore (2 Torino e 1 Piemonte orientale), Medicina d’emergenza-urgenza (2 Torino e 2 Piemonte orientale), 4 Ortopedia e Traumatologia (tutti ai Torino) e 4 Pediatria (2 Torino e 2 Piemonte orientale).

I requisiti previsti per accedere ai contratti aggiuntivi per i medici specializzandi sono:

  • iscrizione ad uno degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri del Piemonte alla data di sottoscrizione del contratto di formazione medico specialistica;
  • residenza in Piemonte per almeno cinque anni negli ultimi 12 anni antecedenti la data di scadenza del bando di concorso per l’accesso alle Scuole di specializzazione;
  • sottoscrizione dell’impegno dello specializzando, prima dell’immatricolazione alla Scuola, a prestare 5 anni di lavoro effettivo, a decorrere dalla data di conseguimento del diploma di specialità o dalla data di prima assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato presso un’azienda sanitaria del Piemonte.

Nel caso in cui il medico specializzando che ha fruito del contratto aggiuntivo finanziato non rispetti l’impegno di lavorare nelle strutture del servizio sanitario piemontese, la Regione chiederà al medico stesso di “restituire” le somme percepite.

Il primo soggetto privato che ha risposto alla chiamata della Regione è stata la Fondazione Nuovo Ospedale Alba Bra che nel corso di un evento benefico lo scorso mese di novembre ha raccolto la somma di 154.000 euro.

Altre Fondazioni (Cassa di Risparmio di Torino, Cassa di Risparmio di Cuneo, Cassa di Risparmio di Vercelli, Compagnia di San Paolo) hanno già manifestato il loro interesse alla proposta della Regione.

In allegato foto: da sinistra, il rettore Avanzi, il presidente Cirio, l’assessore Icardi, il professor Albera

Radicali contro il crocifisso in Consiglio regionale

Riceviamo e pubblichiamo
“NEL SOLCO DI SCELTE DI QUESTA MAGGIORANZA CHE UTILIZZA ISTITUZIONI A SUO USO E CONSUMO”
Dichiarazione di igor Boni (Presidente nazionale di Radicali Italiani):
“In Piemonte abbiamo una maggioranza consiliare e una Giunta regionale che usano le istituzioni a fini propri. Dopo lo striscione vergognoso su Bibbiano appeso al Palazzo della Giunta, dopo la lettera che chiedeva a Mattarella di sciogliere le Camere contro la nostra Costituzione, dopo l’invito anti-laico alle scuole piemontesi a fare presepe e albero di Natale per favorire l’integrazione, dopo la richiesta di licenziamento di Silvio Viale che annunciava di fare quanto previsto dalla legge  e dalla sentenza dell’Alta Corte, ora dobbiamo sorbirci l’affissione del crocifisso nell’aula del Consiglio.
Sono stati 6 mesi di sfruttamento continuativo delle Istituzioni a proprio uso e consumo, contro i principi di laicità dello Stato e contro la logica. Mentre con una mano si brandiscono i simboli religiosi come armi politiche con l’altra mano, con i decreti sicurezza e il virus venefico dell’odio, si distrugge qualsiasi principio di religiosità, di carità cristiana, di accoglienza, di pietà, di amore e di compassione”.

La Scientifica nelle scuole

 Questo l’evento che il 13 dicembre ha visto i camici bianchi della Scientifica tra gli studenti delle scuole italiane.

La Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato è risultata vincitrice del progetto Scienza e Tecnologia per la sicurezza e la legalità denominato “Virtute e Canoscenza”. Il prestigioso riconoscimento ha dato vitaoggi a un evento nazionale che ha coinvolto le scuole, unendo la cultura scientifica ai concetti di legalità e sicurezza.

A Roma l’evento si è svolto presso il Palazzo dei Congressi dell’EUR e ha visto la partecipazione del Capo della Polizia Prefetto Franco Gabrielli.

A Torino, invece, l’incontro si è tenuto al Convitto Nazionale Umberto I di via Bligly e vi hanno partecipato le classi del quarto e quinto anno. Dopo il saluto delle Autorità, si è entrati nel vivo delle “indagini” insieme alle donne e agli uomini del Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica. Agli studenti è stata data la possibilità di toccare con mano l’universo dellemetodologie delle scienze forensi moderne.

Densa l’agenda dei lavori: dagli interventi esplicativi, alle lezioni su specifiche tematiche quali l’intervento sulla scena del crimine, lo studio delle impronte digitali, le analisi chimiche e di genetica forense e molto altro. Gli studenti hanno potuto anche mettersi alla prova confrontandosi con gli esperti attraverso l’analisi e l’elaborazione di casi studio.

Se la riduzione a occasione teatrale è il punto debole della serata

“Il fu Mattia Pascal”, dal romanzo di Pirandello, in scena all’Erba sino a domenica 15 dicembre

 

“Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal”. La battuta iniziale del romanzo che Luigi Pirandello scrisse nel 1903, per consegnarlo l’anno successivo alla “Nuova Antologia” a puntate, occasione forse dettata dalle gravi difficoltà economiche e dai pensieri di suicidio procurati dal tracollo finanziario familiare dovuto ad una frana che all’improvviso allagò la zolfara nella quale il padre Stefano aveva investito i propri averi e la dote di Maria Antonietta Portulano, moglie dell’autore.

Un romanzo dove tanti temi pirandelliani sono già presenti, l’introspezione esatta del protagonista, il costante vedersi vivere, l’essere e l’apparire, la realtà della quotidianità a confronto con quella che siamo obbligati a crearci, la maschera che indossiamo e con cui ci presentiamo agli altri. Nulla di più facile, come per tantissimi altri esempi, certi racconti coinvolti a divenire pagine teatrali, che Il fu Mattia Pascal abbia tutte le carte in regola per trovare la strada del palcoscenico. Fattane una riduzione che ne colleghi i vari momenti della narrazione e ne rispetti la vena intimista, il dramma personale, la negazione di se stesso. Ecco che allora, nello spettacolo in questi giorni all’Erba, appare subito chiaro che sia proprio questa riduzione, dovuta a Guglielmo Ferro, regista senza generosità di guizzi, e soprattutto a Daniele Pecci, interprete nella passata stagione del ruolo principale, che ha lasciato a Pino Quartullo, il punto debole della serata: soprattutto nella prima parte, nel chiuso della vecchia biblioteca di Miragno, tra polverosi titoli vecchi ormai di secoli pronti ad essere catalogati da un sacerdote anche disposto a ricevere le confessioni di Mattia. La discreta eredità di famiglia andata pressoché in fumo per la disonestà dell’amministratore, Batta Malagna, la vendetta di Mattia che ne compromette la nipote Romilda, che poi è costretto a sposare, l’inferno di quell’esistenza capovolta pure dalla presenza di una suocera che lo disprezza, l’insoddisfazione del piccolo incarico bancario: il tutto esclusivamente raccontato nel chiuso della scena inventata da Salvo Manciagli, alti scaffali scorrevoli che riempiono troppo l’ambiente e quasi lo soffocano, inventati per essere poi tenuti troppe volte fermi, oltre il bisogno, senza una scena che ne movimenti la piatta andatura, al di là delle opache apparizioni di questo o quel personaggio minore che certo non ha il potere di alzare la quota di staticità.

La sostanziosa vincita a Montecarlo, il soggiorno romano in casa dei Paleari (con un padrone di casa, Rosario Coppolino, che ha tra le mani forse le pagine più belle e vive del romanzo e se le gioca con grande divertimento: la tragedia d’Oreste, la lanterninosofia), l’operazione all’occhio malato, il furto di una parte del denaro di Mattia – che la sorte ha spinto a prendere il nome di Adriano Meis -, la seduta spiritica, alzano nella seconda parte il tono della rappresentazione, ma è solo perché questo tono trova in quegli episodi una maggiore materia teatrale che scuote e infervora lo svolgimento. Il ritorno alla realtà infelice di Miragno, davanti ad una famiglia ormai scomposta e nel chiuso della biblioteca a prendere appunti per i ricordi di una vita cancellata, chiude in un cerchio anonimo là dove si era iniziato. Al centro del quale Pino Quartullo non convince mai appieno, nei movimenti, nella varietà della voce, nell’approfondimento soprattutto di un personaggio che avrebbe necessità di una maggiore robustezza, di una più ispirata profondità.

 

Elio Rabbione

Il fondatore delle Sardine e Liliana Segre: “Abbaglio, sì. Bugiardo, no!”

Equivoci risolti 
Alla fine è andata nei migliore dei modi, a dimostrazione del fatto che spostarsi dalle tastiere e colloquiare con sincera eleganza la vita la si può solo migliorare.
Proprio così. Questa mattina ho avuto un piacevole e costruttivo scambio di informazioni con l’avvocato Luciano Belli Paci, figlio della Senatrice Liliana Segre. Adesso mi sono molto chiare le motivazioni che hanno portato la famiglia Segre alla smentita di adesione al movimento delle “Sardine”, ed è dovuta all’assoluta neutralità della Senatrice, questione di vitale coerenza a prescindere da ogni valutazione. La stima e il rispetto che provo per questa famiglia è enorme e li ringrazio per avermi contattato e aiutato a comprendere e anche per avermi consentito di spiegare in serenità l’equivoco. Ricevere una mail dalla sua segreteria ci ha resi forse troppo euforici e l’uso del plurale nel testo con i saluti e l’augurio a tutte le sardine come sentinelle della memoria, ci ha indotto a generalizzare il mittente. Abbaglio piuttosto comprensibile, ne conveniamo insieme, per l’imperfetta formulazione del messaggio in risposta. Ci spiace, pertanto, per il malinteso avvenuto in assoluta buona fede e senza alcuna volontà di strumentalizzazione della figura della Senatrice nei cui confronti resta immutata la nostra più sincera stima. Restiamo tutti indomite sentinelle della memoria e anche noi saremo la sua scorta.
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Paolo Ranzani
Sardine Torino

Greta in visita ai Musei Reali

Prima del suo intervento sul palco di piazza castello la giovane attivista ambientalista Greta Thunberg, recentemente indicata da Time personaggio dell’anno, si è recata in visita ai Musei Reali di Torino. Ha iniziato il suo tour dalla Cappella della Sindone, capolavoro barocco di Guarino Guarini, per poi proseguire nella Sala da Ballo di Palazzo Reale. Qui si è soffermata diversi minuti, ammirando la magnificenza della sala, ascoltando la musica proveniente dal pianoforte a coda dello Steinway Spirio, che riproduce automaticamente brani eseguiti da artisti di fama internazionale. La visita si è conclusa nella Sala da Pranzo. Greta era Torino in occasione di Fridays for Future: oggi pomeriggio si è tenuto infatti il 50° presidio organizzato in città contro il cambiamento climatico.

 

(foto Musei Reali Torino)

Greta a Torino: “Il 2020 è l’anno dell’azione”. In piazza giovani ma non solo

Circa 5 mila  persone,  giovani ma non soltanto hanno assistito nel pomeriggio all’intervento della sedicenne  svedese Greta Thumberg intervenuta per FridayForFuture.

“Dobbiamo continuare, dobbiamo continuare a difendere il Pianeta: non abbiamo opzioni. Il domani delle giovani generazioni non è scontato, dipende da noi e dobbiamo lottare per il futuro. In meno di tre settimane saremo in una nuova decade importantissima. Cosa faremo nei prossimi 10 anni influenzerà le nostre vite, quelle dei nostri figli e dei nostri nipoti:  il 2020 è l’anno dell’azione. L’anno in cui ci impegneremo perché taglino le emissioni. Dobbiamo essere uniti”. I manifestanti in  Castello hanno osservato un minuto di silenzio per le vittime dei cambiamenti climatici.

LA CRONACA DELLA GIORNATA

Greta Thunberg è giunta a Torino verso le 13 per il cinquantesimo “Friday for future” organizzato sotto la Mole.  È’ arrivata da Madrid in auto elettrica, insieme con il padre e alcuni collaboratori. La si è vista camminare con un impermeabile giallo sotto i portici delle prefettura, prima di salire sul palco, quando la neve aveva già lasciato posto a un pallido sole. Ad attenderla, insieme a  numerosi manifestanti, fotografi e operatori televisivi, anche la sindaca Chiara Appendino. Greta ha ottenuto il supporto di quasi tutto il mondo politico subalpino, anche se i ragazzi di FFF hanno chiesto di non portare bandiere di partito in piazza. Proprio questa mattina il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Maurizio Marrone ha annunciato un ordine del giorno “presentato in Consiglio Regionale del Piemonte per dichiarare lo stato di emergenza climatica e ambientale perché non siamo rinchiusi nel palazzo, ma siamo anzi attenti ai messaggi che arrivano dalle piazze, soprattutto se riguardano la sensibilità per l’ambiente”, ha detto.

Prima del suo intervento sul palco di piazza castello la giovane attivista ambientalista Greta Thunberg, recentemente indicata da Time personaggio dell’anno, si è recata in visita ai Musei Reali di Torino. 

Ha iniziato il suo tour dalla Cappella della Sindone, capolavoro barocco di Guarino Guarini, per poi proseguire nella Sala da Ballo di Palazzo Reale. Qui si è soffermata diversi minuti, ammirando la magnificenza della sala, ascoltando la musica proveniente dal pianoforte a coda dello Steinway Spirio, che riproduce automaticamente brani eseguiti da artisti di fama internazionale. La visita si è conclusa nella Sala da Pranzo. Greta era Torino in occasione di Fridays for Future: oggi pomeriggio si è tenuto infatti il 50° presidio organizzato in città contro il cambiamento climatico.

(Foto: Facebook Cinemambiente Torino / Fridays For Future Torino/ Musei Reali Torino)

 

Kriszta Székely dirige Zio Vanja al Carignano

Martedì 7 gennaio 2020, alle ore 19.30, debutta in prima nazionale al Teatro Carignano di Torino la nuova produzione del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale: ZIO VANJA di Anton Čechov, diretto dalla giovane regista ungherese Kriszta Székely.

L’adattamento è della stessa Székely e di Ármin Szabó-Székely e la traduzione di Tamara Török curata da Emanuele Aldrovandi. Lo spettacolo è interpretato da Paolo Pierobon, Ivano Marescotti, Ariella Reggio, Ivan Alovisio, Federica Fabiani, Lucrezia Guidone, Franco Ravera, Beatrice Vecchione. Le scene sono di Renátó Cseh, i costumi di Dóra Pattantyus, le luci di Pasquale Mari e le musiche di Flóra Matisz.

 

Lo spettacolo sarà replicato al Teatro Carignano fino a domenica 26 gennaio e, dopo Torino, andrà in scena il 29 e il 30 gennaio 2020 al Teatro Katona József Színház di Budapest.

Zio Vanja è la tragedia delle occasioni mancate, delle aspirazioni deluse, dell’incapacità di essere felici. Racchiude l’essenza del teatro di Anton Čechov: il senso di fallimento. Tragicomici, frustrati, depressi, i suoi personaggi parlano molto, ma non fanno niente per sfuggire alla loro condizione di perenne insoddisfazione: illudono se stessi e gli altri con mutue bugie, mentre i loro nervi pian piano si consumano nel soffocante calore estivo. A dirigere Zio Vanja è la regista ungherese Kriszta Székely, tra i migliori talenti della scena europea, che firma il suo primo spettacolo in Italia, prodotto dallo Stabile di Torino, una nuova e importante edizione del grande dramma cechoviano.

Ricorda Székely che l’Ungheria, e soprattutto il Teatro Katona dal quale proviene, hanno una lunga tradizione di messe in scena delle opere di Čechov molto realistiche, psicologicamente sofisticate: «La desolata campagna russa, dove non succede niente, dove le persone si sfiancano, i sentimenti muoiono e dove pian piano tutto si scompone, per decenni ha funzionato come un parallelo della sensazione della vita depressa del blocco socialista dell’Europa dell’Est».

Da allora il mondo è cambiato e con esso i registri teatrali. La Székely ha abbandonato la ricerca del dramma psicologico e, reduce da un Platonov ineditamente chiassoso, ironico, pieno

di un umorismo nero, allestisce con Zio Vanja una commedia che fa stringere il cuore, con i suoi personaggi animati da ideali, passioni e sentimenti, che non sono in grado di realizzare.

In questo lasciar passare la vita senza esserne partecipi, la regista legge un monito per l’uomo contemporaneo: «Incapace di agire, mentre è assolutamente cosciente che il mondo che lo circonda sta cadendo a pezzi».

 

Maria La Barbera

 

INFO: Tel. 011 5169555 – Numero verde 800235333 – info@teatrostabiletorino.it

Teatro: Carignano, Piazza Carignano 6, Torino

Orari degli spettacoli: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.45; domenica, ore 15.30. Lunedì riposo.

Date di programmazione dello spettacolo al Carignano: dal 7 al 26 gennaio 2020

Prezzi dei biglietti: Settore A: Intero € 37,00. Ridotto di legge € 34,00 – Settore B: Intero € 31,00. Ridotto di legge € 28,00

Biglietterie del Teatro Stabile di Torino:

TEATRO GOBETTI (Via Rossini 8, Torino). Telefono: 011 5169555

dal martedì al sabato, dalle ore 13.00 alle ore 19.00. Domenica e lunedì riposo.

Orari apertura biglietteria il 24 dicembre dalle ore 10.00 alle ore 17.00 e il 31 dicembre dalle ore 13.00 alle ore 19.00. La Biglietteria del Gobetti resterà chiusa nei giorni 23, 25, 26, 29 e 30 dicembre.

TEATRO CARIGNANO (Piazza Carignano 6, Torino). Telefono: 011 5169484

venerdì, sabato e domenica, dalle ore 15.00 alle ore 19.00

Nei giorni 23, 27, 28, 29, 30, 31 dicembre 2019 la biglietteria del Carignano sarà aperta dalle ore 15.00/19.00. Resterà chiusa nei giorni 24, 25, 26 dicembre.

 

Apertura biglietteria del teatro a partire da un’ora e mezza prima dell’inizio dello spettacolo.

Vendita on-line: www.teatrostabiletorino.it

La vita di un animale è paragonabile a un nostro fuggevole desiderio?

Il presidio che ha avuto luogo sabato 7 dicembre in Piazza Castello, organizzato dai movimenti Torino Animal Save e Climate Save, si è svolto pacificamente e in modo molto positivo grazie alla partecipazione di tutti i volontari.​


Diverse persone sono state colpite dalle testimonianze scritte, mostrando molta sensibilità verso quello che accade ogni giorno agli animali in tutto il mondo e, più nello specifico, per quello che è accaduto a Torino nel mattatoio di via Traves.​

Solitamente non si ha una consapevolezza vera e propria di ciò che subisce un animale prima di essere ucciso e di finire nel nostro piatto. Per quanto vogliamo pensare e sperare che l’animale provi il minor dolore possibile, il più delle volte, la realtà è ben diversa. Ma in mancanza d’informazione ci concediamo il beneficio del dubbio che ci crea conforto e ci porta a non porci troppe domande su ciò che avviene effettivamente all’interno di un macello. Quando però abbiamo la possibilita’ di sapere che le violenze inflitte agli animali sono state perpetrate in un luogo a noi vicino, qualcosa nella nostra consapevolezza cambia: emergono i primi interrogativi e, conseguentemente, la voglia di avere determinate informazioni a noi nascoste. Il macello di Torino è ancora attivo, sempre a pochi passi dalle nostre case, e per gli animali che hanno subito violenze non è stata fatta ancora giustizia.

Ricordiamo, inoltre, che anche ai veterinari non è stato riconosciuto il loro coraggio. Anzi, dopo le minacce e il rischio di un’eventuale perdita del posto di lavoro, la loro buona volontà è stata frenata e scoraggiata. Questo è proprio l’esempio di ciò che non deve assolutamente accadere, dal momento che i veterinari in queste strutture hanno il dovere di denunciare infrazioni e di controllare che i protocolli (seppur eticamente lontani dal nostro punto di vista) vengano pedissequamente rispettati. Gli animali non hanno voce, non hanno diritto di ribellarsi e, dunque, ripongono la loro fiducia in loro che sono gli unici a poter riferire quello che accade realmente in questi luoghi lontani dalle città e dagli occhi di tutti noi.

Per questo Torino Animal Save si propone da oggi come sportello per accogliere le denunce di coloro che hanno avuto modo di assistere a violenze inflitte agli animali. Potete segnalarci le vostre testimonianze inviando una mail a​ torinoanimalsave@gmail.com oppure scrivendo direttamente sulla nostra pagina Instagram@torinoanimalsave. È di estrema importanza riportare ogni singola infrazione affinché sia fatta giustizia in luoghi in cui gli animali vengono privati di ogni diritto fondamentale.

Questi luoghi che violano ogni diritto animale e privano l’essere umano della sua empatia non dovrebbero esistere nel 2019.
Quando facciamo la spesa entriamo in un seggio elettorale dove abbiamo la possibilità di scegliere il mondo che vogliamo.​
Il potere è nelle nostre mani. Possiamo fare la differenza.

Ringraziamo ancora chi si è unito al primo presidio, la vostra partecipazione e’ stata preziosa.
Invitiamo, dunque, a essere presenti ai prossimi presidi per poter incoraggiare sempre più veterinari a non astenersi dal segnalare abusi e ingiustizie e per poter riflettere insieme su tali tematiche che coinvolgono la vita di milioni di animali ogni giorno.

Sara e Francesco di Torino Animal Save