Fondazione Bottari Lattes con Progetto Europeo ETI per immaginare nuovi pubblici e nuovi modi di fare cultura
Monforte d’Alba (Cuneo) – L’obiettivo, o meglio gli obiettivi, sono importanti e decisamente ambiziosi: aprire le porte a nuovi pubblici, favorire maggiori e diversificate relazioni con i visitatori, sviluppare nelle comunità un maggiore senso di appartenenza e partecipazione, coinvolgere la gente nella creazione di contenuti espressivi e creativi che possano dirsi in linea con le nuove sfide del XXI secolo.
Ce n’è che tanto basta. Per questo la Fondazione Bottari Lattes, con sede a Monforte d’Alba e presieduta da Caterina Bottari Lattes, chiama a raccolta artisti “che con la freschezza delle proprie idee sappiano indicare la strada verso nuovo modi di fruire l’arte e la cultura e attirare l’attenzione di nuovi spettatori, visitatori, lettori”.
La Fondazione di Monforte partecipa, infatti, al nuovo Progetto Europeo ETI (Expérimenter une Transformation Institutionnelle – Sperimentare una Trasformazione Istituzionale), da cui parte la sfida “non procrastinabile” per fare cultura nel nuovo Millennio, seguendo le linee dell’audience engagement, con l’intento molto concreto, per dirla in soldoni, di avvicinare all’arte, alla letteratura, alla musica e ad ogni esperienza culturale anche il pubblico finora meno interessato.

Oltre alla Fondazione Bottari Lattes, unico partner italiano inserito nel progetto ETI, le altre tre realtà europee sono: l’ente ideatore e capofila Ecole Nationale d’Art di Parigi, Idensitat di Barcellona e Minitremu di Târgu Mureș in Romania. Il bando del Progetto ETI si rivolge ad artisti di ogni forma espressiva (arte figurativa, musica, scrittura, video arte…), a cui si chiede di proporre un progetto di riformulazione istituzionale che “sperimenti l’accesso alla Fondazione Bottari Lattes da parte di nuovi pubblici”.
Il carattere innovativo risiede soprattutto nella richiesta di coinvolgimento di privati e imprese. Per esprimere la propria candidatura l’artista, infatti, deve affiancarsi a un partner privato (persona fisica o giuridica) che sia espressione di competenze specifiche, radicato in un territorio, impegnato nello sviluppo economico e sociale. Dalla viticoltura al tessile, dall’agroalimentare all’artigianato, dall’ecologia al digitale, l’artista potrà scegliere tra diversi comparti, facendo perno sulle specificità del settore economico preso in considerazione. Non dovrà creare un’opera unica dalla classica fruizione attraverso il modello della mostra, ma dovrà ideare progetti, metodi, attività innovative che possano essere mobilitati o riutilizzati sulla stregua di un format culturale. Questa sperimentazione permetterà di combinare i modelli tradizionali con modelli operativi, economici, di visibilità e di accessibilità, favorendo così nuove vie di sviluppo dei pubblici di riferimento.
Le candidature dovranno pervenire entro il 5 aprile 2020, compilando il form online: http://eti-europe.eu/it/candidatura.
La selezione sarà effettuata dai quattro enti partner del Progetto ETI.
Per l’artista vincitore sono previsti un contributo alla realizzazione del progetto per un massimo di 2mila euro e la copertura delle spese di viaggio e di ospitalità. L’artista potrà sentirsi libero di ricercare in proprio cofinanziamenti per la realizzazione del suo progetto.
Gli artisti selezionati parteciperanno a un insieme di azioni per una durata di due anni con un primo incontro a maggio 2020 (data da confermare) e una programmazione locale (date in funzione del Paese). Il progetto ETI si concluderà con un Forum organizzato a Parigi a settembre 2021, in cui saranno presentate le sperimentazioni condotte nel corso del biennio. “Sarà l’occasione di proporre a livello europeo un’istanza di consultazione comune, che consenta di accompagnare le istituzioni dell’arte e della cultura nel lavoro di trasformazione dei loro modelli”.
Info: 0173.789282 e 011.19771755 – segreteria@fondazionebottarilattes.it
WEB fondazionebottarilattes.it | FB Fondazione Bottari Lattes | TW @BottariLattes | YT FondazioneBottariLattes
g. m.
Al centro della vicenda il dottor Stockmann, pronto a spalancare una finestra per mostrare quanto di marcio c’è in città, a denunciare la contaminazione delle acque della stazione termale della piccola città in cui vive con moglie e figlia, stazione su cui il nucleo ha poggiato l’intera sua economia, il prosperare, l’afflusso numeroso e continuo dei frequentatori.
protagonista Maria Paiato, grandioso sindaco en travesti, magistralmente in bilico, un blocco ben saldo e tenuto lontano dagli “eccessi”, quadro perfetto e disumano del potere contro cui combatte la ragione -, ha il suo eccellente punto di forza nella regia di Massimo Popolizio, che s’è ritagliato anche il ruolo di protagonista, studioso e scopritore, intellettuale messo a dura prova, simbolo d’onestà, osteggiato ma pronto a continuare la propria battaglia. Nulla gli ha vietato, giustamente, di trasportare in qualche povera zona del profondo sud degli States il suo racconto e il commento di un menestrello/ubriaco di colore (i ritmi del blues sono in sottofondo), come ha adottato per tutti (maschere di voltafaccia in abiti scuri, soltanto lui in camice bianco) un tono recitativo da caricatura, grottesco e artificioso, strettamente legato a quell’ipocrisia che tutti attraversa, esempio sfacciato di intima falsità. Il risultato è alto e godibilissimo, 110’ di ragionamenti e di divertimento (sarebbe sufficiente la scena del pubblico processo per dirci quanto questo spettacolo, per cui è davvero necessario abbinare il termine “civile”, sia importante nell’annata teatrale, quanto Popolizio abbia lavorato con intelligenza e sottigliezza): innegabile che quasi ad ogni singola battuta del testo lo spettatore, partecipe sempre, spinto a fare i conti con “la maggioranza”, si senta in obbligo di porsi a confronto con le tante realtà di oggi, presenti, innegabili, reali.