Con la telemedicina al Regina Margherita In questo momento storico all’insegna dell’emergenza Covid-19, la Città della Salute di Torino ha seguito i propri pazienti pediatrici cardiopatici da remoto a domicilio con la telemedicina, soprattutto quelli più indifesi e delicati, senza farli andare in ospedale. Insomma se il paziente non può venire in ospedale per motivi precauzionali e di sicurezza o se si trova anche in altre regioni, é l’ospedale che lo va a trovare a casa.
L’Aritmologia pediatrica (responsabile il dottor Fulvio Gabbarini) della Cardiologia pediatrica (diretta dalla dottoressa Gabriella Agnoletti) del Dipartimento di Patologia e Cura del bambino “Regina Margherita” (diretto dalla professoressa Franca Fagioli) gestisce tutta la parte aritmologica sia clinica che interventistica dei bambini. I piccoli pazienti che hanno aritmie cardiache complesse e potenzialmente molto gravi ed i bambini il cui cuore continua a battere solo grazie al pacemaker devono essere controllati in maniera molto precisa e periodica. Infatti nel caso in cui la batteria del pacemaker si scaricasse anzitempo o se i fili del pacemaker funzionassero male, le conseguenze potrebbero essere anche gravi. Gli apparecchi che vengono impiantati sottocute ai bambini sono di tre tipi. Ci sono i pacemakers, che servono a far batter il cuore quando questo ha perso la capacità di farlo autonomamente, i defibrillatori, che intervengono con una scarica elettrica e lo riportano alla normalità nel caso in cui il cuore abbia improvvisamente una grave aritmia che lo fa battere in maniera troppo veloce ed irregolare, ed infine i loop-recorder, che sono una sorta di registratori che registrano tutta l’attività elettrica del cuore e “fanno la spia” al cardiologo nel caso in cui il bambino abbia senza accorgersene delle aritmie o dei blocchi cardiaci di breve durata, di notte, o quando è impossibile arrivare in tempo in un Pronto soccorso per far eseguire un elettrocardiogramma che li documenti.
Il dottor Gabbarini aveva dotato di queste apparecchiature i bambini più a rischio e soprattutto in questi giorni questa condotta si è rivelata in tutta la sua efficacia ed utilità: i bambini possono restare nelle loro case e continuare a giocare serenamente ed al sicuro dal COVID-19, i loro genitori sono sereni perchè i loro figli vengono comunque controllati, ma soprattutto il cardiologo da remoto può analizzare tramite un sistema criptato, e quindi nel totale rispetto della privacy, l’andamento del ritmo cardiaco dei piccoli pazienti.
I controlli seguono una procedura molto tracciabile e codificata: l’apparecchio impiantato al bambino trasmette al monitor domiciliare, il quale trasmette ad un server centrale, al quale a sua volta Gabbarini si connette telematicamente tramite un computer collegato via internet. Al momento dell’impianto il cardiologo aveva programmato il software di trasmissione e nella schermata appaiono subito le informazioni principali (durata della batteria, stato di funzionamento del fili, connessione buona o no tra i fili ed il cuore), ma poi è possibile anche vedere se ci sono state delle aritmie, in che giorno si sono verificate, a che ora e cosa stava facendo il bambino in quel momento, se era a riposo e se si muoveva e, nel caso dei defibrillatori, se e quando il defibrillatore è intervenuto per interrompere l’aritmia facendo vedere anche l’elettrocardiogramma registrato prima dell’aritmia, durante la stessa e dopo, quando il cuore è ritornato a battere normalmente.
I controlli vengono eseguiti a cadenze prefissate, quindicinali in casi particolari, ma è possibile controllare i dati da casa in qualsiasi momento, previo accordo telefonico tra il cardiologo ed i genitori. Fatto il controllo, nel caso si rendesse necessario, il bambino viene richiamato immediatamente in ospedale e si provvede a risolvere il problema (per esempio la sostituzione del pacemaker se la batteria si sta scaricando).
Questo tipo di tecnologia che consente di entrare nelle case dei bambini è di ausilio anche ai pediatri curanti dei bambini aritmici, che, insieme all’Aritmologia del Regina Margherita, hanno già da tempo creato una Rete, cosicchè la gestione del bimbo aritmico sia “protetta” in caso di necessità. Ed a causa del COVID-19 purtroppo è una necessità.
Si sarà premiati nello scoprire il piccolo prezioso Museo Civico di Moncalvo nell’ex Convento delle Orsoline fatto costruire nel 1625 da Guglielmo Caccia per inserirvi le figlie Orsola e Francesca, anch’esse pittrici, al fine di preservarle da un periodo storico turbolento e dare continuità alla propria bottega pittorica.
archeologico, la singolare “Rivelazione” di Mario Sironi, le nature morte di Osvaldo Licini, “La donna seduta” di Afro, gli ironici acquerelli di Nino Maccari, le inconfondibili figure di Ernesto Treccani.
Si sono svolte anche mostre di artisti scomparsi: Lalla Romano famosa pittrice e scrittrice, Giorgio Valenzin magico cantore di atmosfere veneziane oltre al pittore di Canelli Stefano Icardi, l’artista-industriale Giorgio Piacenza Dassu, Giovanni Buschini dall’intrigante musicale surrealismo. Un raro spaccato della vita torinese settecentesca è stato presentato con la mostra delle opere del bambocciante Pietro Olivero, pittore di corte e narratore di vita popolare.

Aldo Moro cautamente possibilista. Voleva sbloccare la situazione politica. Berlinguer ha dedicato gli ultimi suoi anni a due obiettivi. PrimO andare al governo per realizzare delle riforme, come diceva, strutturali. Secondo liberare il PCI dal giogo mortale dei comunisti russi. Alberto Franceschini fondatore delle Br , ex giovane comunista di Reggio Emilia ha sostenuto che le Br erano indecise tra, appunto, Berlinguer e Moro. Optarono per il secondo perché Berlinguer era troppo protetto dal servizio d’ordine del PCI. Indicativo, no? L’ obiettivo terroristico era ben chiaro: impedire l’alleanza tra i due partiti. Ed è altresì vero che i servizi segreti di mezzo mondo erano entusiasti che il lavoro sporco lo facessero loro. Dai russi agli statunitensi, dagli inglesi ai australiani qualcuno ha brindato quando fu ucciso Moro ed i nostri servizi segreti fecero di tutto per far sì che Moro venisse liberato incolume. Consumato il dramma l’ Italia protestò. Il rispetto che dovevamo ai democratici si concretizzò nel chieder loro di sfilare per primi. E cambiava anche la mia percezione della DC come partito. I nemici erano i terroristi rossi, gli avversari i dc. C’e’ una radicale differenza, prima di tutto il rispetto per l’avversario. Anni in cui conobbi i giovani democratici. Donatella Genisio, figlia d’arte con il padre sindacalista della CISL. Sposata con Paolo Girola allora giornalista del Tg 3, in anni successivi impegnato nel sindacato subalpino dei giornalisti. Piero Damosso, che partito dal giornalismo piemontese è approdato alla testata nazionale. Tra i più ” interessanti” era Giampiero Leo.
La ratio di questa multa non c’è perché il barista vendeva due caffè da asporto sulla strada. Ma c’è un episodio ancora più grave che lede l’articolo Costituzionale di manifestare.