Quando in politica si era avversari, non nemici

in POLITICA

Aldo Moro fu assassinato dalle Br il 9 maggio del 1978. Il suo corpo abbandonato in via Caetani nel quartiere ebraico di Roma. Via equidistante tra via Botteghe Oscure e piazza del Gesù.

Tra la sede storica del PCI e quella della DC. I due partiti non andavano sempre d’accordo. Anzi, erano palesemente alternativi. Al loro interno convivevano diverse anime o lontanissime dalla possibilità di un accordo governativo o favorevoli. Enrico Berlinguer da anni aveva proposto il compromesso storico.

Aldo Moro cautamente possibilista. Voleva sbloccare la situazione politica. Berlinguer ha dedicato gli ultimi suoi anni a due obiettivi. PrimO andare al governo per realizzare delle riforme, come diceva, strutturali. Secondo liberare il PCI dal giogo mortale dei comunisti russi. Alberto Franceschini fondatore delle Br , ex giovane comunista di Reggio Emilia ha sostenuto che le Br erano indecise tra, appunto, Berlinguer e Moro. Optarono per il secondo perché Berlinguer era troppo protetto dal servizio d’ordine del PCI. Indicativo, no? L’ obiettivo terroristico era ben chiaro: impedire l’alleanza tra i due partiti. Ed è altresì vero che i servizi segreti di mezzo mondo erano entusiasti che il lavoro sporco lo facessero loro. Dai russi agli statunitensi, dagli inglesi ai australiani  qualcuno ha brindato quando fu ucciso Moro ed i nostri servizi segreti fecero di tutto per far sì che Moro venisse liberato incolume. Consumato il dramma l’ Italia protestò. Il rispetto che dovevamo ai democratici si concretizzò nel chieder loro di sfilare per primi. E cambiava anche la mia percezione della DC come partito. I nemici erano i terroristi rossi, gli avversari i dc. C’e’ una radicale differenza, prima di tutto il rispetto per l’avversario.  Anni in cui conobbi i giovani democratici. Donatella Genisio, figlia  d’arte con il padre sindacalista della CISL. Sposata con Paolo Girola allora giornalista del Tg 3, in anni successivi impegnato nel sindacato subalpino dei giornalisti. Piero Damosso, che partito dal giornalismo piemontese è approdato alla testata nazionale. Tra i più ” interessanti” era  Giampiero Leo.

Salì dalla Calabria per studiare nella nostra Università. Ciellino e leader incontrastato degli studenti cattolici. Consigliere comunale e poi consigliere regionale ed assessore. Assessore alla cultura. Una volta gli chiesi perché non era voluto diventare parlamentare o senatore. Mi risposte che voleva stare in mezzo alla gente. Chiaramente leader, un leader a modo suo, anzi, a modo loro. Insomma, scoprivo un mondo nuovo, non semplice da capire fino in fondo. Erano la nuova nidiata politica di Bodrato che aveva rotto con Carlo Donat-Cattin. Era la sinistra democristiana, la vera sinistra democristiana. Strano partito la DC, dalla famiglia Gava che controllava la Campania a Salvo Lima in odore di mafia, a  Piersanti Mattarella ucciso dalla mafia. Su Giulio Andreotti, da sempre al potere e il suo sodale romano Sbardella detto lo Squalo, magari solo cattive dicerie. Formidabile la definizione d di Gian Paolo Pansa: la  Balena Bianca, significandone  l’originalità. Con Leo tanti i ricordi e le comuni sorti. In primis la difesa fisica dalla violenza degli estremisti violenti. Per lui il triste primato anche in questo. Patrizio Peci nell’autobiografia  Io l’infame, raccontò che Leo sfuggì ad un agguato Br per pura fortuna. Una volta ci sedemmo sulla scalinata  d’accesso di Palazzo Nuovo. Probabilmente nel 1979, elezioni per i decreti delegati. Un momento di pausa della campagna elettorale o forse per la raccolta delle firme per la presentazione delle liste di Ateneo e  facoltà.

Una volta anche la democrazia era più seria. Si parlava del più e del meno, comunque di politica. Scherzando gli dissi: ma se sei un compagno che ci stai a fare nella DC? Mi rispose con un’espolosione di parole, fermarlo non è mai stato semplice. Abbina concetti e valori politici con esempi concreti avvaloranti le sue tesi. Sintesi: più che un compagno sono un popolare che ha trovato in Comunione e Liberazione la propria casa. Nella casa ho trovato una comunità. Desidero un incontro tra i popoli comunista e popolare. Era per il compromesso storico? Francamente non penso proprio. Era e forse è ancora per l’alternanza come stimolo per la democrazia. Il passaggio tra la prima repubblica e la seconda determinò anche in casa DC la diaspora. Molti con i popolari che diventarono Margherita e poi Ds. Giampiero Leo ripetutamente eletto nelle file di Forza Italia. Non c’è da stupirsi visto che Formigoni , governatore della Lombardia, fu il loro Mosè che gli fece attraversare il mare verso il centrodestra. Insomma, praticamente, lui ed io sempre su sponde politiche opposte. Lui scherzando diceva: i comunisti non mangiano più i bambini. Io, sempre scherzando: non è vero che tutti i democristiani sono golpisti e di destra. Idealmente ancora su quella scalinata di Palazzo Nuovo. Avversari politici e non nemici politici. Avversari che avevano un nemico comune che erano i violenti e i terroristi. Oggi Leo è impegnato per i diritti delle minoranze politiche e religiose. Ed oggi siamo solo alleati e non più avversari. Il tempo è stato con noi galantuomo, anche perché in quel lontano 1978 eravamo sulla stessa barricata.

Patrizio Tosetto

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