ilTorinese

“E-STATE in legalità” al parco Peccei

​Nell’ambito delle attività istituzionali organizzate dalla Questura rivolte ai più piccoli, questa mattina ha avuto luogo, all’interno del Parco “Aurelio Peccei” di Torino, l’iniziativa “E- STATE in legalità”, finalizzata a stimolare i minori a riflettere sull’importanza del rispetto delle regole, della legalità e a favorirne l’avvicinamento alle istituzioni.
L’evento, organizzato con la parrocchia “NOI Risurrezione del Signore APS”, ha visto la partecipazione di ragazzi di età compresa tra i 6 e i 13 anni frequentatori dei centri estivi dei quattro oratori dell’Unità Pastorale 15 del quartiere “Barriera di Milano”.
Al Villaggio della Polizia allestito nell’area compresa fra via Valprato e via Gressoney, è stato possibile per i bambini venire a contatto con le diverse articolazioni e specialità della Polizia di Stato, che hanno offerto il proprio contributo attraverso mirati momenti formativi e informativi. In particolare:
  • ​La Divisione Polizia Anticrimine ha affrontato i temi del bullismo, del cyberbullismo e della campagna nazionale permanente contro la violenza di genere “Questo non è amore”.
  • ​L’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico è stato presente con gli operatori delle Volanti, che hanno illustrato l’utilizzo dei tablet e dell’applicazione “YouPol”, e con i nuclei speciali degli Artificieri, dell’Unità Cinofila e dell’Unità Ippomontate.
  • ​L’Ufficio Sanitario Provinciale ha curato una dimostrazione didattica sulla corretta esecuzione della rianimazione cardio-polmonare attraverso l’utilizzo di manichini.
  • ​Il Compartimento Polizia Ferroviaria ha illustrato le norme comportamentali e la prevenzione dei reati in ambito ferroviario nell’ambito del progetto “Train to be cool”.
  • ​La Sezione Polizia Stradale di Torino ha fornito consigli di educazione stradale legati al “Progetto Icaro”, approfondendo le regole per pedoni, ciclisti e conducenti di monopattini elettrici o ciclomotori, con focus sulla guida alterata e l’uso del casco.​
Alla manifestazione sono stati presenti anche il Prefetto di Torino, Giovanni Cafagna, e il Questore di Torino, Massimo Gambino.

I Signori del Piemonte. Ritratti e memorie di una grande dinastia europea

Palazzo Lascaris, dal 18 giugno al 20 luglio prossimo, in occasione delle celebrazioni per la Festa del Piemonte, ospita una mostra sui Savoia dal titolo “I Signori del Piemonte. Ritratti e memorie di una grande dinastia europea”.

L’esposizione prende spunto da 24 dipinti originali provenienti dalla collezione di Marco Albera, comprendente ritratti di duchi, principi e re della casata Savoia che hanno regnato sul territorio piemontese per nove secoli.

“Con questa mostra – ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco – diamo il via ai numerosi appuntamenti legati alla festa del Piemonte, che,  come ogni anno, celebriamo il 19 luglio. Si tratta  di cinquanta incontri  che coinvolgeranno tutto il territorio regionale delle otto province del Piemonte, da oggi fino a fine ottobre, una iniziativa che speriamo di allargare sempre più nei prossimi anni.

Sul tema della mostra il Presidente Nicco ha voluto rimarcare la grande collaborazione avuta con Marco Albera per il prestito dei dipinti che ne costituiscono il cuore. All’inaugurazione erano presenti la moglie e i figli del collezionista.

La galleria dei ritratti dei Savoia parte da Emanuele Filiberto detto “Testa di ferro”, colui che trasformò Torino in una capitale, spostando la sede del  suo ducato da Chambery nel 1563.

I dipinti risalgono per la maggior parte al periodo tra la seconda metà del Cinquecento e la fine dell’Ottocento,  non mancano le due Madame Reali che ressero il regno al posto dei figli minorenni e il piccolo Francesco Giacinto che visse soltanto sei anni tra il 1632 e il 1638.

Tra gli altri sono da segnalare il ritratto di Carlo Emanuele III realizzato dalla pittrice Maria Giovanna Clementi detta “La Clementina” e  i dodici ritratti della famiglia di Vittorio Amedeo III, dipinti da Carlo Sarmetti alla fine del Settecento.

Le riproduzioni delle mappe degli Stati sabaudi di Terraferma illustrano i possedimenti della casata subalpina, che arrivarono a comprendere anche la Liguria e la Sardegna.

All’interno di una teca è  conservato il volume “Famiglie celebri italiane”, preziosa raccolta sulla storia di 150 famiglie italiane, opera di Pompeo Litta Biumi (1781-1852), pubblicata a dispense tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

La mostra e il catalogo sono stati curati da Giorgio Enrico Cavallo e realizzati dal Consiglio regionale del Piemonte in collaborazione con il Centro Studi Piemontesi. Il curatore Cavallo, durante l’inaugurazione, ha ricordato l’importanza della dinastia Savoia per la storia del Piemonte e le principali vicissitudini che l’hanno portata Cavalloicare l’Italia nel 1861.
MM
Gustavo Mola di Nomaglio e Albina Malerba, rispettivamente vicepresidente e direttore del Centro Studi Piemontese, hanno sottolineato la necessità storica di conoscere sempre meglio le vicende di casa Savoia.

La mostra intitolata “I Signori del Piemonte” rimarrà aperta  al pubblico in via Alfieri 15 a Torino

dal 18 giugno al 20 luglio prossimo, nelle tre sale della galleria Carla Spagnuolo , dal lunedì al venerdì  dalle 9 alle 17. Ingresso gratuito e catalogo in omaggio.

Mara Martellotta

Costruzioni, nel Nord-Ovest prevale la fiducia: metà delle imprese prevede ricavi in aumento

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Il settore delle costruzioni nelle regioni del Nord-Ovest guarda ai prossimi mesi con un cauto ottimismo. È quanto emerge dall’Osservatorio SAIE realizzato in collaborazione con Nomisma e presentato oggi a Genova in occasione dell’ultima tappa dei SAIE Lab | On Tour, dedicata al tema delle infrastrutture e del loro ruolo nello sviluppo dei territori.

L’incontro, intitolato “Infrastrutture e territorio: Progetto, sostenibilità, digitalizzazione e manutenzione delle infrastrutture”, ha chiuso il ciclo di appuntamenti itineranti organizzati da SAIE in vista della manifestazione nazionale che si svolgerà a Bologna dal 7 al 10 ottobre 2026.

Al centro del confronto il tema delle opere infrastrutturali, particolarmente rilevante in Liguria, una regione dove la conformazione geografica rende strategici gli investimenti in mobilità, sicurezza e collegamenti. Negli ultimi anni il territorio ha beneficiato di importanti risorse provenienti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, che hanno sostenuto migliaia di interventi, molti dei quali ancora in fase di realizzazione.

Parallelamente al dibattito è stata diffusa l’indagine dedicata alle imprese della filiera delle costruzioni di Liguria, Lombardia e Piemonte. Il quadro che emerge evidenzia un clima di moderata fiducia: quasi un’azienda su due ritiene infatti di poter chiudere il 2026 con un incremento del fatturato rispetto all’anno precedente.

Anche sul fronte degli ordinativi prevale una valutazione positiva. Circa la metà delle imprese considera adeguato il proprio portafoglio lavori rispetto agli obiettivi economici e finanziari, mentre una quota significativa preferisce attendere l’evoluzione del mercato prima di formulare previsioni definitive.

Tra le priorità segnalate dalle aziende emerge con forza il tema del lavoro. Sebbene molte imprese intendano rafforzare gli organici nei prossimi mesi, la principale difficoltà continua a essere la reperibilità di figure professionali specializzate. La carenza di personale qualificato rappresenta oggi il problema più sentito dagli operatori del comparto, davanti all’aumento dei costi delle materie prime e alla crescente pressione concorrenziale.

L’Osservatorio ha inoltre analizzato il livello di conoscenza del Piano europeo dedicato all’edilizia abitativa sostenibile. I risultati mostrano come il programma sia ancora poco noto a una parte consistente delle aziende del Nord-Ovest. Tuttavia, tra le imprese che hanno valutato la propria capacità di risposta alle nuove esigenze del mercato, la maggioranza ritiene di possedere competenze e strumenti adeguati per affrontare la crescente domanda di edifici più efficienti, innovativi e sostenibili.

Le aziende interpellate esprimono inoltre fiducia nella capacità competitiva del sistema produttivo italiano. Molti operatori ritengono che i produttori nazionali siano pienamente in grado di confrontarsi con i concorrenti europei nei settori legati all’edilizia del futuro, mentre una quota significativa considera l’Italia tra i Paesi leader del comparto.

Durante l’incontro sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni di categoria, che hanno sottolineato l’importanza delle infrastrutture come elemento fondamentale per la crescita economica e la competitività dei territori. Particolare attenzione è stata riservata alle grandi opere in corso in Liguria, considerate determinanti per migliorare collegamenti, sicurezza e capacità logistica dell’intero Nord-Ovest.

“Genova sta vivendo una stagione di trasformazione urbana senza precedenti, come dimostrano i 46 cantieri strategici per i 4 assi di Forza attualmente attivi in città. Una sfida monumentale che ci vede impegnati in prima linea per rispettare i tempi serrati del PNRR, la cui imminente scadenza rappresenta un traguardo ma anche un trampolino di lancio per il futuro del nostro territorio”, ha dichiarato Massimo Ferrante, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Genova.

“Si tratta di interventi che migliorano la mobilità delle persone e delle merci, aumentano la sicurezza e rafforzano la competitività dei territori. Sono opere indispensabili per sostenere la crescita economica del Paese e rappresentano un esempio concreto di come investire in infrastrutture significhi investire nel futuro dell’Italia”, ha affermato Emanuele Ferraloro, presidente di Federcostruzioni.

“Quella di Genova è la tappa conclusiva di questo percorso itinerante e straordinario che SAIE ha voluto costruire per portare il confronto direttamente nei territori. Non potevamo non arrivare qui, in una regione che conosce molto bene l’importanza delle infrastrutture”, ha sottolineato Emilio Bianchi, direttore generale di SAIE.

Conclusa l’esperienza dei SAIE Lab, l’attenzione si sposta ora su SAIE – La Fiera delle Costruzioni, in programma a BolognaFiere dal 7 al 10 ottobre 2026, dove saranno approfonditi i temi emersi durante il tour e le principali sfide che attendono il settore nei prossimi anni.

I nuovi criteri dei voucher scuola

Con il voto favorevole del Consiglio regionale è terminata la revisione dei criteri di accesso ai voucher scuola e si è così completato il percorso avviato dalla Giunta per aggiornare uno degli strumenti più importanti a sostegno del diritto allo studio; introdotte nuove soglie Isee, una correzione delle modalità di ammissione e una maggiore flessibilità nella gestione delle risorse. L’obiettivo è ampliare la platea dei beneficiari di oltre 30.000 famiglie e rendere il sistema più aderente ai bisogni reali dei piemontesi.

Per il Voucher A, destinato all’iscrizione e alla frequenza nelle scuole paritarie, la soglia Isee viene elevata a 30.000 euro, in linea con quanto previsto dalla normativa nazionale.

Per il Voucher B, dedicato a libri di testo, trasporti, materiale didattico e attività integrative, la revisione dei criteri consentirà di aumentare significativamente il numero delle famiglie sostenute, garantendo una distribuzione più efficace delle risorse disponibili, in modo da arrivare a  coprire fino alla fascia Isee di 15.748 euro, soglia mai toccata nella storia del Piemonte.

Confermato inoltre il sostegno di chi ha bisogni educativi speciali e la garanzia che ogni euro pubblico deve raggiungere chi ne ha effettivamente diritto.

«Quando abbiamo iniziato a lavorare a questa revisione avevamo un obiettivo molto chiaro: rendere uno strumento già importante ancora più efficace e più vicino ai bisogni reali delle famiglie. Lo abbiamo fatto partendo dai dati, analizzando l’andamento delle domande e prendendo atto di una realtà evidente: sempre più famiglie chiedono un sostegno concreto per affrontare le spese scolastiche – commenta l’assessore all’Istruzione e Merito della Regione Piemonte Daniela Cameroni – Il risultato è altrettanto chiaro: a parità di risorse, circa 30.000 famiglie in più rispetto allo scorso anno potranno accedere a un contributo regionale. Significa offrire un aiuto concreto a più studenti, sostenere maggiormente le famiglie e, allo stesso tempo, utilizzare le risorse pubbliche in modo più efficace».

«I voucher scuola – garantisce Cameroni – resteranno uno strumento fondamentale per accompagnare i percorsi educativi dei ragazzi e alleggerire il peso delle spese che gravano sui bilanci familiari. Il nostro impegno non si esaurisce con il voto di oggi: continueremo a monitorare la misura e a migliorarla ogni volta che sarà necessario. Perché sostenere gli studenti significa sostenere il futuro del Piemonte».

Dipendente GTT investita da un mezzo nel deposito: ferita agli arti

Questa mattina dipendente del Gruppo torinese trasporti, di 45 anni è rimasta ferita dopo essere stata investita da un mezzo all’interno del deposito di corso Novara 122, a Torino. La donna sarebbe stata travolta dal veicolo durante una manovra. Ha riportato diverse fratture, in particolare alle braccia e alle gambe.

La nota di GTT:

“In riferimento all’incidente che si è verificato questa mattina, venerdì 19 giugno 2026, all’interno del deposito GTT di Corso Novara che ha coinvolto un mezzo in manovra e una dipendente, l’azienda – nell’esprimere vicinanza alla collega – informa che sta seguendo l’evolversi della situazione con la massima attenzione. Sono in coso gli accertamenti necessari a chiarire l’esatta dinamica di quanto accaduto.”

Inaugura l’estate di Otium

Inaugura l’estate di Otium, il Rooftop con piscina di Torino, una terrazza con vista sulla città, sui suoi palazzi, sugli edifici che ne hanno fatto la storia e laggiù, in lontananza, sulle montagne che dominano il panorama. Si tratta di un luogo dove prendersi del tempo, rilassarsi e godersi qualche meritato vizio, dimenticandosi per qualche ora della frenesia del quotidiano.

Otium Rooftop è un ristorante, un cocktail bar, un bistrot unico a Torino, con il suo ambiente elegante e al contempo informale, e la sua ampia e scenografica terrazza verde, con piscina all’aperto, a sfioro, dal fondale mozzafiato, che regala la sensazione di nuotare nel vuoto. Si tratta di un luogo che, come si intuisce dal nome, è dedicato ai piaceri della vita, dall’ozio alla gola, quei piccoli peccati che tutti amiamo concederci e che ci consentono di ricaricare le batterie. Situato all’ultimo piano della struttura che ospitava Green Pea, Otium non è solo una location estiva, ma nella bella stagione si accende della sua luce migliore, quella che invita a godersi l’aria fresca lasciandosi tentare da qualche piacere enogastronomico. Questo a qualsiasi ora del giorno e della sera. La particolarità di Otium, che lo rende una meta sui generis in città, è la proposta “All day long”, che copre con menù dedicati ogni momento della giornata, dalle colazioni al mattino fino al pranzo, alla merenda sinoira, alla cena e al dopocena.

Mara Martellotta

Torna “La Notte delle Stelle”: il 4 luglio Rivoli riaccende lo show più atteso

Dopo il grande successo della prima edizione e la nascita della Via delle Stelle, sabato 4 luglio 2026 torna nel suggestivo Piazzale Mafalda di Savoia, ai piedi del Castello di Rivoli, “La Notte delle Stelle”, l’evento gratuito che unisce spettacolo, musica, comicità e solidarietà in una serata pensata per tutta la città.

L’appuntamento è fissato per le ore 21.15, con un pre-show che avrà inizio alle ore 20.30. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

A guidare il pubblico saranno ancora una volta l’energia travolgente di Juliana Moreira e il talento camaleontico di Claudio Lauretta, coppia ormai simbolo dell’evento, pronta a regalare ritmo, emozioni e divertimento nel corso della serata.

Sul palco saliranno ospiti amatissimi dal grande pubblico: il mago della comicità e dell’illusionismo Raul Cremona, i cantanti LDA e AKA7even, il trasformista e imitatore Alessandro Mezzancella, l’inviata de Le Iene Veronica Ruggeri, il duo social Dada e Marcolino, il content creator Lorenz Simonetti e Diego Casale. Un cast eterogeneo, capace di alternare musica, comicità e intrattenimento e di coinvolgere pubblici di tutte le età.

Anche quest’anno sarà presente Radio 105, con la musica di DJ Roby Giordana, il vocalist Dario Micolani e i gadget ufficiali dell’emittente, pronti ad animare la piazza e a far cantare il pubblico.

La serata sarà anticipata da un grande pre-show che prenderà il via un’ora prima dell’inizio ufficiale dell’evento. Sul palco si alterneranno Simone Bernini e la sua band, introdotti da Edoardo Mecca, insieme a Shinhai Ventura e alla mamma, per un momento di intrattenimento dedicato al pubblico già presente in piazza.

“La Notte delle Stelle” conferma anche per il 2026 la sua anima solidale. L’intero evento sarà infatti dedicato a sostenere l’associazione Insuperabili, realtà che ogni giorno promuove sport, inclusione e opportunità per ragazzi con disabilità attraverso i valori del calcio e della condivisione.

Dopo la nascita, lo scorso anno, della “Via delle Stelle” – il percorso simbolico inaugurato con le prime mattonelle firmate dagli ospiti dell’evento – anche questa edizione proseguirà il progetto destinato a crescere nel tempo e a diventare un segno distintivo della città. Nuove firme andranno ad arricchire questa speciale Walk of Fame rivolese, un modo per celebrare il talento e costruire, anno dopo anno, una memoria condivisa fatta di arte, spettacolo e legami con il territorio.

«La Notte delle Stelle torna dopo il grande successo della prima edizione e si inserisce in un percorso che sta rendendo Rivoli una città sempre più viva, attrattiva e capace di offrire occasioni di qualità a cittadini e visitatori. Dopo settimane intense di cultura e partecipazione con Sguardi Live, questo appuntamento rappresenta un nuovo momento di incontro e condivisione per tutta la comunità. – afferma il Sindaco Alessandro Errigo – La partecipazione straordinaria dello scorso anno ci ha confermato che stiamo andando nella direzione giusta. E la Via delle Stelle, destinata ad arricchirsi nel tempo, è il simbolo concreto di questo percorso: un modo per valorizzare il talento, custodire la memoria di grandi ospiti e rafforzare l’identità culturale della nostra città.
Il 4 luglio siamo certi che il pubblico saprà regalarci lo stesso entusiasmo che ha reso speciale la prima edizione. Vi aspettiamo.»

“Un grande spettacolo di intrattenimento che lascia spazio anche a tematiche inclusive/sociali e che conferma la collaborazione con i Soci del nostro Consorzio. – sottolinea Simona Pravato, direttrice di TurismOvest – La prestigiosa location aggiunge fascino e opportunità di visita al Castello e alla parte storica della città.”

«Siamo estremamente felici di riportare a Rivoli un evento che lo scorso anno ha regalato emozioni straordinarie a migliaia di persone.» – spiegano gli organizzatori di Ferrafilm – «La Notte delle Stelle è molto più di uno spettacolo: è un’occasione per riunire la città, vivere insieme una serata unica e sostenere una causa importante. Anche quest’anno abbiamo lavorato per costruire un appuntamento capace di sorprendere il pubblico e siamo certi che Rivoli saprà rispondere con lo stesso entusiasmo che ha reso speciale la prima edizione.

La Notte delle Stelle sta crescendo insieme alla città: vogliamo che diventi un appuntamento fisso dell’estate, capace di lasciare ogni anno un ricordo, un’emozione e un segno concreto attraverso la Via delle Stelle. Rivoli ha dimostrato di amare questo evento e noi siamo pronti a stupirla ancora».

L’evento è organizzato dalla Città di Rivoli, con TurismOvest e Ferrafilm.
Per info comune.rivoli.to.it/nottedellestelle2026

La pelle delle cicale

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BRANDELLI  Postille di troppo su artisti contemporanei

di Riccardo Rapini

Nella Terra d’Otranto, quel Sud del Sud dei Santi evocato da Carmelo Bene, il sole pare illuminare le superfici fino a bruciarle e ogni cosa sembra vivere nella misura in cui resiste, scoperta, a un’esposizione continua.

Proprio in questo spazio attraversato da nuvole dense che proiettano ombre immense sui campi, in quelle campagne segnate dalle pietre chiare di muretti costruiti a secco e da ulivi antropomorfi scavati dai venti, si radica l’origine elettiva di Livia Chiffi, che a quella terra non appartiene per nascita bensì per una sorta di eterno ritorno psicologico all’infanzia.
Si tratta di una frequentazione insistita che si ripete ogni anno, quando i genitori, insegnanti, sospendono il tempo ordinario e lo spostano da giugno a settembre in Puglia, votando quel luogo a una dimensione salda, interiorizzata e ineludibile.

Incontro Livia a primavera nel suo studio, in via Capriolo nella zona occidentale di Torino, studio che non assomiglia apparentemente a un atelier tradizionale né a un laboratorio di design rigidamente organizzato, ma piuttosto a una stanza d’artigiana che oscilla tra la sartoria, la costumistica e la scenografia.

Su un grande tavolo che ci divide sono stratificati tessuti color crema, rosa polveroso, avorio e bianco, piegati in pile che ricordano corredi conservati per decenni negli armadi delle case del Sud.

Mi spiega che li recupera in gran parte in Puglia, presso un anziano e singolare fornitore che commercia vecchi materiali tessili, tra cui sete giapponesi degli anni Settanta, taffetasorganze e stoffe provenienti da corredi inutilizzati.

Attorno a questi cumuli di stoffa compaiono teste di manichino, “maschere” incompiute, fili che pendono come radici aeree e piccoli strumenti di lavoro disseminati qua e là.

Mentre chiacchieriamo, Livia continua a intrecciare tessuti.
Alle sue spalle una scritta ricamata in tessuto e filo che riproduce la frase “forzaliviaaaaa”.

Mi racconta quando da bambina stava con gli amici e cugini scalza sugli alberi e mi viene in mente uno dei santi più conosciuti del Salento, Giuseppe Desa da Copertino, di cui si racconta che restava impigliato tra i rami delle piante durante i suoi voli “a bocca aperta” in cui smarriva il peso di sé stesso.

Livia e gli altri bimbi si chiamavano tra loro fischiando e fantasticavano che i tronchi sui quali si arrampicavano fossero vascelli diretti verso lontani giardini della Grecia in cui poter trovare strane orchidee o laghi profumati con il letto di ambra e corallo.

Mi racconta anche che sotto questa dimensione quasi mitica si deposita un’altra memoria, che s’innerva nello spavento infantile, fatta di animali sbranati da cani o volpi, di storie familiari attraversate da una religiosità non consolatrice ma piuttosto da un giudizio che incombe con l’intransigenza di un’occhiataccia celeste.
Come nel caso della nonna, la cui devozione si intrecciava a narrazioni di purezza e colpa, di pozzi e di acque buie custodi delle spoglie di una bambina cadutavi dentro, alimentando un immaginario in cui sogno e incubo si impastano l’un con l’altro.

All’interno di una famiglia numerosa e compatta, che sostiene ma allo stesso tempo moltiplica gli sguardi e quindi le misure, il corpo di Livia apprende molto presto una forma di adattamento che, non passando attraverso un’elaborazione emotiva rigorosa, declina verso una scissione interiore.

Questo apprendimento trova la sua formalizzazione più netta nel pattinaggio artistico sincronizzato, praticato a Gallarate dai sette ai ventidue anni, dove la dimensione della performance diventa centrale e si chiarisce la necessità di apparire impeccabilecoordinata, perfettamente allineata a un sistema che non ammette cedimenti.
Livia piomba così nell’occhio di bue del proprio inflessibile Super-Io, che trova in questo contesto agonistico la propria sublimazione ideale.

Ed è qui che si struttura quella che lei stessa definirà una “maestria della dissociazione”, ovvero la capacità di sospendere l’esperienza emotiva per garantire l’efficacia del gesto, lasciando le emozioni in una dimensione sommersa mentre il corpo continua a operare in superficie: preciso, replicabile, eseguibile.

Ma ciò che nascondiamo ritorna.

Quando questa pratica si interrompe, nel 2019, la struttura che ha prodotto non si estingue ma si trasferisce.
Consegue una formazione universitaria in comunicazione e lavora a Milano per realtà come Sony e Algida, fino al momento in cui, intorno al 2021, emerge una crepa più evidente, legata al desiderio di smarginare al di fuori del foglio da disegno, inizialmente popolato da figure che richiamano burattini e pose rigide, quasi eco dirette della disciplina del pattinaggio.

Il passaggio avviene allora attraverso un altro linguaggio in seguito a un corso di Storia della moda e del tessuto all’Università Statale di Milano, che introduce Livia a un rapporto diverso con il fare artistico, non più basato sulla costruzione ex novo ma sulla riattivazione di ciò che esiste già.

E qui entrano in gioco i tessuti, spesso deadstock, che diventano la base di una pratica capace di generare dispositivi scenici complessi, bassorilievi tessili da parete, morbide forme antropomorfe, sculture tessili, creature dalle anatomie irregolari, piccole architetture orlate di pizzo e soprattutto i suoi teatrini, nei quali la dimensione della messa in scena resta centrale pur venendo costantemente svuotata dall’interno.

Ciò che il sipario rivela, infatti, non appare mai come una presenza piena, ma come una sua traccia, che si ritrova esposta in quel fragile perimetro.

Le superfici, spesso ornate con perle, merletti e conchiglie, costruiscono una dimensione visiva delicata, quasi domestica, dove predominano le tonalità cipriate, evocando a tratti un mondo ovattato di bambina come di fiaba ottocentesca, in bilico tra metamorfosi, inquietudine e meraviglia melanconica.

E come in una fiaba di Andersen l’atmosfera non produce rassicurazione, perché il lavoro di Livia pare perennemente attraversato da una tensione costante tra esposizione e sottrazione, tra il bisogno di mostrare e l’impossibilità di collimare con ciò che viene mostrato.

In questo contesto, le cosiddette “mute” assumono un ruolo centrale: involucri che testimoniano un passaggio già avvenuto, simili alle spoglie delle cicale che conservano la forma del corpo senza contenerlo più.
Ed è in questa figura che si rende visibile il nesso profondo tra dissociazione e pratica artistica, poiché il corpo, così come accadeva nel pattinaggio, continua a esistere, a funzionare, a presentarsi, ma non coincide più con un’esperienza interna unitaria, diventando qualcosa che può essere costruito, cucito, esposto, ma non pienamente abitato.

La prima personale sarà inaugurata il 24 giugno 2026 a Milano, presso Candy Snake, a cura di Tiziano Tancredi e si intitolerà Mosca Cieca: una finestrella da cui osservare Livia e ciò che in lei ha resistito, fin dall’esposizione continua dell’abbagliante sole della Terra d’Otranto.

 

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Foto: Mattia Giordano

Colori nel cielo, emozioni nel cuore: questa è la Hope Color

Domenica 14 giugno a Settimo Torinese il sole cocente non ha fermato l’entusiasmo e l’energia delle centinaia di partecipanti che hanno ballato

e camminato scrivendo una bella pagina di inclusione e fratellanza

 

A distanza di alcuni giorni dalla Hope Color di Settimo Torinese, i colori si sono posati. Le emozioni no. Restano nei nostri occhi i sorrisi dei bambini, l’entusiasmo delle famiglie, gli abbracci, la musica, i balli sfrenati e quell’esplosione di colori che ha trasformato Settimo Torinese in una straordinaria festa di gioia e condivisione. Rivediamo davanti a noi i volti pieni di felicità, le mani colorate alzate verso il cielo, l’energia contagiosa di centinaia di persone unite dalla voglia di stare insieme e condividere qualcosa di straordinario.

È difficile descrivere a parole ciò che si è respirato quel giorno: un mix di emozioni autentiche, allegria, inclusione, fratellanza, libertà e speranza che ha lasciato un segno nel cuore di tutti.

I colori, con il tempo, sbiadiscono. I sorrisi, la gioia e le emozioni vissute insieme restano per sempre.

Avevamo promesso che avremmo colorato il cielo di Settimo Torinese e lo abbiamo fatto alla grande, ma soprattutto abbiamo riempito i cuori dei tantissimi partecipanti. L’atmosfera che ha caratterizzato la Hope Color di Settimo Torinese, manifestazione che per la prima volta è approdata in città e ha coinvolto centinaia di persone, è difficile da raccontare a parole. Bisogna viverla:energia, sorrisi, emozioni, inclusione.

Un uragano di colori ha invaso Settimo Torinese ed è stato accompagnato da musica, balli, divertimento e da quella straordinaria voglia di stare insieme che rende uniche le iniziative capaci di unire una comunità: un’autentica festa della gioia e della speranza.

Grazie ad Antonio Augelli, autentico trascinatore della giornata con la sua inesauribile carica di entusiasmo e vitalità, e a tutti gli istruttori protagonisti che hanno risposto presente all’invito degli organizzatori (Jessica Lo Curcio, Stefania Sarale, Sonia Cocola, Elisa Leonetti, Babi Fabbri, Luca Rinaudo, Francesca Sposato,Barbara Petrilli, Sara Destro, Sara Terazzi, Dario Valentino Pietrobon) si è ballato e ci si è scatenati come mai prima d’ora.

Un ringraziamento speciale va al Circolo Francesco Richiardi, al Gruppo Appartamento Frida Kahlo della Cooperativa Frassati, che con la loro preziosa presenza hanno reso indimenticabile questa giornata facendoci commuovere e toccandoci nel profondo.

E come dimenticare tra i momenti più intensi e significativi dell’evento la piantumazione di un platano al Parco Berlinguer fortemente voluta dall’associazione Sri Chinmoy Oneness-Home Peace Run, che ha portato in città la Fiaccola della Pace: un gesto semplice ma dal valore profondo, simbolo di fratellanza, amicizia e speranza per le nuove generazioni. La consegna della targa commemorativa, avvenuta alla presenza della sindaca di Settimo Torinese Elena Piastra e del vicesindaco Giancarlo Brino, che ringraziamo per la loro sensibilità e vicinanza, oltre che del presidente della Hope Running Giovanni Mirabella, ha rappresentato un’occasione per riflettere sul valore della pace e sull’importanza di costruire ogni giorno una comunità più unita e solidale.

Queste le parole del vicesindaco di Settimo Torinese, Giancarlo Brino: Un grazie particolare a chi, con il proprio impegno e la propria passione, ha trasformato questa giornata in una vera festa della comunità. I colori si sono posati, ma le emozioni restano”.
Felice il presidente della ASD Hope Running APS, Giovanni Mirabella: Per la prima volta abbiamo portato la Hope Color a Settimo Torinese ed è stato un bellissimo pomeriggio di festa. Domenica è stata una giornata caldissima, ma lenergia e lentusiasmo dei partecipanti non sono stati minimamente scalfiti dalle alte temperature ed è stato davvero meraviglioso vedere tantissimi bambini divertirsi con le loro famiglie.

Ricordiamo che la Hope Color di Settimo Torinese è stata organizzata dalla Hope Running in collaborazione con l’ASD Accendi Lo Spirito e la Pro Loco di Settimo Torinese, con il patrocinio e il contributo del Comune di Settimo Torinese.

Quando in serata gli ultimi colori si sono posati e la musica si è lentamente spenta, è rimasto qualcosa di ancora più prezioso: il ricordo di una giornata autentica, vissuta insieme, fatta di sorrisi sinceri, emozioni condivise e legami rafforzati.

La Hope Color di Settimo Torinese si è conclusa così, lasciando una scia di colori nel cielo e una traccia ancora più profonda nel cuore di chi c’era. Perché i colori passano, ma le emozioni restano. E quelle vissute insieme domenica 14 giugno resteranno a lungo nella memoria dei settimesi e di tutti i partecipanti.

Ex Westinghouse, una nuova prospettiva per Torino: proposta congiunta di Politecnico ed Esselunga 

 

La Città di Torino ha ricevuto da parte del Politecnico di Torino e di Esselunga S.p.A. una istanza congiunta relativa all’area ex Westinghouse, ricompresa nell’Accordo di Programma “Spina 2”. La proposta si colloca nel solco dell’originaria operazione urbanistica e la arricchisce, attualizzandola. Essa aggiunge, infatti, una nuova prospettiva di sviluppo per uno degli ambiti centrali più strategici della città e ne rafforza la vocazione universitaria, scientifica e innovativa, integrando funzioni di didattica, ricerca e servizi urbani.

Tra gli elementi qualificanti della proposta ricevuta figurano il coinvolgimento diretto del Politecnico di Torino nello sviluppo dell’area, la realizzazione di nuovi spazi per la didattica e la ricerca, un centro congressi di nuova generazione. L’istanza prevede la completa salvaguardia del parco Artiglieri di Montagna, integralmente preservato e valorizzato come spazio pubblico al servizio del quartiere e della città.

La proposta prevede inoltre una ridefinizione dell’assetto delle funzioni e delle proprietà: il parziale subentro del Politecnico nel diritto di superficie dell’area con l’acquisizione dei diritti edificatori per le strutture universitarie, la ricerca e il centro congressi e una rimodulazione della componente commerciale di Esselunga che, in coerenza con il nuovo assetto funzionale dell’intervento e con l’ingresso delle funzioni universitarie, vedrebbe la realizzazione di una media struttura di vendita in luogo della grande struttura originariamente prevista e già autorizzata, nell’ambito di una più equilibrata distribuzione delle destinazioni insediate nell’area.

La proposta appare coerente con la strumentazione urbanistica e con l’assetto patrimoniale vigenti. Secondo l’istanza, la destinazione universitaria rientra tra quelle già ammesse dalle regole prescrittive dell’ambito e non comporta variante al Piano Regolatore; l’operazione si colloca nell’assetto proprietario esistente e aggiorna le obbligazioni già definite dall’Accordo di Programma, a partire da quella relativa al centro congressi.

Alla luce dei contenuti presentati, la Città di Torino ha richiesto al presidente della Regione Piemonte la convocazione del Collegio di vigilanza dell’Accordo di Programma, organismo competente a esaminare le proposte di modifica e a valutare gli sviluppi dell’intervento.

L’avvio del confronto istituzionale consentirà di approfondire i contenuti dell’istanza e di verificare le condizioni per accompagnare la trasformazione dell’area ex Westinghouse in un nuovo progetto coerente anche con gli obiettivi di sviluppo, innovazione, qualità urbana e sostenibilità ambientale perseguiti dalla città.

Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, dichiara: “L’area ex Westinghouse è una delle più importanti opportunità di trasformazione urbana per il futuro di Torino. La nuova proposta formulata da Politecnico ed Esselunga interpreta una delle vocazioni strategiche della città — la conoscenza, la ricerca, la formazione universitaria, l’innovazione — e ne irrobustisce il ruolo di grande città universitaria e internazionale, rafforzandone la vocazione congressuale e garantendo la piena tutela e valorizzazione del parco Artiglieri di Montagna. La sua integrale conservazione, così come la riduzione significativa delle superfici commerciali originariamente previste, rappresentano elementi molto qualificanti della nuova proposta. Il confronto tra le istituzioni coinvolte rappresenta un passaggio importante per accompagnare una nuova fase di sviluppo dell’area. Stiamo lavorando con determinazione per stimolare progetti capaci di generare crescita, attrarre talenti e investimenti, creare opportunità per i giovani e migliorare la qualità urbana, ambientale e sociale: l’area ex Westinghouse può diventare uno dei luoghi simbolo di questa nuova visione urbana che vogliamo portare avanti in un dialogo costruttivo e proficuo con tutte le realtà interessate”.

Stefano Corgnati, rettore del Politecnico di Torino, aggiunge: “Il comprensorio urbano dell’area ex Westinghouse risulta strategico per lo sviluppo del Campus delle Ingegnerie del Politecnico di Torino, sia per la sua contiguità sia per le possibili integrazioni edilizie, pienamente coerenti con l’implementazione del Masterplan di Ateneo, espressione del programma di questo mandato rettorale. Le interlocuzioni avviate con Esselunga, in un clima pienamente collaborativo e fattivo, hanno consentito di condividere un concept progettuale che attribuisce all’area una chiara vocazione ai servizi per la comunità del Politecnico, favorendo al contempo il radicamento di una cultura dell’innovazione non solo tecnologica, ma anche orientata al benessere e alla promozione di sani stili di vita. Con questo passaggio concertato con Esselunga, il Politecnico rafforzerà la propria apertura verso la città, configurandosi sempre più come un campus aperto, integrato, accogliente e innovativo”.

Alberto Gaudio, direttore Affari Legali e Societari e Relazioni Istituzionali di Esselunga, commenta: “Esselunga ha accolto con grande favore l’interesse manifestato dal Politecnico ad acquisire una parte dell’area per la realizzazione di strutture a servizio dell’Ateneo e dei suoi studenti, in linea con le finalità istituzionali dell’Università. Per Esselunga, la riqualificazione di un’area centrale della città in collaborazione con il Politecnico rappresenta una significativa opportunità per contribuire alla creazione di valore per il territorio e la comunità”.

L’area ex Westinghouse si conferma così al centro del percorso di rigenerazione urbana e sviluppo strategico della città, con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento di Torino come città universitaria, attrattiva e aperta alle sfide contemporanee.

Paolo Mazzoleni, assessore all’Urbanistica della Città di Torino, sottolinea: “Il nuovo Piano Regolatore Generale riconosce l’area ex Westinghouse come parte del Centro Innovazione, la Figura di Ricomposizione Urbana che tiene insieme Porta Susa, le OGR e il Politecnico. È Spina 2, una delle trasformazioni che hanno dato a Torino un secondo centro. La proposta di Politecnico ed Esselunga trova nel Piano i criteri con cui va misurata — la qualità degli spazi pubblici, la salvaguardia del parco, il rapporto tra funzioni universitarie e città, il riuso di suolo già urbanizzato senza nuovo consumo. Il Collegio di vigilanza è la sede in cui questo confronto si apre”.

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