C’è un qualcosa di simbolico nel vedere il cinema internazionale adagiarsi tra le montagne di un piccolo borgo alpino coronato dai boschi, tra oratori barocchi, fontane, antichi cortili e tetti in piode consumati dal sole e dalla neve.
Il micro e il macro rivelano la loro necessaria interconnessione.
A Malesco, nel cuore della Valle Vigezzo, questo accade da oltre un quarto di secolo grazie a Malescorto, il Festival Internazionale dei Cortometraggi che dal 20 al 26 luglio 2026 tornerà a vivificare il Cinema Comunale con una nuova edizione destinata a segnare un record.
Nato nel 1999, Malescorto è riuscito negli anni a costruirsi una reputazione che va ben oltre i confini della Val d’Ossola.
Oggi rappresenta una delle manifestazioni dedicate al cortometraggio più longeve e riconosciute del Piemonte, capace di coniugare una forte identità territoriale con una vocazione sempre più internazionale.
Dal 2017 la direzione artistica è affidata a Paolo Ramoni, che sta accompagnando il festival in una fase di crescita e rinnovamento.
I numeri dell’edizione 2026 raccontano con chiarezza questa evoluzione: sono stati valutati ben 9.225 film provenienti da 98 Paesi dei cinque continenti, con un incremento del 54% rispetto all’anno precedente.
Un risultato a garanzia dell’interesse crescente del mondo del cinema breve verso una manifestazione che, pur mantenendo le estensioni intime di un festival di montagna, riesce a calamitare produzioni e autori da ogni parte del pianeta.
Il contesto in cui nasce tutto questo non è solo un complemento.
Malesco, insignito della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, si trova a 761 metri di quota e rappresenta una delle porte d’accesso alla Valle Loana e al Parco Nazionale della Val Grande, la più vasta area wilderness d’Italia.
Incastonato nella “Valle dei Pittori”, così chiamata per la tradizione artistica che nei secoli ha caratterizzato il territorio, Malesco fa del proprio paesaggio alpino, del patrimonio culturale e della dimensione comunitaria una delle pietre angolari dell’esperienza del festival.
Non passano infatti inosservate, all’orizzonte che si apre dalla sede del festival di Malescorto, le rocce del monte Gridone (o Limidario), che si stagliano monumentali come le forme assopite di un titano millenario, incendiate al tramonto da riverberi cremisi e aranciati e la sera velate dai vapori.
Poco distanti i vicoli stretti del borgo, lastricati in pietra, si insinuano tra case costruite da generazioni di montanari, scalpellini, emigranti e artigiani, seguendo geometrie che affondano i propri rizomi nei secoli.
Un passato in cui l’andatura lenta delle lavandaie dirette al vecchio lavatoio, tutt’oggi visitabile, cadenzava le giornate, il ritorno degli spazzacamini dalle migrazioni stagionali suscitava lacrime di gioia e il rumore degli scalpelli che lavoravano la pietra ollare estratta dalle montagne vicine era ormai un rumore bianco per gli abitanti.
A due passi dal festival vi è infatti anche l’Ecomuseo regionale, istituito nel 2007, e denominato della pietra ollare e degli scalpellini proprio per celebrare l’importanza di questo materiale presente sul territorio.
È nato per raccontare e mettere in luce il patrimonio materiale e immateriale del luogo, sviluppandosi tra il borgo di Malesco e le frazioni di Finero e Zornasco.
In parallelo al concorso internazionale, Malescorto continua a investire nella formazione e nella valorizzazione dei talenti emergenti.
La novità più significativa di questa edizione è rappresentata da Short Italy Under 35, nuovo Spin-Off dedicato alle opere cinematografiche di giovani registi italiani.
Il progetto, sostenuto dal Ministero della Cultura e da SIAE dell’ambito del programma Per Chi Crea, prevede una giornata interamente dedicata agli autori under 35.
Domenica 26 luglio saranno presentati quattro cortometraggi selezionati, accompagnati da incontri con i registi e momenti di confronto con professionisti del settore audiovisivo.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di creare nuove prospettive per le giovani generazioni e irrobustire il ruolo del festival come luogo di incontro tra creatività emergente e industria cinematografica.
Il legame con il cinema piemontese è già evidente.
Un esempio significativo è rappresentato da Domenica sera di Matteo Tortone, film ambientato nella periferia torinese e sostenuto da Film Commission Torino Piemonte, che nel 2025 è stato selezionato a Malescorto prima di conquistare il David di Donatello come miglior cortometraggio e intraprendere il percorso di qualificazione verso gli Academy Awards.
Una storia che testimonia la capacità del festival di intercettare opere destinate a ottenere importanti riconoscimenti nazionali e internazionali.
Anche per il 2026 l’organizzazione sta lavorando per consolidare il dialogo con il sistema audiovisivo piemontese, favorendo occasioni di incontro tra autori, produttori, istituzioni e pubblico.
In questo senso Malescorto non è soltanto una rassegna cinematografica, ma una vera infrastruttura culturale capace di mettere in relazione un territorio alpino con le dinamiche del cinema contemporaneo.
La 26ª edizione si aprirà il 20 luglio con la tradizionale cerimonia inaugurale e una versione speciale di Malescorto Surprise, mentre il 25 luglio sarà la volta della premiazione e della proiezione dei film vincitori.
Per una settimana, il piccolo borgo della Valle Vigezzo diventerà così un punto di incontro tra culture, linguaggi e sensibilità provenienti da tutto il mondo.
Il nerbo di Malescorto, lo avrete capito ormai, sta infatti qui: sublimare la dimensione locale in una risorsa e non in un limite.
La storia che racconta è diversa rispetto a quella dei centri urbani: ne preserva la qualità, anticipandone spesso i contenuti, calandosi in un’atmosfera che ne amplifica le suggestioni e il fascino.
Credits: Foto di Riccardo Rapini

Ieri improvvisamente, dopo i numeri pesanti forniti da Banca d’Italia, il Presidente di Confindustria ha detto che il Paese deve aumentare la crescita della sua economia di 2 punti l’anno, la tesi che sostengo nel mio libro PERCRESCEREDIPIU’ presentato oltre un anno fa alla Camera insieme al dott. Gianni Letta. Contemporaneamente anche il segretario regionale della CISL ha detto più volte che bisogna crescere di più. Chi ha avuto la pazienza di leggere ciò che scrivo dal febbraio 2008 quando per primo dissi che il Piemonte stava crescendo meno della media nazionale Sa che da vent’anni mi batto per il rilancio della crescita economica piemontese. Non mi sono battuto solo con le parole ma concretamente ho guidato la battaglia per trasferire la Autorità dei trasporti e i suoi 200 dipendenti a Torino. Così come molti si ricordano la battaglia per la TAV e per la grande Manifestazione SITAV di piazza Castello. Quanto sia voluta la TAV dai torinesi lo si vede confrontando quella grande Piazza Castello con la piazza del Primo Maggio. A chi non guarda troppo le statistiche e fa male perché le statistiche sono la analisi del sangue della nostra economia ricordo che nel 2003 il PIL procapite in Piemonte era 120 sulla media europea di 100. Oggi il PIL procapite del Piemonte è sceso sotto il 100. Quei 20 punti calo li paga tutti la fascia più debole della popolazione piemontese. Per chi percepisce mille euro al mese se gli tagli 200 euro lo costringi a andare alla Caritas o in Parrocchia ogni mese a cercare aiuto. Certo il 55% della economia regionale è rappresentato dalla economia di Torino e provincia. La novità è che al congresso della UIL il Sindaco Lo Russo ha ammesso per la prima volta il declino solo che poi pensa a una lista Alleanza per Torino come quella del 1993 che col suo primo Piano decennale fece proprio le scelte che hanno portato al declino. Dare per scontato il calo dell’industria e puntare tutto su turismo cultura e loisir come fece Castellani fu un grave errore strategico perché l’industria ha un valore aggiunto nettamente superiore al turismo. Per ritornare a crescere di più occorre fare ciò che non si è fatto fin qui , piano di interventi per la logistica perche’ la logistica rende più competitivo e attrattivo il territorio. Accelerare la TAV perché l’aumento dei traffici che arriverà al porto di Genova con la Nuova Diga andrà attraverso il Terzo Valico verso la Svizzera e l’Europa centrale. Introdurre più IA nel settore industriale per aumentarne la competitività. Il patto bipartisan per la crescita proposto dalla Cisl difficilmente si farà come si è compreso dal confronto tra Marrone Riboldi e la Pentenero occorre che la maggioranza regionale guidata da un Cirio in formissima migliori il suo programma. Noi UDC , gli unici ad aver seguito dall’inizio alla fine la 2 giorni della CISL , siamo disponibili a presentare proposte concrete di rilancio per Torino e per il Piemonte.




