Il 28 ottobre 2020, alle ore 21, la Sala conferenze della biblioteca “Nicolò e Paola Francone” di Chieri ( in via Vittorio emanuele II,1) ospiterà la conferenza del prof. Bruno Maida, storico dell’ Università di Torino, dal titolo Marcia su Roma e dintorni.
L’evento, introdotto e moderato dallo storico Enrico Manera, fa parte degli incontri del ciclo Il rosso e il nero a cura dell’Istoreto in collaborazione con l’Archivio Storico e la Biblioteca della città di Chieri. L’iniziativa ha ottenuto il sostegno del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale.
A partire dalla recente pubblicazione del volume La nascita del fascismo a Torino (Adduci, Berruti e Maida, Edizioni del Capricorno 2019) l’incontro si propone di approfondire storia e interpretazioni dell’avvento e del consolidamento del regime fascista in relazione alla crisi dello stato liberale e alle profonde trasformazioni del dopoguerra, con particolare attenzione alla questione della violenza.
Il programma riprende il progetto sospeso durante l’emergenza Covid della primavera scorsa e si svolgerà senza pubblico, in modalità di videoconferenza.
Ecco di seguito il link per collegarsi alla conferenza tramite la piattaforma zoom (https://www.comune.chieri.to.it/biblioteca/marcia-roma).
MarcoTravaglini
IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni/
Forse neppure i grandi ministri della P. I. come Francesco De Sanctis che fondò la scuola italiana nel 1861 sarebbero riusciti nell’intento. Neppure il grande Giovanni Gentile che riformo’ la scuola italiana , forse ,avrebbe avuto le capacità necessarie. Figurarsi Azzolina. Ed aggiungo che molti premevano perché la scuola riaprisse, citando l’ esempio francese, forse non calcolando i rischi, pur di attaccare il Governo. Ad un certo punto Azzolina ha buttato sulle spalle dei presidi la responsabilità della riapertura. La sicurezza non è stata la priorità ed oggi intere classi sono in quarantena come tanti docenti. Le norme anti Covid si sono accavallate con una rapidità sconcertante e contraddittoria a cui si sono aggiunte le ordinanze regionali che nella scuola di Stato non dovrebbero avere nessun valore. Oggi c’è il caos nella scuola. La didattica a distanza – senza aver preparato nei mesi di chiusura i docenti ad esercitarla con efficacia – ritorna ad essere la soluzione. Pretendere che in un giorno i capi di istituto si adeguino al nuovo Decreto del Presidente del Consiglio e’ pura follia.
Poi la scoperta del grande rotolo di carta…
Mentre non si sono registrati incidenti nella manifestazione di protesta contro il dpcm tenutasi in piazza Vittorio, in quella di piazza Castello un gruppo di violenti infiltratisi tra i partecipanti ha dato il peggio di se’scatenando scene di guerriglia urbana.
La polizia ha effettuato una carica e alcune persone sono state fermate. Tre feriti lievemente sono stati medicati.
Gli scontri con la polizia si sono verificati anche in piazza Castello, dove sono stati dati alle fiamme cassonetti dei rifiuti.


Diciannove spazi concepiti secondo un nuovo iter espositivo “che intende restituire la centralità all’opera d’arte”. E un look decisamente rinnovato, con ambienti ridisegnati e ridefiniti “per permettere il confronto e consentire il paragone necessario tra opera e opera”: dal 26 settembre scorso alla GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino va in scena il nuovo allestimento del Novecento storico – fra nuove acquisizioni e opere che riemergono dal caveau, le preziose “stanze del tesoro” come le chiamava il grande fotografo Mauro Fiorese – curato dallo stesso direttore del Museo di via Magenta, Riccardo Passoni.
Centenario dell’Unità d’Italia) e alla sua forte influenza, anche attraverso gli studi di Lionello Venturi, proprio sugli artisti subalpini dell’epoca.
un Museo. Guarda caso, proprio alla nostra GAM. Dove troviamo la totale anarchia estetica e l’uso libero di materiali, i più eterodossi, di Pier Paolo Calzolari, Mario Merz, Giuseppe Penone via via fino a Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio. Sale personali sono infine e doverosamente dedicate, per il ruolo da loro svolto nell’indicare strade nuove e magistrali nell’evoluzione del percorso artistico nazionale e internazionale, a Felice Casorati, ad Arturo Martini, ad Alberto Burri e a Lucio Fontana. Autentiche chicche, poste in lodevole evidenza dal nuovo allestimento espositivo, il ciclo narrativo “favolistico” della “Gibigianna” dell’albese Pinot Gallizio e l’apparente fragilità del “Requiem” di Giulio Paolini, artista che ha saputo saggiamente indicarci “l’esigenza di mantenere sempre un rapporto necessitante con la storia dell’arte, i suoi segni e richiami, e il loro valore per una vivificazione concettuale della forma”.