La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

/

SOMMARIO: Il nuovo direttore de “La Stampa” – Un presidente della Repubblica deve essere il più possibile super partes – Lettere

Il nuovo direttore de “La Stampa”

Antonio Di Rosa è il nuovo direttore del quotidiano “La Stampa”, designato dalla nuova proprietà, che sicuramente sarà migliore di quella precedente, che ha solo collezionato insuccessi, distruggendo l’immagine industriale di Torino e dell’auto italiana.

Giovedì sera sono stato a Pollone a presentare un libro antologico su Luciana Frassati Gawronska, che scrisse anche un’importante storia della “Stampa”. Ho parlato a lungo di Alfredo Frassati, fondatore e direttore del quotidiano torinese. Alla fine ho voluto fare gli auguri al nuovo direttore dal paese di Frassati, dove andava a villeggiare Croce.

Il pubblico, molto numeroso, ha applaudito. Il suo primo editoriale, uscito il 2 luglio, appare diverso da quelli molto ideologici del predecessore. Emana un equilibrio di parole e di concetti che sono alla base della buona informazione.

Andranno in futuro aboliti o almeno modificati certi titoli ideologici imposti da Giannini e non cambiati da Malaguti, che vanno persino oltre il contenuto di certi articoli: dei veri e propri giudizi sommari, incompatibili con il desiderio dei lettori non militanti, che vorrebbero dal giornale soprattutto un’informazione equilibrata.

Il richiamarsi all’equilibrio di Mattarella è un’ottima manifestazione di intenti da parte del nuovo direttore.

Un presidente della Repubblica deve essere il più possibile super partes

Le dichiarazioni estive di molti politici risentono del caldo intollerabile, malgrado essi vivano immersi nell’aria condizionata. Risaltano le banalità arroganti di Salvini che cerca di scaricare su altri il disastro delle Ferrovie italiane che sono vicine al tracollo, determinato dai continui ritardi. Un ministro così Mussolini l’avrebbe cacciato. La pretesa poi di mettersi in corsa per il ministero degli Interni appare davvero velleitaria, per non citare anche il clamoroso errore politico di aver dato spazio e appoggio ad un generale autore di un libro mediocre e pieno di banalità.

Ma la notizia più clamorosa della settimana è quella di rivendicare il Quirinale, magari sperando nelle dimissioni di Mattarella. Qualsiasi italiano che abbia compiuto 50 anni, può aspirare al Colle, come dice la Costituzione, quindi anche gli esponenti della destra, ma il buon senso e l’equilibrio istituzionale dovrebbero evitare di scegliere un presidente che sia stato leader di partito. Il solo Saragat lo fu in passato, ma quando venne eletto presidente, era ministro degli Esteri. I migliori presidenti furono Luigi Einaudi e Carlo Azeglio Ciampi, ambedue governatori della banca d’Italia. Anche se di presidenti non leader di partito, ce ne furono di pessimi. Un presidente dovrebbe essere il più possibile un arbitro super partes capace di far sentire agli italiani i valori nazionali che uniscono, superando le divisioni di parte.

Incominciare a mettere il cappello sopra la poltrona quirinalizia con tanto anticipo rivela i limiti di una visione di parte non accettabile. Un buon presidente dovrebbe guardare almeno in astratto alla funzione dei re, non certo di tutti, perché anche i re a volte sono di parte. La monarchia repubblicana o la repubblica monarchica restano utopie, comunque sempre migliori di un capo partito, un ruolo incompatibile con quello di capo dello Stato nelle democrazie liberali. L’esempio nefasto di Trump che ha fatto decadere nel potere personale quasi assoluto – quasi da regime sudamericano – una delle democrazie più solide del mondo andrebbe sempre tenuto presente. Troppi illiberali sono in circolazione un po’ dappertutto e anche molti liberali sedicenti che hanno studiato al Cepu, servendosi di testi bignameschi, dicono sciocchezze.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Di Pietro sindaco a Milano per il centrodestra
L’ex ministro Santanchè propone Antonio Di Pietro come candidato sindaco di Milano. Un’altra vittima del caldo?   Giusto Teppati
Non so dirle se sia vittima del  caldo, ma posso dirle che si tratta di un proposta politicamente delirante, ma non così tanto perché il MSI a Milano sostenne di Pietro che ebbe nel suo passato anche simpatie di estrema destra. Di Pietro ha una gravissima colpa imperdonabile:  contribuì a demolire la prima Repubblica, la pagina migliore della storia italiana del ‘900.Ha ragione Stefania Craxi ad opporsi ad una proposta sconsiderata.
.
Libri d’estate
Sono in vacanza in Liguria e compro l’edizione ligure del mio solito giornale per tenermi al corrente degli incontri musicali e culturali estivi. Quest’anno ho notato un abbassamento del livello delle iniziative proposte in particolare nel campo culturale. Prevalgono i localismi provinciali nelle presentazioni dei libri con autori senza nome e qualità. Un piacere agli  amici che declassa tutto.  Anna  Renna
Accontentare vecchi arnesi senza arte  né parte  e’ una forma di  malcostume duro a morire. Tutti oggi  si  ritengono scrittori e pretendono visibilità. Dare spazio a questi dilettanti toglie credibilità culturale agli eventi. E’ difficile dire di no alle insistenze a volte  anche fastidiose.  Lo so bene io che blocco certi libri quando mi chiedono di presentarli al Centro Pannunzio, se non hanno almeno una certa dignità. E’ difficile opporsi alla vanità letteraria che oggi riguarda anche gli ignoranti  categoria che in passato non leggeva libri, ma soprattutto si asteneva dallo scriverli.
Comunque una soluzione c’è: disertare certi eventi. Solo creando il vuoto si creano le premesse per evitare la proliferazione e lo sciupio  della carta. Leggendo i nomi che mi indica e che io ho cancellato, comprendo come il “tutti scrittori o scrittrici” sia squalificante  per chi cede alle pressioni, a volte davvero asfissianti, di chi al massimo potrebbe spolverare i libri in biblioteca. Siamo al paradosso insensato che il nostro è un paese che legge pochissimo, ma offre a chiunque la possibilità di pubblicare a pagamento libri che  una casa editrice seria  dovrebbe rifiutarsi di pubblicare. Per altri versi io conobbi una scrittrice (si fa per dire) che tentò il suicidio perché un editore le fece pagare 500 copie e poi pubblicò in realtà solo le 50 date all’autrice.
.
I nostalgici della Controriforma 
Cosa pensa della comunità San Pio X di mons. Lefebvre che rischia la scomunica  perché intende nominare nuovi vescovi?  A me sembra una  vera farsa che nostalgici della Controriforma  si ribellino al Papa.  Filippo Negrisoli
Lefebvre e i suoi sostenitori non accettarono il Concilio Vaticano II che avrà avuto anche dei meriti reali ,ma rappresentò  un allontanamento brusco  dalla tradizione millenaria della Chiesa che era anche una sua forza. Paolo VI cercò di porre rimedio ad una situazione che danneggiò la Chiesa, ma non riuscì nell’intento.  Oggi questa  comunità  di “protestanti” in nome della Controriforma cattolica  non si  arrende  e ogni tentativo passato di riportarla nell’ovile si rivelò inutile. Ribellarsi al Papa per un tradizionalista può sembrare una contraddizione insanabile. Non è una farsa come scrive il lettore, ma certo appare curioso. Per altri versi senza nuovi vescovi la comunità San Pio X rischia di estinguersi.
.
La tv di Stato e quella privata
La vicenda della Rai con un comitato di vigilanza che non funziona, da quasi 4 anni bloccato da una prevalenza di donne faziose e incompetenti  – lo scrivo io donna – mi interessa fino ad un certo punto perché come cittadina non posso fruire di programmi decenti  e viene tollerato Report e una rete 3 che resta Telekabul che oggi potrebbe ribattezzarsi TeleGaza. E fanno anche del vittimismo ridicolo! Anche molte reti private, piene zeppe di pubblicità, fanno pena, per non parlare di Gruber e compagni. D’accordo che non pago un canone, ma questo non giustifica nulla. Il telespettatore italiano non ha di fatto scelta. Anche Sky è inadeguata. In passato c’era Telemontecarlo, bei tempi passati.  Oggi – non mi riferisco all’estate – trovare un programma interessante o almeno rilassante o divertente e’ quasi impossibile. I vertici della Tv di Stato non riescono a fare prodotti nuovi. Riprendono il logoro Montalbano. Mancano di fantasia e di capacità realizzativa. Vivo dei periodi in Costa Azzurra e la Tv francese è molto meglio.      Jaqueline  Ferro
Non sono un patito della Tv, non sono teledipendente perché la lettura resta la mia prima passione. 0ggi la Tv pubblica e  quella commerciale  sono spesso scadenti. Viviamo in un regime misto in cui la Tv di Stato  ha preso il peggio della Tv privata – gratuita – per fare i massimi incassi in pubblicità. La qualità televisiva diventa quasi un optional. Coerenti con se’ stesse vedo solo le reti particolarmente schierate che imperversano e tentano il lavaggio del cervello ogni sera con conduttori – opinionisti, due ruoli incompatibili. E poi i tg pieni zeppi di cronaca nera locale raccontata a fosche tinte. Persino il tg serale non lo seguo quasi  più,  stanco dell’appuntamento quotidiano con Garlasco, un tema trattato quasi sempre  con sguaiatezza. Per altri versi siamo una società violenta e volgare e la Tv, invece di esercitare un ruolo anche educativo, riflette compiaciuta come fosse normalità, i vari delitti che, trattati in un certo modo, possono portare all’ emulazione  Non sento più la radio neppure in macchina perché la decadenza si è abbattuta anche sulla radio.
Leggi qui le ultime notizie: IL TORINESE

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo Precedente

BicCHIERI di Birra 2026

Recenti:

IL METEO E' OFFERTO DA

vialattea