Mercoledì 2 dicembre ore 21
5 giornata Champions League
Juventus-Dinamo Kiev
Sabato 5 dicembre ore 18
10 giornata di campionato
Juventus-Torino
Qui Juve: prim’ancora del derby questo è un Martedì di vigilia in casa Juventus: i bianconeri domani ospiteranno la Dinamo Kiev nel match valido per la quinta giornata di Champions League. Una partita “inutile” per il discorso qualificazione, ma utile per dare risposte dopo la prova opaca di Benevento.
Nella consueta conferenza stampa prepartita, il tecnico dei bianconeri Andrea Pirlo ha parlato proprio del match pareggiato in campionato asserendo di non esser stato duro dopo Benevento.Ha confermato,con le sue parole,che bisogna avere più voglia di fare risultato e maggiore attenzione nella gestione della partita. È stato un peccato pareggiare perché era una partita da vincere.
Sui singoli, il tecnico ha parlato benino di Kulusevski che ha fatto buone prove ed altre meno buone, ma ha avuto spazio e giocato sempre nello stesso ruolo. Dybala deve essere bravo a trovarsi gli spazi per poi trovare la giocata vincente.Una bella sorpresa Ramsey perchè non pensava che fosse così bravo, purtroppo è stato frenato da tante fisiche.
Qui Toro: squadra granata subito in campo nell’allenamento odierno con attenzione massima verso il derby di sabato prossimo,dove occorrerà massima concentrazione e ferocia per portare a casa un risultato positivo,utile non solo al morale per il proseguo del campionato,ma soprattutto per la classifica da incubo in piena zona retrocessione.Il Toro è al 18 esimo posto,quindi “virtualmente”retrocesso.Forse tornerà in panchina il tecnico Giampaolo ripresosi dal covid.Per gli altri giocatori lungodegenti si vedrà nei prossimi giorni:gl’indisponibili sono sempre Ujkani, Gojak,Lukic,Vojvoda per covid e Baselli lungodegente per infortunio da 7 mesi ma quasi pronto al rientro.Da verificare le condizioni del giovane attaccante Millico.
Desta preoccupazione,non solo nell’ambiente granata,il prolungato da troppo tempo “silenzio” del presidente Cairo.Starà meditando il da farsi nel rivoltare la squadra al mercato di gennaio mandando via gli scontenti per rendere più sereno lo spogliatoio torinista ed al tempo stesso fare 3 acquisti funzionali al progetto tecnico di Giampaolo?
Vincenzo Grassano
Di una situazione del tutto fuori controllo si è reso conto persino l’assessore regionale alla Salute Icardi, quello che ad ottobre andò’ in viaggio di nozze.
Il Governo Zanardelli ai primi del ‘900 fu promotore di un disegno di legge che venne battuto in Parlamento da 400 voti contrari. Giolitti di fatto bloccò ogni tentativo divorzista perché la sua politica, volta a trovare l’appoggio dei cattolici, e il patto Gentiloni in particolare, impedirono di procedere su quella strada, malgrado lo statista di Dronero fosse laicissimo. L’ Italia aveva conosciuto il divorzio solo durante la dominazione napoleonica. Il fascismo, che firmò il Concordato con la Chiesa cattolica, mise il divorzio in soffitta. Solo con la ripresa della democrazia il deputato socialista Luigi Sansone tentò di riaprire il discorso in Parlamento con una legge relativa al “piccolo divorzio“ che naufragò miseramente. Il deputato Loris Fortuna riprese le fila di quella battaglia e dopo varie vicende si giunse all’approvazione di cinquant’anni fa. Ad essere decisiva fu la battaglia ingaggiata fuori dal Parlamento dalla LID ( Lega Italiana per il Divorzio), dal partito radicale e soprattutto da Marco Pannella. Fu una battaglia fondata sul confronto civile di opinioni e sulla considerazione difficilmente contestabile che uno Stato laico non possa considerare il matrimonio un sacramento indissolubile, ma un contratto. Ernesto Rossi disse allora che non si poteva andare in Paradiso accompagnati dai Carabinieri, evidenziando che una scelta religiosa non può essere imposta da una legge dello Stato. Certo ad ingarbugliare la materia fu il matrimonio concordatario celebrato, con effetti civili, in chiesa. Lo stesso Papa Paolo VI si schierò contro la legge sul divorzio, vedendola come un “vulnus” al Concordato. Il partito comunista, per quanto impegnato in linea di principio per il divorzio, fu molto esitante perché anche lui interessato a stabilire un buon rapporto con i cattolici, come già dimostrò il voto all’articolo 7 della Costituzione che inseriva in essa in Patti Lateranensi. Non fu facilissimo spiegare che non si trattava di una riforma “borghese, ma che già allora riguardava mezzo milione di coppie “ irregolari “ conviventi. La legge Fortuna – Baslini era una legge austera e severa che nulla aveva a che vedere con certi divorzi all’americana. Se al Senato passò per pochi voti con la mediazione del cattolico liberale Giovanni Leone e con il voto del senatore a vita Eugenio Montale, fu perché essa era una legge seria e meditata.