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Coronavirus, in Piemonte altri 12 morti e 1548 contagi

CORONAVIRUS PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 17

 

29.898 PAZIENTI GUARITI VIROLOGICAMENTE E 1259 GUARITI CLINICAMENTE

Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che i pazienti virologicamente guariti sono 29.898 (+83 rispetto a ieri), così suddivisi su base provinciale: 3633 (+3) Alessandria, 1675 (+2) Asti, 934 (+0) Biella, 3019 (+9) Cuneo, 2842 (+5) Novara, 15.095 (+56) Torino, 1426 (+1) Vercelli, 1064 (+7) Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 210 (+0) provenienti da altre regioni.

Altri 1259 sono guariti clinicamente.

I DECESSI SONO 4248

Sono 12 i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, di cui verificatosi oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).

Il totale è ora 4248 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia: 695 Alessandria, 259 Asti, 220 Biella, 408 Cuneo, 398 Novara, 1863 Torino, 231 Vercelli, 133 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 41 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.

LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

I casi di persone finora risultate positive al Covid-19 in Piemonte sono 53.248 (+1548 rispetto a ieri) di cui 799 (52%) sono asintomatici.

I 1548 casi sono così ripartiti: per il motivo del tampone 491 screening, 419 contatti di caso, 638 con indagine in corso: per l’ambito: 159 Rsa/Strutture socio-assistenziali, 177 scolastico, 1212 popolazione generale; 3 sono importati.

La suddivisione complessiva su base provinciale diventa: 5543 Alessandria, 2759 Asti, 1705 Biella, 6321 Cuneo, 4668 Novara, 27.682 Torino, 2124 Vercelli, 1560 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 398 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 488 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 8(+rispetto a ieri).

I ricoverati non in terapia intensiva sono 1483 (+121 rispetto a ieri).

Le persone in isolamento domiciliare sono 16.272.

I tamponi diagnostici finora processati sono 931.476 (+11.847 rispetto a ieri),di cui 502.873 risultati negativi.

Quella sera a cena con La Ganga a parlare di politica

Ho conosciuto l’onorevole Giuseppe La Ganga alla fine del 1997.
L’occasione fu un convegno organizzato delle coop d’abitazione sul Welfare.  Famoso fino dagli anni 70, famoso nel bene e nel male. Era stato, sicuramente,  un politico di potere. Prima di tangentopoli non si muoveva foglia che Giusi  La Ganga non volesse. Almeno in Piemonte ed almeno tra i socialisti. Non fu solo il luogotenente in Piemonte di Bettino Craxi.
Non a caso il congresso del 1978 , congresso del rilancio politico del Psi, si tenne a Torino. Insieme a Milano tra le capitali del riformismo socialista. Nel 1997 era un uomo provato ma indomito. Sempre lo accompagnò’ l’amarezza di quello che era accaduto. Tutto questo non gli impedì di schierarsi a sinistra, prima nella Margherita e poi nel Pd. Continuo’ nel fare politica solo ed esclusivamente per passione. Lo ritrovai, anzi mi ritrovo’ nel circolo che aveva fondato. La passione la capivi quando partecipavi ai convegni in via Pisa, sede dell’Associazione. Li’ c’era una stanza per lui dove riceveva. Molti lo venivano a incontrare per un consiglio, sicuramente non per dei favori. Ed anche la sua ultima esperienza politica da consigliere comunale a Torino lo testimonia. Penso che non volesse riscattare il suo passato visto che non aveva nulla da rimproverarsi. Errori si’, ma chi non fa errori nella sua vita. Dopo una tornata elettorale non andata bene per il Pd eravamo a cena.
Sorrise amaramente: voi comunisti dovete abituarvi alle sconfitte. Risposi: io sono un ex, ora apolide di sinistra. Vagante tra le diverse anime del socialismo riformista. Scusa Giusi,  ma in politica non ha torto chi perde ? L’amarezza aumento’: sconfitti si’, ma per via giudiziaria e non politica.  Almeno in Italia.  Poi aggiunse: sicuramente abbiamo fatto un errore di fondo: non capire prima che il clima nel paese era cambiato. Per lui e per la maggioranza dei socialisti non c’erano dubbi. I servizi segreti americani infastiditi dall’atteggiamento di Bettino Craxi a Sigonella avevano orchestrato tutto. Poi il carattere duro e puro di Craxi aveva fatto il resto. Chiacchieravo volentieri con Giusi. Precisamente ascoltavo molto.  Uomo di grande cultura che non cadeva mai nel banale.
E qui il ricordo si fa decisamente esistenziale ed umano. Giuseppe La Ganga ha dato alla vita più di quello che ha ricevuto. Ora sono in molti nel dire che quel riformismo aveva storicamente ragione. Decisamente tardi. Ciao Giusi, ho grande affetto per te. Ho grande stima per quello che hai fatto in vita,  ricordandoti.
Patrizio Tosetto

Emergenza Covid: potenziare i medici di famiglia

Incontro fra il presidente della Regione Cirio e l’Ordine dei Medici di Torino

 

Nelle scorse ore il presidente della Regione Alberto Cirio ha incontrato il presidente dell’Ordine dei Medici di Torino, Guido Giustetto, e un gruppo di medici di medicina generale e ospedalieri che hanno voluto evidenziargli alcune delle criticità emerse in queste settimane, legate all’aumento di casi Covid in Piemonte. In particolare si è discusso di come possa essere migliorato il rapporto delle Asl e dei Sisp con i medici di medicina generale, che rappresentano il contatto diretto tra la sanità di territorio e il paziente, ed evitare che le difficoltà degli studi medici possano riversarsi sugli ospedali, creando ulteriore pressione sulle strutture e sul personale sanitario impegnato.

Tre i punti sui quali si è concordato:

  1. la necessità di potenziare il meccanismo informativo delle Asl e dei rispettivi Sisp nei confronti di medici di medicina generale e pediatri;
  2. la riduzione della tempistica fra l’esecuzione del tampone e l’effettiva comunicazione dell’esito al paziente. Un’ipotesi che è stata messa in campo è quella di valutare la possibilità che sia il laboratorio analisi ad avvisare direttamente il paziente dell’esito;
  3. un sostegno ai medici di medicina generale, da parte della Regione, che consenta di supportarli in tutte le incombenze di tipo medico e burocratico che si sono aggiunte a causa dell’aumento dei casi di Covid e che rischiano di ingolfare la normale attività del medico.

“Un punto cardine del progetto di riorganizzazione della medicina territoriale, messo a punto dall’assessore Icardi in collaborazione con la task force guidata dal professor Fazio, di cui fa parte anche l’Ordine dei medici con il dottor Giustetto, è il potenziamento del ruolo dei medici di famiglia – spiega il presidente Cirio –. Abbiamo previsto una dotazione di 15 milioni di euro per avviare il progetto che partirà operativamente nel 2021, ma data la situazione e l’evoluzione della pandemia anticiperemo dando un sostegno ai medici di famiglia del territorio per supportare la loro attività. A cominciare dal tracciamento dei contatti dei soggetti positivi su cui, grazie alla rimodulazione dell’accordo integrativo regionale, il ruolo del medico di famiglia è fondamentale, così come lo è il loro aiuto per individuare e isolare rapidamente i casi sospetti e disporre direttamente il tampone di verifica senza dover passare attraverso i Sisp. La Regione si farà carico di contribuire alle spese che i medici di famiglia sosterranno già in questi prossimi mesi per fare fronte all’enorme mole di lavoro quotidiano che, accanto a tutti gli operatori del sistema sanitario e come primo punto di riferimento per ogni cittadino, stanno affrontando in questo momento”.

“Questo incontro nasce da alcune segnalazioni che l’Ordine ha ricevuto da diversi studi medici, in difficoltà per il nuovo aumento di casi fra i propri pazienti – sottolinea il presidente dell’Ordine dei Medici di Torino, Guido Giustetto –. Siamo soddisfatti di aver potuto direttamente rappresentare i problemi dei medici e che il presidente Cirio abbia ipotizzato possibili soluzioni, fiduciosi nel fatto che ora la Regione porterà avanti questi provvedimenti”.

“La collaborazione con i medici di base è fondamentale in questa emergenza – sottolinea l’assessore  alla Sanità Luigi Genesio Icardi –. La riforma della medicina territoriale prosegue e al più presto porteremo in Consiglio regionale due specifici progetti di legge. Inoltre, modificheremo l’accordo integrativo con i medici di medicina generale e i pediatri, fornendo ulteriori strumenti per contrastare e contenere la pandemia. Fondamentale per non saturare gli ospedali, sia nei posti ordinari che nelle terapie intensive, sarà la capacità che avremo insieme di curare le persone a casa e sul loro territorio. Una cosa che potremo realizzare solo con l’aiuto dei medici di famiglia”.

Il vicepresidente del circolo faceva il pusher

Avendo avuto notizia di una presunta attività di spaccio all’interno di un circolo privato in via Cuneo, mercoledì sera gli agenti del commissariato Dora Vanchiglia, coadiuvati da personale del Reparto Prevenzione Crimine, hanno controllato il locale.

L’attività investigativa condotta nei giorni precedenti aveva permesso di individuare nella figura del vice presidente del circolo, un cittadino italiano di 28 anni, il presunto “gestore” dei traffici illeciti.

Perquisendo il locale, gli agenti hanno trovato tra le spezie posizionate sul bancone della cucina un panetto di hashish di circa un etto, all’interno del forno a microonde 5000 euro in contanti ed alcuni frammenti tra marijuana ed hashish mentre un bilancino di precisione era stato occultato nella parte posteriore dell’elettrodomestico. Quattro diversi telefoni cellulari vengono rinvenuti dai poliziotti dietro il banco di mescita, uno dei quali nascosto all’interno del registratore di cassa.

Proseguendo i controlli, singolare è stato il rinvenimento nelle tasche del vice presidente di circa dieci chiavi ed un telecomando.

Dalle verifiche effettuate sull’autovettura in uso all’uomo è emerso come questi non avesse mai conseguito la patente di guida e che il veicolo in suo possesso appartenesse ad una terza persona a cui era stato precedentemente sequestrato per mancanza di copertura assicurativa. Il deposito indicato nella documentazione riportava un indirizzo in zona Barriera Milano. A questo punto gli agenti del commissariato si portano presso l’indirizzo indicato, uno stabile di box disposto su tre livelli. Alcune delle dieci chiavi rinvenute in fase di perquisizione, hanno permesso l’apertura del cancello principale d’accesso e di alcuni box indicati dal ventottenne. Durante il controllo di uno di questi, il cane antidroga Evan ha improvvisamente manifestato il proprio interesse verso un box che non era stato segnalato dall’uomo. Una volta al suo interno, gli agenti hanno trovato un borsone contenente 16 confezioni di marijuana per un peso di oltre 17 kg, sulle quali erano indicate le diverse qualità, oltre ad un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento.

Il ventottenne è stato arrestato per detenzione e spaccio di sostanza stupefacente.

Auto si ribalta, muore giovane mamma. Ferito il bimbo di 5 anni

A Caluso, sulla  Statale 26 ( Chivasso- Aosta) un’ autovettura Fiat Stilo, condotta da un uomo di 26 anni, per cause in corso d’accertamento, ha invaso la corsia interessata da lavori di ampliamento, chiusa al traffico e segnalata, schiantandosi contro i materiali di risulta e cappottando.

La moglie di 31 anni e il figlio di 5 anni sono stati sbalzati dall’abitacolo. La donna  è deceduta sul colpo, il bimbo è stato trasportato,
in condizioni critiche all’ospedale Regina Margherita di Torino. L’uomo , in
stato di shock, è stato portato  all’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino per accertamenti e prelievi ematici, non in pericolo di vita. La famiglia
e’ residente a Ivrea.

La Regione ha deciso: coprifuoco dalle 23 alle 5 del mattino

La Regione Piemonte ha deciso  il coprifuoco dalle 23 alle 5 del mattino a partire da lunedì 26 impedendo gli   spostamenti esclusi quelli  per lavoro o urgenze.

Il governatore Cirio ha convocato la giunta, gli  epidemiologi e  i direttori sanitari delle ASL per verificare la situazione negli  ospedali. La scelta è stata fatta in base anche al nuovo bollettino dei contagi, oltre 2000 nelle 24 ore, sentiti anche i sindaci e le associazioni economiche.

Ordinanza del ministro della Salute d’intesa con il presidente della Regione Cirio che spiega: “Gli ultimi dati ci costringono a questa decisione”

Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi della pandemia, su tutto il territorio della Regione Piemonte a partire da lunedì 26 ottobre sono vietati gli spostamenti dalle 23 alle 5 del mattino, ad eccezione di comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità e urgenza, motivi di salute oppure il rientro a casa o presso la propria dimora, che dovranno essere certificate attraverso una autodichiarazione.

Lo definisce l’ordinanza appena firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza d’intesa con il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio.

«D’accordo con i sindaci del territorio, abbiamo cercato di evitarlo intervenendo con misure chirurgiche, ma gli ultimi dati ci costringono a questa decisione», spiega il presidente Cirio al termine di una lunga giornata di confronto in costante contatto con il Ministero della Salute e con il territorio.
Fin da stamattina il presidente e la Giunta sono stati impegnati nel dialogo con i sindaci dei Comuni capoluogo, i presidenti delle Province, le Prefetture, i rappresentanti degli enti locali e delle forze economiche e produttive, per valutare la situazione e decidere le misure da adottare e tutti hanno condiviso questa decisione.

«Sono misure dolorose, ma condivise – sostiene il presidente Cirio -, perché l’aumento del contagio degli ultimi giorni impone regole più rigide. Il sistema sanitario regionale piemontese e tutto il personale stanno facendo il massimo. ll potenziamento dei posti letto, delle terapie intensive e dei laboratori ci permette di combattere questa battaglia con maggior forza, ma servono comunque misure di contenimento modulate sull’evolversi dell’epidemia. Per questo lavoriamo ogni giorno con gli altri Presidenti, il Ministero della Salute e i nostri epidemiologi, monitorando ora per ora la situazione, pronti ad assumere, con la prudenza che ci ha contraddistinto fin dall’inizio, ogni decisione si renda necessaria per tutelare la salute pubblica».

Il modulo dell’autodichiarazione per certificare il motivo degli spostamenti indifferibili e urgenti è scaricabile sul sito del Ministero dell’Interno o della Regione Piemonte.

L’ordinanza sarà valida fino al 13 novembre 2020.

Francobolli fantasma a “valore variabile”

Sono in banca per versare 500 euro sul mio conto corrente, contento che un amico mi abbia rimborsato un vecchio prestito che non speravo più di incassare.

Dopo il travestimento da bandito con la maschera e dopo il rituale lavacro delle mani faccio la mia mezz’oretta di coda e finalmente arrivo allo sportello consegnando biglietti di vario colore al cassiere che mi guarda smarrito e mi chiede: “Questi biglietti da quanti euro sono?”.

Eh già, è successo che qualche intelligentone del Ministero dell’economia ha inventato le banconote senza indicazione di valore, creando biglietti colorati con immagini più o meno belle. E succede che l’impiegato di banca non sappia distinguere tra un foglietto azzurro (valore 20 euro, ma non c’è scritto) ed uno verde (valore 100 euro, ma non c’è scritto).

Per fortuna è un incubo e mi risveglio tutto sudato…

Pazienza, non ho incassato il credito (e chissà quando lo incasserò), ma almeno vivo tranquillo; do un’occhiata al portafoglio, tutto a posto, i biglietti hanno stampato ben grosso il valore.

Perbacco, sono le 12,30, devo spedire la raccomandata all’amministratore del condominio della casa al mare per pagare le spese (sono della vecchia guardia, non mi fido di Internet e delle sue diavolerie via cloud e cose simili). Cerco nel cassetto e trovo due francobolli, li incollo sulla busta e corro alla Posta.

Mi maschero da bandito, faccio il rituale lavacro, mi metto in coda e finalmente approdo allo sportello consegnando la busta preaffrancata. L’impiegato mi guarda smarrito e mi chiede: “Questi francobolli da quanto sono?”.

Mi pizzico la mano per capire se è un nuovo incubo, ma sono ben sveglio.

Controllo i due foglietti sulla busta e noto che non hanno il valore prestampato.

Ma allora è vero che esiste qualche intelligentone (o buontempone? Oppure semplicemente cretino?) che ha eliminato l’indicazione del valore sui francobolli! Ed è anche vero che nessuno si è premurato di avvisare il personale che deve imparare a riconoscere i fogliettini colorati per capire quanto valgono.

Panico, corsa dal direttore per avere indicazioni, senza esito, non ne sa nulla neppure lui; telefonata ad un collega di altro ufficio per avere notizie, senza esito, non ne sa nulla di quell’emissione.

Per finire, l’idea sublime: foto del francobollo col telefonino e spedizione via WatsApp alla sede di Roma chiedendo lumi; anche in questo caso nessuna risposta.

Alla fine, soluzione all’italiana: “Vabbè, facciamo che valgano 1,20, applico la differenza”.

Capito signor Genio delle Poste come finisce la sua straordinaria invenzione del francobollo privo di valore che salva l’umanità? L’affrancatura avviene “a occhio”, tanto chi se ne accorge se è insufficiente o eccessiva?

La busta parte finalmente; speriamo che arrivi all’amministratore…

La realtà è peggio del peggior incubo notturno!

 

Gianluigi De Marchi

Ascoltiamo l’appello dei cento uomini di scienza

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / L’appello del presidente dell’Accademia dei Lincei e di un centinaio di uomini di scienza che invitano il Governo ad assumere provvedimenti immediati e più stringenti per evitare il dilagare del contagio assume un valore molto particolare in un momento di sbando e di incertezza 

Chi scrive è stato bene attento negli scorsi mesi alla difesa dei diritti e delle garanzie costituzionali dei cittadini durante la clausura imposta dal Governo, ma la gravissima situazione in cui ci dibattiamo rende prioritaria la tutela del diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione.
C’è chi in modo improvvido ha ironizzato sui cento “vecchietti”  che dovrebbero essere rinchiusi in una RSA, sottovalutando il valore di una denuncia tanto grave e del tutto inedita . Benedetto Croce diceva che  l’onestà degli uomini di scienza è una risorsa paragonabile alla pudicizia delle donne. Comprendo che oggi parlare di pudicizia faccia sorridere perché siamo in una società desertificata priva di ogni riferimento morale, ma l’appello di cento scienziati non può cadere nel vuoto. Non si tratta di persone che vogliono approfittare della pandemia per apparire in Tv a pontificare. Si tratta di persone serie che possono essere considerate, come diceva Luigi Firpo, dei monaci del sapere. Occorrono provvedimenti drastici subito, per salvare la vita degli italiani. Gli appetiti  delle corporazioni economiche passano in secondo piano. Anche la riapertura delle scuole che ha portato alla decuplicazione dei contagi va rivista e ripensata in modo rapido perché essa segna il netto fallimento del Governo sul piano della sicurezza. Il gravissimo problema dei trasporti non affrontato nei mesi scorsi è un altro elemento che provoca l’innalzamento dei contagi.   Quei cento scienziati che si rivolgono al Presidente della Repubblica non devono essere una voce nel deserto di una politica che non sa o non vuole decidere. Quando la casa brucia, le mezze misure non servono e sono necessari interventi adeguati al caso. I tempi degli assessori che vanno in viaggio di nozze durante la pandemia sono davvero finiti. Occorre severità, coraggio e decisione, abbandonando le incertezze di questi giorni che hanno già provocato troppi contagi e troppe morti. L’Accademia dei lincei, che è il più alto consesso scientifico italiano, va ascoltata e va ascoltata subito e non derisa. Scrivere che essa è la “terza età della scienza“ appare un’affermazione tanto offensiva quanto infondata. Se io penso al livello di alcuni miei amici  accademici come il microbiologo di fama internazionale  Giorgio Cavallo o il giurista sommo Giovanni Conso che fu presidente dell’Accademia, mi sorge spontaneo un moto di indignazione per i livelli bassissimi a cui siamo  giunti.

Nostalgia della Prima Repubblica

Piercamillo Davigo non è più magistrato  e non può più fare il moderno Savonarola. Ha fatto il diavolo a quattro per rimanere ma stavolta i suoi gli hanno detto basta. Voto a maggioranza e comunque basta.

Potrà, in questo modo, essere appieno “consulente” dei cinquestelle.  Non è una novità che proprio a lui gli epigoni di Grillo si siano ispirati. Gemelli siamesi Savonarola. 
Non vorrei che anche sui due si abbattesse la maledizione del contrappasso del predicatore fiorentino. Per trent’anni Davigo ha imperversano.  Non ha la sottigliezza di Gherardo Colombo, l’aggressività contadina di Di Pietro o la difficile arte della mediazione di Borrelli.  C’era anche lui a dare la spallata alla prima Repubblica.  Ha continuato nel dire che la politica ed i politici erano corrotti. Forse ha ragione come cittadino o, esso stesso  politico.  Non ha ragione da magistrato che deve dimostrarlo con prove alla mano e relative sentenze. Dal punto di vista giudiziario il sistema fu ed è ancora un fiasco.  Troppa diversità tra il numero elevato di chi è stato inquisito e di chi è stato condannato.
Altra cosa è ciò che è avvenuto politicamente. Appunto il passaggio tra la prima Repubblica e la seconda. Letteralmente spazzato via il Psi di Craxi e la evaporazione della Dc con la diaspora tra Margherita e Berlusconi. Il Pci aveva già deciso prima di essere qualcosa di diverso ed oggi trova nel Pd una sorta di sua continuazione. Rifondazione che ha sempre voluto essere sé stessa oggi non esiste più.  Molti politici , come un fiume carsico , della prima Repubblica sono riemersi e riciclati nella seconda.  Ma non c’ è stato il numero tre. Ci chiediamo da quale brodo di cultura sono emersi determinati politici attuali, capendo che il termine cultura è fuori luogo.
Diciamocelo fino in fondo: c è troppa ignoranza. Gli attuali politici non conoscono.
Troppa ignoranza, come nel caso di Lugi  Di Maio il primo Ministro degli Esteri che non conosce nemmeno la geografia.  Ed ecco che, sempre come un fiume carsico, riemerge una certa nostalgia per la prima Repubblica. Potevi non condividere Bettino Craxi o Giulio Andreotti  o Enrico Berlinguer, ma di loro avevi ed hai la certezza che sapevano.  Potevano contare sui partiti propri e quelli degli altri. Il sistema dei partiti funziona.va Magari in modo alternato ed a volte caotico ma funzionava.  I partiti servivano anche come selezione della propria  classe dirigente.  Con tangentopoli è stato spazzato via il sistema di quei partiti senza sostituto con un altro sistema.
L’operazione di portare il sistema elettorale proporzionale ad un sistema maggioritario è fallita, tant’è che oggi si parla della riforma elettorale di tipo proporzionale con sbarramento. Senza, comunque, un sistema di partiti che possa definirsi tale, con la corruzione che continua a più riprese ed a più livelli e senza arrivare a nessun punto se non all’arricchimento personale.  Vedo tanta approssimazione e confusione con la stupidaggine della riduzione del numero dei parlamentari e la riforma elettorale in alto mare. Allora consoliamoci con la nostalgia per la prima Repubblica, con buona pace dell’ex Magistrato.
Patrizio Tosetto