Rubrica settimanale a cura di Lura Goria
Isabel Allende “Donne dell’anima mia” -Feltrinelli- euro 15,00
C’è la storia della sua vita in questa sorta di memoir in cui la scrittrice cilena si mette a nudo e ripercorre le tappe fondamentali della sua esistenza -privata e professionale- raccontata con la verve prodigiosa e l’entusiasmo che sono tra le cifre più affascinanti della sua personalità.
Parte dall’infanzia, trascorsa in un rigido regime patriarcale.
Nel 1942 la madre Panchita viene abbandonata in Perù dal marito. Si ritrova sola con tre figli piccoli e si rifugia dai genitori in Cile. Così Isabel cresce, per i primi 8 anni della sua lunga vita, col nonno Agústin, per il quale esistevano sacrificio, disciplina e responsabilità. Un nonno inflessibile che lei adorava e che le fornì le armi per non dover mai dipendere dagli altri.
Poi una tranche di vita con lo zio Ramón, console in Libano; nel 1958 una crisi politica e religiosa che minaccia di esplodere in guerra civile e lei a 16 anni torna in Cile dal nonno, mentre i suoi fratelli entrano all’accademia militare di Santiago.
In 174 pagine la Allende concentra le tappe fondamentali della sua notevole esistenza: le sue rivendicazioni femministe fin dai tempi dell’asilo, i suoi amori e la convivenza con il terzo marito. Mentre le donne più importanti sono state la madre e la figlia Paula, morta a 29 anni per una malattia rara (tragedia che ha raccontato nel libro “Paula” del 1994).
E non mancano pagine piene di fervore in cui l’innato istinto di ribellione l’ha portata a schierarsi sempre a fianco degli emarginati e dei più deboli.
Un libro magnifico che racchiude molto altro e ci permette di conoscere ancora più a fondo questa splendida scrittrice.
Rebecca West “Quel prodigio di Harriet Hume” – Fazi Editore- euro 18,00
Rebecca West è l’autrice della fortunata trilogia degli Aubrey, ed ora Fazi ha pubblicato questo romanzo in cui protagonista è la giovane Harriet Hume, bellissima e talentuosa pianista senza il becco di un quattrino. Personaggio affascinante, fuori dall’ordinario, sospesa tra femminilità a iosa, stravaganza, un tocco di misticismo, e con la sorprendente capacità di leggere nell’animo dell’amato.
Lui è Arnold Condorex, spregiudicato uomo politico, schiavo di un matrimonio di convenienza e irresistibilmente attratto da Harriet.
I due sono diversi e opposti in tutto; lui è decisamente più banale e ordinario, schiavo delle convenzioni, arrampicatore sociale che cerca di smarcarsi in ogni modo dai suoi modesti natali.
Per lui Harriet è una calamita e, tra alti e bassi, una costante della sua vita.
Lei gli legge dentro senza mai giudicarlo o accusarlo, nonostante i suoi intrighi e maneggi, e protegge sempre il loro amore.
Dopo averla scaricata malamente, 6 anni dopo si ritrovano quando lui è diventato un uomo di successo, ma infarcito di mediocrità; mentre lei sprigiona una voglia di vivere e una radiosità sempre più prodigiose….a voi scoprire cosa succederà tra i due.
Alessia Gazzola “Costanza e i buoni propositi” -Longanesi. euro 18,60
Questo è il secondo romanzo della scrittrice messinese in cui protagonista non è più l’anatomopatologa Alice Allevi (che tanto abbiamo amato anche nella fiction tv interpretata da Alessandra Mastronardi), bensì una nuova accattivante eroina che abbiamo conosciuto nel precedente romanzo “Questione di Costanza”.
E’ la 30enne Costanza Macallè: sfavillanti capelli rossi, una specializzazione in anatomia patologica, sogna di lavorare in Inghilterra, ma intanto svolge un lavoro, che le sembra di ripiego, a Verona. E’ li che si è trasferita a vivere con la sorella Antonietta.
Ma la sua vita ha un valore aggiunto: è la piccola Flora che Costanza ha avuto dopo uno scivolone con un certo Marco di cui non ha più saputo nulla e al quale non ha svelato l’esistenza della figlioletta che si sta crescendo da sola.
Costanza a Verona ha ottenuto un assegno di ricerca per un anno presso un Istituto di Paleopatologia, disciplina che nasce dalla medicina ma interseca anche l’archeologia e l’antropologia.
Nel primo dei due libri leggiamo non solo le tappe del nuovo lavoro di Costanza ma anche come riesce a rintracciare Marco e rivelargli che ha una figlia di 3 anni.
In “Costanza e i buoni propositi” seguiamo le fasi di riavvicinamento a Marco che vuole riconoscere la piccola Flora, anche se sta per sposarsi con la fidanzata storica, che sembra aver preso abbastanza bene l’inaspettata paternità.
Pagine di vita privata intercalate dalla vicenda professionale che vede Costanza coinvolta nella risoluzione di un caso risalente al 1300: tutto a partire dal ritrovamento della sepoltura di due giovani donne che hanno avuto un destino tragico.
E visto che la Gazzola si riconferma abilissima nell’alternare realtà privata e professionale della sua eroina, vi troverete a tifare per la paleopatologa Costanza, così come vi siete affezionati al personaggio di Alice Allevi.
Oggi a cinque anni di distanza mi sento più libero e soprattutto dopo aver letto le agiografie pubblicate in questi giorni mi sento in dovere di bilanciare il discorso con una critica più severa. Eco è stato sicuramente un grande personaggio e uno scrittore di successo , anche se la sua opera è quasi scomparsa dalle librerie, se escludiamo quello che viene considerato il capolavoro : Il nome della rosa. Quel romanzo ebbe un grande successo perché un film lo “volgarizzo’“ presso un pubblico ampio forse non in grado di capire almeno una parte del libro.
Il vento della contestazione era entrato a pieno titolo nelle stanze della chiesa e degli oratori. Soprattutto giovani che , oltre che pregare intervenivano nel sociale. Erano anni in cui Giorgio Gaber cantava : libertà è stare sopra un albero , la libertà è partecipazione. In questa suddivisione, qualcuno ne fece le spese, diciamo così, di identità. Come via Bra o via Cuneo, immortalata da Gipo Farassino. Lui che da quelle parti di Barriera ci è nato. Anche mia madre è nata in via Cuneo. Case di ringhiera. Era una sartina . Classe ’29 e finita la quinta elementare a lavorare. Gruppo Tessile Biellese poi diventato Marus e poi diventato Facis. Il padre era morto nei primi tre mesi in guerra, pleurite fulminante. La nonna abitava ancora da quelle parti. Maria Borletti (mia madre), per lei non aver potuto studiare fu un dramma. Con le 150 ore, studio e lavoro prese la licenza media. Leggeva, leggeva tanto. Magari in modo caotico, ma leggeva. Era orgogliosa d’ aver fatto la scuola di partito a Fagetto Lairo. Una villa del Partito, sul lago di Como, adibita a scuola. Mensa, sala riunioni e piccole stanze dove si studiava. I dirigenti nazionali insegnavano. C’era anche una piccola stamperia per le dispense. Poi esame con relativi voti. Suo zio Pietro Moschelli , scappato dall’ Italia e dal fascismo, fu rifugiato politico a Mosca. Maresciallo dell’Armata Rossa e direttore di fabbrica. Si portò dietro la famiglia. Moglie e due figli. L’ uomo si laureò in ingegneria e la donna in medicina. In Italia non poterono esercitare perché la laurea presa in Urss non era riconosciuta. Soprattutto con la cugina mi facevano raccontare la sua esperienza scolastica. Mamma mia quanto studiavano. La cosa, però, che la terrorizzava maggiormente erano gli esami per potersi iscrivere alla Gioventù Comunista Russa. In particolare le modalità d’ accesso. L’ estrema selezione. Ora, può sembrare, al limite dell’assurdo. Allora no. Era pura e semplice promozione sociale. Partivano dalle case di ringhiera, con i servizi in comune e poi si laureavano. Confesso, anche per il sottoscritto mi sembrava decisamente esagerato. Ora , vicerversa , l’ ignoranza imperante è, decisamente eccessiva. La nonna materna arrivava da Linguaglossa in Provincia di Catania. Ai piedi dell’Etna. Metà strada tra Catania e Bronte, famosa per i pistacchi e il massacro del garibaldino Nino Bixio. A 20 anni sono andato alla ricerca di antenati. Al cimitero, tra vecchie lapidi. Terra nera e porosa del vulcano. Classiche case basse fatte, ancora di tufo Anche lì c’era qualcosa delle case di ringhiera di Barriera. Una Barriera che non si sarebbe sviluppata così se non ci fossero stati gli emigranti dal Sud. Molti arrivavano, come prima tappa a Porta Palazzo. Si sa, prima il capofamiglia. Dopo le famiglie. Sicuramente grandi lacerazioni, sradicamenti, ma anche grandi speranze. Forti identità paesane. Lucani con lucani, calabresi con calabresi, siciliani con siciliani. I pugliesi ” invasero ” piazza Foroni. Cambiò persino la toponomastica. Divenne piazza Cerignola. Ancora oggi si possono comprare i più buoni taralli di Torino. Il più delle volte le comunità si facevano associazioni. Riferimento culturale e politico. Queste associazioni sono entrate a pieno titolo nelle dinamiche, sociali e politiche della città. Un esempio per tutti e l’associazione lucana Carlo Levi, fondata ed attualmente diretta dalla Famiglia Cerabona. Prospero Cerabona , consigliere comunale Pci negli anni 80 sbattè la porta in polemica con Diego Novelli. Lucano , emigrato dalla Lucania. Orgoglioso delle sue origini contadine. Dalle parti di via Ternengo c’ è una delle più belle biblioteche.