A Verolengo è morto un ciclista di 65 anni. E’ caduto nell’urto con un’auto questa mattina verso le 9. Stava pedalando sulla provinciale 31 quando una Mercedes lo avrebbe urtato nella parte posteriore, facendolo cadere. I soccorsi non lo hanno potuto salvare.
Giovedì 28 aprile ore 17,30 l’ Avv. Anna CHIUSANO sulla pagina Fb del Centro Pannunzio, in dialogo con la prof. Valeria Fantino, parlerà dei prossimi referendum sulla Giustizia di giugno.
“Maestri Reali”, alla Biblioteca Nazionale, sino al 6 maggio
“Beh, a me Molinaro piace. Mi piace la sua capacità di concentrarsi sulla “cattura” dei colori nella loro intensità. Mi piace perché sa alterare i colori smaglianti in forte contrasto fra loro, ai bianchi che dominano soffici, pressoché incontrastati, su tutta l’estensione del quadro. Mi piace per la sua tecnica sempre sofisticata, anche quando sembra voler dipingere schizzi approssimativi. Mi piace per le sue pennellate che condensano – nella forma visiva più semplice e per ciò stesso fortemente comunicativa – immagini, sensazioni e sentimenti sempre suggestivi.” Così scriveva Gian Carlo Caselli nel catalogo che accompagnava la grande personale, a palazzo Barolo, nel settembre del 2015, per i cinquant’anni artistici del pittore, sull’onda non critica ma dettata dalla forte amicizia che da anni lega due esseri umani. Da domani Bruno Molinaro (classe 1935, origini friulane prepotentemente affermate) è presente, con sedici opere, negli spazi della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino di piazza Carlo Alberto, in occasione del 300mo anno di fondazione, all’interno di “Maestri Reali”, una mostra organizzata da Guido Folco, presidente del Museo Miit di corso Cairoli 4. Una piccola personale, come lui sei altri artisti, a corona tutt’intorno una trentina di pittori.

Sì, Molinaro piace anche a me. Da anni, da quando l’ho conosciuto ad una mostra, per passare poi in quel suo studio in Crocetta, con una certa timidezza e con grande curiosità, dove tutto può apparire caos ma inquadrato nelle vecchie come nelle nuove tele, nei soggetti, nei colori, nelle catalogazioni, nei numeri che segnalano e ordinano. Una bicicletta e una valigia come primo benvenuto, un lato occupato dal cavalletto e da una tela bianca in attesa o già avviata, i pennelli e i tubetti di colore, poi le riviste, le locandine di tante occasioni – ha esposto in gallerie e palazzi torinesi, alla Promotrice e al Piemonte Artistico, in giro per l’Europa con Parigi e Atene, Lisbona e Bonn e Stoccolma, e per il mondo con Los Angeles e Istanbul, con Rio de Janeiro e Tokio e il Messico – e i riconoscimenti, tanti, tantissimi, un po’ più in là un tavolo e qualche sedia e un divano da occupare con gli amici. Alle pareti una cascata di colori, i suoi colori, soltanto una parte, piccola, oggi alla Biblioteca. Ed è con quei colori che Molinaro cattura, un bagaglio di impressioni visive e di ricordi, di angoli visti e immediatamente fatti propri: perché Molinaro è innamorato della natura (i ricami della “Galaverna”, gli autunni dorati, gli inverni di cui avverti il freddo o le “Prime nevi” che li annunciano, le nuvole bianche e soffici, grumi di cotone), con verità esprime quel legame che lo lega a lei, e quelle impressioni, al primo incontro, vengono a far parte della persona, della mente, degli occhi. Delle emozioni, afferrate e rese a chi guarda, le emozioni dell’angolo di un litorale o di un campo di lavanda, narrato e innervosito di pennellate violacee, della distesa giallastra della colza screziata dal verde che s’imbatte sul fondo nell’azzurro di un cielo sereno, di un panorama invernale attraversato dai corsi d’acqua ancora liberi o già ghiacciati, dove forse l’artista, nelle varie coniugazioni, raggiunge i maggiori momenti di poesia, della nebbia che sale e viene ad occupare con ordine questa o quella parte del terreno. Ci sono i suoi fiori, le sinfonie di rossi gialli azzurri intensi e verdi nelle differenti tonalità, espressioni della natura che sono lo specchio reale di quanto ci circonda ma altresì la vitalità e la soffusa sensualità della natura stessa. Si mescolano luci e colori e la tela si fa energia.
Sono quei tratti e quelle spatolate, principalmente gialle e aranciate, che si ritrovano in “Passione”, fitte, compatte, serrate in un unicum che pare dimenticare qualsiasi altro angolo ci possa essere all’intorno; è quella sospesa presenza del glicine nello specchio d’acqua che tra sottili arbusti e ninfee s’allunga “nel giardino di Monet” di Giverny, sono gli “Iris” – la copertina della mostra di Molinaro – in un carosello di bianchi e violacei più o meno profondi, dalle pennellate che pretendono spazio sulla tela, è l’azzurro di quel vasto mare immerso sotto il chiarore del cielo mediterraneo, su cui incombono la roccia bianca e un albero, disordinato dal vento e da quella sua solitudine, ogni cosa chiamata a ricreare “Il mio posto sul mare”. Non c’è soltanto la maestria di un artista, c’è a sovrintendere su ogni occasione, su ogni colore, su ogni composizione la sensibilità dell’uomo, l’intensità dello sguardo, quella magia che non lo ha mai abbandonato.

C’è la voglia ancora di sperimentare, ancora con i suoi colori. Appaiono ora (meglio, da qualche anno) come colori prosciugati, impregnati di una raggiunta essenzialità, quasi increspature che movimentano il dipinto, nervosamente schizzati, di grande dinamismo e giovinezza, vitali, distesi su cartoncini o su carta bagnata e poi raggrinzita, colori forse più tenui e aggressivi allo stesso tempo, messi a confronto con l’intelligenza di sempre, macchie, rivoli sanguigni, filamenti che cercano spazio e direzione sulla tela, tracce, una tecnica nuova, tempere che vogliono ricordarci uno spirito libero.
Elio Rabbione
Sede Espositiva: Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, piazza Carlo Alberto 3
dal 28 aprile (inaugurazione dalla 15 alle 16) al 6 maggio (ingresso libero, in ottemperanza alle direttive anti-Covid, green pass e mascherina, dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 16)
Nelle immagini: “Papaveri e girasoli”, olio a spatola, 2000; “Lavanda”, olio a spatola, 2011; “Glicine nel giardino di Monet”, olio su tela, 2013; “Verde”, tempera su cartoncino, 2015
Trasforma la bici in scooter: seimila euro di multa
Ieri mattina, i motociclisti del Reparto Radiomobile della Polizia Locale, durante il turno di pattuglia su corso Rosselli, hanno notato una bicicletta con pedalata assistita che percorreva la carreggiata in direzione Corso Mediterraneo a una velocità molto elevata e senza che il ciclista pedalasse mai.
Gli agenti hanno fermato il veicolo e hanno rilevato che la bicicletta elettrica era dotata di un acceleratore autonomo a manopola e che il motore elettrico non era di ausilio e vincolato alla pedalata, ma forniva potenza con la rotazione del polso.
Pertanto, essendo di fatto il veicolo trasformato in ciclomotore, al conducente sono state contestate una serie di sanzioni e il veicolo sottoposto a due sequestri e due fermi amministrativi. Per non aver immatricolato il ciclomotore, il veicolo è stato posto sotto sequestro e il conducente sanzionato da 158 a 635 euro. Un altro sequestro e una sanzione di 866 euro sono invece scattati per non aver assicurato il mezzo.
Inoltre, il giovane ventunenne guidava il ciclomotore senza casco, pertanto gli agenti gli hanno contestato una sanzione di 83 euro e il fermo del veicolo per 60 giorni, ma la cosa più grave è stata la constatazione di guida del ciclomotore senza patente che al trasgressore è costata una multa 5.100 euro e un altro fermo amministrativo di 3 mesi.
Un ulteriore sanzione di 42 euro gli è stata contestata per aver percorso un tratto di strada sul marciapiede.
Il Vice Comandante Vicario, Alessandro Parigini, ha espresso la sua preoccupazione nei confronti di questa frequente tendenza a trasformare le biciclette in ciclomotori: “Spesso chi acquista questi mezzi a pedalata assistita non è consapevole delle differenze che esistono tra bicicletta e ciclomotore o a volte ignora il fatto che apportando modifiche tecniche che alterano lo stato originale del veicolo potrebbe andare incontro a pesanti sanzioni. Proprio come è accaduto in questo caso. Probabilmente il conducente non ha pensato che l’inserimento di un acceleratore indipendente avrebbe comportato la trasformazione da bicicletta a ciclomotore. L’aspetto che più mi preoccupa di questa nuova tendenza a trasformare i veicoli è che in questo modo si mette a serio rischio la sicurezza e l’incolumità di tutti gli utenti delle strade. Una bicicletta non può e non deve diventare un ciclomotore”.
Intesa Sanpaolo ha assegnato la gestione degli spazi di ristorazione delle Gallerie d’Italia a Torino e Napoli. Nel nuovo museo di Torino, in piazza San Carlo, saranno i Fratelli Costardi; nella nuova sede di Napoli in via Toledo sarà Giuseppe Iannotti. L’apertura della parte di ristorazione, a completamento dell’offerta culturale, è prevista per l’autunno 2022, mentre i due musei apriranno al pubblico come annunciato il 17 maggio a Torino e il 21 maggio a Napoli.

A Torino saranno protagonisti gli chef Costardi Bros, i fratelli piemontesi maestri del risotto, già proprietari del ristorante Christian & Manuel a Vercelli, mentre a Napoli condurrà lo chef Giuseppe Iannotti, campano classe 1982, già proprietario del ristorante 2 stelle Michelin Krèsios a Telese Terme (BN). Chef giovani e in grande ascesa attenti alle eccellenze dei rispettivi territori e alla cura del servizio.
In linea con lo spirito del Progetto Cultura di Intesa Sanpaolo e con l’identità dei nuovi musei, l’offerta ristorativa avrà forti radici territoriali ma con una costante ricerca di originalità, di sperimentazione, di esplorazione di nuovi linguaggi. Le proposte gastronomiche saranno adatte a un pubblico eterogeneo e pensate per accompagnare il visitatore dei musei durante tutto l’arco della giornata, con un forte rimando alla tradizione locale reinterpretata dagli chef appositamente per le Gallerie d’Italia.
A Torino, lo spazio ristorativo delle nuove Gallerie d’Italia si svilupperà nell’area dello storico Caffè San Carlo, punto di riferimento cittadino, con 120 coperti tra interno ed esterno e sarà guidato dall’estro creativo dei due fratelli che daranno alla tradizione piemontese un twist contemporaneo.
La caffetteria e bistrot ‘Caffè San Carlo’ ha l’obiettivo di diventare un punto di riferimento del salotto di Torino rispettando la storia della città e del luogo con un tocco di modernità. Sviluppandosi con dehors interni ed esterni, con affaccio diretto in Piazza San Carlo e nel chiostro interno del museo all’aperto, il Caffè San Carlo sarà lo spazio ideale per vivere il cuore della città in tutti i momenti della giornata così come il ristorante fine dining che sarà aperto anch’esso sette giorni su sette.
A Napoli, sarà la proposta gastronomica guidata dallo stellato Giuseppe Iannotti, che si distingue per i suoi piatti innovativi che raccontano il mondo e l’eccellenza campana anche in una sola portata.
Al piano terra, con ingresso da via Toledo, la caffetteria e il bistrot ‘Luminist’ con 50 coperti, saranno aperti da fine luglio, sette giorni su sette, con un format di ristorazione che prevede il pesce declinato in tutte le sue molteplici forme, oltre a ricette classiche della tradizione napoletana.
All’ultimo piano, nella meravigliosa terrazza panoramica con vista sul Golfo di Napoli e sulla Certosa di San Martino, ci saranno il lounge bar e il ristorante fine dining con due percorsi degustazione con i piatti da poter scegliere a la carte.
Entrambi i ristoranti, parte integrante dell’offerta delle Gallerie d’Italia, sono pensati per accogliere sia i visitatori dei musei sia i cittadini e turisti delle città.
Fa il pieno, mette in moto e scappa senza pagare
Subito dopo avere fatto il pieno di carburante al distributore ha messo in moto ed è fuggito.
E’ accaduto da un benzinaio in via Torino a Nichelino. Il gestore ha presentato denuncia ai carabinieri, ai quali ha segnalato la marca e il colore del veicolo e una parte dei numeri di targa. Si confida nelle telecamere di video-sorveglianza per individuare il colpevole.
Shinya Sakurai: Terrific Colors
I fluttuanti “puzzles” cromatici del giovane artista nipponico in mostra alla “metroquadro” di Marco Sassone
Fino al 14 maggio
Opere cicliche. Dopo “Love ad Peace” e “United Colors” (titoli volutamente echeggianti alle battaglie pacifiste anni Sessanta e alla celebre campagna pubblicitaria di Oliviero Toscani per Benetton) l’artista di origini giapponesi Shinya Sakurai porta a Torino, negli spazi della Galleria “metroquadro”, fino al prossimo 14 maggio, la sua ultima produzione – 13 dipinti a olio, acrilici e resine – presentata (con la curatela di Roberto Mastroianni) sotto il titolo “ambiguo” di “Terrific Colors”. “Ambiguo” se non recepito nell’accezione inglese di “terrific” come “eccezionale”. “Colori eccezionali”. In quanto “capaci di “esorcizzare il lato terrifico nascosto nella realtà”. Nato a Hiroshima nell’‘81 e laureato ad Osaka in Belle Arti (attratto dai Maestri “concreti” del “Gutai”) Shinya Sakurai si divide da anni fra l’isola di Honshu e Torino, dove studia “scenografia” all’“Accademia Albertina” e dove opera indifferentemente legando la sua ricerca artistica a soluzioni di intensa attualità stilistica riuscendo a coniugare, con suggestivi e originali risultati, un perfetto sincretismo fra oriente e occidente, tradizione e contemporaneità. Tradizione. Nel preparare le sue tele intingendo, ad esempio, nel colore il tessuto annodato con l’antica tecnica dello “shibori” (in auge nel periodo Edo) creando una sorta di fantasia astratta e “rituale” al replicarsi del suo segno che si concretizza – in una sorta di marea fluttuante – in cuori, bottoni, teschi, croci, lacrime e celle di colore. Contemporaneità. Nella reiterazione e moltiplicazione del gesto, in una spiccata tensione neo-pop e minimalista “anche se da intendersi – ebbe modo di scrivere Francesco Poli – in chiave non freddamente rigorosa ma pudicamente post-moderna”. Il colore per Sakurai è voce dell’anima. Mai fragoroso, ma morbido, accattivante. Poesia che scorre liquida sul piano della tela. In modo, per certi versi , molto simile a quella “tecnica a pois” che caratterizza la pittura della connazionale Yaoy Kusama, nell’obiettivo di “veicolare – scrive Roberto Mastroianni – messaggi di speranza e serenità che si contrappongono alla pesante eredità culturale propria di un artista che appartiene a una nazione segnata dalla tragedia di Hiroshima e Nagasaki”.

Colore che si concretizza con casualità mai del tutto casuale (e non c’è contraddizione in questo), ma anzi perfettamente rigorosa nel suo dettaglio di segno e di racconto tonale, in un “simbolismo iconico” assolutamente gradevole e di piacevole impostazione decorativa. Per Shinya, fare arte significa lasciarsi intrappolare nei congegni più misteriosi di automatismi in grado di portarci fuori dalle brutture del mondo. Dalle meschinità di giochi perversi matrici di infelicità volute, fortissimamente volute, dall’essere umano. L’arte come “mezzo per trasmettere messaggi di speranza in un mondo migliore, come visione poetica che inneschi in chi guarda i suoi dipinti un senso di serenità e di felicità”. Di qui parte il suo mestiere d’artista. E il suo desiderio di renderci partecipi, attraverso “terrific colors”, di quell’“ottimismo della volontà” che neppure davanti a catastrofi, come quelle occorse (generazioni fa, ma ancora brucianti nella carne) alla sua Terra, egli intende arrendersi e gettare la spugna. Tanti (forse troppi) i riferimenti artistici circolati intorno alla sua pittura, accostata – di volta in volta – ai lavori di Mario Schifano o ai “planisferi colorati” e ai “Tutto” di Alighiero Boetti, così come ai “cerchi e ovali” su sfondi solidi di Lawrence “Larry” Poons o ai “ready made” di Damien Hirst. “Per fortuna – scrive ancora Francesco Poli – Shinya Sakurai assomiglia soprattutto a se stesso”. Concetto da sottoscrivere. Appieno.
Gianni Milani
“Shinya Sakurai: Terrific Colors”
Galleria “metroquadro”, corso San Maurizio 73/F; tel. 328/4820897 o www.metroquadroarte.com
Fino al 14 maggio
Orari: dal merc. al sab. 16/19
Nelle foto:
– Il gallerista Marco Sassone con Shinya Sakurai e opere in mostra
Ritorna, dopo due anni di pandemia, il corteo del Primo Maggio. I dati sul lavoro presentati dai segretari generali della Cgil Torino, Enrica Valfrè, della Cisl Torino, Domenico Lo Bianco e della Uil Piemonte, Gianni Cortese a Palazzo Civico, nel corso di una conferenza stampa, non sono confortanti. I lavoratori non ce la fanno ad arrivare a fine mese, il tasso di disoccupazione a Torino è del 9,3% sulla popolazione, il Pnrr rischia di non bastare più. L’impegno del sindacato mira a ottenere salari più alti e qualità del lavoro e, per quanto riguarda la “vertenza Torino, va tradotta in impegni e accordi concreti con l’Amministrazione comunale” ha sottolineato Valfrè.
Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.
Dal 21 marzo è perfettamente legale per chiunque, senza alcun vincolo, circolare con targa estera, essendo in possesso di taluni documenti a bordo.
Con la stretta sui “furbetti della targa estera” che era stata data con il Dl 113/2018, per adeguarsi alle norme europee, la Legge europea 2019 (la n. 238/2021) ha infatti modificato gli articoli 93, 94, 132 e 196 del Codice della strada ed è stato aggiunto l’articolo 93-bis.
Alcune novità sono in vigore dal 1° febbraio, ma il nuovo regime è pienamente in vigore dal 18 marzo.
Si è passati così da un divieto di guidare sul territorio nazionale veicoli con targa estera per chi risieda in Italia da più di 60 giorni a un obbligo di immatricolare con targa italiana (articolo 93-bis) il proprio veicolo entro tre mesi (chi era residente da prima del 1° febbraio deve mettersi in regola dal 1° maggio, secondo la circolare 9868U/2022 emanata dalla direzione centrale Specialità della Polizia il 23 marzo).
Nel nuovo regime, l’immatricolazione in Italia si può evitare se il conducente residente in Italia non coincide col proprietario (residente all’estero): in questo caso, si è in regola se si tiene a bordo un documento con data certa firmato dal proprietario, che indichi a che titolo e per quanto tempo il conducente può utilizzare il veicolo.
Se il diritto di questi a disporre del mezzo “supera un periodo di 30 giorni, anche non continuativi, nell’anno solare”, titolo e durata dell’utilizzo vanno registrati in un nuovo archivio, tenuto dal Pra: il Reve (Registro veicoli immatricolati all’estero).
Dunque, basta poter documentare un comodato, un noleggio o un leasing con una persona o un operatore stranieri e iscrivere il veicolo al Reve per poter circolare in Italia. Le multe potranno essere notificate all’indirizzo italiano dell’utilizzatore del mezzo, che sarà tenuto a pagarle.
A oggi non è richiesto il pagamento nè dell’Ipt (Imposta provinciale di trascrizione) né del bollo auto (che va alla Regione) e dell’eventuale superbollo, nonostante il nuovo comma 4-ter dell’articolo 94 del Codice istituisca nel Pra un elenco dedicato alle targhe estere, a fini fiscali. Inoltre, la targa estera porta con sé il fatto che la polizza assicurativa sia rilasciata nel Paese di immatricolazione. Quindi alle Province non va l’imposta sulla Rc auto, che è la loro principale fonte di introiti.
Nel caso di una vettura “potente” (il cui motore sviluppa più di 185 kiloWatt), lo Stato perde pure l’incasso del superbollo. Questo vale non solo per gli esemplari nuovi, ma anche per quelli già circolanti con età fino a 20 anni (oltre questa soglia, scatta comunque l’esenzione).
Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.
