Il riconoscimento è stato assegnato dal Ministero della Cultura.
Il progetto torinese rappresenterà l’Italia
al Premio del Paesaggio del Consiglio Europeo
Orti Generali, progetto di orti comunitari urbani nato dalla rigenerazione di un parco nel quartiere Mirafiori Sud a Torino, è il vincitore della quarta edizione del Premio Nazionale del Paesaggio, istituito dal Ministero della Cultura.
Il Premio è stato consegnato a Roma nel corso di una cerimonia che si è tenuta come ogni anno il 14 marzo, in occasione della Giornata Nazionale del Paesaggio, alla presenza del Ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano.
La scelta è avvenuta tra le 73 candidature ricevute dalla commissione presieduta dal Direttore della Direzione Generale Archeologia, Belle arti e Paesaggio del MiC, Luigi La Rocca e composta da autorevoli personalità e studiosi del paesaggio. Il progetto torinese si è distinto per la capacità di valorizzare il paesaggio attraverso azioni di salvaguardia, gestione o pianificazione, in linea con i quattro criteri indicati dall’Unione europea: esemplarità, sviluppo territoriale sostenibile, partecipazione, sensibilizzazione.
Questa la motivazione del Premio: “Per l’esperienza esemplare di trasformazione e gestione di aree agricole residuali in contesto metropolitano, capace di creare, in pochi anni, a partire da una condizione di abbandono, degrado ed abusivismo, un parco di orti urbani aperto a cittadini e visitatori, recuperando la trama del paesaggio agrario pre-industriale; per la virtuosa sinergia tra gli enti pubblici, le istituzioni accademiche, le scuole, le associazioni, i singoli abitanti, grazie alla quale, attraendo finanziamenti locali ed europei, è stato possibile promuovere innovazione tecnologica con un approccio scientifico e ecologico alla gestione, senza tralasciare gli aspetti legati all’ inclusione e alla solidarietà sociale; per la capacità di divulgare i valori del paesaggio attraverso iniziative di comunicazione e formazione dal forte impatto, e per il rafforzamento identitario di una comunità, che si riconosce come tale grazie al nuovo paesaggio e al lavoro condiviso che ha consentito la sua ridefinizione”.
«Siamo onorati di questo premio», commentano i fondatori di Orti Generali Stefano Olivari e Matteo Baldo: «Ringraziamo i nostri ortolani urbani e tutti i volontari che ogni giorno rendono questo progetto possibile e rendono il paesaggio di Orti Generali un luogo di incontro, uno spazio vivo in cui questa comunità operosa ci insegna a prenderci cura di un bene comune. Ringraziamo la Fondazione Mirafiori, fondazione di comunità che dal 2010 ha creduto in questo nuovo modello di recupero delle periferie e del verde periurbano. E ringraziamo la Città di Torino con cui lo sforzo da più di dieci anni è quello di individuare delle buone pratiche per una gestione pubblico-privata dei parchi cittadini».
Come vincitore del premio nazionale, Orti Generali rappresenterà ora l’Italia all’ottava edizione del Premio del Paesaggio del Consiglio Europeo.

Visualizzare ed esplorare con l’obiettivo fotografico gli studi degli artisti, aprendo uno spiraglio su luoghi spesso solo immaginati, sacrali (“Studio is sanctuary”, scriveva il pittore e scultore newyorkese Barnett Nwman) e accessibili solo in virtù di “comprovate fedeltà”: questo il progetto avviato già alcuni fa da Corongi e Greco, lavorando su un’idea ripresa oggi con l’intento e la curiosità di focalizzare il lavoro specificamente sull’universo artistico femminile, aprendo le porte agli atelier di alcune artiste operanti prevalentemente nell’area piemontese. Nasce così “La stanza di Artemisia”, inaugurata non a caso mercoledì 8 marzo “Giornata Internazionale della Donna”. E sono ben ventisette gli studi, stanze di lavoro e di vita quotidiana cristallizzate nelle loro peculiarità dai due fotografi, per un buon centinaio di immagini esposte accanto ad un’opera a firma di ogni artista coinvolta nel progetto. Dagli spazi in cui si muove la ricerca di irrequiete figure femminili di Laura Avondoglio, fino allo studio della torinese Elisabetta Viarengo Miniotti, scomparsa nel 2020 e allieva di Giacomo Soffiantino, colta nella meraviglia della sua attività incisoria, via via, il percorso si dipana attraverso fucine di armoniose o vulcaniche attività creative accomunate da una caratteristica comune (che vale, credo, per tutti gli artisti, uomini e donne): una confusione e un caos da “Big Bang”, da cui pare svilupparsi il tutto e il ricomporsi di forme e intuizioni da percorrere con pennello e colore . Non mettete ordine nello studio degli artisti! L’ordine potrebbe interrompere il loro gesto creativo. Chissà?!






