Festa di primavera alla polveriera
Ivrea Canoa Club ha partecipato all’annuale appuntamento della Festa di Primavera svoltosi il 16 aprile presso il Parco della Polveriera. Una domenica che ha visto il ritrovo delle varie associazioni che animano quest’area naturalistica immersa nella città, prendendosene cura e valorizzandone il ricco potenziale.
Complice la bellissima giornata, una ventina di allegri volontari hanno fatto provare ad adulti e moltissimi bambini la gioia di salire in canoa e pagaiare nelle acque tranquille del lago San Michele. Al gazebo predisposto per l’occasione sulle rive del lago, dove la natura incontaminata offre uno spettacolo incantevole a pochi passi dal centro cittadino, i volontari hanno accolto le centinaia di persone che si sono susseguite, sottolineando i valori fondanti dell’associazione attenta allo sviluppo, la diffusione e la didattica dello sport della canoa intesa come formazione psicofisica e morale della persona. La festa è stata l’occasione per conoscere le varie attività del club che dai centri di avviamento alla canoa, passa alle attività di preparazione sportiva e agonismo per completarsi con il nuovo Rafting/Hydrospeed. È infatti Eporedia Rafting Center la disciplina nata all’interno del club proprio nel 2023 dopo un anno di preparazione per tecnici e strutture che oltre all’attività agonistica organizza da aprile a ottobre discese di soft rafting da Montalto a Ivrea.
Domenica Giordano, membro del Consiglio direttivo dell’Ivrea Canoa Club: “I bambini sono stati tantissimi ed entusiasti dell’esperienza e con loro i genitori e amici hanno trascorso una giornata di festa all’insegna dello sport”. Assieme a lei, a dar vita a questa coloratissima festa gli atleti e soci del Canoa Club che per tutta la giornata hanno accompagnato gli ospiti insegnando loro i primi rudimenti della pagaiata.



Ho provato a ricordare scrivendoli su un foglietto i ristoranti chiusi negli ultimi anni a Torino. Si tratta di un numero altissimo: il “San Giorgio “ al Castello Medievale ,la “ Vecchia Lanterna “,i “ Due lampioni” ,” Cuculo”, il “Giardinetto“, il “Gran Giardino”, poi diventato la “Rotonda“, la “Cittadella“, ”Cucco“, l ’”Antico cervo“, “La smarrita“, “Ferrero“ ,il “Rendez – Vous“ , il Tiffany, Villa “Sassi“, la “Fontana luminosa“ ,il “Baccarat“ , il “Firenze“, il “Pavia“, il “Passator cortese“, il “Ciacolon “, il “Bastian Contrario“, “il Muletto“, il “RistoDante”, il “Giancarlo“, la “Capannina”, ”la Pace,” l’”Appennino pistoiese”, ”l’Abetone“, il “Bridge“, “Calandrino”, “Mon Ami”, “Osvaldo”, “La fontana dei francesi”, “Perbacco”, “Montecarlo”. E qui mi fermo, anche se potrei continuare con altri nomi come il ristorante friulano il “Camin“ che prese il posto di Gipo in corso Francia, un locale dove non volli mai mettere piede per antipatia verso il cantautore allora apertamente comunista. Ogni nome mi ricorda una storia, degli amici con cui andavo a cena ,degli episodi piacevoli di serenità, di allegria, di intimità. Mio padre amava le cene al ristorante e ogni settimana si andava a cenare. Mi ha abituato al piacere della civiltà della tavola. Sicuramente una giovinezza dorata per parafrasare Elena Croce. Lui ci andava in giacca e cravatta anche d ‘estate e voleva che tutti seguissimo il suo stile che allora non era solo nostro, ma di tanti torinesi. E poi ho cominciato ad andarci io con compagne di liceo e con le prime amiche. Capisco bene di essere stato un privilegiato. Un privilegiato soprattutto perché ho conosciuto una Torino che non c’è più. Ogni locale con il ricordo di uno stile e con un’ eleganza scomparsa. Ogni esame superato all’ università ,andavo a festeggiarlo al ristorante. Un passato che forse oggi idealizzo e che non c’è più, ma che è motivo di piacere ricordare, anche se devo constatare che quegli ambienti eleganti o anche semplici ,ma sempre accoglienti, appartengono ad un passato, ad una civiltà torinese, come avrebbe detto Mario Soldati, che è stata travolta dai tempi nuovi e non sempre felici. Era bello cenare con il filosofo Oscar Navarro che si dilettava di cucina insieme al latinista Vincenzo Ciaffi, come era bello ritrovarsi insieme a Mario Bonfantini e a Liana De Luca, la poetessa di cui il grande francesista si era follemente innamorato . Era piacevole ritrovarsi la sera con Edoardo Ballone, sociologo e giornalista che diventava la “forchetta curiosa“ del giornale “La stampa“, sempre alla ricerca di nuovi locali. Anche loro appartengono ad un tempo perduto che non tornerà mai più.






