Gli arresti sono scattati il 9 aprile scorso, a Biandrate (NO), presso un distributore di carburante di
Via Valsesia: i Carabinieri della Compagnia di Susa, in collaborazione con i colleghi di Novara e
Venaria Reale (TO), hanno arrestato due persone, una donna ventinovenne ed un uomo
cinquantacinquenne, entrambi di origine romena e incensurati, sorpresi mentre erano intenti a
riempire taniche di benzina al distributore self service, utilizzando per il pagamento delle carte
carburante clonate. I due erano anche in possesso di dispositivi per la clonazione di carte digitali;
davanti all’Autorità Giudiziaria saranno chiamati a rispondere di “indebito utilizzo e falsificazione – in
concorso – di strumenti di pagamento diversi dai contanti e la detenzione di apparecchiature dirette a
danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico”.
Dalla successiva perquisizione domiciliare, operata nel comune di Leinì (TO), gli investigatori hanno
rinvenuto altri dispositivi elettronici per la clonazione, numerose carte prepagate già clonate e
pronte all’uso nonché circa 3.000 euro in contanti, presunto provento di attività illecita.
Nell’occasione, presso l’abitazione dei due presunti malfattori, è stata trovata una terza persona,
denunciata in stato di libertà, così come i due complici, per “detenzione diffusione e installazione abusiva
di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema
informatico o telematico”.
L’attività di polizia giudiziaria ha avuto origine da una serie di controlli incrociati effettuati dalle
compagnie territoriali dell’Arma piemontese sui flussi anomali dei distributori di carburante lungo
le strade secondarie che collegano le varie province della regione.
Gli arrestati sono stati tradotti presso le case circondariali di Vercelli e Novara, a disposizione
dell’Autorità Giudiziaria di Novara e Ivrea (TO).
Il provvedimento a carico dei soggetti citati è stat



il Centro, o meglio “la politica di centro” per dirla con i grandi leader e statisti della Dc, nel nostro paese e per molti decenni è coinciso principalmente, se non quasi esclusivamente, con la presenza e l’impegno politico dei cattolici. E quando parlo dei cattolici non mi riferisco, come ovvio e persin scontato, ad un fatto confessionale o peggio ancora di natura clericale. Ma semmai, e al contrario, alla cultura, al pensiero, alla storia e alla tradizione del cattolicesimo democratico, popolare e sociale italiano. Certo, è questa una considerazione che nel nostro paese ha caratterizzato 50 anni di vita democratica con l’esperienza concreta, politica e di governo, della Democrazia Cristiana. Ma anche dopo il tramonto della Dc quella cultura ha contribuito, seppur in forme e modalità diverse, a giocare un ruolo importante anche se non più decisivo nella costruzione di un centro riformista e di governo e nella definizione di una vera e credibile “politica di centro”. E non è caso, del resto, se il progressivo indebolimento di un centro riformista e di governo è andato di pari passo con l’affievolirsi, e quasi sino alla scomparsa, della presenza attiva, e laica, dei cattolici nella cittadella politica italiana. Ora, è altrettanto vero che il centro nel nostro paese non si esaurisce affatto con la presenza pubblica dei cattolici. È un dato di fatto che per lunghi 50 anni la Dc ha potuto governare questo paese grazie all’appoggio e al ruolo determinante di altre culture politiche di ispirazione centrista e riformista: da quella repubblicana a quella liberale, da quella socialdemocratica ad alcune componenti della galassia socialista. Ma è di tutta evidenza, comunque sia e al di là della storia democratica del nostro paese, che il centro è sostanzialmente coinciso con la cultura e il pensiero del cattolicesimo politico italiano. E la controprova migliore arriva dagli stessi storici detrattori dell’esperienza della Dc quando evidenziano oggi, in modo quasi ossessivo riferendosi alle vicende politiche contemporanee, che il centro si è dissolto dopo la scomparsa della Dc e della sua qualificata classe dirigente e anche dopo il sostanziale fallimento di tutti quegli esperimenti politici di marca cattolica che sono stati messi in campo dopo il blasonato “partito cattolico”. Ecco perchè, e in vista delle elezioni del 2027, si può riparlare seriamente di centro e di “politica di centro” solo se la storica cultura che ha ispirato e caratterizzato quella presenza politica ritorna ad avere un ruolo nelle dinamiche concrete della politica italiana. Certo, molto dipende dalla volontà, dal coraggio e dall’intelligenza degli esponenti della cultura cattolica più sensibili alla dimensione politica ma, al contempo, non ci si può non rendere conto che, senza un centro visibile e protagonista, la radicalizzazione della lotta politica non demorde. Ed è perfettamente inutile auspicare un “pareggio elettorale” in vista del voto del 2027 funzionale alla ricostruzione di una posizione politica “mediana” o di centro. E questo perchè lo scenario elettorale del “pareggio” è solo e soltanto funzionale ad una nuova stagione consociativa dominata dalle opposte derive del trasformismo politico da un lato e dall’opportunismo parlamentare dall’altro. Dunque, il centro e una politica di centro si riscoprono e si rilanciano solo attraverso le armi della politica e della cultura politica. E, sotto questo versante, ancora una volta il pensiero e la tradizione del cattolicesimo politico italiano saranno decisivi e determinanti.