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Biodiversità, la Regione finanzia 21 progetti nelle campagne piemontesi

Un milione di euro per recuperare e rafforzare gli ecosistemi delle campagne piemontesi, dalle siepi alle zone umide, fino agli habitat destinati alla fauna selvatica. La Regione Piemonte finanzierà al 100% i progetti presentati da 21 aziende agricole ed enti, selezionati attraverso il bando 2026 Elementi naturaliformi dell’agroecosistema, avviato lo scorso gennaio nell’ambito del Complemento di Sviluppo Rurale 2023-2027.

Gli interventi puntano a conciliare attività agricola e tutela ambientale, favorendo la biodiversità e il recupero di elementi naturali che caratterizzano il paesaggio rurale piemontese.

La parte più consistente dei beneficiari si concentra nella Città Metropolitana di Torino, con otto progetti localizzati a Carmagnola, Santena, Riva presso Chieri (due), Carignano, Moncalieri, Cavour e Caselle Torinese. Quattro interessano la provincia di Vercelli, a Crescentino, Trino (due) e Bianzè; tre quella di Alessandria, a Villanova Monferrato, Tortona e Novi Ligure; altri tre il Cuneese, a Racconigi, Villanova Solaro e Caramagna Piemonte; due il Novarese, a Borgolavezzaro e Casalbeltrame. Tra i beneficiari figura inoltre la Lipu, con sede nazionale a Parma ma con interventi previsti sul territorio piemontese.

Il finanziamento deriva per il 40,70% da risorse europee, per il 41,51% da fondi statali e per il restante 17,79% dalla quota regionale.

Il programma consentirà di realizzare o recuperare siepi, filari, boschetti e alberi isolati, ma anche laghetti, stagni, pozze, fontanili, lanche, maceri e altre zone umide. Alcune opere potranno avere anche una funzione di fitodepurazione. Sono inoltre previste strutture destinate a favorire la presenza e la riproduzione della fauna selvatica, come cassette-nido, posatoi e mangiatoie.

Nei parchi regionali e nei siti piemontesi della Rete Natura 2000 potranno essere finanziati anche interventi per rendere più sostenibile la fruizione degli ambienti naturali, attraverso capanni di osservazione, aree di sosta e pannelli informativi e didattici.

Il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni sottolineano il legame tra tutela dell’ambiente, attività produttive e valorizzazione del territorio: «Con questo bando la Regione Piemonte sostiene le aziende agricole e le associazioni del nostro territorio che hanno dimostrato sensibilità e capacità progettuale e hanno saputo cogliere l’opportunità per integrare le esigenze produttive con la salvaguardia di un ecosistema agricolo che ha plasmato e reso unico nel tempo il paesaggio rurale piemontese. Sostenere risorse primarie del nostro ecosistema agricolo come il suo rapporto con gli elementi naturali, le aree umide, la biodiversità delle specie vegetali e animali e i loro habitat rappresenta infatti un valore aggiunto per le nostre straordinarie produzioni agroalimentari e un’opportunità per la valorizzazione turistica del paesaggio di cui sono espressione».

L’obiettivo è dunque intervenire sul territorio agricolo non soltanto dal punto di vista produttivo, ma anche sulla sua funzione ambientale. Siepi, boschetti e zone umide rappresentano infatti spazi importanti per numerose specie animali e vegetali e contribuiscono a mantenere quell’equilibrio tra agricoltura e natura che caratterizza una parte significativa del paesaggio piemontese.

Purché (anche) l’aeroporto di Torino non prenda la via dei navigli

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Caro direttore,

nel lontano 1989 scrissi un libro che a Torino ebbe un certo successo, poichè riguardava proprio la città e i suoi abitanti con i suoi “migliori vizi e le sue peggiori virtù”. La pubblicazione ebbe la fortuna di uscire, sempre aggiornata, con altre sei edizioni fino al 2008. Fu nella prima edizione che ipotizzai l’esistenza della Sindrome di Fetonte, una farlocca teoria creata dal sottoscritto secondo la quale Fetonte, cadendo nell’Eridano vicino alla Gran Madre, fece talmente imbufalire il padre Apollo, che, per astio verso la città, lanciò una maledizione: tutto quanto fosse stato prodotto, ideato e sviluppato in quell’agglomerato urbano sarebbe comunque stato destinato ad un’altra cittadina sperduta tra le paludi padane. Indovinate quale. Già la prima edizione del libro comprendeva, semplicemente a titolo accademico, un paio di paginette che elencavano alcune attività che nel corso dei decenni avevano preso la via dei navigli. L’ultima edizione, quella del 2008, si era però arricchita di ulteriori elementi e le pagine erano già raddoppiate. Il mainstream sabaudo aveva sempre spergiurato che si trattasse di “opportunità” e tutte le riserve e le misurate contestazioni di noi provincialoni sul cosiddetto “sacco di Torino” altro non fossero che sterili piagnistei e infantili lamentazioni. Sarà, in ogni caso erano lo specchio di una incontrovertibile realtà che non si poteva nascondere dietro un paio di aggettivi più o meno azzeccati. E arriviamo al giorno d’oggi e all’ ennesima “opportunità” della presa di possesso dell’aeroporto Pertini da parte dei cuginetti meneghini. E scusate la rima. Leggo in questi giorni su La Stampa alcune interviste che riporto testualmente. Domanda: “L’aeroporto di Torino vola verso la fusione con Malpensa e Linate e a oggi la Regione e Comune non hanno quote in Sagat. E’ un rischio?”

Risposta: “La privatizzazione delle infrastrutture arriva da lontano. Le aggregazioni tra privati sono una conseguenza.”

Domanda: “Caselle, se le istituzioni non rientrano nella governance, non rischia di diventare scalo minore?”

Risposta: “La governance conta, ma la competitività internazionale verso le compagnie aeree e la buona gestione di più. Con Malpensa e Linate vedo orientamenti strategici complementari”.

Avete capito qualcosa?

Non so se risposte del genere facciano parte di una tecnica (non)comunicativa che si studia nelle più subdole Business School d’Europa oppure un triplo salto mortale sintattico per non rispondere.

Un famoso influencer di 2026 anni fa al quale ancora oggi si rifanno, a volte anche indegnamente, tanti politici, uomini della finanza e magnati di ogni genere, sosteneva testualmente “il vostro dire sia sì se è sìno se è no, il di più viene dal maligno.”

Pare evidente che non sia stato ascoltato, così, nell’incertezza, anche noi possiamo sostenere tranquillamente che anche questa sia l’ennesima “opportunità” per Torino, purchè l’aeroporto “Sandro Pertini” non diventi lo scalo “Massimo Boldi”.

Riccardo Humbert 

Infiltrazioni ‘Ndrangheta: assolto imprenditore Fantini

Assolto dal tribunale di Ivrea dal concorso esterno in associazione mafiosa: e’ Roberto Fantini, ex amministratore delegato di Sitalfa, nell’ambito dell’inchiesta Echidna sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel Torinese. Sitalfa è l’azienda di manutenzione della A32 Torino-Bardonecchia e del  Frejus. Sette imputati sono stati invece condannati.

Tentativo di evasione sventato dal carcere di Torino

Tentativo di evasione sventato, questa mattina, grazie al tempestivo e risolutivo intervento della Polizia Penitenziaria nella Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino. Un detenuto, nella tarda mattinata di oggi, ha improvvisamente iniziato a correre verso il Block House, tentando di raggiungere l’uscita e di forzare le porte dopo essere stato fermato dagli agenti. La pronta reazione del personale di Polizia Penitenziaria ha consentito di chiudere immediatamente le grate e le porte pedonali e di impedire al detenuto di guadagnare l’esterno. Nel tentativo di proseguire nella sua azione, il ristretto ha anche spintonato un’agente, mentre altri poliziotti sono prontamente intervenuti riuscendo a bloccarlo all’ingresso. Il detenuto, in evidente stato di agitazione e urlando, ha continuato a tentare di aprire e spingere le porte chiuse, prima di essere riportato all’interno dell’istituto.

“Quello di Torino è un episodio gravissimo che, solo grazie alla professionalità, alla prontezza e al coraggio dei nostri colleghi, non si è trasformato in un’evasione”, sottolinea Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. “Agli agenti che sono intervenuti va il nostro plauso e il nostro ringraziamento. Hanno fatto esattamente quello che ci si aspetta dalla Polizia Penitenziaria: hanno individuato immediatamente il pericolo, hanno messo in sicurezza gli accessi e hanno impedito che un detenuto riuscisse a superare le barriere dell’istituto”.

“Ma non possiamo limitarci, ancora una volta, a celebrare il sangue freddo e la professionalità dei poliziotti”, aggiunge il leader del SAPPE. “La sicurezza delle carceri non può essere affidata esclusivamente alla capacità di intervento degli uomini e delle donne della Polizia Penitenziaria. Servono organici adeguati, strutture sicure, procedure efficaci e soprattutto strumenti idonei a fronteggiare situazioni di emergenza e di violenza. Quanto accaduto a Torino deve essere un campanello d’allarme per l’Amministrazione penitenziaria”.

Per Vicente SANTILLI, segretario nazionale SAPPE per il Piemonte, “siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di quanto sia delicato e rischioso il lavoro che quotidianamente svolgono i poliziotti penitenziari. Un detenuto che improvvisamente si mette a correre verso un’uscita e tenta di forzare le porte rappresenta una situazione di estrema criticità, che può degenerare in pochi secondi. Gli agenti di Polizia Penitenziaria sono intervenuti con tempestività e hanno impedito che il detenuto riuscisse a portare a compimento il suo intento. A loro va il nostro più sincero apprezzamento”.

“Non possiamo però pensare che episodi di questo genere vengano gestiti sempre e soltanto grazie alla prontezza dei singoli operatori”, prosegue Santilli. “La Polizia Penitenziaria deve essere messa nelle condizioni di lavorare in sicurezza. Servono rinforzi di personale, sistemi di sicurezza efficienti e strumenti di autodifesa adeguati alle specificità del lavoro penitenziario. Se un agente deve intervenire fisicamente per fermare un detenuto che tenta di forzare un’uscita, è evidente che l’Amministrazione deve interrogarsi sulle condizioni operative nelle quali quel personale è chiamato ad agire”.

Il SAPPE chiede quindi al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al Ministero della Giustizia interventi urgenti per rafforzare la sicurezza della Casa Circondariale di Torino, verificando procedure, sistemi di controllo degli accessi e dotazioni del personale.

“Oggi a Torino la fuga è stata impedita. Domani non possiamo affidarci alla fortuna”, conclude Capece. “Lo Stato deve garantire ai propri poliziotti gli strumenti necessari per impedire evasioni, aggressioni e ogni altra situazione di pericolo. Il SAPPE continuerà a chiedere con forza che la sicurezza della Polizia Penitenziaria diventi una priorità concreta e non soltanto una dichiarazione di principio”.

Furto aggravato di cibi e profumi al centro commerciale Lingotto

Negli scorsi giorni, la Polizia di Stato ha denunciato per il reato di furto aggravato in concorso due cittadini italiani, arrestandone uno in quanto colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere.
L’intervento è scaturito a seguito di alcuni controlli effettuati dagli agenti delle Volanti del Commissariato di P.S. Barriera Nizza nei pressi del Centro Commerciale Lingotto: gli agenti hanno notato due individui che, alla vista della pattuglia, hanno tento di dileguarsi.
Uno dei due soggetti, in particolar modo, ha attirato l’attenzione poiché indossava una felpa a maniche lunghe nonostante le elevante temperature estive e manifestava un evidente stato di agitazione.
A seguito di perquisizione personale, il quarantatreenne è stato trovato in possesso di prodotti alimentari appena asportati da un supermercato. Contestualmente, i poliziotti hanno controllato il trentaduenne rivenendo all’interno dello zaino della refurtiva sottratta da diversi esercizi commerciali, tra cui profumi di valore e diversi utensili da cucina oltre a scatolame alimentare vario.
I successivi accertamenti condotti presso le attività commerciali interessate e la visione delle immagini di video sorveglianza hanno consentito di ricostruire la dinamica e restituire la merce, per un valore di centinaia di euro, ai legittimi proprietari.
Dagli approfondimenti effettuati è emerso inoltre che a carico del trentaduenne pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a seguito dell’aggravamento della misura dell’obbligo di presentazione a cui era sottoposto. Pertanto, oltre a essere, entrambi denunciati per furto aggravato in concorso, il trentaduenne è stato anche arrestato, in virtù della misura a suo carico, e condotto presso la casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino.

Pedalava in montagna, cade da un ponte: muore anziano ciclista

Sarebbe scivolato mentre pedalava, cadendo dal ponte e riportando traumi fatali nonostante le manovre di rianimazione. La vittima aveva 77 anni. L’episodio è avvenuto intorno alle 11 di oggi, giovedì 20 agosto, in via del Lago a Usseaux.

Sul posto sono giunti i sanitari del 118 di Azienda Zero assieme all’elisoccorso e all’ambulanza della Croce Verde di Villastellone.  I soccorsi sono stati immediati, ma per l’uomo non c’è stato nulla da fare. La Procura è stata informata e sono in corso ulteriori verifiche. Per i rilievi e la ricostruzione della dinamica sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Pinerolo. Non è ancora chiaro se la caduta sia stata provocata da un malore o dall’urto con un altro mezzo, il cui conducente potrebbe non essersi fermato.

VI.G

 

 

“Nel regno dei Fiori Giganti” Romano Gazzera a 120 anni dalla nascita

A Palazzo Lascaris una mostra dal titolo “Nel regno dei fiori giganti” porta alla riscoperta dell’artista Romano Gazzera (1906-1995) a centoventi  anni dalla nascita.
L’esposizione è  promossa dalla Fondazione Gazzera, in collaborazione con il Consiglio regionale del Piemonte e curata da Giulia Caffaro. È in programma dal 30 luglio al 10 ottobre prossimo.
La mostra, che riunisce ventisette opere, ha lo scopo di valorizzare il percorso artistico di Romano Gazzera, caposcuola della pittura Neo Floreale piemontese e autore di una ricerca figurativa che trova nei Fiori Giganti il suo nucleo più riconoscibile.
Tra gli elementi distintivi dell’iniziativa vi è  una particolare attenzione all’accessibilità, sviluppata tramite strumenti e linguaggi  differenti, contenuti audio e video, installazioni olfattive ispirate ai fiori rappresentati nelle opere, pannelli visivo-tattili realizzati in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e un allestimento privo di barriere architettoniche.
La mostra si estende inoltre al di là degli spazi di palazzo Lascaris, attraverso un percorso urbano diffuso che porterà i Fiori Giganti nel cuore di Torino.  Installazioni monumentali ispirate alle opere di Romano Gazzera saranno collocate presso diverse istituzioni culturali della città come invito, per cittadini e visitatori, a dialogare, con l’artista anche nello spazio pubblico.

Mostra “Romano Gazzera. Nel regno dei fiori giganti” a cura di Giulia Cuffaro
Dal 30 luglio al 10 ottobre 2026
Palazzo Lascaris, galleria Spagnuolo, via Alfieri 15, Torino

Mara Martellotta

2026_07_30 conferenza stampa di presentazione della mostra Romano Gazzera. nella foto da sx: Giorgio Gagna Presidente della Fondazione Gazzera, Davide Nicco Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte, il consigliere regionale Fabio Carosso e Giulia Caffaro curatrice della mostra

Ospedale Giaveno, Canalis (Pd): “Finora solo un restyling”

“Posti letto utilizzati a metà per la carenza di personale”

20.8.2026 – La consigliera regionale Monica Canalis (Pd), il 18 agosto ha effettuato un sopralluogo presso l’ospedale di comunità di Giaveno, uno dei quattro ospedali di comunità dell’ASL TO3 realizzati con i fondi del PNRR, inaugurato nel febbraio scorso.

«Purtroppo, sui 40 posti letto perfettamente arredati e ristrutturati con i 2,5 milioni di euro del PNRR, e pronti ad essere occupati, soltanto 20 sono in funzione (più uno per l’isolamento da malattie infettive) – dichiara la consigliera Canalis – lasciando la dimensione del presidio inalterata rispetto al pregresso. Non c’è stato l’atteso rilancio e questo ospedale di comunità, che il decreto ministeriale 77/2022 sui modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale concepisce come punto di riferimento per la bassa intensità clinica e i ricoveri brevi di circa 30 giorni, è utilizzato a metà.

Il polo sanitario di Giaveno già ospitava storicamente i posti letto CAVS (Continuità a Valenza Sanitaria), strategica cerniera intermedia tra ospedali e domicilio del paziente. La prosecuzione di questo servizio, col nuovo nome di ospedale di comunità, non è pertanto una novità, ma il minimo sindacale per un territorio come quello della val Sangone, che in questi anni ha perso l’ospedale e molti altri servizi. Con l’arrivo dei fondi PNRR ci saremmo aspettati un potenziamento del precedente presidio e non un semplice restyling strutturale ed estetico, per quanto molto efficace ed apprezzato.

Questo dispiace in modo particolare, non solo perché le caratteristiche demografiche del territorio indurrebbero a pensare che tutti i 40 posti letto sarebbero facilmente riempiti, ma anche perché l’inaugurazione in pompa magna dello scorso febbraio non lasciava presupporre una realtà ben più modesta. Aver speso i soldi per attrezzare stanze e bagni e poi usare solo la metà dei posti letto non va bene.

Le ragioni di questo parziale utilizzo sono da ricercarsi nella ormai cronica carenza di infermieri (gli ospedali di comunità sono strutture a gestione prevalentemente infermieristica), ma ad oggi non è noto come la Giunta regionale intenda porre rimedio. Di fatto l’ospedale di comunità di Giaveno sta funzionando col personale preesistente che operava nel CAVS e con due medici di medicina generale in convenzione. Non ci si è attrezzati per reperire ulteriori figure e non si è ancora avviata una seria opera di sensibilizzazione delle reti sanitarie territoriali per far arrivare i pazienti anche dal territorio e non solo dagli ospedali, forse perché si teme un aumento degli accessi a cui il personale attuale non riuscirebbe a far fronte.

Inoltre, il mancato utilizzo di 20 posti letti in un ospedale di comunità nuovo di zecca è uno schiaffo alle numerose famiglie piemontesi a cui invece la Regione propone le cosiddette “dimissioni protette” dall’ospedale alle RSA, in condizioni decisamente peggiori e sanitariamente meno adeguate rispetto all’ospedale di comunità.

Insomma, non solo si ha l’impressione che i fondi PNRR siano stati in parte sperperati perché una parte dei posti letto non è attivata, ma si riscontra anche un’inappropriatezza del ricovero, laddove molti pazienti, quando superano la fase acuta e sono dimessi dall’ospedale, vengono mandati in RSA invece di trovar posto nell’ospedale di comunità.

Chiederò conto di questa situazione incresciosa tramite un’Interrogazione».

Monica CANALIS – consigliera regionale PD

Alpini in festa a Cesana Torinese

CESANA TORINESE – Un fine settimana all’insegna della tradizione alpina quello in programma sabato 22 e domenica 23 agosto a Cesana Torinese, con la Festa degli Alpini che avrà il suo momento centrale alla Cappella degli Alpini in località Massarello.

La manifestazione prenderà il via sabato 22 agosto alle ore 15.30 con la sfilata lungo le vie di Cesana Torinese. Al termine, in piazza Vittorio Amedeo, è previsto il concerto della Fanfara ANA Valsusa, che accompagnerà l’apertura ufficiale del fine settimana alpino.

La giornata di domenica 23 agosto sarà dedicata soprattutto al ricordo e alla celebrazione. Alle 9.45 è fissato il ritrovo delle autorità e dei Gruppi ANA in piazza Vittorio Amedeo, dove si procederà alla deposizione della corona di alloro. Seguiranno la visita al Cimitero militare e al monumento ai Caduti Artiglieri dello Chaberton.

La sfilata proseguirà quindi verso la Cappella Madonna delle Nevi, in località Massarello, accompagnata dalla Fanfara ANA Valsusa. Alle 11 sono previsti i saluti delle autorità, mentre alle 11.15 sarà celebrata la Santa Messa, officiata da don Andrea Gallizio. Al termine della celebrazione sarà distribuito il tradizionale pane benedetto.

La festa proseguirà alle 12.30 con il pranzo alpino nella pineta, con un ricco menù, per lasciare poi spazio nel pomeriggio alla musica, ai canti e ai balli, in un clima di amicizia e convivialità.

La Festa degli Alpini rappresenta ogni anno un appuntamento particolarmente significativo per la nostra comunità – sottolinea il sindaco di Cesana Torinese Daniele Mazzoleniperché unisce il piacere dello stare insieme al dovere di ricordare chi ci ha preceduto e quanti hanno sacrificato la propria vita per il nostro Paese. La cerimonia alla Cappella di Massarello, così come la visita al cimitero militare e al monumento dedicato agli artiglieri dello Chaberton, ci permettono di mantenere viva la memoria e di trasmetterla alle nuove generazioni. Allo stesso tempo, la festa è un momento di incontro, di amicizia e di condivisione, valori che appartengono profondamente alla storia degli Alpini e alla nostra comunità. Ringrazio gli organizzatori, i Gruppi ANA, la Fanfara ANA Valsusa e tutti coloro che contribuiscono alla riuscita di questa importante manifestazione”.