Magnifica Torino / Il tramonto sulla città
Ieri il 118 di Azienda Zero è intervenuto intorno alle 19 in via San Rocco a Cuorgnè dove un bimbo di 2 anni è caduto dal secondo piano. È giunta sul posto l’equipe del Servizio Regionale di Elisoccorso. Il bambino è ricoverato in gravi condizioni.
La cerimonia, concentrata sul “dovere della memoria”, è stata organizzata dall’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna a Torino, e ha visto la presenza dell’assessore alla sicurezza della Città di Torino Marco Porcedda e del consigliere comunale Pietro Tuttolomondo. La commemorazione si è svolta con la deposizione della corona d’alloro presso la lapide in piazzetta Mollino, che ricorda la fondazione del Reggimento delle Guardie, e successivamente, è proseguita con la celebrazione della messa nella real chiesa di San Lorenzo, in piazza Castello.



Si è svolta a Torino, dal 17 a Palazzo Barolo, dal 18 al 19 aprile presso il SERMIG – Arsenale della Pace e in Piazza Palazzo di Città, la manifestazione “Democrazia. Il coraggio della partecipazione”, promossa dalla Pastorale Sociale e del Lavoro di Piemonte e Valle d’Aosta, in continuità con il cammino delle Settimane Sociali di Trieste.
A chiudere i lavori è stata la sintesi di Gaetano Quadrelli, coordinatore della Pastorale regionale Sociale e del Lavoro che ha rilanciato con forza il cammino avviato dalla Chiesa piemontese: un impegno da continuare nel tempo, fondato su tre immagini chiave proposte dal relatore padre Giuseppe Riggio: la sentinella, chiamata alla responsabilità e alla vigilanza; il seminatore, che diffonde la Parola e genera futuro; il buon samaritano, che si fa carico delle ferite della società. Un invito chiaro a prendersi cura della democrazia, cambiando il modo di abitare i luoghi e la qualità delle relazioni.
Nel cuore della riflessione, l’intervento della biblista Rosanna Virgili, che ha richiamato il valore della politica come “la più alta forma di carità”, secondo Paolo VI, che ha radici nella tradizione biblica. Virgili ha sottolineato come la parola sia l’opposto della violenza e come il dialogo rappresenti una via per costruire la pace. Ripercorrendo il rapporto tra Chiesa e guerra – dai primi cristiani fino ad Agostino e al Catechismo – ha evidenziato la necessità di interpretare con prudenza ogni apertura alla “guerra di difesa”, rilanciando il monito di papa Francesco contro il rischio di giustificare nuovi conflitti. In un tempo segnato da armi sempre più distruttive e da una “guerra cognitiva” alimentata dai media, Virgili ha ribadito con forza: non è più possibile pensare alla guerra come soluzione. Ai cristiani è chiesto un impegno profetico, capace di leggere il presente e costruire alternative di pace. “La guerra distrugge tutto – ha concluso – il suo vero contrario è il lavoro, che costruisce insieme”.
Le parole chiave dei relatori
Sul tema della formazione è intervenuto Carlo Belardi, docente alla Gregoriana, sottolineando il valore delle scuole di politica come “palestre di cittadinanza”, capaci di formare persone in grado di leggere la realtà e costruire il bene comune.
Mons. Marco Arnolfo, Arcivescovo di Vercelli e responsabile per la CEP (Conferenza Episcopale Piemontese) della Pastorale Sociale e del Lavoro, ha ribadito che “le buone pratiche nascono quando si crea comunità”, mentre padre Giuseppe Riggio, direttore Aggiornamenti Sociali, ha evidenziato le sfide della democrazia nell’epoca dell’accelerazione tecnologica, che rischia di comprimere i tempi necessari ai processi decisionali. In questo contesto, torna centrale l’invito di papa Francesco: passare dal “parteggiare” al “prendere parte”.
Elena Granata, Vice presidente Comitato Scientifico Settimane Sociali, ha infine richiamato il valore degli spazi pubblici come luoghi di relazione e partecipazione, sottolineando la necessità di una nuova “grammatica della città” fondata sulla gratuità e sull’inclusione.
Le parole dei partecipanti
Dai gruppi di lavoro è emersa la necessità di rafforzare reti e alleanze, investire nella formazione, comunicare meglio le buone pratiche e garantire continuità ai percorsi. Centrale anche l’attenzione agli ultimi – e ai “penultimi” – attraverso azioni concrete e comunità accoglienti.
La manifestazione ha ribadito con forza che la democrazia è partecipazione attiva, responsabilità condivisa e cura delle relazioni: un bene prezioso che va amato, difeso e continuamente rigenerato.
Le buone pratiche
Democrazia – Il coraggio della partecipazione ha offerto uno sguardo concreto sulla partecipazione democratica, a partire dalle tante buone pratiche presentate in Piazza Palazzo di Città: esperienze legate ai giovani, all’energia sostenibile, all’inclusione sociale e al sostegno agli ultimi. Una “vetrina viva” di cittadinanza attiva, capace di coinvolgere anche i passanti e dimostrare che la partecipazione è possibile.
Particolare rilievo ha avuto il protagonismo dei giovani, con i gruppi del POP impegnati nello sviluppo di progetti su welfare, inclusione e abitare solidale, accompagnati da tutor per comprendere strumenti, norme e opportunità della partecipazione democratica. Un segnale chiaro: la democrazia si impara e si costruisce.
I commenti delle Istituzioni
Vicesindaca di Torino Michela Favaro
“In tempi di algoritmi garantire una partecipazione piena, responsabilizzata, a fasce sempre più ampie della popolazione, è il prerequisito essenziale per far crescere sana e robusta una democrazia che ci è stata tramandata con sacrifici dolorosi.”
Presidente Fondazione CRT Anna Maria Poggi
“La Fondazione nel suo documento programmatico da attenzione proprio al coraggio della partecipazione sostenendo chi si occupa di formazione alla democrazia. Riteniamo sia strategico. Serve l’impegno costante di ognuno, la democrazia non è solo il momento della scelta elettorale, ma è quotidianità”
L’iniziativa è stata resa possibile grazie al contributo della Fondazione CRT, alla collaborazione con SERMIG, La Voce e il Tempo e AGD Agenzia Giornalistica Diocesana, e con il patrocinio di ANCI Piemonte, Città di Torino, Regione Piemonte, Ufficio Nazionale per i problemi sociali e del lavoro e delle Settimane Sociali dei cattolici in Italia.
A Ivrea la gentilezza non è rimasta un concetto astratto, ma si è trasformata in esperienza concreta durante un convegno intenso e partecipato dedicato al suo ruolo nei contesti di cura. Un appuntamento che ha riunito professionisti sanitari, studenti e cittadini, confermando quanto questo valore stia acquisendo centralità nel miglioramento della qualità dell’assistenza.
L’iniziativa è stata promossa dal Corso di Laurea in Infermieristica di Ivrea e dall’ASL TO4, nell’ambito del progetto nazionale Costruiamo Gentilezza, con il coinvolgimento di realtà sanitarie e formative del territorio. A organizzarla Luca Nardi, coordinatore nazionale del progetto “Costruiamo Gentilezza”, insieme a Roberta Sturaro, co-coordinatrice CDL Ivrea, Maurizio Pescarmona, ex pediatra dell’ospedale di Ivrea, Roberta De Tofol, psicologa, e Federica Fersini referente formazione ASLTO4.
Il convegno ha preso il via con i saluti istituzionali: Patrizia Dal Santo, vicesindaco di Ivrea, ha espresso il sostegno della città, mentre Diego Targhetta Dur, direttore Polo Officina H e co-coordinatore CDL Ivrea, ha richiamato la visione di Adriano Olivetti, sottolineando il valore simbolico degli spazi che un tempo rappresentavano l’eccellenza industriale e oggi diventano luoghi di riflessione sociale.
A seguire, Sara Marchisio, direttore sanitario ASLTO4, ha partecipato con attenzione all’intero evento, dimostrando interesse verso un approccio che integra competenze tecniche e qualità relazionale. Luca Nardi, coordinatore del progetto “Costruiamo Gentilezza”, ha quindi illustrato obiettivi e metodo, ponendo le basi teoriche e operative dell’incontro.
Tra i momenti più coinvolgenti, la lettura di Maurizio Pescarmona, pediatra in pensione, e l’intervento di Clara Fusco, pedagogista e ricercatrice dell’Università di Bologna, che ha offerto una chiara cornice educativa sul valore della gentilezza. Particolarmente apprezzate anche le testimonianze degli studenti: Davide Boscolo e Ramona Molinario, studenti del Corso di Laurea in Infermieristica di Ivrea, insieme a Gloria Bombardieri, Giulia Cavicchi e Virginia De Marinis, studentesse di Infermieristica Pediatrica dell’Università Policlinico di Milano, accompagnate da Serena Rampini, tutor didattico, che hanno condiviso esperienze dirette vissute nei laboratori formativi, evidenziando l’impatto concreto della gentilezza nella pratica clinica.
Il cuore dell’incontro è stato rappresentato dalla sessione “Essere gentili”, una tavola rotonda moderata da Daniele Schilirò, infermiere e speaker radiofonico, in cui sono intervenuti Marcello Giove, psicologo ASL, Annalisa Bolzanello, ostetrica, Umberto Suppo, medico cardiologo, e Luca Basso, infermiere della Concordia. Dalle loro parole è emersa una visione condivisa: la gentilezza è parte integrante della relazione di cura, non un elemento accessorio.
Nella sessione “Fare gentilezza” sono emersi esempi concreti e innovativi: da Firenze Luisella Litta, incarico di funzione Formazione SOS Sud Est Azienda Toscana Centro, ed Elettra Pellegrino, direttore sanitario del presidio Santa Maria Annunziata, hanno presentato pratiche come l’infermiere della gentilezza e il “carrello viola”. Dalla Puglia Arcangela De Vivo, medico pediatra, ha raccontato il “ricettario della gentilezza”. Da Ovada Paola Varese, medico oncologo della Fondazione Il Cigno, ha illustrato il lavoro di rete con la comunità, mentre Alberto Rostagno, medico ed ex Sindaco di Rivarolo, ha condiviso l’esperienza di Rivarolo, primo comune italiano ha riconoscere un assessore alla gentilezza.
La fase conclusiva, “Diffondere gentilezza”, ha visto l’intervento di Alessandra Militello, di Radio Spazio Ivrea, che ha sottolineato l’importanza di raccontare le buone notizie, mentre Matteo Marcato, dell’associazione PLUG, ha presentato la mostra internazionale “Seeds of Kindness”, visitabile a Ivrea preso le Officne H fino al 23 maggio.
A chiudere l’evento, l’esibizione dei cori “Voci in Bianco” e “IC Ivrea 2”, seguita dall’inaugurazione della mostra. La partecipazione numerosa e attenta ha confermato un dato sempre più evidente: la gentilezza non è solo un valore etico, ma una leva concreta e potente per migliorare relazioni, ambienti e qualità della cura.
Rivoli ha celebrato sabato 18 aprile i 90 anni dalla posa della prima pietra dell’ex Seminario, divenuto polo scolastico negli anni ’80, storico punto di riferimento per la formazione e la crescita della comunità.
La ricorrenza si è svolta nel complesso scolastico di viale Papa Giovanni XXIII, con visite guidate al parco e agli spazi recentemente ristrutturati da Città metropolitana di Torino proprietaria dell’immobile.
Progettato negli anni ’30 su impulso del cardinale Maurilio Fossati e realizzato anche grazie alla donazione dei terreni da parte di Silvia Melano, il complesso era stato concepito come il più grande seminario del Piemonte.
Dopo le vicende legate alla Seconda guerra mondiale e la chiusura nel 1974, è stato progressivamente riconvertito in polo scolastico e oggi ospita il Liceo Charles Darwin e l’IIS Oscar Romero, realtà centrali per il territorio.
La cerimonia è stata l’occasione per la Città metropolitana di Torino – nell’intervento della consigliera delegata all’istruzione Caterina Greco e del dirigente dell’edilizia scolastica Marco Rosso – di fare il punto sui recenti interventi di riqualificazione che hanno anche svelato opere d’arte inedite: l’auditorium è stato restaurato con particolare attenzione alla valorizzazione degli elementi originari, tra cui il controsoffitto plissettato e le vetrate, firmate e realizzate da artisti dell’epoca, tra cui Ettore Fico. Sono state migliorate la visibilità e il sistema di aerazione.
Le cinque palestre sono state completamente rinnovate, con nuovi impianti, pavimentazioni e servizi; due sono state dotate di parquet per attività a corpo libero.
Sono stati inoltre riorganizzati gli spazi interni, recuperati locali prima inutilizzati e migliorate le finiture di numerosi ambienti.
Particolare attenzione è stata dedicata alla sicurezza, con interventi di adeguamento antisismico e la completa revisione dell’impianto antincendio.
La consigliera metropolitana delegata all’istruzione Caterina Greco ha voluto sottolineare l’impegno per questo edificio cosi particolare nell’architettura, senza dimenticare la tristissima pagina legata alla morte di Vito Scafidi nel 2008.
“La Città metropolitana di Torino investe in sicurezza degli edifici per il bene di studenti e docenti”
A nome del sindaco metropolitano Stefano Lo Russo, la consigliera Greco ha consegnato alla dirigente del Liceo Darwin, Elena Sorrisio, una pergamena “a ricordo dei 90 anni dalla posa della prima pietra al Seminario di Rivoli che ha attraversato importanti pagine di storia ed ha lasciato un segno nella comunità”.
Nel maggio torinese dedicato alla lettura
Per il maggio della lettura e della scrittura, torna “Dall’idea al soggetto” di Job Film Days. Come si scrive un film che parla di lavoro e di diritti? Avere una buona idea non è sufficiente, occorre anche avere strumenti per approdare alla scrittura. Nasce così il laboratorio di scrittura “Dall’idea al soggetto”, organizzato dall’associazione Job Film Days, in collaborazione con l’associazione Video Community. Nel mese di maggio, che Torino dedica alla lettura fra il Salone Internazionale del Libro ed altre iniziative ad esso collegate, quindi alla fruizione culturale, Job Film Days pensa, invece, alla scrittura. L’edizione 2026 del laboratorio prevede tre giorni di incontri e confronto a Torino, il 9 e 30 maggio, e 13 giugno, durante i quali si terranno lezioni condotte da esperti del settore cinematografico, e rappresentanti di Enti del mondo del lavoro. L’obiettivo è guidare i partecipanti verso la scrittura di un soggetto da inviare alla sezione Concorsi del festival Job Film Days, che premierà le tre migliori opere durante la prossima edizione. I premi saranno offerti dall’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Torino e da Aurora Penne. Tra gli ospiti e i tutor, oltre al regista Mattia Berlizzi e allo sceneggiatore e documentarista Alejandro De La Fuente, è attesa la regista Martina Parenti che, insieme a Massimo D’Anolfi, ha realizzato “I Promessi Sposi” nel 2007 e “Grandi speranze” nel 2009, entrambi presentati al festival di Locarno insieme a numerosi altri lavori che, negli anni, sono stati selezionati tra i più importanti festival cinematografici internazionali, come la Biennale di Venezia, dove è stata presentata in anteprima “Guerra e pace”, mentre nel 2024 è stato proposto “Vestiari, Erbari, Lapidari”. Lo scorso anno la Biennale aveva dedicato ai due autori una monografia completa. Il laboratorio di scrittura sviluppa un’esplicita finalità di promozione della creatività, e costituisce un elemento di integrazione e rafforzamento della filiera cinematografica, inserendosi nel quadro delle azioni mirate alla creazione di opportunità lavorative per i giovani e la diversificazione dell’economia locale. La domanda per le iscrizioni dovrà essere presentata entro il 24 aprile 2026. Il laboratorio è dedicato ad autori e videomaker under 35. Iscrizione gratuita.
Mara Martellotta
La tradizionale fiaccolata torinese del 25 aprile si svolge da qualche anno in un clima di grande tensione. Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin, si sono verificate diverse aggressioni nei confronti dei gruppi politici che non fanno parte della tradizione resistenziale comunista. Lo scorso anno, alcuni appartenenti all’Anpi hanno fisicamente impedito la partecipazione di esponenti politici dell’area liberale, riformista o radicale.
Il Partito Liberaldemocratico di Torino ha deciso di partecipare comunque alla fiaccolata di quest’anno.
«Io sono stato testimone diretto degli attacchi e degli scontri degli anni passati», ha dichiarato il Segretario provinciale del PLD, Francesco Aglieri Rinella, «Prendiamo atto della gravità della situazione, ma continuiamo ad affermare il diritto alla partecipazione. Per la liberazione dell’Italia sono morti tanti socialisti, tanti comunisti e cattolici, ma anche tanti liberali. Noi vogliamo ricordarli. E vogliamo ricordare anche le diverse resistenze di oggi: quella del popolo ucraino, quella del popolo dell’Iran e quella dello Stato di Israele, che resiste da anni agli attacchi dei proxy del regime iraniano Hamas e Hezbollah. A Torino qualcuno ha deciso che il 25 aprile è una celebrazione riservata solo ad alcuni gruppi. Per noi continua ad essere la festa di tutti la festa della liberazione».
Francesco Aglieri Rinella
Segretario Provinciale di Torino
del Partito Liberaldemocratico
C’è materia e sperimentazione nelle opere di Marco Palma, ingegnere cinquantenne prestato all’arte. Un percorso che lo ha portato a raggiungere la pittura e la poesia, idee che si realizzano grazie ai materiali usati. Espone sino al 23 aprile presso la Galleria d’arte Malinpensa by la Telaccia di corso Inghilterra 51, la curatrice Monia Malinpensa a sottolineare: “Forma, colore e volume interagiscono all’interno della composizione attraverso un dialogo costante generando una struttura dinamica, aperta e in continua evoluzione. La superficie si espande verso una dimensione prossima alla scultura, autonoma e in mutazione costante, capace di accogliere una libertà espressiva che si rigenera nel tempo e si rinnova nello spazio.” È l’impiego e il riunirsi coinvolgente di materiali industriali di recupero (“non solo come scelta etica, ma come potente strumento comunicativo”), il risultato di uno sviluppo lineare come di una tridimensionalità fatta di colorate forme triangolari in plexiglas, di grumi di catrame come di più o meno accennate superfici di sughero, di sporgenze gommose prepotentemente nere, di luci – attraverso elementi LED – che alleggeriscono, come in “Notturno” del 2019, quello che potrebbe risultare esclusivamente un cupo panorama. Ricerca continua, in una – diremmo quasi pressante – evoluzione mai banale, una coniugazione di intenti e di finalità che trovano spazio in simbologie di non sempre facile lettura ma oltremodo interessanti, che spingono lo spettatore a guardare con sempre maggior desiderio dentro l’opera. Nascono “Aliens escaping from black hole”, una tecnica mista del 2025, le “Serie Nero Cromo” (2021), trionfo di materiali particolareggiati, rigorosamente scuri, distribuiti orizzontalmente e verticalmente, lisci e striati, ondulati, chiusi in minime circolarità, riflettenti, opachi e lucidi, nascono le ingentilite “Serie Dream Space”, catrame e trucioli dorati ad ampliare ancora una volta lo spazio. Nascono, belli, lucenti, suggestivi, “opere al nero” alleggerite con sapienza da inserti vitrei – “Scrittura in nero” o “Percorsi della memoria”, del 2025 entrambi -, forme diseguali che s’incuneano, i gialli e i rossi, i blu e i verdi, in una grande affermazione liberatoria.
Con Palma, Lavinia Salvatori, nata a Roma nel 1984, Laurea a Viterbo e studi londinesi, un Master in Arte Terapia, materiali classici e poveri, un interesse verso la scultura raku e la ceramica, un percorso “verso un linguaggio più astratto e personale che potesse esprimere ed esplorare la realtà interna emotiva.” Un desiderio ad esprimersi in maniera improvvisa e scomposta, contenuta ed eccessiva allo stesso tempo, il passaggio dell’”atto artistico” tra il vissuto e un diverso utilizzo di vita sulla tela nel momento della resa pittorica, sino a utilizzare – nelle parole della pittrice – “approfonditamente il metodo dello scarabocchio, un utilizzo del segno come elemento descrittivo in sé, sganciato dalla necessità di rappresentare una struttura figurativa” che non può (con più o minore interesse) lasciare indifferente chi guarda. Monia Malinpensa sottolinea “l’equilibrio (che) nasce dal dialogo costante tra ordine e impulso”, chi scrive guarda ai tanti “senza titolo” che in uno slancio caotico gettano sulle tele la luminosità del bianco assoluto come il tenue di colori trattenuti, gli accenni dorati, i tratti neri colti all’improvviso, le figure impercettibili che ti attraversano la mente, l’autonomia irrefrenabile che invade chi opera.
Nelle immagini, di Marco Palma “Scrittura in nero”, tecnica mista su tela, 2025; di Lavinia Salvatori, “Senza titolo”, tecnica mista e foglia oro su tela, 2026.
Elio Rabbione
Quest’anno ricorre il 700° anniversario di un matrimonio che si rivelò di cruciale importanza per il savonese e il Piemonte meridionale: quello tra Enrico Del Carretto e Caterina di Clavesana.
Lui era figlio del Marchese Antonio di Finale Ligure, capostipite dei Del Carretto di Finale e di Agnese Valperga di Masino, lei era figlia del Marchese Francesco II di Clavesana.
Queste nozze, celebrate dopo un lungo periodo di trattative, ebbero una rilevanza strategica perché Caterina portò in dote ad Enrico metà dei feudi savonesi di Balestrino, Castelbianco, Castelvecchio di Rocca Barbena, Erli, Nasino, Stellanello e Zuccarello. L’altra metà Enrico l’acquistò nel 1335 da suo cognato Giacomo Saluzzo-Dogliani, che aveva sposato Argentina di Clavesana, sorella di Caterina.
Nel 1336 Enrico conquistò Cervo, in Provincia di Imperia, ma l’anno seguente insieme alla moglie si trasferì a Mombaldone (AT), dove diede vita ad una linea marchionale tutt’oggi esistente.
Il giornalista Andrea Carnino de Il Torinese.it ha intervistato il Marchese Umberto Scaliti Del Carretto di Mombaldone, il quale ha gentilmente risposto alle sue domande.
AC: Marchese, come discende da Enrico Del Carretto e Caterina di Clavesana?
Enrico Del Carretto e Caterina di Clavesana, che si sposarono nel 1326, settecento anni fa, erano i miei antenati alla 20° generazione. Essi nel 1337 si trasferirono a Mombaldone, dove io vivo tutt’oggi. Il mio quadrisavolo Aleramo (1809-1881) fu Sindaco di Mombaldone, Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, nonché filantropo e grande benefattore.
Sua figlia Maria Laura, detta Irma (1833-1919) sposò Edoardo Cervetti e dalla loro unione nacquero diversi figli, tra i quali Costanza Teresa, la mia bisnonna, che sposò Paolo Giovanni Scaliti.
Il loro nipote Paolo Giuseppe (1945-1999), che era mio padre, riprese il cognome Del Carretto.
AC: la sua famiglia ha quindi ripreso recentemente il cognome Del Carretto, appartenuto ai suoi avi?
Non proprio recentemente, ma dal 1999 per Decreto del Ministro di grazia e giustizia.
AC: a Mombaldone è stata attiva una zecca?
Al Marchesato di Mombaldone era stato concesso di battere moneta ed elargire lauree in teologia e medicina.
AC: i suoi antenati possedevano il castello risalente al XIII secolo, poi parzialmente abbattuto nel 1637. Nel 1840 il Marchese Aleramo Del Carretto ha utilizzato parte delle pietre di quel maniero per uno scopo nobile, vero?
Come raccontato oralmente di mamma, si indicava che la donazione fosse stata di sua figlia la Marchesa Irma, ma verosimilmente potrebbe essere stato Aleramo in quanto Sindaco di Mombaldone, per permettere la costruzione della galleria della Ferrovia Savona-Alessandria.
AC: ci parli di sua mamma, la Marchesa Gemma e del suo legame con un altro feudo dei Del Carretto, Zuccarello
La mamma collaborava con il Sindaco Stefano Mai e visitò il borgo diverse volte. Il primo luglio 2007 presenziò all’inaugurazione della statua dedicata a Ilaria Del Carretto, ubicata in prossimità della Torre Sud e realizzata dall’artista Flavio Furlani.
AC: la sua famiglia vive nel Palazzo nobiliare detto “la Fortezza”, ci parli della storia di quest’edificio
Il vero nome del palazzo è la “Roca”, costruita come servitù del castello nel ‘200 (stalle e mercato del borgo), per poi venire trasformata in palazzo nobiliare tra il XVII-XVIII secolo. Nel 1783 assunse l’aspetto attuale, mentre nel Secondo dopoguerra vennero costruiti il terzo piano e il loggiato che ne caratterizza la facciata.
AC: qual è il vostro ruolo oggi a Mombaldone?
Il ruolo dei Del Carretto di Mombaldone era nella figura della mamma Gemma, mancata l’anno scorso, la quale amava tramandare la storia della famiglia, effettuare ricerche storiche ed organizzare eventi. Grazie a lei Mombaldone è stato inserito nei Borghi più belli d’Italia.
Io personalmente mando avanti un’attività commerciale insieme a mia moglie e faccio parte dell’amministrazione comunale.
Per quanto riguarda l’erede, mio figlio Edoardo, egli frequenta la Facoltà di Storia dell’Università di Genova e come hobby realizza cortometraggi storici.
Andrea Carnino