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Il Po a Torino soffoca nel caldo e continua l’emergenza alghe

In numerosi tratti del fiume Po a Torino la superficie è invasa da estese formazioni di vegetazione acquatica che rallentano il corso dell’acqua e modificano profondamente il paesaggio. E’ uno dei simboli negativi di una stagione segnata da temperature elevate e scarsissime precipitazioni.

Per contenere il fenomeno sono stati effettuati interventi di rimozione meccanica nei tratti più interessati del Po cittadino. Le operazioni sono state pianificate cercando di limitare il rischio che frammenti delle piante rimanessero in acqua, poiché molte specie invasive sono in grado di riprodursi proprio a partire da piccole porzioni del fusto. Per questo motivo il materiale recuperato è stato raccolto e trasferito a terra per il successivo smaltimento.

La crescita anomala delle piante acquatiche è favorita  dalla combinazione tra caldo intenso e ridotta portata del fiume. Quando il livello dell’acqua diminuisce e la corrente perde velocità, le condizioni diventano ideali per uno sviluppo molto rapido della vegetazione. Si tratta di una situazione che negli ultimi anni si è ripresentata con una certa regolarità, ma che nel 2026 ha assunto dimensioni particolarmente evidenti già all’inizio dell’estate.

Nonostante gli interventi, il caldo persistente di luglio ha favorito una nuova e rapida espansione della vegetazione. In diversi punti del fiume le piante sono tornate a occupare ampie superfici, creando disagi soprattutto alle attività nautiche. I circoli remieri e le società sportive hanno dovuto fare i conti con percorsi più difficili da affrontare, mentre alcune imbarcazioni hanno riscontrato problemi dovuti alla vegetazione che si impiglia nelle eliche.

Tra le specie maggiormente diffuse figura anche Elodea nuttallii, una pianta acquatica originaria del Nord America che da tempo si è insediata in numerosi corsi d’acqua italiani. La sua straordinaria capacità di propagarsi rende particolarmente complesso il controllo della sua diffusione, soprattutto durante le estati più calde e in presenza di acque poco profonde.

Il caso del Po rappresenta anche un indicatore degli effetti che il cambiamento climatico sta producendo sui grandi corsi d’acqua del Nord Italia. Estati sempre più lunghe, ondate di calore frequenti e periodi di siccità prolungata modificano infatti le condizioni ambientali, favorendo fenomeni che fino a pochi anni fa erano molto meno estesi.

Per questo motivo il contenimento della vegetazione acquatica non può limitarsi a interventi occasionali durante l’estate. Sempre più spesso tecnici e amministratori sottolineano la necessità di una gestione programmata, con monitoraggi costanti e operazioni preventive già nei mesi primaverili, quando la crescita delle piante è ancora limitata e più facilmente controllabile.

Gli specialisti ricordano però che la presenza di questa vegetazione non è necessariamente sinonimo di inquinamento. La proliferazione dipende soprattutto dalle condizioni climatiche e idrologiche. Tuttavia, quando la crescita diventa eccessiva, possono verificarsi alterazioni dell’equilibrio dell’ecosistema fluviale, con effetti sulla circolazione dell’acqua, sull’ossigenazione e sulle attività che si svolgono lungo il fiume.

Transizione energetica, si riqualificano 21 edifici pubblici

La Regione Piemonte segna un importante punto a favore della transizione energetica: si è conclusa con successo la gara europea del progetto Gasless, curata da Scr Piemonte, per la riqualificazione energetica di 21 edifici pubblici.

Ad aggiudicarsi la procedura è stata Aura Energy Srl, che ha presentato un’offerta da 13,84 milioni di euro: quasi il doppio rispetto agli investimenti minimi richiesti dal bando. L’operazione, basata su un contratto di rendimento energetico della durata di 14 anni più il tempo dei cantieri, consentirà di realizzare importanti opere di efficientamento tramite i risparmi generati nel tempo ed interessa sei scuole di Alpignano (primarie Borello e Matteotti, secondarie di primo grado Gramsci e Tallone), l’Istituto comprensivo di Lanzo Torinese, la scuola primaria Calvino di Rivalta di Torino, i centri di ricerca di Consiglio Nazionale delle Ricerche e Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica di Torino.

«Il successo straordinario della gara Gasless dimostra nei fatti come il modello del partenariato pubblico-privato sia una leva vincente per accelerare la transizione energetica e la digitalizzazione per le nostre comunità – commenta Matteo Marnati, assessore regionale all’Ambiente, Energia, Innovazione e Servizi digitali – Essere riusciti ad attrarre investimenti privati per ben 13,84 milioni di euro, quasi il doppio rispetto alla base di gara, garantendo al contempo risparmi energetici e tagli ai consumi fino al 70%, è la prova di un’amministrazione regionale pragmatica, capace di attrarre investimenti, tagliare gli sprechi della burocrazia energetica e modernizzare le nostre strutture a beneficio di cittadini e imprese».

Ancora più rilevanti sono i risultati attesi sulle prestazioni ambientali: l’offerta aggiudicataria garantisce risparmi energetici termici sempre superiori al 45%, che per alcuni edifici raggiungeranno persino il 70%, accompagnati da un’importante riduzione dell’uso del gas metano a favore della progressiva elettrificazione degli impianti e dell’autoconsumo da fonti rinnovabili prodotte in loco.

Nel complesso il programma trasformerà radicalmente il patrimonio pubblico coinvolto mediante la posa di oltre 20.000 metri quadrati di cappotti termici, più di 12.000 metri quadrati di isolamento delle coperture, 6.600 metri quadrati di sottotetti e 5.300 metri quadrati di nuovi serramenti ad alte prestazioni, affiancati da nuovi impianti termici per oltre 1,3 MW di potenza e impianti fotovoltaici per quasi 1 megawatt. A completare l’operazione sotto il profilo dell’innovazione digitale sarà l’installazione di sistemi di automazione su oltre 33.000 metri quadrati di strutture pubbliche per il monitoraggio e l’ottimizzazione continua dei consumi energetici.

«L’esito di questa gara – conclude l’assessore Marnati – dimostra come la sinergia con i privati possa produrre risultati utili per il territorio. Un modello vincente che consente ai Comuni di rinnovare le proprie strutture valorizzando i risparmi generati nel tempo, riducendo i costi di gestione e garantendo servizi più efficienti ai cittadini».

Sergio Bartoli (Lista Cirio): «Più fondi per le nuove leggi del Piemonte»

Investiamo sull’efficienza. A breve presenterò una nuova Legge sull’autopsia virtuale

Approvato l’emendamento all’Assestamento di Bilancio presentato da Sergio Bartoli (Lista Civica Cirio Presidente PML), Presidente della V Commissione consiliare Ambiente, dedicato all’incremento del fondo per l’attuazione delle nuove leggi (120mila euro).

 

Commenta Sergio Bartoli: «Con ulteriori 120 mila euro ho voluto investire sull’efficientamento dell’amministrazione, incrementando il fondo per le nuove leggi anche in vista di altre norme che intendo presentare nei prossimi mesi, tra cui, per esempio quella sull’autopsia virtuale».

 

«Investire sull’efficienza significa offrire servizi migliori ai cittadini: introdurre nuove norme è solo la prima parte della nostra azione, è necessario verificare che siano applicabili e come incidano sul territorio e sui piemontesi – spiega ancora Sergio Bartoli -. Si tratta di una misura rilevante anche per le future norme che verranno approvate: tra esse ci potrà essere anche quella sull’autopsia virtuale, che presenterò nelle prossime settimane. Effettuando analisi autoptiche tramite la TAC, l’autopsia virtuale consente di rendere più rapide le procedure, offrendo alle famiglie una risposta più celere e, quindi, tempi di attesa, particolarmente dolorosi nel caso di un lutto, decisamente inferiori».

Incidente in scooter: muore una donna, grave il conducente

Il drammatico incidente, avvenuto nella tarda serata di giovedì 30 luglio lungo la Strada Provinciale tra Bagnolo Piemonte e la località di Montoso, è costato la vita a una donna di 66 anni e ha provocato il grave ferimento del conducente dello scooter.

La vittima, residente nel Pinerolese, viaggiava come passeggera a bordo di uno scooter di grossa cilindrata. Alla guida del mezzo si trovava un uomo di 62 anni, anch’egli residente nella pianura piemontese.

Secondo una prima ricostruzione effettuata dalle forze dell’ordine, lo scooter stava affrontando il tratto in discesa quando, all’altezza di un tornante e per cause ancora in corso di accertamento, il conducente avrebbe perso il controllo del veicolo

Gestione idrica e infrastrutture: vertice a Palazzo Lascaris sulla fattibilità dell’Invaso della Valle Soana

 

Parere positivo della Regione Piemonte. Prossimo passo: coinvolgimento dei principali soggetti del settore idrico ed energetico e apertura al partenariato pubblico-privato per la copertura finanziaria di un’opera strategica contro la siccità, a sostegno dell’agricoltura, della produzione di energia e della sicurezza della rete idropotabile.

TORINO – Si è tenuto nella mattinata di giovedì 30 luglio 2026, presso Palazzo Lascaris, un importante tavolo istituzionale e tecnico dedicato all’analisi di fattibilità del progetto per la realizzazione dell’Invaso della Valle Soana, come previsto dall’Ordine del Giorno n. 755 relativo al “Contrasto alla siccità e rafforzamento della sicurezza e resilienza idrica del Piemonte”, presentato dal Consigliere regionale Mauro Fava il 17 luglio 2026.

All’incontro hanno preso parte l’Assessore regionale all’Ambiente ed Energia Matteo Marnati, il Consigliere regionale Mauro Fava, il Presidente dell’Unione Montana Valli Orco e Soana Marco Bonatto, una rappresentanza dei Sindaci dei Comuni del territorio e il Sindaco di San Benigno Canavese.

Al tavolo hanno inoltre garantito il proprio contributo operativo il Vicedirettore del Settore Ambiente, Energia e Territorio Paolo Mancin, la Dott.ssa Paola Molina, il Dott. Giorgio Enrietti, tecnici della Direzione Ambiente della Regione Piemonte, insieme ai tecnici dell’Unione Montana.

L’esito dell’incontro e la valenza strategica dell’opera

Durante la riunione è stato espresso il parere positivo della Regione Piemonte sull’opera, confermandone la centralità nelle strategie regionali di gestione della risorsa idrica e di tutela del territorio.

È stata sottolineata la rilevanza strategica delle infrastrutture di accumulo idrico, rese sempre più necessarie dagli effetti dei cambiamenti climatici e dalla prolungata carenza di precipitazioni che interessa periodicamente i territori di pianura. L’Invaso della Valle Soana si configura come una risposta strutturale e multifunzionale in grado di garantire:

– Sostegno all’agricoltura: assicurando il rilascio costante di risorse idriche a favore delle coltivazioni della pianura canavesana, sempre più esposte ai periodi di siccità.
– Fabbisogno potabile e sicurezza idrica: garantendo una riserva strategica per l’approvvigionamento di acqua potabile a servizio delle comunità locali e dei comuni del bacino.
– Produzione di energia rinnovabile: valorizzando la risorsa idrica accumulata per la produzione di energia idroelettrica, contribuendo alla transizione energetica del territorio.

Modello finanziario e prossimi passaggi

Per concretizzare l’opera sono state individuate le strategie operative per la fase successiva:

– Coinvolgimento dei principali soggetti del settore idrico ed energetico: avvio di un percorso di confronto e collaborazione con i gestori del servizio idrico integrato, gli enti di governo degli ambiti territoriali, i soggetti competenti nella gestione della risorsa idrica, gli operatori del comparto energetico e tutti gli attori istituzionali e tecnici interessati, al fine di condividere gli approfondimenti necessari e definire il percorso di fattibilità dell’opera.

– Partenariato pubblico-privato: individuazione di modelli di finanziamento basati sulla sinergia tra settore pubblico e investitori privati, ritenuta la soluzione più idonea a garantire sostenibilità economica e tempi certi di realizzazione.

“Il parere positivo espresso oggi riflette una visione chiara: l’Invaso della Valle Soana rappresenta una risorsa strategica multifunzionale. Di fronte ai cambiamenti climatici e alla crescente scarsità di precipitazioni, realizzare nuove riserve idriche è fondamentale per garantire acqua ai territori, sostenere l’agricoltura e produrre energia pulita. Ora il passo decisivo sarà coinvolgere i principali soggetti del settore idrico ed energetico e costruire un partenariato pubblico-privato per individuare la copertura finanziaria dell’opera”, ha dichiarato l’Assessore regionale all’Ambiente ed Energia Matteo Marnati.

Il Consigliere regionale Mauro Fava ha dichiarato:

“La convergenza di intenti tra Regione Piemonte e amministrazioni locali conferma la validità del progetto. L’Invaso della Valle Soana rappresenta un’infrastruttura strategica per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici, garantendo maggiore sicurezza idrica, un sostegno concreto al comparto agricolo e nuove opportunità per la produzione di energia rinnovabile. Il coinvolgimento dei principali soggetti del settore idrico ed energetico e la definizione di un partenariato pubblico-privato consentiranno di passare rapidamente dagli studi preliminari alla fase operativa. Desidero ringraziare il Vicedirettore del Settore Ambiente, Energia e Territorio Paolo Mancin, la Dott.ssa Paola Molina e il Dott. Giorgio Enrietti per la professionalità, la disponibilità e il prezioso lavoro svolto nell’approfondimento tecnico e nel coordinamento della riunione odierna.”

“È un momento particolarmente delicato, caratterizzato da una crescente emergenza legata alla siccità e dalla massima attenzione verso la gestione della risorsa idrica – ha dichiarato il Presidente dell’Unione Montana Valli Orco e Soana Marco Bonatto –. Nonostante l’inverno abbia regalato abbondanti nevicate, già dalle prime settimane dell’estate il nostro territorio si trova ad affrontare gravi criticità dovute alla carenza di risorse idriche. Una situazione che conferma come le precipitazioni invernali, pur importanti, non siano più sufficienti a garantire un approvvigionamento adeguato durante i mesi estivi. Si tratta di una problematica che interessa direttamente le comunità dei territori ricompresi negli Ambiti Omogenei 8, 9 e 10 della Città Metropolitana di Torino, le attività agricole e, più in generale, la qualità della vita di cittadini e imprese, rendendo sempre più urgente la realizzazione di interventi strutturali e una programmazione condivisa per la tutela e la gestione della risorsa acqua.”

Il Toret: quando i simboli dissetano

 

Malinconica e borghese, Torino è una cartolina daltri tempi che non accetta di piegarsi allestetica della contemporaneità.
Il grattacielo San Paolo e quello sede della Regione sbirciano dallo skyline, eppure la loro altitudine viene zittita dalla moltitudine degli edifici barocchi e liberty che continuano a testimoniare la vera essenza della città, la metropolitana viaggia sommessa e non vista, mentre larancione dei tram storici continua a brillare ancorata ai cavi elettrici, mentre le abitudini dei cittadini, segnate dalla nostalgia di un passato non così lontano, non si conformano allirruente modernità.
Torino persiste nel suo essere retrò, si preserva dalla frenesia delle metropoli e si conferma un capoluogo a misura duomo, con tutti i pro e i controche tale scelta comporta.
Il tempo trascorre ma lantica città dei Savoia si conferma unica nel suo genere, con le sue particolarità e contraddizioni, con i suoi caffè storici e le catene commerciali dei brand internazionali, con il traffico della tangenziale che la sfiora ed i pullman brulicanti di passeggeri sudaticcima ben vestiti.
Numerosi sono gli aspetti che si possono approfondire della nostra bella Torino, molti vengono trattati spesso, altri invece rimangono argomenti meno noti, in questa serie di articoli ho deciso di soffermarmi sui primati che la città ha conquistato nel tempo, alcuni sono stati messi in dubbio, altri riconfermati ed altri ancora superati, eppure tutti hanno contribuito e lo fanno ancora- a rendere la remota Augusta Taurinorum così pregevole e singolare.

 

1. Torino capitale… anche del cinema!

2.La Mole e la sua altezza: quando Torino sfiorava il cielo

3.Torinesi golosi: le prelibatezze da gustare sotto i portici

4. Torino e le sue mummie: il Museo egizio

5.Torino sotto terra: come muoversi anche senza il conducente

6. Chi ce lha la piazza più grande dEuropa? Piazza Vittorio sotto accusa

7. Torino policulturale: Portapalazzo

8.Torino, la città più magica

9. Il Turet: quando i simboli dissetano

10. Liberty torinese: quando leleganza si fa ferro

 

9. Il Turet: quando i simboli dissetano

Eccoci quasi arrivati alla fine del ciclo di articoli sui primati torinesi, e come in tutti gli elenchi ho voluto lasciare “il meglio” per ultimo.
Lo sapete da dove deriva la parola “rubinetto”? Questa la definizione dal dizionario: “Dal fr. robinet, der. di robin, nome dato pop. ai montoni, perché le chiavette, in passato, avevano spesso la forma di una testa di montone •sec. XVI.” Si, l’etimologia fa riferimento ai “montoni”, forse proprio per questo motivo le fontane costruite tra il Quattrocento e il Cinquecento hanno spesso forma di testa di animale, tale tradizione svanisce tuttavia nel corso dei secoli, per lasciare spazio a costruzioni più semplici e lineari. Questo accade quasi dappertutto, tranne che in una città, indovinate quale?
Il record di cui vorrei raccontarvi oggi è assai peculiare, nonché decisamente riconducibile alla nostra urbe, mi riferisco ai famosi “torèt”.
Credo che per noi abitanti del luogo, tale dettaglio urbano, sia qualcosa di “abituale”, una presenza quasi scontata e banale, perché come tutti siamo anestetizzati e distaccati nei confronti dei beni che già possediamo, mentre tutto il nostro desiderio si rivolge costantemente alle meraviglie che si trovano dall’altra parte del mondo.
Quando re-impareremo a guardare, ci accorgeremo del minuzioso incanto delle fontanelle che pullulano tra le nostre piazze e le nostre vie, mi riferisco a quelle strutture a forma di “torèt” che i turisti si fermano a fotografare, spesso divertiti e stupiti, giacché non capita in molte altre metropoli di imbattersi in simili fonti d’acqua.


Anche il numero di tali impianti è sbalorditivo: sono 800 i “piccoli tori” che si occupano senza sosta di dissetare gratuitamente la cittadinanza e i visitatori.
È bene ricordare che la comunità pedemontana continua a costruire le proprie sorgenti cittadine, sempre con tali sembianze, da più di centosessant’anni, rifacendosi all’antica tradizione che associa per assonanza – e altre motivazioni relative alla mitologia- l’effige del toro e la denominazione “Torino”.
Si sa, l’acqua corrente non è sempre stata disponibile presso le abitazioni del popolo. Nell’Ottocento le persone prelevavano l’acqua dai pozzi dislocati nei vari cortili o in quelli artesiani, dove le acque sotterranee emergevano naturalmente, senza bisogno di specifici strumenti di estrazione. Tale abitudine comportava però problemi igienico-sanitari, annessi ad esempio all’inquinamento delle fonti o alle eventuali contamizioni delle falde.
La città sabauda allora – che ci piaccia o meno- si ispira ad un progetto diffusosi nelle capitali della Francia, ossia
un sistema idrico costituito da fontanelle che forniscono acqua 24 ore su 24. Per differenziarsi dai nemici-amici gallici i torinesi ideano una specifica forma, tutta nostrana, per sorgenti urbane: ecco la nascita del “torèt”.


Grazie a tali invenzioni, anche nel capoluogo piemontese, diventa possibile ovviare alle numerose difficoltà quotidiane incontrate dalla popolazione. Intorno al 1859, viene progettato il primo acquedotto che irrori svariate fontanelle pubbliche, inoltre, nel 1861 – dopo un mese dall’unità d’Italia- la Giunta Comunale individua ben 81 zone da predisporre proprio come “punti d’acqua” potabile.
Un anno dopo vengono presentati i famigerati progetti delle “fontanelle”, tali e quali a quelli che tutt’ora possiamo visionare passeggiando per le strade. Da subito vengono redatte delle mappe per rendere più facilmente trovabili queste costruzioni, all’inizio si contano ben 45 “torèt”, poi nel tempo, il numero delle fontane aumenta sempre più, fino a raggiungere la moltitudine da record odierna.
Il primo esemplare viene edificato all’angolo tra via San Donato e via Balbis, nei pressi di Piazza Statuto; oggi però la struttura appare piuttosto nuova, questo perchè dopo più di cent’anni di onorato servizio il piccolo toro originale è stato sostituito, la collocazione però è rimasta la medesima.
Il “torèt” si presenta sempre uguale in ciascuna delle sue copie: forma parallelepipeda di circa un metro d’altezza, l’estremità superiore è arcuata, con una griglia di scolo in basso, spesso dotata di una conca centrale da cui possono bere anche gli amici a quattro zampe. Il materiale utilizzato è la ghisa, il colore che ricopre la lega ferrosa è un particolare tono di verde, facilmente definibile “verde bottiglia”. E poi c’è ovviamente l’elemento distintivo:
il rubinetto a forma di testa di toro.


Fin dal principio tali gorghi mostrano un’estetica inconfondibile, divengono subito un caratteristico arredo urbano, tant’è che oggi sono addirittura acquistabili in formato di gadget-portachiavi, piccoli souvenir ideati dal Comune di Torino per promuovere l’immagine dell’antica città dei Savoia.
Dietro all’apparente frivolezza dell’oggetto si cela un’attenzione rivolta all’ambiente e alla salute, la manutenzione delle fontane è affidata alla SMAT (la Società Metropolitana Acque Torino), che si occupa di erogare agli avventori assetati acqua gratuita, di buona qualità e regolarmente controllata, il ricambio costante del flusso impedisce così la formazione di ristagni che potrebbero generare la proliferazione di batteri. È bene sottolineare inoltre che non vi è alcuno spreco idrico: l’acqua “non bevuta” ritorna infatti nelle falde sotterranee –
oltretutto in qualità ancora migliore rispetto a prima-.
Esistono anche dei “torèt” versione “ingrandita”, si tratta delle ironiche e bizzarre sculture realizzate da Nicola Russo a partire dal 2021. Il lavoro dell’artista nasce dall’idea che i piccoli tori possano rompere la fontanella che li tiene soggiogati, mostrandosi in tutta la propria possanza di mammifero artiodattilo. Le sculture possono apparire panciute e goffe, ma si sa, “noi del nord” non siamo noti per ilarità e autoironia, Nicola Russo ha così dovuto spiegare le proprie creazioni poste sul territorio cittadino: “il toret vede la sua amata città vivere un momento di difficoltà a causa del Covid e allora decide di uscire dal suo guscio in ghisa, per dare un segno di cambiamento e per spingere tutta la città a una rinascita.

 

Non importa se è panciuto e goffo, lui si mostra così com’è fatto per portare il suo messaggio di speranza. Il suo è quindi “un gesto di coraggio, perché senza coraggio non c’è futuro”.
È bene dunque superare lo scetticismo del primo sguardo, anche perchè l’iniziativa dello scultore ha un duplice intento virtuoso: da una parte egli si appoggia solo ad aziende piemontesi, in modo da incentivare una ricaduta economica sul territorio, dall’altra lo scultore ha deciso di devolvere parte dei ricavati alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus di Candiolo.
Anche stavolta mi viene da terminare con un “ Ὁ μῦθος δηλοῖ ὅτι ” (“la favola insegna che”). Mai fermarsi alle apparenze, perché dietro la semplicità si cela sempre la preziosità di un grande insegnamento e nella goffaggine di un sorriso si può trovare la forza per proseguire ciascuno nel proprio percorso.

Alessia Cagnotto

Primo test su strada per i nuovi Bus Rapid Transit

Non è un tram, ma quasi. Oggi i nuovi Bus Rapid Transit di GTT hanno lasciato per la prima volta il deposito di Venaria per affrontare un primo tratto di strada: il debutto, tra collaudi e verifiche tecniche, dei mezzi destinati a entrare prosismamente in servizio sulla rete torinese. Sul posto anche l’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta, insieme ai tecnici di GTT.

A colpo d’occhio sembrano tram, e in un certo senso lo sono: il BRT è un autobus elettrico che si ricarica ai capolinea, ma nella sostanza – velocità, capacità di trasporto, comfort – punta a competere con i mezzi su rotaia. Lungo 18 metri, viaggerà per buona parte del percorso su corsie riservate o protette o con priorità ai semafori, per non restare incolonnato nel traffico.

I 28 mezzi sono già tutti arrivati a Torino: si tratta di uno degli investimenti più consistenti del piano di rinnovo della flotta firmato GTT e Città di Torino. Dopo le prove di questi giorni e la sistemazione definitiva dei capolinea, i BRT prenderanno servizio sulla linea 2, lungo l’asse corso Sempione-Gottardo-Grosseto-Lecce-Trapani-Siracusa-Traiano: un collegamento strategico che toccherà l’ospedale Giovanni Bosco, i parchi Ruffini, Sempione e Carrara e il polo Stellantis di Mirafiori.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: rendere il trasporto pubblico davvero competitivo rispetto all’auto privata, spingendo la velocità commerciale dei mezzi verso l’alto grazie a corsie protette e semafori “amici” del bus.

Da oggi, insomma, tenete gli occhi aperti: nei prossimi giorni i BRT si faranno vedere in giro per la città durante i test, in attesa del grande giorno del debutto ufficiale in servizio.

TorinoClick

Sulla Mole: “Questo caldo è una scelta politica”

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La notte scorsa gli attivisti di Extinction Rebellion hanno  proiettato sulla cupola della Mole lo slogan “Questo caldo è una scelta politica”, già diffuso nelle settimane scorse nei quartieri della città. 

“Un modo per sottolineare le responsabilità di Regione e Governo nello smantellamento delle politiche europee di contrasto alla crisi climatica, che proprio in queste settimane mostra la sua gravità.   Spagna, Francia e Italia sono devastate da terribili incendi e il Piemonte, come tutto il territorio della pianura padana, vive una nuova crisi idrica, dopo quella terribile del 2022″, dicono gli attivisti

Quanti errori nel costruire la TAV

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Quanti errori nel costruire la TAV, eppure è una infrastruttura importante per Torino e per il Paese. Se il Governo fosse una Spa, gli azionisti sarebbero molto urtati. Ora la Prefettura inizia a vietare i campeggi. La credibilità viene data dalla grande manifestazione SITAV di piazza Castello di quasi 8 anni fa.

Immaginiamo che Governo e Parlamento ragionassero e si muovessero nella logica delle aziende private con i cittadini azionisti della Italia Spa. Il primo progetto della TAV viene consegnato al Governo che lo gira alla Regione ai primi anni 2000. Il progetto è impattante, la Giunta Ghigo non ha assessori che capiscano di trasporti e logistica. In Valle non si riesce a presentare il progetto, tanto sono accese le contestazioni. A sinistra c’è molta contestazione. D’altronde il PCI aveva contestato le autostrade, si era opposto alle metropolitane, al traforo e all’autostrada per il Frejus.

Il blitz di Venaus, quando il Governo tentò di installare di notte il cantiere, fallisce. Gianni Letta istituisce l’Osservatorio a marzo 2006 e nomina Virano commissario. Virano fa la cosa più importante, rivede il progetto, lo rende meno invasivo. Nel 2010, quando si fanno i carotaggi, assalti notturni dei No Tav guidati ancora da personaggi locali e con alcuni esponenti della contestazione dura degli anni di piombo. Mi ricordo bene le notti al telefono col prefetto Padoin, uno molto bravo. Il 12 novembre 2011, ultimo giorno del Governo Berlusconi, illustro a tre Commissioni parlamentari la norma che prevedeva la difesa del cantiere di Chiomonte, strategico per capire cosa c’era nella montagna e per avere un tunnel di sicurezza a fianco del tunnel definitivo. Si concludono gli accordi con la Francia, nasce la TELT, ma i lavori dalla parte italiana non partono, mentre iniziano senza particolari contestazioni da parte francese. Il primo ministro Valls visita il cantiere, Virano mi invita e mi presenta come un grande sostenitore dell’opera.

Nel 2018 capita ciò che nessuno immaginava: le elezioni vengono vinte dai 5 Stelle. Il 2 giugno Di Maio e Salvini firmano l’accordo che prevede l’analisi costi-benefici. Capisco subito che la TAV sarebbe saltata e preparo una petizione SITAV che mi viene firmata anche da Francesco Forte. Una petizione che, grazie al suggerimento di mio figlio Lodovico, metto su Change.org, una petizione che sarà strategica perché serve a raccogliere adesioni che poi porteranno in piazza Castello, secondo la Questura, almeno trentamila persone, a cui si aggiungono i rappresentanti delle imprese, dei partiti, dei sindacati e delle Madamin. Quel giorno, il 10.11.2018, Berlusconi, Letta, Salvini e Conte erano davanti alla TV. Rixi mi mette in contatto con Salvini, che incontro al Viminale il 5.12.2018. Salvini si convince, mentre al mattino, a Palazzo Chigi, Conte aveva detto ai rappresentanti delle imprese che il Governo era contrario. Organizziamo altre due manifestazioni. Il 7 agosto 2019 il Senato, grazie al voto decisivo della Lega, boccia la mozione No Tav dei 5 Stelle. Tutto a posto. No, perché il Governo giallorosso tiene ferma l’opera, il PD non si oppone. Il Governo giallorosso, detto per inciso, in quei mesi farà un’altra cosa negativa: non mette il golden power sulla vendita della Fiat ai francesi. La TAV, lato Italia, rimane ferma; nel 2023 viene assegnata la gara del tunnel lato Italia, ma i lavori, se va bene, inizieranno nel 2027.

In questo periodo i No Tav fanno quello che vogliono. Come diceva Perino, loro decidevano di essere pacifici o di aizzare i violenti. Parte il Festival della Felicità, che è il cavallo di Troia per far arrivare giovani da tutta Italia che di notte vengono formati all’assalto al cantiere. Ogni volta la manifestazione del sabato o della domenica parte pacifica per trasformarsi, a un certo punto, nell’assalto al cantiere. Le nostre richieste di non autorizzare il campeggio cadono nel vuoto, perché c’era la convinzione che così facendo si limitassero i danni; intanto i lavori non partono. La magistratura è molto comprensiva. Lo Russo fa l’errore gravissimo di trattare con Askatasuna e così gli dà una parvenza di ragazzi per bene. Due o tre manifestazioni violente a Torino chiariscono chi sono quelli di Askatasuna, che nel frattempo si erano infilati nelle manifestazioni pro Pal e istruivano nuovi aderenti negli assalti con cui ogni manifestazione pro Pal si concludeva.

La settimana scorsa si sono superati tutti i limiti. Centoventi poliziotti feriti, si è sfiorato il morto. Arriva finalmente la Meloni, finalmente prende posizione il Presidente della Repubblica. Cade la distinzione dei sepolcri imbiancati, secondo cui il movimento No Tav è buono, i cattivi sono solo mille. In due conferenze stampa Fissore e Nicoletta Dosio, la rivoluzionaria, hanno detto: siamo tutti responsabili degli attacchi. Non è vero, perché sicuramente ragazzi per bene c’erano dentro la manifestazione di sabato, ma tant’è.

Ora? La TAV è in grave ritardo, la gestione dell’ordine pubblico non ha funzionato molto se 120 ragazzi delle Forze dell’Ordine sono rimasti feriti e, in ogni caso, si è traccheggiato. L’opera costa tre miliardi in più, i benefici che porterà vengono ulteriormente rimandati.

Se io avessi gestito un’operazione strategica per l’azienda che amministro in questo modo, mi avrebbero già mandato a casa. Qui invece tutti rimangono al loro posto. L’unica credibilità sull’importanza dell’opera l’abbiamo e la diamo noi che abbiamo saputo raccogliere in piazza tanta gente SITAV. I giornali torinesi ci supportarono molto per la prima manifestazione, poi hanno dimenticato la TAV, le amministrazioni locali l’hanno portata avanti con gravi limiti, incompetenze e contraddizioni, in particolare dentro il PD. La Città Metropolitana, presieduta da Lo Russo e gestita anche sulla TAV dal suo vice Jacopo Russo, No Tav.

Cavour si sarà mangiato le budella a vedere gestita così male un’opera che il Parlamento ha definito di interesse nazionale, senza che uno senta sulla coscienza i tanti operai e giovani disoccupati che aspettano i lavori del cantiere come la manna dal cielo. Torino, il Piemonte e il Paese avrebbero bisogno di un contributo alla crescita dell’economia che la TAV potrà dare insieme alle altre opere in costruzione. Pensare che nell’Ottocento i tre mitici ingegneri Sommeiller, Grandis e Grattoni avevano terminato i lavori del primo tunnel ferroviario alpino prima del tempo.

Domani noi SITAV, in una prima riunione, incominceremo a discutere come organizzare un’altra grande manifestazione come quella del 10.11.2018.

Mino Giachino

SITAV SI LAVORO